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Il Servizio Clienti risponde: Star Wars – Ep. IX: L’ascesa di Skywalker

Il pezzo di Xena Rowlands

Caro J.J. Abrams,

io ti ho sempre difeso. Sono sempre stata dalla tua parte. Quando la gente ti insultava per il finale di Lost, io spiegavo che con quella serie non c’entravi più niente da anni. Quando il fandom di Star Trek s’imbufaliva, io rispondevo che l’idea di scivolare in una linea temporale alternativa era in fondo un modo intelligente di evitare contraddizioni col canone. Quando qualcuno diceva che non avevi cuore, ricordavo che come prima cosa grossa in carriera avevi fatto Felicity, e come seconda cosa una super serie di menare come Alias (Jennifer Garner che mena = tantissimo cuore). E la potenzialmente infinita espandibilità degli agganci a Cloverfield non contiene forse una scintilla di genialità? Insomma, è anche merito tuo se il franchise di Mission: Impossible è oggi la frontiera del miglior cinema d’azione, visto che l’hai in un certo senso ri-avviato con Mission: Impossible III e da allora sei sempre rimasto dietro le quinte come produttore. Riguardo a Super 8 non ho scuse: l’ho amato e basta, in tutta la sua derivatività, e sono uscita dal cinema col sorrisone stampato in faccia, in barba a tutte le (più che legittime) critiche e ai difetti. Lo stesso sorrisone che mi son tenuta anche al termine di Il risveglio della Forza: è vero, è praticamente un remake della trilogia originale (non solo di Una nuova speranza, perché ha tanti elementi anche di L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi), ma perché dev’essere obbligatoriamente un male? Non dimostra anzi una consapevolezza di come funziona il blockbuster oggi, non tematizza all’interno della trama il continuo ritornare su strade già note? In fondo – monologavo da sola contro il cielo – Rey, Finn, Poe e Kylo sono “cosplayer” di eroi diventati mitici, li conosciamo in costume (da stormtrooper e da pilota ribelle) o sotto una maschera (da scavenger e da pseudo-Darth Vader): non sono forse una proiezione di noi stessi all’interno del film? Fan che vogliono disperatamente rientrare in quell’universo narrativo e rivivere in prima persona le antiche leggende delle guerre stellari?

the struggle is real

No, J.J., non ti difendo più adesso. Scordatelo. Quando la Disney ti ha richiamato per dirigere L’ascesa di Skywalker ero ancora fiduciosa. Okay, mi sono detta, non farà nulla di rivoluzionario, va bene, ma se c’è qualcuno che può riuscire nell’impresa di conciliare le richieste schizofreniche sia dei produttori sia dei fan, realizzando qualcosa che comunque assomiglia a un film, quello sei tu. D’altronde con Il risveglio della Forza, per quanto mi riguarda, c’eri riuscito: avevi resuscitato lo spirito di un universo maltrattato dal suo stesso creatore con i prequel, avevi trascinato in sala tutti i vecchi fan di allora e li avevi tutto sommato soddisfatti, e nello stesso tempo avevi instillato l’amore per Star Wars in una nuova generazione di giovani spettatori, soprattutto grazie all’invenzione di personaggi cui è facile affezionarsi, anche grazie agli attori giusti. E, come sai fare meglio di tanti altri, avevi apparecchiato l’inizio di una nuova avventura, accendendo le speculazioni e le teorie che rendono la visione, e l’attesa per il prossimo capitolo, un’esperienza colma di eccitazione.

Poi però ho visto L’ascesa di Skywalker. Non dirò che mi ha fatto tutto schifo, perché mentirei, ma dirò che capisco perfettamente quelli che dicono che fa tutto schifo, e questa volta non me la sento proprio di difenderti, caro J.J. Ho amato sconfinatamente Gli ultimi Jedi, ma non vivo su Marte e avevo capito l’antifona: non mi aspettavo certo che la Disney continuasse su quella strada, vista la pioggia d’insulti ricevuta dal fandom. La Disney vuole vendere i pupazzetti e far staccare moltitudini di biglietti, e scontentare la gente che compra i pupazzetti non è una buona strategia di marketing, me ne rendo conto. Ma mi chiedo: stendere una lista di critiche, richieste e obiezioni dei fan e procedere a fare un film assecondando ogni singolo punto di quella lista… è una buona strategia di marketing? Non lo so, vedremo in quanti compreranno il robottino nuovo – il quale, comunque, come ha notato una mia amica, è l’esemplificazione perfetta di questo film: parla in inglese ed esprime solo emozioni elementari assolutamente non fraintendibili, riassumibili in una sola parola, “triste”, “felice”, e poco più.

dafuq, jj?

Non so, J.J., volevi fare un film o un controvideo di risposta a Cinemasins? Mi è venuto perfino a tratti il dubbio che alcune tue scelte in L’ascesa di Skywalker fossero una sarcastica presa in giro. Un gettare la spugna. L’esplicitazione della frustrazione da parte di uno che si è sentito accusare di aver fatto un film troppo pavido, “troppo uguale” agli originali, ma poi è stato richiamato a mettere le pezze perché il suo successore aveva fatto un film “troppo diverso”. «Allora andate tutti a cagare» hai detto, forse, e hai proceduto a stendere svogliatamente il compitino per non scontentare nessuno: hai rimesso tutti gli attori vecchi e hai relegato sullo sfondo quelli nuovi che non piacevano ai fan; hai fatto parlare i morti (non è uno spoiler: è la prima frase del tradizionale rullo di testo introduttivo) e hai rincitrullito i vivi, di modo che ogni loro frase fosse trasparente ed esplicativa; hai messo il romanticismo dove ce l’avevano immaginato milioni di fan fiction e l’hai tolto laddove invece non era stato apprezzato; hai ripescato le scene già girate da Carrie Fisher prima della morte e le hai riutilizzate come un generatore automatico di perle di saggezza; ti sei premurato di sottolineare che, no, non scherziamo, certo che i simboli di Star Wars sono importanti, certo che è tutta una questione di chi è figlio/nipote di chi, certo che bisogna «portare rispetto». E ovviamente in mezzo a tutto questo marasma ti sono scappate via comunque mille cose, linee narrative non chiuse, contraddizioni giganti, personaggi introdotti e impossibili da approfondire, e soprattutto un finale che, proprio perché non vuole scontentare nessuno, è tremendamente prevedibile.

dai, su, è finita

E poi, dov’è finita la tua regia? Perché tu sei capace di girarli, i film, caro J.J. Non sei solo un mero esecutore: Spielberg te lo sei studiato anche dal punto di vista della messa in scena, e hai imparato come si fanno i long take immersivi, come si sprofonda lo spettatore nell’azione facendo dialogare il primo piano con lo sfondo. No, certo che non sei Spielberg (ti piacerebbe), ma non sei nemmeno l’ultimo degli stronzi, hai anche un buon senso per la composizione cromatica di scenografia e luci, mica solo per i tanto vituperati lens flare. Ora che ci penso, qua non ci sono nemmeno troppi lens flare: cosa ti hanno fatto, J.J.?

No, L’ascesa di Skywalker non mi ha fatto schifo, è filato via veloce per tutte le sue 2 ore e 20 minuti, e un paio d’idee che avrebbero potuto essere interessanti se tu non fossi stato troppo occupato ad assecondare i focus group di zio Bob Iger mi è sembrato di intravvederle. Nonostante tutto, questa nuova trilogia mi ha fatto voler bene a Rey, Ben, Finn e Poe quasi quanto a Leia, Luke e Han. Però non posso più difenderti, J.J., mi spiace: prendere una saga che ha rivoluzionato il cinema a colpi di meraviglia e concluderla senza nemmeno più una scintilla di stupore, mi spiace, ma è davvero imperdonabile. E adesso, scusami, ma devo andare a riguardare per l’ennesima volta tutte le puntate di The Mandalorian.

Addio,
Xena Rowlands

corre a rivedere the mandalorian

Il pezzo (con gli spoilers) di Nanni Cobretti

Ve lo ricordate Guerre Stellari, 1977?
Era una figata.
Praticamente prendeva tutti questi riferimenti classici dalle più svariate parti, Flash Gordon, Kurosawa, Erroll Flynn, ecc… e li rimescolava, li reinterpretava, ritoccava le solite formulette con qualche tocco fresco e moderno, che so, la principessa che non era per un cazzo indifesa, o la spalla sbruffona e potenzialmente amorale di cui non eri sicuro di poterti fidare. Per me il picco di scrittura dell’intera saga è quando il grande maestro a sorpresa ci lascia le penne prima di concludere l’allenamento. Il tutto era poi condito con una badilata di roba mai vista, mostri, astronavi, sparaggi stellari, un look matto e inedito (tutta quella modernità spaziale piena di usura e ruggine), effetti speciali all’avanguardia. La coerenza non era una vera preoccupazione: era una macchina per meravigliare.
Anche quello dopo non era male, ma ci furono anche le prime grosse proteste: la gente si lamentò fortissimo per via di quella cosa che Han Solo era stato congelato nella carbonite, si vociferava che fosse stata una mossa sbagliata far scrivere il sequel a un presunto autore emergente egocentrico come George Lucas che aveva voluto fare la sua cosa rovinando il lavoro originale di George Lucas, e infatti nel capitolo successivo tornava George Lucas ed effettuava un ret-con salvando Han e rimediando agli errori di George Lucas (ok non garantisco che sia andata davvero così).
Se lo chiedete a me, il picco di scrittura nella saga di Star Wars è quando Darth Vader dice “IO sono tuo padre”.
Ve lo ricordate? Era un ottimo colpo di scena quando ancora nessuno chiedeva per forza che ci fossero colpi di scena.
Da lì (ma anche dire “da lì” è generoso) non c’è stato un solo capitolo che avesse le sue incoerenze e brutture più o meno plateali.

Beata gioventù

Ognuno ha il suo Star Wars, ma a me quello di Lucas pare chiaro: nel 1997 rimasterizza gli originali aggiungendo effetti speciali moderni a costo di aprire persino più buchi nello script di prima (Greedo, il mini-Jabba), e nel 1999 butta fuori un’intera nuova trilogia il cui unico motivo di esistere è gasarsi con gli ultimi ritrovati in fatto di effetti speciali.
Nella testa di Lucas, Jar Jar Binks avrebbe diventare leggendario in quanto prima creatura interamente realizzata in digitale, e i ben cinque mondi diversi che si vedono nel primo quarto d’ora avrebbero dovuto stupire, non disorientare. James Cameron l’avrebbe capito.
Purtroppo, l’unico vero colpo di scena è che tutti e tre i film sono scritti da un tizio che si era isolato dal resto del mondo da oltre un decennio, e sono talmente confusi e pedestri – oltre che persino più vecchi dentro degli originali – da essere a malapena guardabili. James Cameron, al contrario, non ha mai sottovalutato questo aspetto.
Ma si tende a dimenticarlo perché sono sostanzialmente innocui.
Sono sei ore di ampliamento e aggiornamento di Wookiepedia con qualche occasionale buona scena d’azione in mezzo.
Due aggiustature in corsa fondamentali – Jar Jar subito fuori dai maroni e fischiettare sui Midichlorian come se nessuno li avesse mai nominati – e si può proseguire come se nulla fosse.
Dicevo: ognuno ha il suo Star Wars. Il mio è quello che mescola avventura e battaglia filosofica tra il bene e il male e meraviglia, il cui picco di scrittura era quando Palpatine aveva incoraggiato Luke a colpirlo per alimentare il suo odio – un rigurgito di anti-vendetta quando la vendetta era l’ingrediente fondamentale del cinema action, un problema che individuava il male in un atteggiamento, non in un avversario. Chissenefrega della coerenza, no? La meraviglia. Le domande importanti. Lucas, all’epoca, lo sapeva.

– Colpiscimi, Luke, il tuo odio mi renderà più forte!
– No guarda non ti retwitto nemmeno altrimenti faccio il tuo gioco

Tante cose non sono andate come sperato in questa nuova trilogia.
Nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere cerchiobottista: chiudere la saga degli Skywalker per i fan di lunga data, iniziare la saga di Rey per i fans nuovi.
JJ Abrams pecca di timidezza nel film iniziale, col risultato che l’unica vera novità – a differenza degli altri personaggi Kylo Ren non è la controfigura del suo corrispettivo Darth Vader ma ha una personalità sua – viene immediatamente bollata come “errore”.
Rian Johnson se ne fotte, approfitta al volo di tutte le libertà intrinseche di un capitolo centrale e succede il finimondo: coglie il nucleo universale della saga e lo aggiorna dimostrando come si possa davvero raccontarla in eterno, ma esagera con i twist e gli anticlimax e gli scappa un tono strafottente, ed è troppo presto.
È qui forse che nasce Disney+, prima ancora che con il flop del frettoloso Solo.
I vecchi fans sono ancora troppi e troppo rumorosi, i nuovi non salgono a bordo come si vorrebbe (esemplari gli incassi ridicoli in Cina, dove lo Star Wars classico non ha mai attecchito e non c’è stato verso di convincerli che potevano provare a iniziare da questi).
Episodio IX avrebbe potuto correggere quanto fatto dall’VIII semplicemente cogliendo gli spunti meritevoli e ricalibrando il tono, e invece decide di rinunciare, abbandonare ogni speranza, tappare i buchi nel modo più timido e conservativo possibile, e appiattire tutto con l’aria di chi è disposto a darti ragione sulla qualsiasi senza discussioni pur di farti stare zitto e andare via contento e riappacificato e con fiducia immutata nel brand. Una volta qua a Londra ho comprato un paio di pantaloni: due settimane dopo ho fatto una mossa avventata e preso contro a uno spuntone, e li ho strappati. Mi rodeva fortissimo, e ho provato a restituirli dicendo che erano fallati. Episodio IX è il commesso che appena mi ha visto aggrottare le sopracciglia mi ha restituito i contanti senza manco chiedermi cos’era successo (a Londra è normale, ve lo giuro).

Il nuovo droide Spieg-1

Ho la convinzione che tante svolte apparentemente contraddittorie di Episodio IX fossero previste fin dall’inizio: su tutte, Rey nipote di Palpatine (moscissima, facilmente indovinabile, ma in uno scenario migliore le avrebbe donato un’ambiguità speculare a quella di Ben e avrebbe reso i procedimenti molto più interessanti di tre secondi di allucinazione con Dark Rey).
L’accantonamento di Rose è probabilmente giustificato da un punto di vista strutturale, ma a seguito delle proteste sul suo ruolo in Episodio VIII fa una tristezza infinita.
Tra svolte facili, trovate pigre, forzature goffissime, finti scossoni immediatamente riparati (la “morte” di Chewie), buchi che JJ Abrams si ritrova a tappare in conferenza stampa e l’ennesimo finale in stile “uguale ma più grosso”, questa nuova trilogia ha finito per non raccontarci un bel niente.
Il peggior tipo di sequel: “avete presente quelle avventure che vi sono piaciute? Sono successe IDENTICHE a personaggi (semi)diversi!”.
Il ritorno all’elogio dell’eroismo istintivo che Rian Johnson aveva spettacolarmente smontato (per me il picco di scrittura dell’intera saga è quando tocca rendersi conto che Poe non ha nessun diritto di sapere tutto quello che viene deciso ai piani alti e dovrebbe starsene calmo e collaborare) è l’equivalente dell’asciugamano gettato sul ring.
Ma è andata così.
È nata Disney+, la piattaforma ideale per accontentare diverse scuole di pensiero separatamente piuttosto che forzarle a convivere, e non a caso ha iniziato le sue trasmissioni sovrapponendosi al lancio di questo “gran finale”: forse è meglio così per tutti.
Starwarsexit.

Dvd quote:
“John Williams bravo”
Xena Rowlands, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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162 Commenti

  1. Denis

    Comunque in realtà Abrams voleva far morire Poe Dameron nel 7 quando si schianta con il caccia Tie su Jakku poi ci ha ripensato.

  2. Quello che ragiona

    Se il fan medio (come te) fa il cocciuto e continua ad odiare i prequel per conformismo preso, nonché abbocca alle cazzate immonde che la critica tirò su per Rian Johnson, è ovvio e scontato che ti stupisci nello “scoprire” che in definitiva Ep IX sia una merda bollente. Quando comprenderai che sono stati gli ottusi come te ad aver maltrattato la saga di Lucas, forse e dico forse arriverai a capire perché Star Wars sia passato da prodotto straordinario a prodotto mediocre

  3. Alessandro scrive la sua controrecensione

    Ok. Per me non essere d’accordo con le rece di questo sito è sempre stato un motivo di vanto. Non ho mai capito come mai delle menti sensibili come quelle di certe persone capaci di collegamenti come quelli che ho trovato qui, possano scrivere recensioni così fuori mira. Diciamo che io di questo sito condividerò più o meno il 2% delle recensioni e ne vado fiero. Se vuoi stroncare un film, devi avere tra le mani una merda: in caso contrario sei solo uno che, a mio dire, esagera con la severità. Ora, qui di pomposi buffoni non ne ho visti mai: ma certe rece erano davvero troppo, troppo severe. Ma c’era amichevolezza nel mio essere contrario alle recensioni. Questa (e io ADORO Quantum, è il mio recensore preferito, e le pochissime rece che condivido sono quasi tutte sue), questa proprio no. Per me (e io sono quel tipo di fan di Star Wars che si è studiato tutta la mitologia espansa e so dirti -sapevo, ora un po’ meno- in quale anno su quale pianeta tizio ha detto tal cosa in quel fumetto o graphic novel mai letto da nessuno se non da me) questo film sta sotto al primissimo Star Wars originale solo perché quest’ultimo ha introdotto in un botto solo un intero universo di personaggi e realtà artistiche che ci hanno arricchito e condizionato per anni. Ma delle tre trilogie più due spin off, per me è spudoratamente il mio preferito. Questa è la mia contro-recensione. Ehm ehm. “L’ultimo capitolo della Saga degli Skywalker segna il ritorno, finalmente, al coraggio di fare le cose in grande, di usare i personaggi per raccontare una storia invece di creare una storia attorno a personaggi, per riempire di aria fritta il nulla, come fatto con episodio 7 e 8. Finalmente esplosioni su scala cosmica, cattivi apocalittici e scenografie capace di intimorire. In questo film c’è proprio tutto, ma si respira un’aria di nostalgia per un mondo che i produttori hanno amato, assai più di quanto si possa percepire un fanservice. SPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOILEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEERRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!! Dallo scontro tra le rovine della Morte Nera, alla discendenza di Rey, a quel bacio con Ren prima della sua morte, questo film puzza di fandom solo a chi ha fatto della polemica l’unico scopo della sua vita, e invito costoro a suicidarsi perché vivere è mainstream.
    FINEEEEE SPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOILLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLEEEEEEEEEEEEEEEEEEERRRRRRRRRRRRRRRRRRR. Ciò che aveva reso grande la trilogia originale era la capacità di farti percepire il Lato Oscuro come una tentazione seducente, strisciante, capace di forare lo schermo e creare un substrato di Pop Culture a cui perfino i profani si sarebbero poi ispirati (provate a chiedervi cosa sarebbe Star Wars senza l’opposizione Sith – Jedi ma solo coi Jedi: sarebbe la classica storia coi buoni). Creare scenografie e battaglie capace di risvegliare ciò che in alcuni di noi – non in tutti, ma siamo troppi quindi non è un problema se alcuni non hanno più un’anima – risuona dell’archetipo della STORIA MITOLOGICA, dove personaggi e scenari incarnano ARCHETIPI. Il Cinema, signore e signori, è questo: dare agli umani personaggi ARCHETIPICI. A nessuno interessano mezze nullità con cui lo spettatore può identificarsi: il cinema è il sequel del teatro, o un suo reboot, forse un ret-con, ma è il suo erede. Deve trasmettere epicità, non gusto patetico di andare contro la bellezza solo perché incidentalmente essa a volte è mainstream. Questo Guerre Stellari coinvolge ogni arco narrativo, luogo o evente che ci ha toccato il cuore nei precedenti 10 (8+2 spin off), rivive allo scopo di raccogliere baracca e burattini prima che il sipario cada così pesante da non rialzarsi mai più. E lo fa con scene degne della maestosità della trilogia originale, situazioni altrettanto toccanti, personaggi TRIDIMENSIONALI e non caricature che vanno avanti a battutine come nei precedenti due, e con un finale di portata COSMICA, capace di intimorire perfino il più spavaldo degli spettatori, lasciandoli silenziosi a guidare verso casa, senza nemmeno commentare con gli amici o il partner, come se avessero appena assistito tramite buco spazio-temporale, al momento in cui Dio in persona ha sollevato le sue braccia infinite e scatenato il Big Bang. Il cattivo principale si rivela perfettamente integrate, geniale come sempre, e più apocalittico che mai, arrivando a situazioni che non hanno bisogno di essere capite, ma solo guardate con la stessa fiducia religiosa con cui si cerca di star dietro alle immagini archetipiche che vediamo perché il nostro psicoterapeuta ci ha fornito una dose di LSD. Immagini che colpiscono al cuore, luoghi immensi, intimorenti, e una battaglia così archetipale da sconfinare nel mitologico, che riassume e conclude ogni cosa, come la morte tanto cara a Pasolini, secondo il quale solo questa permetteva di tirare le somme della vita. Il tutto con una recitazione impeccabile, personaggi finalmente ben sviluppati, toccanti, reali, non dei cartonati che fanno cose, nessuna scena gratuita per far contenti nerd falliti, solo l’amore per la grandezza, la bellezza, la SENSATEZZA che avevano quelli della trilogia originale, dove sapevi esattamente cos’avresti visto, il Bene contro il Male, ma alla fine, non è forse ciò che tutti vogliamo vedere? Perché la mediocrità dovrebbe essere bella, solo per fare i bastian contrario? Godetevi la perfezione di una storia che, esattamente come la vita, sappiamo perfettamente come finirà. Ma diavolo, che viaggio e che emozioni lungo la strada!!!”

    • Alessandro aggggiunge

      Dove cazzo l’ho letto che la rece era di Quantum??? Che IDIOTA. Scusa Quantum.

    • Davide

      Cazzo se sono d’accordo.

    • Alessandro risponde a Davide

      Dalla costruzione della tua frase suppongo che la tua “d’accordezza” vada verso il mio commento. In tal caso, grazie :-)
      Io l’ho adorato.
      Ho già scritto commenti simili in altri siti, non su Star Wars ma su altre cose, di come molte persone trovano irrinunciabile la tentazione di ridicolizzare ogni cosa “mainstream”, ma dopo aver fatto parte tutta la vita della scena Black metal, posso sollevare la riflessione circa il fatto che non tutto il rumore sia musica estrema. A volte è solo rumore. E al pari, a volte mainstream significa semplicemente “a forma di ciò che tutti vogliamo, e siamo felici di averlo”. Pensate di andare a cena fuori e trovare nel piatto un cibo diverso o peggiore di quello che avete pagato per avere: non c’è nulla di sbagliato nel volere qualcosa e procurarselo. Cavolo, siamo NOI che paghiamo i registi andando a vedere i film: che ci diano quello che vogliamo, cazzo!!! Poi bada, mi piace l’audacia!!! Però non c’è nulla di male in un film mirato su ciò di cui tutti abbiamo bisogno.

  4. massimo sartori

    Per me il povero JJ non poteva fare altrimenti…Deve far succedere in L’ascesa di Skywalker tutto quello che non era successo prima.
    Abrams deve infilare tutto e l’evoluzione del tutto nelle due ore e mezzo finali. Lo fa a prezzo di inconcludenze, salti di narrazione e scene volutamente sopra le righe (anche x un fumettone come Star Wars… tipo la carica di cavalleria). Insomma si arrangia… e si vede!
    Deve far crescere il personaggio di Rey in poco tempo e bene o male ci riesce. Grazie alla bravura e al carisma personale di Daisy Ridley. Mi è piaciuto Adam Driver che è riuscito nel salto mortale di entrare nei panni del cattivo della situazione scontrandosi con la figura di Darth Vader, ovvero uno dei personaggi dell’immaginario collettivo contemporaneo e uscirne tutto sommato bene.
    Boyega è simpatico e fa il suo. Oscar Isaac ci mette la bella faccia e passa a incassare l’assegno. Carrie Fisher ci tira la lacrimuccia. Il resto fa tappezzeria.
    Non facile da digerire. Ma tant’è…

  5. Luca

    @Nanni ottima recensione, come sempre, ma non capisco questa esigenza di voler convincere chi la pensa diversamente (e lo stesso vale per tutti gli altri che cercano di persuadere te del contrario). Io ho amato ed amo la vecchia trilogia, sono tra (i pochi?) che non vuole buttare del tutto la prequel (insomma, mica ci stava solo Jar Jar, troppa CGI e troppa politica… quelche scontro davvero epico ce lo hanno fatto comunque vedere) e non ho apprezzato granché la nuova trilogia, soprattutto episodio IX che ho trovato davvero bruttarello. Che ci posso fare, a me questa nuova trilogia ha davvero emozionato poco e non ci sarà nulla che altri potranno dire per farmi cambiare idea, perché qui, almeno per me, si tratta di emozioni che mi sono mancate, e tutte le parole del mondo, post visione, non me le faranno di certo provare. Detto questo, allo stesso modo, non pretendo di fare cambiare idea a chi la pensa diversamente da me. A voi è sicuramente piaciuto più che a me. Pazienza. Spero solo, in futuro, di potermi emozionare di nuovo con SW.

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