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La mossa del giaguaro albino: la recensione di Primal

La prendo un po’ larga. L’abbiamo letta più o meno tutti l’intervista a Nicolas Cage pubblicata dal New York Times ad agosto, vero? Che bomba, quell’intervista. Ne usciva il ritratto di una personalità decisamente eccentrica, ma anche di un professionista con una passione smisurata per il suo lavoro, una visione molto precisa di chi fosse all’interno di un’industria e di un mondo in continuo cambiamento, e un’onestà schietta e cristallina sulle sue ragioni.

A un certo punto, l’intervistatore, David Marchese, gli fa una domanda bella diretta circa le ragioni che lo hanno portato alla bulimia di ruoli, spesso in progetti di qualità non proprio eccelsa, per cui ormai è noto e che ha causato la sua memificazione (questo l’ho aggiunto io). “Sì, i soldi sono un fattore chiave”, risponde Cage, ammettendo di aver dovuto riparare a degli investimenti sbagliati che lo avevano praticamente lasciato sul lastrico. “Una cosa che ero certo di non voler fare era dichiarare bancarotta. Avevo questo orgoglio che mi spingeva a superare tutto lavorando”. E aggiunge: “Sono un uomo migliore quando lavoro. Ho struttura. Ho un posto dove andare. Non voglio starmene a casa a bere mai tai e Dom Pérignon […]. Voglio essere sul set. Voglio recitare”.

Quando non recita, Nicolas Cage non ha struttura e finisce per governare Portorico.

E insomma, dopo aver letto l’intervista è difficile non provare un rinnovato rispetto per uno che, pur ammettendo di non aver sempre avuto le ragioni migliori per scegliere un ruolo, rivela di non averne mai preso nessuno alla leggera. “Ho comunque bisogno di sentire che, per quanto il film intorno a me possa non funzionare del tutto, io potrò contribuire in qualche modo ed essere divertente da vedere”.

Che gli vuoi dire a uno così? A una star d’altri tempi che si ammanta di un’aura di fascino, che si definisce “un surrealista” e che sostiene di ispirarsi anche agli animali, e ai suoi due cobra domestici in particolare, nel costruire certi suoi ruoli? Cosa vuoi dirgli? Cosa? Niente. Soprattutto in questa sede non gli si può dire proprio niente, se non “Grazie, Nic. Grazie di esistere”.

E che Dio o qualunque altra entità sovrannaturale mi possa fulminare qui dove sto se questo non era esattamente ciò che avrei voluto dire a Nicolas Cage dopo aver letto la sinossi di Primal. La leggiamo insieme, vi va?

“Un cacciatore che lavora per gli zoo ottiene un passaggio su un mercantile latino-americano con un carico fresco di animali esotici e pericolosi provenienti dall’Amazzonia, incluso un raro giaguaro bianco – insieme a un assassino politico che sta venendo estradato negli Stati Uniti in segreto. Due giorni dopo la partenza, l’assassino fugge e libera gli animali, scatenando il caos sulla nave.”

Nicolas Cage e LaMonica Garrett. Quanto fa ridere che questo attore si chiami LaMonica? “A chi lo diamo questo ruolo?”. “Mah, chiama la Monica che forse è libera.”

Eh? Eh? Cioè dai che premessa perfetta è per Cage? Se a questo aggiungiamo che l’assassino politico è quella faccia da schiaffi di Kevin Durand e che alla regia c’è l’ennesimo stunt coordinator diventato regista, Nick Powell, tutto sembrava portare a un’unica, inevitabile conclusione: The Most Nicolas Cagest Movie Ever.

E Primal è proprio questo: un thriller serratissimo, in cui Powell mette a frutto la sua abilità di coreografo per inscenare botte da orbi in spazi ristretti, e sa benissimo di non avere sufficiente esperienza come direttore d’attori per dire a Nicolas Cage cosa fare. E così lo lascia a piede libero, a masticarsi lo scenario come mastica il suo Havana, mentre dà la caccia a un Kevin Durand in formissima e a un esercito di bestie letali che, per quanto realizzate con una CGI che avrebbe giovato di un po’ di lavoro extra (ma il budget era quello che era), fanno il loro onesto dovere. Kraven, scansati: abbiamo un nuovo Grande Cacciatore Bianco.

Incredibile questa CGI, non si distingue più il reale dal digitale ormai.

Solo che no, cancellate tutto quello che ho appena scritto nell’ultimo paragrafo.

Ok, non proprio tutto tutto: la parte su Nicolas Cage a piede libero che si mastica lo scenario come mastica il suo Havana la teniamo buona. Per il resto, tornando a quanto detto all’inizio, Primal è uno degli esempi di film che non funzionano del tutto, in cui per lo meno Cage fa il suo lavoro ed è divertente da vedere. È in overacting costante dal minuto uno, ma tipo che anche quando se ne sta appollaiato su un albero in mezzo alla giungla, in attesa di catturare la sua preda, già lo vedi che nel suo appollaiarsi gigioneggia con l’aria di chi se la sente fin troppo calda. E infatti si spippacchia il suo sigaro fottendosene allegramente del fatto che nella giungla anche il più rincoglionito dei criceti ha avvertito la sua presenza da chilometri di distanza.

Ma va bene così, anche perché è tutta una gara a chi ce l’ha più duro con un Kevin Durand che, quando entra in modalità faccia da cazzo e si abbandona alla sua arte, in fatto di mangiarsi lo scenario non è secondo a nessuno. In un mondo in cui non esiste Nicolas Cage.

Davvero incredibile. Cioè questa gallina è reale o digitale? Non riesco a capirlo.

Purtroppo, e mi piange il cuore mentre riverso la mia frustrazione su questa tastiera, appiccicosa perché ci ho riversato anche il tè, il resto è fuffa, ma fuffa vera. Tutta la premessa è un enorme specchietto per le allodole, che rifletterà la vostra espressione infastidita quando scoprirete che, in realtà, il “carico fresco di animali esotici e pericolosi” si riduce a un paio di tapiri, degli innocui pappagalli, qualche scimmia che ti strappa da fazza from da skull (rigorosamente fuori campo) e numero uno giaguaro orrendamente raffazzonato in una CGI che, su una scala che va da “Sharktopus vs. Giant Crocominchia” a “James Cameron Wet Dream” si posizione all’incirca su “What Ian Ziering Would Do If He Had Sharknado Money”.

E non me ne fregherebbe veramente un cazzo se pure il film se ne fregasse, e concentrasse buona parte del suo tempo a mostrarci Nicolas Cage che spara alla Natura con enormi fucili da caccia. Sapete, un po’ come fa l’Asylum quando produce film con trame da blockbuster, facendo finta di avere mezzi adeguati per metterle in scena. Invece Primal prende esempio dall’Asylum peggiore e confeziona un film che, in quanto a idee di messa in scena e trama, è piattissimo. E, archiviata in fretta e furia la questione “animali a piede libero”, devia tutto quanto sul gioco al gatto col topo con un villain davvero poco interessante, che dà la caccia a una serie di personaggi monocorde interpretati da un cast col pilota automatico.

Senza parole. La tecnologia, eh!

Alla fine di tutto, pure il personaggio di Cage, che era un figo della madonna perché stronzo e fiero di esserlo, deve sottostare al più bieco degli archi di maturazione rivelando di essere, in fondo, solo un burbero dal cuore tenero. Ed è qui che Primal cala la maschera, mostrandosi per quello che è realmente: voleva essere The Most Nicolas Cagest Movie Ever. Ma è solo un DTV.

DVD-quote:

“Un film Asylum con un filo di soldi in più”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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32 Commenti

  1. Arcibaldo

    Ma quella dell’ultima foto è Famke Jannsen? Ditemi che è solo venuta male vi prego…

    • Ci sono rimasto un po’ anche io. Però è anche una signora di 55 anni eh, siamo noi che ce la immaginiamo sempre come in X2.

    • Carpenberg

      Fortuna che l’hai chiarito perché a me sembrava la Arcuri in Carabinieri.

    • John Blacksad

      Per la sua età è ancora bella, non capisco il problema

    • Dévid Sfinter

      Forse perchè la sua faccia è trasfigurata dal botox? Comunque il problema è che Nic, per quanto ce la metta, ormai è entrato nel turbine dei “film di cacca con attori famosi”, dal quale sembra impossibile uscire. Quindi noi lo amiamo incondizionatamente, ma guardare i suoi film per vedere quanto è bravo non basta più.

    • Ma dai!
      Perchè infierire su Famke pubblicando proprio quella foto orrenda?
      Che inutile crudeltà! Quale espressione di cattivo gusto!
      Maledetto botox: ora me ne sparo una dose nei coglioni così stiro queste fastidiose grinze.

    • Enrico

      Le americane e anglosassoni invecchiano male

  2. Johnny FortKnoxville

    Mannaggia, ho visto scritto ‘Primal’ e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “cazzo, hanno deciso di parlare di quella bomba di cartone di Genndy Tartakowsky”. E invece.

  3. Killing Joke

    Lo dico? Lo dico: se c’è una cosa che mi infastidisce sono le perculate da “ironia cinica post-moderna basata sui meme nell’era dei social” nei confronti di Nicolas Cage.
    Il quale è vero, negli ultimi anni si è anche buttato su ruoli discutibili, ma resta comunque uno che si vede che ci mette una gran passione in tutto quello che fa e non di rado salva da solo i film in cui recita.
    Lunga vita a Nic Cage, uno che il cinema lo ama

    • Lunga vita a Nic Cage!
      Che purtroppo non salva da solo i filmdemmerda in cui recita, sicuramente a inizio carriera è stato un superraccomandato, e ciononostante in molti casi ha dimostrato di essere un attore coi controcazzi.

  4. Past

    hanno annunciato un film dove nicolas cage farà nicolas cage…potrebbe essere il biopic della vita…

  5. The Mat(Bat)

    Peccato per il film, ci stava tutto.
    Grazie per aver segnalato l’intervista, l’ho letta stamattina ed è bellissima!

  6. Rocco Alano

    Scusate, ma se non ha fatto un capolavoro quando accoppava bambini, non credo gli riuscirà con gli animali esotici.

  7. Scusate l’OT, ma Zombieland 2 lo coprite vero? Non è un capolavoro della commedia ma è carino.

  8. Anonimo

    Ma mettere una breve scheda in cima o in fondo per i dati del film, anno regista attori e soprattutto QUANDO CAZZE ESCE, ma ci vuole tanto?

    (qua c’erano delle bestemmie perché la mia insicurezza mi porta a pensare che se non dico qualcosa di “forte” nessuno mi degna di attenzione)

  9. Vin Diesel30€grazie

    Cavolo George grazie mi hai fatto ridere un botto. La scala degli effetti speciali e la gallina in cgi soprattutto.

  10. Alessandro

    Ma davvero è così brutto e vuoto? No perché allora lo evito, ma non vorrei pentirmene dopo.

  11. E’ piu forte di me, non avermene, ma quando scrivi:
    “un po’ come fa l’Asylum quando produce film con trame da blockbuster, facendo finta di avere mezzi adeguati per metterle in scena.”

    Io dissento totalmente, la Asylum mi irrita in modo assurdo proprio perchè, IMHO, è perfettamente consapevole di produrre film dozzinali con mezzi dozzinali sapendo però che attirerà comunque attenzione perchè questo tipo di sciatteria cinematografica diverte.
    Io li manderei tutti a casa invece è un tipo di paraculaggine che detesto.

    Scusate lo sfogo

  12. Kaiser Zozzo

    Chiamiamola passione per il suo lavoro, ma non ho mai dimenticato la conferenza del Comicon sul primo Ghost Rider. Le sue argomentazioni, (sollecitate anche da quel parassita di Avi Arad)erano: “Nic ama il personaggio (li ama tutti come sempre) ha anche un tatuaggio di Ghost che ne sottolinea l’amore per il personaggio” lui tutto tronfio mostra il lembo di pelle e cerca di rassicurare di fan. Sappiano tutti come é andata. Tramanda porcate ancora tutt’oggi. Ogni tanto ne imbrocca mezza per culo e o per quel minimo di lucidità che mostrava agli albori, e che ogni tanto rifà capolino.

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