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Le Basi: 007 – Licenza di uccidere (1962)

Volevamo raccontarvi un pugno di film di James Bond in preparazione a quello nuovo, la cui uscita era prevista per il 10 aprile, ma poi è stato spostato a novembre.
Pensavano forse di scoraggiarci?
Col cazzo: adesso ci mettiamo qua e ve li raccontiamo TUTTI.
A voi
Le Basi: 007.

È il giugno del 1961 quando Harry Saltzman compra i diritti per trarre una serie di film dai libri di James Bond: Ian Fleming, scrittore/giornalista con esperienza di guerra alla Naval Intelligence Division, ne aveva già scritti nove. Tre mesi prima, in un’intervista a Life, John F. Kennedy aveva citato Dalla Russia con amore come uno dei suoi libri preferiti.
Saltzman acquista tutto tranne Casino Royale, già ceduto da Fleming a qualcun altro, e Thunderball, bloccato in una disputa legale che si risolverà poi a vantaggio di Saltzman.
All’epoca James Bond era già apparso sullo schermo: era quello televisivo, era un episodio della serie Climax! del ’54 che aveva preso Casino Royale – il primo romanzo su 007, uscito appena l’anno prima – e l’aveva americanizzato facendo interpretare Bond al californiano Barry Nelson (e Le Chiffre a nientemeno che Peter Lorre).
Tempo di arrivare al cinema, e complice la situazione legale di Casino Royale e Thunderball, Saltzman e il suo nuovo socio Albert Romolo “Cubby” Broccoli puntano a Dr. No, avventura n.6, la più economica del mucchio da filmare. La versione cinematografica di Bond nasce da loro, dallo sceneggiatore Wolf Mankowitz e dalla consulenza non ufficiale di Fleming.

“James Bond è uno strumento brutale e diretto impugnato da un dipartimento governativo. È calmo, duro, spietato, sardonico, fatalista. Nei suoi rapporti con le donne dimostra le stesse qualità che dimostra nel suo lavoro, ma ha una certa gentilezza nei loro confronti e se vanno nei guai è pronto a volte a sacrificare la sua vita per salvarle. Ma non sempre, e certamente non se ciò interferisce con il suo lavoro. Gli piace il gioco d’azzardo, il golf e le macchine veloci.”

Questa la descrizione di Bond fornita da Fleming stesso.

“Viviamo in un’epoca violenta. La seduzione ha, entro certi limiti, rimpiazzato il corteggiamento. L’approccio secco e diretto non è l’eccezione: è lo standard. James Bond è un uomo sano, violento, non intellettuale, nel pieno dei suoi trent’anni, e una creatura della sua era. Non direi che è particolarmente tipico dei nostri tempi, ma è certamente di questi tempi. Bond è distaccato, disinteressato. Ma è un uomo credibile, attorno a cui cerco di tessere una grande rete di emozioni e fantasia.”

Sono 58 anni ormai che identifichiamo sostanzialmente James Bond con Sean Connery, e che magari sappiamo che la prima scelta era Cary Grant (bocciato perché voleva firmare per un film solo), ed è per questo che mi piace ricordare come il James Bond letterario non gli assomigliasse più di tanto.
Eppure Fleming era a bordo, e finì per parlarne positivamente.
Fu Terence Young, il regista, a fomentarsi tantissimo e a plasmare il personaggio secondo una propria idea molto più calcata sul lato dandy che sul brutale uomo d’azione.
Fu lui, secondo le cronache, a prendere Sean Connery sotto la propria ala e fargli un vero e proprio addestramento stile Pretty Woman, presentandolo al suo sarto di Savile Row, portandolo in giro alle serate più alla moda, chiedendogli di indossare il completo anche quando dorme per abituarcisi.
E Fleming, che comunque il vizio di disseminare i suoi racconti di trendy product placement ce l’aveva, aveva dato la sua benedizione.

A chi non è mai capitato di tornare in albergo così

TRIVIA: cosa accumuna Dr. No e I Goonies?
Entrambi hanno tagliato una scena di combattimento con una piovra (ok, per Bond non fu nemmeno girata, ma era nel romanzo).

Riguardare oggi Dr. No (o Licenza di uccidere, in Italia, cosa che provocò un problemino quando poi nell’89 uscì un nuovo Bond intitolato License to Kill) fa abbastanza impressione.
La fa perché è a tutt’oggi l’unico 007 a budget moderato, a cui per forza di cose mancano alcuni aspetti poi diventati iconografia classica.
I titoli di testa sono di Maurice Binder (con animazioni di Bond, Trevor Bond), e sono appena una bozza, un appunto di quello che diventeranno di lì a poco. Non c’è una canzone che accompagna, e sono divisi in tre parti: la prima sul tema classico di 007 che alterna semplici forme geometriche colorate; la seconda su improvvisa musica tribale che accompagna le silhouette di ballerine giamaicane, il colpo di fulmine grafico che tutti ricorderanno; la terza con Kingston Calypso di Byron Lee, su tre vecchi ciechi col bastone, che a guardarla oggi con in testa le successive 25 sigle sexy fa immediatamente riderissimo, ma introduce effettivamente la prima sequenza del film.
È quello senza una vera sequenza action spettacolare, che ancora non ce la si poteva permettere. Tò, c’è un buffo inseguimento in cui è ancora lampante lo sfondo proiettato dietro a Sean Connery al volante, e che finisce come una volta: auto che si ribalta giù da un burrone ed esplosione immediata.
È quello in cui si viaggia meno: Londra, Giamaica, stop.
È quello a corto di gadget: a un certo punto arriva Q, e tutto quello che fa è rimpiazzargli la Beretta con una Walther. C’è tutto un dialogo che di base serve solo a fare namechecking e a vantarsi di conoscere le cose e curare i dettagli.
È quello in cui tutto sommato Connery rimane più fedele che mai alla versione letteraria del suo personaggio: lascia che il suo charm venga fuori in maniera del tutto naturale, e per il resto è duro, distaccato, sempre all’erta e mai in vera difficoltà. Pronto a sedurre quando ha tempo, con le bellezze al tavolo da gioco e le gnocche in bikini sulla spiaggia giamaicana, pronto a fare il piacione con Miss Moneypenny con cui ha una speciale confidenza (personaggio che Fleming aveva basato sulla sua stessa segretaria); pronto ad essere duro, secco e inflessibile anche con le donne non appena tutto questo interferisce col suo lavoro.

A guidare così però è capace pure la nonna di Jason Statham…

E fa impressione, contemporaneamente, per tutto ciò che invece indovinava al primo colpo.
La leggendaria intro con la soggettiva attraverso la canna di pistola, diventata un pezzo irrinunciabile.
I trucchi da spia di James Bond, tipo quello con cui attorciglia un capello alla maniglia del suo armadio per vedere se qualcuno gli entra in camera mentre non c’è.
Il Martini agitato non mescolato.
Le Bond Girls.
Chi sono le Bond Girls? Grazie per la domanda: erano tipo le veline di Striscia la Notizia, o le vallette di Sanremo. Donne ovviamente bellissime, ma capaci di fare un passo indietro… ok non tutte, ma quelle che non lo facevano morivano male o comunque Bond tirava loro una ramanzina che levati. Meriterebbero uno speciale a parte.
Qui abbiamo “Sylvia Trench”, interpretata da Eunice Gayson: un personaggio ricorrente nei libri, praticamente la sua fidanzata, viene richiamata brevemente nel successivo Dalla Russia con amore e poi mollata in favore dell’idea che Bond cambi morosa ad ogni film, una costante spezzata solo dalla mini-saga con Daniel Craig.

Schwing!

Ma soprattutto abbiamo “Honey Ryder”, la prima delle tante Bond Girls con un nome della madonna. Honey Ryder è giamaicana, e in quanto tale viene ingaggiata per interpretarla la svizzera Ursula Andress, che sapete anche voi che è piuttosto facile confondere giamaicani e svizzeri. Nel momento in cui Ursula esce dall’oceano nel suo leggendario bikini bianco comunque non ci pensa più nessuno, ed è forse la singola scena che, più di ogni altra, incide il film nella memoria degli spettatori (la prova? il bikini bianco ha una sua pagina dedicata su Wikipedia) (un’altra prova? Ian Fleming cita Ursula Andress nel suo romanzo di Bond dell’anno successivo, Al Servizio Segreto di Sua Maestà). Ursula viene doppiata – tecnica abituale per le Bond Girls dei primi film, spesso fotomodelle senza esperienze recitative, e particolarmente consigliata per le svizzere che devono fingersi giamaicane – ma da lì in poi cattura su di sé ogni inquadratura in cui appare, fino a che Bond non le dice “vattene che devo parlare col cattivo e se ci sei tu non riesco a concentrarmi” (non è vero, ma sappiamo tutti che è questo che pensa).
E la SPECTRE! Come non citare l’introduzione alla SPECTRE? Lo SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion, forse la più bambinesca delle invenzioni di Fleming (da non confondere con la Spectra, la prestigiosa casa di moda diretta dalla tenace e senza scrupoli Sally Spectra in Beautiful). Qui incontriamo uno dei suoi rappresentanti più celebri: il Dr. No, cinese nel romanzo originale, cino-tedesco nel film per giustificare l’utilizzo di Joseph Wiseman con gli occhi vagamente a mandorla. I fans di Austin Powers esulteranno nel vederlo entrare in scena in completo grigio e mani d’acciaio, gridando “UN MILIONE DI DOLLARI”. Il sense of wonder provocato dalla sua organizzatissima e futuristica tana nascosta all’interno di un vulcano, composta da una serie di capolavori di scenografia di Ken Adam, ha fatto epoca.

Ladies & Gentlemen, Ken Adam.

Ho sempre identificato le avventure di James Bond come una specie di incrocio classy fra i Men’s Adventure magazines degli anni ’40/’50 e un numero di GQ: modelli di virilità, fantasie adrenaliniche/titillanti e consigli per gli acquisti.
Avremo tempo e modo di approfondire nei prossimi film il modo in cui la figura di James Bond si adatta pian piano – non sempre per forza con successo – all’epoca in cui vive, ma la sostanza è sempre a suo modo rappresentare, come diceva Fleming, un uomo del proprio tempo.
Agente 007 – Licenza di uccidere è soltanto l’inizio.
L’ingresso in scena di Sean Connery al tavolo da gioco, il suo completo su misura, il suo capello perfetto, il gesto con cui si accende la sigaretta, come impatto devastante sull’immaginario collettivo del periodo è l’equivalente del ’62 di quella scena di Top Gun in cui Tom Cruise sorride e si infila i Ray-Ban. Ed è il suo carisma e la sua attitudine a sorreggere tutto il resto.
Da lì in poi, nel bene e nell’inevitabilmente invecchiato male, non c’è solo la sua storia ma la nostra.

DVD-quote:

“La Base delle Basi”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

BAM! Incinta.

Bond Girl & Bond Villain by Gianluca Maconi:

P.S.: anche la frase “agitato non mescolato” ha la sua voce personale su Wikipedia

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18 Commenti

  1. tommaso

    Grandi, bella e mastodontica iniziativa.

    “Dr. No” resta forse il mio preferito, perche’ il piu’ noir e secco, e perche’ c’ha una freschezza da prima volta che lo rende speciale.

    Aggiungerei due considerazioni.

    – E’ un film che, per l’epoca, mescolava spericolatamente i generi: c’e’ lo spionistico, c’e’ il noir, c’e’ l’avventura esotica, ma ci sono anche schegge di horror, un’atmosfera fantascientifica e soprattutto l’erotismo.

    – il Bond di questo film (e quasi solo quello di questo film) si comporta come nel cinema avevamo visto fare solo ai gangster. La scena in cui fa torcere il braccio alla bella fotografa dal suo scagnozzo e’ emblematica, ancora piu’ di quella in cui uccide ghignando il tipo quasi a sangue freddo.

  2. Vin Diesel30€grazie

    Mi era sfuggito che nel decreto Cura Italia avessero inserito Le Basi de I 400CALCI sulla saga di 007.

    Grazie, ottimo lavoro Premier Conte. Può prolungare la quarantena.

  3. Teo Lorini

    Bel pezzo, al solito.
    Attenzione, però: Ursula Andress non è per niente svedese ma svizzera. È nata nel cantone di Berna, in un paesino chiamato Ostermundigen che oggi fa parte dei sobborghi della piccola capitale elvetica.
    Era notissimo lo slogan per cui Ursula rappresentava “il monumento più bello della Svizzera dopo le Alpi”.

  4. Nero728

    Questi sono i pezzi che preferisco, gli approfondimenti su film registi e attori. Grazie a tutta Val Verde

    • Capitan Ovvio

      Concordo
      La speranza è sempre di vedere prima o poi uno speciale de Le Basi dedicato al cinema di Carpenter

  5. Metallaro Cinefilo

    Scusate l’OT, ma Marianne, la serie francese, non la recensite?

  6. udokier

    Grande iniziativa Nanni, sempre devoto.
    I 600 iuri di Conte allora me li spacco alle slot.
    Domanda per tutti: ma secondo voi i film di Bond erano pensati per ragazzi, adulti o provarono scientemente a far felici tutti?
    Chiedo perché rispetto all’odierno giocattolone di massa della Marvel la prima differenza colossale che mi salta all’occhio è la sua completa assenza di erotismo (che me lo rende indigeribile).

    • Adultissimi, non mostravano ma osavano molto per il mainstream dell’epoca in quanto a sessualizzazione del tutto. E porcamiseria c’è molto più erotismo in Sylvia Trench che gioca a golf in camicia e tacchi che in tutti i Marvel messi assieme…

  7. Stefano RN.

    “BAM! Incinta” …lol…”‘u li civa cun ‘i occh”..diceva in dialetto mio papa.”le ch ava con gli occhi”…beh,non era l unico a pensarla così. Bel pezzo. Mi spiace per il rinvio di bond25, il Craig mi piace molto nella saga.

    • Capitan Ovvio

      Fino all’ultimo Bond anche a me
      In realtà lui non mi è dispiaciuto nemmeno in Spectre, ma tutto il resto del film e la piega che stanno dando alla sua storia mi ha fatto recere

      (ovviamente non Batista, Batista si ama e basta)

  8. Axel folle

    Non amo Bond, avendo visto poca roba che però conto di recuperare in futuro eppure questo Le Basi su Bond è una delle cose più esaltanti che io possa immaginare su questo sito. Grazie ragazzi.

  9. blueberry

    James Bond non so perché ma per me è Sean Connery (che è uno di quegli attori che guardo anche se il film fa cagare. Calamita). Penso che la questione sia soprattutto lì. È tutto il suo magnetismo che ti trascina via. Gli altri proprio non mi riesce di farmeli piacere. Eppure non sono un tradizionalista. Quando ho letto “bam incinta” vedo che non sono il solo a pensarla così. Forse

  10. Zosimo Rossato

    Non vedo l’ora di leggere i pezzi sui due capitoli con Dalton e sul sottovalutissimo episodio con Lazenby, che ha un inseguimento col bob dal montaggio stratosferico. Grande Nanni, avanti così!

  11. Goldfinger me lo avete fatto recuperare e mi sono pure divertito, ma ora non è che me li posso guardare tutti.
    Comunque fa sempre piacere il ritorno delle BASI.

  12. Cialtron Heston

    Bond base di tanta, tantissima roba, grazie per il recupero. Dr No gran film e ottimo esordio, ma il vero salto di qualità è stato dalla Russia con amore.

  13. Robert Redford

    Bellissima iniziativa. Non vedo l’ora arriviate ai film di Moore a cui sono più legato dal punto di vista affettivo. Mio padre affittava le pellicole e le proiettava sul muro. Quanti ricordi. Poi arrivò il videoregistratore ma non era la stessa cosa

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