Crea sito

Noi! Ma chi, noi? Sì, noi. La rece di Noi

PEOPLE = SHIT

Un’opinione su Get Out ce l’avete già ed è inutile che stia qui a farvi il riassunto. Era un film fatto da una persona di colore e rivolto principalmente a tutte le persone di colore degli Stati Uniti d’America (e del resto del mondo, anche, ma in misura minore), un approccio che ha indispettito alcuni che si sono sentiti esclusi, e che altri hanno saggiamente ignorato preferendo concentrarsi sul fatto che si trattava di un ottimo horror, teso e divertente e girato da uno che il genere lo conosce e lo ama, che di questi tempi è sempre grasso che cola.

Noi, cioè Us, cioè U.S., è in un certo senso la risposta di Jordan Peele a chi si era sentito escluso da Get Out. Non ha ancora il carattere di universalità dei Grandi Horror di Carpenter e Romero e degli altri nomi che il regista omaggia in continuazione e alle cui fonti, stilistiche e tematiche, si abbevera con gran gusto – è comunque un altro film fatto da americani per gli americani, che parla di cose molto americane, della società americana, del rapporto tra etnie e classi sociali in America, dell’1% e del 99% su suolo statunitense –, ma è un atto di accusa, o un dito puntato, o quantomeno un’arguta provocazione rivolta a tutti coloro, bianchi o neri che siano, che nella vita si sono goduti almeno un po’ di privilegio.

Noi (Peele incluso dunque, se si sentisse immune dalle sue stesse accuse l’avrebbe intitolato Voi) è un horror di ricchi e poveri, che in questo momento storico nel quale sembra esserci in atto uno scontro ideologico globale tra le elite cittadine e le masse oppresse rurali significa che è anche un horror di cugini di campagna, solo che qui la campagna [SPOILER] e la città diventa lo sfondo sul quale si svolge la sfida.

«Uaaaaaaooooo»

Ora parliamo un po’ del film: la versione breve è che è uno home invasion che a un certo punto sbrocca. Tutto ciò che succede dopo lo sbrocco informa quello che è successo fino a quel momento e lo riempie di significato, il che vuol dire che leggerne prima della visione equivale a rovinarsi il film. C’è di buono che Peele e compagnia mettono abbastanza carne al fuoco nel corso dei primi due atti da risparmiarmi dal dover chiudere qui la recensione dicendo «è bello, fidatevi, andatelo a vedere!». Indi per cui, SIGLA!

Al di là di ogni considerazione ideologica o politica, Peele è uno che ci tiene a dimostrare le sue credenziali di valido regista horror. Noi si apre come fossimo negli anni Ottanta, con una splendida sequenza girata ad altezza bambina che fa da prequel alla vicenda e ci introduce (o non ci introduce, in stile Blair Witch) al mostro del film; in realtà si apre letteralmente negli anni Ottanta, con la piccola Adelaide che si perde al luna park, finisce nella stanza degli specchi e lì incontra se stessa, spaventandosi a morte (una cosa che Peele non fa in Noi è andarci leggero con il simbolismo). La reincontreremo dopo i titoli di testa trent’anni dopo, con la faccia di Lupita Nyong’o e il marito che è Winston Duke, il quale si riconferma un gran talento dopo Black Panther e, ehm, Modern Family.

Anche Lupita si riconferma (che fa un po’ ridere detto di una che ha già portato a casa un Oscar), e la sua prestazione mostruosa è una buona fetta del motivo per cui Noi è riuscito così bene. Come in un classico horror con la final girl, la non più piccola Adelaide è il cuore pulsante della faccenda: la reincontriamo, dicevo, che sta andando in vacanza con tutta la famiglia, in quella stessa casa e su quella stessa spiaggia dove trent’anni prima aveva avuto l’Incontro. Richiamando senza troppa vergogna la sequenza iniziale di Shining, Peele ci fa conoscere i nostri eroi calcando la mano sulla loro mondanità, presentandoceli come una normalissima famiglia borghese mediamente ricca con la figlia adolescente in fase di ribellione e il figlioletto silenzioso e un po’ timido.

Nella foto: la famiglia tradizOK scusate la smetto.

È la più classica delle tavole apparecchiate per uno home invasion: una famiglia normale, una casa isolata, un misterioso incidente avvenuto trent’anni prima per dare un tocco soprannaturale alla faccenda; ci sono pure gli amici della famiglia Wilson, capitanati da un’eccellente Elisabeth Moss e chiaramente inseriti per avere un po’ di carne da macellare abbastanza in fretta per scaldare l’atmosfera. E a un certo punto loro, cioè noi, cioè i sosia della famiglia Wilson vestiti da Slipknot, che compaiono sulla soglia della loro villetta tenendosi per mano, prima di, ehm, invadere loro la casa.

È qui che Peele gira tre volte la manetta del simbolismo e comincia lentamente a decostruire l’idea di home invasion per andare infine a parare da tutt’altra parte, con un’accelerata che richiede una certa dose di sospensione dell’incredulità ma che ha perfettamente senso se interpretata come allegoria e non investigata razionalmente.

Sto correndo troppo. Prima di giungere al punto, Noi mette in scena un’ora abbondante di horror casalingo di altissimo livello, che separa i suoi personaggi facendo esplodere il film in quattro direzioni diverse e che ha il senso della misura necessario a gestire il tutto senza perdersi né far calare mai il ritmo. C’è sangue e violenza e morti creative (più che in Get Out, perché so che ve lo state chiedendo), c’è del gran cinema e una gran bella gestione degli spazi soprattutto negli interni, e più di un tocco di comicità usata per spezzare la tensione e dare il tempo alla narrazione.

«Ueeeeeeei»

C’è pure, lo dicevo già sopra, una prestazione spaventosa da parte di questa persona qui su, che interpreta due personaggi opposti complementari e che sono dunque i due poli attorno a cui gravita la faccenda. Sul come li interpreta ci sarebbe da scrivere un pezzo a parte (il lavoro che fa con la voce, ma anche con il linguaggio del corpo, è sovrannaturale), sul perché è dove mi vedo quasi costretto a fermarmi. Giusto il tempo di dire che la sua non-Adelaide, o Sosiadelaide, o Red come si chiama di fatto nel film, è il primo e più importante bastone messo tra le ruote della home invasion classica, perché ha un motivo per fare quello che sta facendo, ed è un Motivo Importante e più grosso anche di lei, non è tanto questione di entrare in casa di una famiglia e rovinar loro l’esistenza ma più simbolicamente di sostituirsi a loro (una motivazione che credo non sorprenda nessuno).

Il “perché” è dove Peele abbandona definitivamente ogni freno inibitorio e si lancia in un finale che non ha alcun cazzo di senso se analizzato con piena razionalità ma che vuole molto chiaramente dire delle cose, e lo fa con buona efficacia e un impatto visivo fuori scala. Certo, rispetto al sintetico e direttissimo Get Out Noi ha il difetto di buttare troppa carne al fuoco e di accumulare strati su strati di significato, arricchendo il metaforone ed elevandolo a livelli barocchi e quasi ingestibili di complessità; il che vuole anche dire che per una volta non mi sentirei stronzo a scrivere che “poteva anche durare un quarto d’ora in meno”. Ma a me la bulimia cinematografica piace, soprattutto se presentata con questo entusiasmo: Noi vuole dire tantissime cose, tutte le cose, e non sarò certo io a criticarlo perché non sa scegliere né stare mai zitto.

Semmai lo criticherei perché a fine visione resta un po’ la sensazione di aver assistito un’altra volta a uno spettacolo costruito su misura per gli americani più che per gli esseri umani, ma qui dovremmo aprire un’immensa parentesi su come guardare i film di Hollywood significhi nell’80% dei casi guardare un film che non parla esattamente di noi ma dal quale possiamo comunque imparare qualcosa per via di una certa universalità di molti comportamenti umani e bla bla bla. Ma forse non è questa la sede giusta per parlare di imperialismo culturale statunitense, non quando stiamo discutendo di un film che sugli americani dice tante cose brutte, una sorta di schiaffo in faccia (e ripeto, anche un autoschiaffo, non c’è nessuna torre d’avorio dietro Noi) a chi crede di essere buono solo perché non è patentemente cattivo. In questo senso Noi è infinitamente più ecumenico di Get Out, e chi vuole trarne insegnamenti o ammonizioni di qualche tipo lo farà senza fatica. Per tutti gli altri resta comunque un horror teso, violento, divertente, ben girato e in grado di omaggiare i classici senza diventare quasi mai derivativo.

In sostanza, sia che vi interessi solo la superficie sia che vogliate anche la ciccia, avercene.

Blu-ray 4K UltraHD Superpiù-quote suggerita

«Avercene»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

51 Commenti

  1. MenoDZero

    Visto giovedì scorso, molto bello.
    Sto meditando un secondo giro, classico film che ad una seconda visione regala nuovi spunti.

  2. Lucas Leivatiotispacco

    Nota di merito alla Adelaide bambina, butta lì due espressioni che vi perseguiteranno nei vostri incubi.
    Ps: big up per i tag.

  3. dino riise

    mi è piaciuto molto, ci sono dei momenti molto potenti che giorni dopo ancora mi fanno ripensare al film. ma DA QUI SPOILER

    lo spiegone finale l’ho trovato davvero pesante, troppo didascalico, un piccolo difetto che peele aveva anche mostrato in get out. chissà se nel suo twilight zone ci sarà lo stesso problema. ho capito che siamo in anni in cui se non sottolinei tutto con l’evidenziatore perdi una fetta di pubblico, ma l’horror è sempre stato metaforico anche in modi più sottili di questo. e inoltre lo spiegone non mi ha chiarito alcune cose ugualmente, la dinamica tra chi sta sopra e chi sta sotto è un po’ contraddittoria e in questo senso non capisco chi dice che anche il bambino si è scambiato di posto. anzi se qualcuno lo ha capito meglio di me accetto qualsiasi tipo di aiuto e vi ringrazio in anticipo.

    comunque avercene, di film così.

    • AnnaMagnanima

      SPOILER GRANDI COME UN LUNAPARK







      Il bambino non si è scambiato: HA SOLO CAPITO TUTTO

    • dino riise

      SPOILER

      anche secondo me, ma lo scambio del bambino è una delle teorie che va per la maggiore . più che altro se il bambino fosse quello di giù non dovrebbe essere tanto legato alla mamma, che in quel caso non sarebbe la sua vera madre dato che lupita 2 era una bambina quando è venuta su.

    • Hans

      Il bambino non si è scambiato: il doppione aveva il volto deturpato.
      Ha capito chi è sua madre

      P.S. Gran bella rivista, i400calci. Complimenti a tutti i redattori!

  4. Buondì LaMotta

    Meno spaventoso di quel che credevo (credo anche nelle intenzioni), altro non avrei il coraggio di dire ad un tizio che sta reinventando il thriller.

    Reinventando mica tanto, Peele “si limita” a pensare e a dirigere con la testa un thriller, cosa che viene fatta a cervello spento ormai da troppi anni.

    Lupita fuori parametro ma ancora più brava è la sorella gemella (Lupita ha una sorella gemella a cui fa fare le scene più cazzute, non fatevi fregare); così come la figlia adolescente, i cui occhi me li sogno la notte.

    Ah, ACAB.

  5. LeChuck

    @Stanlio Kubrick
    Si Stanlio, io me ne sono accorto dei tag.
    Sia del primo che del secondo. ;)

  6. Dave

    Mi è piaciuto, ha una gran confezione e alcune scene molto fighe ma quando scopre la carte e spiega il mistero onestamente mi ha fatto scendere tutta la tensione e curiosità accumulata nell’ora precedente. Rimane godibile ma “Get out” mi è sembrato più equilibrato in tutto mentre in questo film si sente un pò troppo la voglia di strafare, sia in durata che in spiegoni/metaforoni.

  7. Botte & Costello

    Nella media per quanto riguarda l’aspetto thriller/horror classico (con tanto di solite scelte idiote dei protagonisti), ingenuo nelle “invenzioni”, didascalico nelle metafore. Azzarderei quasi NOIOSO, nel complesso.
    A mio parere un passo falso, dopo quella bomba di Get out.

  8. Warning Bros

    “…c’è del gran cinema e una gran bella gestione degli spazi soprattutto negli interni, e più di un tocco di comicità usata per spezzare la tensione e dare il tempo alla narrazione.”

    Uno dei (molti) problemi di questo film, anche da te sottolineati, secondo me è proprio l’uso dell’ironia di cui parli.
    In Get out per esprimerla veniva utilizzato, rendendola efficacissima, l’amico poliziotto del protagonista, in una dinamica dentro/fuori (dentro la tensione restava sempre alta mentre fuori, al nostro fianco, l’ironia spezzava il ritmo senza intaccare il centro della storia), qui la stessa ironia, praticata continuamente dal marito di Adelaide fa svaccare troppe scene a livello di sospensione dell’incredulità, rendendolo a tratti parodistico.

    Poi la troppa carne al fuoco di cui parli, pessimamente gestita e mal spiegata (un esperimento del governo su corpo e anima, buttato là), fa crollare la tensione nel finale, nonostante la trovata finale sull’equivoco tra gemello buono/gemello cattivo.

    Come scrive Dave, molto ma molto più equilibrato Get Out, e onestamente realizzare un film “come allegoria e non investigata razionalmente” per me vuol dire fallire nel fare il film, anche se magari vien fuori che avevi pure scritto un bel saggio politico.

    w.

    • Brian Olio de Palma

      Citandoti
      “qui la stessa ironia, praticata continuamente dal marito di Adelaide fa svaccare troppe scene a livello di sospensione dell’incredulità, rendendolo a tratti parodistico”
      In effetti è in tutto e per tutto un Nando Martellone nero, ci assomiglia pure.
      Quando vuoi inserire la “linea comica”.

      Quote

      “Bucio de culo”

  9. Bella recensione! Sono d’accordo: avercene di film così! Però allo stesso tempo non Us non mi ha convinto fino in fondo… la parte “horror casalingo”, come l’hai definita, è praticamente Funny games di Haneke! Non voglio usare parole come plagio o scopiazzatura, ma qui l'”omaggio” è più che evidente!

    E poi la storia… ho i miei dubbi, via. Ne ho pure scritto sul blog, se hai voglia di dare un’occhiata. Ciao!

  10. Zosimo Rossato

    “Il “perché” è dove Peele abbandona definitivamente ogni freno inibitorio e si lancia in un finale che non ha alcun cazzo di senso se analizzato con piena razionalità ma che vuole molto chiaramente dire delle cose, e lo fa con buona efficacia e un impatto visivo fuori scala”.

    Parto da qui ma con due premesse:

    1) Ho visto il film una sola volta, quindi qualcosa potrebbe essermi sfuggito;
    2) Scriverò del finale, quindi lo SPOILER sarà il mio migliore amico

    Scoprire che alla fine in realtà è lei la sosia, spiacenti, ma per me è una stronzata colossale. Ma proprio colossale.
    Peele ha toppato come se non ci fosse un domani.
    Non perché non siano legittimi i simbolismi; non perché, come lui stesso ha dichiarato, in realtà loro siamo noi; non perché i twist di shyamalaniana memoria non siano apprezzati; ma semplicemente perché non era plausibile.
    Non c’è stato un foreshadowing uno che abbia legittimato lo scambio della ragazzina.
    Non puoi imbastire un ottimo film di due ore in cui la protagonista si rompe il culo oltre ogni misura per salvarsi, per poi capovolgere così a cazzo tutto quello che hai mostrato solo per ragioni simbolico-sensazionalistiche.
    È come fare una verticale di Barolo e chiuderla col Tavernello. Fai sì colpo, ma, cazzo, per tutte le ragioni sbagliate!
    Mi spiace, ma non l’ho digerito. Ma proprio zero.
    E poi, a dirla qua, più che metaforone sui ricchi e poveri (non la band) io ci ho visto un’analisi psicanalitica incentrata sulla rielaborazione di un trauma, che a mio avviso è la rottura della famiglia della versione bambina di Adelaide.
    Il film inizia coi suoi genitori che sono in collisione (anche se non ci viene esplicitato); lei per tutto il film lotta per mantenere l’unità della propria di famiglia, che una copia di sé (quella traumatizzata nell’attrazione degli specchi) cerca di distruggere.
    Ciclicamente il film inizia con una famiglia persa e finisce con una famiglia salvata. Il lei-sosia a mio avviso è la metafora del trauma familiare iniziale, da affrontare, elaborare e superare.
    Averci buttato quel ribaltamento così slegato da tutto quello mostrato prima, è imperdonabile.

    • Per me invece ce n’è a pacchi di foreshadowing, in particolare Lupita in versione Adelaide scivola spesso nella versione Red cambiando la voce e il linguaggio del corpo in alcuni momenti chiave. Il fatto che lei (Red che ha preso il posto di Adelaide dico) faccia il possibile per difendere la sua famiglia invece di schierarsi con “i cloni” io l’ho visto come un modo per dire “non è che chi nasce nel privilegio è ontologicamente diverso da chi nasce povero, è il privilegio stesso che ti cambia”, e infatti Red/not-Adelaide fa di tutto perché non si scopra il segreto degli “altri”, perché vuole mantenere la sua posizione privilegiata.

    • Zosimo Rossato

      Se me la metti così potrei dirti che (se non ricordo male) la versione red-Adelaide è l’unica che usa un linguaggio verbale mentre gli altri no, ma io questo particolare non l’ho interpretato come un foreshadowing, l’ho interpretata come una caraterizzazione/differenziazione del “villain” principale rispetto all’esercito di “sottoposti” (un po’ come i capi-zombi di Romero – Giorno degli zombi + Terra dei morti viventi – che sapevano fare qualcosa in più rispetto agli altri ma che non per questo “non erano più zombi” – spero di spiegarmi). L’unico ricordo che ho di lei versione “noi” che cambia voce è quando ammazza la versione “red”. Le altre movenze per me erano giustificate dal fatto che si era detto che aveva avuto un passato come ballerina. Il twist finale per me è inaccettabile a livello concettuale perché non è plausibile per il percorso di affermazione/difesa della protagonista. La tua interpretazione è legittima, ma per come ho interpretato io il film non è sufficiente e coerente per giustificare un ribaltamento teso, sempre a detta mia, esclusivamente a farti dire: “oh, cazzo!”, e non: “oh, cazzo, che gran signifcato metaforico”.

    • Capisco cosa intendi ma io nella doppia interpretazione di Lupita ci ho visto molte più cose di quelle che dici tu; ci sono un paio di momenti (per lei) di tensione estrema (in particolare quando sembra inevitabile che dovrà tornare su quella spiaggia e in quel luna park) durante i quali smette di esprimersi come Adelaide e grugnisce e ansima come Red, e in questo senso secondo me si spiega la sua scarsa voglia di tornare in quei luoghi: all’inizio ti viene da pensare che non voglia farlo perché da piccola è stata traumatizzata, man mano che il film procede ti viene il dubbio che non voglia tornarci per qualche altro motivo.
      Io il ribaltamento l’ho visto proprio come un “sono riuscita a sfuggire a una condizione di merda e non esiste che ci torno, per questo non voglio avere più nulla a che fare con il prima”; più che altro è ironico e significativo che quello che lei (cioè Red cioè non-Adelaide) è riuscita a ottenere semplicemente mettendo le mani addosso alla sua sosia da bambina è esattamente quello che la sua sosia da bambina ha deciso di voler regalare a tutti i cloni (cioè, in sostanza, essere riconosciuti, guardati, presi in considerazione).
      Di fatto è Una poltrona per due, o almeno fa gli stessi ragionamenti sulla questione natura vs. cultura.

    • Zosimo Rossato

      Questo intervento è interessante, e ti ringrazio per averlo scritto, mi da su che riflettere. Ammetto però che, di base, è il significato della sequenza iniziale che ci distanzia. Per come è costruita, per come è inserita nel film, per come sottolinei il contesto (disastrato) della famiglia di Lupita-bambina, la reputo con un valore che dà al film una chiave di lettura di un certo tipo. Più che altro mi sono chiesto: perché prestare così tanta attenzione ai dettagli familiari (di disgregazione prima e di mantenimento poi), se alla fine tutto “andava in vacca” (passami la formula)? C’è troppa ambiguità gratuita nel twist finale (ma se lei è la sosia, i figli sono come “noi” o sono figli-sosia? Se sì, allora perché sono “normali”? Ma se i sosia sono stati creati dagli uomini, e in quanto sosia sono diversi, lo sono solo perché devono essere istruiti o perché, ontologicamente, sono sosia-zombi? Se sono sosia-zombi che devono imparare, e se accettiamo il twist, perché la bambina (che nella sequenza inziale parla) poi regredisce al punto di (quasi) disimparare il linguaggio? E’ un dare-avere? Se sì, di nuovo, il contesto quanto influisce? E perché? E come sarebbero nati i sosia? Troppi punti di domanda buttati là senza una risposta plausibile, e che non ci sia una risposta o un barlume di una risposta a me non fa dire: “wow, questo sì che è vago a tal punto da farmi riflettere in maniera universale”; uno sviluppo narrativo non giustificato fatico a vederlo diversamente da così, mi spiego). Ripeto, ho visto il film una sola volta. Forse quando lo rivedrò amalgamerò anche i tuoi spunti.

    • Zosimo Rossato

      Aggiungo un punto al ragionamento, poi la smetto.
      Terminata la visione mi sono venuti in mente, così, di colpo, due film molto diversi tra loro ma entrambi con un twist finale che ribaltava/allargava il senso di quanto mostrato: Il sesto senso e La donna che canta.
      Il primo praticamente è un foreshadowing che giustifica la scoperta finale; il secondo aumenta il senso di “mostruosità” attorno all’interpretazione politica del film.
      In entrambi i casi, seppur in maniera diversa, le anticipazioni erano calibrate distinguendo nettamente il senso di ciò si voleva anticipare da ciò che effettivamente veniva confermato.
      Per quanto lo si scoprisse alla fine attraverso il twist, ricollegando le tessere del puzzle si capiva che ogni elemento era strutturato per poi avere la plausibilità di essere altro.
      In sintesi: i registi hanno legittimato la natura dissimulata della storia facendoti capire che era tutto netto tra ciò che ti era stato presentato come vero e ciò che non lo era, anche se veniva dis-velato nel finale.
      In Noi io questo non l’ho colto. Non ho colto una separazione precisa che legittimasse il twist finale. Il mondo dei “nostri” e quello dei “loro” non erano differenziati in maniera netta perché dissimulati, come vorrebbe far credere il finale. Era tutto chiaro e netto perché i due mondi erano due cose separate. La natura era precisa perché chiara, non distinta nella consapevolezza d’essere dissimulata.
      So che è un intervento un po’ contorto. Spero ne sia chiaro il senso.

    • Ulver Bergman

      che le ragazze si fossero “scambiate” era una roba telefonatissima che si era capita subito non appena la madre dice di rivolere la “sua” bambina.

      il film è una gigantesca allegoria sulla societa americana e sulla sua insita violenza tanto che Peele ti inserisce direttamente una scena da sitcom stile “Otto sotto un tetto” con battutine tra genitori e figli mentre ci sono LETTERALMENTE PEZZI DI CADAVERE OVUNQUE.

      prima di fare i criticonzi con la triennale al dams cinema imparate a guardarli i film diocamalopente

      o come si dice dalla mie parti, scendete dal pero

  11. IoMeMedesimo

    Sembra promettente, andrò a vederlo stasera e poi vediamo se torno qui a infiammare la sezione dei commenti rivolendo indignatamente i soldi indietro o tesserò le lodi del Kubrick Stanlio.

  12. Sono costernato per l’off-topic sfacciato ma:

    L’altro giorno ho visto Brutti e Cattivi con Santamaria e mi sono divertito un casino. Mi ha sorpreso che non sia stato coperto a suo tempo visto che ci sono scene supercalciabili ed è politicamente scorrettissimo (specialmente per quello che ti aspetteresti da una commedia italiana del 2019, ma anche in generale direi). Poi fa genuinamente ridere.
    Plus: Marco “Ciro “”O’ Immortale”” Di Marzio” D’Amore irriconoscibile in un ruolo instant-cult.

  13. Gatsu io Gatsu io

    Visto giovedì, l’ho trovato davvero ben girato e ben recitato ma il mio grosso dubbio è il finale che sinceramente mi ha un po sgonfiato il film.SPOILER forse sono io pirla ma il tirare fuori il governo che crea cloni che vivono nei tunnel della metro mi è sembrata una discreta forzatura che spiega malamente le esatte copie di tutta la cittadina e mi ha un po ammazzato il film

  14. IoMeMedesimo

    L’ho visto ieri sera, come detto sopra…non l’ho capito.
    Anche stavolta, soldi buttati.
    L’unico genere che si salva ormai é il Wstner.

  15. Visto il giorno dell’uscita, mi ha fatto l’impressione che Peele ormai si senta un autore completo e stavolta l’abbia fatta un po’ tanto fuori dal vaso, e dire che Get Out per me era stato quasi un capolavoro. Maestria nelle inquadrature, direzione degli attori, colonna sonora ecc. ma veramente troppe forzature, strizzate d’occhio e metaforoni per una storia che vuol dire tutto e niente.

    ATTENZIONE SPOILER

    Sarebbe stato meglio rendere il tutto esclusivamente soprannaturale anziché cercare di dare delle goffe spiegazioni complottistiche. Non solo la rivelazione finale è implausibile perché contraddice molto di quanto detto in precedenza, ma le “regole” dei sosia sono molto ambigue e si contraddicono a loro volta nel corso del film. Perché solo il sosia del figlio piccolo si comporta “a specchio” rispetto al suo originale e gli altri no? Perché i sosia devono per forza uccidere i loro originali ma poi si vede la ragazzina che accoltella un tizio a caso? Perché dire che i sosia sono senz’anima né capacità di giudizio se poi “Adelaide” riesce a farsi passare per umana per trent’anni? Perché far dire a Red che è stato Dio a convincerla a far ribellare i sosia senza un minimo nesso col resto di quanto succede? (va beh c’è il barbone col cartello ma l’11:11 l’ho visto più come 2 coppie di gemelli che come riferimento biblico)
    Anche se forse l’intervento divino è l’unica cosa che spiega com’è possibile che un gruppo di tizi senza cervello che sanno solo mangiare coniglio crudo e imitare la gente che va sulle giostre come dei rincoglioniti diventi improvvisamente un esercito organizzato con tanto di uniformi tutte uguali (fatte non si sa da chi) e capace di mettere in scacco una nazione intera.

    Ho capito che è tutto da vedere in modo metaforico, ma anche Get Out era una metafora enorme, eppure quello non ti richiedeva la sospensione dell’incredulità ogni 5 minuti pur con la storia dell’antico culto che va avanti da secoli. US invece è troppo assurdo e demenziale per poter essere preso sul serio sia come metafora della condizione di un paese, sia come horror puro, tanto che la terza parte del film con gli spiegoni e certe scene che paiono uscite da Scary Movie sgonfia tutta la buona tensione che era stata creata all’inizio.
    Sarebbe stato meglio se fosse stato “solo” un buon omaggio agli slasher e home invasion trucidi degli anni 70/80 senza troppe sovrastrutture, ma ormai con Peele va così. Spero che non diventi come Neil Blomkamp capace solo di fare sempre lo stesso film, ma sempre più brutto.

    • Il Reverendo

      Concordo su tutto ma aggiungo che get out aveva le stesse contraddizioni e le stesse stupidaggini, però visivamente era meno bello.
      Secondo me peele lo fa apposta ad instupidire la trama o a renderla inconcludente per obbligarti a distogliere l’attenzione dalla volgare fiction e concentrarti sull’importante metafora sociale.

      Ma per quanto mi riguarda c’è un limite al numero di puttanate a cui posso assistere sullo schermo.

      (Però non è che i reds non avessero l’anima, è solo che la condividevano con il loro “altro” del mondo esterno, quindi non erano mai autonomo. Concetto che sembra valere solo in parte e solo quando fa comodo al regista. Altre volte si comportano come zombie o psicopatici casuali)

  16. Gatsu io Gatsu io

    Pur non condividendo del tutto le critiche mosse alla regia(devo dire che a me è piaciuto molto a livello tecnico),sono perfettamente d’accordo sul fatto che una dimensione parallela fatta di solo male avrebbe spiegato in modo migliore i cloni , i loro comportamenti,il fatto che siano nate esatte coppie dei figli etc etc.
    In questo modo avresti cmq mantenuto il messaggio che è la società in cui cresci a determinare la persona che diventi,senza per forza tirare in ballo l’esperimento governativo fatto nei tunnel della metro(tra le altre cose liberamente percollibili a chiunque…)

  17. fre.

    Scopro che la sig.na Nyongo ha una gemella. So cosa sognare stanotte.

    Sul film, condivido chi ha detto che il metaforone sia troppo esibito, a scapito della coerenza del film. Il famoso acquario ( *teoria dell’ ) esplode, in una bella esplosione per carità, ma forse si poteva fare meglio. In ogni modo, soldi ben spesi.

  18. Il Reverendo

    Per me i film con metafora funzionano solo nella misura in cui il significante è credibile anche separato dal significato.
    Per dire, i film di veroheven funzionano.
    Quelli di peele no.

    Perché i protagonisti sono dei mentecatti. Perché non ha alcun senso quello che succede. Perché peele pensa di potersela sfangare con un effetto visivamente riuscito quando la trama si perde e non ha tempo né voglia di raccontartela perché è troppo impegnato a montare insieme il twist finale con una serie di metaforoni così confusi che alla fine non sa bene nemmeno lui.
    Che poi tutto sto grande amore per l’horror finisce quando peele decide di non mettere in scena un solo omicidio esplicito. Il sangue lo vediamo macchiare tutto ma mai sgorgare dalle persone.

    Bello l’inizio, si. Poi si perde. Si allontana sempre di più. Con il suo fare amorevole di persona saggia peele ti prende sotto il suo braccio e ti dice “no, spettatore, questo non è QUEL tipo di film, questa è tutta un’altra cosa” e a me viene da pensare quale sia quel tipo di film . Forse quello dove in mezzo a una serie di omicidi di massa i genitori non affidano l’auto della fuga alla figlia di 13 anni e questa non è che la.meno stupida di una serie di scelte e svolte narrative?

    Boh.
    Meglio di get out ma non va oltre il mah per me.

  19. arcibaldo

    Un botto di carne al fuoco, a questo giro la comicita’ e’ inserita un po troppo alla cazzo di cane e alcune scene vengono ammazzate da battutine (belle per carita’) su mamma ho perso l’aereo e micro machines. Il marito sembra ritardato, tranquillo anche nelle situazioni peggiori. Bo, non mi ha convinto e tutte queste denunce mascherate da film horror iniziano sinceramente a rompere un po i coglioni.

  20. Allora, io l’ho visto ieri e beh..no, non sono rimasto nè colpito nè soddisfatto. Lungo, troppa carne al fuoco, spiegone finale da palpebra che si abbassa e troppo (lo so, pare strano) di non detto. No, manco Get Out mi era piaciuto.
    La bambina che fa la piccola Lupita è bravissima, quello sì. Ma a parte questo, io ho avuto la sfortuna di vederlo doppiato in italiano e mi è venuta sta domanda, se avete idea mi piacerebbe saperne qualcosa : esistono doppiatori di colore in Italia? mi ha fatto troppo strano sentire l’intero cast con la voce della famiglia del mulino bianco (bianchissimo)

    • Anonimo

      Avevo scritto una cosa qui, ma poi ho cambiato idea perché mi sono accorto di essere un coglione.

    • Señor Spielbergo

      wtf, man. sono stato travisato così pesantemente o stai trollando

    • Anonimo

      Ancora non mi dò pace per questa cosa di essere un coglione, non riesco ancora a risolverla.

    • Anonimo

      Ciao! Sono “Anonimo”. Niente, è più forte di me. Alla fine ci ho pensato e questa cosa ve la devo dire a tutti i costi. La redazione ha provato ad avvertirmi che avrei soltanto fatto la figura del coglione a gratis, ma sono tre notti che non dormo, non resisto, per me è importante, per qualche ragione è evidente che la portata di questo commento va ben oltre la mia capacità di comprensione e non poterlo esprimere intacca gravemente la mia serenità. Quindi insomma, tenete conto che le seguenti righe le ho pensate, le ho ponderate con attenzione, le ritengo assolutamente importanti e urgenti. Non importa che almeno inizialmente avreste potuto derubricarle a schizzo temporaneo mentre ora sapete che ho proprio insistito tre volte per farvele leggere, levandovi quindi ogni dubbio sul fatto che io sia un coglione: quello che importa è che finalmente sono pubblicate e ora forse i demoni nella mia testa possono riposare. Ringrazio quindi la redazione per avermi concesso finalmente di dormire sereno.
      A voi il sudatissimo risultato di questa battaglia ardua e faticosa ma che valeva la pena combattere (e per fortuna che me l’ero copiaincollato da una parte in caso di emergenza). Siete pronti? Mettetevi comodi, eh? Stanno arrivando… Sono queste:

      Non esistono doppiatori negri. Sono tutti troppo occupati a spacciare eroina nei parchi e a vendere paccottiglia davanti ai supermercati (furbi come negri, proprio). Nel tempo libero c’è sempre qualche bianca da stuprare.
      In compenso ci sono i siti di froci come questo che censurano.

      ——-

      Spero che tutto ciò funzioni e che io possa finalmente stare un po’ meglio, e pazienza per la mia dignità che se ne va un po’ a quel paese. Grazie per l’attenzione.

    • Non ti preoccupare Anonimo, in bocca al lupo!

    • Videostronx

      ? E ancora ?? Ma che… ???

  21. Vanilla Skywalker

    Questo film è un enorme gigantesco punto interrogativo.
    Sono entrato al cinema con due domande (chi sono gli invasori? Cosa vogliono?) e sono uscito con altre quaranta domande.
    Sono d’accordo con Stanlio, lo spiegone forzato era evitabile, ha ucciso il mood di mistero che c’era fin dall’inizio del film.
    Tutti dicono che questo film è bellissimo.. Io… Boh.

  22. Videostronz

    Mi sentivo anche io, come quasi tutti, di salvare il film appena uscito dalla sala, nonostante avessi storto il naso più volte durante la visione, però già oggi non mi va più. I film brutti sono altri, peele è molto bravo tecnicamente ma sto Us non sta in piedi da nessuna parte. E poi, peccato più grave, non fa mai paura neanche da lontano.

  23. X Meh

    Visto ieri. DICIAMO SPOILER Piaciuto ma non ho capito lo spiegone e soprattutto non serviva uno spiegone così arzigogolato per dare senso al tutto. Bastava un mondo di sotto, mondo di sopra, mondi paralleli ma uniti, che ne so, ma infilarci il governo per un piano che non si capisce a che serve fa scendere tutto il clima di mistero creato. Peccato. Visto il tag magico

  24. dirty harryhausen

    Per me dopo gli entusiasmi di Get Out questa è stata una mezza delusione, per i motivi già detti da altri: la tensione svanisce molto presto (questo è il difetto più pesante di tutti), la metafora è troppo sottolineata, senza metafora il film non sta in piedi da solo, c’è qualche maccosa di troppo, l’ironia non è ben inserita.
    Nello stesso tempo però l’idea è audace, regia musiche fotografia e recitazione di livello altissimo, Peele riesce a farsi riconoscere con la sua voce di autore, le scene nei corridoi sono metafisiche al punto giusto, e quindi condivido: avercene!

  25. L’ho trovato noioso e patetico. Troppe battutine, troppe scenette “comiche” e scarsa tensione. Storia che degenera in una raffazzonata collezione di spunti senza capo nè coda. Non lo considererei neppure horror.

  26. annadeimiracoli

    Visto ieri, in lingua originale(non che in questo film possa fare una enorme differenza)
    pregi: tanti, le citazioni, le geniali inquadrature, l’ ottima fotografia/illuminazione , una colonna sonora perfetta e ovviamente la recitazione tutta “mimica” e movimento di tutti i protagonisti di ogni colore
    difetti: uno, il lungo finale, in particolare lo spiegone “didascalico” e inutile, mi ha infastidito.

  27. Napoleone Wilsone

    Qualcuno si è fatto un’idea circa la catena umana quasi irreale lungo valli e monti, nel finale, con gli elicotteri (militari?)? Ciao

  28. junx

    A mio modestissimo e ininfluente parere, una noia mortale piena di metaforoni tagliati con l’accetta e allegorie untantoalchilo.
    Visto che la trama non ha il minimo senso, anche al lordo della sospensione dell’incredulità, si è costretti a giudicare la qualità del sottotesto, che è di una banalità atroce.
    Non se ne sentiva il bisogno IMHO.

  29. Alfred Highcock

    Film carino, plot twist telefonatissimo dopo i primi 20 minuti, tanto che verso fine film pensavo “va che ancora non hanno svelato il plot twist, vuoi vedere che non c’è e hanno inserito dei falsi indizi e invece ci sarà un plot twist sul plot twist telefonato..che genio!” e invece no, poco dopo c’è stato lo spiegone rivelatore.

    Avete parlato di molte (troppe?) metafore, sarebbe stato interessante approfondire questo aspetto nella rece, visto che è sostanzialmente l’unico “senso” del film.
    Ve lo fate un riepilogo con me?:(spoiler allert)
    – E’ il contesto sociale che determina le persone.- razzismo
    – Il governo vuole renderci dei burattini – poteri forti/omologazione
    – Le donne sono cazzute almeno quanto gli uomini – parità dei sessi
    – Anche se sei un privilegiato sei invidioso di chi lo è di più (vedasi il marito che si lamenta con la moglie perché il suo amico ha comprato un auto(?) più bella ) – capitalismo
    – Solidarietà – Alla fine del film si tengono per mano, sembrano super organizzati, considerando che ci vengono presentati come poco più che “zombi senza cervello” vien da chiedersi se la loro unica forza non sia nell’aiuto reciproco e nel sostegno mutualistico, rappresentato dal tenersi per mano.(e anche da essere spietati assassini ovviamente)
    – Fiducia nelle nuove generazioni – la figlia e il figlio sono decisamente apatici , non so bene quanto la cosa sia voluta o è solo scarsa recitazione, ma nel momento del bisogno sono stati determinanti. Lei che guida l’auto nella fuga è un chiaro simbolo della cosa.
    – Quelli che consideriamo peggiori, in realtà potrebbero essere anche meglio di noi. Il fatto che i cattivi abbiano una marcia in più nonostante siano sosia a tutti gli effetti e quindi di pari capacità fisiche, lo si capisce in diverse scene. Quando la figlia scappa correndo e la sua sosia si prende tutto il tempo con calma e poi la riprende senza sforzi.- questo potrebbe simboleggiare il fatto che i paesi del terzo mondo siano in netto recupero su quelli ex più industrializzati, hanno più fame di noi e noi, ora privilegiati, soccomberemo.
    – Non so come leggere il fatto che la famiglia non venga uccisa dai sosia, mentre la famiglia degli amici bianchi viene uccisa in tempo zero i neri vengono risparmiati. Nella prima parte viene concesso alla figlia di scappare e al figlio di andare e a giocare col sosia. boh. Forse , visto che lei era di questo mondo non riesce ad essere cattiva fino in fondo? Perché in una scena la cattiva ha in mano le forbici e gliele mette sulla gola e poi non la uccide? è solo un buco di trama o ha un senso?
    – Chiamano “Alexa” Ofelia. (parlo dei comandi vocali). Ofelia era la tizia che in Amleto prima era casta e pura e poi impazzisce e si ammazza perché non sapeva a chi dare ascolto. Cosa avranno voluto dire? :-)

    Ecco, se qualcuno vuole aggiungere o modificare qualcosa si faccia avanti.

    PS: a morte voi e tutti i semafori e le strisce pedonali di stocazzo-Lo sapete che Google ha investito molto per creare un antispam che bastava solo spuntare? usatelo cazzo!

  30. Alfred Highcock

    Non so se è merito mio, in ogni caso scrivo questo post solo per il gusto di inviarlo solo spuntando la casellina. Grazie al cielo i semafori sono stati banditi da val verde…bravi ;-)

  31. Pas - il motociclista

    no per me è no,

    il tipo conferma tutte le sue capacità dimostrate in get out, conosce il mezzo quanto un veterano, conosce il genere cosi bene che lo piega e ribalta a piacimento…ma stavolta il metaforone: socio, politico razziale non mi ha convinto e l’ho trovato a dir poco forzato…è come lo sciamano dei primi tempi che fa reggere l’intero film dal twsit finale e lo stesso fa peele per la metafora, ma stavolta altro che sci-fi e fantasy…tutta un umanità nascosta e sigillita, fatta chissà perchè, che magna solo conigli crudi…okkkeyyy….

    fossi in lui, mi smarcherei un pò da sto tipo di film, perchè le qualità ci sono, ma rischia di rimanerne schiacciato e diventare una parodia, già qui la cosa si è avvertita.

  32. Tizio

    Chi critica questo film non capisce un cazzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.