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Billy Supermaxieroe: la recensione di Shazam!

Troppo facile il “perché sì / perché no”! Lo fanno tutti. Xena Rowlands ha visto per voi il nuovo sfavillante tassello dell’Universo DC, ma vi proponiamo anche un’introduzione di Darth Von Trier, perché vi sa raccontare le gloriose origini del fumetto meglio di chiunque altro ma proprio per questo, maledizione, non c’era modo di convincerlo ad andare a vedere il film. E quindi a voi “Shazam! Perché non ci provo nemmeno, e perché [niente spoiler, leggete]”.

A come Atrocità! Doppia T come Terremoto e Traggedia… no aspetta mi confondo

L’introduzione di Darth Von Trier

Non ho interesse a vedere questo Shazam!. Ho una reticenza motivata dal fatto che per me è uno di quei casi in cui non puoi trasporre la versione migliore di un personaggio perché non ci sono i mezzi e se non posso avere quella, molto tranquillamente, guardo altro.
Non sono un pignolo purista, quando ho voluto recensire qui sopra dei cinecomic è stato per parlarne bene, ma a differenza di altri personaggi dei fumetti di cui ho accettato paciosamente adattamenti e trasposizioni più o meno liberi,  per me esiste su questo una sola interpretazione possibile ed è quella geniale e unica data nei fumetti dal suo creatore, C. C. Beck. Una versione stupenda, quella del suo autore presso la Fawcett degli anni quaranta, snaturata dalla DC Comics negli anni fino a far diventare l’originario Captain Marvel la serie Shazam! che conosciamo: l’ennesimo supereroe, un altro superfluo tizio col mantello in un pantheon già ben nutrito, derubato nel frattempo del suo vero nome dalla Marvel, senza un’identità realmente incisiva al punto da aver fatto più panchina che campo negli scorsi decenni, salvo ripescaggi affettuosi come quello di Jeff Smith. Povero Capitan Marvel!
Dico questo perché il personaggio originario è un caso unico nel mondo dei supereroi: è al tempo stesso un supereroe in piena regola e una parodia di questi, contemporaneamente un fumetto per bambini ma già in qualche modo un fumetto meta-narrativo per i più grandicelli, un personaggio graficamente e narrativamente sospeso tra il Popeye di Bud Sagendorf col suo cast di personaggi strampalati, il Superman dei cartoni animati dei fratelli Fleischer con la sua stilizzazione perfetta (a cui assai attingerà Bruce Timm nel reimmaginare una classicità perduta) e una caparbia, ostinata, ingenuità psichedelica alla Little Nemo di McCay. Graficamente c’è il meglio di quella bizzarria stilistica degli anni trenta e quaranta che dagli animali antropomorfi (Felix the Cat, Mickey Mouse, Silly Symphonies) agli eroi umani come Dick Tracy rimane un faro per chiunque: da Robert Crumb a Matt Groening passando per Mike Allred, nessuno escluso.

Grazie.

Quando la DC acquisì i diritti del personaggio, nel mucchio dei diritti rilevati con l’acquisto della Fawcett, decise dopo molti anni di sgabuzzino di rimetterlo sulla piazza nel modo migliore: esattamente come era. Liscio, dagli anni d’oro dritto come venne lasciato, riesumando anche il suo creatore Beck per i disegni, che nel frattempo aveva lasciato il settore per dedicarsi all’illustrazione commerciale. Lo fece uno troppo intelligente per cadere nella trappola del “lo riattualizziamo per venire incontro ai gusti dei teenager odierni” ovvero Dennis O’Neil, uno di quelli a cui dobbiamo proprio il salto nell’età adulta dei supereroi, quello che in coppia con Neal Adams aveva fatto tornare Batman un detective vigilante a tinte fosche, tirandolo fuori dal camp degli anni sessanta che lo aveva reso celebre uccidendolo, quello che ha fatto diventare Lanterna Verde e Freccia Verde due hobo girovaghi nei problemi degli Stati Uniti, dall’ecologia al razzismo, era quello che aveva fatto arrivare l’eroina nelle braccia di Speedy, al cui lavoro cui Miller guarderà tutta la vita e che rese un canone del supereroismo adulto Deadman, un personaggio senza pretese nato come one-shot su una rivista antologica.
O’Neil aveva fatto tutto già tutto questo, quando nel 1973 inaugura la nuova serie sul personaggio e capisce che l’unico modo sano per Capitan Marvel di esistere è come era stato pensato, per mano di chi lo aveva creato, tanto era particolare come tono e grafica. Infranse il suo trademark di rendere adulti i personaggi classici perché sapeva che non funziona con tutto. Non puoi nasconderti dietro nessuno stratagemma e reinvenzione quando il tuo personaggio è un beefcake dalla faccia un po’ ottusa che si scontra con bruchi alieni dall’intelligenza malvagia e gigantesca e scienziati pazzi da operetta, devi abbracciare quella follia fatta di esclamazioni cretine come “holy moley!” e occhi a bottone come quelli di Arcibaldo e Petronilla ma su personaggi realistici. È Richard Scarry coi supereroi,  con l’involontaria malizia, inevitabilmente postmoderna ma non cinica, di chi capisce l’operazione in corso.

La serie di O’Neil e Beck per il rilancio del personaggio venne ripubblicata qualche anno fa in un omnibus dalla Planeta DeAgostini, vi consiglio di recuperarla perché mi dispiace che voi possiate conoscere il personaggio non con quella forma e quei disegni.
Forma, disegni e narrativa talmente particolari nei supereroi che non si può prescinderne senza fallire e quindi è impossibile restituire al cinema una cosa così tanto fatta di fumetti, resa per segni; si dovrebbe tentare un’operazione pedissequa come per il Popeye di Altman e il Dick Tracy con Beatty, che però a mio avviso rimangono più come monito del perché-non-fare-queste-operazioni, benché a volte foriere di sperimentazioni interessanti, che come precedenti virtuosi.

Ti saresti meritato un botto di soldi, Beck.

Ecco, a me non interessa questo Shazam! in carne e ossa che cerca nelle battute argute il farmaco equivalente dell’ingenua, meravigliosa, scemenza di C.C. Beck e nel costume coi muscoloni la perfezione grafica del beefacake rosso degli anni quaranta. Ma lo hanno fatto, probabilmente piacerà, probabilmente anche a ragione, probabilmente perché nessuno ricorda il vero Capitan Marvel. Mi sarebbe stato di consolazione in questa operazione se l’autore fosse stato ancora in vita e avesse ricevuto quantomeno una fetta dei diritti, meritati fino all’ultimo centesimo, lui che si dissociò dalla riedizione della DC Comics perché non voleva più andare fino in fondo con l’ingenuità del personaggio e voleva farlo “crescere”, preferendo tornare a fare altro anziché fare male ciò che amava.
Ogni tanto, da inguaribile romantico, mi farebbe piacere che qualcuno di fronte a un materiale non cinematografico e non “cinematografizzabile” facesse magari un passo indietro, ma non sono tempi per i Dennis O’Neil e per i C.C. Beck men che mai, ahimé.

La rece di Xena Rowlands

Ricordate quel bel (?) momento della storia recente in cui si investivano i milioni di dollari e i destini di blockbuster incaricati di tenere in piedi il mercato cinematografico in film fatti alla cazzo di cane? Non è passato molto, e non scommetterei sul fatto che non si faccia più: erano tempi in cui Will Smith e Margot Robbie dicevano ai giornalisti che era “tutto così eccitante, il plot cambia continuamente” e “David ci dà più che altro degli input di atmosfera su cui lavorare, e lo script se lo tiene per sé”, mentre nel frattempo David (Ayer) stava riscrivendo in sei settimane la quarta o quinta bozza di una sceneggiatura che sarebbe stata comunque buttata al cesso una volta deciso di sostituire il montatore designato (sempre David) con i tizi che avevano confezionato quel simpatico trailer su Bohemian Rhapsody che tanto era piaciuto ai regaz dell’interwebs. Ah, ma non vale solo per la merda, eh, è andata così anche per Rogue One, per dirne uno, un film che nella sua versione finale non conteneva quasi nessuna delle scene con cui i trailer ci avevano bombardato per mesi. Era bello, Rogue One? Sì, era bello, dai. Suicide Squad? No, Suicide Squad no. Cosa abbiamo imparato da questa storia? Beh, che non è sempre detto che debba andare così per forza, ma di base NON fare i film alla cazzo di cane è tendenzialmente un’idea da tener presente nell’industria del cinematografò.

Ecco, Shazam! non è un film fatto alla cazzo di cane, tutt’altro. Ha una sceneggiatura! Una sceneggiatura scritta ammodino, seguendo tutte le regole che ti insegnano alla grande scuola degli sceneggiatori. Evidentemente questo Henry Gayden, che su IMDb ha in curriculum solo un altro lungometraggio prima di questo (un found footage sci-fi che non ho visto) l’ha frequentata, ha studiato e fatto i compiti: tre atti belli solidi, tutti i vari semini sparpagliati all’inizio fatti fiorire e raccolti alla fine, un villain che è il doppio cattivo del protagonista, un’origin story che è anche un coming of age, situazioni paradossali e ironiche ma anche una linea drammatica bella forte, quasi tutte le funzioni di Propp, dei traumi motivazionali mica male, un bel co-protagonista, personaggi di contorno abbastanza divertenti ma non troppo ingombranti. Insomma, una sceneggiatura! Incredibile come ci commuoviamo con poco oggidì.

uoooh

Sia chiaro, non voglio sminuirlo, Henry, perché fare lo sceneggiatore di cinecomic è un lavoraccio: sei sostituibile come un rotolo di carta igienica, se fai bene il tuo lavoro comunque quasi nessuno lo noterà, e oggi come oggi devi scrivere una roba per tutti, ma per tutti tutti tutti, per i bambini e per gli adulti, per le mamme e per i papà, per i fan ossessivo-compulsivi e per lo spettatore casuale che a metà film chiederà al vicino di posto «quando arriva Thor?», e soprattutto per i regazzini e il loro ridottissimo attention span. Inoltre, a 18 anni da X-Men, 17 da Spider-Man e 11 da Iron-Man, in un universo blockbuster in cui escono cinque-sei cinecomic l’anno, per tacer delle serie tv e dei cartoni animati, inventarsi qualcosa di nuovo è faticosissim… no, scusate, l’anno scorso è uscito Spider-Man: Into the Spiderverse, questa scusa non è più valida, mi spiace.

Ma insomma: il nostro Henry non si è lasciato intimidire, e ha scritto una sceneggiatura. E – non ho le prove, ma a giudicare dalla coerenza del risultato ho un forte sospetto – il regista di horror prestato al cinecomic© David F. Sandberg l’ha fatta diventare, con competenza e un certo entusiasmo, un film. Aiutato dal suo montatore di fiducia, e NON dai tizi del marketing o dai realizzatori del trailer di Suicide Squad. Non è incredibile quante cose straordinarie possono succedere quando ognuno fa il proprio lavoro? Pazzesco, ne è uscito addirittura UN FILM DI SUPEREROI, e un film che – ho letto in giro in questi giorni – molti fan non esitano a definire il «miglior film del DCEU» (okay, è un titolo che conta quel che conta, but still).

Bravo, Henry, sei il nostro SUPERMAXIEROE! Sigla!

Per certi versi, la storia di Billy Batson/Shazam assomiglia a quella di Carol Danvers in Captain Marvel, nel senso che (spoiler) il punto non è tanto ricevere incredibili superpoteri quanto capire come sbloccarli appieno e utilizzarli per il meglio – il che è ironico, visto che Shazam sarebbe il vero originale primo Capitan Marvel, ma non divaghiamo (also: lo sapevate che è anche stato uno dei primi supereroi ad arrivare sul grande schermo, in un serial cinematografico del 1941, e a esser stato in quel periodo più famoso di Superman e di Batman? Sì, lo so che lo sapevate, volevo dirlo comunque). Shazam!, sempre per il discorso di cui sopra, ha un impianto narrativo molto più tradizionale di Captain Marvel, tutto ci viene mostrato in ordine cronologico, e in pratica è la stessa storia di Harry Potter se al posto di Silente ci fosse stato Djimon Hounsou con la barba lunga e la cazzimma di uno che non ha tempo da perdere e non gliene frega una fava di traumatizzare bimbi e gente a caso né di preservare la segretezza dell’universo magico. Billy è un giovane sosia di Arya Stark cresciuto tra una casa famiglia e l’altra, dopo aver perso la madre da piccolino al luna park: ritrovarla è il suo unico obiettivo, almeno fino a quando, dopo aver difeso controvoglia il suo nuovo fratello-di-casa-famiglia Freddy dai soliti bulli di quartiere, si ritrova a fare un viaggio in metro dentro le miniere di Moria, e a incontrare uno stregone alquanto buffo che, altrettanto controvoglia, gli regala un sacco di superpoteri.

i see what you did there

Datemi una S per Salomone (saggezza), datemi una H per Hercules (forza), datemi un A per Atlante (resistenza), datemi una Z per Zeus (potere), datemi un’altra A però questa volta per Achille (coraggio), datemi una M per Mercurio (velocità): SHAZAM! Al pischello basta urlare la parola magica per trasformarsi in un Zachary Levi super-pompatissimo.

ah ah ah! hai detto la parola magica!

Come Ralph Supermaxieroe però ragazzino, come Big e Da grande ma con i superpoteri, come 30 anni in un secondo però maschio, come Spider-Man però non da solo: il cuore (il fulmine fluorescente?) di Shazam! sta nel sovrapporre l’archetipo narrativo della persona comune precipitata in circostanze straordinarie a quella del ragazzino improvvisamente svegliatosi nel corpo di un adulto, e guardare l’effetto che fa. La seconda intuizione di Gayden e Sandberg è raccontare questo spunto molto anni 80 un po’ come si sarebbe fatto negli anni 80. C’è in effetti un’aria da Big (a un certo punto direttamente citato) e da Goonies (soprattutto nell’ultimo atto, quando vengono coinvolti anche gli altri mocciosi della casa famiglia), e anche da Gremlins o da Ghostbusters, uno spirito da Amblin movie nel mettersi a misura di ragazzino garantendogli l’esistenza di un mondo avventuroso, magico e meraviglioso che scorre parallelo alla grigia vita di tutti i giorni, e a cui si può accedere attraverso un “oggetto” o un “intervento” soprannaturale. Lo stesso spirito che tende a divertirsi abbastanza anche a osservare gli inevitabili disastri dietro l’angolo, l’escalation che sfugge al controllo, e che accetta serenamente che i ragazzini possano dire qualche volta “cazzo” e superare indenni pure qualche vago accenno di violenza o una sottotrama seria.

serietà

Adesso non esaltiamoci troppo però, un po’ perché vi sento voi laggiù in fondo che urlate «nooo bastaaa ancora gli anni 80 nooooo!» strappandovi le stranger things dalla faccia, e un po’ perché, per quanto Gayden e Sandberg si siano impegnati a fare benissimo il loro lavoro e a realizzare UN FILM DI SUPEREROI, non hanno potuto sfuggire pienamente ai soliti difetti del cinecomic contemporaneo: la durata sovradimensionata, la prevedibilità della formula origin story, un supercattivo molto più interessante e inquietante sulla carta che nella pratica (e nonostante Mark Strong sia comunque Mark Strong), una sorta di anonimato estetico che fa assomigliare qualsiasi esterno ai vicoli di una serie tv canadese (puoi metterci la scalinata, Rocky e l’occhio della tigre, ma che questa Philadelphia è Toronto continua a capirsi quasi sempre) e qualsiasi combattimento a uno scontro gommoso e senza peso tra pupazzetti in CGI.

non esaltiamoci troppo, ho detto

Prima dell’uscita avevo sentito qualcuno ipotizzare che Shazam! potesse essere il Deadpool della DC, ma dopo averlo visto direi che è più l’Ant-Man. Un film di supereroi per ragazzi, fatto in modo genuino quanto sfacciato, di buon intrattenimento finché dura ma – almeno per me – non particolarmente memorabile dopo che è finito. Comunque, grazie a dio, un film NON alla cazzo di cane: bravo Henry Gayden, bravo David F. Sandberg, bravo Zachary Levi che ti sei divertito un botto anche se col costume imbottito nell’inverno canadese ti sei congelato le palle, bravi i regazzini, il bullismo è male, la vera famiglia è quella che ti scegli, da grandi poteri derivano grandi respons… okay, sì insomma, ci siamo capiti.

e adesso tutti a berneunpaio

Dvd quote suggerita: «Un film di supereroi», Xena Rowlands, i400calci.com

Trailer | IMDb

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32 Commenti

  1. Giakimo

    Grazie Darth per aver detto tutto quello che c’è da dire sul personaggio moderno e aver esplicitato perchè ho odiato la nuova versione del personaggio a cura di Geoff Johns, che normalizza e banalizza la natura fortemente fumettistica e fuori dal tempo del personaggio originale per fare una versione dark dell’Uomo Ragno e i suoi fantastici amici. Tra l’altro la nuova versione è ripresa pari pari nel soggetto del film, inclusa casa-famiglia e fratelli da pubblicità Benetton.
    Caso più unico che raro comunque, il film (che io ho visto perchè non ho la forza di essere coerente come Darth) l’ho trovato molto migliore della sua controparte cartacea. Forse proprio perchè come dice Xena riprende i canoni dei film per ragazzi anni ’80 e quindi si appoggia ad un modello che funziona, pur con i suoi difetti e nella sua banalità.

  2. Rocco Alano

    Magari non al cinema, ma lo vedrò sicuramente. In quanto al titolo di “miglior film del DCU”, fino ad un paio di anni fa sarebbe stato un titolo facile facile come la serie A (al primo posto c’era Wonder Woman che è una roba caruccia e nulla più). Aquaman ha scombinato le carte (non è un capolavoro, ma un gran bel film sì).

  3. Devo ancora vedere il film, ma andró quanto prima (nonostante la GIF con la Papu Dance mi abbia fatto quasi cambiare idea). Nel frattempo ne approfitto per dire che:

    1) bellissima la parte di DVT sul fumetto. Trasuda competenza e passione. Grazie.
    2) mi fa piacere che sia quanto meno un film scritto come un film e non una serie di scene a cazzo. In pratica, la DC ha iniziato a fare film decenti quando ha iniziato a fare…film. Non baracconi senza senso con Suicide Squad o Justice League. Ora sarebbe anche ora di provare a farli belli.
    3) Djimoun Hounsou capo assoluto del mondo (anche perché per qualche assurdo motivo negli ultimi tre mesi me lo ritrovo in tutti i film che guardo).

  4. Stan Lee Donen

    Non ho visto (ancora) il film, ma voglio dire un grande GRAZIE a Darth per la sua introduzione. Schivando la grande ignoranza diffusa su un tema di scottante attualità come la Storia dei Supereroi (e vorrei vedere che non schivavi l’ignoranza) e l’immane bianca scogliera di Dover del fanatismo nerd, passando quindi da un buco della serratura minuscolo, come il Più Piccolo Dei Grandi Eroi, ci hai raccontato l’anima e l’essenza del personaggio come meglio non si poteva. E lo hai fatto citando Dennis O’Neil e Neal Adams. Ti darei un bacio.

  5. Cleaned

    Sblocca anche il superpotere di riconoscere le canzoni?

  6. Ho notato, proprio con Captain Marvel, che si ricominnciano a vedere film blockbuster con delle sceneggiature professionali – sono ancora talmente rigide che ci puoi regolare gli orologi con i colpi di scena, ma sembra che dopo 20 anni di merda infinita qualcosa si stia muovendo a Hollywood.

    Bene. O, almeno, meglio…

  7. Fortebraccio

    Incredibile non abbiano preso Adam Sendler!! È il suo ruolo fatto e preciso!! Troppo vecchio? Costava troppo?

  8. Enrico

    Tutto bello, tutto interessante a parte che è Bud Sagendorf (che era l’assistente di Segar e che ha ripreso il personaggio dopo anni dall’abbandono del maestro) e l’oramai inevitabile cazzimma scatenata dall’usare inglesismi quando per anni si è usata una terminologia Italiana

    • Ciao,
      Ho corretto Bob con Bud, è stata una svista! Grazie per la precisazione. Ho citato Sagendorf però, e non Segar, perché il corso di Sagendorf fu diverso (più giocoso, più rotondo, nelle storie e nei tratti grafici) da quello i Segar e lo trovo più simile alla coralità buontempona di Captain Marvel/Shazam, come dinamiche e disegni.
      Non ho affatto alcuna “cazzimma” per i termini non italiani: dove ho usato termini non italiani è per amor di sintesi o perché non esiste un equivalente termine italiano altrettanto efficace e/o sintetico.

  9. Ridley Scotti

    Visgo ieri sera e piaciuto tanto, ma veramente tanto. Forse anche più di Ant-Man e sicuramente più di Aquaman, che mi ha fatto parecchio cagare. Sandberg becca tutti i tempi comici (non saranno eccezionali ma secondo me le gag funzionano più o meno tutte), mette quei piccoli tocchi horror che piaceranno un sacco ai bambini e soprattutto ha un bel cast e una bella storia. Bello! C’è pure qualche trovata di regia interessante, nelle scene di volo tra i palazzi e in quelle dove Levi scopre i poteri.
    Se fosse uscito quando ero tra gli 8 e i 13 anni sarebbe diventato probabilmente il mio film preferito

  10. Darth 4ever!
    Dennis O’Neil: la sua run su THE QUESTION, è tra le robe più FIGHE che abbia mai letto e ha contribuito a fare di me l’atleta marziale che sono oggi (ancora per poco).

  11. Maranzatanna

    Se vi piace lo SHAZAM originale, dovreste leggere le storie di Tom Strong (di Alan Moore, mica del prima scappato di casa), che è una specie di omaggio/parodia.
    http://thegreatcomicbookheroes.blogspot.com/2015/01/happy-new-year-with-alan-moore-and-tom.html

    • O perché no, Miracleman (sempre tratto da Cap. Marvel dopo una serie di capriole di copyright) in cui Moore prende l’ingenuità della golden age e la stupra.
      La parola capolavoro è abusata ma con lo stregone di Northampton le alternative scarseggiano.

  12. Rocky Escobar

    Un onestissimo bel film, magari potevano tagliarci qualcosina ma niente di grave tra i difetti da segnalare
    tra l’altro rimanendo al discorso “Cap.Marvel vs Cap. Marvel” decisamente meglio questo (aldilà di film complessivamente migliore…almeno non c’è na protagonista con un palo di ferro su per il sedere/ e poi un paio di battute/situazioni comiche sono state genuinamente divertenti

    p.s.gli anni 80′ “fatti cosi” sono sempre ben accetti

  13. Bradlice Cooper

    Zachary Levi è un grandissimo, ha una bella faccia comica: io l’ho adorato nella serie “Chuck”!

  14. Vabbè, ma le avete viste le foto di Zachary Levi prima e dopo la “cura”? Così sono buoni tutti!

  15. Oliver Die Hardy

    Da cosa si valuta una buona recensione? Dal fatto che accende il tuo interesse su qualsiasi cosa di cui parli, fosse anche il Roomba con pettine per bambole.

    Quindi non solo ora sono INTERESSATISSIMO al fumetto, che conoscevo solo per la inguardabile serie Funimation.
    Ma sono anche moderatamente interessato al film che avevo derubricato a “due ore di volo da far passare”.

    Complimenti, superflui, a Darth e Xena.

  16. Molto bene.
    E ora…

    ANGOLO SPOILEEEEEEREEEEERS!!!

    (chi è il cattivo nella scena post-credits? è Plankton di Spongebob? perché nessuno mi ha detto che la DC ha comprato Spongebob?)

  17. Vado a cercarmi i fumetti! Intanto in film mi è piaciuto, sono tutti molto bravi, e – spoiler – nonostante il tono leggero e cazzaro quando vuole dire una cosa seria ci riesce bene: la scena con la madre ritrovata, per dire. Mark Strong spreme tutto quel che può da un cattivo che con un mago meno schifiltoso poteva magari diventare Batman. Adesso provo a dimostrare che non sono un robot.

  18. Martino Scorsese

    Buon film, ma mi sono fatto alla fine della visione la solita domanda dopo i film di supereroi: verrà ricordato quando tra vent’anni i film di supereroi non saranno di moda?
    Cinque alti comunque per l’incolpevolmente non citato Maurizio Merluzzo.
    Ah, per quanto riguarda i critici, immagino gli stessi che elogiano ogni film Marvel dicendo che è innovativo, ricordo che da BvS in poi ogni film DC viene dichiarato “il migliore della DC” oltre che “la salvezza comica della DC”. Di ogni film. Pure Suicide Squad o Justice League.

    • Abbastanza sicuro che con Justice League non l’hanno detto. Per il resto il problema è che l’asticella è ancora bassissima e sono davvero in (lento) crescendo.

    • Martino Scorsese

      Fidati Nanni, sopratutto su YouTube moltissimi lo hanno esaltato. Comunque la mia critica non era tanto “i film della DC vengono esaltati di film in film” ma “i critici dicono che questo film è la salvezza della DC rispetto agli orribili film precedenti, quando l’hanno già detto del film prima e di quello prima ancora, per cui cosa stanno adire che la DC fa schifo?”

    • Gli aggregatori raccontano un panorama generale diverso, mi verrebbe da chiederti chi segui a parte noi. Il succo è: ci vuole poco a migliorare quanto fatto finora, sarebbe tutt’altro che un miracolo se anche il prossimo fosse meglio di questo.

  19. ste

    c’è sicuramente della simpatia in questa nuova ondata di pigiamate (antman, acquaman ecc)..anche perchè il target è sicuramente più basso. Ricorda un po’ il genere kick-ass, operazione nostalgica senza darlo troppo a vedere (soprattutto scritto e diretto con un senso). Ho sempre pensato che il problema principale dei pigiami sia prendersi troppo sul serio e quando non lo fanno escono delle cose guardabili o almeno tamarre ma giustificabili (sorvoliamo sull’ultimo marvel woman, qualcosa di non saprei come definirlo…merda atomica?)

  20. Rosetta Stoned

    Almeno riesce a farti temere per la sorte dei personaggi e questo è anche merito di un cattivo abbastanza ficcante. Peccato ci siano i superpoteri di mezzo.

  21. sniffo

    A me è parsa una bambinata.

    La prima parte ci può anche stare ma il combattimento finale pareva una puntata dei Power Rangers (o dei Teletubbies coi superpoteri).

  22. Okkey, vabbe. Io sto ancora aspettando l’omo caccola.

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