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Lotta di classe coreana: Parasite

La metafora al cinema è quella cosa per cui, praticamente, vale tutto quasi sempre. C’è tutta una scuola di persone che quando guardano un film non pensano ad altro. Quelli dei cineforum, degli incontri post visione. Perché il cinema deve avere sempre qualcosa da dire oltre a quello che mostra, solo che non è vero. Ci combatto da secoli contro questa cosa qui, perché sì ok il testo e il sottotesto, per carità, però senza esagerare. Nove volte su dieci quello che sta sullo schermo è quello che conta, e tutte le menate del “ma no è questo quello che dovevi capire, nonché carpire” sono circa delle paraculate atte a elevare cose che non meritano neanche una spintarella.
Entra l’amico Bong Joon-ho, che alla voce “metafora” ha detto “DIORAMA IN SCALA 1:1” e ci ha costruito un film, una storia, due appartamenti e le strade che li collegano.

Fosse solo un film, Parasite sarebbe un grandissimo film. Il ritorno in Corea di un autore che si era un attimo perso per strada (ridendo e scherzando il suo ultimo film coreano, Mother, è del 2009), il gentile promemoria che un certo approccio alla storia è possibile solo con un certo tipo di attori. E in una storia in cui fingere è la professione dei protagonisti, avere i più clamorosi attori del panorama moderno (così su due piedi) è piuttosto importante. Non solo lo storico Song Kang-ho, ma anche Choi Woo-sik  e soprattutto Park So-dam (good). Navigando tra un piano di recitazione e un altro, passando dal gentile all’arrabbiato, dal proletario al borghese, in uno schiocco di dita, il risultato è commovente. Perché fosse solo un film, Parasite sarebbe la storia di una famiglia molto povera ma per niente stupida che grazie al gancio giusto inizia a lavorare per una famiglia molto ricca e un po’ stupida. Un racconto sociale tra satira e denuncia, simile per concetto a un’altra palma d’oro, Shoplifters di Kore-eda, dove la fatica del cittadino medio si scontra con la realtà dei fatti, i sogni infranti, l’impossibilità di pianificare un futuro. Solo che questo non è il melodramma familiare alla Ozu che piace a Kore-eda, né tantomeno la denuncia laburista di Ken Loach. Questo è Bong Joon-ho, e allora:

Fosse solo un film, appunto, Parasite sarebbe già quella che qui si definisce una roba pazzesca. Solo che Parasite è un film, ma anche due e a un certo punto tre. Una stratificazione scandita da dei netti giri di boa che raccontare sarebbe solo un peccato. Meno si sa meglio è e onestamente non ha alcun senso parlarne in questi termini. Ma il punto è che Parasite naviga tra i generi con una facilità disarmante. Su una base di denuncia sociale e classismo, i toni passano dalla commedia al thriller non appena un attore, uno di quelli là, decide quale parte interpretare. Ci sono sequenze che sembrano uscite da un heist movie elaboratissimo e altre che ricordano un home invasion da cagarsi sotto. E più la finzione si mescola alla realtà più si inizia a vedere il fondo di un barile particolarmente bastardo, fino ad arrivare a un punto di rottura in cui il sogno diventa incubo e poi, infine, solitudine. Inserendo una narrativa dentro l’altra come il migliore dei turducken, Bong Joon-ho crea questa formula infallibile che non molla un secondo, che non fa passi falsi, che fino alla fine, un cambio di registro dopo l’altro, finisce in un melodramma dalla legerezza quasi sorprendente.

무슨 소리 야?

Se vogliamo fare un po’ i puntigliosi, possiamo ammettere che questa metafora, a volte, è un po’ didascalica e netta nelle sue divisioni. I poveri come scarafaggi che si nascondono dietro i mobili dei ricchi è un concetto gia visto, ma qui la questione è raccontata e stilizzata talmente bene che, insomma, è giusto così. Dal fatto che i protagonisti abitino in un seminterrato al fatto che per andare a casa dei ricchi ci siano da fare una salita e diverse rampe di scale, sempre salendo e, infine, la sequenza migliore del film, ma anche dell’anno: un quartiere che si allaga, una corsa disperata seguendo un corso d’acqua che va solo in discesa, dentro l’appartamento più sfigato della strada. E ce ne sarebbero di cose da dire, di pensieri da elaborare, ma temo di non essere all’altezza. Ritrovarsi di fronte a un capolavoro è già abbastanza emozionante.

DVD-quote:

“POTERE AL BONG JOON-HO”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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24 Commenti

  1. Past

    proprio ieri e l’altro ieri mi sono visto che memories of murder e madre che ancora mi mancavano di bong…i’m ready!

  2. Bellissimo per tutti i motivi citati. Aggiungerei che riesce ad essere anche commovente in certi frangenti. E ci sono degli attori e dei personaggi che davvero lo vorresti rivedere appena finito il film.

  3. GGJJ

    Film che mi sono auto-rovinato perchè partendo dal presupposto che “film coreano che ha vinto la palma d’oro figurati se mi capita di vederlo in giro, leggiamo di che parla per curiosità” ho letto la trama e quindi tutti i colpi di scena. Quando uno è deficiente..

  4. avdf

    Non ricordavo minimamente chi fosse sto Bong Joon-ho… ma ora che dite “memories of murder” comincio a ricordare…era un gran film, visto una vita fa rimasto in memoria tra quelli piaciuti…

  5. Ace Sventura

    Lascio un memo per Memories of Murder

    https://www.youtube.com/watch?v=v4seDVfgwOg

    da parte di Every Frame a Painting

  6. Film grandioso, probabilmente il migliore dell’anno. Ottima analisi! Detto ciò, vi chiedo umilmente un aiuto: domani dovrei avere degli amici a casa per vedere un film e pensavo a “Memories of murder” o a “Madre”. Considerando che non tutti sono abituati ai film coreani, cosa mi consigliereste tra i due? Come precedenza, intendo, perché l’altro comunque lo vedrei una delle prossime serate, probabilmente da solo. Grazie!

  7. Jaeger

    Temevo che non avrei letto una recensione qui ma in cuor mio sapevo che era un film calcistico!

    Purtroppo parlarne a fondo senza fare spoiler è quasi impossibile, a tal proposito se non l’avete visto non leggete la recensione di Wired che quei geni hanno spoillerato tutto il film (già fanno disastri quando parlano di tecnologia, figuriamoci quando escono dal loro).
    Comunque per la serie “momento amarezza” prima di trascinare a forza la mia ragazza al cinema a vedere parasite, un paio di giorni prima abbiamo visto l’italianissimo uomo nel Labirinto di Carrisi. È veramente deprimente che in Italia si possa già solo pensare di produrre una roba vuota e pretenziosa come quella e i coreani invece droppano una bomba simile sfruttando anche un po’ di neorealismo dove una volta eravamo noi i campioni.

  8. Maxnataeleale

    Stupendo ma vorrei rivederlo al più presto perché mi da l’idea che non si riescano a cogliere appieno tutte le sottigliezze alla prima visione. Questo e the nightingale sono i film dell’anno. Alla faccia di quel bollito di Tarantino (che tra l’altro afferma che il miglior film 2019 sia quello con i coccodrilli nella cantina)

    • Brusco

      The nightngale film coraggioso che la critica generica ha sderenato ingiustamente
      Parasite visto un paio di mesi fa , eccezionale
      Quando la povertà ha un odore

  9. Vi lascio un’illuminante lezione di classismo olfattivo di Rocco Casalino https://www.youtube.com/watch?v=bUyK8hS0bvE

  10. Daniela Caneschi

    Capolavoro emozionante, spiazza dalla prima all’ultima sequenza e riesce pure a far percepire un odore: quello dei poveri, un odore che i ricchi imparano a riconoscere sin da piccoli e da nessun sapone da poco prezzo potrà mai far scomparire

  11. Bella Tarr

    Film dell’anno.

  12. X-meh

    Scena Gianni Morandi spaziale (e neanche in quel senso di Gianni Morandi). Forse film dell’anno

  13. Touch of Knievel

    A mani basse, nonostante l’ottima impressione che mi ha fatto “La belle epoque”.

  14. Lazio film festival festa del Green cinema

  15. Cicciput

    Film incredibile per messa in scena, per recitazione degli attori, mostruoso a livello tecnico sotto tutti i punti di vista. Tra i film di case belle questo ha una delle case più belle e meglio riprese che ricordi. Meravigliosi i poveri furbi, tenerissimi i ricchi scemi (e, opinione personale questa, neanche messi troppo in cattiva luce qui: la loro colpa è solo di essere odiosamente ricchi e un filo troppo scemi, ma tutto sommato sembrano anche brave persone). Tutta la prima parte è da rimanere a bocca aperta per ritmo e fluidità della narrazione. La scena dell’alluvione è un piccolo film nel film che meriterebbe qualunque premio esistente sulla faccia della terra.
    Film, tutto sommato, semplice e diretto anche nel suo strato metaforico, reso però un gioiello dalla mano di un fuoriclasse assoluto.

  16. dirty harryhausen

    Ho letto che sia la casa dei ricchi che quella dei poveri non esistono ma sono set creati apposta per il film, e mi è caduta la mascella.

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