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L’altra faccia del menare: Dragged Across Concrete

Il pezzo di Jackie Lang

Cosa c’è in un baffo? Con una qualunque altra forma di peluria in viso un volto sarebbe ugualmente duro, granitico, ugualmente di ferro? Su qualunque altra faccia che non sia quella di Mel Gibson può un baffo fare una simile differenza e dire così tanto con la sola presenza?
Me lo chiedo dalla prima immagine di Dragged Across Concrete che ho visto, quella che ha girato più di tutte: Mel fuori da una finestra con pistola (non una qualsiasi ma un revolver che grida anni ‘70) in attesa. Pericoloso. Aspetta con quel baffo e quell’aria stanca, fuori dal tempo che il baffo fomenta. Aspetta come io aspettavo di vedere il film in cui quel baffo entra in azione e recita in coppia con Mel.
Cosa c’è in quel taglio particolare (non alla texana ma quasi, non corposo come quello di Thomas Magnum, che oggi rimanda subito all’iconografia gay, ma massiccio, importante) che unito a quella faccia invecchiata alla grande crea quell’impressione di indurimento ottenuto con anni di frustrazione, whisky e criminali incastrati e brutalizzati a fronte di scarsi risultati in termini di carriera?
Forse è questo il mistero del cinema migliore.

Da inserire nel vostro medaglione a forma di cuore che tenete al collo

Dragged Across Concrete l’ho visto all’ultimo Festival di Venezia ma ancora non esce, è stato comprato per l’Italia ma non ci sono notizie. È un film incredibile che fa tutto il contrario di quel che ci si potrebbe aspettare (almeno che si potrebbe aspettare chi non ha visto e rivisto Bone Tomahawk e Brawl in Cell Block 99), sembra non dare allo spettatore niente di quel che vorrebbe da un film con Mel Gibson baffuto solo che poi, alla fine, glielo dà. Non fa azione ma è come se la facesse, se la prende comoda e sembra correre, prende personaggi d’azione in una storia piena di azione ma questa è sempre rimandata.

Assieme a J.C. Chandor, Taylor Sheridan e Gareth Evans solo S. Craig Zahler sembra avere le spalle, la conoscenza, la tigna e la passione per i silenzi necessari per girare o scrivere cinema di menare vero, granitico, oggi. A differenza di questi altri Zahler ha anche un senso dell’umorismo post-moderno che è incredibile. Far ridere senza usare le risate, come se si stesse guardando oggi un film di decenni fa che all’epoca sua era serio ma le cui durezze oggi fanno sorridere, come se guardasse questo mondo che ha scritto lui stesso capendone il ridicolo e amandolo tantissimo, appassionandosi ad esso. Abbracciandolo in toto.

Il baffo in azione

Solo così, forse, si può scrivere un inseguimento come quello di Dragged Across Concrete, fatto pianissimo e pieno di dialoghi. Solo così si può immaginare un film su due poliziotti sospesi che però hanno bisogno di soldi, un bisogno da polar francese fatto di famiglie, di debiti e di una vita difficilissima per via del crimine, che decidono di agire al di fuori del sistema e prendere i soldi di cui hanno bisogno a dei criminali. Ovviamente non sanno che troveranno qualcosa di molto peggiore di quel che credono. 150 minuti da godere tutti, ogni secondo, per dare un senso ai 15 minuti finali in cui accade di tutto.

In comune con Tarantino Zahler ha la passione per lo scrivere i film per godersi le scene lentamente, in comune con Carpenter ha l’essenzialità e lo stile minimalista e secco, in comune con Walter Hill ha il tipo di personaggi che ama raccontare, in comune con Milius ha la calma olimpica del passo narrativo, come nessuno ha la sfrontatezza di non temere di dare ai suoi personaggi caratteri brutti, opinioni non condivisibili, brutti pensieri che (specie qui) non devono essere per forza redenti dagli eventi.
Il suo è un mondo brutto in cui accadono cose orribili e nel quale le persone per adattarsi con gli anni peggiorano invece di migliorare. Non fanno bene a peggiorare e gli eventi del resto non premiano mai quest’atteggiamento, lo stesso è quel che accade.

Arma letale

Il pezzo di Nanni Cobretti

Leggere le recensioni di Dragged Across Concrete è un’esperienza spiazzante. Raramente come in questo caso si è visto prendere un aspetto platealmente secondario del film e farne il centro di tutto l’articolo, spesso imbarazzandosi in un lungo ragionare a vuoto senza trovare risposte.
S. Craig Zahler non è scemo: come sottolineato da Jackie qua sopra, vuole la libertà di raccontare personaggi complessi, personaggi brutti, personaggi con cui non sei costretto ad andare d’accordo e metterli in situazioni in cui la loro bruttezza non trova necessariamente una catarsi.
Sono anche sicuro che sappia perfettamente che certi argomenti sono un trigger immediato per una certo pubblico, e che se nella tua sceneggiatura includi una riga di dialogo che dice “si sta esagerando con il politicamente corretto” quel certo pubblico passerà la successiva durata del film (quasi tre ore) a cercare di capire se tu autore sei d’accordo o meno, sarà probabilmente l’unica prospettiva da cui guarderà il film e sarà ovviamente la prospettiva sbagliata. Perché l’argomento si riaffaccia di rado, e quando lo fa è solo uno dei tanti tratti del personaggio e del mondo in cui vive: è un’arbitraria (e quindi se vogliamo provocatoria) causa scatenante ma non il motore né il nucleo della storia. E Zahler vuole la libertà di trattarlo come tale. La vuole fortissimamente. La vuole talmente forte che si rifiuta di venirvi incontro e anzi vi sfida a brutto muso a rimanere impassibili e farvene una ragione, facendo interpretare tale personaggio – un poliziotto la cui carriera subisce una battuta d’arresto quando un video che lo riprende mentre maltratta un sospetto appartenente a minoranza etnica diventa virale – a nientemeno che Mel Gibson.

Il Craig e gli altri protagonisti

Dragged Across Concrete – uno dei titoli più belli degli ultimi cent’anni – consiste in Zahler (che ha scritto anche Puppet Master: The Littlest Reich, se volete ricominciare a respirare) che si gioca il tutto per tutto e si conferma come autore solido e precisissimo, che sa perfettamente quello che fa in ogni minimo dettaglio anche quando fa il contrario di ciò che farebbero tutti gli altri. Che non consiste solo nello stuzzicare con temi scottanti sfiorati senza batter ciglio (il mondo come ancora è, non il mondo come vorremmo che diventasse), ma anche nel prendere una semplice e straclassica trama action e stirarla al massimo dilungandosi in tutti quei momenti che gli altri sintetizzano o tagliano: i giri in auto, gli appostamenti, la vita privata, un lungo inciso semi-slegato con Jennifer Carpenter.
Dragged Across Concrete contiene il miglior discorso pre-missione dell’anno insieme a Triple Frontier: quel momento in cui due o più uomini si guardano in faccia e si dicono “questo andiamo a fare: non ammantiamolo di romanticismo, non raccontiamoci cazzate e che ognuno si prenda la sua piena responsabilità”.
Dragged Across Concrete non racconta solo di Mel Gibson e Vince Vaughn: l’altro 50% della storia sono Tory Kittles e Michael Jai White, anch’essi sconfitti dalla vita e costretti a un disperato, apparentemente facile, chiaramente spacciato, piano B. Tutti e quattro sono dei giganti.
Dragged Across Concrete è un’arrogantissima dichiarazione di intenti che estremizza i discorsi iniziati con Bone Tomahawk e Cell Block 99, non fa compromessi e non fa prigionieri. Il cinema di menare ha bisogno anche di lui.

Dvd-quote suggerita:

>> IMDb | Trailer

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21 Commenti

  1. Zen My Ass

    Spero di vederlo prestissimo: Brawl mi aveva preso con il suo ritmo lento e inesorabile unito a una violenza volutamente esagerata e fuori tono con il “realismo” del film. Mi aspetta un`altra bomba atomica.

    Parlando di reazioni che il film ha suscitato, copio/incollo un paio di frasi dalla recensione di AVclub (un sito che sta degenerando in un`orgia di politicamente corretto e attacchi al maschilismo tossico), tra l`altra un recensione positiva, ma con alcuni caveat: “Does Zahler identify with these human battering rams, with their complaints about a world where “political correctness” runs amok, where men act too much like women, where being labeled a racist can ruin your career? He doesn’t condemn them, exactly. They’re flawed but uncomfortably “likable” antiheroes, not outright villains”.

    E` una critica letta non solo su AVclub, sul fatto che Zahler si identificherebbe pure troppo coi suoi personaggi, sul fatto che sarebbe una sorta di suprematista bianco… cosa che fa ridere detta cosi`, ma molti prendendo sul serio.

    • Gigi Proiettile

      Zahler è chirurgico, non c’è un secondo di troppo in un silenzio o in dialogo durante un appostamento. A me tutto il discorso dell’identificazione coi personaggi da parte di chi li ha scritti sinceramente frega zero (liberi tutti di discuterci sopra, eh), l’unica cosa che vedo è qualcuno che ha un’idea ben precisa del proprio cinema e fa di tutto per mostrarla, e porca puttana come lo fa bene.

    • Discorso complesso. Concentrarsi ad analizzare solo due protagonisti su quattro e trarre conclusioni è sbagliato, ma negare che ci sia comunque un certo gusto per disseminare il racconto di “trappole” (anche se adeguatamente integrate) sarebbe anch’esso ipocrita.

  2. Carpenberg

    “È uscito Dragged across concrete!”
    “Dove, al cinema?”
    “No, sui calci!”

    Che vergogna che ancora non tirino ancora fuori un capolavoro del genere, fortuna che ci siete voi, raga. Visto il mese scorso e leggendo le varie recensioni mi stavo per tagliare le vene. Se mai si decidessero a distribuirlo torno a vedermelo in prima fila.
    L’inciso di Jennifer Carpenter è da applausi, una cosa clamorosissima, e ancora non riesco a togliermi dalla mente di Tory Kittles: che cazzo di fazza ha?

    • Cicciopasticcio

      La parte con Jennifer Carpenter si inserisce nell’inseguimento in maniera perfetta, il film è una bomba e la vita è un safari nella giungla.

  3. Non solo mi avete venduto questo, ma mi avete messo una voglia matta di recuperare gli altri film del regista. Grazie.

  4. Il Reverendo

    Film bellissimo. Noir nerissimo duro come in cazzotto nella bocca dello stomaco.
    Mel è perfetto e fa rimpiangere che non faccia molti più film di quelli che fa.
    Io personalmente ci ho visto alcune somiglianze con Pulp fiction nei dialoghi, nelle inquadrature..

    Il discorso razzismo è semplicemente assurdo e il fatto che sia stato sollevato dalle critiche americane, dimostra che poi il personaggio di don Johnson non ci era andato troppo lontano dalla realtà.
    Io devo dire di aver letto molto lamentare sotto questo aspetto anche i discorsi di Gibson sul quartiere cattivo e sul suo dare per scontato che la figlia verrà stuprata quando crescerà. Assurdità.

  5. Max

    Questa volta il buon Zahler non mi ha preso come con i precedenti, manca il “botto”, soprattutto nella parte finale. Proverò a rivederlo più avanti, magari cambio parere.

  6. Bellissima recensione! Questo non vedo l’ora di vederlo, per me Zahler è un vero genio!

  7. tommaso

    Avete scritto tutto quello che c’e da scrivere su questo fottuto capolavorissimo.

    E’ vero, il discorso sul politicamente corretto alla fine e’ solo un momento e direi che e’ piu’ esistenziale che politico, ma e’ comunque sostanziale: i due protagonisti seguono e stanano i soliti “diavoli” zahleriani, in quanto abituati a frequentare il Male. Sembrano gli unici in grado proprio di vederli, come se piu’ che criminali si parlasse di fantasmi. La morale e’ che credere di combattare il Male rimuovendolo da ogni discorso, azione e rappresentazione finisce solo per favorirlo e renderlo “invisibile”.

  8. Pete Bondurant

    Roba cazzutissima.

    Von trier e autoroni vari a Mastro Zahler devono pulirgli il culo.

  9. Karate Chi?

    Non l’ho visto e ne bramo la visione. Comunque Mel Gibson + baffo = Marco Predolin.

  10. Che fotta. E che dvd-quote

  11. Axel folle

    Mi auguro ma dubito vedrò qualcosa quest’anno che possa piacermi di più.

  12. Kaiser Zozzo

    Si ma le botte in Brawl erano goffe e ridicole. I cazzotti arrivavano lontano un miglio. Vuoi fare il figo che riprende i pugni frontalmente, ma da quello che si vedeva é stata una pessima idea.

  13. dirty harryhausen

    segnato.

  14. ste

    Un film commuovente per come eviti spiegoni di vario tipo per le azioni dei protagonisti…sospensione..che si fa…rapiniamo i cattivi..bon si va (il tutto come ben detto senza strafare con l’action puro, anzi senza fare quasi niente). Non sarà il triller action della storia ma cazzo basta sentire i suoni come si chiudono le portiere o si muovono le macchine per capire che c’è qualcosa in più.

    • gemello Derrick

      Vero che concettualmente si avvicina a Triple Frontier, ma qui l’esecuzione è nettamente migliore. Qui si crea l’empatia coi due protagonisti, anzi tre, in Triple Frontier tutti sembrano uguali l’uno con l’altro, non ti affezioni a nessuno. Dragged across è di un’altra categoria.

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