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Non entrate in quella casa nel bosco: What Keeps You Alive

Certo che noialtri esseri umani non impariamo mai un cazzo. Facciamo sempre gli stessi errori, all’infinito, ancora e ancora e ancora. Tipo innamorarci, oppure passare weekend in case di legno isolate nel bosco, quando sappiamo benissimo che entrambe le cose, alla lunga, hanno altissime percentuali di finire malissimo. Guardiamo un sacco di film che ci mettono in guardia, scuotiamo la testa con benevolenza e rassegnazione davanti alle scelte stupide dei protagonisti, e poi – PAM! –, alla prima ipotesi di relazione sentimentale o di due giorni lontani dalle rotture di coglioni della civiltà, non capiamo più niente e ci caschiamo, cotti come pere cotte.

into the woods

Comincia così, What Keeps You Alive: Jackie e Jules sono sposate da un anno e decidono di festeggiare con una piccola vacanza in quella casa nel bosco dove Jackie è cresciuta. La prima inquadratura è cime di alti alberi scuri stagliati contro un cielo grigio-bianco, dal punto di vista di qualcuno a terra. La seconda inquadratura sono le due ragazze che attraversano in auto il bosco, su una strada sterrata, ascoltando a tutto volume Anthem for the Year 2000 dei Silverchair, ed è subito evidente che non ne verrà niente di buono (nel mentre la vostra Xena precipita in un flash adolescenziale che levati). La terza inquadratura è quella casa nel bosco, pure lei stagliata sinistrissima contro il cielo, tutta legno e grandi finestre, sogno proibito di ogni instagrammer hipster e anche di svariate riviste d’arredamento d’interni, eppure mentre Jules, che la vede per la prima volta, la esplora, il modo fluido ma evidente in cui la camera di Colin Minihan esplora con lei stanze, scala e corridoi mette subito in chiaro come ci dobbiamo sentire: inquieti.

le attrici e il regista di what keeps you alive – bella, frate

Cose importanti: Colin Minihan è questo zio canadese con l’aria di ascoltare davvero solo i Silverchair, ma ha un curriculum abbastanza solido. È una delle due metà dei The Vicious Brothers, quelli di ESP – Fenomeni paranormali, e poi da solo (ma con l’altro bro Stuart Ortiz alla sceneggiatura) ha diretto Extraterrestrial, dove c’erano quella casa nel bosco e gli alieni, e Deserto rosso sangue, dove c’erano il deserto, gli zombie e Brittany Allen, una delle due protagoniste di What Keeps You Alive – e lo sottolineo anche perché altrimenti sarebbe davvero difficile riconoscerla. Brittany Allen, tra l’altro, è la compagna di Minihan (qui è anche produttrice, nonché autrice delle musiche), e l’ultima volta in cui l’abbiamo vista è probabilmente in Saw: Legacy, dove c’era anche Hanna Emily Anderson, l’altra protagonista di What Keeps You Alive. Insomma: una grande famiglia.

Non vorrei rivelare troppo della trama parlando di What Keeps You Alive, perché se è vero che l’amico Minihan, nel suo primo lavoro senza il suo vicious bro (e anche senza elementi soprannaturali), percorre strade già ampiamente battute dallo slasher, è anche vero che quel che gli riesce meglio è giocare con le aspettative, e proprio con il fatto che lo spettatore di film di genere è solitamente un tipo iper competente, che sa come vanno le cose, cosa riconoscere come indizio, come prevedere le mosse. Ora, non sto dicendo che What Keeps You Alive sia (attenzione!) imprevedibile e iper consapevole come Quella casa nel bosco, non è neppure sua intenzione provarci, ma per fare un esempio: all’inizio gioca un po’ a farti credere che possa essere un home invasion (con quelle luci dell’auto che squarciano l’intimità della coppia, con la figura incappucciata che si avvicina alla porta), mentre la minaccia è tutta interna (da qui, suppongo, anche la fissazione con la casa, con la continua esplorazione dell’ambiente domestico, con l’attenzione a ogni oggetto che potrebbe diventare – se già non lo è – un’arma letale).

certo, questo fucile verrà usato solo per sparare ai barattoli. credici

Sento però quanto meno di potervi dire, senza rovinare troppo, che una delle due protagoniste vuole uccidere l’altra: a un primo atto che prepara la tensione, instillando disagio su disagio e promettendo un thriller psicologico sulle relazioni di coppia, segue un secondo che aggiunge le dimensioni slasher e survival, e una bella carneficina, e nel finale (la parte più debole) pure una svolta da revenge movie. È il bello del film quello di trasformarsi continuamente, anche per non farsi raggiungere dalla sensazione di già visto, e correre abbastanza veloce da non lasciarci soffermare più di tanto sulle incongruenze e le implausibilità di trama. Aiutano soprattutto Allen e Anderson, dimostrando che un attore motivato e una performance intensa possono rendere credibile (quasi) tutto; il fatto che interpretino due lesbiche funziona benissimo, poi, per rendere il confronto/scontro paritario, tra due corpi di donna tutto sommato simili in termini di forza, abilità, fisico e dimensioni (il film era stato in realtà scritto per una coppia eterosessuale, e Minihan ha dichiarato di non aver cambiato quasi nulla: è forte, perché funziona uguale e allo stesso tempo aggiunge un aspetto nuovo). Minihan con la macchina da presa (specialmente in steadicam) ci sa abbastanza fare, soprattutto ha un senso molto interessante per i luoghi, sia per gli spazi aperti e minacciosi della natura canadese sia, come dicevo prima, per quelli chiusi e solo apparentemente rassicuranti della casa.

romanticismo

Se mai quel che fa vacillare il risultato finale è una sorta d’indecisione sul tono generale, e sull’obiettivo finale, come se il film non sapesse davvero scegliere se essere un buon horror indie anche un po’ arty, oppure mollare i freni e divertirsi completamente nell’abbracciare il genere anche in modo un po’ tamarro. Ci sono momenti di entrambe le cose che funzionano: c’è una bella scena tutta al neon e black light, e ci sono efficaci attimi gore, ma il passaggio dall’una all’altra dimensione non è sempre fluido e alla lunga lascia un po’ perplessi. Anche perché What Keeps You Alive non nasconde certo le sue ambizioni, in particolare quelle metaforiche, e pure su questo fronte avrebbe forse aiutato di più un sano approccio less is more: il discorso nature vs nurture è buttato lì un po’ così, mentre quello sul matrimonio e sulle relazioni sentimentali (che avrebbero sempre un fondo sadomasochistico, e ci incastrerebbero a ritornare sempre sugli stessi luoghi per infliggerci reciprocamente menzogne, manipolazioni e dolore) non aveva bisogno di esser sottolineato con inutili flashback in bianco e nero, pure un po’ sciatti in confronto al resto. Nel senso: in casi come questi, meglio zero backstory che pochi accenni male sviluppati.

andrà tutto bene

Ma d’altronde, facciamo tutti quasi sempre gli stessi errori: innamorarci, passare weekend in case di legno isolate, non raggiungere davvero il massimo delle nostre potenzialità fermandoci o perdendoci a metà strada. A questo giro, c’è sia del buono (pur con tutte le sue ambizioni un po’ pompose, il film non si dimentica mai di intrattenere) sia del così così (soprattutto quando arriva il momento di quagliare, alla fine). Magari la prossima volta andrà meglio: riproviamo, cosa mai potrà andare storto?

Dvd quote suggerita: «Il matrimonio è la tomba dell’amore», Xena Rowlands, i400calci.com

Trailer | IMDb

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8 Commenti

  1. tommaso

    Forse bisognerebbe iniziare a dire “anche basta, grazie”. O “cheppalle!”.
    Non metto in dubbio che questo film possa essere fatto meglio della media. Gia’ “Deserto rosso sangue” sul tema degli zombi – che ormai come tema ha rotto ancora piu’ le palle delle catapecchie nei boschi – era passabilmente carino. Probabilmente sara’ passabilmente carino questo. Pero’ mi chiedo quanto si possa replicare all’infinito le solite formule, per quanto si continuera’ a giocare gli stessi giochi, se giungera’ mai un momento in cui la pila delle variazioni-sul-tema cadra’ su se stessa?

    • samuel paidinfuller

      la mia dvd-quote per deserto rosso sangue è stata “la novità di questo mese è lo zombie che va pazzo per il marchese”

      che è anche l’unica cosa degna di nota di quel film che io ricordi

  2. Past

    e niente ma quanto va la coppia lesbo negli ultimi tempi…c’è pure na roba che si chiama perfection uscita su netflix sti giorni…ormai pare che non c’è una a cui piacciono le donne in un film oppure ha un dildo o robe cosi nascosto da qualche parte,e non fa almeno un commento sugli uomini ogni 10 minuti trattandoli da pezzi di carne il film non se po fà…grazie tante mitu…ora si che le donne sono libere ed emancipate…

    • samuel paidinfuller

      Perfection l’aggie visto, stiamo sopra la media netflix, consigliato

    • Pensa quanto va la coppia etero da circa più o meno sempre invece. Tremendo che sono usciti due film con coppie gay nel giro di pochi giorni. DUE! Sono più di UNO! Roba da esposto alla magistratura e campagna contro l’allarme gender.
      Con tutto l’amore, ma pmadonna quanto hanno rotto i coglioni ‘ste stronzate.

    • Djenco Unchained

      Solo applausi per Stanlio.

    • Federico Fellone

      Mi avranno invalidato la scheda se nelle preferenze ho scritto Stanlio Kubrick?

  3. Past

    oh stanlio, vero che non ne luogo ne posto, ma almeno leggili tutti e bene i post…la mia non è una critica alla giovanardi/adinolfi o altro medievale di turno…e su…

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