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In memoria della prima tutina attillata: la recensione di The Phantom

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale  Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra nuova rubrica #EroiDiCarta:

Ma dai, ma che espressione da Hugh Grant di menare ha? Come fai a volergli male? Come fai a non volergli gonfiare con il dovuto affetto la faccia di botte?

Ah, bell’anno il 1938. C’è la vecchia Europa che continua a lavorare a buon ritmo sul sequel meno atteso del ‘900 – è l’anno della Notte dei cristalli e dell’annessione alla Germania nazista dell’Austria, mentre per quanto riguarda l’Italia è l’anno delle leggi razziali e della fondazione di Pomezia – mentre in America fanno benissimo finta che vada tutto bene, si godono sereni la corsa di cavalli che un tot di decenni dopo ispirerà quel pattume di Seabiscuit e accolgono con il giusto spirito messianico il primo avvento in edicola di Superman. Dice: cosa c’entra il 1938 con The Phantom, il film? C’entra un paio di volte. Per primo è colpa di Clark Kent. Perché senza la striscia a fumetti The Phantom – creata e sceneggiata da Lee Falk (già ideatore di Mandrake il mago) nel ’36 e conosciuta in Italia, dove è arrivata con storie scritte da autori nostrani, come Uomo mascherato – non sarebbe esistito quel ponte tra l’epoca della pulp fiction e quella dei supereroi in tutina attillata; e forse, ma forse, il Cristo di Krypton non avrebbe trovato terreno altrettanto fertile fra i lettori americani. Gente che ne sa di più, Peter Coogan nel saggio Superhero: The Secret Origin of a Genre, ricorda che Babbo Phantom ha preso le caratteristiche degli eroi del pulp, dall’Uomo ombra fino a Tarzan, le ha ficcate in un pigiama di lattice stretto stretto e le ha gentilmente trasportate verso l’epoca dei supereroi, la Golden Age del fumetto inaugurata proprio da Superman. Secondo poi perché quel paciugo con le guanciotte tutte da pizzicottare di Simon Wincer – eroe australiano d’altri tempi che ha regalato al mondo Carabina Quigley, Harley Davidson & Marlboro Man, Jack colpo di fulmine, Crocodile Dundee 3 e, soprattutto, Free Willy – ha deciso di ambientare l’adattamento cinematografico del Fantasma proprio nel 1938. Un po’ per fare le cose per bene, dare al personaggio una origin story e omaggiare le primissime strisce di Falk (The Singh Brotherhood e The Sky Band) un po’ perché solo un matto rinuncerebbe alla possibilità di far vedere tutti quei gessati e quegli idrovolanti – signora mia che gusto, quanti idrovolanti! Inoltre avevo una voglia matta di scrivere più volte possibile “Pomezia”. Sigla erborinata!

VROOMMMMMMM

Facciamo un po’ di trama. Un sacco di tempo addietro, tipo ventuno generazioni fa, un mercantile di musi bianchi viene arrembato dai temibili pirati Sengh, che passano a fil di spada tutte le persone a bordo. Si salva solo un bimbo, che naufraga sulle coste del Bangalla – a metà strada fra il Sud-Est asiatico e l’Africa, proprio lì dove oggi sverna (tipo un nazista in Argentina) quella particolare forma di razzismo condiscendente da fine colonialismo in cui Africa, India e Indonesia sono interscambiabili – e viene tratto in salvo da una popolazione indigena. Preso dalla foga, non capita tutti i giorni di vedere i propri cari slamati dai corsari, decide che dedicherà la sua vita e quella di tutti i suoi discendenti a combattere la pirateria, l’avidità, la crudeltà e l’ingiustizia. Gli indigeni approvano con convinzione, tanto che lo battezzano rispettosamente Ombra che cammina, per i meno amici Phantom, e poi gli regalano un anello discretamente tamarro a forma di teschio che sicuramente verrà utile a qualcuno di lì a 400 anni. Stacco. Siamo nel 1938, Phantom ha l’adorabile fazza da schiaffoni a quattro a quattro di Billy Zane ed è ormai una figura leggendaria nella giungla del Bangalla, se ne va a spasso placido nella giungla insieme al suo cavallo e al suo lupo e gli acerrimi nemici della fratellanza Sengh muti, che tanto se la sono bevuta e credono che lui sia una specie di essere immortale.

WIIIIIII

Entra in scena un cattivo bis, il turbocapitalista con nome da villain vero Xander Drax, malavitoso newyorchese che si traveste da imprenditore e la sfanga tenendo a libro paga i capi della polizia e dei sindacati. Xander Drax, ispirato dalle acrobazie tiranniche europee, vorrebbe spassarsela allo stesso modo in America. Con la connivenza di un bibliotecario corrotto – che farà un’ottima pessima fine grazie a un microscopio che anticipa di qualche anno il trucco con la matita di Joker – scopre l’esistenza dei tre teschi di Touganda, gioielli la cui storia si perde nel mito e che una volta riuniti sono in grado di sprigionare un immenso potere distruttivo. Billy Zane fa subito la figura del cioccolataio, facendosi sfuggire lo scagnozzo di Drax che ha scovato il primo teschio nella giungla del Bangalla. All’improvviso l’imprevisto: anche Kristy Swanson aka The Original Buffy, l’ex fiamma dei tempi del college che Billy Zane era stato costretto ad abbandonare perché richiamato dalla morte del padre Patrick McGoohan al dovere di eroe in tutina, è coinvolta nella storiaccia. È stata infatti spedita dallo zio editore di quotidiani a investigare sui loschi piani di Drax, quindi è stata rapita da una banda di piratesse aviatrici comandate da Catherine Zeta-Jones ed è stata salvata da Phantom, che da scaltro Billy Zane qual è ha subito unito i puntini trasferendosi a New York per stare alle calcagna dei cattivi. Da lì in poi è una ragguardevole corsa a chi trova per primo tutti i teschi.

PEW PEW PEEEEEEEW

È più o meno a questo punto del film, abbastanza presto, che anche un fesso come il sottoscritto si accorge che The Phantom – da noi inedito al cinema e uscito in home video con il sottotitolo L’uomo mascherato – ha un tiro leggermente diverso dal fumetto da cui è tratto, ha una trama più avventurosa e con elementi soprannaturali, meno realistica rispetto a quelle (mutuate dalle storie dei pulp magazine) preferite da Falk. La differenza la fa innanzitutto la penna. Il film diretto da Wincer, infatti, l’ha scritto Jeffrey Boam (alla sua ultima sceneggiatura prima della prematura scomparsa avvenuta nel 2000); ovvero il buonuomo che in meno di vent’anni di carriera ha firmato Arma letale un due e tre (anche se non è stato accreditato per il primo), La zona morta, Salto nel buio e, soprattutto, Indiana Jones e l’ultima crociata. Ma la differenza la fanno anche i produttori, che sono nettamente andati da Boam con una richiesta chiara, figlia del demenziale stereotipo in cui erano intrappolati i cinefumetti nel 1996 (= roba per bambini o per adulti infantili malcresciuti lettori di giornaletti), che suonava tipo: abbiamo bisogno di una sceneggiatura per The Phantom, faccela tutta avventurosa tipo Indiana Jones, ma sopra le righe e semplice semplice che tanto fai conto che il nostro target di riferimento è sono i ragazzini e i nerd ciccioni vergini con deficit cognitivi. O quello, o a Boam hanno puntato una pistola alla tempia per fargli scrivere dialoghi che più esplicativi ci sono solo i disegnini o le presentazioni in power point con il laser.

LUPETTO E CAVALLETTO CHE FANNO I DISCORSETTI

Questa era la parte noiosa e razionale della recensione. Parallelamente, nelle didascalie delle foto, andava in onda la parte di oh, ma quanto cazzo ci si diverte a guardare questo film? Gente in tutina viola nella giungla che su un cavallo di nome EROE, reduce da una conversazione con il suo amico lupo di nome DIAVOLO, insegue un idrovolante che un nome non ce l’ha ma anzi poi si schianta sulla roccia ed esplode? Microscopi cavaocchi? Scheletri che strozzano stupidi scagnozzi? Teschi che sparano laser? La grotta nascosta dei pirati sull’isola non riportata dalle mappe chiamata Il vortice del diavolo? Il cattivo che ammazza a giavellottate uno stereotipo dell’italoamericano mafioso? Brutta computer graphic anni ’90 mischiata a stunt clamorosi? Billy Zane che non ha la più pallida idea di come si coreografi una scazzottata e che fa pose eroiche da regina delle drag? Venduto, tutto assolutamente venduto. Anche perché Wincer confeziona la baracconata con gusto, 45 milioni di dollari di budget e grosso sollazzo; mentre Boam la tiene insieme con una sceneggiatura che sì, è degna di affettuose pernacchie per i dialoghi didascalici, ma è anche infarcita di trovate gustosissime. Toh, rivedendolo a me è venuto in mente Martin Scorsese e la sua opinione sull’universo cinematografico Marvel, che a lui sembra più un parco divertimenti che una serie di film. Ecco, quando Scorsese dice certe cose ha in mente gli ipertecnologici, super tirati a lucido parchi Disney. Quando io dico di The Phantom, invece, ho in mente la loro versione poraccia, Gardaland. E sono piuttosto sicuro che l’attrazione dei corsari stia tuttora riciclando le scenografie fintissime usate da Wincer per la grotta dei pirati. Ma dal momento che The Phantom, al contrario dei film Marvel, è stato un discreto bagno di sangue al botteghino e non ha rovinato per sempre il cinema (si fa per scherzare, suvvia) noi possiamo continuare a salire sulla giostra, giusto un po’ arrugginita, e godercelo senza troppi sensi di colpa.

Pose eroiche divine

DVD quote:
«E adesso tutti sulle montagne russe a vomitare sui passanti»
Toshiro Gifuni, i400calci.com

 

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15 Commenti

  1. Come sigla ci stava pure bene la “Men in Tights Song” dal Robin Hood di Mel Brooks.

  2. Giorgio Clone

    e io che me lo ricordavo come una discreta monnezza… pero!

  3. You had me at Billy Zane.

  4. tommaso

    Concordone con la recensione.
    L’ho visto per caso solo qualche tempo fa, dopo che per anni avevo sempre letto in giro fosse una merdaccia di serie Z, e mi ci sono divertito da morire. Una indianajonesata a rotto di collo, che non si prende mai sul serio, ma lo fa in modo divertito, divertente e senza spocchia. Certo il tono noir del fumetto era piu’ interessante ma avercene oggi di serie B cosi’ (ma gia’ allora iniziava a scarseggiare).

    E comunque Simon Wincer ha diretto anche la mini serie “Lonesome Dove” del 1989 (da non confondere con l’omonima serie tv di qualche anno dopo che ne era il proseguio), cioe’ ancora oggi una delle cose piu’ belle e adulte mai viste in tv.

  5. Tom

    Visto in aereo (destinazione? Boh) nel 96 con il mio papà, i cui occhi si sono illuminati quando ha realizzato che si trattava del suo eroe dei fumetti (“questo è l’uomo mascherato!”), epico come sempre Treat Williams, io gasatissimo dodicenne

    Lo ricordo, probabilmente anche per questo, come un filmone

  6. Ahhh il mio guilty pleasure!
    Il filmone che ha tutto al posto giusto nel modo tanto da farti dimenticare la poracciata.
    Ma capisco di essere di parte quado sobpsrla di questo film come di The Shadow.

  7. Visto più volte, lo ricordo divertente il giusto, ma se Zane c’era fisicamente, mi ha sempre lasciato stranito per il viso: prima di Khal Drogo, era lui il superciglione del cinema, per me. :P

    Sarei curioso di leggere il fumetto, anche perché la mia prima idea di Phantom viene da Defenders of the Earth (il supergruppo composto da Flash Gordon, Phantom, Mandrake e Lothar , più relativi figli e apprendisti) un cartone che ho adorato ^^

  8. L'ozio è il padre di Virzì

    L’ho sempre schifato e mai considerato. E mi sa che ho cannato!

  9. Giakimo

    Io l’ho visto recentemente (ovvero un paio d’anni fa) e mi annoiai a morte. Lui è ridicolmente fuori parte e la tutina è orrenda. Non so, magari i dialoghi didascalici e gli attori insopportabili mi hanno condizionato troppo e non sono riuscito a vederci il bello che viene evidenziato in questa recensione.
    Alla fine, di tutti gli eroi pulp tratti da fumetti portati al cinema sulla scia di Batman l’unico film che secondo me è davvero valido è Rocketeer (che spero verrà trattato in questa rubrica insiema a Dick Tracy di Beatty, forse l’emblema dello SBAGLIO cinema-fumetto). Ma forse proprio perché si appoggia ad un fumetto meno datato e perché il tono e l’atmosfera sono lontanissimi dai Batman di Burton.

  10. Enrico

    Non sapevo dell’esistenza di questa roba fino a dieci minuti fa.

  11. sex de fer

    Harley Davidson & Marlboro Man è il titolo che ha consacrato Wincer alla storia . E’ il film che qualunque regista sul globo terraqueo vorrebbe nel suo curriculum.

  12. Francesco

    Me lo ricordo solo perchè la sua visione disguinvio su una tv qualche anno fa mi fece seriamente preoccupare per la salute del protagonista, palesemente “gonfio” di steroidi vari come un tacchino.

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