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Le Basi: Agente 007 – Missione Goldfinger (1964)

Volevamo raccontarvi un pugno di film di James Bond in preparazione a quello nuovo, la cui uscita era prevista per il 10 aprile, ma poi è stato spostato a novembre.
Pensavano forse di scoraggiarci?
Col cazzo: adesso ci mettiamo qua e ve li raccontiamo TUTTI.
E siccome ormai a suo tempo avevamo iniziato proprio con
Goldfinger, a voi il più clamoroso dei ret-con: Darth Von Trier ha riveduto, ampliato e perfezionato per voi il pezzo originale, e in più ci abbiamo aggiunto una sorpresina deluxe in fondo che da oggi ci accompagnerà in ogni articolo della rassegna.
A voi 
Le Basi: 007.

Le basi.

Nel 1964, al terzo film basato sul personaggio di Ian Fleming, la serie di 007 aveva un buon riscontro ma non aveva ancora espresso le sue potenzialità al massimo. Nell’aria c’era tanto la voglia di continuare quanto quella di un “o la va, o la spacca”.

Broccoli, dopo Licenza di UccidereDalla Russia con amore, decise allora di andare fino in fondo, di fare decollare Bond a tutti i costi, anche esagerando il materiale originale se necessario. Scomoda tutti i contatti possibili, investe più soldi che nei primi due episodi sommati tra produzione e pubblicità (comprese trovate come la copertina di Life, a ridosso dell’uscita, con Shirley Eaton dipinta d’oro), addirittura chiama un vecchio amico Generale per farsi dare dei permessi inediti, onde girare alcune cose dentro Fort Knox. Da carta bianca allo scenografo Ken Adams per creare situazioni esotiche e intriganti… Insomma, citando il grande Duccio Patanè, Albert “Cubby” Broccoli “apre tutto” ed entra a gamba tesa dritto nella leggenda.

Entrare nella leggenda.

Ken Adams per la scenografia e Peter Murton alla direzione artistica crearono per il film, praticamente, soltanto situazioni/oggetti/immagini iconiche e la loro Aston Martin DB5 super-accessoriata oltre a divenire l’emanazione di 007 par excellence divenne anche l’oggetto di merchandise cinematografico per eccellenza: il suo modellino Corgi divenne il giocattolo più venduto del 1964 ed è rimasto in produzione, più o meno invariato e in edizioni più o meno limitate, da allora praticamente senza sosta.

Qualche anno fa, interpellato su queste prestigiose pagine, riguardo a quale fosse la mia scena preferita dei tanti 007, ne raccontai una tratta proprio dal mio Bond preferito: Missione Goldfinger. A distanza di cinque anni non ho cambiato idea, né sul film né sulla scena, del resto già cinque anni fa rispondevo con una convinzione maturata in tanti anni di passione bondiana. Del film in quanto tale si potrebbe parlare più tecnicamente ma in fondo gli aspetti che contano non sono di regia e scrittura, pur essendo buoni senza dubbio, gestito come è da una sobria regia di Hamilton che sa benissimo che quello che sta riprendendo si vende da solo: basta inquadrare bene le scenografie di Ken Adams e lasciar fare alle icone il loro gioco, tanto sin dalle prima note della colonna sonora cantata da Shirley Bassey, con le scene del film proiettate sul corpo dorato della Easton, il pubblico è totalmente comprato. Perché Goldfinger nasce come esperienza, come stile di vita, prima che film.

Vi invito a rileggere quell’intervento perché parlo di cose che non starò qui a ripetere ma trovo altresì giusto riportarvi un passaggio a mo’ di premessa:

Goldfinger non lo scelgo a caso o di pancia: è da sé il film che definisce la gran parte delle cose che pensiamo quando pensiamo “James Bond”. Tutto quello che definisce la narrativa e l’estetica di Bond in Goldfinger viene sancito qui per sempre. Contiene tantissime icone del personaggio ed è un film disegnato per eccellere. L’Aston Martin con i sedili eiettabili, la donna placcata d’oro, lo smoking bianco, Odd Job, molto di quello che è “Bond” nella testa delle persone viene da qui.

Aggiungo alla carretta di icone anche l’inseparabile combinazione Rolex Submariner e accendino Ronson, di cui parlo invece qui.

Quindi, oltre questi due pezzi che altro dire? Poco, in fondo. Il senso della mia preferenza, e secondo me del film, è sempre quello: l’iconicità che ha, alla quale venni esposto da bambino e che influenzò abbastanza i miei gusti e che, al di là della dimensione personale, lo rende uno dei film che definiscono un’epoca, una star e più in generale un modello, quello fondante di ciò che oggi chiamano world building al cinema.

siamo comprati

Gli anni sessanta, quando ero bambino prima e ragazzino poi, furono massicciamente riscoperti pressoché in ogni ambito culturale, partendo da quelli sottoculturali e in crescendo fino al mainstream. Iniziò la musica già dagli anni ottanta, con il fenomeno delle varie ondate di garage revival prima e poi tutta la riscoperta della cosiddetta lounge music, per non parlare di tutto il gigantesco movimento del Mod Revival che dalla fine degli anni settanta in poi non è mai cessato, riviste come Bassa fedeltà e Metallic KO recensivano ristampe di oscure band garage e beat 1964-1969 e in qualche anno apparirono riviste specializzate che trattavano cinema di genere del periodo. Nella seconda metà degli anni novanta, dopo un montare costante per più di dieci anni, gli anni sessanta arrivarono nel mainstream: dallo stile che ammiccava a Jay Ward e Hanna & Barbera nei prodotti Cartoon Network, ai primi libri scrupolosi sul Mid Century Modern e persino sul cosiddetto Googie design, considerato vernacolare e di scarso interesse quando non decadente, ai tempi. Vintage si attestava come parola d’uso comune (prima era rigatteria) e diventava parte delle codificazioni della moda del tempo, il capo d’epoca, vero o rielaborato, era immancabile per le strade come nei costumi al cinema.

Segnaposti iconografici maschili della cultura di massa in cui sono cresciuto.

Persino la marginalissima cultura Tiki trovò la sua legittimazione: nel 1999 usciva per Taschen la prima edizione di quella che diventerà la bibbia del suo revival, The Book of Tiki di S. Kirsten e da fenomeno di nicchia in California è oggi immancabile in qualsiasi bar che offra dei cocktail di qualità, anche qui.  Quando arrivarono e si maturarono queste istanze culturali, nell’arco dei vent’anni in cui io da bambino diventavo un giovane adulto, venni inevitabilmente influenzato da queste. Perché vi dico questo? Perché Bond, e quindi sillogisticamente Missione Goldfinger, erano già un segnaposto ufficiale per una certa coolness degli anni sessanta; quando arrivò il revival del decennio questi erano lì a dire 60’s cool da molto tempo ed erano già attestati come icone del loro tempo pressoché ovunque, senza particolare ironia postmoderna, diventando una delle basi per tutta quella massa di persone che riscopriva stili e modi, dei primi sessanta fino agli anni settanta, dalle colonne sonore all’arredo, dai vestiti fino ai film dimenticati, tutti alla ricerca di elementi che aggiungessero un pezzetto di orizzonte culturale a quello segnato da Bond e dalle altre icone già accreditate e sfondassero l’imposizione dell’alienante e imperversante “nuovo che avanza”, prendendo in prestito uno slogan infausto del tempo.

la portata iconografica

Missione Goldfinger per la sua portata iconografica, che lo renderà il film di Bond necessario per capire gli anni sessanta modernisti, nonostante sia il terzo film della serie fu il film che di fatto sintonizzò realmente il pubblico sul personaggio, conclamando la Bond-mania e formulando con precisione perché James Bond è fico,  un prodotto premium di quelli che ti fanno sentire aitante e facoltoso solo a ponderarne l’acquisto, che “te fa sentì importante anche se nun conti gnente”, citando l’Antonellone Venditti di Grazie Roma, una democratizzazione del lusso e dello stile talmente potente che in fondo ogni uomo in alcuni momenti della sua vita ha pensato di essere Sean Connery per alcuni secondi (spoiler: non è mai vero), quello slancio che ti fa comperare un maglione dolcevita anche se hai il collo tozzo o una bottiglia di Bollinger per capodanno, che verrà sprecata in bicchierini di plastica da amici già ubriachi per la mezzanotte. Quando ero ragazzino il 1964 era già ben lontano ma nei barbieri, così come nei negozi di abbigliamento maschile, Connery, assieme ad altri coevi, spesso appariva ancora nei panni di Bond come riferimento su come dovesse cadere un abito e come fosse un buon taglio di capelli da uomo; questo è il livello di fichezza di cui parliamo: quando moda e stili si sono avvicendati per decenni e tu sei rimasto comunque lì a fare a libro di testo a tre generazioni di persone.

E coolness fu.

Dove nei film seguenti la saga di 007 a volte esagererà con l’equilibrio di trovate/avversari pittoreschi/belle donne/umorismo/camp (svaccando a volte e arrivando a creare proprio un nuovo genere con il Bond camp di Moore), in Goldfinger invece è tutto dosato alla perfezione. Iconico e consapevole di esserlo, sicuro di sé nelle scelte, anche avventurose (dare a un personaggio serioso e adulto come Bond una macchina da eroe dei fumetti non era una cosa così ovvia da fare, ai tempi), proprio come il suo personaggio.

In Missione Goldfinger il personaggio di Bond compie, infatti, una sorta di salto verso il fumetto d’avventura e supereroistico ma senza raggiungerlo, fermandosi con Connery (a differenza di Moore) intelligentemente prima di diventare un giocattolone, pur mantenendone alcune caratteristiche tipiche come gli antagonisti molto caratterizzati, i gadget tecnologici per ogni situazione, i geni del male con piani criminali elaboratissimi, le belle donne (qui addirittura tre, tra cui la mitica Pussy Galore), le ambientazioni esotiche e i colpi di teatro. Tutto l’immaginario maschile delle generazioni del dopoguerra è lì, distillato con ironia e sapienza. Per capirci: è il film in cui James Bond fa uno dei suoi numeri più celebri e connotanti, togliersi la muta da sub dopo un’immersione e rivelare che indossa uno smoking perfettamente in piega sotto di questa, ma è anche l’unico in cui questo genere di sbruffonate risulta bilanciato nel complesso e non solamente sopra le righe. Ed è un equilibrio divertente da pazzi, tant’è che torneranno con tutte le gestioni a venire, in qualche modo, a guardare alla sua formula, a citarlo, a rubarne i vapori nel tentativo disperato di ricreare quella magia che, però, nessuno ha mai replicato davvero, fino in fondo.

Umberto Eco (appassionato e studioso del James Bond tanto letterario quanto cinematografico, al quale dedica con O.Del Buono un primo saggio già nel 1962), nel suo bellissimo Il Superuomo di massa (1978) ascrive la struttura archetipica del racconto di 007 proprio a Goldfinger, e allo sceneggiatore Paul Dehn, che contiene tutti i nove momenti che definiscono una storia di James Bond e che possono avvenire in ordine o meno, ma sono tutti essenziali.

  1. M da una missione a Bond
  2. L’antagonista appare a Bond
  3. Bond analizza l’antagonista per la prima volta o viceversa
  4. La Bond girl fa la sua entrata
  5. Bond va a letto con la Bond-girl o inizia a sedurla
  6. L’antagonista cattura Bond o la ragazza, a volte ambedue
  7. L’antagonista tortura Bond o la ragazza
  8. Bond fa fuori l’antagonista e/o i suoi scagnozzi
  9. Bond possiede la Bond-girl, che poi perde o perché lei se ne va o perché viene uccisa

 

colpi di teatro che rimangono nella storia

Quindi: per collezione di scene, personaggi e oggetti di culto, per struttura narrativa, per impatto sulla cultura poplare del novecento, per tutto insomma, quando guardiamo un film di 007 che ci piace, stiamo godendo ciclicamente di Missione Goldfinger, perché le coordinate secondo cui una cosa è bondiana sono le sue. E come con Missione Goldfinger, le trovate che oggi nei film di Craig ci sembrano il massimo della fichezza, nella migliore delle ipotesi, invecchieranno dolcemente e diventeranno il simbolo di un’eleganza ironicamente aggressiva, di una sbruffonaggine innocua e divertita, di un’eleganza forse decadente ma ancora affilata, come le one-liner che Connery assocerà da qui, per sempre, al personaggio.

DVD-quote suggerita:

“Un film che vi farà sentire fichi solo a guardarlo.”
Darth Von Trier, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Da oggi ogni pezzo sarà incorniciato da una Bond Girl e un Bond Villain disegnati per noi dal grandissimo Gianluca Maconi. Voilà:

E ovviamente abbiamo aggiornato i nostri primi due pezzi con le relative illustrazioni.
Andate a riguardarli:
Le Basi: 007 – Licenza di uccidere (1962)
Le Basi: A 007, dalla Russia con amore (1963)

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39 Commenti

  1. jax

    ho perso il conto di quante volte ho visto questo film da ragazzino. Uno dei punti fermi di mio padre.

    • Gatto

      OT: ma fra le eccezioni meritevoli non potrebbe essere considerato il meraviglioso “Americani” di James Foley? Credo contempli tutte le prerogative calcistiche citate nella fase introdittiva della recensioni di “Diamanti grezzi”.
      P.s. scrivo qui perché è la “chat” più recente, e perciò ho pensato la mia domanda potesse essere più facilmente letta. Chiedo venia a todos

  2. Cris

    Bellissimo pezzo. Mi ha fatto ricordare come in Prova a prendermi Frank dopo il film di 007 si compra Aston Martin e completo sartoriale identico a quello di Connery.

  3. Denis

    Infatti la scena con la muta da sub è pure citata in Metal Gear Solid, c’è pure il costume in smoking nero bondiano sbloccabile, e pure Burton in Batman citava una scena con Bat-Mobile che entra con le mitragliatrici, c’è una con l’Aston Martin.
    Una bella one liner del Bond di Connery era ” sardine che si credono squali”

  4. Vincent Cocotti

    Seminale, visto con mio padre la prima volta a 6 anni… È tutto stupendo, Oddjob, Fort Knox, Goldfinger con la sua Rolls Royce, Pussy Galore e poi un gigante, Sean Connery, se trovate uno più carismatico di lui fatemelo sapere….

  5. Axel folle

    Colpevolemete ho visto solo le cose con Craig e ho “paura” che la chiosa finale in cui ne parli di avvererà (in realtà va anche bene così, non tutto può diventare iconico e seminale)

  6. tommaso

    E’ l’Hard Day’s Night di Bond, il terzo assaggio che fa partire davvero la “-mania”.
    Indiscutibilmente il film bondiano piu’ bondiano di sempre. Da bambino fui angosciato e morbosamente conturbato dalla ragazza uccisa con la pittura d’oro, ricordo che le spiegazioni di mio padre sulla traspirazione della pelle mi convinsero poco.

    Il mio Bond preferito (inteso come personaggio) resta comunque il prima di “Dr. No”, dove e’ caratterizzato ne’ piu’ ne’ meno come un gangster a cui piace ammazzare la gente, anche a sangue freddo. Caratteristica subito edulcorata film dal film subito dopo.

    Verissima la storia dell’equilibrio non piu’ ritrovato nei film successivi. Mio pallino e’ amare proprio il Bond di Connery piu’ squilibrato (in molti sensi) di tutti: You Only Live Twice, un film assurdo fatto quasi solo di arredi ultra-vintage, scenografie in cinemascope, inquadrature cool, esotismi plastificati. Il film che piu’ si avvicina a quell’idea di superficialita’ scientificamente ricercata che faceva dire a Fellini che i film di 007 erano i migliori e piu’ precisi specchi dei loro tempi.
    E visto che ho citato Fellini sparo una mia vecchia teoria: il James Bond cinematografico non e’ altro che la versione “noir” del Marcello de “La dolce vita”. Cos’altro e’ Bond se non anche lui un elegante viveur moderno, quasi sempre introdotto in ambienti cool da personaggi femminili, ambienti dove si muove agevolemente ma dove pero’ e’ perennemente un intruso: perche’ e’ una spia con una missione da compiere, laddove il personaggio di Mastroianni era un giornalista.

  7. Ho letto di recente un articolo interessantissimo sul sito L’Indiscreto che parlava di Hugh Hefner. Tra le altre cose spiegava come l’immaginario di Playboy si fondi sull’uomo che se ne sta nella sua bella casa, sempre padrone della situazione e pieno di gadget moderni, in pratica era già (dal ’53) l’ideale che il James Bond cinematografico sarebbe andato ad incarnare alla perfezione.

  8. L'ozio è il padre di Virzì

    Concordo al 100% con Darth. Non è il miglior film di Bond, non ha i cattivi migliori e neppure i gadget più fighi o le donne più belle. Ma nonostante tutto è Bond all’ennesima potenza! Un concentrato di 007 fatto di idee e modi di fare che in seguito e da più parti cercheranno di copiare. Alcune volte con buoni risultati, altre volte meno.

  9. Enrico

    La fallacia dei film di Bond è solo una, che ormai l’Uk dopo la seconda guerra mondiale è un vassallo degli Usa (l’Italia per intenderci è al massimo un valvassore), quindi per quanto cerchino di dare a Bond dei poteri e abilità fuori dal comune è sempre un inglese che gioca a fare l’americano.

    • Alessandro risponde ad Enrico

      L’Inghilterra e l’Italia stanno tornando prepotentemente alla carica nell’industria cinematografica di “menare”. Un VAGONATA di film horror recenti e anche ganzetti sono ambientati in Inghilterra. L’Italia è nel mirino di diversi horror e action, sia visibili (6 Underground per buttarne uno lì) sia simil-B-movie ma gustosi (a me Cruel Peter è piaciuto un botto). Il fatto che gli Americani si atteggino a poliziotti del mondo è solo perché ogni altra nazione è stata almeno una volta “il cattivo” nel corso della storia, quindi se ci provasse il mondo le si rivolterebbe contro, solo gli Americani non sono mai stati il cattivo “ufficialmente”, quindi gli lasciano fare i padroni, per ora (quando si sveglieranno, Russia e Cina torneranno a governare il mondo come nei primi millenni della cultura umana, e non dico che sarà per forza un bene, a me stanno sul cazzo entrambe). C’è largamente spazio per eroi/supereroi di qualunque nazionalità. Basta inventare che la trama li ha coinvolti e non c’è tempo/motivo di telefonare agli americani. Che a me non impressionano proprio per nulla. Certo hanno bei reparti speciali, parecchie navi aerei, bombe atomiche, ma su un campo di battaglia, non ce li vedo ad essere veri killer tipo i nazisti strafatti di anfetamine o un qualunque popolo orientale cresciuto col mito simil-comunista del sacrificio per la patria senza timore (purché facciano fuori il nemico).

    • Touch of Knievel

      Vietnam e Iraq?

  10. Kylo Renoir

    Ahimè non è più imminente: uscita posticipata a Novembre.

  11. Johnny Pneumonic

    Addirittura tutto questo hype per il prossimo 007?
    L’ultimo era parecchio noioso, c’erano più marchette del solito e gli stessi attori sembravano parecchio annoiati a girarlo. A mio parere per questo nuovo in uscita rimandata avrebbero dovuto fare un bel repulisti.

    E comunque non capisco ancora come non sia uscita la recensione di Uncut Gems. Un giorno spiegatemi l’avversione che avete verso Netflix.

  12. Rocco Alano

    Se, all’epoca, ironizzare su “il nuovo che avanza” e guardare con una certa nostalgia al passato erano sentimenti comprensibili e, in certa misura, anche sani, adesso questa ossessione per i revival è asfissiante e culturalmente mortifera.
    Tanto che, pur facendomi cagare, considero la trap una boccata di aria fresca.
    Musica per sedicenni che fa schifo ai loro genitori. Tutta salute!

    • Alessandro risponde a Rocco Alano

      Riflessione profonda che condivido in pieno. Unica differenza: la trap non mi fa cagare, ho la speranza che evolva in un’autentica anti-musica, senza ritmo, psichedelica, con testi gratuitamente antisociali, diversi trapper stanno già sperimentando in tale direzione. Una sorta di ispirazione musicale per un’armata di piccoli Joker. Gli farebbe solo bene, al mondo, un nuovo inizio.

    • Anonimo

      come diceva un famoso produttore di tampax “va tutto a cicli, le avanguardie (ribelli) di oggi saranno l’accademia (controrivoluzionaria) di domani”…

  13. Samuel paidinfuller

    A me i james bond fanno lo stesso effetto dei musical, ossia mi fanno cacare.
    Tutti, indifferentemente, anche senza averli visti.

    • LeChuck risponde a Samuel paidinfuller

      Lei, signore, non merita l’esistenza di un film come i Blues Brothers, ecco!

  14. Zaku

    È il film in cui James Bond “cura” una lesbica dalla “malattia” dell’omosessualità dopo averla aggredita e stesa a colpi di judo..?
    Si altri tempi…

  15. Matthew

    Straordinario. In Quantum of Solace, Bond ritrova morta una delle girl ricoperta di petrolio. In Casino Royale la posa al tavolo da gioco di Craig è la stessa di Connery. Principalmente ho visto solo Connery e Craig nelle vesti di Bond ma ricordo Brosnan in After the Sunset con Salma Hayek c’è una scena in cui toglie la muta da sub e ne esce in smoking.
    Il mio ringraziamento agli autori di questo sito e delle recensioni come queste che aiutano profani come me ad apprezzare maggiormente cinema e saghe in particolare.

  16. jax

    RITORNO SOLO PER DIRVI CHE LE ILLUSTRAZIONI SONO SPAZIALI.GRAZIE!

  17. Alessandro

    Sono d’accordo con Matthew. Connery e Craig unici Bond. Ma quella scena di Brosnan è geniale.
    Per il resto… i film di 007 a mio dire sono divertenti solo quando non si prendono per niente sul serio (quel Brosnan e alcuni Connery) o quando ci si prendono tantissimo (Craig) o un complicato mix di entrambi (gli altri Connery). In sé… sono film piuttosto vuotini. Goldfinger però mi è sempre piaciuto un botto. E’ uno di quelli dove alla faccia di bronzo di Bond e all’esagerazione del cattivo si respira il fatto che ognuno di essi (almeno tra i primi) raccontava qualcosa di molto sottile/subdolo circo le passioni e le ansie di un’era, ogni volta aggiornandosi di film in film. Ad essere sincero non sono per nulla in hype per quello nuovo, nemmeno sapevo che usciva, hanno ampiamente rotto il cazzo, se non era per Craig mi ero fermato 4-5 film fa (adoro quell’attore). E poi questo lo farà collidere con Godzilla vs Kong, e tutti sappiamo quanto il box office determini la scelta di eventuali sequel… Dopo G-vs-K i diritti di Godzilla tornano alla Toho (mentre quelli di Kong no, e questo a suo modo è un potenziale spoiler riguardo chi è probabile che vinca) ma se il box office dovesse andare alla grande, una rinegoziazione è sempre possibile. A me Shin Godzilla è piaciuto tantissimo, strampalato, umano, delirante, e molto in linea coi primissimi, un reboot nel senso profondo del termine, quindi non vedo l’ora di vedere i nuovi film che la Toho ha già annunciato. Ma il Monsterverse mi è comunque piaciuto da morire e mi dispiace che finisca: assassinare il box office di G-vs-K mettendo 007 negli stessi giorni è da stronzi, è anche trapelato che non c’entra nulla col (diopor)CO-Vid19, è solo una volgare scelta commerciale basata su analisi di mercato.

    Bei tempi quando Bond non era un servo dell’economia cinematografica ma piuttosto il paladino di un’era, indipendente che piacesse o meno (io parteggiavo spesso per i cattivi, soprattutto quegli apocalittici, visto che per essere Thanos mi manca solo il Guanto, poi le posizioni filosofiche sono già le stesse, anche se io non ucciderei random, o almeno escluderei dalla lista gli umani davvero utili). Finita l’era Connery hanno smesso di intrigarmi ma chissà perché man mano li ho visti tutti…

  18. robert redford

    Gold finger è indubbiamente il film più iconico di Bond per tutti i motivi indicati nella recensione (Aston martin, ragazza coperta d’oro, villain sui generis, ecc). E’ forse anche tra i più arroganti tanto che nel prequel prima dei titoli di testa Bond, dopo aver ucciso uno sgherro, lo apostrofa con sufficienza per la serie: ridicolo anche solo provarci ad ammazzarmi. Poi fa la battuta sui Beatles che fece tante polemiche quando va a prendere lo champagne nel frigo prima di essere tramortito da Oddjob (altro villain iconico con il cappello che taglia le teste cosa ovviamente impossibile). Anche la partita a golf con goldfinger è tutta basata su una provocazione atta solo a stuzzicare ancor di più l’antagonista. Ecco, a mio parere, sono tutte caratteristiche che hanno creato coolness ma hanno rischiato di rendere il personaggio antipatico. Come ha scritto bene Darth, il mito di Bond (ma direi di tutti gli archetipi) è quello di potercisi immedesimare almeno per un momento. Azzardando un paragone è come se in Goldfinger Bond diventasse Superman, quindi modello inarrivabile, algido, distaccato, poco empatico mentre nei successivi film comincia a cambiare rotta non per diventare “campy” (espressione che non mi piace) ma per riavvicinarsi ad un pubblico più ampio. Ritornando al paragone fumettistico è come se dal modello Dc si volesse passare al modello marvel quindi un eroe più a misura di pubblico. Fateci caso, fino a Goldfinger, Connery non scherza mai con Q, nessun siparietto. Gli consegnano il materiale, magari è incredulo, ma non fa battute particolari. Pensate invece, in soli due film, in si vive solo due volte il siparietto fatto con la piccola Nellie (l’elicotterino).
    Infine, permettetemi di spezzare una lancia in favore dei successori di Connery. Tralasciando Lazenby che non ebbe il tempo di imporre una sua visione del personaggio, Moore riuscì in un compito non facile: riuscire a traghettare un personaggio iconico attraverso due decenni di grandi trasformazioni (anni 70 e 80) essendo capace di raccogliere una pesante eredità. Impresse, ovviamente insieme agli sceneggiatori, un ritmo diverso nel personaggio usando il ruolo interpretato nel Santo e in The Persuaders che non snaturò Bond. Può piacere o meno ma il successo commerciale mi sembra che gli abbia dato ragione (ricordo che Octopussy, di certo non una delle migliori pellicole, incassò più di Mai dire mai con un ritorno di Connery nei panni di Bond). Dalton, a sua volta, da bravo attore qual è decise di imprimere nuovamente una virata al personaggio recuperando una certa durezza ormai un po’ sbiadita. Brosnan, a mio parere il migliore dei diversi interpreti (ricordo che “resuscitò” Bond che non usciva da 6 anni al cinema), fu capace di mescolare insieme tutte le caratteristiche dei precedenti attori. Purtroppo, se togliamo Goldeneye, i film non furono all’altezza. Craig, permettetemi, io lo trovo assolutamente fuori fase con il personaggio. Troppo massiccio, troppi muscoli, troppo emotivo, poco British, scarsamente ironico, troppo pieno di sè. Ha avuto però almeno due film (Casino Royale e Skyfall) solidi e cuciti su misura per lui.
    Scusate la prolissità

    • Alessandro risponde a Redford

      La tua prolissità è deliziosa e credo che ogni cosa che hai scritto sia condivisibile. Ti è sfuggita solo una cosa, mio vecchio amico: Craig è un Bond identico agli altri, nell’unica cosa che conta. Ossia, è al passo coi tempi. Tra vent’anni, quando Bond a furia di mutare al passo coi tempi sarà una lesbica cinese mezza cyborg, guarderemo indietro a Craig e lo vedremo in prospettiva. Poi tra cinquant’anni quando Bond sarà un bambino mutante coi superpoteri, vedremo in prospettiva la lesbica cyborg cinese che tromba le donne per recuperare un po’ dell’umanità (nel suo caso femminile visto che geneticamente è nata femmina) che ha perso diventando un cyborg, e tutti diranno “Wow che film profondo!”. Non voglio prendere in giro: la Storia va così se nessuno le impartisce un ordine. Ma se qualcuno le impartisce un ordine è pure peggio.

    • Robert Redford

      Caro alessandro
      Sono d’accordo con te fino a un certo punto. Se bond fosse un nuovo franchise non potrei che concordare con te. Ma essendo bond già un prodotto consolidato e conosciuto è esso stesso che fa tendenza. Mi spiego meglio: forse Craig sarà anche il bond necessario di questi tempi ma se anche non lo fosse credo che sarebbe capace di imporsi ugualmente creando lui stesso il metro di paragone di cos’è bond ai giorni nostri. La grande capacità di Connery (insieme, come è stato ricordato nella recensione di Dr no, del regista Hamilton e di broccoli e Saltzman) fu di imporre un nuovo tipo di eroe. Era quello che i tempi richiedevano? Non saprei. Forse no ma la potenza visiva del primo film bastò a destare abbastanza attenzione. Ritorno al paragone dei fumetti: sicuramente l’uomo ragno si affermò perché era un nerd sfigato con le ragazze, timido, impacciato e sfruttato dal bugle. Tantissimi giovani poterono immedesimarsi in lui e sognare un giorno che un ragno radioattivo lì mordesse. Ma possiamo davvero dire che il primo film di Iron man fosse ciò che il mercato e la società chiedevano? E che dire del primo film di cap o di Thor entrambi piuttosto bruttini. La Marvel però ha avuto la lungimiranza di insistere e attraverso una straordinaria capacità mediatica ha imposto un modello. E attenzione è un modello preciso non facilmente replicabile vedi i tanti flop della Dc. Oggi la Marvel è così consolidata che anche se proponesse un nuovo iron man io credo lo imporrebbe al mercato e alla società ma non perché indovina che tipo di eroe produrre bensì perché il modello Marvel è oggi punto di riferimento esso stesso e quindi capace di orientare le scelte del pubblico. Io sono convinto che se invece di Craig avessero preso Jude Law (per molti l’attore perfetto che ricalca a meglio il modello bond) avrebbero comunque fatto centro nonostante law sia nettamente differente rispetto a Craig sia in quanto fisicità sia in termini attoriali.
      Chiudo dicendo che tolto Connery che fu il primo, chi si trovo costretto davvero di fronte ad una grande incognita fu Brosnan non solo per l’assenza da 6 anni di un film ma anche perché dovette ridefinire un ruolo: finita la guerra fredda aveva più senso bond? Quando in goldeneye Judi Dench (scelta vincente far fare M ad una donna di quel calibro) dice a bond che lui è un dinosauro misogino della guerra fredda è come se sfindasse la quarta parete e parlasse a noi. La scelta di Brosnan fu azzeccata proprio perché pur attualizzando il personaggio non ne fece perdere le caratteristiche base: quel mix tra azione, humour, senso del British (almeno come noi lo immaginiamo il British perché poi in realtà sono molto peggio), invenzioni, ecc. Il segno più evidente fu il voler mantenere Q con lo stesso interprete.
      Spero di essere riuscito a spiegare il mio punto di vista senza perdermi troppo. Infine scusate se ci sono errori ma scrivendo dal cell il maledetto t9 a volte fa disastri

    • Alessandro risponde a Redford

      Ho capito perfettamente (se condivido o no non lo so ancora, sei così intelligente che sai sempre parlare dell’unica cosa, è già accaduto in altri film, dove non ho un’idea precisa): Bond non segue i tempi. Li anticipa. Crea un personaggio, che anche se si adegua, resta innegabilmente e spudoratamente, immancabilmente ed inequivocabilmente Bond. Sì. Non so se condivido ma almeno ho capito il tuo commento. Vedi, temo che al giorno d’oggi non esista più nulla così: nulla resta implacabilmente se stesso, tutto è puttana del marketing, perché oggi (il cinema è prima di tutto analisi delle linee di tendenza dell’inconscio collettivo e chi non capisce questo, non capisce nulla di cinema – tu non sei in quella lista ovviamente, ma conosco un paio di persone che analizzano i film come se fossero… film. Così ho smesso di parlare con loro e sono venuto a parlare con sconosciuti su internet pur di parlare di film e, dicevo, oggi) gli umani hanno la peculiare sensibilità di avere in antipatia chiunque non strizzi loro l’occhiolino. Essendo io un Cosmicista Umanista (cioè uno che crede che l’Essere Umano sia solo un microscopico puntolino insignificante nell’Infinito ma abbia ciononostante il diritto di tirarsela perché altrimenti a che ci aggrappiamo?) non ho nulla da ridire, non fosse che questo piega il cinema a strizzare solo occhiolini, e alla lungo questo diminuisce la libertà artistica e la fedeltà a qualunque personaggio. Credimi, un giorno Bond sarà una donna lesbica cyborg. Che l’idea ti suoni agghiacciante è un’altra cosa, posso anche essere d’accordo, ma accadrà, a meno che l’umanità non torni prima ad un “purismo” che magari, che ne so, l’Umanità è imprevedibile, decida di fare dei reboot o dei sequel fedelissimi agli originali, quasi come una rievocazione storica. L’unica cosa che conoscevo in vita mia che non aveva MAI cambiato al passo coi tempi, andando a dritto come un bodybuilder ritardato ipnotizzato, erano i Gorgoroth. Ora sono cambiati pure loro. E non in meglio. Non si può contare su nulla, l’unica certezza sono le bollette, nemmeno col (dioporc)CO-Vid19 ce le hanno congelate. Alcuni aggiungono alla battuta che anche la morte è una certezza: ma umani immortali vuol dire niente pensione e quindi sono pienamente convinto che qualche laboratorio segreto stia tentando di inventare una dialisi che elimina i radicali liberi dal corpo, così che le cellule non invecchino, e si possa vivere (e lavorare, e pagare le bollette) per sempre. Comunque sia sempre grandissimo Redford.

    • robert redford

      Caro Alessandro

      mi spiace, credo di essermi fatto prendere la mano. Io sono un bondiano doc, certo non arrivo a malattie da collezionismo per cui il mio massimo del franchise fu prendere in edicola qualche modellino dei veicoli di bond che uscì un paio di anni fa (e rinunciai alla piccola Nellie con grande rammarico ma 15,90 mi sono rifiutato di spenderli). Sono un appassionato in primis per motivi affettivi perchè mi lega fortemente a mio padre che affittava le pellicole (ancora il videoregistratore era poco in uso) e proiettava sulla parete di casa con un vecchio proiettore che si era fatto regalare per il matrimonio. A mia mamma piaceva tanto Connery mentre io, per questioni anagrafiche, sono cresciuto con Moore. Eppure nonostante ormai io e mio padre viviamo in città lontane e diverse quando esce un film di Bond io prendo un aereo, lo vado a trovare e me lo porto al cinema anche se, poverino, non so quanto ancora riesca a seguire una trama sempre più complicata.
      Io concordo con te, ormai è tutto marketing e chiaramente il cinema non può farne a meno eppure, permettimi, tanti franchise partiti sotto i migliori auspici sono miseramente franati. In un’era di cinecomic dove anche ant man e i guardiani della galassia riempiono i cinema chi poteva pensare che floppassero roba come Superman, Batman e Justice league? Eppure non sono piaciuti nè al pubblico nè alla critica. Eppure io penso che alla Warner non siano degli idioti in fatto di marketing e cinema no?
      Evidentemente non hanno azzeccato la formula cosa che invece a Bond è riuscito nel corso del tempo. Per cui, magari un giorno 007 sarà una lesbica cyborg come dici tu ma io nutro delle perplessità. Non perchè le cose non cambino mai, figuriamoci non c’è nulla di immortale, ma perchè certi archetipi garantiscono a noi uomini delle piccole certezze e io credo che Bond sia tra queste. A tutti gli effetti Bond è il marchio british style almeno per come vogliono presentarsi gli inglesi: stiloso, figo, distaccato, glamour (che poi lo siano è un altro paio di maniche). 007 ha un primato nel cinema: è l’unica saga che dura dagli anni ’60 uscita periodicamente (tranne, ripeto, il salto Dalton/Brosnan) e arrivata ai giorni nostri. Io gli auguro mille di questi giorni. Non saprei dirti con certezza quali sono gli elementi che ancora oggi lo preservano ma, in natura, si direbbe che è un animale capace di essersi evoluto. Finora nessun film è mai riuscito ad eguagliarlo neppure Star Wars. Credo che il Cinema con C maiuscola dovrebbe interrogarsi sul perchè e studiare questo fenomeno che ha dell’unico.
      Ora la chiudo qui perchè questo non è il mio o il tuo blog ed è giusto lasciare lo spazio ad altri utenti che magari vogliono esprimersi anche loro.
      Che redford sia sempre lodato e sempre w i 400 calci

    • Alessandro conclude con Redford

      Ti rispondo nella serenità del fatto che nello spazio commenti nulla è entrante o prepotente finché resta responsabilmente in-topic. Anzi apre porte ad altri per riflettere e rispondere. E poi leggerti è sempre piacevolissimo. Io condivido ciò che dici: avevo solo paura che un giorno anche Bond avrebbe ceduto. Se non lo farà, meglio! E la storia di te e tuo padre… cazzo sono rimasto senza parole. Sono bellissimi questi spaccati umani, questo abbattimento della quarta parete si potrebbe dire, che rendono il parlare di cinema (come io ho SEMPRE sostenuto) “parlare di vita”. Un abbraccione immenso, concludo anche io semplicemente perché l’argomento si direbbe concluso, ma chiacchierare con te è sempre splendido. Anche perché mentre ero via (stufo di fare sempre la parte del bastian contrario) l’apprezzamento della Redazione per i vari film in uscita sembra essersi seriamente innalzato, cosa che mi fa molto piacere. Ogni cosa è multistrato: e quasi tutto serve a qualcosa. Come dice una persona che conosco, “Se non è commestibile, o è un utensile, o è merda (quindi concime) e puoi usare ambedue per produrre roba commestibile”. Come dire, nessun film è privo di pregi, dipende da quando è sensibile chi lo giudica. Poi c’è anche qualche ciofeca (qualche giorno fa ho visto un horror italiano recitato in inglese, linguaggio scolastico e COSTANTEMENTE IN OVERACTING, trama telefonata e effetti speciali aggiunti al computer con le immagini che letteralmente passano davanti/attraverso agli oggetti, una cosa chela facevo meglio io con la telecamera del cellulare), ma è raro. Alla fine non so staccarmi da questo sito, chi ci entra finisce per forza con l’amarlo. Abbraccione e sempre w i 400 calci

    • Io rispondo a entrambi

      Mi permetto di intromettermi: non trovo Craig un buon Bond.
      O meglio, non ha lo stesso fascino e lo stesso mix “bullo-cazzeggione-cuore d’oro-charming prince” che hanno saputo dargli Connery e Brosnam.
      Non credo sia questione di scrittura e basta, perché i film di Brosnam, ecco, sono un po’ meh, però, da uno che come Robert è cresciuto con il padre che appena c’era JB, lo si vedeva (ot: io ho riportato mio padre al cinema dopo 20 e rotti anni per SW quest’anno, per fare le 3 generazioni, lui, io e i miei figli), il JB di Craig mi fa lo stesso effetto del JB di Dalton: meh!
      Per lo meno Moore era coscientemente in Overacting tutto il tempo, tanto da giocare sulla cosa in Cannonball Race.

      Craig mi fa l’effetto “vorrei ma non posso”.
      Limite mio, sicuramente, che non sono un tecnico come altri qui dentro, però se guardi Brosnan o Connery in una qualsiasi scena hai lo stesso feeling.
      Con Craig no (sempre e solo IMHO): potrebbe essere un qualsiasi action movie/spy movie e non cambierebbe l’effetto.

    • Alessandro risponde ad IO

      Riflessione imbarazzante ma profonda. Condivido: diciamo che come nel mito sumero in cui il servitore di Enki (creatore dell’Umanità) gioca con le formine del suo padrone mentre questi è ubriaco, e non sapendole usare, crea tutti i vari storpi e malati, e Enki si sveglia e fa “Oh ma che graziosi, i miei sono tutti così pateticamente uguali e perfetti” e da a ciascuno un ruolo nella società (ai primordi le persone affette da stranezze erano considerate profeti, non abomini), al pari io sento Craig (che è ESATTAMENTE come hai descritto tu) semplicemente un nuovo tipo di Bond. Ma credo che questa mia riflessione si inserisca nel solco di quella fatta con Redford, ossia che secondo lui (e credo di capire anche secondo te) Bond è un personaggio ben chiaro, che non dovrebbe essere la puttana dei tempi che cambiano, mentre io, non so perché, tendo invece a sentirlo un personaggio che si aggiorna (o che peggiora, a seconda dei punti di vista), perché incarna l’epoca in cui nasce, come il primo Bond incarnava la sua epoca. Capisci? Poi però io ho capito cosa intendi tu: e ti do pure totalmente ragione

    • Ste83

      Io volevo ringraziare entrambi per lo scambio di commenti che avete messo su: da bondiano doc mi avete fatto riflettere sui Bond del passato e soprattutto su quelli del futuro (se ci saranno), e su come saranno visti.
      E ho empatizzato con Redford per l’aneddoto sul padre:anch’io ho l’abitudine di guardare tutti i Bond nuovi con mio padre, così come ho visto quelli vecchi mille volte da ragazzino.
      Forse è anche per quello che sono legato a 007. chissà.

    • Skalda

      Mi attacco anche io al thread di commenti. Bello scambio.
      Anch’io andavo al cinema con mio padre a guardare Roger Moore, e qualche Connery che tornò al cinema credo grazie a Mai dire Mai.
      Sino a Dalton ci sono stato dentro, quelli di Brosnam credo di non averli mai visti, magari recupererò. Di Craig ho visto solo il primo, e mi è sembrato un franchise diverso.
      Nessun interesse a proseguire, e dire che Craig mi piace molto come attore.

      Mi pare che la sua performance migliore nei panni di Bond sia questa:
      https://www.youtube.com/watch?v=1AS-dCdYZbo

  19. Lupo Lucio Fulci

    C’è del Simon Reynolds o sbaglio nella sezione sulla riscoperta sixties?
    In ogni caso analisi impeccabile e fighissime le illustrazioni!

  20. robert redford

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