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Il padre, il figlio e le mazzate in faccia: Come to Daddy

“Il giovane Hitler”, un ritratto

Prima di cominciare a parlare di Come to Daddy, un film neozelandese scritto da una prestigiosa università e diretto da una formica, è importante specificare che si tratta di uno di quei film lì, che iniziano in un modo e finiscono da tutt’altra parte, i film con il twist, con la sorpresa, con lo scarto, con l’inaspettato ribaltamento. Già il semplice fatto di segnalare questa roba è un mezzo spoiler, perché ora guarderete il film aspettandovi il momento in cui cambierà tutto! Questo per dire che non è facilissimo scegliere l’angolo da cui affrontare la materia, perché Come to Daddy si merita di essere goduto tutto quanto, colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva compresi.

Che menata! Vi ho già caricato di aspettative e ancora manco sapete di cosa stiamo parlando. Ve lo spiego in breve: c’è un posto che si chiama Nuova Zelanda, no?, e ci abita della gente, e questa gente a volte fa i film – magari vi ricordate, per esempio, il signore che fece Il signore degli anelli, o quell’altro con i gloriosi capelli da telenovela che è in questo periodo al cinema con un film che parla anche della versione adulta del tizio che c’è nella foto qui sopra.

(no OK non è vero Hitler non c’entra nulla con Come to Daddy, però guardate Brodo, i capelli, i baffetti, mi rifiuto di credere che non sia fatto apposta)

Comunque, una delle persone che fa i film in Nuova Zelanda si chiama Ant Timpson, debuttante. Che detta così fa un po’ ridere, visto che Timpson è il produttore di The ABCs of Death, Deathgasm, Turbo Kid e il creatore di un festival di cortometraggi, il 48Hours, che tra le altre cose ci ha regalato i primi corti comici del succitato Taika Waititi:

Ma tant’è, Come to Daddy è il primo film da regista per il signor Timpson. Per farlo si è avvalso della collaborazione di alcune persone e dell’incredibile faccia da pirla di Elijah Wood, che qui interpreta Norval Greenwood, un tizio che è “un grosso nome nell’industria musicale” (ha uno smartphone fatto d’oro e disegnato da Lorde, ne esistono solo 20 esemplari al mondo) e che riceve un giorno una lettera dal padre, il quale ha abbandonato lui e la moglie quando il povero Brodo aveva solo cinque anni. Come to Daddy è dunque la storia di uno che va a trovare il padre e scopre che non è come se l’aspettava. E ora io dovrei lanciare la SIGLA, ma ho promesso di non fare una cosa, che però è impossibile non fare, come faccio a non farla? La faccio: SIGLA!

Come to Daddy è sostanzialmente Cappuccetto Rosso: Norval attraversa il bosco per andare a trovare la nonna (cioè il padre) e ci trova il lupo cattivo (cioè il padre, che però è un orrendo pezzo di merda). È una commedia degli equivoci dove l’equivoco è che Norval pensava che il padre fosse quantomeno una persona civile e invece si rivela uno stronzo violento alcolizzato e bullo, che si rifiuta di discutere il perché della sua lettera e preferisce spingere il figlio, lui invece ex alcolizzato ora pulito, a ricominciare a bere. Timpson approccia questo racconto come ormai va di moda fare quando si fa un certo tipo di horror: per lunghi, lunghissimi minuti non fa succedere niente, fino a che sbrocca e comincia a far succedere tutto; in fase di preparazione si toglie pure parecchi sfizi autoriali, gioca con le inquadrature a effetto, ci fa vedere che ha un ottimo senso della messa in scena e un gran colpo d’occhio. E poi si diverte con i suoi personaggi, ne cesella la personalità a colpi di piccoli/grandi dettagli, introduce figure e situazioni transitorie e presto dimenticate che servono solo a fare atmosfera e, mi passerete l’espressione eccessivamente accademica, a far entrare la gente nel film.

È chiaro fin da subito che ci sarà della violenza, e come da tradizione del cinema che viene dall’emisfero australe il disagio e il male di vivere permeano ogni inquadratura e ogni dialogo, ma Timpson si trattiene (a fatica, va detto) e aspetta fino all’ultimo secondo utile per far esplodere la tensione – fino a quel momento Come to Daddy potrebbe essere una versione moderna e senza sottotesti erotici di The Lighthouse, due tizi che condividono uno spazio ristretto e si rosicchiano a vicenda come tarme, certo qui il disequilibrio di potere è molto più marcato e immagino che Come to Daddy voglia essere (anche) un film che parla di genitori orribili e delle cicatrici che lasciano addosso ai figli. Ma quello che interessa davvero a Timpson è altro, è la black comedy intrisa di violenza e carnazza, è giocare con i contrasti e il parossismo, è fare esattamente quello che vi aspettate da un film che si apre così:

E lo fa estremamente bene, indossando un po’ tutte le maschere dell’horror, la home invasion, il torture porn, persino, per un attimo, fugacemente, un po’ di soprannaturale; e riuscendo anche a far ridere: umorismo nerissimo ovviamente, con dialoghi taglienti e cattivissimi, e che a tratti sfocia direttamente nella slapstick comedy, ultraviolenta ma semore con un ghigno demente stampato in faccia. Timpson si vuole prima di tutto divertire, anche quando si tratta di parlare di un tizio che viene preso a forchettate sul cazzo; un po’ quello che faceva quell’altro neozelandese di cui parlavamo sopra, quello che poi si è depresso ed è finito a fare Lo Hobbit.

In tutto questo macello, il nostro amico che si chiama come un supereroe Marvel senza “-man” alla fine è supportato alla grandissima da tutto il cast. Elijah Wood spicca anche solo perché è Elijah Wood, e ha come sempre quell’aria vagamente ebete che l’ha portato fin qui, quella stessa faccia che è rimasta identica, senza muovere un muscolo, dal Signore degli anelli a Ogni cosa è illuminata passando per Sin City; è una non-espressione polivalente, che qui va benissimo per il personaggio di “figlio che ci rimane male quando scopre che il padre è stronzo”. E il resto è una collezione di grandi facce, grandi accenti e grandi momenti in cui le famigerate righe stanno più sotto, molto più sotto, parecchie centinaia di metri più sotto; menzione speciale per Stephen McHattie, che si fa immediatamente perdonare la sua presenza nel remake di Rabid, e per Michael Smiley nel ruolo di Bobby Liebling.

E ora, alcune immagini del film che mi salvano dall’imbarazzo di essere arrivato al limite di quello che posso dire senza rovinarvi l’esperienza.

Belle, no? Come dicevo, Timpson ha un gran colpo d’occhio, ed è particolarmente bravo quando si tratta di girare gli interni; ha un ottimo intuito per la composizione e sa gestire gli spazi angusti meglio di quanto faccia all’aria aperta, come dimostra anche una straordinaria sequenza in un motel. Bravo Timpson! Hai il cuore marcio e pieno di disgusto per gli esseri umani, ma hai anche sempre un sorriso sulle labbra e una notevole voglia di divertirti e farci divertire. È un peccato che tu abbia dovuto superare i 50 anni per deciderti a provarci con la regia, ma ehi, George Miller ha fatto Fury Road che aveva settant’anni e Lene degli Aqua ha toccato il suo apice artistico che ne aveva 26 e da lì è stato un crollo verticale, quindi cosa c’entra l’età con il fatto che Come to Daddy è uno dei film più gustosamente sadici degli ultimi anni?

DVD quote

«Padre perdoname por mi vida loca»
(Brodo Baggins, attore)

IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. Raimondo Vinello

    Mi scrivi Stephen McHattie e mi torna in mente il grandissimo Pontypool .
    Lo vedrò senza se e senza ma.

  2. Errata Corrige
  3. Ciak Norris

    Sembrava Rovazzi

  4. Bread Beat

    Dai povero Elijah. Lo difenderò sempre perché ha fatto della sua carriera qualcosa di unico. Sfonda al cinema con uno dei kolossal più importanti di sempre e intascati i money sfancula tutti per mettersi a fare gli horror come piacciono a lui

    • Maxnataeleale

      Anche in Maniac il buon frodo spaccava

    • Fatmal

      A me piace molto dal telefilm con l’uomocane parlante (Wilfred).
      Mi era piaciuto anche il film netflix con la tizia di 2 uomini in mezzo .film che prendeva il titolo da una canzone.e che titolo.
      Per quel che conta penso sia bravo o che comunque non é uno di quelli che se non li trovo in un film in cui spero molto mi dispiace.

      Una cosa .il regista che fa Hitler é altre cose belle un paio di annni fa ha fatto un film molto bello.selvaggi in fuga. Il nuovo film non l’avevo associato subito a lui ma sono felice che nella sua nazione ci sono dei tali che ogni tanto fanno film visto i film che fanno.
      Quello del vampiro non l’ho visto.é bello vero?
      Lo hanno dato in tv o in servizi streaming o cinema?non lo conoscevo proprio ho letto tempo fa di quel film e delle serie che ne hanno tratto.
      Avete visto il film e qualcue episodio?
      Ps: leggo questo sito da 5 o 10 anni e questa é la prima o terza volta ,non saorei che scrivo e lo faccio così …
      Scusatemi.facevo bene a venerarvi in silenzio da lontano. Saluti

    • Akira Kneightly

      What we do in the shadow (sicuramente ho perso una preposizione) merita assolutamente.è una sorta di mockumentary sui vampiro molto divertente (e come tale fatto con intelligenza…) Io lo trovai in rete sottotitolato, non so se adesso ne esista una versione in italica lingua… La serie mi manca però…

    • Fatmal

      É proprio un Film da recuperare allora.grazie mille.

  5. Fatmal

    Il telefono non mi aveva caricato la foto con i baffi.ora mi disturba molto che ci recita lui nel film

  6. stef

    bah. filmetto che non da quello che prometteva, innanzitutto.
    Dopo averlo visto non lo riguardi più.
    L’unica cosa interessante lo strano comportamento della polizia e del coroner, che in italia sarebbe impossibile. Ma avviene veramente così ? ecco perchè gli australiani sono insensibili. bah.

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