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Che cos’è uno sciacallo: The Haunting of Sharon Tate

Fine della pacchia

Mi sono appassionato alle vicende legate a Charles Manson appena ho scoperto che in realtà non aveva ammazzato nessuno.
È una di quelle credenze popolari superficiali che ogni tanto si diffondono fuori controllo perché a volte la realtà è troppo complessa per essere spiegata con una frasetta: Frankenstein non è il nome del mostro ma del suo creatore; Bruce Lee non ha girato centottanta film ma appena quattro e mezzo; Human Centipede non contiene nessuna scena schifosa, se la gioca tutta sulla suggestione della premessa; Charlie Manson non è un efferato serial killer, o più precisamente non lo è nella sua definizione classica, in quanto non è mai stato la mano dietro agli omicidi bensì la mente (persino “indiretta”, o addirittura “presunta”, in certe versioni). Era il leader di una piccola comunità di scappati di casa, ai quali offriva uno stile e una filosofia di vita alternativa, e sulla quale esercitava un ascendente paragonabile a quello del capo di una setta: dominava i loro pensieri, influenzava le loro azioni, non fatico a credere che non avesse sempre per forza bisogno di essere diretto ed esplicito, ma infondo sono sfumature semi-superflue.
Non pretendo di aver visto e letto tutto lo scibile su di lui, però ci ho provato: una manciata di documentari, un pugno di libri.
Diversi suoi aspetti mi stuzzicavano: la sua amicizia con Dennis Wilson, il suo autoprofetizzarsi come figura cristologica (vedi l’andazzo del processo), l’aver convinto un pugno di persone ad abbandonare la loro vita in molti casi agiata per andare a fare sesso con lui a ritmo quasi costante e obbedire a qualsiasi puttanata dicesse – e tutto questo senza che occupasse la benché minima posizione di potere, vivevano tutti da semi-squatters in un ranch che era stato loro affidato in cambio di manutenzione, e spesso per campare dovevano ravanare nella spazzatura. E lo facevano volentieri! Manson ci aveva composto una canzonetta allegra, sulla spazzatura. Tanto bastava per convincerli che era una figata. Sognava di diventare una rockstar, Manson: in qualche modo, prima ancora che dalla musica e dai dischi, era riuscito a cominciare dall’harem di groupie.
Grazie a queste vicende ho imparato diverse lezioni:
– mai fidarsi dei media, che gli stagisti sottopagati son sempre esistiti;
– mai fidarsi dei media quando dipingono una persona come “geniale”, si tratta quasi sempre di abbaglianti cretini casualmente carismatici e non capisco chi ci guadagna a sopravvalutarli se non le vittime del suo fascino che vogliono sentirsi meglio;
– mai fidarsi dei processi dal grande richiamo mediatico, sono sempre, SEMPRE un pastrocchio inverosimile, schiacciato da un numero ingestibile di interessi collaterali, che alla fine viene per forza di cose risolto a braccio;
– anche i bianchi borghesi hanno grossi problemi da risolvere;
– mai fidarsi dei media, in generale.

The original Roman Polanski & Sharon Tate

Manson era uno di questi abbaglianti cretini casualmente carismatici, ma riuscì a provocare quello che tuttora è uno dei più densi e pesanti shock culturali dell’ultimo secolo, gettò una luce improvvisamente terrificante sul movimento hippie e su una generazione di privilegiati allo sbando, chiuse sostanzialmente un’intera epoca e per un pelo non si trascinò dietro pure i Beatles e i Beach Boys. Su di lui si accumularono esigenze politiche/sociali/mediatiche di ogni tipo, distinguere tra fatti e leggende diventò quasi subito un’impresa disumana, e se il processo non fu una farsa ci arrivò pericolosamente vicino – a rinchiudere uno come lui in gabbio a vita ci si sbagliava sicuramente di poco.
Devo dire che sono contento che di colpo esistano film come Lords of Chaos, che si prendono il disturbo di dare una svegliata generale e smitizzare figure (in quel caso Burzum) il cui fascino si stava espandendo fuori controllo. In un mondo migliore tantissime storie andrebbero raccontate nello stesso modo, quella di Charlie Manson in primis. Poi magari qualcuno come Anton LaVey. Poi possibilmente che ne so, Fabrizio Corona.
E invece, cinquant’anni dopo, ci toccano ancora sciacallate imbecilli senza vergogna come questo The Haunting of Sharon Tate.
Un breve antefatto: nel 2016 usciva 10050 Cielo Drive, di John R. Leonetti, il primo pirla ad avere l’idea di trasformare l’omicidio di Sharon Tate in un horror commerciale qualsiasi sul modello del sottogenere degli home invasion. Bongiorno Miike era occupato per cui non lo coprimmo, ma si trattava sostanzialmente della peggiore scusa possibile per girare un’ennesima variante moscia di The Strangers, con l’ipocrisia di dichiararsi soltanto “ispirato” a una storia vera per pararsi il culo, usando i veri nomi ma non i cognomi, mischiando a piacere la cronaca con le invenzioni necessarie per dare “spettacolo”, e poi dai su, era il regista di Annabelle, non c’era speranza.
Ma questo The Haunting of Sharon Tate, da qualche giorno su Netflix, riesce a rilanciare ulteriormente: già dal titolo diventa esplicita l’intenzione di collegarsi inequivocabilmente sia alla storia vera che, per qualche ragione, per assonanza, a una serie di titoli horror mainstream legati agli esorcismi.

Ed è subito pomeriggio di Rete 4

Il dito va puntato fortissimo su Daniel Farrands, un passato fatto di documentari sulle saghe di Nightmare e Venerdì 13, qui in regia e sceneggiatura.
Farrands non è timido e cita i fatti di cronaca senza problemi, ma la struttura che mette in piedi fa ridere da subito, perché è chiaro che non ha assolutamente nulla da dire sulla vicenda, su nessuna delle sue sfaccettature e delle sue conseguenze, ma sta solo cercando di incastrare nella classica formuletta da horror mainstream un episodio realmente accaduto che questa formuletta la rispecchia fino a un certo punto.
Ad esempio: Sharon Tate viene dipinta come la classica final girl, ma sappiamo tutti che non la è. Sappiamo che muore come tutti gli altri, e sappiamo che – qui era dove Leonetti deviava per fare liberamente il thriller classico – non è che ci sia stata ‘sta gran caccia tra gatto e topo fra la Manson gang e le vittime, fu più una roba da satanic torture porn che da teso home invasion di continue fughe e nascondigli.
No, non è qui che Farrands vuole inventare.
La sua idea invece è, incredibilmente, quella di rimanere il più vicino possibile al titolo in cui si è auto-incastrato.
E come?
Grazie per la domanda.
No, niente possessioni demoniache: la povera Sharon viene semplicemente tormentata dai più stronzi dei sogni premonitori.
Che altro poteva fare, Farrands? Cioè, se lo chiedeva a me e mi diceva che non aveva la minima intenzione di fare analisi socio-culturali, l’impatto degli omicidi sull’immaginario popolare, la psicologia degli assassini, la summer of love, o anche solo il più duro complottismo sui giri strani che collegavano Manson, i Beach Boys e i Polanski, io gli rispondevo pacifico che non aveva un film.
E invece Farrands è talmente infame da decidere che la trama consiste in Sharon Tate che avvista Manson fuori da casa sua e da quel momento inizia ad avere incubi sull’imminente massacro, incluso sognarselo tutto a metà film (“e allora come lo chiudi?” mi son chiesto tra parentesi, ma ci torniamo dopo).
Lo ammetto: mi ha spiazzato.
C’era una ragazza incinta, una setta di presunti satanisti: stronzo per stronzo, mi aspettavo Rosemary’s Baby.
Un accenno di suggerimento subdolo dopotutto c’è: se si trattasse di un horror normale, l’assenza del marito non sarebbe casuale ma motivata, legata a un qualche aspetto descrittivo o a qualche svolta di trama, mentre qui Roman Polanski semplicemente sta girando un film in Europa e non lo si vede mai, non lo si sente mai, fatta eccezione per un breve vero filmato di repertorio del matrimonio. C’è una telefonata: sentiamo Sharon che si sfoga con lui di tutti i suoi timori e paranoie, gli racconta di come abbia paura che stiano per venirsi a prendere il bambino che ancora porta in grembo, gli chiede di andarsene, ma la linea cade di colpo. Non sappiamo perché e per come, non sappiamo se è sfiga o se lui ha riattaccato, è un singolo isolato momento, forse losco e forse no, in cui ci si potrebbe leggere una complicità oppure non la si potrebbe affatto leggere, metti che Polanski si incazza e li fa chiamare dall’avvocato. In un horror normale il suo ruolo sarebbe più delineato, o più volutamente misterioso, ma così è soltanto un tirare un minuscolo sassolino e ritirare la mano fischiettando e negando tutto.
Fuori da queste inutili timidezze, che si tirassero dentro vaghi, vigliacchi, maldestri echi di Repulsion non me l’aspettavo.

È inutile, nel ’69 Liam Neeson non era ancora disponibile…

Ma anche al di là di tutto ciò: non è che Farrands sia esattamente un mago della suspense o cose del genere. Non è quel tipo di film che, se ignori i fatti a cui si ispira e ignori pure le stranezze/incongruenze formulaiche dovute appunto ai fatti a cui si ispira, colpisce particolarmente per mestiere e/o efficacia.
È il tipo di film piuttosto che mette una scena in cui Sharon scopre dei vecchi demo di Charlie Manson, li ascolta, e scopre che se li mandi al contrario si sente una voce che dice “Helter Skelter”. Capito? In un horror normale avrebbe scoperto cose ben più suggestive e inquietanti. E invece no, è “Helter Skelter”. Noi sappiamo che ha senso, sappiamo del significato apocalittico che Manson associava a quelle parole, ma i personaggi no, per i personaggi quello è soltanto il titolo di una canzonetta dei Beatles. È come se qualcuno avesse inciso al contrario “Obladi Oblada”. Sharon si fa spiegare tutto dal suo giardiniere, per comodità anche esperto di tecniche di registrazione, e lui le dice “questa cosa della registrazione al contrario è un espediente particolare e molto ricercato, con cui normalmente si lasciano messaggi nascosti”. “Messaggi di che tipo?”, chiede Sharon. “Mah, di ogni tipo. Anche satanici”.
Di ogni tipo.
Anche satanici.
Ve lo giuro, è così che Farrands cerca di costruire tensione.
Sharon Tate, per Daniel Farrands, è una bravissima aspirante star del cinema tanto buona e tanto dolce e tanto fragile, interpretata da un volto violentemente disneyano come Hilary Duff, qui con il compito di reggere sostanzialmente il film da sola con la delirante paranoia dei giusti.
Se vi interessa farvi un’idea di che aria tirava alla Manson Family è appena uscito anche Charlie Says di Mary Harron: non è un horror, è un dramma raccontato dal punto di vista di una delle ragazze incarcerate per l’omicidio della Tate, non è eccezionale ma è un tentativo più che onesto che tratta Charlie col giusto distacco.
Ma per godersi un film come questo c’è un solo modo: astrarsi da tutto e ammirare la vertiginosa distanza tra il complesso, controverso, epocale materiale di partenza e la sua blanda, limitata, triste, proattivamente stupida trasposizione per Netflix.
Doveste poi scoprirvi fans del genere, sappiate che Daniel Farrands sta ultimando una biografia di Nicole Brown Simpson con Mena Suvari.
Detto questo – avevo promesso di tornarci – il finale è talmente spettacolare che non riesco a trattenermi dal condividerlo, per cui vi lascio alla DVD-quote, vi metto una foto, e poi ve lo svelo.

DVD-quote:

“C’era una volta a Netflix”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Che divertente la canzone della spazzatura!

SPOILER DEL FINALE!!! In un clamoroso colpo di scena, Sharon è davvero la final girl che reagisce, combatte e riesce a scappare. Poi le viene un dubbio, torna indietro e scopre l’amara verità: era solo un’esperienza extra-corporea e in realtà era morta ammazzata. Ci hai la faccia come il culo, Daniel Farrands.

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46 Commenti

  1. Hellblazer Joestar

    Già un film così sarebbe grave, ma rilanciare subito dopo con un altro film su Nicole Simpson mi induce a creare una categoria registica solo per Farrands, quella dei Registi Scartati dalla Redazione di Chi l’ha visto?. Se fa la tripletta con un film su Avetrana e Sarah Scazzi io vi avevo avvertito subito.

  2. Bradlice Cooper

    A questo punto, conferma anche la dvd quote, la domanda è spontanea: cosa ne pensi dell’ultimo Tarantino, e di come viene trattata la vicenda Manson lì? (Non l’ho visto, quindi chiedo senza pregiudizi)

    • Neanche io, non ero a Cannes. Mi hanno spiegato che se aspetto che esca in sala riesco a vederlo senza fare quattro ore di fila.

    • samuel paidinfuller

      secoli fa lessi l’autoarringa che manson fece durante il suo processo e la cosa più scioccante non erano tanto le frasi di charlie, ma il fatto che il pubblico ministero convinse il giudice a far uscire la giuria dall’aula durante l’arringa di manson per evitare che la influenzasse con i suoi presunti poteri (o qualcosa di simile)

      beat that, hollywood and Di Pietro

    • samuel paidinfuller

      non voleva essere una risposta ma un semplice commento… che sia un segno premonitore????

    • “se il processo non fu una farsa ci arrivò pericolosamente vicino”, dicevo appunto… Più ne imparavo più mi cascavano le braccia

  3. Solo a leggerlo, metto il finale nella Top 10 dei finali piú stronzi di sempre. Ci vuole davvero coraggio.

  4. tommaso

    Comunque e’ interessante questa moda mansoniana spuntata fuori negli ultimi tempi (a cui ha contribuito lui stesso schiattando). Effetto del cinquantennale o figura potentemente simbolica in un tempo di “geniali cretini” al potere?

    In attesa di vedere quel che ha fatto Quentinone, e’ molo interessante come hanno trattato il suo mito nella prima stagione di Mindhunter: non lo si vede mai ed e’ il Male inavvicinabile, con i personaggi che si scandalizzano anche solo a sentirne parlare. Tutto questo in una serie che da la parola a serial killer pesissimi con decine di vittime sulle spalle. Per dire la potenza del mito. Sono curioso di vedere come tratteranno il personaggio nella seconda stagione, dove dovrebbe comparire sempre interpretato da Damon Herriman.

    Il caso Manson ha affascinato sempre anche me e queste un paio di idee che mi sono fatto:

    – la povera Sharon Tate sta alla vicenda mansoniana come la scena della doccia di Psycho sta al mito di Norman Bates. Senza quel trauma non sarebbe esistita la storia, senza QUELLA bella ammazza non ci sarebbe stata nessuna “gloria” per la bestia, neanche se Manson ne avesse fatti ammazzare il doppio.

    – piu’ che Manson ad essere realmente creepy in quella storiaccia erano le sue vestali, ragazzine con aria da ragazzine che ficcavano coltelli in pancia a donne incinta e ridacchiavano nel raccontarlo: aver attribuito tutto il Male della vicenda a Manson ha reso la vicenda paradossalmente meno inquietante.

    • Condivido tutto, e infatti trovavo il punto di vista di Charlie Says della Harron interessante, anche se oramai destinato ad essere insoddisfacente.

    • Hellblazer Joestar

      Il racconto delle ragazzine plagiate dal tipo carismatico è anche la cosa che forse mi è rimasta di più da Sette sconosciuti a El Royale, dove gratti pochissimo Chris Hemsworth e sotto c’è Charles Manson.

    • Oddio pochissimo, è alto e palestrato il doppio… il resto però uguale

  5. Hans Cooper

    Me-ra-vi-glia! Ora attendo con ansia un bello slasher Netflix sui delitti del mostro di Firenze con i compagni di merende interpretati dal cast integrale di “Smetto quando voglio”.

    • avdf

      troppo romaneschi.
      li ci vuole la cumpa di pieraccioni & co

    • Panariello nel ruolo di Pacciani potrebbe avere il riscatto della vita.
      Oppure no.
      Ma il problema non si pone perché tanto lo farebbero fare a Favino tutto truccato e ingrassato, dopo mesi di preparazione per l’accento toscano.

    • Landis Buzzanca

      “…’na volta ce stavano li roli pe’ ll’attori…mo’ ‘i fa tutti Favino…”

    • Landis Buzzanca

      (e dire che il lead perfetto per “Pacciani – the fiscion” ce l’avevamo …)

  6. Pitch f. H.

    “[…]mai fidarsi dei media quando dipingono una persona come “geniale”, si tratta quasi sempre di abbaglianti cretini casualmente carismatici e non capisco chi ci guadagna a sopravvalutarli se non le vittime del suo fascino che vogliono sentirsi meglio.” (cit. dalla recensione)

    La scena trap italiana tutta. Descritta e riassunta quattro righe.

    […]“ispirato” a una storia vera per pararsi il culo, usando i veri nomi ma non i cognomi, mischiando a piacere la cronaca con le invenzioni necessarie per dare “spettacolo”

    Ho subito pensato a PES e ai vari Roberto Riggio & co., ma è un limite mio.

    _

    Comunque sì, il film dell’Asylumflix è un po’ una merda. L’ho visto per lo stesso motivo per cui la Netfylum lo ha messo in lista, ovvero il film di Tarantino.
    Su Charles Manson concordo con la recensione, era giusto un coglionazzo incidentalmente carismatico.

  7. Lurkatore Seriale

    Questo film puzzava di cagata fin dal principio, proprio come operazione di becero sciacallaggio……

    Ma se uno volesse trovare qualcosa di valido tra libri e documentari quali consigliate? Nel mare magnum delle opere sull’accaduto è un casino sapere cosa leggere o guardare

    • Hellblazer Joestar

      Ce l’ho pur non avendolo ancora letto ma per pura fiducia nell’autore ti raccomando Helter Skelter di Vincent Bugliosi, che del caso Sharon Tate fu procuratore distrettuale.

    • peedee
    • L'ozio è il padre di Virzì

      Concordo con Hellblazer, anche se io l’ho letto. ;-)
      Il libro-cronaca di Bugliosi è perfetto per capire Manson e la sua Famiglia. In alcuni punti l’autore si perde un po’ ma alla fine tutto ti arriva dritto come un treno.

    • Bello il podcast. Da prendere con le molle il libro di Bugliosi, tante teorie sono tutte sue. Bello il documentario “Manson” di Hendrickson, che all’epoca fu ingaggiato per filmare scene di vita quotidiana della family (pre-omicidi ovviamente) e ha roba che non ha nessun altro.

    • samuel paidinfuller

      bugliosi è quello che ha fatto uscire la giuria dall’aula quando parlava mason…fazioso at least

    • L'ozio è il padre di Virzì

      Ok Nanni, d’accordo. Pure il finale ricorda pericolosamente “Codice d’Onore”. Ma tenderei a fidarmi più di Bugliosi che i fatti li ha toccati con mano piuttosto che di un documentarista hollywoodiano odierno.

    • Bugliosi è accusato da tanti di avere manie di protagonismo. La verità è impossibile, ma sentire tutte le campane aiuta a prendere meglio le misure.

    • Hellblazer Joestar

      Bugliosi manie ne ha di sicuro, il suo libro sul processo a O.J. Simpson è sintetizzabile con una frase: “nessuno capisce niente, tranne me”.
      Però ha un record di condanne praticamente imbattibile come Procuratore, e la sua ricostruzione dell’omicidio Kennedy è ancora la cosa più vicina al “Processo a Lee Harvey Oswald” che mai si sia avuta.

    • Vincent Van Zina

      Ma se io fossi completamente fuori dal mondo e non avessi mai sentito parlare delle vicende sopracitate (sembra strano ma non ho minima idea di chi siano Tate Manson e compagnia cantante), cambierebbe la fruibilità del film?

    • Cito dalla recensione: “Non è quel tipo di film che, se ignori i fatti a cui si ispira e ignori pure le stranezze/incongruenze formulaiche dovute appunto ai fatti a cui si ispira, colpisce particolarmente per mestiere e/o efficacia“ ecc…

    • Leggete tutto, malfidati, I’m one step ahead of you

  8. Mah…ho sempre pensato che Oliver Stone fosse l’unico, a poter fare un film sugli omicidi della Manson Family. Quasi lo profetizzava, in Natural Born Killers.
    Speriamo nel buon, vecchio Quentin…

  9. Sui libri…consiglio HELTER SKELTER di Vincent Bugliosi.
    C’e’ anche da noi, edito da Mondadori.
    Bugliosi fu il pubblico ministero che si occupo’ del caso.
    Comunque era prevedibile, visto l’arrivo del film di Tarantino, che piovesse una moltitudine di film sul genere.

  10. the Mat(Bat)

    Non aggiungo commenti perché ne avete già fatti parecchi, molto interessanti e intelligenti.
    Ringrazio Nanni di essersi sacrificato e… quando ha descritto la scena dello spiegone tramite “giardiniere esperto di registrazioni” mi è partità una bestemmia in ufficio…

  11. Hellblazer Joestar

    In questo caso a me viene da pensare che sia stato Quentin a mettersi in scia. Serie su Manson negli ultimi anni ce ne sono state molte, prima ancora dei film. Oltre a Mindhunters, che pare sia molto bello, anche Aquarius, una serie un po’ meh con David Duchovny, parlava della Famiglia.

  12. Zosimo Rossato

    @Nanni: mi scuso in anticicpo per l’OT ma non sapevo dove altro scrivere; ad ogni modo, è possibile riattivare la sezione dei trailer per parlare di Rambo Last Blood? Ammetto che il trailer mi sta dando da pensare. In negativo. Grazie.

  13. Oliver Die Hardy

    Ho letto lo spoiler…


    minchia, ma una trovatona del genere la mettevano gli imitatori di Twilight Zone IL SECOLO SCORSO!! E se ne vergognavano!

    clap clap Coso Farrands clap clap…

  14. Daniela Caneschi

    Per un approccio trasversale alla figura di Manson, consiglio la visione di Manson Family Vacantion, diretto nel 2015 da un certo J. Davis: spiazzante, a mio parere anche molto discutibile, ma originale. Una commedia che per tutta la sua durata sembra sul punto di trasformarsi in un horror, sicuramente più ricca di suspense di questa ciofeca di Ferrands oppure del filmetto insulso di Leonetti.

  15. Lorath

    comunque nel film c’è un’attrice che da sola varrebbe il ripristino del premio Jimmy Bobo: https://www.imdb.com/name/nm2308465/

  16. Alessandro

    Nanni, giuro su Dio che non voglio prenderti contropelo, ma Lords of Chaos è pieno di bugie.

    Burzum è un tipo peculiare ma il rispetto che riceve è abbastanza legittimo, la storia vera fu molto più marcia di come la descrive il film, Euronymus era davvero ma davvero una brutta persona…

    Chiunque abbia vissuto i fatti in prima persona ha definito quel film davvero buttato là, totalmente privo di contatti con la realtà…

    E Charles Manson era DAVVERO carismatico, cattivissimo e senza pietà. Il fascino del male, la totale assenza di freni inibitori.

    Ultima domanda: non ti piace LaVey? Era simpaticissimo!!! La Bibbia di Satana è la cosa più pacchiana del mondo, ma per l’epoca fece davvero rumore, e poi dai, uno che ha fatto costruire passaggi segreti in casa sua per apparire in mezzo al fumo durante le interviste, è la cosa più grezza/buffa del mondo!!!

    • Ma non capisco che c’entra e non vedo contraddizioni con quello che ho scritto, a parte il presumere a gratis che io non sia informato. Si può essere carismatici e cretini, si può essere buffi e cretini, si può fare un film romanzato – Lords of Chaos lo ammette già nei titoli di testa – ed essere contemporaneamente giusti nel dipingere Burzum come un cretino, visto che lui stesso lo dimostra di continuo da quasi 30 anni, e pure Manson e LaVey lo hanno ampiamente dimostrato finché erano vivi. “Affascinanti”, sicuro. Il problema è mitizzarli, insinuare che potessero avere idee o atteggiamenti condivisibili o che fossero addirittura dei “geni”.

    • Alessandro

      Il mio commento NON voleva risultare insolente.
      Né mi sarei mai sognato di darti del disinformato. Per me odiare Lords of Chaos è naturale come respirare, perché getta benzina sul fuoco di un argomento che tutt’ora crea problemi.

      Fu tutto strumentalizzato in un modo pazzesco, come figlio della scena black fu mio dovere documentami, non in modo campanilistico eh, ma diciamo realistico, e cavolo la disinformazione è la norma, sono guardingo per natura. Come dici tu, MAI FIDARSI DEI MEDIA.

      Su Manson come genio… non saprei. L’ho sempre ritenuto tale. Voglio dire, come convinci fior fiore di White Supremacy a vivere in una comune squattrinata, dartela a schiocco di dita e uccidere per te, solo “essendo te stesso” e dicendo qualcosa di quando in quando?
      Però la tua idea, cioè che abbia solo colpito il punto debole nella psiche di persone labili… mi tenta. Potrebbe essere vera.

      LaVey non pensare che io lo difenda a spada tratta. Certo, mi sta simpatico molto più di quanto non stia simpatico alla scena satanica che gli da del ciarlatano, ormai sono stufo di quei muro-contro-muro, per me chiunque partecipi alla liberazione dell’Uomo dalle catene del pessimismo e della Grande Nausea (cit Nietzsche) è un eroe, e poi trovo che come uomo fosse buffissimo.

      Se “eroe” e “genio” sono sinonimi, giuro che non l’ho ancora deciso.

      Scusami l’Offtopic, chiudo, volevo solo chiarirmi/scusarmi con te. Avere il carattere di un ariete d’assedio non toglie la lucidità di capire quando hai davanti un cervello che funziona, e non voglio inimicarmi il tuo, perché lo rispetto.

    • Fino all’harem ci potevo anche cascare, ma all’uccidere, quei bersagli, in quel modo, fidandosi di quel mucchio di fattoni che aveva dietro, dov’è un qualsiasi briciolo di sale in zucca in una mossa del genere? Senza manco bisogno di tirare fuori Helter Skelter.
      LaVey buffo ma interessante solo finché non ti rendi conto che la sua filosofia consiste al 90% in puro cabaret anti-cristiano. Burzum non ha bisogno di approfondimenti.
      Ti ringrazio per la stima.

    • Alessandro

      La stima per te è dovuta. C’è una profonda sottigliezza nelle tue analisi, svelte ma mai spicce, che non esiterei a definire spirituale.

      LaVey cabarettista d’accordo al duemiladiciannove per cento. Non che sia per forza un guaio per me. FORSE sta lì ciò che mi contraddistingue: ho una tendenza semi-campanilistica a difendere il cabaret, per quello amo film verso cui critici più severi sono scettici.

      Come a dire che, essendo io un Lovecraftiano convinto, guardo all’Uomo con la consapevolezza che esso non abbia molto tranne il campanilismo umanista a cui aggrapparsi, e quindi come sport nazionale spezzo lance a favore di molte sue azioni.

      Poi oh, certi film semplicemente mi piacciono perché ci ho visto dentro cose, credo che il 101% della mia psicologia cinematografica l’ho espressa involontariamente nel mio unico commento alla rece di Brightburn…

      Ammetto che su Manson non so tuttissimo, quello che misi assieme attraverso fonti vicine era paradossalmente molto semplice (per me “semplice” e “banale” NON sono sinonimi), Manson si era visto rifiutare un suo album musicale, e pensò di assassinare tutti i presenti ad una cena di gala a casa dei Romanski, perché credeva ci fossero, assieme a tanti ricchi snob, anche i diretti interessati che gli avevano rifiutato il cd.

      Trovo in qualche modo degno di analisi (NON encomio, ma analisi psico-sociologica) l’idea di reagire ad un rifiuto assassinando persone. A me hanno rifiutato un romanzo fantasy-horror (troppo porno/antireligioso/anarchico) e credimi, se fossi meno morale li avrei dato fuoco all’auto come minimo (però credo fortemente nel non usare mai la violenza se non per difendersi o far fuori un vero cattivo, tipo mafioso/terrorista), quindi conosco l’odio cieco di sentirsi lasciato indietro mentre tutti stappano champagne per festeggiare il nuovo e più recente figlio del consumismo (chiunque sia tale autore), però capperi arrivare ad uccidere…

      Mi fa venire in mente la “trasparenza antisociale” di Natural Born Killers (GRANDISSIMO Bobby Downey Jr), uccidere umani come schiacciare zanzare, se non è sociopatia quella…

      Probabilmente sono solo cascato nel tranello della proiezione esorcistica, sono affascinato da qualcuno che ha fatto una versione steroidata di quello che avrei voluto far io, cioè stra-arrabbiarmi contro il mondo editoriale saccente e schifoso che mi ha rifiutato il libro (chiunque l’abbia letto l’ha definito un capolavoro, ma stancante perché troppo “arrabbiato”, e devo dargli ragione, ma mi fa incavolare lo stesso che non me lo pubblichino)

      Un ultima parola su Manson non dico “genio”, ma almeno “non banale”: di persone puramente sociopatiche come lui, così totalmente prive di freni inibitori, ce ne sono poche. Comprendo come abbia potuto sembrare un guru. Sembrava quasi Hannibal interpretato da Mads Mikkelsen…

      Picolo offtopic su quel telefilm: io ADORO quell’uomo, ma la sua interpretazione di Hannibal l’ho trovata “apocrifa”, bada anche quella di Hopkins è un po’ “apocrifa” rispetto ai libri, nei libri Hannibal uccide (cito psichiatra che studia la Pop Culture, niente nomi ma ha un blog online) “attraverso la backdoor morale tramite cui uccidono i soldati e i poliziotti, che vengono poi visti come eroi e non come assassini”, Hannibal non è sinistro nei libri, è calmo, ritiene se stesso più un “Buono alla Dungeons&Dragons, che uccide i nemici” piuttosto che un cattivo, se ci fai caso le sue vittime sono solo altri serial killer o uomini potenti ma assolutamente indegni del potere che possiedono, in America quel tipo di umani si chiamano “Pig”, cioè “maiali”, e ha un suo senso perverso l’idea che lui li mangi…

      Al di là dell’offtopic, davvero Mikkelsen in quella serie fa molto Manson, non solo tentatore in senso classico, ma in modo più sottile: cioè che a tutti piace l’idea di avere accanto qualcuno che NON ci giudichi per le nostre parti “peggiori”, giacché è conclamatamente peggio di noi!

      O forse ci ha solo visto giusto te ed era più stile The Following

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