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Scare Package e quell’insopprimibile voglia di mandarvi a cagare

Scare Package mi stava sul cazzo già dal titolo e ora che l’ho visto sono fiero di averci visto lungo.

Cos’è, un gioco di parole con “care package” dove al posto della cura c’è la paura? Non funziona perché il “care” in “care package” dovrebbe essere “CARE” visto che sta per Cooperative for Assistance and Relief Everywhere. Capito? Fanno i simpatici e manco sanno come si fa, fanno. Madonna che nervoso!

“Cenobite Cafe” è dove traccio la linea.

Ma lasciamo stare per un attimo le menate linguistiche sul titolo e concentriamoci sul contenuto di questo Scare Package, che è un’antologia horror come se ne sono viste tante in questi anni (intendo dire in questi almeno cinquant’anni) ma che in realtà non è come le altre perché, pensate, non è solo horror, ma è meta-horror! È intelligente, brillante, provocatorio, decostruzionista, postmoderno, comico, tagliente!

È uno dei film più antipatici che mi siano passati davanti negli ultimi 37 anni, e ha l’ulteriore difetto di essere realizzato con la stessa cura per il dettaglio e per la messa in scena di qualità di film tipo Birdemic – non siamo a quei livelli di studiata incompetenza ma ci muoviamo comunque in quell’intorno, perché, lo sapete, no?, i vecchi slasher anni Settanta e Ottanta ah ah che ridere con il killer assassino omicida che uccide le persone con la sua mascherona di gomma, ah ah troppo divertenti, rifacciamolo uguale ma diviso in corti!

IDEISSIMA!

Scusate, mi rendo conto che non sto scrivendo frasi strutturate in modo tradizionale e mi sto un po’ perdendo dietro il rant da social network. È che sono indispettito e infastidito da Scare Package, un film con un sacco di bellissima violenza in stile primo Peter Jackson che viene sprecata e diluita da battute che non fanno ridere e sconvolgenti rivelazioni sugli archetipi dell’horror che sembrano uscite da uno spin-off di Scream dedicato interamente al personaggio di Jamie Kennedy che però è cresciuto a pane e Quella casa nel bosco. È il meta- del meta- della comicità meta- del meta-ridere senza neanche i meta-foroni, una meta-stasi cinematografica che puzza di meta-no come una scorreggia.

Sono talmente inviperito che ora smetto di scrivere e finisco il pezzo domani, e intanto vi lascio in compagnia della SIGLA!

Chiariamoci subito: Scare Package ha fatto anche cose buone, sia strutturalmente sia stilisticamente, per esempio ho trovato molto bella la parte in cui finisce. Ma a parte questo, ci sono almeno due idee interessanti o comunque non così comuni dietro questa antologia concepita da Aaron B. Koontz: la prima è che è composta da sette corti uno dei quali rappresenta anche la cornice del film, la seconda è che gli altri sei sono collegati più o meno direttamente al settimo e il film progredisce naturalmente secondo la struttura corto/cornice/corto. Il primo dei sette, per esempio, Cold Open, è l’apertura della storia, e si scoprirà alla fine essere il pitch per un film proposto da un tizio a Chad, il proprietario del videonoleggio specializzato in horror e che fa da collante (lui e il negozio) all’intera operazione.

Potrei aver finito con le cose buone. Avete già annusato il problema di fondo? Scare Package è una serie di corti horror “presentati”, diciamo così, dal proprietario di un negozio di VHS horror – lo sentite il meta-? Li sentite i commentini di Quello Che Sa™®©? Chad è in compagnia di Hawn, il suo nuovo impiegato, e di Sam, un tizio sosia di Matteo Bordone che vorrebbe quel posto ma siccome è un appassionato di horror è un nerd fastidioso che vive ancora con la mamma ah ah che riderone. Non vi prudono ancora le mani? Allora facciamo così, in barba alla natura integrata dell’antologia in questione ora vi lascio qui sotto le minirecensioni dei singoli episodi, accompagnate da una valutazione del loro grado di meta-fastidio.

Cold Open

La storia di Michael Myers, che di mestiere fa il “personaggio secondario negli horror il cui unico ruolo è quello di facilitare l’inizio del massacro” e che per una volta vorrebbe diventare il protagonista e arrivare alla fine del film, e per questo stacca la luce a casa di due ragazze che stanno passando la nottata facendo da babysitter e si presenta alla loro porta per fare amicizia. Nulla di tutto questo fa mai neanche lontanamente ridere, e neanche quel paio di momenti di violenza che dovrebbero tirare su il morale sono all’altezza dell’investimento emotivo che ho fatto per arrivare fino in fondo a questa tortura.

Grado di meta-fastidio 9/10

One Time in the Woods

Titolo italiano “L’impepata di cozze”, One Time in the Woods è una raimata/jacksonata piena di mostri sangue violenza alè alè, il genere di cazzatona nella quale un gruppo di adolescenti in campeggio vengono attaccati da un mostro mutante che viene fermato da uno degli adolescenti che si rivela così essere un serial killer che vuole uccidere gli amici e così inizia una sequenza di morti creative (delle quali almeno una da promozione a pieni voti) e di incastro di archetipi presi da ogni forma di slasher possibile e immaginabile, giusto per far vedere che ne sappiamo tantissimo e abbiamo visto un sacco di horror.

Grado di meta-fastidio 9,5/10

M.I.S.T.,E.R.

M.I.S.T.,E.R. sta per Men In Serious Turmoi Establishing Rights, un gruppo clandestino di incel che si riuniscono dietro un negozio di animali per discutere di come le donne li abbiamo ormai de-virilizzati e neutralizzati, e come sia arrivato il momento di prendersi una rivincita. E se state pensando a un corto politico sulla tossicità maschile, be’, state correndo troppo! In realtà M.I.S.T.,E.R. parla di tutt’altro e a dirla tutta non ha neanche granché senso. Però c’è una scena di combattimento che è quasi decente.

Grado di meta-fastidio 6,5/10

Girls Night Out Of Body

Presentato da un cartello che lo definisce “Post modern feminist slasher body horror”, il corto vorrebbe con ogni probabilità sovvertire l’archetipo delle ragazze che fanno il pigiama party e vengono attaccate da un feroce killer, trasformando le ragazze in mostri assetati di sangue tramite l’utilizzo (pensate che irriverenza!) di un lecca-lecca maledetto. Ovviamente visto che è un corto post modern bla è pieno di luci pastellose, slo-mo, vino di scarsa qualità bevuto direttamente dalla bottiglia e persino una battaglia di cuscini, in compenso non c’è nulla di feminist né di slasher né di body horror, possa il cagotto cogliere le gemelle Andujar che hanno concepito questa stronzata e anche chi ha avuto l’idea (che potrebbe non essere loro, visto che il cartello è collocato nella cornice e non all’interno del corto) di appiccicarci l’attivismo a uso ridere.

Grado di meta-fastidio 7,5/10

The Night He Came Back Again! Part IV: The Final Kill

Nettamente l’episodio migliore del lotto, se non altro perché seppellisce tutto il discorso meta- sotto palate e palate di ultraviolenza, sangue a cascate, mutilazioni e omicidi creativi. Questo perché l’idea è: c’è un killer che perseguita la povera Daisy, ammazza tutte le sue amiche e il suo fidanzato e non smette di ripresentarsi ogni estate nonostante lei lo faccia fuori tutte le volte – tipo una final girl seriale. Per cui Daisy e compagnia catturano il killer, lo legano a una sedia e passano venti minuti a ucciderlo in modi sempre più estremi, e lui continua a sopravvivere e a farli fuori uno dopo l’altro. Come dicevo, accettabile soprattutto perché è pieno di omaggi a Splatters e a Bad Taste e a quel modo lì di sbandierare per la stanza tonnellate di viscere ed ettolitri di sangue.

Grado di meta-fastidio 9/10 ma stemperato dallo splatter diventa un 7/10

So Much To Do

Peccato perché è scritto e diretto da Baron Vaughn che mi sta simpaticissimo, ma… eh? È la storia di una tizia che odia gli spoiler e viene posseduta dallo spirito di un tizio che è stato trasformato in un’entità di fumo da altri due tizi vestiti di nero solo che lo spiritofumotizio vuole vedere l’ultimo episodio di una serie con la quale la proprietaria del corpo non è ancora in pari per cui i due si menano ma in realtà è lei che sta menando se stessa e alla fine riuscirà a evitarsi lo spoiler? Non lo so, però il combattimento tra loro due è quantomeno girato con competenza e ben interpretato soprattutto dall’atleticissima TONI TRUCKS, raga si chiama TONI TRUCKS, ANTONIA CAMIOS, è magnifico.

Grado di meta-fastidio 7/10, non è il suo più grosso problema, il suo più grosso problema è il non sapere di un cazzo. TONI TRUCKS.

Rad Chad’s Horror Emporium/Horror Hypothesis

Rad Chad’s Emporium è la cornice del film, all’interno della quale i tre (Chad, Sam, Hawn) discutono di film horror e delle loro tristi vite e del fatto che in quanto appassionati di horror sono tre maschi bianchi presumibilmente vergini e che vivono ancora con la mamma – OK di quest’ultima cosa non discutono ad alta voce ma resta estremamente fastidioso che un film che dovrebbe essere una simpatica decostruzione del genere non si limiti a rinforzare gli stereotipi dei film di cui parla ma spinga duro anche sui meta-stereotipi, su quest’idea dell’horror come di un genere non solo di nicchia ma di una nicchia sfigata e in quota incel da ben prima che esistesse l’idea di incel. Poi se vuole Koontz può anche rifugiarsi dietro la scusa dell’autenticità e dell’atmosfera del periodo e dal fascino della VHS da riavvolgere, resta il fatto che Rad Chad’s Horror Emporium ha un forte sapore di sfottò e soprattutto di voglia di distanziarsi (ma con ironia eh) da un intero, chiamiamolo così, fandom, e pure di farlo con una certa aria di superiorità – cioè io Aaron B. Koontz me lo immagino come un tizio che di se stesso dice tutto convinto frasi tipo “una volta mi piaceva solo certa roba poi sono maturato come spettatore e come critico e ho pure cominciato a scopare”.

Aggiungeteci poi che Rad Chad’s Emporium evolve naturalmente in Horror Hypothesis, il meta-finale dei meta-finali che ha più in comune con il finale di Mezzogiorno e mezzo di fuoco che con quello di un qualsiasi horror parodiato fin lì. Non sto a entrare nei dettagli, vi basti sapere che gli ultimi trenta minuti di Scare Package sono Aaron B. Koontz che getta la spugna ed esclama “ah! Non ho più nulla di interessante da dire sul genere. Facciamo Cabin in the Woods!”, e indovinate un po’? lo fanno, e viene fuori malissimo, dimostrando che tutto quanto meta-detto da Scare Package fino a quel momento non è nient’altro che il vuoto bla bla di un tizio che è convinto di avere delle opinioni forti e provocatorie sul genere ed è invece, per citare il finale di Resident Evil: Extinction, solo un altro stronzo.

Grado di meta-fastidio: 42/10

VHS quote suggerita:

«Solo un altro meta-stronzo»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. Alex

    Più che un commento sul film, che d’altra parte non ho ancora guardato, vorrei chiedere se sia possibile, prima o poi, che recensiate nella rubrica Eccezioni meritevoli Americani di James Foley. L’ho già domandato a Nanni tempo addietro via facebook (il quale fra l’altro legittamente avrà dovuto programmare altre incombenze, ma l’idea non gli era dispiaciuta). Ripropongo qui la questione perché è la sede più opportuna (e mi spiace rubare spazio alla discussione del film recensito) e perché credo che Americani incarni l’essenza più pura del calcismo, sebbene cammuffata da “eccezione”. E poi è un film della madonna. Ora mi eclisso, omaggi a tutti!

  2. Charles Sbronzo

    Maaamma mia che fastidio sta sigla! E l’ho pure tenuta di sottofondo per tutta la lettura!

  3. Hard Tatum

    leggendo la rece mi è venuto in mente il poeta:
    “mi nutro di fastidio ma e` un non nulla paragonato all’odio”

  4. Gigos

    Cioè, hanno fatto un corto sul demone dello spoiler di Zerocalcare?

  5. Ryan Curling

    Parlando di film DAVVERO fastidiosi, chiedo a gran voce la stroncatura di High Life. Credo che sia il concentrato e il distillato di ciò che il vero Calcista odi vedere al cinema, con la regista che non sa nemmeno che cosa sia il genere di cui si deve occupare e lo usa solo per infilarci la sua filosofia da quattro soldi.

  6. Rocco Alano

    Magari il film è davvero brutto, ma l’appunto sul titolo è da cagacazzi da competizione.

  7. Landis Buzzanca

    “…o fai l’impepata de cozze, oppure fai il film alla Michael Moore. E te di Michael Moore non c’hai niente. Né la credibilità, né il talento documentaristico, né il team di avvocati alle spalle…”

    “Manco la panza di Michael Moore c’hai!”

    “E quindi devi fare per forza l’impepata di cozze. Un film cioè verosimile metaforico da spacciare come storia universa-[ride]”

  8. BastianContrario

    Dopo una condanna tanto accorata vedrò sicuramente questo film. Potrebbe essere bellissimo.

  9. Cialtron Eston

    Ho preso il meta fratelli’!!

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