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Giustizia è servita: la recensione mista di Daredevil (2003)

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra rubrica #EroiDiCarta.

Se lo dici tu

Come si chiama, in teoria e tecnica del capitalismo, quella pratica di quando qualcuno vede che altra gente sta guadagnando troppi soldi grazie a un’idea semplice e replicabile (e non protetta da copyright) e dunque vorrebbe unirsi alla bonanza pur non avendo la minima idea di quello che sta facendo e senza sforzarsi più di tanto? Dall’alto della mia laurea in Settimana enigmistica non dovrei avere voce in capitolo; ma è il 2020, ognuno può dire il cacchio che gli pare e quindi è deciso: chiameremo la pratica “fare un Daredevil”. Partiamo da distante: nel ’91 viene creata la compagnia di produzione cinematografica Regency Enterprises – ricicciamento della Embassy International Pictures fondata dal miliardario israeliano Arnon Milchan, a cui tra le altre cose si deve la coproduzione di C’era una volta in America – il cui scopo, come quello di tutte le colleghe, è fatturare come dei draghi. Durante tutti gli anni ’90, Regency si specializza in tre categorie ultra-specifiche di film che, come andremo a vedere, non prevedono né fumetti né supereroi – a meno di non considerare tale il ciccione amico di Putin, ma quello è un universo parallelo troppo dark anche per gli stomaci più pelosi. Le categorie sono: i film di Oliver Stone che fanno i soldi (JFK e Natural Born Killers), i film con Steven Seagal che hanno un budget e vengono distribuiti al cinema (Trappola in alto mare e il suo sequel Trappola sulla Montagne Rocciose), i film tratti da romanzi di John Grisham che sono diretti da Joel Schumacher (Il cliente e Il momento di uccidere). Solo che nel frattempo, come ci hanno spiegato sapientemente in questi mesi i veri supereroi: i redattori di Val Verde gli infermieri, i tardi anni ’90 cinematografici si sono trasformati nel parco giochi delle tutine. Non ci sono banane né Steve’n’Seagulls che tengano, il grano adesso si fa con i cinecomic di supereroi e c’è da salire sul carro buono prima che finiscano i posti. Nel frattempo, da un lustro o giù di lì, alcune major di Hollywood si stanno rimbalzando tra di loro i diritti cinematografici di Daredevil senza riuscire a raggiungere un accordo con Marvel. Ci provano Fox, Disney e Sony ma non ci riescono, e noi scampiamo per un pelo un film su Daredevil scritto e diretto da Chris Columbus. Quando tutto sembra perduto, gli 800 milioni e passa di dollari guadagnati dallo Spider-Man di Raimi convincono del tutto i vertici di Regency a buttarsi nella mischia nonostante l’insipienza sull’argomento. “Lo facciamo noi il film di Dario Devil!” urlano forte mentre uno stagista corre in edicola per cercare di capire chi cazzo fosse effettivamente questo Daredevil, “e lo facciamo scrivere e dirigere da uno il cui unico film in curriculum è una commedia tratta da un romanzo di quello che ha scritto Le regole della casa del sidro”. Sigla!

Ma quindi, spiegami, c’è scritto braille in braille? È come cercare google su google?

Il regista e sceneggiatore di cui sopra risponde al nome di Mark Steven “Sfavore” Johnson. Uno che nella sua carriera cinematografica non solo ha sfornato esclusivamente pattume fumante (Ghost Rider, La fontana dell’amore, Killing Season), ma l’unica volta che porcogiuda aveva scritto e diretto qualcosa di assolutamente presentabile se l’è visto rovinare dai tizi insipienti con il colletto bianco stampigliato Regency. Sappiamo tutti che la versione di Daredevil uscita al cinema nel 2003 è uno schifo senza appello, e chi lo nega è un tifoso nel senso che ha il tifo e l’ha contratto mangiando con gusto cacca di scarsa qualità. Quello di cui io, personalmente, non avevo la minima idea è che, invece, il director’s cut uscito nel 2004 – con mezz’ora in più, mica ciufoli – è tutta un’altra storia ed è, a sorpresa, un film decisamente ok. Ad accomunare entrambe le versioni sono le premesse e il contesto, ovvero l’idea di realizzare l’origin story di un beneamato personaggio dei fumetti – nato nel ’64 come eroe senza macchia da cappa e spada, a inizio anni ’80 (con Frank Miller al timone) Daredevil si trasforma in antieroe e diventa per un periodo la pubblicazione Marvel più venduta in America – e di farlo con quelle atmosfere lì piene di lattice, scene notturne, inquadrature sghembe, coreografie con i cavi e CGI posticcia invecchiata male che i moderni padri fondatori del genere avevano approntato, con crescente successo, a fine anni ’90.

Te la buco quella smorfia lì, benaffleck

Tutti e due i film hanno per protagonista, e ci mancherebbe, il mento crepato a scroto di benaffleck, con un po’ più sopra un’acconciatura sbarazzina che sembra fatta apposta per farti credere che il personaggio si tagli e si tinga i capelli da solo. In entrambe le versioni, altrettanto ci mancherebbe, benaffleck è Matt Murdock: uno che è nato e cresciuto in quel postaccio di Hell’s Kitchen, è diventato cieco da ragazzino in seguito a un incidente che su pornhub verrebbe taggato come nuclear jizz, è rimasto orfano dopo che l’onorevole babbo è stato ammazzato di botte dagli sgherri di Hector Salamanca per essersi rifiutato di perdere un incontro di boxe, è cresciuto fino a diventare di giorno un avvocato abbastanza scrauso che difende solo gli innocenti, e di notte un giustiziere mascherato che sfrutta gli altri quattro sensi radioattivamente potenziati per raddrizzare a colpi di mazzate le sentenze sbagliate dei tribunali. Sia la versione cinematografica sia il director’s cut, poi, condividono certamente alcune mancanze. La famigerata scena del corteggiamento in forma di pestaggio al parchetto dei bimbi, per esempio, è uguale in entrambi i casi e rimane una delle cose più da pel d’oca nel cinema di nuovo millennio: fessa (bel modo, per un vigilante mascherato cieco con un’identità segreta, di mantenere l’anonimato: fare le capriole in pieno giorno sulle altalene. E poi chi è ‘sta stronza che si mette a menare un non vedente?) e malfatta (Garner e, soprattutto, benaffleck senza controfigura sono macchinosi anzichenò). Senza contare che Daredevil, montaggio esteso o meno, soffre un po’ di incuria da culo di ghisa. Come esempio, a parte la CGI bruttina figlia del suo tempo ma comunque inferiore a tanti film coevi, mi viene in mente la breve e di per sé insignificante scena in cui benaffleck e Jon Favreau sono in ufficio a raccontarsela lanciando una palletta nel canestrino. Piuttosto di avere la pazienza di stare sul set finché non portano a casa l’inquadratura di benaffleck che fa canestro senza guardare – al caldo, con taniche di caffè americano e carrellate di ciambelle glassate e gatorade e cocaina a portata di mano tra un ciak e l’altro – decidono di risolvere la questione convocando in sala montaggio l’amica tristezza: due inquadrature in dettaglio (tiro, stacco, canestro) e tutti a casa. Le piccole cose cesse che sono sintomo di grandi cose puzzolenti.

Tipo ammiccare ai nerd piazzando a caso nomi di fumettisti celebri

Molto al di là delle minuzie, il problema del Daredevil uscito al cinema era che fondamentalmente si trattava di un film stupido senza uno straccio di stile a innalzarlo, popolato da personaggi che si muovevano a caso e tenuto insieme da rapporti causa-effetto insensati. È pieno di situazioni del genere: come fa Joe Pantoliano nei panni del giornalista Ben Urich con coppola al contrario e occhiali fumé con lenti gialle a capire l’identità segreta di Murdock prima ancora di andare a trovare Kevin Smith ciccione all’obitorio? Perché, alla fine del film, gli sbirri arrivano a fava di cocker ad arrestare Kingpin? C’è un qualche motivo per cui Elektra agisce come agisce o dobbiamo limitarci alla spiegazione che tutte le donne, specialmente le greche, sono matte isteriche quando arriva quel momento del mese in cui il padre viene ammazzato? Tutte domande che nella versione di Sfavore Johnson avevano una risposta bella chiara, ma che i produttori han deciso di tagliare. Probabilmente perché preferivano un film che si aggirasse sui 100 minuti, forse perché avevano scarso rispetto nei confronti dell’intelligenza degli avventori dei cinecomic, sicuramente perché non capiscono nulla di cinema. Il director’s cut aggiunge innanzitutto una sottotrama con Coolio nei panni di un fattone che viene accusato ingiustamente dell’omicidio di una prostituta: quando Daredevil e amici riescono a dirimere quel mistero, sono anche in grado di associare Wilson Fisk – un Michael Clarke Duncan (a suo stesso dire troppo enorme per poter ripetere l’esperienza in un sequel) che gigioneggia divertito – alla figura del Kingpin. Ma, soprattutto, la versione estesa realizzata da Johnson modifica l’ordine di alcune scene e di alcune sequenze – benaffleck che, quando tuba con la squinzia sotto la pioggia, se ne va a fare l’antieroe invece di restare e conoscerla biblicamente in quel mefitico video/parodia di Günther (che è svedese ma giuro, saranno i baffi da yodel o sarà l’umlaut, pensavo fosse austriaco); Elektra che, di conseguenza e non solo perché è una pazza che non sa controllare le sue reazioni emotive, gli ritorna il rimbalzo e dopo il funerale se lo piscia di logica andando poi a vestirsi di lattice per cercare vendetta brandendo le forchette di Raffaello – e tutte queste aggiunte barra spostamenti cambiano di molto il senso dell’atto centrale e rendono tutto (specialmente il personaggio di Elektra) abbastanza meno stupido e sbagliato. Il funerale ortodosso con gli Evanescence in sottofondo, parlando di stupido e sbagliato, quello purtroppo rimane. Ora facciamo che concludiamo nell’unico modo possibile: una carrellata delle migliori faccette da cazzo di Colin Farrell nei panni di Bullseye, un’interpretazione che fa impallidire il soprarighismo di Tom Hardy in Venom.

Dvd quote:

«Un film affolutamente ok. Il director’s cut però, che l’altro fa schifo»
Toshiro Gifuni, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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34 Commenti

  1. Redferne

    Mah…se non altro gli occhiali della Ray – Ban erano belli. E me li ero pure comprati.
    Non mi era dispiaciuto, tutto sommato. Almeno finche’ non mi e’ capitato di vedere roba decisamente migliore.
    Ed infatti, ormai nella mia classifica personale ondeggia negli ultimi posti.
    Ma c’e’ di peggio.
    Ma a quei tempi ero un pischello, impazzivo per Devil (specie le storie di Miller) e quindi avevo sorvolato su un mucchio di cose.
    Del tipo che i personaggi e persino il potere del protagonista non c’entrano assolutamente nulla, con la controparte cartacea.
    E nemmeno il modo di agire.
    Devil che uccide i criminali? Mah.
    Affleck imbalsamato, la Garner legnosissima, Farrell totalmente fuori ruolo e pure Duncan, che pero’ sembra divertirsi un mucchio.
    Si salva giusto qualche coreografia (che Matrix tirava) e virtuosismo di telecamera.
    Urge un nuovo film. Anche se la serie televisiva su Netflix e’ strepitosa.

    • Mamoru Osho

      Dai, anche io avevo comprato quegli occhiali e li ho ancora da qualche parte.
      Il film era brutto rispetto allo Spider-man di Raimi e soprattutto a ciò che arrivò negli anni successivi, però ha avuto il merito, a mio parere, di rilanciare il nome di Miller a Hollywood dieci anni dopo i due Robocop. Nello stesso periodo infatti vengono messi in cantiere Sin City e 300, e poi arriverà la regia di The Spirit. Come per Rodriguez, anche qui c’era l’intenzione di rievocare quasi fedelmente le atmosfere del fumetto: lo scontro mortale tra Elektra e Bullseye richiama direttamente il famoso numero 180.
      Poi per carità, è arrivata la serie Netflix, migliore sotto ogni punto di vista, e spero che Disney non dimentichi l’esistenza almeno dei personaggi migliori di quanto è stato fatto in questi pochi anni (Charlie Cox-Matt Murdock sì, Finn Jones-Iron Fist invece lasciamolo pure dov’è).

    • Rocco Alano

      Pure JanediBreakingBad nel ruolo di Jessica Jones non è male

  2. Rocco Alano

    “Investi il non vedente / non si accorgerà di niente”

  3. Djenco Unchained

    Ricordo che riuscii a portare al cinema un mio amico che snobbava i film di genere: con un solo tentativo a disposizione, scelsi Daredevil. Vi lascio immaginare quanti film di supereroi l’abbia poi convinto a vedere dopo (nessuno). Ignoravo che la director’s cut fosse effettivamente buona, ma non sento di farcela. Povero Daredevil, personaggio ormai traducibilissimo su grande schermo afflitto da adattamenti sempre poco convinti (la serie ci ha creduto fino a metà della seconda stagione, poi il nulla).

    • Liam Nason

      Come “poi il nulla”? La terza stagione è forse addirittura superiore alla prima!

    • Djenco Unchained

      La terza stagione l’ho trovata un pelo meglio della seconda, ma 1) praticamente Daredevil non si vede mai 2) C’è un’aria generale da “tentiamo approccio
      grounded perché non abbiamo budget o idee per adattare davvero il materiale milleriano di partenza” 3) Bullseye teasarato solo alla fine dopo un sacco di pipponi psicologici ridondanti sul perché è diventato matto è un po’ disonesto narrativamente 4) Le scene action si contano sulle dita di una mano 5) il vero protagonista è Rosario Fiorello. Ma parlo ovviamente per me :)

    • Liam Nason

      Ok, al “Rosario Fiorello” sono morto, quindi hai vinto tu! ;-)

  4. GGJJ

    Mi è venuta la curiosità di vedere la director’s cut, della quale ignoravo l’esistenza, il film lo vidi al cinema e ovviamente pensai subito ai miei poveri soldi buttati. Però la Garner era una gnocca fotonica

  5. Pepato

    Non avete parlato delle mossette di kung fu che facevano tanto recita scolastica di Matrix!

  6. bob

    vado controcorrente.

    lo vidi al cinema e mi piaque.

    non capisco la gente che lo schifa.

    e soprattutto non capisco ben affleck che da 20 anni lo critica.

    ben in quegli anni hai fatto il terrificante gigli!!!

    e ho detto tutto

    bob

    • Mamoru Osho

      Ahahah, ti rivelo una cosa: “Gigli” uscì solo un paio di mesi dopo questo Daredevil e nello stesso anno Affleck ci regalò “Paycheck”, il film con cui John Woo ha salutato gli Usa prima di tornare a Hong Kong. Insomma, in quel periodo era proprio ovunque

  7. jax

    devo dire che nonostante l’amore per il personaggio sconfinato (ho da poco riletto Dardedevil-Padre di quel gigante di Joe Quesada, l’unico dopo Miller che ha saputo tradurre al meglio il personaggio ed in certi punti superare pure Miller almeno graficamente) questo non ho avuto il coraggio di vederlo.
    Però incredibilmente son stato convinto a vedere noleggiato da blockbuster Elektra ed ho avuto la riconferma che insomma, avevo fatto bene.
    Mi piace come Toshiro abbia solo elegantemente accennato agli Evanescence che però praticamente devono il senso della loro esistenza a questo film.

    • Mel Riggs

      L’unico?
      E Ann Nocenti, Dematteis, David Mack, Bendis e Mark Waid che hanno fatto? Cosette?
      (La Nocenti in particolare)
      (Che poi quel quasi cane di Bendis su DD ha dato il suo meglio)

      Non capisco se poi il commento verte unicamente sulla componente grafica (e nel qual caso parzialmente concordo: Quesada un gigante) o se va a vedere una panoramica più ampia sulla produzione fumettistica di DD

  8. Past

    Si, cioè la cinematografica e’ da 4 e il director cut e’ da 5…e gli valuto come film perché se penso ai cicli di comics più riusciti abbasso tutto di un voto.

    La serie era carina, tenendo conto di tutti i limiti produttivi, ci credevano abbastanza.

    Rimpiango di non aver mai visto la versione di joe carnahan di cui uscì un pitch assai promettente…

  9. tommaso

    Sempre evitato, non fosse altro perche’ Elektra e’ stato il personaggio dei comics su cui piu’ mi sono… innamorato nell’eta’ ragazzina, con quel capolavoro di “Elektra Assassins” che (seriamente) mi ha spalancato parecchie porte delle percezione. Quindi vedermela biondizzata e baywatchizzata anche no, con tutto che la Garner e’ bona, per carita’, ma mi e’ sempre stata sexi come un palo. Pero’ dai, se la versione directorsgatto merita magari ci provo, soprattutto perche’ alla moglie Affleck e Farrell nella stessa inquadratura schifo non gli fa.

    Il regista qualcosa di carino lo ha fatto giusto l’anno scorso con la commedia-noir “Finding Steve McQueen”. Con tutto che devo essere uno delle cinque persone al mondo (contando ache Nicholas Cage, Mark Steven Johnson e le loro mamme) a cui “Ghost Rider”…

    …non e’ dispiaciuto.

  10. LAnnoScorsoAValVerde

    Da fan del Cornetto da una vita (ah, i tempi quando compravo ogni mese Devil & Hulk in edicola – per chi non lo sapesse, in Italia per anni i due personaggi condividevano lo stesso albo) il film lo trovai piuttosto bruttino.

    Un pò perchè non c’era paragone con il fumetto, visto che anche senza scomodare Miller ai tempi in edicola trovavi l’ottimo ciclo di storie di Daredevil scritto da Brian Michael Bendis e impreziosito dai bellissimi disegni di Alex Maleev, un pò perchè come detto nella recensione il film stesso è decisamente stupido con gli attori poco in parte, a parte un Michael Clarke Duncan che da l’impressione di divertirsi un sacco. E poi ha sdoganato gli Evanescence.

    Per fortuna anni dopo sarebbe arrivata l’ottima serie TV prodotta da Netflix.

  11. Lorenzo

    Meglio questo che Ghost “Peggior Cinecomic di sempre” Rider

    • robert redford

      Ma dai lungi da essere un capolavoro, Ghost rider è meglio di questo. Almeno non snatura il personaggio. Poi Cage va in overacting in continuazione però è il film a cui ha sempre voluto partecipare, è come un bambino a cui si avvera un sogno
      E poi la Mendes da parecchi punti alla Garner in quanto a sensualità

  12. fre.

    La sequenza del corteggiamento-di-menare al parcogiochi presa di peso da “Parti di un Buco” di Mack (sempre sia lodato), ma disgraziatamente quello che è grandioso su carta stampata a volte funziona in maniera inversamente proporzionale su schermo, se il regista è cane, poi, ancora di più.

  13. Gigos

    Troppo facile criticare, proviamo a trovare lati positivi:
    – Il restyling di Bullseye con la cicatrice in fronte non era mica male;
    – Il giandone del miglio verde nel ruolo della vita (Bonus: all’epoca non si portavano tanto le critiche razziste);
    – C’è Pantoliano, come fai a non voler bene a Pantoliano? Il typecast del meschino più adorabile dai tempi di Franco Fabrizi;
    – Comunque non è Catwoman (che poi è quello che è ma rimane lo stesso importante perché ci ha donato il discorso di Halle ai Razzie);
    – …

  14. Attila

    Spero vivamente che la prossima settimana tocchi alla recensione di quell’aborto cinematografico passato sotto il nome di Elektra…

    Cordialità

    Attila

  15. Killing Joke

    Boh, a me non è mai sembrato quella merda totale e senza appello per cui viene ricordato.
    Affleck è un nerd dei fumetti e si vede che ci mette il cuore, Farrell nei panni di Bullseye gigioneggia ed è divertente. Poi, come ha già scritto qualcuno, c’è il mitico Pantoliano.
    Ovvio, i difetti ci sono, ma un po’ di affetto per ‘sto film lo nutro

  16. Akira Knigtley

    Pure io non lo ricordo tanto male, e ho avuto anche il coraggio di rivederlo senza danni…Tutto sommato l’inespressività di Affleck fa meno danni nelle parti di un non vedente (e comunque meno di quella di Tobey Mcguire/Peter Parker…) e alcune scene secondo me rendevano bene il personaggio (la vasca di deprivazione per smettere di sentire il modo, p.es) Poi oh:
    – non leggo fumetti Marvel
    – il primo album degli Evanescence me lo son pure comprato e mi piace
    – non disprezzo manco i 2 Fantastico 4 di Story che schifano tutti, quindi magari non faccio testo…

  17. Lormanno Gialli

    Si salva solo per l’aneddoto che per infilare Ben nella tuta usarono lo scacciagomme, il resto è presto dimenticato.

  18. L’ozio è il padre di Virzì

    Ribeccato casualmente pochi mesi fa dopo anni che lo avevo perso di vista. Onestamente? È merda ma non così merda come viene spacciato e ricordato. Certo, è zeppo di difetti e gli attori sembrano passare di là per caso tanto paiono fuori contesto, ma non è il male assoluto. C’è chi, anche con mezzi e conoscenze superiori, ha fatto peggio.

    Diciamo che questo DAREDAVIL sta nelle parti basse della classifica ma in zona “salvezza tranquilla a 30 punti”. Si vede che avevano il cuore e le idee ma non sapevano proprio come gestire il materiale.

  19. Calogero Kabuto

    Anche io #teammicacosìbruttoinfondo tutta la vita.

    Intanto il costume era fighissimo.
    Affleck E’ Devil (per quelli cresciuti con la Corno si chiama così. Punto) e ci crede un botto.
    Kingpin ci stava tutto, anche quando non stava nell’inquadratura.
    Bullseye veniva da un altro film, però faceva ridere.
    La vasca era figa. La scena abbarbicato alla croce epica. Gli Evanescence puoi riderci finché vuoi, ma in quegli anni lì erano obbligatori peggio degli Enigma a un fetish party.

    Voto finale: …non vedo dove devo scrivere!

  20. ste

    al netto degli effetti bruttini e degli attori non troppo convinti (ma qua almeno un paio di chiappe so vedono per dire…nei pigiami son tutti strizzati ma son come Barbie e Ken .. chiaramente asessuati)…non è peggio di quello della bionda supermarvel come si chiama o di Black Panther o di altre pigiamate. Sulle serie non commento perché c’è sempre aria di poverata …

  21. anacleto

    “se non bestemmio guarda” -cit

  22. lucio leoni

    Mah, almeno il casting non era male. Affleck e la Garner ci stavano tutti, Keith come Babbo Murdock era perfetto, e anche Pantoliano e Favreau erano decisamente in parte. certo, le scene action eran penose, però c’erano anche un bel po’ di camei visivi che riportavano all’estetica del fumetto, una cosa che ormai si è parsa da anni e anni, ahimè… Diciamo che l’impressione è questa: lo sceneggiatore conosceva bene i personaggi, l’addetto alle coreografie e agli sfondi conosceva bene il fumetto, mentre il tizio che ha realizzato il layout delle acrobazie e delle botte è uno che non sa la differenza che passa tra DareDevil e Devil Dinosaur…

  23. JackTarantula

    Bulls-eye sembrava Bas Rutten Cosmopolitan Tudofado

  24. robert redford

    Film senza appello. Devil NON uccide i criminali. Quando lo ha fatto se ne è portato i segni addosso per cicli di anni nei fumetti anche quando era quello stronzo di Bulseye che gli aveva ucciso Elektra.
    Se non capisci questo di Devil, il fatto che è un giustiziere della notta ma anche un avvocato con tutte le contraddizioni che emergono in questa dualità vuol dire che non ha capito nulla del personaggio.
    Questo al di là della resa grafica e tecnica del film

  25. Jena Pistol

    Anchio chissa perchè pensavo che la director’ cut fosse ok,l’ho rivista un paio d’anni fa e…,di corsa a vendere il DVD su ebay.

  26. Shu-Shá

    Io sto con chi dice che è meno merda di quanto lo si ricordi.

    L’ho rivisto appositamente quando ho visto che lo avevate recensito, ed è davvero evidente la mutilazione in fase di montaggio.

    (Per mettermi nel sacco di vuole)Ben Affleck e Jennifer Garner per me erano molto in parte, magari legnosi come la merda secca in fase di duello, quello sì.

    I maggiori difetti sono i due monumenti viventi al miscasting di questo film. Colin Farrell, che no, con quelle faccette del cazzo non è bello. E Michael Clarke Duncan, che no, non è divertente vederlo gigioneggiare con quella sua faccia da gigante buono. Se il concetta era “nero grosso”, allora chiama Ving Rhames, chiama MJW.

    Ah, Jon Favreau miglior spalla della storia del cinema :D .

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