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“Depraved”? Ma va là che sei un patatone

Fessenden does Frankenstein? Cazzo, subito. Sono in prima fila. Anche perché fra la mia sedia e il laptop in effetti non ci sono altre file di sedie, quindi è facile. Sai invece che cosa non è facile? Fare un bel film moderno sul mostro di Frankenstein – persino se ti chiami Larry Fessenden e ci hai quella fazza lì fenomenale che avresti dovuto interpretare TU tutti i ruoli, o almeno quello dello scienziato pazzo che hai scelto di chiamare “John Polidori”, tanto per fare un po’ di gomitino gomitino, perché a te interessa sovrapporre le due grandi figure dei non-morti della letteratura gotica, il mostro di Frankenstein e Dracula, ma purtroppo poi ti perdi via in una storia un po’ farraginosa e troppo carica di metaforoni e buoni sentimenti. Sì, Larry, a me sarebbe davvero piaciuto un botto vederti nel ruolo di Polidori al posto di quel tizio lì, Joshua Leonard, che sbraita tutto il tempo per non far vedere che non sa recitare. Cosa cazzo lo hai scritturato a fare, quel cane malato di cimurro? Va bene che anche il resto del cast non è esattamente da Premio Sylvester per il Miglior Attorismo, a parte il protagonista Alex Breaux, però insomma. E invece tu appari soltanto di striscio in un cameo di mezzo secondo; peraltro, l’unico mezzo secondo che mi ha fatto battere forte il cuore sotto le tettone. Oh, Larry.

Guardalo lì che figo

“Depraved”  è l’umanità, dice il personaggio di John Polidori una volta tanto che non urla, mentre mostra delle armi antiche al neo-vivo Adam, il “mostro” della storia che in realtà è timido e gentile; un po’ come il film: tu cominci a vederlo aspettandoti dramma, emozioni forti, violenza, o almeno qualche sequenza di chirurgia perversa, e invece ti becchi una serie di pippotti sulla paternità, l’atto di dare la vita, l’educazione del mostro alla vita mostrata come lo svezzamento di un bambino; e poi che cosa ci facciamo con questa vita, signora mia?, che poi anche tutta questa depravazione io non l’ho mica vista. Perché Fessenden, anziché girare il suo solito horror intelligente e provocatorio, stavolta sceglie un linguaggio diverso, insolito, e decide di filmare tutto con pudore, da lontano, cerca di lavorare di sottrazione mettendo in scena un vero e proprio dramma familiare: la madre (Henry, David Call, l’ex-medico dell’esercito che, traumatizzato dall’aver visto morire troppi giovani soldati fra le sue braccia, ora vuole resuscitare un ragazzo morto ammazzato in modo stupido e lo incuba a casa sua), il padre (Polidori, quello che ci mette i soldi, il moneyshot, poi porta il figlio in città e a fare il puttan tour), il figlio (Adam, che passa rapidamente dall’infanzia mentale all’adolescenza, rompe coi genitori, vuole una vita autonoma e una ragazza) . Tutto encomiabile e coraggioso, ma purtroppo non è la cifra stilistica che meglio si adatta a Fessenden: le metafore sono scritte col pennarellone (anziché nascere spontanamente dalle azioni dei personaggi come capitava in The Last Winter e Beneath, per esempio) e il ritmo, ahimé, latita. Scoccia dirlo, la tutta la prima parte del film è noiosetta.

“Prova a dire MAMMA”

Sì, a un certo punto finalmente Adam ammazza una povera innocente, e ci mancherebbe altro!, ma anche questo snodo narrativamente importante serve solo a introdurre una parte finale montata decisamente col culo: una doppia, tripla, quadrupla resa dei conti in cui prima una stronza viene ammazzata a laptoppate in da la fazza (fuori campo! Larry, cristo!) e tre secondi dopo è ancora lì a fare la stronza senza segni di contusione. E poi ancora altra gente che muore e risorge, poi rimuore, poi non è davvero morta. Insomma, ho capito che è Frankenstein meets Dracula, e la morte e la vita sono la stessa cosa se non abbiamo l’amore, e infatti Adam accetta la propria condizione di “non-morto” e rinuncia a farsi riconoscere dall’ex morosa nella sequenza più poetica del film. Però così Fessenden finisce per mandare in vacca la plausibilità della storia e le motivazioni di tutti i personaggi coinvolti.

Niente male questo non-morto

Insomma, Fessenden a questo giro ha mirato davvero in alto, si è messo in gioco e ha sterzato di brutto verso uno stile di regia che non aveva mai affrontato prima, e tanto di cappello per tutto ciò; ma non si è fidato abbastanza, né di se stesso né di noi telespettatori. Arriva persino a sottolineare, come se ce ne fosse bisogno, e in maniera che più plateale non si può, gli stati di confusione mentale di Adam sovraimponendo sullo schermo immagini di terminazioni nervose che si contraggono, emoglobina che fluisce, onde e figurine psichedeliche; tralasciando l’impatto grafico innegabilmente goffo dell’operazione, è davvero un peccato che il regista decida di usare la mano pesante quando allo stesso tempo si sta sforzando di rinnovare il proprio stile con eleganza e delicatezza. Ma siccome è Larry Fessenden e ha quella fazza lì, gli perdono tutto. Augh.

DVD quote suggerita:

Un film sull’amore, la famiglia e la non-morte
(Cicciolina Wertmüller, i400mostridifrankenstein.com)

>> IMDb | Trailer

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19 Commenti

  1. Videosbronz

    Cicciolina apri un servizio di streaming con i film che scegli tu, così butto netflix

  2. Puffo Quattrocchi

    (occhio, il link a IMDB è sbagliato)

  3. Alessandro

    Anche se sono tutte vere le lamentele descritte nella rece, a me è piaciuto lo stesso. Ha una coerenza visiva, scorre bene, e la parte finale è bella. Non un capolavoro, ma comunque accattivante.

  4. Concordo con Alessandro, più che un horror è un film drammatico, però secondo me traspone bene la storia di Frankenstein declinandola in maniera personale. E poi la scena iniziale e quella finale mi hanno realmente fatto scendere la lacrimuccia, quindi, difetti su cui si concorda a parte, per me è un buon film.

    • Alessandro risponde ad Alessandra

      Ciao bellissima, benvenuta (non ti ricordo tra gli avventori usuali)
      Sappi che questo magico sito ha il compito ingrato di dare una lettura dei film non solo per quello che sono riusciti ad essere, ma anche per quello che avrebbero potuto/dovuto essere, e hanno mancato di essere. E’ ciò che distingue il commento di un fan dalla rece di un critico cinematografico. Detto questo, io condivido solo il 2% delle rece di qui, e sto sul sito solo per tre ragioni, la prima è che per me il cinema (e il parlarne) è una droga (motivo per cui il 98% delle rece io le avrei scritte molto più positive), il secondo + che alcuni recensori hanno una sensibilità disumana e un’intelligenza geniale, che ti da i brividi a leggerli perfino se li disapprovi (tipo il Capo Cobretti), terzo alcune persone qui (non faccio nomi, tipo Vandal Savage, Ruper Tevere, Redferne ma anche altri) sono persone di una sensibilità da premio Nobel, e chiacchierare con loro è sempre bellissimo. Le rece qui sono spietate. Mai gratuite o boriose, checché ne dicano alcuni anonimi che insultano i recensori (e che sono dei troll perché se sei cresciuto davvero in mezzo ai duri, sai che al primo alzare la voce ti becchi un proiettile quindi in genere cresci più signorile e meno bullo dei falliti che scrivono insulti su internet perché non sanno cosa vuol dire la parola “conseguenze”). Mai banali o brutali, dicevo, le recensioni, ma severe, questo sì. In molti le disapproviamo. Ma torniamo sempre. Perché? Per il carisma e l’onestà della Redazione. Perché alla fine questo sito è come una famiglia. Benvenuta. Abbraccione.

    • Alessandro, ovviamente grazie di cuore per la stima e i complimenti e la passione, ma i “compiti del magico sito” e le opinioni degli altri lettori sono impressioni tue, quindi altrettanto gentilmente magari parla per te, che dici? Daje

    • Alessandro cerca di chiarirsi col Capo Cobretti

      Scusa capo, sui compiti credevo di aver detto un’ovvietà, davvero… e sul dissentire dalle rece, se ne trovano assai di commenti sostengono che le rece sono troppo severe. La differenza tra me e gli latri è che io le ritengo TUTTE troppo severe, mentre di media l’utente di questo sito ne condivide minimo il 90%… però parecchie volte ho letto di gente che apprezza film che invece avete trovato mediocri o troppo ammorbati da difetti vari… però non credevo di fare sgarbo a nessuno scrivendo quelle cose. Mi scuso davvero. E’ nella mia natura “chiamare a raccolta” l’elenco delle cose che, nel corso del tempo, hanno dato sostegno a posizioni che difendo, creando così una marea coesa fatta di tutti i precedenti che possano venire a mio vantaggio, e così facendo dare più autorità alle mie posizioni. E’ quando un’idea è indifendibile che la abbandono: ma finché miete consensi, anche se solo qui e là, io li considero frecce al mio arco. Se un qualche aspirante politico riuscisse ad ammonticchiare i voti di tutti gli scontenti e gli astenuti, vincerebbe le elezioni senza nemmeno far parte di una lista. In genere non espongo mai una mia opinione che non abbia almeno qualche altro umano d’accordo (anche solo indirettamente e senza collegamenti con me). Però NON voleva essere un atto di prepotenza o di accusa. Ho un carattere duro, lo so, se uno spazio non è già di qualcuno lo prendo io, e questo mi fa percepire come “frontale” dagli altri, ma la mia prossemica è testosteronica, non necessariamente però è ostile. Mi scuso per aver creato una situazione di mezze verità spacciate per assoluti.

    • Personalmente ritengo che “stima, complimenti e passione” meritino di essere valorizzati e personalmente non manco mai di apprezzarli.

    • Perdonate l’eccessivo sforzo di sintesi, ovvio che apprezzo, ci mancherebbe altro.

    • Vabbè, sei un Grande.

    • Anzi, senza vabbè (che può essere fuorviante).

    • Alessandro offre la sua conclusione a Vandal e al Capo Cobretti

      E io ho sbagliato a comportarmi come un usciere che dice alla gente cosa il sito sia o non sia. Non l’ho fatto con tracotanza. E’ che davvero, spero sempre che la mia voce sia udita, perché io credo che il Cinema ispiri nelle persone la possibilità di provare emozioni che la vita reale (non è un problema della vita reale, ma della nostra attuale società) non permette, e per questo, io credo che di ogni film occorrerebbe documentare quali emozioni permette di provare, non concentrarsi su cosa gli manca. Avevo un professore che, agli incontri genitori-insegnanti, spiegava con passione cosa mancava ai vari ragazzi per prendere dieci e lode nella sua materia. I genitori cadevano dalle nuvole con un “e chi cavolo se ne frega di compiacere i suoi standard assurdi, signor professor nessuno? Mio figlio ha già otto quindi vada a farsi fottere”. Badate NON sto equiparando la Redazione a quel professore, proprio no, parlo di un’altra cosa, sto dicendo una cosa di stampo filosofico: guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Un film non ha nessun obbligo nei confronti nostri, o nei confronti nel vademecum che farebbe di esso un capolavoro. Un film deve solo arricchirci. Chissene se lo fa di poco poco così. Perché non ci concentriamo di più tutti su quello? Su quello che un film offre. Poi c’è sempre spazio per parlare dei difetti. Ma i difetti, a meno che non siano bruttissimi, altro non sono che ciò che distingue quel film dal dieci e lode: dove cavolo sta scritto che sia una colpa, tale che sia quello l’argomento principale da trattare in una recensione? Inerentemente, ogni volta che comprate un articolo, lo comprate per quello che offre: è lapalissiano, implicito a livello inerentemente metafisico, che non è perfetto. Però lo compriamo. Quindi, perché non parliamo di cosa rende un film degno di essere guardato (badate, NON bello, solo capace di arricchirci un minimo se lo guardiamo), invece che parlare dei difetti? Non sto dicendo che le rece parlano solo dei difetti. Ma ne parlano molto. Per me i difetti sono impliciti in un film: sennò sarebbe un capolavoro e recensirlo sarebbe inutile, quando il mondo ha già un’opinione pregressa, doverosa e inalterabile (tipo su Fury Road, Blade Runner, Quarto Potere, Spartacus o V per Vendetta, anche se quest’ultimo è stato scomunicato da chi ha disegnato la graphic novel resta un film da piangerci tipo quello che ho citato subito prima di questo). Non voglio insegnarvi come fare il vostro lavoro. Parlo come fan, non come saccente. E’ la riflessione che ho appena espresso a guidarmi, non la boria. E quindi ribadisco le mie scuse ufficiali: indipendentemente dal fatto che mi piacerebbe che questa mia riflessione entrasse un pochino sotto la pelle della Redazione, resta il fatto che propormi come Cicerone e descrivere il sito (in un modo o in un altro), sia stato un atto metafisicamente borioso, invadente, un metafisico “abuso d’ufficio”, filosoficamente improprio. Me ne scuso. Era un commento tipo quando descrivo l’Italia alle ragazze che io e la mia fidanzata abbordiamo nei locali. Non credo l’Italia mi appartenga, descrivo una gestalt di cosa vedo, non è la stessa cosa. Sinceramente, ho scoperto tutte le mie carte, spero davvero che questo chiarisca. Un abbraccione a Vandal, che in pochi capiscono che due controcoglioni ha, perché tiene nascosta la sua vera identità (giustissimo, lo facciamo tutti), ma è anche uno scrittore, un colosso d’uomo, un titano, e un abbraccio altrettanto grande al Capo, che ha creato questo sito divertentissimo e vivace, che per me è come l’ossigeno.

    • Ishiro Sfonda

      Dopo aver letto sti gran papiri… Sarò io… Ma mi sa che ti sfugga però la funzione di una recensione…

    • Alessandro è confuso e chiede spiegazioni a Ishiro Sfonda

      Non saprei… dimmi la tua… a me fa sempre piacere parlare/considerare/aggiornarmi, non sono eccessivamente fanatico delle mie idee (a parte la disistima per la società moderna e gli smidollati cresciuti a fast food e smartphone che non sanno quanto costa un affitto o quanto male faccia un pugno). Io credo che lo scopo di una recensione sia descriverne imparzialmente pregi e difetti: su questo sito leggo spesso recensioni secondo me troppo severe. Resto qui perché se ne leggi anche solo una a caso, ti accorgi che leggere cose così profonde e tridimensionali, con collegamenti ad altri film, riflessioni filosofiche che passano dal serio al giocoso in perfetta geniale eleganza, e sincero amore per il cinema, tocca il cuore, e leggerle per me è una dipendenza. Sono scritte benissimo. Però secondo me a volte parlano troppo solo dei difetti. Un film deve arricchire. Meritare di prenderti le due ore che spendi per vederlo. Non ha alcun dovere di essere anche bello, figurarsi perfetto. Va analizzato partendo da questo assunto, secondo me. Ma se credi che io sia fuori strada (o hai Darwinianamente più attinenza istintiva con l’idea di recensione che ha la Redazione) allargami il cervello, per favore, così dopo sarò meno spaesato, più erudito (e come tale più fico). Non sono ironico. Dimmi dove sbaglio secondo te.

    • Ishiro Sfonda

      Ma per carità. Voglio solo dire che la funzione di una recensione è anche di presentare un film a chi non l’ha già visto e sta cercando qualche parere per valutare se vale la pena investirci tempo e risorse. Ci sono film che magari ci si guarda a prescindere, perché amanti del genere, di un regista, di un attore, che ne so… Altri su cui si è indecisi e sui quali si vuole leggere un parere da una fonte affine ai propri gusti e interessi, (anche) per questo esistono le recensioni.
      Stesso discorso sui prodotti che compriamo, uno si legge le recensioni, magari tutte negative e certo poi può anche dire fottesega, compro lo stesso, ma allora uno che le legge a fare? Per dire, si il prodotto è effettivamente una merda senza appello, come dite qui, ma aveva un piccolissimo particolare che tutti gli altri prodotti simili che ho accatastato negli anni non hanno. Un vero arricchimento per il mio assortimento!! ???
      Poi c’è tutto il discorso dello scambio di pareri, ma quello non è necessariamente la funzione di una recensione, quanto più della sezione commenti di un blog o di un sito…
      Buone recensioni a tutti.

    • Alessandro risponde ad Ishiro e lo ringrazia

      Ho capito che intendi. Mi ero espresso male io. La mia affermazione (che, me ne rendo conto, suonerà, e me ne dispiaccio, paradossalmente più polemica di quella espressa prima) è che le rece qui non aiutano a farsi un’idea su film che non hai ancora visto. Sto dicendo che io ho visto, e apprezzato molto, film che, se avessi dovuto fidarmi delle recensioni di questo sito, avrei invece snobbato. Questo è ciò che io lamento. Che un sito potente e seguito come questo non dovrebbe, secondo me, allontanare, con rece troppo severe, lo spettatore da film potenzialmente per niente brutti, ma solo profondamente inferiori (indubbiamente) ai loro standard, secondo me troppo severi. Come ho detto, di un centinaio di film che ho visto lo scorso anno, ne ricordo svariati che mi sono piaciuti un botto, ma che se avessi deciso di fidarmi delle rece, non avrei guardato. Uno ad esempio? DEPRAVED, qui recensito. Ha tutti i difetti che gli imputano: ma dicono poco o nulla sull’atmosfera macabra e piena di anticipazione che ti fa respirare dall’inizio alla fine, e che lo rende molto bello, secondo me. E’ delicatissimo il potere di dire agli altri cosa merita una chance e cosa no: i suoi limiti devono essere approcciati con morbidezza e clemenza. Cosa che secondo me qui troppo spesso non avviene. Rimango perché comunque, adoro il cinema, e mi piace come sono scritte le recensioni, e c’è gente splendida qui, con cui vale la pena scambiare opinioni. Ma leggere le rece non ti dice granché sui film: solo che, quasi sempre, non sono piaciuti al recensore. Se credi che io esageri, leggi le ultime 50 recensioni. Infischiatene delle mie parole e fatti una matematica tutta tua lontana da esse. Ma temo che verrai colpito dalla severità media delle rece, come lo sono stato io. un brutto sito? No! Redazione supponente o incapace? NO!!! Però mi sembra quando chiedo commenti sul vino ad un mio amico sommelier, che si è talmente abituato a tecniche di vinificazione complesse e ricercate, che piuttosto beve acqua, ma mai vini da meno di 30 euro a bottiglia, quando io invece ritengo che già da tre volte meno trovi roba deliziosa. Comunque grazie, è stato bello confrontarmi con te.

  5. Ma tra l’altro è un sito che seguo da tempo, quindi bene o male lo conosco. Comunque grazie Alessandro :-)

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