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Puppate la fava cubista di Michael Bay: 6 Underground

Ero un po’ preoccupato per 6 Underground.

1 JACKIE LANG

Temevo… non lo so, la patina. La mediocrità, o la banalizzazione, o la standardizzazione, del bayhem. Non che non mi fidi di Michael Bay, eh? Lui ha una visione, ha sempre una visione. Forse è tutto l’apparato promozionale che il film si è tirato dietro? Le riprese a Firenze fatte apposta perché Luotto potesse scrivere questo pezzo, Ryan Reynolds che ormai è un meme di se stesso e dovunque vada si porta dietro quell’aria da personaggio nato in un focus group e creato in un laboratorio di sintesi biochimicogenetica, e vogliamo parlare dello Zlatanometro?

Non sembra tutto un enorme circo messo in piedi per coprire altre mancanze? Per raccontarci in anticipo la nostra reazione al film e distrarci con lucine strobo, come peraltro è già successo più volte in passato con gli i film prodotti o distribuiti da Netflix?

A tutte queste menate che confondono il cinema con il suo marketing, Michael Bay, Autore, risponde con il più clamoroso PUPPA LA FAVA della sua carriera.

2 XENA ROWLANDS

Lo sapete, no? Il mondo si divide in due, quelli che amano Michael Bay e quelli che hanno torto, ah ah, scherzo! Non arrabbiatevi, vi voglio bene lo stesso! Il cinema di Bay si porta da sempre dietro una valanga di critiche, e molte di queste sono anche più o meno centrate e ha perfettamente senso che influenzino il giudizio di ciascuno sulla sua opera. Vi piacciono i film scritti con cura nei quali la sceneggiatura è parte integrante del racconto per immagini e aiuta a dettare il ritmo dell’opera? È ovvio che odierete Michael Bay. Siete tra coloro che pensano che il montaggio di un film sia sacro e risponda a regole ben precise infrante le quali il montaggio stesso diventa un ostacolo alla comprensione e quindi all’immersione? Peccato, Michael Bay no, a lui interessa prendere una realtà spesso piuttosto semplice (tipo: macchine che si inseguono) e far esplodere la prospettiva e farci vedere l’azione da tutti i punti di vista contemporaneamente come una specie di Picasso delle lamiere, quindi perché dovrebbe preoccuparsi di rispettare la grammatica di base del montaggio cinematografico? Magari vivete per i campi lunghi e le inquadrature fisse, avete il teatro nel cuore anche quando siete in sala; è legittimo e un altro ottimo motivo per cui vi consiglio di stare alla larga da Bay e in particolare da 6 Underground.

Perché

3 NANNI COBRETTI

ed è anche il momento esatto nel quale si vede Michael Bay che manda a cagare qualsiasi parvenza di contegno e tentativo di adeguarsi agli standard minimi di decenza della scrittura cinematografica, e si abbandona definitivamente all’orgia di stimoli che è la sua immaginazione. Mi duole ammetterlo ma hanno ragione il pupazzo di Ryan Reynolds e tutto il team di comunicazione di Netflix quando pubblicizzano 6 Underground come “the most Michael Bay movie in the history of Michael Bay” – non il suo migliore, forse, ma sicuramente il più sperimentale ed estremo, così oltraggioso, a tratti, da assomigliare a una parodia; una specie di Fast & Furious meets Wacky Races, con la delicatezza ideologica di un discorso elettorale di Trump e tre delle migliori scene spaccatutto dai tempi del finale dell’ultimo Transformers.

È un punto di non ritorno per Bay, un film che non dice nulla di nuovo su di lui e sul suo cinema ma serve invece per cementare le convinzioni di entrambe le fazioni con una serie di argomenti grossissimi e pieni di cose che esplodono. È

8 LUOTTO

È anche il momento della SIGLA!

6 Underground è quello che succede quando Michael Bay si convince che il governo degli Stati Uniti non abbia fatto abbastanza per rovesciare il sanguinario regime di Assad, e per la rabbia si fa una maratona di roba su Batman e Iron Man. È un film di supereroi senza superpoteri se non quello dei soldi e del genio tecnologico, nonché un film sulla necessità di prendere l’iniziativa per rendere il posto un mondo migliore di fronte all’immobilità delle istituzioni. È un thriller, probabilmente, o forse uno heist movie, che a tratti sfocia nella commedia e non disdegna neanche un po’ di zucchero in stile Bay (quindi terrificante e imbarazzante); è un minestrone, una compilation di bay-ismo applicato e appiccicato con un po’ di scotch sulla parvenza di una struttura narrativa.

Che è questa: Ryan Reynolds è Batman, ma anche è un po’ Mattia Pascal; miliardario e filantropo, ma non necessariamente playboy, un giorno assiste in diretta alle atrocità perpetrate sul suo stesso popolo dal regime del cattivissimo Rovach, dittatore del Burmini, o del Turkinistan, o un qualche altro nome inventato e altrettanto ridicolo, e decide di morire. Letteralmente, eh! Inscena la sua morte e sparisce dai radar, e investe tutti i suoi risparmi per reclutare una squadra di superspecialisti cazzutissimi che, liberi dalle pastoie della burocrazia e della diplomazia, andranno in giro per il mondo a rovesciare regimi e organizzare colpi di stato, partendo ovviamente da Rovach (mi pare di capire che in totale abbiano nove bersagli che è un’espressione gergale che significa in realtà “ci piacerebbe lanciare un franchise” – sperando che il sequel sia 7 Underground e così via fino al 14).

CAZZUTI CAZZUTISSIMI CHA CHA CHA

Bay ce li presenta come Suicide Squad avrebbe tanto voluto fare e non ci è riuscito manco per sbaglio: costruendoci attorno una sequenza introduttiva (i famosi “primi 20 minuti a Firenze”) che serve insieme per farci vedere i membri della squadra in azione e per organizzare il primo dei tre MACELLI TOTALI intorno a cui ruota il film. È una scena da strapparsi gli occhi dal piacere nella quale Bay dimostra per l’ennesima volta, e forse mai così bene come qui, quanto sia un fenomeno a tenere sotto controllo la confusione (visiva prima di tutto) e a piegarla alle sue esigenze; è puro bayhem nel senso che lo spunto è elementare (un inseguimento in macchina tra le strade di una nota città toscana) e il risultato contiene materiale a sufficienza per un intero film – è il panino con tutto del cinema d’azione, d’altra parte in greco κίνημα vuol dire movimento, e qui non c’è molto altro, ci sono solo un’infinità di parti in movimento che si muovono in maniera apparentemente casuale e alle quali Bay riesce a dare un senso e un ritmo perché boh, è un dio dorato dell’immagine.

E lo sa, tanto è vero che 6 Underground, che per altri versi

42 JACKIE LANG AGAIN

, non fa altro che ripetere la stessa formula di quei primi 20 minuti per altre due volte nel corso di oltre due ore di film, allentando ogni tanto la tensione con piccoli quadretti che fanno da riempitivo o da raccordo tra una MEGASEQUENZA e l’altra – momenti che forse vorrebbero fare il verso a Fast & Furious ma che sono poco più che siparietti mal gestiti e gettati alla rinfusa tra un’esplosione e l’altra. Servono a farci sapere per esempio che Mélanie Laurent è un’ex spia della CIA e se la fa con Manuel Garcia-Rulfo, ex sicario (credo), o che il cattivissimo dittatore tiene prigioniero in una torre il fratello buono che vorrebbe portare la democrazia nel Cosostan; e servono a far raffreddare il televisore (o il computer, o il proiettore), e a Michael Bay a prendere fiato. Se ne poteva fare a meno? Be’, ci sono parecchie cose in 6 Underground delle quali si poteva fare a meno: gran parte della colonna sonora, per esempio, o quel paio di tramonti alla Bay che era dai tempi di Pearl Harbor che non gli venivano così pacchiani.

Tutto questo però interessa molto poco a Michael Bay, Cantastorie, che usa tutto quello che gli sembra adatto in quel momento senza alcun riguardo per gli scarti di tono o persino i salti di genere; voglio dire che personalmente mi fanno cagare un buon 25% delle sue scelte estetiche, ma non posso non notare che hanno tutte una logica e anche le peggiori complementano alla perfezione il resto della struttura. Sono orpelli e a volte sono anche sgradevoli, che inspiegabilmente arricchiscono il film e dimostrano di venire da scelte di buon senso, se non di buon gusto.

SPLOSIONI

Alla fine quindi cos’è 6 Underground, Firenze a parte? È una piccola collezione di metaforici elicotteri col cazzo da parte di Bay. C’è una sequenza di estrazione del prigioniero da un grattacielo supersicuro che da sola vale gli ultimi diciassette heist movie che avete visto, e c’è un finale che, lo leggete qui per la prima volta, raggiunge i fasti furiosi del primo atto armonizzando le diverse anime mostrate dal film fino a quel momento (il thriller, l’action, la politica, la famiglia) per poi frullarle in un calderone e rovesciarle ancora bollenti sulla testa del pubblico in sala (o in salotto). È scritto da un adolescente in crisi ormonale e che pensa solo alle esplosioni e ai culi? Sì, come quasi tutti i film di Bay finora. Esistono al mondo altri adolescenti come Bay, capaci di prendere le fantasie infantili di una persona con troppa immaginazione e dar loro una forma, caotica e confusionaria quanto volete ma indiscutibilmente tutta sua, inconfondibile, quello che volete? Non credo.

Cioè io immagino che Bay da bambino giocasse sempre con le macchinine e le facesse scontrare e saltare in aria e lanciasse le ruotine in giro per la stanza urlando PCHOOOOM! BOOOOM! UAAAAA! e ogni tanto desse anche fuoco a pezzi di mobilio per rendere la scena più realistica; e i suoi film sono sempre stati, più o meno, un modo per formalizzare e quasi irreggimentare queste fantasie. Nei casi peggiori, si veda Transformers, questo approccio si è scontrato con le necessità burocratiche di un prodotto che è parte di un franchise, e quel che ne è venuto fuori sono pezzi di videoarte che fanno capolino a fatica tra scene brillanti, scene romantiche, scene epiche, scene di dialogo, in generale scene che non sono “robottoni che si menano”.

Nel caso di 6 Underground, Bay non ha nemmeno avuto bisogno di mettersi a regime, e ha potuto finalmente fare tutto quello che gli veniva in mente. Il risultato è un’assurdità che a nessun altro sarebbe mai venuto in mente di fare, una roba che è insieme un pessimo film e un’opera d’arte, product placement sfacciatissimo e sperimentazione, esplosioni e destrutturazione. Forse non sarà il suo miglior film ma non ho dubbi che sia il suo manifesto: «Guardatemi» dice «e decidete da che parte state».

Io voto “premio Nobel subito”.

Streaming quote suggerita:

«Puppate la fava»
(Michael Bay, Autore)

IMDb | Trailer

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123 Commenti

  1. Easter Leeno Banphy

    Se il tuo problema sono io e ti basta un FANS (anzi due) per superare la cosa ti invidio. A me gli oppioidi mi ci vorrebbero per ritrovare un pò di serenità. Ma non so più se voglio girarmi dall’altra parte.

  2. “Figlio di”, non “padre di”, che era il mio punto. Cioè sta in quella scia tanto quanto quelli di Gerard Butler con gli attacchi alla Casa Bianca ma è conseguenza non causa; voglio dire che non credo che in questo senso Michael Bay sposti qualcosa, al massimo viene spostato. Che significa che quello che dici tu è un angolo interessante da cui guardare al film ma non mi sembra quello principale, per discutere di queste cose ci sono secondo me robe più adatte di 6U.
    Poi è legittimo se ti ha fatto girare i coglioni/storcere il naso, anche a me ha fatto quell’effetto e nel pezzo lo accenno, ma la mia è una lettura del film quindi per forza incompleta. Se poi vuoi dire che secondo te dovevo puntare su altro e non ti piace la mia analisi, oh, è legittimo.

  3. Gionathan

    Andate a lavorare, segaioli!

  4. Gianni Carpentiere

    Spazzatura pura. Se invece di spacciarlo per Film l’avessero postato su Youtube come “Collezione di belle scene action” sarebbe stato più onesto. Sul discorso ideologico/propagandistico, poi, meglio stendere un velo pietoso.

  5. samuel paidnfuller

    sarà il sovranismo che si respira negli autobus, ma vederci trattati come na macchietta con suore, diti medi, pranzi di nozze in piazza, il david e donatello scherzati per il pistolino, con Firenze e Taranto che si sono messi a 90 davanti a Netflix e Lavazza

    beh m’ha infastidito

  6. Speedy. RN.

    Pizza, un paio di birre e M.Bay. Ok. La giulia che scappa e tutte le tedesche per aria = è amore .. “paga il biglietto”.La laurent mi piace, la vedrei bene a fare una parte da durissima in un film da sola , altro che la Lawrence a fare la spia..per il resto molti spunti non sviluppati, molta action piacevole.Diciamo la verità : ormai quando vedo R.Reynolds so cosa aspettarmi, sta diventando ( è diventato) il ca..one numero 1 sicchè non mi aspetto altro che stronzate, azione, stronzate,azione.Bon.Film piacevolissimo e divertentissimo, se non ti aspetti cose..che non puoi aspettarti da Bay e Reynolds. IMHO. SPeedy. RN. ( comunque siete tutti dei grandi. )

  7. Lolly a.k.a. Bruno

    Breve: che cesso di film. Ma davvero è lo stesso regista di The Rock, Armageddon, 13 Hours e The island? No, impossibile.
    Lungo: dopo 20′ ci si addormenta.
    SPOILER
    il solito Bruce Wayne (eh, c’ha pure “i brevetti che vende al governo” – alcuni solo però, eh, gli altri se li tiene lui che gli servono da deus-ex-machina quando la “sceneggiatura” non sa come caxo esser credibile ) che invece di esser solo giudice (Batman) o giudice+giuria (Tex) fa pure il boia, per accorciare giustamente i tempi biblici della giustizia.
    Yawn. Già scritto negli anni ’60 da Bob Kane e da Bonelli poco dopo.

    Film fascista e andrebbe pure bene (mah), se non fosse pregno di scene action di fantascienza (mancanza di gravità, personaggi indistruttibili che a metà di un’improbabile operazione in auto a loro danno scendono dalla medesima mitragliano tutti e rientrano a farsi operare sul sedile posteriore) e patinato come Penthouse (anzi, l’intimo di Postal Market visto che il pelo non si vede).
    Meglio il Punitore a ‘sto punto (il fumetto) che almeno faceva tutto da solo non impiegando altri gregari neri o donne per dover stare in quota di politically correct (almeno fossero stati in 7 come nel film dei “Magnifici” se dovete plagiare plagiate alla grande).
    Errori di montaggio, buchi di sceneggiatura (davvero puoi far finta di morire e rimanere coi miliardi al pizzo usabili x ammazzare chi ti pare?), recitazione scadente, vabbé non continuo tanto è inutile. A chi ‘sto film è piaciuto è un lobotomizzato da MTV e trap-trash la cui soglia d’attenzione va risvegliata ogni 2 frame per cui gli si deve subito cambiare inquadratura.
    E a proposito di inquadratura, dopo quella curatissima in 16:9 e low-key della tipa in lingerie ho spento, perché ho capito che questo film era una vera boiata.
    Aridatece Mason Storm.

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