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Crazy Rich Whites: la recensione di Ready or Not

Mentre guardavo i primissimi fotogrammi del trailer di Ready or Not, un pensiero mi ha attraversato il cervello: “Prima o poi doveva succedere, hanno fatto il film di The Bachelor!”. Sono bastati pochi momenti perché il tono del trailer cambiasse completamente e mi rendessi conto che no, Ready or Not non è l’adattamento cinematografico di The Bachelor, è un episodione di Buffy!
Il che apre le porte a due interessanti dibattiti:

  1. l’importanza di guardare un film privi di qualsiasi anticipazione (e sottolineo anticipazione, se chiamate “spoiler” la trama di un film vi meno) e il piacere di venire completamente sorpresi
  2. il valore/la potenza di un film al di là dell’effetto sorpresa che è in grado di generare.

Intanto che voi dibattete (su, dibattete!), mi prendo la libertà di esporre brevemente, a beneficio di chi non ha visto Ready or Not o il trailer di Ready or Not, ma è comunque qui a leggere la recensione di Ready or Not, la trama di Ready or Not: ci sono due che si sposano. Lei è Samara Weaving ed è una ragazza tosta perché dice le parolacce, fuma e ha le scarpe da ginnastica, lui è un babbo senza personalità ma viene da una famiglia ricchissima, disfunzionale e pazza. Quanto pazza? Così pazza che ogni volta che un membro della famiglia si sposa, i parenti si riuniscono in una stanza per fare tutti insieme un gioco. Il gioco viene estratto a sorte, può essere un gioco di società, di carte, può essere dama o mosca cieca, non è importante, non è importante neanche chi vince, l’importante è giocare. A meno che il gioco che viene estratto non sia nascondino. In quel caso, se si estrae nascondino, la sposa o lo sposo, cioè l’estraneo che si appresta a diventare un nuovo membro della famiglia, deve nascondersi in giro per la casa e tutti gli altri lo devono cercare. E uccidere. Per la gloria di Satana. Altrimenti una grandissima sventura si abbatterà su di loro.

“Perché sono l’unica che ride? Aò, non è che è una di quelle partite a nascondino mortale dove i ricchi danno la caccia ai poveri, vero?”

Perché proprio nascondino, perché la ritualizzazione della scelta del gioco, per quale motivo sia necessaria una premessa così lunga, pretestuosa e farraginosa per mettere in scena l’ennesima iterazione di The Most Dangerous Game non viene mai spiegato, ma questo non impedisce a Ready or Not di essere piuttosto divertente. Anzi, è bene precisarlo perché leggendo ciò che segue avrete più volte l’impressione del contrario: Ready or Not è un buon film. Nasce da un’idea simpatica, ha attori in bolla e una scrittura brillante, scorre che è un piacere, fa il cazzo che deve fare un film di intrattenimento, cioè intrattiene.
Ma è una bomba atomica? No.
È una brillante critica sociale, una sferzante satira del capitalismo, un film “radicale”, come si legge in giro? No.

L’entusiasmoe e il passaparola hanno trasformato un episodione di Buffy in L’angelo sterminatore (fun fact: c’è un episodio di Buffy che è effettivamente un remake del film di Bunuel, guardatelo, fa parecchio ridere), per la supposta profondità del sottotesto politico, l’audacia del messaggio di fondo, la riflessione spietata sul ruolo e il senso dell’aristocrazia oggi. E non voglio tirare in ballo, parlando di cinema politico, Elio Petri o Pasolini (ops, l’ho fatto), ma gli standard della rappresentazione della lotta di classe devono essere davvero al minimo storico per chiamare un film come Ready or Not “satira”. Del resto, pare appurato che ultimamente per sembrare intelligentissimi basta fare un film che dice “abbasso i ricchi”.

“Che cazzo fai, nasconditi!”
“Quello stronzo ha veramente tirato in ballo Pasolini?!”

“Ricchi” che hanno case molto grandi e volano solo col jet privato perché i voli di linea sono da sfigati, VS “poveri” che sono cresciuti in una casa famiglia ma hanno ricevuto tanto amore: chi ha scritto ‘sta roba, che non deve avere tantissima dimestichezza con nessuna delle due categorie in questione, ha evidentemente sopravvalutato la propria capacità di trasformare una serie di post di Indignàti Su Facebook in una grande allegoria su come la classe dirigente sia disposta a tutto (gioco mortale con sacrificio a Satana) pur di conservare uno scandaloso privilegio che non si è guadagnata (gliel’ha dato, appunto, Satana).
Qualcuno potrà dire che, se non altro, intercetta un sentire molto attuale. Ma quello dei ricchi che fanno cose cattive, nel senso di giocare con la vita delle classi subalterne, di esercitare il proprio privilegio in maniera crudele e irresponsabile, è un canovaccio che abbiamo visto, attraverso la lente deformante del cinema horror, già migliaia di volte e spesso con queste stesse identiche modalità. Molto prima di Trump e molto prima che in America si svegliassero dal coma e scoprissero di colpo che il capitalismo forse non è proprio quella figata clamorosa che credevano negli anni 80.

Mi rendo conto che da qui in poi inizia a essere un problema mio, ma ho passato praticamente tutto il film a dire “ok dai non può essere tutto qui”, per tutto il tempo mi sono aspettato un colpo di scena che non è mai arrivato, un twist che sovvertisse tutto quello che credevo di aver capito fino a quel momento #einvece. Lo dico chiaramente, mi aspettavo Get Out che incontra Cabin in the Woods, un horror cerebrale e politicamente schierato che riflettesse sui meccanismi dell’horror stesso, e ora che lo dico ad alta voce mi rendo conto che non lo so neanch’io il perché.
“Purtroppo”, Ready or Not è veramente tutto lì, un horror carino, violento il giusto, spiritoso il giusto, senza fuochi d’artificio né scivoloni. Che è più di quanto si possa dire dei precedenti lavori dei Radio Silence, il collettivo dietro questo film che si è fatto strada nel mondo dell’horror — non indovinerete mai! — facendo un mucchio di found footage senza soldi e senza idee. Almeno qui la telecamera sta ferma e c’è un’idea. L’idea c’è talmente tanto che sospetto prima l’abbiano venduta, e poi si siano accorti che ci dovevano pure fare un film intorno.

Una sposa armata e pronta alla carneficina, chissà come gli è venuta questa!

Perché continuo a dire che pare un episodione di Buffy (col bene dell’anima che voglio a Buffy e che, chiaramente, non voglio a Ready or Not)? Perché dopo 40 minuti, come un episodio di Buffy, ha detto tutto quello che aveva deciso di dire (= i ricchi sono cattivi e pazzi). Il problema è che ne mancano altri 50 e così iniziano a succedere tutte le cose che succedono per allungare il brodo negli horror che non sono Get Out o Cabin in the Woods: le situazioni che si ripetono (a volte con un intento comico lampante, come la gag della servitù che continua a venire ammazzata per sbaglio, altre volte per pigrizia e basta, come ogni volta che un personaggio pare ko e perbacco non era ko per davvero), i personaggi che iniziano a fare cose senza senso, i ruoli che si invertono — fino a un finale scontato, perché tutto quel cazzeggiare ti ha dato un sacco di tempo per tirare a indovinare come sarebbe andato a finire, ma soprattutto sciatto, davvero poco coraggioso alla luce delle ambizioni sbandierate all’inizio.

Sono pazzo? Mi sto lamentando da mezzora perché ho visto un film che mi ha solo divertito invece di, boh, scardinare le mie convinzioni e lasciarmi con più dubbi e più inquietudini di prima? Non so. È un po’ che sto lavorando a questa teoria, reggetevi forte perché è una roba pazzesca che non ha ancora detto nessun altro: credo che ogni tanto, il cinema, come altre arti più vecchie tipo la pittura o il parapendio, potrebbe anche portarti fuori dalla tua comfort zone, dirti qualcosa di diverso da quello che sei abituato a sentirti dire; potrebbe (dovrebbe) essere terreno per un dialogo costruttivo (o perché no, distruttivo) tra te e il regista, piuttosto che la solita rassicurante situazione in cui Hollywood ti dice, con marcato accento milanese, uè grande che sei venuto, hai ragione su tutto, i luoghi comuni sono veri e tutto è esattamente come te lo aspettavi, ora dammi 11 euro e alla prossima!
Quando non succede non è per forza la fine del mondo, ma volete mettere con quando succede?

Il sollievo di quando tutto è esattamente come te lo aspetti

Blu-ray quote:

“Non è Cabin in the Woods, ma cosa lo è.”
Quantum Tarantino, snob

>> IMDb | Trailer

Nota: in Italia il film è uscito con il titolo improbabile di “Finché morte non ci separi” senza nessun motivo particolare se non il piacere di spostare arbitrariamente il focus da quella che è effettivamente la trama del film (giocare a nascindino) a quello che succede nei primi tre minuti (il matrimonio). Ma tanto al cinema non lo trovate (a Milano due sale, e siamo sotto Halloween, just sayin’) e questo sito ha detto fanculo a qualunque logica SEO parecchio tempo fa, quindi faremo come se non fosse successo.

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32 Commenti

  1. Brusco

    Il film mi ha già convinto da un po’ è il doppiaggio che mi frena dall’andare in sala non vorrei avessero fatto il “solito” adattamento da scarpata

  2. Lav Lav Lav Diaz

    È bella sta cosa di certo cinema in cui americani ricchi vogliono criticare gli americani ricchi ma per farli sembrare davvero americani ricchi devono descriverli come gli americani ricchi di 200 anni fa.

  3. Rocco Alano

    Samara Weaving salva la baracca come aveva fatto in Mayhem (che magari non aveva bisogno di essere salvato, ma quando c’è lei davanti alla cinepresa, signori miei, compie il definitivo scatto) e The Babysitter?
    Per me è quasi amore.

  4. Topo Scatenato

    Non mi e’ dispiaciuto.Anche io ad un certo punto mi aspettavo qualcosa di piu’ anche se non avevo messo ben a fuoco cosa ma cmq un colpo di scena,una trovata originale …invece si, finisce in maniera decisamente prevedibile ma cmq divertente.
    L’umorismo demenziale su me fa sempre presa.

  5. Axel folle

    Ommioddio che sciocco non mi ero reso conto che quell’episodio di Buffy si sia ispirato al film di Bunuel.

    Finita un mese fa, quantoi manca Buffy :`(

  6. Alessandro

    Piaciuto tantissimo. Costruito bene, nessuna battuta forzata, nessuna situazione occhiolino/gomitino, è divertente, ti prende, e non cala mai di tono.
    Piacevole sorpresa.

  7. Enrico

    Joker ne dice tante di cose, alcune bene, alcune male, ma sono sicuro al 200% che non dica da nessuna parte “abbasso i ricchi”. Lo preciso solo perché di film sciocchini e pentastellati come questo Ready or Not ne esistono già abbastanza, non serve buttare nel calderone anche chi questa colpa non ce l’ha. Ciao

    • Rocco Alano

      Insomma: Wayne Sr. è dipinto in tutto e per tutto come un capitalista stronzo e insensibile che, in fondo, una pallottola se la merita pure

  8. IoMeMedesimo

    Domanda di servizio: farete una recensione de Il LAbirinto o non é abbastanza calcioso?

    Chiedo venia, lo so che sono fuori tema ma non sapevo come inviare ala domanda.

    • non è nei nostri programmi (servillo + dustin hoffman mi sembra la roba più random mai vista), ma se qualcuno di noi lo vede e si scopre che è un film di cui ha senso parlare (nel bene come nel male, eh) lo si fa volentieri

  9. Menodzero

    Ormai le vostre rece vanno lette sempre e solo DOPO aver visto il film, siete uno spoiler unico

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