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Un film al (fuori tempo) massimo: la recensione di Lucky Day

Due Mia Wallace al prezzo di una

Dire che Lucky Day è un film ammuffito non renderebbe giustizia. Anche nei confronti della muffa. Che, bisogna dargliene atto alla birbantella spugnosa, è certamente quella roba lì che fa andare a mario il cibo, infesta le pareti e potenzialmente uccide Brittany Murphy. Ma è anche quell’altra roba là che, sia benedetta, fa il gorgonzola, il roquefort e il blue stilton. E se sei Alexander Fleming e vai in ferie scordandoti un vetrino pieno di batteri e muffa, ci scappa pure la penicillina: altolà streptococco, benvenuti antibiotici. Ed è un po’ come quel cinema lì, che da Le iene in avanti ha formato l’estetica cinematografica degli ultimi trent’anni scarsi: quando lo fa Quentin Tarantino, piaccia o meno, se non è proprio penicillina è sicuramente un gorgonzola di quelli che Cracco ci fa un’insalatina con pere, noci e radicchio e fattura la venti euro. Quando invece lo fanno altri, anche se si chiamano Roger Avary e hanno contribuito (non poco) al processo di ideazione e messa in pratica di quel cinema lì, vengono fuori film ammuffiti. Magari non abbastanza da teoricamente provocare la morte di Brittany Murphy. Ma la puzza di stantio un po’ si sente. Sigla!

La tazza recita “scoparsi le mosche”, un modo tutto francese per segnalare affettuosamente i cagacazzo tipo Avary

La trama di Lucky Day è esattamente quella che Avary avrebbe potuto proporre (e forse l’ha fatto) nel 1994 come uno dei capitoli di Pulp Fiction, e che Tarantino gli avrebbe bloccato sul nascere perché Roger, cribbio, è un miscuglio di tutti gli altri episodi del film, facci caso, su, siamo seri. In pratica c’è lo sconosciuto australiano protagonista del remake di Point Break che ora si fa chiamare Red e all’inizio del film è in carcere da due anni in quanto scassinatore di una banda il cui ultimo colpo è andato male. Ma non malissimo: Red sta per uscire in libertà vigilata, e nella cassaforte del suo negozio per finta lo aspettano 600mila dollari in buoni del tesoro scampati alla disastrosa rapina che lo ha mandato al gabbio. Oltretutto, ad attenderlo all’uscita di prigione ci sono la figlioletta ottenne Beatrice (soprannominata Honey Bunny, occhiolino occhiolino) e la moglie Nina Dobrev santa subito, che per amor di recitazione si fa chiamare Chloe ed è un’artista, francese come piace a Bruce Willis, con occhiali dalla montatura importante e capelli come Mia Wallace (occhiolino occhiolino). Non foss’altro che, proprio lo stesso giorno, cala in città anche Crispin Glover nella sua versione più da battaglia, quasi come ai bei vecchi tempi: matto, sadico, mostruoso e con un ascento franscese grottescamonte marcatò. George McFly ha un inquietante ciuffo da serial killer danese, vuole vendicarsi di Red per la morte del fratello nella rapina andata male di cui sopra, e nel tragitto fra l’aeroporto e la casa della sua vittima non si fa problemi a lasciarsi alle spalle una ragguardevole scia di cadaveri ammazzati con la giusta creatività. Al termine di una giornata frizzantina, e come da contratto con quel cinema lì, i nodi verranno al pettine rigorosamente sulle note di una canzone che stona con il contesto, ma che è orecchiabile e vintage. Facciamo un pezzo francese di fine anni ’50, canta Charles Aznavour, dirige l’orchestra il maestro Muffa Vessicchio.

“I love you pumpkin”

Mettiamoci nei panni di Roger Avary, almeno per un paragrafo. È nato in Canada in un villaggio di minatori che si chiama Flin Flon. Che è un’informazione inutile. Ma Flin Flon andava pur scritto in un modo o nell’altro. Flin Flon. A una certa scende in California e all’inizio degli anni ’80 è una delle spine dorsali del Manhattan Beach Video Archives (tanto da scrivere il software di gestione database per il catalogo del videonoleggio) che nel 1984 accoglierà Quentin Tarantino, vedrà la formazione del gruppo di cinefili scappati di casa chiamati gli Archivisti, l’autofinanziamento di My Best Friend’s Birthday – il primo film, in gran parte perduto, del regista di C’era una volta a… Hollywood – fino ad arrivare ai primi anni ’90, alle sceneggiature scritte a (più o meno) quattro mani per Le iene (Avary ha firmato alcuni dialoghi), Una vita al massimo (seppur non accreditato) e Pulp Fiction (con tanto di Oscar). In questo brodo primordiale tarantiniano, Avary trova il tempo per scrivere e dirigere il suo debutto cinematografico, Killing Zoe. Poi il nulla per una decina d’anni, fino a Le regole dell’attrazione, che è l’unico adattamento di un suo romanzo per il grande schermo che piaccia a Bret Easton Ellis, e non è ancora chiaro se sia un complimento o meno. Poi di nuovo il nulla, a meno di non tenere conto di Glitterati – un progetto impossibile da distribuire fatto con materiale recuperato da Le regole dell’attrazione, una specie di Jackass con le droghe sintetiche e le malattie veneree al posto della cacca e i pugni nelle palle – delle sceneggiature di Beowulf e Silent Hill, del progetto naufragato di Glamorama (tratto da un altro romanzo di Ellis) e dell’anno di prigione per essersi schiantato sbronzo al volante e aver causato la morte di un suo passeggero. Ricapitolando: arrivi da Flin Flon e dal nulla rivoluzioni il cinema popolare, ma mentre il tuo socio si trasforma nella penicillina della settima arte, tu rimani incastrato in un limbo dai contorni ammuffiti. La gente si dimentica di te, i boss non ti fanno lavorare. Finisci pure in carcere perché non riesci a gestire l’adolescente idiota che è in te e pubblichi stupidaggini su Twitter. Come te la giochi?

Autoreferenzialità livello rimozione costole

Un modo come un altro per reagire a una parabola professionale che si è fatta via via sempre più mesta – magari non in assoluto, ma c’è il brutto paragone con un Tarantino che è partito dalle stesse premesse e con la stessa filosofia e adesso è lassù – è quello di tapparsi duro le orecchie e urlare forte “LALALA, TARANTINO STOCAZZO”. Che sia per reazione inconscia o per scelta programmatica, Lucky Day è un film che nel 2019 c’entra poco con tutto il resto, e non in senso buono. È ciò che Avary pensa gli sia stato impedito di dirigere negli anni ’90 e che realizza ora per poter annunciare al mondo e incattivito il giusto – nel film (SPOILER) l’opera dell’artista Nina Dobrev acquista valore solamente dopo essere stata macchiata dal sangue dei suoi critici – che certe cose le ha sempre sapute fare anche lui. Forse anche meglio. I dialoghi serrati e che girano a vuoto attorno a riferimenti pop, il gusto per il dettaglio bizzarro, il miscuglio di generi, il citazionismo, l’affetto per il gore e per la violenza grafica e coreografica, l’utilizzo di leitmotiv, personaggi e situazioni grotteschi calati in atmosfere noir che vogliono essere prese sul serio ma solo il giusto, la creazione di un miniuniverso cinematografico a scopi puramente estetici e autoreferenziali – per dire: qui i protagonisti si chiamano Red e Chloe, in Killing Zoe si chiamano Zed e Zoe. Lucky Day è la masturbazione di un 50enne scapolo che il sabato sera si pialla il fegato di grappa del discount e lavora con calcolato disagio verso un orgasmo incazzato e anche un po’ compiaciuto pensando alla bellissima fidanzatina delle superiori. E poi la domenica al bar, orgoglioso e ignaro, lo racconta agli amici. E gli amici resistono alla tristezza grazie al terzo campari con il bianco, e sono solo le undici. La cosa più folle di tutta questa operazione è che Lucky Day, estrapolato da qualsiasi contesto e visto in un vuoto siderale, è oggettivamente un film di buona fattura, semplice e divertente, una favola nera con un cattivo talmente sopra le righe da diventare memorabile e i giusti momenti di locura e ultra-violenza. Bello. Però è un po’ come ricordarsi di O.J. Simpson e pensare “Mitico lo sbirro di Una pallottola spuntata”.

La locura

DVD quote:

«L’appartamento è anche carino, ma tutta quella muffa sulle pareti?»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

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34 Commenti

  1. GGJJ

    Crispin Glover come pazzo psicopatico dev’essere un grande. E a me, quando usci, Killing Zoe piacque moltissimo. Peccato per tutto il resto

  2. Samuel paidinfuller

    Devo dire che non ho capito del tutto la rece.
    Film tecnicamente valido e pure gradevole però vecchio e che scimmiotta i “pulp” dei 90s.
    In realtà avery sta scimmiottando (in parte) se stesso, e quindi in qualche modo si potrebbe parlare di stile di un autore, però la sua “colpa” è di non essersi evoluto mentre il quentin sì.
    Concludendo, probabilmente me lo vedrò per farmi un giudizio, anche perché vedo che sta sotto l’ora e 45, cosa che, in un mondo dove qualunque cacata si sente autorizzata a sfiorare le 2h, me lo fa già stare simpatico.

  3. tommaso

    Wow notiziona che Avary sia tornato a girare, non sapevo mica.
    Molte critiche delle rece mi sa che per me saranno pregi.
    W la muffa.

  4. Luca

    Se l’intento era scrivere una rece del cazzo per un film del cazzo mi pare completamente riuscito

  5. Il Reverendo

    mah non mi avete mica convinto, a non vederlo.. a me avery piace. le regole dell’attrazione mi è piaciuto moltissimo, molto ma molto più di american Psycho, e onestamente credo che il suo contributo alla migliore filmografia di tarantino sia stato ben superiore a quello che gli viene riconosciuto, almeno a livello di idee c’è tanto ma tanto di suo, in Pulp fiction ma anche in assassini nati e via dicendo.

    spiace molto per il litigio con Quentin.
    forse in un certo qual modo il litigio con avary ha spinto Quentin tra le braccia del nuovo amico fraterno Rodriguez, dando luce ad uno dei miei film preferiti di tutti i tempi, dal tramonto all’alba, quindi non tutto il male vien per nuocere. dopo invece Quentin è diventato amicone dell’inutile, inqualificabile e insalvabile eli roth, e ora pare non sia più amico di nessuno.

    io che sono un fan dei finali felici e al contempo sanguinosi, vorrei tanto vederli riuniti per l’ultimo film di Tarantino, ma non accadrà.

    intanto questo me lo guardo. viva gli anni ’90.

    • Dave

      Anche per me le regole dell’attrazione bomba.

    • tommaso

      Perche’ esiste qualcuno che preferisce quell'[inevitabile] aborto di “American Psycho” a quel gioiello di film [non calciabile, ok] di “Le regole dell’attrazione”?

      Comunque tra [quel fottuto capolavoro di] “Killing Zoe” e “Le regole dell’attrazione”, Avary ha diretto pure “Mr. Stitch”, che, con tutti i limiti di un film per la tv del 1995, ricordo figo. Magari me lo rivedo: c’e’ pure su youtube, vedo.

      Anche a me la rece, pur simpatica, non ha convinto. Nel suo informarci che piu’ che altro il recensore voleva vedere qualcosa di diverso, mi ricorda un po’ la stroncatura di “Nice Guys”, che per quanto mi riguarda e’ uno dei film del decennio o giu’ di li’.

    • tommaso

      Errata corrige: ho visto qualche pezzo di “Mr Stitch” e ho scoperto che per tutti questi anni l’ho confuso con un altro film (che devo identificare a questo punto!). Comunque sembra un low budget parecchio fuori di testa e c’e’ Rutger Hauer: per lo meno interessante.

  6. Videosbronz

    Non per fare il lamentino sul mio sito preferito, probabilmente io e Gifuni semplicemente non siamo sulla stessa lunghezza d’onda (come ho constatato anche in altre sue recensioni), ma dato che la sezione commenti esiste, famme dì ‘na cosa.

    Tralasciando l’infelice battuta su Brittany Murphy, non capisco il senso di perculare Avary e la sua carriera (tra l’altro scopro proprio dalla rece che ha girato e contribuito alla realizzazione di film molto fighi) suggerendo l’idea che sia un regista alla frutta, che il film sia una scopiazzatura del pulp che lui stesso ha contribuito a creare, per poi con un colpo di coda finale dire che “è oggettivamente un film di buona fattura, semplice e divertente” e addirittura “con un cattivo talmente sopra le righe da diventare memorabile”

    Va bene che il contesto è importante per giudicare l’opera, ma qui si parla in malo modo della sua sfigata vita per poi non spiegare bene se il film è valido o no. Cioè, la muffa cosa rappresenta? Lo stile stantio di Avary o la sua reiettitudine? Perchè nel secondo caso si tratta di bullismo eh, e in ogni caso mancanza di rispetto confusa con ironia.

    Sicuramente non ho capito io, scusate il pippone non richiesto.

  7. Credo che la critica sia intesa a dire che il film è, cinematograficamente parlando, girato con uno stile vecchio, là dove per vecchio si intende “specificatamente ancorato ad un periodo del cinema”. In questo caso l’esordio dei film in stile Tarantino ( che purtroppo erano tutti brutti, tranne i suoi ), un po’ come se negli anni 90 qualcuno se ne fosse venuto fuori con un western fatto nello stile degli Spaghetti Western. Magari era uno Spaghetti Western bello, ma era comunque un film che arrivava fuori tempo massimo. Come a voler rifare un Matrix adesso, non avrebbe senso perchè un certo tipo di estetica è stata superata. E il problema grosso è che è stata superata DA POCO. Perchè rifersi ad un’estetica vecchia di cinquant’anni ( Woody Allen isegna con Ombre e nebbie ) funziona, fa citazione colta. Ma riferirsi ad un’estetica di venti-trenta anni fa muffa, appunto. Un po’ la differenza tra la roba vecchia, il vintage e l’antiquariato. Un po’ come fare un fumetto di super eroi nello stile di Jim Lee: sa di vecchio. Mentre se lo fai in stile Jack Kirby, fa figo. così è la vita…

    • samuel paidinfuller

      Però, ragionando per paradossi, se il regista di quello spaghetti western negli anni 90 fosse stato un corbucci o castellari la questione dovrebbe essere affrontata diversamente, almeno per come la vedo io.

      Poi chiaro che è sicuramente più interessante un regista che sa stare “al passo coi tempi” (tipo il mastermind che col cazzo che a fury road gli puoi dire che sa di vecchio) però il non farlo non è di per sè un motivo di stroncatura.

    • Dembo

      Mi fa molto ridere Samuel che ogni volta che parla di Miller usa l’appellativo Mastermind, come nel fottuto trailer di quella bomba assurda che è Fury road
      Grande bro!

    • Videosbronz

      Ma infatti tutti i vari cloni di Tarantino raramente hanno fatto dei bei film , mentre questo sembra avere come unico difetto la sua cornice pulp. Poi oh sto difendendo un film che non ho visto quindi anche sticaz

  8. John Who?

    Mi inserisco solo per dire che il commento qui sopra è a firma di uno dei più grandi autori Disney di fine anni 90/inizio 2000 e che l’emozione che ho provato oggi, trovandolo a scrivere su uno dei miei siti preferiti, mi ripaga di un’infanzia solitaria & sfigata.

  9. Enrico

    Il problema non è perché Avary non ha avuto successo è perché Tarantino seguita ad essere tanto acclamato dalla massa.

  10. Zosimo Rossato

    Ma perché di O. J. Simpson nessuno ricorda MAI il periodo in cui ha giocato a football?!?! È stato tra i più importanti giocatori della sua generazione, una specie di Michael Jordan della palla ovale. Un uomo incompreso.

    • A tal proposito c’è una citazione divertita in BlacKKKlansman di Spike Lee, che è ambientato negli anni ’70. Due personaggi stanno parlando del più e del meno e uno asserisce che O.J. è il più grande. O qualcosa del genere

  11. Maxnataeleale

    Mi sa che preferisco sta muffa al Tarantino degli ultimi due film. Colpevolmente mi manca le regole dell’attrazione. Recupero subito

  12. Toni Randine

    Ci sono altre inquadrature di Nina Dobrev come quella proposta nello screenshot? Se si, mi sembra già il mio prossimo film preferito

  13. jax

    Le regole dell’attrazione è un film pazzesco, bellissimo e molto rispettoso dell’altrettanto enorme libro (aaah avesse fatto Avary il progetto Glamorama….)

  14. Marcellino pane e motorino

    Cmq brutta l’ironia su Brittany Murphy, sei sui 400 calci non sul morto del mese

  15. Metallaro Cinefilo

    Non ho capito, ma questo film è già uscito? Tipo doppiato al cinema, o che altro?
    Le regole dell’attrazione mi manca, ma Killing Zoe mi piaceva parecchio.

  16. Raghi, quella non era ironia sulla morte di Brittany Murphy, avete letto tutto bene?
    Devo spiegarlo io?

    • Anch’io ho una teoria in proposito, ma la cosa è quantomeno ambigua e dato l’argomento è auspicabile essere cristallini. Spiega.

    • Dunque?

    • Dato che non spieghi, spiego io: l’ironia poteva riferirsi a un’eventuale complotto ai danni della compianta Brittany (R.I.P.), a un omicidio coperto con la storia della muffa, nel qual caso potrebe essere considerata lecita.
      Messa così, resta una roba di cattivo gusto, priva di senso e nel peggiore dei casi offensiva della memoria di chi non c’è più. Non si possono fare le cose per metà, signor Gifuni. Capisco sia più facile per uno come me, che si firma “?!?” che per lei, ma tant’è: a ognuno le proprie responsabilità.

    • Ma cosa sta dicendo lei, signor/a ?!?
      Io non sono Gifuni.
      E vede che c’era arrivato/a da solo/a ?
      Intendevo quello, non era ironia sulla morte dell’attrice.
      Per me non era affatto una roba priva di senso né era di cattivo gusto.
      Comunque mi ero mi ero dimenticato del commento, scusi il ritardo.

    • Infatti le ultime due righe del commento sono indirizzate all’autore della recensione. In quanto al cattivo gusto, ognuno ne interpreta il significato in base al proprio. Credo spetti al signor Gifuni far chiarezza sul proprio pensiero qualora lo ritenga opportuno.

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