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Il manuale di come lavorare male: Popeye (1980)

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale  Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra nuova rubrica #EroiDiCarta:

Due anni dopo il Superman di Donner avveniva questo:

Se quello era l’esempio di cosa sarebbe stata l’industria dei blockbuster qualora avesse azzeccato gli adattamenti da fumetti, il Popeye di Altman annunciava un’altra faccia della medaglia: i film tratti da fumetti affidati ai grandi autori. Non è il padre dei film tratti da fumetti ma il padre dei fallimenti dei film tratti da fumetti. Ad oggi questa storia è raccontata intorno al fuoco dai produttori più anziani ai più giovani per spaventarli, come parabola su cosa può succedere di brutto nella loro vita.

Popeye è venuto così male, ma così male, che alla fine sembra un film italiano.
C’è tutta una lettura paradossale di questo film che lo accomuna ad una produzione italiana, con quella luce smarmellata, quei grandissimi set elaboratissimi da artigiani italiani (e davvero i costruttori erano italiani, del cantiere di Alvaro Belsole) ma anche completamente inutili, con tutta quella capacità nostrana di investire tantissimo in maschere, costumi e parrucche ma poi sbagliare dialoghi, storia, ritmo e montaggio. Ha di italiano anche un certo espressionismo, una voglia di caricare tutto e di sbagliare oltre l’umano, di trattare in maniera infantile materia che non è pensabile possa essere anche per ragazzi. E soprattutto i cazzotti, prima che esagerino nel finale, sembrano presi dai film di Bud Spencer e Terence Hill.

DING!

Era il 1979 quando la Paramount si guardava nelle tasche per produrre un musical da personaggi animati, uno qualsiasi, e trovava di avere già i diritti per Braccio di Ferro (nonostante fosse Hannah & Barbera ad avere quelli per la tv) visto che avevano i diritti dei film animati dei fratelli Fleischer. E quindi “Braccio di ferro sia!”. Come sempre quando c’è da parlare di film tratti da proprietà intellettuali non si tratta di storie avventurose o drammi umani, dietro c’è sempre una questione di avvocati, cause e diritti. Nel caso specifico era successo – YAWN – che l’offerta Paramount per adattare il musical Annie era stata superata da quella della Columbia. La competizione però era tale che loro ne vollero comunque produrre un altro, magari pescando nel proprio catalogo. Successivamente – YAWN – ottemperando ad un accordo per due co-produzioni che avevano già firmato anche la Disney salì sulla barca e lo co-produsse.
Siete ancora qui? Ecco tutto questo così che quando vi chiedete vedendo l’intro del film “Ma a chi è venuto in mente che fosse una buona idea?” questa è l’origine. Da qui è tutta in discesa fidatevi.

A questo punto parte la follia dei set giganteschi a Malta, di Robert Altman preso per dirigere dopo il rifiuto di Hal Ashby (e sono contento di non aver visto quella versione) e invece la buona idea di Robin Williams, giovanissimo e fresco di Mork & Mindy, per il ruolo protagonista dopo il rifiuto di Dustin Hoffman. Un’idea impeccabile persa in un mare di disastri squisitamente all’italiana, anche se per una volta l’Italia non c’entrava niente.

Perché in Popeye (che al botteghino non andò nemmeno male per quanto fu etichettato come un flop) c’è proprio un’idea sbagliatissima di quello che dovrebbe essere un adattamento al cinema, cioè una favoletta per bimbi invece che un film per tutti, un film fatto per ricalcare pedissequamente tutto invece che girato per sembrare naturale. Ma anche in quella dimensione Popeye è un fallimento. Quando sforarono il budget infatti la Disney e la Paramount richiamarono tutti a casa, quel che c’era c’era il film andava fatto con il materiale già girato e come risultato si passa più tempo a vedere gente che gira per il set, in lungo e in largo (“i soldi li abbiamo spesi, che si veda” tipico italiano) che negli effettivi eventi e l’idea di ripetere tutto del cartone, dalle esagerazioni ai suoni, è fallimentare.

Ci vuole infatti davvero tanto impegno e tanta ricerca, tanto studio e tanta dedizione per riuscire a disinnescare Robin Williams nel fiore degli anni e della droga, nel momento di massima eccitazione e cocaina. E Altman ci riesce! La sceneggiatura è così moscia che c’è poco margine e Altman così dittatoriale che Williams non riesce a dare nulla in più. Un trionfo del niente, costellato del borbottìo tipico di Braccio di Ferro ripetuto ad oltranza come un tappeto, il beat di un pezzo dei Chemical Brothers.

“Fantasyyy Fantassyy FAAANTASYYYYYYYY!”

Inutile parlare dei numeri musicali che tali non sono, sono in realtà persone ferme che cantano (ma sarebbe pure il meno eh!). La questione con Popeye e il motivo per il quale sembra così irredimibilmente italiano, è che LO SBAGLIO è così grande e così a monte da pervadere tutto. Bruto sembra Franchino di Fantozzi ed è vestito come Bud Spencer in Lo chiamavano Bulldozer (o Bomber, fate voi).
Solo alla fine, quando si comincia a marciare con polipi giganti (di gomma palese, che follia!), Olivia che urla aiuto, Pisellino intrappolato e Braccio di Ferro in cerca di spinaci che un po’ si respira l’atmosfera dei Fleischer e delle strisce a fumetti originali. Ma è comunque troppo poco per eccitare chiunque.

Ecco a questo punto il vecchio produttore, finita la storia, guarda gli spaventatissimi giovani produttori, aggiunge un ciocco al falò e trae la morale: “E questo è il motivo per il quale non si assume mai qualcuno con delle proprie idee ma solo e sempre…” e i giovani produttori in coro: “Ron Howard!”.

Dvd-quote suggerita:

“Per fortuna fu l’ultima volta che qualcuno prese un autore per un film tratto da un fumetto…”
Jackie Lang, i400calci.com

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31 Commenti

  1. Past

    in pratica è il film di hulk di lee di quei tempi…me ne sono sempre tenuto alla larga perchè è un film musicale…

    p.s.

    se non posta più nessuno è perchè sti captcha sono impossibili…non potete mettere quello dei numeri-lettere scritti da un’imbriaco…?

    • Johnny Cloaca

      Io non le trovo mai tutte le auto e i segnali stradali in questi captcha.
      Ogni volta mi sale una crisi esistenziale alla Blade Runner…

    • Lorath

      Fino a pochi giorni fa c’erano i plugin per browser che auto-completavano i captcha, ora non vanno più, fancoolo agli idranti e ai bus.

  2. Zen My Ass

    Credo di averlo visto una volta da bambino e mi piacque perché sembrava appunto un film di Spencer e Hill… mai più rivisto e mi va bene cosi`. Popeye e` anche un fumetto difficile da rendere bene live action.

  3. jax

    Jackie devo dire che è successo dopo, Ang Lee/Hulk, solo che in quel caso è venuto un film della madonna

  4. Ciak Norris

    Eppure ne ho un buon ricordo…

  5. Silvio Hacherman

    Sono in disaccordo totale con la vostra lettura di questo film… . Al di là dell’aspetto commerciale, artisticamente mi è sempre parso un lavoro “eccentrico”, un unicum da riconsiderare almeno con più attenzione.

  6. Leopoldo Di Caprio

    Nonostante tutto ne ho un bel ricordo, sarà stata l’infanzia, ma c’è tanta verità in questo articolo.

  7. Maxnataeleale

    Non ho mai avuto il coraggio di guardarlo

  8. Blackporkismo

    Ne ho visto tipo 10 minuti ma era tutto troppo posticcio e fare identici i costumi dl cartone animato invece di adattarli almeno un pò, sbagliata pure la recitazione.
    Ma forse Braccio di Ferro e anche difficile o impossibile da trasporre in pellicola.
    Anche io valuto in modo positivo l’Hulk di Ang Lee nonostante alcuni difetti, ma almeno li aveva la sua visione cosa che non avrebbe avuto se avesse accettato di dirigire il terzo Terminator.

  9. Poldo il divoratore

    Popeye sarà LO SBAGLIO fatto pellicola, ma sapete cosa che si regge ancora di ‘sto film (a parte i set a Malta)? Le canzoni di Harry Nilsson.
    Che poi la prima volta che le senti sembrano uno dei tanti maccosa del film, ma a riascoltarle sono pezzi ancora validi – non è che hanno ripescato “He needs me” per Punch-Drunk Love così a caso, per dire.

    • Chaltron Estro

      Ho sempre classificato questo film assieme ai vari Asterix e ai figuranti di Disneyland mascherati da Topolino e Pippo: spettacoli per chi ha un’età mentale in cui non si distingue ancora (o non più ) la realtà dalla fantasia. La recensione mi ha però fatto venire voglia di vederlo per amore del kitsch, forse devo preoccuparmi…

  10. dirty harryhausen

    una recensione degna di Stanis La Rochelle (detto col massimo rispetto sia di Stranis che della recensione!)

  11. BARONE ZELO

    mi ero ripromesso di non scrivere piu’ alcun commento
    dopo essermi preso del coglione per aver espresso la mia opinone in modo educato
    ma mai mi sarei aspettato di vedere una recensione di un film con Robin Williams su i 400 calci
    anni fà sarebbe stato impensabile….come cambiano le cose
    detto questo lasciatemi uscire dalla Keyfabee dopo aver fatto i complimenti a questa bellissima recensione solo dire………. Niola sei immenso

  12. tommaso

    Disaccordo piu’ totale.
    Ecco cosa ne scrivevo nel 2011 in un paio di forum (i riferimenti e le questioni cine-fumettistiche generali appartengono all’epoca, un’era geologica sotto questo punto di vista)…

    Mentre oggi fior di esperti ci spiegano quanto sia assurdo e ingenuo pretendere che nel passaggio al cinema vengano rispettate le caratteristiche e la personalità di un fumetto, ma che anzi “tradire” sia lecito e persino auspicabile, trent’anni fa, non un Kevin Munroe qualsiasi, ma due acidi iconoclasti come il regista Robert Altman e il fumettista Jules Feiffer realizzavano una versione cinematografica di Braccio di Ferro assolutamente rispettosa e fedele, sia visivamente sia nello spirito, alle strisce originali di Segar.

    Quindi mettendo in scena un personaggio molto diverso da quello reso celebre dai cartoni animati e noto in Italia per le storie dal taglio disneyano realizzate per anni da autori nostrani. Un personaggio che si muove in un mondo grottesco e vagamente inquietante, con una sua morale surreale e anticonformista: se gli viene affidato un bebè chiedendogli di fargli da mamma, lui esegue alla lettera senza curarsi del paradosso sessuale – idea ripresa proprio dalle strisce. (E tanto per cambiare… nella monografia del Castoro dedicato a Altman negli anni ’80, il critico di turno attribuiva il tono grottesco e i paradossi dei personaggi alla volontà iconoclasta di Altman di “elevare” la vile banalità del fumetto, l’idea che il regista fosse invece perfettamente fedele al tono del fumetto non lo sfiorava nemmeno.)

    Stroncatissimo all’epoca e poi quasi invisibile (oltre che in Italia orrendamente doppiato e sforbiciato di quasi mezz’ora), mi è sembrato invece uno dei migliori comic movie di sempre (non che ci voglia molto per quanto mi riguarda). Se per Segar il mondo di Popeye era l’immagine ilare e distorta dell’America della Grande Depressione, per Altman e Feiffer è una deformazione dell’America dell’allora neoeletto Ronald Reagan: all’inizio del film gli abitanti di Sweethaven, lo splendido paesino in cui è ambientato il film, cantano in coro “Ci piace star così senza democrazia /chi una volta viene qui non se va più via”. Se da una parte Altman rispetta il fumetto, dall’altra fa letteralmente a pezzi l’idea di uno spettacolone colorato per bambini, realizzando il suo film più squinternato e anarchico, roba che “M.A.S.H.” o “Nashville” sembrano film normali e tradizionali. Ai produttori della Disney(!) deve essere venuto un colpo quando hanno visto il film finito. Tra le tante: Popeye canta “Io sono quel che sono” in un bordello, circondato da inequivocabili baldracche. Le canzonacce da musical sono inserite quasi a caso e cantate dagli attori con le loro vere, sgraziatissime voci, la gag si accumulano vertiginose e insensate, gli abitanti di Sweethaven sono interpretati da dei saltimbanchi da strada che durante le riprese Altman invitava a fare le cose più assurde senza curarsi della storia. Per due terzi ne è uscito un film geniale, caotico, irreale, autenticamente folle. Più sottotono l’ultimo terzo, dove la storia prende il sopravvento sull’improvvisazione e si perde l’aria di follia corale.

    Perfetto il cast. Già famoso per “Mork e Mindy” (che Altman detestava) Robin Williams al suo esordio cinematografico dimostrava di essere un immenso attore comico, peccato che invece si specializzerà come attore melenso e lagnoso. Shelley Duvall sembra nata per la parte di Olivia. Nella parte di Bluto c’è Paul Smith, che negli anni ’70 aveva girato parecchi film di serie C in Italia come sosia di Bud Spencer e anche qui sembra spesso di vedere in azione l’attore nostrano.

    • El mariachi

      Grazie dei dettagli.
      Poi de gustibus

    • Eh, gia’!!
      Bruto lo fa proprio Paul Smith, quello che poi si e’ messo a fare con Michael Coby le versioni scrause dei ben piu’ famosi Bud e Terence.
      Visto da bambino. E tutto sommato…me lo ricordo volentieri.
      Il risultato non e’ malvagio, se consideriamo che Popeye e il suo mondo sono rispettivamente un soggetto ed un contesto TOTALMENTE ASSURDI su cui fare un film dal vivo.
      Se parliamo di schifezze…SUPER MARIO BROS. – IL FILM col povero Bob Hoskins e’ molto ma molto peggio. Li’ si che hanno buttato alle ortiche un budget faraonico con incassi zero.
      Ma stanno per batterlo, mi sa. Basti vedere il trailer di SONIC…

    • tommaso

      @Redferne: ma io sostengo che e’ un bel film, eh. Mica un meno peggio.

      @Mariachi: “de gustibus” fino ad un certo punto.

      Se si guarda il film per quello che e’ (e nella versione in inglese, non quella inguardabile devastata dai nostri distributori), cioe’ un prodotto anarchico tipicamente New Hollywood e soprattutto come un film di Robert Altman, e’ un prodotto coerente e interessante.

      Posso capire faccia cagare. Questa recensione NON lo fa capire, sembra piu’ un tardiva presa di posizione contro registi come Altman e (chissa’ perche’) Hal Ashby.

      Altman, di cui non avrei mai detto di vedere un film recensito in questo blog, ma che trovo neanche cosi’ fuori posto, che film come “Il lungo addio” e “I compari” non saranno certo un trionfo d’azione e botte, ma una loro coolness “calciabile” per me ce l’avevano.
      Cioe’, se chiedete a me, mi pare piu “calciabile” roba inquietantissima e pre-lynchiana come “Images” e “Three Women”, che non una sublimata artistica come il “Suspiria” di Guadagnino.

    • Ma io sono perfettamente d’accordo col tuo giudizio, Tommaso.
      Anche secondo me e’ un buon film. E Altman merita un’ulteriore menzione d’onore per essere riuscito a fare una trasposizione cinematografica di un soggetto cosi’ difficile.
      Come dicevo…ci sono soggetti che reputo semplicemente IMPROPONIBILI, per un film. Ma non e’ detto che non ci si possa lavorare sopra, ottenendo anche risultati dignitosi. Anzi…proprio in questo sta la grandezza di uno come Altman. Se lo avessero dato ad un altro, non avrebbe ottenuto un risultato simile.
      Il mio dissenso era rivolto se mai alla recensione vera e propria. Forse ritengo che sia stato esagerato stroncarlo cosi’.
      Ha i suoi pregi, dopotutto. Tra cui quello di aver inserito Braccio di Ferro e company in un contesto reale. Un porto di mare con tanto di bordelli e battone. E in un dialogo si fa pure riferimento alle malattie veneree!
      In un film per famiglie! Certo che alla Disney facevano robe incredibili, a quei tempi.
      Si, i film di Altman li trovo “calciabilissimi”.
      Al di la’ della componente grottesca hanno un’energia, una dinamicita’ e una carica vitale pazzesche. Da come la vedo io…se dopo la visione di un film ti senti gasato o emozionato, allora e’ calciabile.
      E concordo su Suspiria (il remake).
      Guadagnino non ha capito nulla, di quel film. Ne ha voluto dare un’interpretazione personale e assolutamente stonata. E fuori posto. Ne e’ uscito un film mediocre e pretenzioso. E alla fine, il regista si e’ trincerato dietro il classico “Io Suspiria l’ho interpretato cosi’.”
      Pure presuntuoso e arrogante, direi.

    • tommaso

      Scusa avevo mal interpetato.
      La pensiamo direi allo stesso modo.

  13. Rocco Alano

    Premesso che il film l’ho visto solo a spezzoni, l’idea di usare gli sganassoni alla Bud e Terence in un film su braccio di ferro mi pare tutt’altro che sbagliata.

  14. Antonio

    In base alla “logica” dell’autore dell’articolo, film come C’era una volta il west e Il buono, il brutto e il cattivo sono completamente sbagliati. Per non parlare di Diabolik di Bava. Questo anti-italianismo d’accatto è proprio un atteggiamento da provincialotti frustrati.

  15. steven

    ah ah ma che vaccata

  16. Guybrysh Eastwood

    Lo avevo visto solo una volta alla tele e mi era piaciuto… Incuriosito me lo sono rivisto ieri. Bello. Tra l”altro è chiaro che senza questo film non avremmo avuto monkey island.

  17. Mai visto, in compenso ho avuto la ventura di visitare il parco giochi che hanno creato con il set a Malta ;-)

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