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Io di Il Signor Diavolo non mi prendo nessuna reponsabilità. È colpa vostra.

Io lo so che esistono i fan di La Casa Dalle Finestre Che Ridono. Non li capisco ma so che ci sono. Non li capisco perché nel 1975 Argento aveva diretto Profondo Rosso e nel 1977 Suspiria, perché nel 1973 Bava aveva fatto Lisa E Il Diavolo e perché ce ne sono a bizzeffe di horror italiani veri girati intorno a quel 1976. Ma onestamente come si fa ad avere la passione per La Casa Dalle Finestre Che Ridono?? Quel riciclo padano di tutto il già fatto e inventato, così insipido e trito! Io capisco considerarlo il momento migliore della vita intera di Pupi l’incalciabile, ma addirittura elevarlo con il tempo, la noia e la tenera luce giallastra del ricordo a grande film fa ridere! E non tirate fuori Zeder eh!
Io lo so che ci sono 50enni stanchi e attaccati al passato, adolescenti già stanchi e incapaci di guardare il presente, dunque capaci di innamorarsi solo del passato, e tutta una fascia in mezzo che si riconosce solo in quel cinema lì, pronta ad amarlo tutto. Senza distinzioni. Ma ogni pazienza ha un limite.
Adesso vi guardate una scena. Eh no, mo’ ve la guardate proprio.

Capito?

Se non ci fosse stato questo gigantesco equivoco transgenerazionale fomentato dalla rivalutazione dei generi italiani (necessaria ma capace di far passare in cavalleria robaccia inqualificabile) che ha fatto di Avati un regista horror di buon livello che poi ha cambiato strada (invece di quello che è: un regista mediocre che ha provato diversi generi fino a che non ha trovato una formula produttiva che gli garantiva la sopravvivenza commerciale), una specie di Fellini di serie C con il mito dei ricordi, la nostalgia e il cinema di una volta, non ci sarebbe stato nemmeno Il Signor Diavolo, vero viaggio nel tempo maldestro di una persona che non vede film nella vita, o almeno non ne ha visti negli ultimi 30 anni, o che di certo non ha visto horror negli ultimi 30 anni.

Guardiamoci negli occhi: io non lo so chi e dove ad oggi potrebbe avere il coraggio di usare i sfx del cinema italiano anni ‘70 senza nessuna ironia. Davvero. Io non lo so chi ancora oggi potrebbe pensare che un film come Il Signor Diavolo possa mettere paura a qualcuno. Forse a qualche brava ragazza di provincia con la gonnellona alle caviglie, il sorriso candido, la coda di cavallo legata da un fiocco, le scarpe basse e una camicetta bianca che fa risplendere la sua innocente dentatura bianca. Cioè agli stessi personaggi degli altri film di Avati, fermi in un’epoca che forse non è mai esistita, un’idealizzazione campagnola o urbana (a seconda della trama), fatta di grande decenza e ferma condanna delle molteplici bassezze umane.

“eMammaMia siniore!!”

Ecco Il Signor Diavolo dovrebbe essere l’indecenza che si fa strada in un mondo di decenza, nella forma del pettegolezzo provinciale. Ci sono voci, maldicenze, dicerie e piccoli isolamenti, famiglie invise, figli che non devono frequentarsi ed emarginati. Trovate come il dente di maiale, il diavolo o come quel fottuto ruggito che apre il film che io davvero me ne volevo andare perché la misura era già colma, ma da dove escono?
Tarantino ha dovuto passare mezza vita chiuso a guardare VHS (e da quando ha fatto i soldi pellicole) per maturare un modo di prendere vecchi stilemi e rimaneggiarli per farci qualcosa di nuovo e moderno. Ma lo faceva anche Truffaut, lo ha fatto Scorsese e non smette di essere fatto, è un’operazione complicatissima. Avati affonda nel ricordo di film visti, nella copia di tutto quel che ha inventato Argento salendo sulle spalle di Mario Bava, nell’istinto del vecchio cineasta e nella convinzione che tanto tutto vada bene, senza modernizzare nulla. Il Signor Diavolo è un film degli anni ‘70 trapiantato oggi.
“Bello!” diranno in molti. “Eh no!” dico io.

“Ma come no!?”

Un conto è un film degli anni ‘70 vero, visto con il senno di poi. Un conto è farlo oggi, completamente impermeabili a cosa sia successo nel frattempo. Un conto sono operazioni calco come Intrigo a Berlino, The Artist e Grindhouse (comunque altamente questionabili), un conto è pretendere di fare un film nuovo senza conoscere cosa è cambiato nel cinema. La soglia del ridicolo viene raggiunta prima della scena 2, e continuamente oltraggiata da una visione di cosa siano la paura, il brivido e la tensione, davvero ridicola. Non è che non mette paura questa storia di un inviato della DC ad insabbiare un caso di omicidio con forse possessione, è che vuole metterla nella maniera più svogliata e pigra possibile, senza davvero nemmeno avvicinarsi al turbamento.

“Ma Jackie scusa” mi direte voi prodi lettori attenti “ma pare che è la prima volta che vedi un brutto horror italiano! Ma che fine ha fatto il tuo pelo sullo stomaco, il tuo cinismo da navigato calcista, la tua raffinata favella?” è che davvero io all’idea che ci siano dei cultori di La Casa Dalle Finestre Che Ridono metto mano alla pistola. Con tutto il ben di Dio che in quegli anni abbiamo prodotto!

E io ci sto che Dario Argento ancora faccia film come li fa (senza stare ad entrare nel merito, tanto già lo facemmo) perché per quanto paradossale ogni tanto tenta qualcosa di audace (ve lo ricordate Jenifer?) perché a suo modo ci prova e soprattutto perché lui sì che ha un passato dietro di sé da rispettare, in virtù del quale è possibile tollerare tutto come da una vecchia amante appassionata da cui oggi si è lontani ma per la quale si prova ancora un sentimento in virtù di quel che accadde. Argento sì che ha le spalle grosse per davvero! La sola idea che Pupi Avati, con le spallucce da tennista italiano che si ritrova si metta a fare un horror senza nessuna idea, nessun ritmo, nessuna novità e nessun desiderio di confrontarsi con cosa sia diventato oggi il genere di maggior successo, maggior inventiva e (unica) originalità nel mondo del cinema in sala, davvero è insostenibile. Come se avesse uno status che glielo consente, come se il suo stile non necessitasse di altro. Come se davvero fosse un gran regista.

Dvd-quote suggerita:

“Un film che poi va a finire che uno se la prende davvero”
Jackie Lang, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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200 Commenti

  1. Videostronz

    Minchia Jackie che flame hai acceso! Guarda, anche se non sono totalmente d’accordo su Avati mi congratulo e ti appoggio perchè ogni tanto un vaffanculo ai vecchi registi che sguazzano indisturbati in quest’italia di merda ci sta, e anzi voglio aggiungere carne al fuoco: ma Pupi che cazzo di nome è? E poi ma che minchia di voce c’ha?

    • Hai visto che roba? Sono fiero delle incazzature generate.
      Se poi ci scappa il morto è proprio il massimo

    • Anonimo

      Complimenti, hai chiuso in bellezza! Chiaro, sintetico ed efficace. Mi è solo sfuggito cosa ne pensi del film.

    • Videostronz

      Se dici a me non l’ho visto e non credo lo vedrò.

      Ma poi dai, anche con tutto il rispetto (per Regalo di Natale e forse per Zeder), con quella voce lì, ma come si fa a prenderlo sul serio?

    • Anonimo

      Infatti forse il meglio di sè l’ha dato con due film demenziali che ti consiglio, Bordella e Tutti defunti tranne i morti!

    • Anonimo

      Poi ci sarebbe lo sceneggiato “Voci notturne”, forse la cosa più valida che ha concepito in ambito horror/thriller, ma purtroppo l’ha affidato ad un pessimo regista…

    • Videosbronz

      Allora inanzitutto presentati che mi fa strano parlare con un anonimo. Secondo sono sbronzo, e non mi ricordo cosa volevo dire

    • Federico

      Profondo rosso è un classico né più né meno de La casa dalle finestre che ridono, semplicemente sono generi diversi, non è che l’horror è tutto uguale e comparabile. La casa dalle finestre che ridono all’epoca toccò profondamente il pubblico proprio perché apriva un filone che collocava l’horror in Italia, nei paesaggi italiani, con attori italiani con tanto di accenti, cosa che a Dario Argento non è mai riuscita ma che è stato il punto forte di Lucio Fulci o Umberto Lenzi. Il nascondiglio lo hai visto? L’arcano incantatore?
      Sorvolo sulla menzione a Truffaut che si starà rigirando nella tomba.

  2. Cristoforo Nolano

    Quasi duecento commenti per un film di Pupi Avati e neanche cinquanta per quella bomba di Us di Peele.
    Ecco perchè in Italia i film calcistici fanno cagare: il problema è fra la poltrona e lo schermo.

  3. Federico

    A M E N

    • BedaIlVideotecabile

      Ma poi: Avati (che ha fatto un film che sembra uscito dai 70s ok, ma si livella alla soglia della decenza) no, e quel relitto di Argento si’? Mah.

  4. Anonima

    Io, invece, non capisco come possa esserci gente talmente ottusa come te che hai scritto un articolo così assurdo. Magari avrai si e no 15 anni e non vai oltre qualche corto visto su YouTube.
    Ma vergognati

    • Alessandro risponde ad Anonima

      Bellissima, i recensori sono tutti uomini adulti, non potrebbero nemmeno scrivere sennò, è un blog ufficiale!
      Poi è vero che è una rece troppo severa, ma si può essere dolci nel dire le cose! Bacione!

    • ste

      un altro fungo che spunta …se piove un po’ di merda sul regista italiano di turno (a torto o a ragione) ne escono sempre…ma cos’è le produzioni setacciano anche i blog alla ricerca delle recensioni negative e scatenano i lacché…sarebbe assurdo ma non impossibile a questo punto

    • Alessandro sghignazza assieme a Ste

      Ahhahaha Ste, se avessero questa solerzia, farebbero anche film migliori!!!

  5. Maria Lescoriera

    Capisco criticare Avati, ma elogiare così Argento fa un pochino ridere.

  6. berto

    La casa dalle finestre che ridono è un capolavoro, vedetevi le cazzatelle americane con gli effetti che di cinema horror non capite un caro cazzo

  7. ettore

    per me la casa dalle finestre che ridono e’ un grandissimo film. avati non sarà’ un genio ma film come una gita scolastica o regalo di natale li trovo davvero belli.
    Fellini mi ha sempre annoiato. boh… a vedere i trailer non sembra male.

  8. angela

    Forse non ti fa orrore perchè non vedi che non si tratta di un film,ma della realtà.
    Se scavi bene,nelle “famiiigghiee italiane” c’è molto di questo. Forse… l’errore che non fa horror è l’aver trasportato questa realtà in un periodo passato,quasi a rassicurare sul fatto che in fondo è un film(girato male) e per giunta di tempi passati ormai…..
    E’ un documentario.
    “L’illusione piu riuscita del male è convincere che lui non esiste.”
    p.s. non ho visto il film e sicuramente non potrò vederlo.

  9. cippa

    Più che scappare il morto sono scappati i potenziali spettatori, me compreso. E non per la critica ma per lo spezzone di film.

    Grazie

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