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Palla a Joaquin e pedalare: la recensione di Joker

Il pezzo di George Rohmer

Un irriconoscibile Joaquin Phoenix.

Partiamo dal concetto di exploitation. Si usa il termine per indicare quel cinema che nasce senza velleità artistiche e punta dritto alla pancia con scene di sesso e violenza. A me però piace usarlo in maniera un po’ più ampia per definire quei film che non hanno l’ambizione di sperimentare o infrangere barriere, ma che preferiscono adagiarsi su schemi ben collaudati e tematiche già utilizzate, e magari approfondite, da qualcun altro, semplicemente per raccontare una storia coinvolgente.

Se vogliamo, la maggior parte dei film di genere è questo. C’è l’apripista, il film fondamentale che inventa qualcosa e ha qualcosa di nuovo da dire, e poi ci sono tutti quelli che seguono. Le coda è fatta dal vorrei-ma-non-posso, l’eccellenza è rappresentata da quei film che magari non hanno niente da dire ma lo dicono benissimo.

Il problema di Joker – o meglio di Todd Phillips – è che è convinto di essere l’apripista e invece è l’eccellenza. Lo dico subito, a scanso di equivoci: Joker mi è piaciuto. È una bella esperienza viscerale che, nei fumetti, sarebbe una graphic novel d’autore esterna alla continuity, libera di raccontare quel cazzo che le pare e, per questo, memorabile. Penso che l’intenzione fosse proprio questa: realizzare uno one-shot, un Elseworlds libero dalle restrizioni degli universi condivisi.

Ma che è, una gara a chi ha la catchfrase migliore? La prossima la propongo io: “A smile will bury us”. Com’è?

In questo senso la missione è perfettamente compiuta. Joker è un bel noir sporco e cattivo, che pesca a piene mani, sia nell’estetica che nei temi, dal cinema della New Hollywood. Lo si è detto allo sfinimento, ma ovviamente i due riferimenti principali sono Re per una notte (con Robert De Niro che stavolta prende il posto di Jerry Lewis) e Taxi Driver. Non a caso, Phillips ha girato il film a New York: la sua Gotham City è la New York City lercia e fuori controllo di fine anni ’70 / primi ’80, con la criminalità che dilaga, i vicoli sudici e malfamati e gli edifici vecchi che stanno su per miracolo.

In quanto puro spettacolo, al netto di un finale frettoloso e un po’ deludente, Joker è di prim’ordine: dalla fotografia alle scenografie, dalle scene di violenza (quella in metropolitana è già un classico) all’interpretazione di Joaquin Phoenix, su cui chiaramente lui ha lavorato con la stessa serietà che si riserva oggi alla preparazione di un biopic a caso, o comunque di un ruolo “importante”, di quelli “da Oscar”, tutto si somma alla perfezione. È exploitation di serie A. Non dice un cazzo ma lo dice benissimo.

Il guaio è che Todd Phillips qualcosa invece lo vorrebbe anche dire. Ma appena apre bocca, tutto quello che esce è di una banalità micidiale. Il suo Joker è l’ennesimo matto che sbrocca perché la madre lo trattava male e la società lo tratta male e la gente fa schifo una volta qua erano tutti campi e ci si conosceva per nome adesso invece sono tutti maleducati. Con tutte le sue buone intenzioni di creare un nuovo villain scorsesiano memorabile, il film finisce solamente per confermare ancora una volta la dura legge del prequel: che se racconti troppo di un’icona, la svilisci.

“Bwaaaa, mamma mi picchiava e/o la società è una merda!!!”

Nei fumetti il Joker non ha una origin story ufficiale. Quella che ci va più vicino è The Killing Joke, ma la versione dei fatti di Alan Moore e Brian Bolland non è mai stata considerata canonica. Il passato del Joker è sempre stato mantenuto vago, perché lui stesso è un narratore inaffidabile. Questa cosa Christopher Nolan l’aveva capita, e infatti il Joker di Heath Ledger era un’entità senza passato, una forza anarchica che agiva per amore del caos, senza motivazioni concrete. Un po’ come Michael Myers.

Molto, ma molto più interessante il discorso che Todd Phillips fa sul populismo e su come esso sfrutti la rabbia sociale, incanalandola e fornendole simboli malsani, snaturandone infine anche le spinte positive. Qui Phillips ribalta uno dei concetti di Nolan, quello dell’uomo che deve farsi simbolo per fare del bene. Batman sceglie di diventare un simbolo, Joker lo diventa per caso, di una cosa che oltretutto non lo rappresenta e di cui non gli frega nulla. E usa quel potere per fare del male.

Se Phillips avesse puntato un pochino più su questo, invece di impantanarsi in un ritratto psicologico stravisto e totalmente prevedibile, forse quel capolavoro che sperava di fare lo avrebbe realizzato davvero.

E comunque: adesso datemi un Batman esattamente così, o qualcuno si farà male.

DVD-quote:

“In confronto Nolan era Joel Schumacher”
George Rohmer, i400Calci.com

“Joaquin, nella prossima scena sei triste. Fai tu, mi fido.”

Il pezzo di Nanni Cobretti

Che bello!
Tutto, dalle prime immagini all’odore sospettoso nell’aria alle interviste di Todd Phillips lasciava presagire che questo Joker potesse essere un’operazione concettualmente insulsa.
Meglio che non le consideriamo, le dichiarazioni di Todd Phillips, in generale, nessuna di esse, o si entra in un labirinto di sconforto da cui è impossibile uscirne con l’anima intatta.
Non entriamo neanche nella diatriba “è un cinecomic” “non è un cinecomic”: lo è e non lo è.
Lo è quando deve attirare una larga fanbase e incassare un sacco di soldi e/o quando i fans dei cinecomic vogliono sentirsi rispettati (pardon, “legittimati”), e non lo è quando deve vincere premi a festival importanti e/o persone che ci tengono a darsi un tono ne vogliono parlare senza vergognarsi.
Fine. È il cinecomic di Schrödinger.
Diciamo quindi direttamente che cos’è Joker.
È una origin story, ma non è una origin story… È insomma anche la origin story di Schrödinger– cioè aspettate, non nel senso che ci narra delle origini di Erwin Schrödinger e del suo famoso paradosso e in qualche modo contorto lo collega a Batman, ma nel senso di (madonna che fatica) origin story stessa come concetto, la è e non la è.
È una origin story se sai chi è Joker e conosci Gotham City, i personaggi che la popolano, la sua mitologia, il mondo di Batman creato da Bob Kane e portato avanti da svariati artisti in modi ancora più svariati.
Non si svolge invece per forza come origin story se per caso sei un marziano appena cascato sulla Terra che non ha mai sentito la parola “Batman” in vita sua, o un giurato di Venezia che rinnega Batman tre volte prima del canto del gallo.
È una storia perfettamente autoconclusiva per cui non serve davvero nessuna nozione precedente, e che cerca i motivi di interesse unicamente all’interno di se stessa.
Finisce anche con la scritta “The End” (è uno spoiler che finisce con la scritta “The End”?).

Mi è piaciuto, lo giuro!

Ma sì, fa anche silenziosamente il suo dovere, si collega a Batman in modo furbo e più che soddisfacente per chi (come me, non lo nego) cercava un senso in questa invasione dell’Universo DC che non sembrava indispensabile (e di fatto non la è), e contemporaneamente in un modo che tu, amico mio che anche solo a sentire la parola “graphic novel” non dico che ti agiti ma drizzi le orecchie pronto a scansarti, puoi tranquillamente far finta di non aver notato.
Questa parte, a livello di approccio, è innegabilmente interessante.
Dal punto di vista formale, è il passo che risolve gran parte dei problemi concettuali delle origin story e volendo dei prequel in genere, ovvero li rende capaci di reggersi in piedi da soli.
Dal punto di vista della sostanza ha già invece commentato George qua sopra: Joker è un film che usa come script il risultato della ricerca di Google “derelitto mentalmente instabile in rivolta template standard”, ci incastra il mondo di Batman, e per il resto dà le chiavi in mano a Joaquin Phoenix e lascia che i dettagli li aggiunga lui. Devo dire che qui sono effettivamente d’accordo con il CODACONS (con cui mi consulto sempre in materia di premi di cinema, anche per i Sylvester) e ammetto che per un film del genere aveva più senso dare la Coppa Volpi a Phoenix e lasciare che il Leone d’Oro andasse a qualcos’altro, che ne so, Unposted o quello che preferite voi.
Fa giustamente impressione, Joker, perché diretto con quel tipo di tono adulto che non vuole accompagnare i cinecomics per manina a un livello successivo alternando shock e compromessi (che ne so, alla Logan), ma si piazza direttamente là, fisso fra gli adoratori del Dio Scorsese a cui non interessano i parchi a tema, e se lo raggiungete bene altrimenti non gliene frega niente.
Più ci rifletto più dovrei essergli ideologicamente ostile.
Più ci rifletto e più mi pare il classico caso di film che viene sopravvalutato perché grazie a un trucchettino di marketing ti ipnotizza a paragonarlo a un genere considerato storicamente inferiore a quelli a cui in realtà chiaramente si ispira e aspira ad essere.
Non si chiamasse Joker, diremmo che è un volenteroso Taxi Driver per una notte del discount.
Si chiama Joker, ed è di colpo osannato come una pietra miliare, il cinecomic più mondiale che si sia mai visto da quella volta che ho mangiato due metri quadrati di pizza coi funghi, o da quella volta che Robert De Niro è venuto a casa mia a fare la cacca, o da quella volta che Christopher Nolan fece dire a Michael Caine “compriamo parte dell’elmetto in Singapore e parte in Cina per non destare sospetti” facendo esplodere le teste di milioni di batmaniacs investiti dal Realismo che per qualche ragione diventava di colpo il motivo migliore per giustificare la loro passione per gli uomini in calzamaglia. Il valore dello “sdoganamento” di Joker equivale a quegli interisti che dicono “avete visto??? Abbiamo giocato col Barcellona e abbiamo perso solo 2 a 1!!!”.

È piaciuto anche a te, fidati.

Ma la realtà è che Joaquin Phoenix è un attore gigantesco, e che ad ogni minuto si rimane incollati ad ogni suo singolo gesto, sfumatura, inflessione, e ci si diverte un mondo.
C’è poco da fare.
A volte mischi pericolosamente ingredienti buoni e cattivi e ti viene fuori un piatto soddisfacente lo stesso, o a volte butti dentro un sacco di ingredienti sbagliati ma anche uno talmente giusto che da solo si divora tutti gli altri e non ti accorgi quasi di niente.
Joker tiene perché Joaquin Phoenix ha carta bianca per costruirsi il personaggio come gli pare, ha carta bianca per lasciarti intuire sfumature che sul copione non ci sono, e se vuole ha carta bianca persino per tenere comparse chiuse e ammassate per ore in un vagone della metropolitana in attesa che lui entri nello stato d’animo giusto per girare la scena.
È uno showcase micidiale, come tanti attori sognano e che viene concesso a pochissimi, e che lui sfrutta al 100%.
E Todd Phillips – e qui si vede l’esperienza del regista di commedie – è il co-pilota perfetto, abbastanza intelligente da sapersi fare principalmente da parte, inquadrarlo stretto quando ride e/o piange, largo quando è la sua intera fisicità a rendere una scena magistrale (la sequenza all’ospedale coi bambini, l’interrogatorio di fronte al pronto soccorso) o, molto più spesso, a coprire i problemi. E sa quando può davvero intervenire, cercando continuamente sequenze iconiche o contribuendo al momento giusto con trovate rabbiose tipo inscenare gli omicidi in stile diretto e senza fronzoli, quasi snuff. Nel dubbio, “Joaquin, leva la maglietta e balla che t’abbiamo fatto dimagrire apposta, braccia in avanti e sporgi quelle scapole”.
Ma insomma, se Leone d’Oro doveva essere, dovevi ritirarlo tu, Joaquin.
Gran parte della sceneggiatura è i viaggi che ti sei fatto mentre preparavi il personaggio ed entravi in furioso e devastante method acting.
Gran parte della regia è quello che tu permetti a Todd Phillips di farci vedere.
Il film sei tu.

“Ho vinto il Leone d’Oro???”

DVD-quote:

“Certo, loro c’hanno Messi e Suarez e che ci vuoi fare, però anche Lautaro a un certo punto è andato vicino al raddoppio, eh?”
Nanni Cobretti, 90º minuto

>> IMDb | Trailer

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226 Commenti

  1. Hal99

    Sono capitato qui per caso, quindi mi si scuserà l’intrusione.
    Ho visto ieri il film, che mi è piaciuto, molto, senza giungere a considerarlo un capolavoro. Ma di capolavoro ormai ne esce uno ogni tre / quattro anni (se si è fortunati).
    Quello che noto qui, come in altri luoghi dove si discute il film, è la concentrazione su due elementi per “svilire” Joker come oggetto cinematografico.
    Il primo, quello dell’apparente banale sequenzialità della trasformazione di Arthur da sfigato a sociopatico, si poggia secondo me su due malintesi complementari: quello dell’eccessiva fiducia nell’unicità (non complessità) della psiche umana e la riduzione della trasformazione a semplice criminale sanguinario – Joker è naturalmente un essere “eccezionale” che non può che venir fuori da eventi eccezionali.
    Che Arthur diventi prima di tutto un criminale in seguito alla sua storia personale, agli abusi, alla forzata reclusione nell’ambiente monogenitoriale infetto, non la considero una lettura banale ma inevitabilmente prevedibile. Poiché prevedibile molte volte è nei suoi esiti la psiche umana.
    Ho letto negli anni passati parte dei profili redatti da psicologi di alcuni terroristi implicati negli attentati tra la Francia e il Belgio e il contesto psicosociale di ognuno di loro è desolatamente, banalmente simile, per non dire identico a quello degli altri.
    Ma nel caso di Joker, non è tanto importante il fatto che Arthur diventi un pericolo per la società, un assassino privo di rimorsi (per l’appunto, un sociopatico come tanti altri), ma che diventi proprio il Joker, attingendo a quella spettacolarizzazione, alla malata autoesaltazione che lo rende a suo modo un “creativo”. E su questo il film offre chiavi di lettura e non, per fortuna, spiegazioni univoche.
    È stata un’ottima scelta non solo assegnare al personaggio il lavoro di saltuario clown fallito (e se ci pensa, malgrado possa essere un’associazione naturale, non ricordo sia stata fatta prima) ma anche la sua attrazione per la società dello spettacolo e l’aspirazione di farne parte, di modo che la sua umiliazione sia non solo sociale (povero, disturbato, incapace, abbandonato dalle istituzioni) ma anche mediatica – l’espediente si rivela fondamentale per la sua transizione, anche per come l’umiliazione arriverà ad essere ribaltata.

    La seconda obiezione, che trovo un po’ pretestuosa, è quella per cui avremmo visto una storia del genere tante volte. D’accordo, eppure non facciamo che leggere/vedere storie che ridotte all’osso sono sempre le stesse: la storia della letteratura mondiale si potrebbe ridurre a una manciata di topoi. Ciò che cambia è la maniera in cui un tema è sviluppato, la sua risonanza con storie simili raccontate nel passato, e come quel dato tema si inserisce in un determinato momento storico, politico, economico, sociale.
    Per quanto la storia si situi nel 1981 per una lunga serie di motivi – dalla coerenza intradiegetica con la narrazione batmaniana alla referenzialità cinematografica con le già nominate pellicole di rifermento di Scorsese, dalla volontà di creare una chiara corrispondenza con quello stesso periodo storico nella New York reale alla necessità di avere meno tecnologia di controllo perché la trama funzioni – è palese che la volontà è di creare un’analogia col presente. E questo al di là di certe trovate che comunque funzionano, come la metafora dei ratti che prendono possesso della città sommersa dai rifiuti e abbandonata dal potere o del Wayne padre in salsa trumpesca (finalmente, non più la sola visione idealizzata di Bruce).
    La risposta all’umiliazione continua di Arthur è una reazione che diviene immediatamente condivisa, come un gigantesco like analogico che in più produce atti estremi. E c’è il vago sospetto che dietro la maschera di Batman, alla fine, si nasconda l’embedded difensore dello status quo.

  2. Peter Parkour

    L’ultima lo giuro. Oggi mi sono dimenticato di aggiungere due particolari alla tesi

    SPOILER
    SPOILER
    SPOILER
    SPOILER

    Che il film sia una palla colossale narrata dal Joker stesso che si burla di noi e prodotto della sua mente spostata.

    1) il nome del club che frequenta è “POGO’S”. Ok, potrebbe essere solo un colpo di gomitino fine a se stesso del regista, ma Pogo The Clown era effettivamente l’identità di John Wayne Gacy;

    e soprattutto, 2)

    quale cazzo di genitore nel 1981 porta suo figlio a vedere una commedia sexy come “Zorro Mezzo & Mezzo”?

    • Cicciput

      Soprattutto, come fa la famiglia Wayne ad andare in un cinema normale vestita da gente normale quando Thomas si è appena candidato a sindaco ed è in tv ogni minuto?
      Potrebbero essere solo easter eggs comunque, in fin dei conti serviva un film di Zorro del 1981…

      Secondo me (e lo spero se non sono idioti totali Phoenix compreso) con un eventuale sequel si scioglieranno tante questioni anche su questo film. Noi vediamo bene Arthur, lo vediamo diventare Joker, ma di Joker intravediamo solo qualcosa nell’ultimo quarto d’ora di film (il quarto d’ora peggiore peraltro). Se nel prossimo Joker 2 la vendemmia vedremo ancora il povero matto, questo film sarà ridimensionato e non poco ai miei occhi… se invece vedremo un Joker pienamente consapevole, bugiardo seriale, cinico e crudele, se sarà ben costruito come spero… questo Joker sarà la prima parte di un grandissimo lavoro sul personaggio.

    • Finora tutti quanti hanno dichiarato che è stato pensato come storia unica.

    • Samuel paidinfuller

      Che poi se fanno il sequel, tutti i giurati che l’hanno votato a Venezia e i critici togati realizzano di essere stati bamboozled… al limite devono vendersela come una trilogia su, che ne so, 2 facce e killer croc

    • Samuel paidinfuller

      che poi con killer croc te la cavi pure facile riciclando qualcosa da elephant man, mentre con 2 facce c’è tutta una filmografia sulle personalità multiple come ispirazione

  3. Timur BlackMambatov

    Quello che non sopporto tanto è sentir raccontare in maniera banale e veloce la trama di un film nel tentativo di ridimensionare l’importanza che un nutrito pubblico ha (giustamente o ingiustamente) dato nei riguardi dello stesso. Lo si potrebbe fare con tutti i film, anche del citato Taxi Driver: “Travis Bickle, un tizio qualunque, un reduce con i soliti problemi di sociopatia, prende una pistola e sparacchia a destra e a manca protettori e suoi simili grazie alla più canonica discesa progressiva nell’inferno della mente” Ovviamente non è così, è molto più profondo di questo. Come Joker. Ma evidentemente scrivere un articolo strumentalizzando e banalizzando un film per tirare l’acqua al proprio mulino è più forte e redditizio di risate, che descrivere onestamente (in base ad un’autoregolamentazione da redattore provetto) un film con gli stessi parametri delle altre pellicole.

    • Ecco, è esattamente questo il punto. Taxi Driver è molto più profondo di così. Joker… mica tanto.

    • Hal99

      No, mi permetta, questo non è il punto. La questione non è certo discutere se Taxi Driver sia un film migliore di Joker – per quel che mi riguarda, indiscutibile – ma sull’armamentario dialettico utlizzato per far passare per citrulli chi pensa che Joker sia un ottimo film.

    • Ok, questa però è un’accusa diversa da quella del commento precedente. Ho descritto e giudicato un film e ho motivato, se non si è d’accordo si può molto tranquillamente rispondere in merito alle argomentazioni.

    • Hal99

      In realtà non era un’accusa personale – mi sono accorto che può sembrare così e me ne scuso – ma piuttosto un atteggiamento che è riproposto regolarmente. Si può concordare o meno su alcune scelte di sceneggiatura, ma l’imputazione circa la sostanziale banalità dello script è spesso accompagnata da un tono sufficiente se non dispregiativo sulle argomentazioni contrarie.

    • Sono accuse più bonarie di quel che sembrano, sono apertissimo alle confutazioni (ma di nuovo: nel merito)

    • ste

      basterebbe leggere anche altre recensioni di altri siti e recensori di varia foggia e misura per capire che il problema di sto film è proprio la superficialità che aleggia nell’aria dall’inizio alla fine…
      il tono varia dal contesto in cui si legge ma non è che poi alle argomentazioni contrarie se sono deboli e quindi minoritarie si debba per forza riconoscere una dignità che non meritano…oppure riconosciamola con un briciolo di ironia come si fa in questo sito
      (anche senza prendersi troppo sul serio magari…la moda della recensione alla recensione è irrazionale…tanto vale cercare su google recensioni entusiaste del film che ci è piaciuto e leggere solo quelle)

    • Peter Parkour

      Taxi Driver è molto più profondo di così (e di Joker stesso) perché si prende sul serio, e lo spettatore non dubita mai della integrità di ciò che sta vedendo.
      Non ti viene da dubitare mai neanche un secondo della storia che stai guardando né tantomeno della serietà dei contenuti e delle tematiche che tocca.

      Joker fa proprio il contrario: mente sia sulla storia che racconta, sia quindi, di conseguenza, sui contenuti che dovrebbero farne da morale. Non c’e’ un minimo di serietà in Joker. È una presa per il culo allo spettatore dal primo all’ultimo minuto, e su più piani, come è una presa per il culo il modo in cui viene venduto. Che è poi il suo modo di rendere omaggio al personaggio protagonista.

    • Peter Parkour

      Volendo tornare a Nolan, è un ‘vuoi sapere come mi sono fatto queste cicatrici?’ lungo due ore.

    • Samuel paidinfuller

      beh dai Taxi Driver è più profondo non solo perchè “si prende sul serio” ma anche perchè, tra le altre cose, è meno scontato e “rassicurante” nel tratteggiare quanto sia alienato Travis… la scena in cui porta la shepard a vedere un film porno come primo appuntamento è un esempio di quello che intendo.

    • Hal99

      se si hanno tutte le risposte e tutte le certezze, allora perché continuare? è stato bello.

    • @peter: se devo essere sincero, la tua teoria che tutto questo film è una bugia inventata dal primo fotogramma all’ultimo e gli indizi stanno in diverse pregresse rappresentazioni del personaggio extra-filmiche non mi convince. Sarebbe contemporaneamente un film che non racconta niente e non lascia manco indizi, il “Lost era tutto un sogno” stirato agli estremi fino a strapparlo di ogni senso. Un paio di “imbrogli” o ci sono: la storia con la ragazza e un finale potenzialmente ambiguo. Ma quest’ultimo funziona anche letterale, e pure nel peggiore dei casi non tradisce un’intera storia al 100%, è comunque un’illusione coerente col personaggio che abbiamo visto, altrimenti è come avere I soliti sospetti senza la rivelazione finale: a che serve? Usatelo il rasoio di Occam, è uno strumento utile.

    • E tra parentesi Taxi Driver è anche più personale e viscerale, meno ancorato a stereotipi vecchissimi lasciati invariati.

    • Anonimo

      non si hanno certezze… infatti nel dubbio che dopo averlo visto fossi l’unico (? l’han visto in tanti eh) a non trovarlo così interessante come il trionfalismo post Venezia sembrava promettere ho leggiucchiato recensioni italiche e straniere e insomma…chi mastica cinema per lavoro (non per questo deve avere ragione però mi fido di meno dei post social vari) l’ha considerato un bel riassuntino di intenzioni/temi diversi nessuno sviluppato a dovere con la copertina del personaggio fumettoso di turno interpretato da un bravissimo attore e in bella evidenza il nome del regista..
      che poi il film sia stato inizialmente prodotto da Scorsese, il quale ha concesso al regista di ispirarsi anche in modo pratico al suo materiale diciamo che non depone a favore dell’originalità e dei contenuti…
      la cosa che più si avvicina a questo film per vari motivi è V per Vendetta (film ispirato a un fumetto, personaggio noto, mistificazioni storiche e sociali varie, giusta tamarraggine ben confezionata, attori famosi ecc) solo che, cito la recensione perchè più facile anche se in inglese ma vabbè
      ” You’d have to work to make its themes do the ideological leg work of the Guy Fawkes mask or the Matrix red pill. And honestly, that’s probably a blessing. We don’t need any more films about violent maladjusted antiheroes that try to predict the social response they’ll generate. We’ve surely met our quota for a few decades ”
      Detto ciò la teoria di una grande presa in giro non so perchè ma puzza sempre…soprattutto quando è il regista stesso a non avere le idee chiare su come portarla avanti questa ipotetica strategia, sia durante ma soprattutto dopo il film, quando ti accorgi che il tuo film autoriale vince a Venezia e piace ai ragazzini ma lascia un pò perplesso quella landa di mezzo che in fin dei conti dove va essere il “tuo” pubblico.
      Per il resto son gusti e ognuno può avere il suo legittimo parere

    • Hal99

      “chi mastica cinema per lavoro […] l’ha considerato un bel riassuntino di intenzioni/temi”…
      Ma davvero non so da dove prenda queste certezze. Non è il solo: ho letto anch’io diversi articoli, l’ultimo uno dei Cahiers, e si trovano in ugual misura recensioni entusiastiche e ragionevolmente favorevoli senza scomodare il capolavoro, ed alcune totalmente negative. E quelle negative sono arrivate subito, ben prima della premiazione. Ok, nessun problema. Sono solo perplesso quando chi ha un parere piuttosto negativo si liscia il pedigree e si rallegra di aver visto il marcio laddove tutta la massa beota ha visto il capolavoro.
      Per quel che mi riguarda, buona parte dei difetti sui quali si insiste di più è pretestuosa o totalmente extrafilmica. Il film di difetti ne ha, il finale un po’ raffazzonato, il voyeurismo sul corpo dell’attore che si trasfigura e s’imbruttisce per la parte (non se ne può più), ma si preferisce insistere sulla mancanza di originalità (si è sempre copiato, ci si è sempre ispirati ad altre opere, si omaggia o si ammicca, bene o male, da quando il cinema è nato).
      `

    • Ovvio che leggere da più parti stupore su aspetti per il quale il film non aggiunge niente di nuovo perplime dall’altro lato, ma la cosa interessante è che in realtà ho citato anche gli altri difetti.

    • Samuel paidinfuller

      io appoggio Hal99…

      è un film che cmq si gioca (furbescamente forse) la sua quota “originalità” in termini di applicazione nel contesto comics, ma non è che, rispetto a questo parametro o quello “approfondimento”, sta clamorosamente sotto ad altre opere incensate quanto o più di joker.

  4. Akira Kuryosava

    La razionalità ci ha fregato regalandoci un mondo di merda e allora ne usciremo fuori con la follia, salvo che il mondo è di merda proprio perchè, spesso, i lamentosi non usano la razionalità ma vogliono averne i vantaggi di chi la usa.
    E allora basta una scintilla, una scusa, un triplice omicidio di tre stronzi (che nessuno sa essere stronzi) e allora via a versailles con la scusa della giustizia (ma quale giustizia?) solo per prendere residenza a palazzo: in questo il film è una ruffianata agli idioti che coi social hanno preso consapevolezza che il numero batte la ragione (e adesso tutti in tangenziale per andare a comandare e sventrare l’area 51).
    Detto questo il film è quasi inesistente, è un tutto già visto, pieno di omaggi che sembrano scopiazzature, nessuna reinvenzione o originalità e men che meno..nemmeno l’unica cosa che poteva sollevarlo un minimo, cioè, la mossa braveheart: un discorso, un guizzo, un motivazionale o una filosofia, per quanto stramba e\o malata, che lo imprimesse nella memoria o solleticasse, davvero, la parte distruttiva\romantica che tutti abbiamo in qualche angolo del nostro essere.
    In definitiva, prima si è accostato joker a fantoCCi quando , secondo me, l’unico vero paragone è totò, lo schema è quello: film abbastanza dimenticabili tenuti in piedi grazie al protagonista che li rende godibili.
    Se il protagonista non fosse il joker (quello del vituperato Nolan:”guarda cosa ho fatto a questa città con un pò di pallottole e alcune taniche di benzina”) sarebbe un altro filmetto “interessante ma niente di che”, poco approfondito e già visto.
    E onore e gloria a Joaquin che lo tiene in piedi da solo ma è vizio, il suo, di fare interpretazioni decisamente sopra la media.
    W Totò le moko e l’ennesimo cambio\riproposizione di film\storia\personaggio\attore\visione\origine che ha sinceramente rotto i coglioni dato che temo durerà ancora a lungo

  5. Peter Parkour

    @ Nannibal

    Non lo so, Boss. Il fatto che la prospettiva narrativa sia sempre solo la sua mi ha lasciato col sapore di merda in bocca dalla scena in cui prova la pistola fino alla fine del film. Tu dici che non è intenzionale? Boh. Mi fido del rasoio di Occam, almeno ci provo.
    Su ‘a chi giova’ è un po’ la domanda che sta dietro a ogni film dal finale o dalla prospettiva aperta e-o interpretabile, credo.

    • Il succo è: se gli indizi non sono nel film, non valgono.

      SPOILERSSS

      Se il finale significa che Joker non era mai uscito dal manicomio in vita sua, volendo grammaticalmente ci può stare, ma svuoterebbe il film di parecchio. Sarebbe uno specchio della sua fantasia, ma in quanto tale non diverso da quando sogna di essere ospite dello show di De Niro, il che lo posiziona comunque come un instabile dalla mente semplice. Non aggiunge comunque gran ché, anche nel migliore dei casi. Se la tua tesi è invece che abbiamo assistito a due ore del Joker classico che finge di essere Simple Jack il senso manca del tutto perché lo troveresti unicamente fuori dal film stesso. Non è questo quello che fanno i “film dal finale aperto”.

    • Peter Parkour

      Assolutamente la seconda. E’ la lettura con cui l’ho guardato (non con cui ci ho ripensato a casa: proprio con cui l’ho fruito già in sala!) ed è il motivo per cui originariamente sostenevo che il 99% del pubblico che non conosce la natura del personaggio è in realtà tagliata fuori dalla reale comprensione del film. Ma ho compreso perfettamente i motivi per cui sostieni che è una teoria che non regge sia a livello logico sia di linguaggio.

    • Ok, il termine tecnico specifico per questo tipo di interpretazioni esiste, è assolutamente codificato e ufficiale, ed è “fan theory”.

  6. Peter Parkour

    Lo è infatti :)
    Sempre un piacere leggerti e un onore avere la tua attenzione, N.
    PS nel primo tempo effettivamente avete giocato meglio ;)

  7. Fare battute sull’Inter, di questi tempi, vuol dire una cosa sola: tifare AS Roma o SS Lazio, che vabbè, che bisogna aggiungere?

    • Tifo Inter.

    • Minchia fra’ non si direbbe, mi dispiace che tu non abbia colto la prestazione a cazzoduro della Beneamata contro quei parassiti catalani, riducendola ad uno sdoganamento, mi dispiace sul serio

    • Sicuramente la miglior prestazione pronosticabile dal dopo-Mourinho, ma abbiamo preso Conte apposta per non adagiarci su queste piccolezze come un Milan qualunque. Il Barcellona che stracciammo con Mou era molto più forte… Comunque dai, in generale sono ovviamente contentone finora.

    • Samuel paidnfuller

      Tifare Roma vuol dire festeggia poco, ma almeno quelle poche volte che festeggio non so obbligato a prende un freccia rossa per trova na piazza dove fa qualche carosello in più di 50 persone

  8. Imperatrice Pucciosa

    Io sono basita da queste recensioni.

    Davvero io non capisco allora le articolesse piene di giustificazioni per i riprovevoli cinecomic della marvel (Cit. Francis Ford Coppola) di questo sito e poi la recensione sprezzante di questo film, che e’ un filmone, ti prende alla gola e ti fa scendere giu’ per la malattia e il disagio di Arthur Fleck dall’inizio alla fine.
    Diciamola invece tutta: questo film ha rotto il giocattolone della Marvel. Ha dimostrato che si possono fare film ispirati ai fumetti che possano essere popolari ma al tempo stesso interessanti per ogni tipo di pubblico (fonte: il botteghino).
    Ha dimostrato che allo strapotere cinematografico di film giocattoloni dove nessuno perde una gocciolina di sangue perche’ pensati per portarci tutta la famiglia o dove ci sta un umorismo da terza elementare ci puo’ essere un’alternativa.
    Forse Joker sta segnando il passo, quello in cui il modo di fare i cinecomic come nel MCU e’ diventato vecchio. Una moda che sta segnando il passo come i avvenuto per i cinepanettoni.
    Per carita’ il film puo’ piacere oppure no. Ma se questo film fa storcere il naso mentre Avengers fa spellare le dita di applausi allora io due domande me le farei riguardo il fatto di essere in grado davvero di discernere la qualita’ di un prodotto.

    • Guarda, la cosa giusta che dici tu è che Joker ha dimostrato che se ai fans del fumetto li attiri in trappola con un film che in realtà ha tutt’altri modelli e ambizioni se lo bevono in massa lo stesso, che è una cosa buona e di sicuro allargherà le sperimentazioni. Ma in questo senso rimane comunque una gimmick. Rimango dell’idea che confrontarlo agli Avengers sia pesantemente fuorviante, e che mai come in questo caso i fumetti siano puro fumo negli occhi per coprire un cugino povero di Scorsese (comunque divertentissimo, non l’ho stroncato).

    • Ruper Tevere

      Un aggiunta personale: Capitan America (& co.) che tiene botta per tutta la saga dicendo “we don’t trade lives” NON é un messaggio da poco, nè un messaggio superficiale. Essere disposti a morire tutti e con tutto l’universo perchè “we don’t trade lives” non so se é veramente piú superficiale di Joker.

      (che poi Endgame sia a mio avviso orripilante é un altro discorso)

    • commento pungente ma sono d’accordo….stiamo svilendo un film che perlomeno ti fa riflettere…(ok…se fossero tutti così mi sparerei anche io) come mai l’uomo di oggi è attratto da questa follia?
      Il maggior pregio è proprio quello di non avere una morale… sembra descrivere un processo che si espleta su Murray….e ti riempe di domande.

      Se invece ci teniamo a fare una critica di principio allora cito cosa ha detto uno dei produttori:” Se l’arte non viene usata per iniziare un dibattito, e serve solo a esacerbare qualcosa, non so quale beneficio possa portare.”…..su questa frase possiamo riflettere e interrogarci….ma non sul film che è fondamentalmente un capolavoro!

    • Giuseppe, a me fa piacere se Joker sia stata per te un’esperienza talmente diversa dalle solite da definirlo capolavoro perché “perlomeno ti fa riflettere”. Il vero punto è questo: Joker si presenta superficialmente cone tratto da un fumetto, e quindi porta istintivamente a paragonarlo con film che normalmente (non sempre) non fanno riflettere perché non hanno quello scopo. E quindi spicca in positivo. Nella sostanza però è un film che richiama esplicitamente altri modelli e aspira ad essere loro, ricalcandoli nell’approccio, nella trama, nei dialoghi, nelle caratterizzazioni, nell’ambientazione, nella fotografia… E sono modelli che facevano la stessa cosa, ma in modo molto meno superficiale. E in confronto a loro sembra tutt’altro che un capolavoro, fosse anche solo per la deferenza con cui li omaggia e ci si inchina davanti invece che cercare una personalità sua. Quindi la domanda se vogliamo è questa: è un capolavoro rispetto a ciò che finge di essere? O è una sciocchezzina divertente rispetto a cosa aspira ad essere? O qualcosa di strano nel mezzo? Per come la vedo io: se ti ispira a uscire dalle cose che guardi di solito ed esplorare filmografie diverse, come quando ti avvicini al punk grazie ai Green Day che sono pop e simpatici e gradualmente arrivi ai Minor Threat, o come quando guardi Matrix e poi recuperi i film di John Woo, è un successone. Se invece ti fa dire “no, questo è il top, sono a posto”, è una fregatura.

  9. Kane

    Premetto che il cinema contemporaneo oramai lo ignoro, Joker non è da meno, ma è proprio per la fine di idee della macchina cinematografica americana che devono sfracassare le palle a tutti con una pubblicità incessante per un film tratto da fumetti e far credere che si tratti di un capolavoro, quando non lo è assolutamente. Di fronte al nulla Joker si fa spazio, ma così è troppo facile.

  10. davide

    Visto che dite che la storia è “banale” e che in questo film ci troviamo di fronte “all’ennesimo matto che sbrocca” mi potreste citare 5-6 film oltre a “Taxi Driver” e “falling down” che hanno come unico protagonista un “matto che sbrocca” e che diventa omicida? La cosa mi interessa perchè, tanto per cominciare entrambi i film “taxi driver” e “falling down” sono entrati di diritto nella storia del cinema, quindi forse il soggetto non è poi così banale se trattato bene. E poi siamo di fronte ad un tema estremamente attuale, perchè almeno in america di “matti che sbroccano” e iniziano ad accoppare gente ce n’è uno ogni due giorni, ed di film che cerchino di narrare in maniera credibile ed umana le possibili motivazioni di questo “sbroccare” forse ce ne sono troppo pochi…di certo qui si è data una prospettiva quantomeno interessante e non banale.

    • Ciao! Penso ti possano rispondere in tanti qui dentro. Così su due piedi inizio da The Fanatic che è uscito quest’anno e ho recensito la scorsa settimana: http://www.i400calci.com/2019/10/what-a-story-fred-la-recensione-di-the-fanatic/
      Sempre uscito quest’anno includerei anche Ma di Tate Taylor.
      Andando indietro abbiamo ad esempio The Fan sempre con Robert De Niro. Poi mi viene in mente la saga di Willard negli anni ‘70, rifatta nei primi 2000 con Crispin Glover. Si presta molto bene anche la figura del villain in Chronicle, con bonus superpoteri. Questi così al volo e senza manco entrare nel filone serial killers, chiunque voglia aggiungere si senta libero.

    • Akira Kuryosava

      Quindi è deciso che The King of Comedy è solo omaggiato e non schifosamente copiato, plagiato e usato, anche, come base per la frase iconica (?) “Pensavo che la mia vita fosse una tragedia, ma ora mi rendo conto che è una commedia” che è la base della “follia” di Rupert Pupkin? (NDR rivedere monologo di Pupkin alla luce dell’iconica frase del giocher)
      Davide, La banalità è data dal riciclo di idee ,storia e film con la furbata dell’asterisco che rimanda alla scritta in piccolo:
      *Pupkin è giocher…e c’è BW così non potete asserire sia il remake del king
      (occhiolino occhiolino,colpetto di gomito, ammiccamento, mano alzata in attesa del cinque…)
      Praticamente “hanno sceso a pisciare” giocher dall’universo DC per ficcarlo di prepotenza nell’universo scorsese ma vendendolo come una pigiamata, dai che gioacchino gli ha salvato il culo alla grande.

      PS fondamentalmente il film mi è piaciuto, nel senso che l’ho guardato con piacere, ma mi sono rotto il cazzo che con la scusa che le note sono 7 ormai è tutto già visto e continuino a riscaldare le solite zuppe e debba sentirmi un rompicoglioni pignolo solo perchè lo noto

  11. Molte delle robe per cui perlopiù casomai devo ammettere che nonostante tutto forse probabilmente MI è PIACIUTO ABBASTANZA COCKER (ho finito gli avverbi) è che vive, davvero della luce riflessa di? Il cavaliere oscuro? Taxi Scorsese driver per una notte?
    A livello scenico devo dire che l’uso delle luci nella fotografia è una delle poche cose che che cazzo mi è piaciuta moltissimo di questo film: oltre alle sopracciglia di Joaquin Phoenix, ovvio.
    La roba che LUI, matto maniaco criminale, diventa per caso – ma anche bontà degli strumenti tecno-economico del XIX-XX secolo, forniti da quella deliziosa invenzione ad essi relativa, vedi “cinema” – simbolo di una protesta e poi di una SOMMOSSA A GOTHAM, per cui Joaquin dirà “CHE BELLOOOO”, e, dai, è il bello serio di Joker, la devo capire meglio. Devo solo aggiungere che ho pensato mentre vedevo quelle scene dove lui è scortato via sull’auto della polizia ecc., che ho pensato a volte può essere più creativa la distruzione delle cose, che la loro creazione. Poi mi sono svegliato tutto sudato e se Dio vuole Cocker era finito.
    ‘Somma, acqua al mulino di 1)Phoenix, 2)Scorsese? e 3), deo gratia infinita, della mia Gotham.
    Ciao ciao

  12. Vorrei tanto vedere una battaglia dal vivo in cui una recensione dei 400 calci sfida una recenzione (si, recenzione proprio) di Gianni Canova. Tipo le sfide rap in 8Mile o Scary Movie 3, oppure Demogorgon contro Teletubbies (sto esagerando, ma il concetto è quello). Se non si fosse capito, non sono tra i primi fan di Canova (ma ahimè, proprio per questo lo leggo “spesso”).

  13. Al di là delle varie opinioni, un fatto innegabile è che Joker disturba perché è terrorismo allo stato puro. Prima del festival di Venezia c’era la piazzetta tranquilla dei cinecomic per famiglie, tutta allegra colorata e rassicurante con la giostrina di Spiderman e dei soci del fantabosco, e questo film c’è andato contro col suo autista ghignante (non solo Phoenix ma anche e soprattutto Todd Phillips, Autore) a 200 all’ora come una camionetta esplosiva, lasciando cadaveri di supereroi, mamme e bambini sull’asfalto (sì, la metafora disturbante è voluta). Ma quale Taxi Driver. Come ha scritto qualcuno, questo è l’Arancia Meccanica del 2019, che fa star male e destabilizza tutti ma tutti DEVONO vedere. Che bello vedere che il cinema ha ancora questa potenza. Che bello.

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