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Does Whatever It Can: Spider-Man (2002)

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra rubrica #EroiDiCarta.

Cercherò di essere il più obbiettivo possibile. Nel 2002 avevo 22 anni. Ne erano passati solamente otto da quando, nel 1994, avevo letto per la prima volta, nella rubrica della posta dell’Uomo Ragno (sì, sono quel tipo di fan, ma non smettete di leggere, prometto di essere obbiettivo), che James Cameron aveva tentato di dirigere un film di Spider-Man. Non ricordo se all’epoca avessi già visto o meno Terminator e Terminator 2, di certo Aliens sarebbe arrivato qualche anno dopo per me, ma il nome di Cameron già mi suonava. Probabilmente avevo visto The Abyss. Quello che ricordo, però, è che sembrava una roba “seria”: un vero regista che vuole fare un vero film dell’Uomo Ragno! I primi due Batman erano stati un successo e pareva ovvio che presto sarebbero arrivati altri film di supereroi fatti con tutti i crismi. Giusto?

Vi lascio con questa pausa drammatica e ci becchiamo dopo la SIGLA!

Ed ecco la risposta: come direbbe John Matrix, “No”. Oggi, che i supereroi sono diventati il pane quotidiano di Hollywood e un fenomeno di massa, è normale, persino scontato, che presto il personaggio di cui avete letto i primi 100 numeri e schifato i successivi 100, ma continuato a leggerli perché “voglio vedere fino a che punto possono cadere in basso”, prima o poi arriverà al cinema in non un film ma un intero franchise, all’interno del quale verrà lanciato anche lo spin-off sul cugino del comprimario. Ma nel 1994, ahinoi, l’equazione supereroi = $ non si era ancora palesata in tutta la sua abbacinante ovvietà ai mogul hollywoodiani. Risultato: il progettino di Cameron – la cui prima sceneggiatura è per me ancora uno dei migliori adattamenti possibili del personaggio di Stan Lee e Steve Ditko – non s’ebbe da fare e tutto rimase fermo per altri cinque anni buoni. Finché, nel 1999, Sony non ottenne da MGM i diritti sugli script prodotti finora. Il che significava poter utilizzare quanto scritto da Cameron. Sony però non ingaggiò Cameron, a cui a questo punto non fregava più nulla del progetto, ma Sam Raimi.

Nel frattempo, era arrivato l’Internet. Erano passati solo sei anni circa da quando avevo letto per la prima volta del film di Cameron, ma, quando passi dai 14 anni ai 20, sei anni si fanno sentire. O per lo meno questo è quello che vorrei tanto farvi credere, mentre invece, dall’alto del mio modem 56k, scandagliavo la rete vasta e infinita alla ricerca di ogni più piccola news sul film in arrivo.

Nel frattempo e due, erano usciti Blade e X-Men. La Sony si trovava all’improvviso sulla cresta di un’onda che pareva destinata a cambiare Hollywood. Spider-Man non era più un progetto isolato, nato sulla scia del successo di un personaggio concorrente. Era al contrario un successo assicurato: se X-Men, tratto da una delle serie Marvel di maggior successo in assoluto, era andato bene, di certo Spider-Man, il personaggio più famoso della casa editrice, non avrebbe fatto fatica.

Anzi, la popolarità del personaggio, anche a livello puramente iconografico, era tale da permettere un ulteriore passo avanti negli adattamenti di fumetti al cinema. Era arrivato il momento di non tentare neanche minimamente di mascherare un fumetto da qualcos’altro, per farlo digerire anche nei salotti buoni. Era arrivato il momento di mettere i costumi avanzati dal set di Matrix in naftalina. Nel 2001, per farla breve, esce questa immagine:

Oggi, ancora, è normale che a una certa esca la foto del supereroe in costume, per farci vedere come sarà adattato nel film questo elemento fondamentale nei fumetti. Ma nel 2001, quando ancora gli X-Men erano vestiti di nero, Blade era vestito di nero, il tuo vicino di casa era vestito di nero, questa foto colpì con la forza di mille dichiarazioni d’intenti. La Sony e Sam Raimi ci stavano dicendo che non aveva senso tentare di modificare un’icona per adattarla al cinema. Questa volta, il cinema si sarebbe adattato all’icona. E l’eroe avrebbe indossato un pigiama.

La campagna pubblicitaria prosegue con uno dei migliori teaser trailer di sempre, una roba capace di creare un fomento inaudito per un film di supereroi (a parte la Batmania di fine ’80*). Un teaser sfortunato, come probabilmente saprete. Io lo vidi prima di una proiezione di Final Fantasy ai primi di settembre 2001 e ricordo che, per la prima volta, andai di proposito anche per vedere il trailer. Accanto a me, una ragazza se lo guardò senza sapere cosa fosse e, quando a un certo punto spunta la manina che fa thwip e spara la ragnatela, disse a bocca aperta “Ma è l’Uomo Ragno?”. La Sony aveva fatto centro. Poi arrivò l’11 Settembre (ci torneremo).

Tutto questo preambolo per dire che, al momento della sua uscita, già Spider-Man aveva praticamente recuperato i 140 milioni di dollari spesi (quasi il doppio rispetto a X-Men). Era già un fenomeno, gonfiato da una campagna pubblicitaria infallibile, dalla fotta di milioni di fan che lo aspettavano da tempo immemore ma anche, e soprattutto, dalla fama del personaggio al di fuori della cerchia dei nerd. Se vendere Iron Man, sei anni dopo (ancora un’eternità, se ci ragioniamo oggi), sarebbe stato molto più difficile e alla Marvel sarebbe occorso un nome grosso per farlo, Spider-Man si vendeva da sé. Ci potevi anche piazzare un signor nessuno con la faccia da allocco come Tobey Maguire in cartellone, tanto la faccia da allocco era coperta da una maschera integrale che era la vera star.

Raimi, fan della prima ora, era la scelta perfetta per fare esattamente quello che abbiamo detto poco fa: adattare il cinema ai fumetti e non viceversa. Con il direttore della fotografia Don Burgess, Raimi lavora sulla palette di colori delle storie di Ditko e John Romita, lo Spider-Man anni ’60 di cui recupera anche il tono naïf nei dialoghi: Goblin parla come un cattivo dei fumetti, Zia May è la stessa rassicurante vecchina con giusto un minimo di personalità in più. Spider-Man è insomma un film fortemente stilizzato, che abbandona la realtà e abbraccia totalmente l’universo dei comics.

Vi ricordate quando dovevamo stare a spiegare ogni volta all’amico / morosa / moroso chi era questo qui?

Un po’ l’opposto di quello che avrebbe voluto fare Cameron, il cui trattamento era invece estremamente serio e “grounded”, come amano dire a Hollywood adesso. Prima dei Batman di Christopher Nolan, il Peter Parker di Cameron era un adolescente vero con problemi veri e con voglie vere. Ed è curioso che Raimi abbia ottenuto un prodotto così diverso a partire da elementi presi dallo script di Cameron. I lanciaragnatele organici, per dirne uno, erano un’invenzione di Cameron. Ma, nel suo trattamento, servivano a rendere visivamente le turbe interiori di Peter, erano l’esternazione dei pensieri del protagonista, che nei fumetti possono essere resi con comode nuvolette, mentre al cinema devono essere visti. Erano, in sintesi, la resa filmica del metaforone sulla crescita e sui cambiamenti dell’adolescenza che fa parte del DNA dell’Uomo Ragno.

Nella versione di Raimi, invece, servono solo a risparmiare tempo e, nelle parole del regista, a non forzare troppo la sospensione dell’incredulità del pubblico. Perché, in un film in cui un adolescente sfigato viene morso da un ragno “geneticamente modificato”, assume i poteri di un ragno tra cui la capacità di sparare ragnatele DAI POLSI e combatte contro uno scienziato che, fatalità, nello stesso momento decide di testare su se stesso una formula per super-soldati e impazzisce, decidendo di indossare un costume da Power Ranger e far saltare in aria la gente con delle bombe a forma di zucca, l’idea che un teenager potesse inventare un fluido per ragnatele nella sua cameretta nel Queens era veramente troppo. Dai, su, non esageriamo.

“Sospensione” dell’incredulità. LOL buona questa.

Che poi il metaforone sullo sviluppo aleggi comunque sul film è dovuto appunto al DNA di Spider-Man e alla scrittura da pilota automatico di David Koepp, il più democristiano degli sceneggiatori hollywoodiani. Uno solido, bravissimo nel mettere in ordine un film nato da una serie di sceneggiature scartate, ma che difficilmente ha guizzi degni di nota (e sì, ha scritto Jurassic Park, ma venitemi a dire che quel film non è memorabile per via di due sole paroline, Steven e Spielberg). In effetti, a rivederlo oggi, Spider-Man ha un problema di scrittura, su tutto. Forse proprio perché vive di due anime: da un lato l’eredità Cameron – e Lee – la complessità psicologica che ha reso Peter Parker così celebre tra gli adolescenti. Dall’altra la scelta stilistica di Raimi, fumettosa e colorata, che soverchia tutto. I personaggi, le loro interazioni, i dubbi e i conflitti, ne escono tutti con le ossa rotte di fronte al puro spettacolo.

È comprensibile: con un budget del genere, dovuto soprattuto al fatto che finora un personaggio con quelle movenze lì e quel tipo di azione non era mai stato fatto al cinema, Spider-Man era percepito più come l’evento spettacolare che il film intimista su cosa significhi essere un supereroe quando devi allo stesso tempo sbarcare il lunario. Persino il messaggio più importante, quello su cui è fondata tutta la mitologia e la psicologia del personaggio, “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, viene enunciato in caps lock da Zio Ben, ripetuto in un paio di momenti chiave ma mai indagato più di tanto. E, certo, è anche colpa del fatto che, in due ore, Spider-Man doveva raccontare tantissima roba: le origini del personaggio, di Goblin, dei comprimari, stabilire le coordinate di tutta la saga e includere uno dei più iconici scontri della storia dei comics. No pressure.

Lo so, non ne ho parlato. Ha rotto il cazzo.

Però è palese che, se Spider-Man è invecchiato maluccio come film, lo si deve proprio alla scelta di puntare sull’iconografia anziché sulla sostanza. Oltre al problema di scrittura, c’è anche un grosso problema di direzione / scelta degli attori. Kirsten Dunst è emblematica: iconograficamente perfetta, fino alle fossette sulle guance. È l’incarnazione della Mary Jane di John Romita. Per il resto fa del suo meglio con del materiale alle volte imbarazzante, nel ruolo della damigella in pericolo definita dal suo non sapersi decidere se vuole farsi Harry, Spider-Man o Peter. Willem Dafoe si diverte un mondo nei panni di Norman Osborn e porta tutto il suo incredibile carisma, rubando la scena con una serie di faccette memorabili e sfidando apertamente Gollum a chi è più bravo a parlare con se stesso allo specchio. J.K. Simmons idem, era l’unico J.J.J. possibile già a partire dal nome (non a caso non ci hanno nemmeno provato a sostituirlo in Far From Home). Il migliore resta James Franco, che con gli anni sarebbe diventato un po’ la parodia di se stesso, ma che qui si ritrova per le mani il personaggio migliore e ne rende tutte le sfumature alla perfezione**. E poi c’è lui.

Marò.

Oh, ancora oggi non riesco a decidermi se Faccia da Triglia Maguire sia un esempio di clamoroso miscasting o se il problema sia nella lettura che Raimi e Koepp fanno del personaggio. Nei fumetti, Peter non è certo il nerd remissivo e disperatamente timido che troviamo qui. Al contrario ha una personalità forte e un gran senso dell’umorismo. Qui, tra come è scritto e come lo interpreta Maguire, con quello sguardo da uno che si è appena svegliato dopo una sbronza colossale di camomilla la sera prima, non capisci mai se hai più voglia di abbracciarlo o prenderlo a sberloni per costringerlo a svegliarsi fuori. Ed è incredibile che un fan come Raimi abbia scelto di allontanarsi così tanto dai fumetti proprio nel personaggio chiave, quello su cui dovrebbe imperniarsi tutto e che qui fa la figura dello smidollato con lo sguardo da sognatore e la lacrima facile. Persino la sua voce è poco convincente, il che è un grosso problema quando devi recitare per metà del tempo a volto coperto.

Forse, con del materiale migliore, Tobey Maguire avrebbe anche potuto fare meglio, chissà. Di certo i siparietti romantici tra lui e Kirsten Dunst sono in assoluto la cosa invecchiata peggio di tutto il film ed erano insopportabili già alla seconda visione. Tanto quanto la scena dei newyorkesi che prendono a bottigliate Goblin per dimostrare che “se te la prendi con uno dei noi te la prendi con tutta New York”, palesemente aggiunta dopo l’11 Settembre (ve l’avevo detto che ci saremmo tornati) e quella in cui Zia May finisce il Padre Nostro anche dopo che le è esplosa la camera da letto. Dio, Patria, Famiglia.

Ok, ok, ho finito.

Insomma, un film importantissimo, e che amo oggi quanto allora. Sono stato abbastanza obbiettivo?

Sigla finale!

DVD quote:

“Invecchiare male, lo stai facendo bene”
George Rohmer, i400Calci.com

IMDb | Trailer

*Continuo a citare il Batman di Tim Burton, e il fatto che i due film condividano Danny Elfman alle musiche non può essere un caso: QUELLO era ancora il template per un film di supereroi di successo, all’epoca.

**Da segnalare poi Lucy Lawless in un cameo “con le schifezze in faccia”, Bruce Campbell che battezza Spider-Man, Octavia Spencer nel ruolo di quella che lo ammette all’incontro di wrestling, Randy “Macho Man” Savage nel ruolo (ovviamente) del wrestler e Joe “D&D” Manganiello nei panni di Flash Thompson. A questo proposito: non capisco perché ce l’avete tutti con lo swap etnico del nuovo Flash quando già questo non era filologicamente accurato: è moro!

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52 Commenti

  1. Cicciput

    Non amo granché Spiderman (come non amo granché i supereroi del resto) ma ricordo perfettamente che questo film era un evento ed era dappertutto: cartelloni, spot in tv, giocattoli, roba per la scuola. Film che ho sempre trovato perfetto in quanto a forma e contenuto (nel senso che era esattamente come mi aspettavo fosse un film dell’Uomo Ragno, dai costumi alla trama, e anche nel tono leggero ma non idiota come i Batman di Schumacher); rivisto di recente, è chiaro che perde un po’ di fronte all’esplosione Marvel degli ultimi 15 anni, o meglio, mantiene il suo essere inappuntabile ma forse non mantiene la forza espressiva e il fascino che mantengono ancora oggi – almeno per me – i Batman di Burton, che pure sono molto più anacronistici, né riesce a stupire coi fuochi d’artificio cui siamo abituati oggi, sembrando abbastanza “ordinario”. Però ripeto, a parte delle perplessità sul casting del protagonista, non riesco a trovare veri e propri difetti ad un film che pure non amo particolarmente. Andava fatto così e probabilmente non poteva riuscire meglio di così.

  2. Rocco Alano

    Vero che, rivisto oggi (anche alla luce dei recenti cinecomics più pompati e, diciamo, sicuri di sè), un che di invecchiato appaia (nei dialoghi soprattutto), ma resta un filmone senza se e senza ma.
    Piuttosto, di recente ho rivisto anche il primo Iron Man e ho notato come, quantomeno all’inizio, cerchi pure lui (come gli X-Men) una contestualizzazione realistica (lì era la Shoà, qui la guerra in Afghanistan)- cosa che si perderà nelle successive pigiamate.

    • Johnny FortKnoxville

      Quello è un retaggio dei fumetti.
      Così come Magnet è un sopravvisuto di Auschwitz, Iron Man “nasce” in Vietnam e addirittura i suoi primi nemici erano proprio i comunisti. Nel 2006 o giù di lì, in una storia molto bella di Warren Ellis, “Extremis” da cui è blandamente tratto il terzo film le sue origini vengono corrette e fatte risalire all’Afghanistan degli anni ’80, lo stesso di Rambo III, peccapisse.

      Per me Spider-Man è un film strano, sentii proprio l’evento, fummo investiti da una potenza di fuoco di merchandising e media vari invereconda, dalle sorprese dei cereali alle canzoni di MTV (madonna, vi ricordate quando i cantanti uscivano le canzoni apposta per i film? In questo erano i Nickelback, mi pare), l’ultima volta che ho provato questa sensazione, in maniera diversa e sicuramente più fastidiosa fu per Avatar, anch’esso ormai appartenente ad un’era geologica diversa.
      Spider-Man mi piaceva, e mi piace, e considero tutt’ora il secondo come uno dei film a tema migliori di sempre, e credo che sia invecchiato male sì, ma in quel modo che fa il giro e migliora.

  3. Munky

    Sì, il problema principale di questo film è indubbiamente uno Spider-man che senza maschera ha il carisma di una ragnatela strappata ed alcune scelte veramente idiote (perché goblin ha l’armatura da Power Ranger? Non si poteva trovare qualcosa di meglio?) nonché una sceneggiatura che paga uno scotto altissimo a causa dei rimaneggiamenti e dei cambi di registro adottati da Raimi che azzecca lo spirito generale pop del film come nei fumetti degli anni ’60 e canna un sacco di altra roba.
    L’ho rivisto di recente in tv ed è uno dei cinecomic invecchiati peggio se non quello invecchiato peggio anche se le atmosfere fumettose sembrano quasi un toccasana in questo 2020 di pigiami seriosi e colorati.
    Nel secondo anche Raimi aggiusterà il tiro e caccerà fuori un film memorabile (per poi crollare miseramente con il tre ma questo è un altro discorso), ma questo rimane una buona prova generale: nonostante tutte le sue piccole e grandi magagne è stato il primo film di spiderman al cinema che non lanciava corde o reti da pesca e che, per l’epoca, era quasi un miracolo di trasposizione.

  4. Djenco Unchained

    Sono d’accordissimo proprio su tutto tutto della rece. Forse perché anch’io mi fomentai, a leggere dell’adattamento di Cameron in quella posta dei lettori del ‘94 :)

  5. Maiti Gion

    Sono poco obiettivo sul primo Spiderman…. assieme al primo X-Men è il film che ho atteso di più da ragazzo… ai tempi il fomento era troppo alto per essere obiettivi, poi girato da Raimi che era un regista di quelli “veri” e con attori bravi e famosi. Ok, a parte Maguire che in effetti nessuno sapeva chi fosse, però c’era Kirsten Dunst che era l’immagine della MJ di cui tutti da ragazzini si erano innamorati (mi spiace per Zendaya che è pure simpatica, ma MJ era questa qua) e Willem Dafoe che era ed è uno dei più grandi attori di Holliwood ecc ecc … poi c’erano anche le comparsate celebri di Bruce Camobell e Lucy Lawless come già segnalato…. insomma l’unico “errore” di casting fu proprio Maguire ma tanto aveva una maschera ed era doppiato, quindi ;)

    Rivisto recentemente. Invecchiato non benissimo soprattutto per “colpa” di Goblin e i dialoghi e le scene appunto un po’ naif, ma ancora memorabili. Concordo che il seguito sia un film fatto meglio, ma questo rimane per me IL film dell’uomo ragno.

  6. Johnny Cloaca

    Non posso essere obiettivo con questo film: nel 2002 avevo otto anni, l’Uomo Ragno per me era un personaggio dei cartoni animati (la bellissima serie anni ’90) , mi piaceva ma era uno dei tanti.
    Con questo film mi esplose in faccia la Bomba Gamma della Marvel: impazzii, iniziai a leggere i fumetti e sviluppare una conoscenza enciclopedica dei più sconosciuti e inutili personaggi e avvenimenti. Mi innamorai di un mondo che ancora oggi di tanto in tanto mi fa comprare un 100%Marvel…
    Il film ha sicuramente ingenuità, difetti ed errori (su tutti McGuire), ma quando ripassa in TV non posso fare a meno di rivedermelo e tornare con la mente alla meraviglia di quel giorno del 2002.

  7. Cicciput

    Piccolo trivia sul costume del Green Goblin, in origine doveva essere una roba fichissima mista prostetica – animatronica, immagino sia stata cassata perché non comodissima. Agevolo supporto video.

    https://www.youtube.com/watch?v=2fXAGC_B2Ys

    https://www.youtube.com/watch?v=QEZBhL5lpqg

    • MINCHIA! Mi sa che me l’ero persa o l’avevo rimossa, grazie.

      Credo sia stato modificato anche perché dovevano dargli una base “realistica” (l’armatura da guerra + la maschera per far paura all’avversario).

      Erano anche i tempi in cui non potevi realizzare un credibile personaggio umano in CGI/motion capture, cosa che avrebbe permesso di prendere entrambi i piccioni (armatura dal design realistico e maschera espressiva). Perciò credo che abbiano dovuto fare una scelta.

  8. Ridley Scotti

    Io di anni ne avevo dieci e quel film era rivolto proprio alla mia fascia d’età, bisogna per forza partire da questo per capirlo.
    È stato uno dei più grandi spettacoli in sala di tutta la mia vita: ricordo ancora oggi i brividi al primo volo tra i palazzi e Dafoe che mi faceva una paura boia, la regia folle di Raimi e quei dialoghi che oh, sono sì semplicissimi, ma per il pubblico 8—13 cui era rivolto erano perfetti, in quanto trasmettevano in maniera chiara tutti i temi del film al primo colpo.
    Ancora oggi rimane, per me, uno dei migliori esempi di film per ragazzi perché al suo interno ha davvero tutto, pure quel tocco horror che non guasta mai.

  9. ste

    Un film che spiace ribadirlo ad ogni nuova pigiamata…è semplicemente perfetto per quel che doveva essere ai tempi.
    L’occasione per adattarlo ai tempi moderni (tempi moderni per la tecnica digitale e forse i gusti del pubblico under 25, visto che il pubblico di ragazzini di questo film si è ampliato dai 13 18 ai 23 25 per chiaro ritardomentale dello spettatore medio dei pigiami) si è avuta non una ma due volte e in entrambi i casi l’attore scelto ha sempre la faccia da pirla e non recita un granchè meglio..sul resto che dire.. a fronte di effetti speciali ovviamente migliori il risultato sono stati film dimenticabili e sostanzialmente bruttini. Ho anche l’idea che nessuno abbia avuto le palle di ripescare il Goblin come cattivo perchè alla fine quel costume su quell’attore sono ancora inarrivabili…fallo te un goblin più goblin di lui..anche con tutta la cgi di questo mondo.

    • Toni Già

      @ste In realtà non è esatto: il Goblin è stato ripreso senza Dafoe da Raimi stesso in Spiderman 3 con James Franco e in Amazing Spiderman 2 interpretato (sia pur quasi in un cameo) da Dan Dehaan.

    • ste

      ok ma non è lo stesso goblin ripresentato da capo…ci sta che quello di Franco sia diverso..l’altro non lo ricordo neanche sinceramente

    • Mcmuffin

      Non ne avevo la più pallida idea.
      E dire che il film l’ho visto.

  10. Toni Già

    Per me la serie dei 3 film di Raimi rimane insuperata, nonostante Maguire e nonostante tutto.
    Anche questi nuovi Spiderman-Avengers della Marvel, per quanto Holland sia sicuramente migliore come scelta, non mi convincono di più di quelli di Raimi. Il più odioso rimane per me quello di gatto Garfield, che non reggo tanto come attore.
    Sicuramente parlerete del terzo Spiderman di Raimi, denigrato da molti, ma non da me. Avrò modo di non essere d’accordo con la rece che prevedo negativa.

    P.S. non so dove altro scriverlo: ma voi non state soffrendo per la situazione drammatica del cinema? Io adoro il cinema americano blockbuster (d’altronde se scrivo su questo sito è evidente) e detesto quasi tutto il cinema italiano. E stiamo assistendo alla fine del cinema spettacolare e da vedere in sala che piace a me (noi). Niente film grossi al cinema significa chiusura di tutte le sale e chiusura di tutte le sale significa fine del cinema grosso. Odio lo streaming!!! :(

    • Cicciput

      Però il trailer di Freaks Out che è uscito ieri, pur non sapendo quanto sia calciabile, pare sicuramente poco italiano, e forse è un bene che non avrà grossi rivali ammeregani al botteghino.

    • Toni Già

      Mah!? perchè? Non sono d’accordo!
      Per completezza e consapevolezza sono andato a vedermi il trailer citato e capisco che non sembri per niente un film italiano e che sia in linea col cinema trattato qui.
      Ma personalmente se voglio vedere un film assolutamente al cinema vado a vedere sia il filmetto di serie B che il kolossal miliardario. Quindi capisco che senza il cinema americano c’è più spazio per questi film minori, ma se il film avesse talmente successo che la distribuzione non bastasse a coprire tutta la richiesta, potrebbero benissimo aumentarla.
      Non so se il mio ragionamento è chiaro… sto scrivendo prima di andar in pausa pranzo.

    • Cicciput

      E’ che magari molti “casual” sarebbero andati a vedere il blockbuster americano di turno snobbando o comunque preferendolo al film italiano di nicchia, e dato che Freaks Out è costato parecchio (credo sui 10-12 milioni) e sembra un film di cui il cinema italiano ha disperatamente bisogno, è vitale che abbia successo.
      Poi figurati, io per l’astinenza mi sono fiondato a vedere Tenet nonostante ormai Nolan mi stia sulle palle a livelli atomici, quindi pure io temo per la sorte delle sale cinematografiche. Anche perché, ben prima del covid, ne hanno già chiuse 2 nel raggio di 10 km da dove abito… è indubbio che il blockbuster americano sia ormai l’unica cosa che tiene in vita i cinema di mezzo mondo, però chissà che stavolta non possa essere una buona opportunità per il cinema italiano, visto che abbiamo questa doppietta Freaks Out – Diabolik in arrivo a dicembre…

    • Toni Già

      Io invece Nolan talmente non lo sopporto che neanche dopo mesi di astinenza da cinema ho avuto la voglia di andare a vedere Tenet.

    • Luigi

      Mi associo perfettamente sia sul giudizio su Spider-Man, su cui mi sono espresso sotto negli altri commenti, sia sul tuo post scriptum.

      Per me il cinema vero è tale solo in sala proprio perché è un’esperienza collettiva culturale in grado di arricchire la nostra vita. Non è intrattenimento fine a se stesso.

      Eppure, mi sembra che non si possa sfuggire dallo streaming: è il futuro.

      Ti consiglio di vedere questo bellissimo intervento dell’immenso Marcello Mastroianni al Centro Sperimentale di Cinematografia del 1988.

      https://www.youtube.com/watch?v=jvCVno2_n_4

      In particolare, ti suggerisco di prestare particolare attenzione a 2 minuti, quelli tra 1:04:57 e 1:06:57

      Io penso molto frequentemente alle parole del grande Mastroianni in quei 2 minuti: mi auguro che abbia ragione

    • Giancarlo

      Anche per me la serie dei 3 film di Raimi rimane insuperata, nonostante Maguire e nonostante tutto. Per quanto riguarda i nuovi Spider-man del MCU, Holland migliore come scelta per interpretare Peter Parker, ma per il resto non mi convincono di più di quelli di Raimi. Copio perchè condivido completamente il pensiero di Toni Già.

    • Toni Già

      @Luigi ho visto la filippica di Mastroianni (quei due minuti). E’ profetico in maniera inquietante ed è… un grande perchè fuma e forse beve alcool in faccia al pubblico. In pieno spirito di personaggio cinematografico!

  11. Therewolf

    Come è possibile che avessi rimosso completamente la presenza di Macho Man in questo film?!?!

  12. Shu-Shá

    Questo film è e ha tante cose, ma sopra a tutte, possiede una delle migliori frasi degli ultimi 20 anni di Cinema.

    Peter esce di casa dopo aver acquisito i poteri, e in una metafora da pennarellone rosso ci viene mostrato impettito e sicuro di sé.

    MJ: “Ma che hai fatto… sembri più alto.”

    PP: “E’ che… sto curvo…”

    MJ: “Sta’ dritto.”

  13. Vittorio De Souza

    Una curiosità: in questa rubrica il film di Dick Tracy avete deciso di saltarlo a piè pari?

  14. Gigos

    Eh i 18 anni si sentono tutti, però che fomento all’epoca.
    In fumetteria nessuno si lamentava di niente, apprezzavamo anche la faccia da sfigato di Tobey; un po’ per immedesimazione, un po’ perché in linea con il primissimo Spider-Man secchione di Ditko e la fedeltà alle fonti, si sa, è tutto (non lo è).

    (Ma allora Mystery Men e The Mask niente copertura? E daaaai)

  15. L'ozio è il padre di Virzì

    Io che di fumetti devo averne letti 10 in tutta la mia via, al cinema ci andai con una fotta bestiale. Questo SPIDERMAN è uno dei pochi film che ho visto due volte al cinema.
    Era semplicemente perfetto per l’epoca e centrarono tutto. Storia sulle origini, comprimari, sceneggiatura, “frasi motivazionali”, metaforone, costumi, cast (sì, pure Maguire all’epoca sembrava perfetto. Solo rivisto ora è da sopracciglio alzato). Pure le scene romantiche come il bacio a testa in giù fecero bene. Dai, quelli della Sony non potevano fare di meglio.

    E’ invecchiato male, concordo, ma più che “invecchiato”, direi che è superato. Ha ancora il fascino del “primo e imperfetto cinecomics spaccabotteghini” ma la recitazione degli attori, gli effetti, le storie,… Nei nuovi film Marvel, con gli anni, sono diventate più mature e meno ingenue rispetto a questo SPIDERMAN il cui target erano più i ragazzini under-15.

  16. Jax

    un film fondamentale nella mia vita di adolescente (età al momento in sala: 15 anni) per tanti motivi. La facile similitudine tra parker adolescente e me adolescente, il fatto che da due anni mi fossi approcciato in maniera più organica al mondo dei fumetti e spiderman si era staccato con distacco rispetto a tutti gli altri come super eroe preferito, l’idea che fosse finalmente il primo film veramente GROSSO per cui avevo aspettative (ero troppo ingenuo e piccolo per averle per Matrix e mi mancava il giusto background), il fatto che ci fosse un bombardamento ovunque (tv, videoclip, mtv, ogni fumetto marvel in edicola, giornali etc. etc.) ed il fatto che fosse estate. Banalmente questo per me è sempre stato l’esempio più luminoso e chiaro di blockbuster estivo. C’è un prima e dopo spiderman per me, perchè ne uscii così fomentato che mi ricordo ancora adesso nitidamente cosa feci appena uscito dal cinema, la luce, gli odori, l’ora dello spettacolo etc. Non succede per tutti i film. Mi diede per la prima volta (e molto più di X-Men 1) il pensiero di “ma allora si può fare, c’è qualcuno che ama le stesse cose mie e riesce a metterle su pellicola”. Poi uno li rivede i film e ci ragiona, ci ripensa, si distacca, mette nel contesto, magari ad essere molto sinceri trova anche tutti i difetti e se lo fa piacere pure meno, però ecco a me piace poco (non sono nemmeno troppo d’accordo nel farlo) e con Spider-Man non riuscirei mai a farlo. Troppo, troppo, troppo importante per me.

  17. tommaso

    Strani effetti del tempo. All’inizio del millennio due registi che adoravo e che vedevo come fratelli (tra di loro) come Sam Raimi e Peter Jackson si davano al cinema piu’ blockbusteresco.

    Spider-Man mi deluse. Mi sembrava un filmone con un’anima da filmetto, uno spettacolo “per ragazzini” in senso deteriore. Coglievo il senso del camp di Raimi in certe scelte (la fotografia pastellosa, l’armatura plasticosa del Goblin), apprezzai quel paio di scene con Dafoe realmente efficaci, ma in definitiva mi distrassi durante la visione e mi annoiai abbastanza.

    La Compagnia dell’Anello, mi entusiasmo’ come entusiasmo’ quasi tutti.

    Quasi vent’anni dopo (ostcia’, se passa il tempo), non ho ribaltato i giudizi ma quasi.

    La trilogia di SM, mi sembra intelligente cinema pop, che dando spettacolo sviluppa coerentemente un tema (il coming of age – si’, compreso il terzo bistrattatissimo capitolo, strapieno di difetti, ma anche pieno di una reale crudelta’ sulla questione del diventare adulti: ne riparleremo se lo recensirerete). E’ invecchiata, ma nel suo invecchiare invecchia bene.

    La trilogia del SdA invece e’ diventata ai miei occhi il simbolo del trombonismo cinematografico. Mi accorgo che non sopporto piu’ quei cazzo di dolly, quelle cazzo di riprese aeree, quei cazzo di rallenty, quell’accumulo sconsiderato di scene madri un tanto al chilo. Resta uno spettacolone, per carita’, ma ogni volta che ne rivedo una scena quando passa per tv (tipo ogni tre mesi) ai miei occhi perde qualche pezzo, mi sembra sempre tutto un po’ piu’ finto e kitsch della volta precedente.

    • Ishiro Sfonda

      Amen per ISdA

    • GONELANDER

      il secondo capitolo del signore degli anelli ricordo che mi era sembrato di assistere a 2 ore di cinematica di un videogioco (sia detto con tutto l’amore) du palle…

    • Rocco Alano

      Convengo che la trilogia del Signore degli Anelli non invecchia bene. Già rivista sette anni or sono, mostrava tutto il tempo passato (e anche qualcosina in più). E non fa il giro diventando qualcosa di immortale come Star Wars! Randal aveva pienamente ragione(ovviamente)!

  18. Luigi

    Spero di non essere preso per eretico ma, per me, la trilogia di Raimi su Spider-Man è quanto di meglio il cinema abbia sfornato sulla saga dell’Uomo-Ragno.

    Willem Dafoe in stato di grazia vale da solo il prezzo della visione.

    Finale spettacolare.

    Intendiamoci, non è un capolavoro a differenza del seguito del 2004. Ma è un ottimo film. Funziona perfettamente.

  19. Non credo che il film sia invecchiato male. Lo vidi all’epoca, avevo 16, bene o male il suo target, rimasi talmente deluso che volevo piangere.

    E’ vero: il template è il Batman di Burton, ma Raimi non riesce a fare davvero suo il personaggio. Il problema, come evidenziato nel pezzo, è che si mette troppo al servizio di un’iconografia fumettistica che al cinema funziona a stento sul piano estetico, mai su quello della scrittura.

  20. Denis

    Non era meglio girare James Franco come Spiderman? M.J l’ho trovata bruttina, infatti Maguire e inadatto e pure sparito se non sbaglio adesso fa l’agente di borsa.
    L’Uomo Ragno trovo che ha cattivi ridicoli
    La regia di Raimi salva tutto,meglio il secondo

  21. Enrico

    Onestamente di Spiderman conosco poco, giusto qualche cartone animato visto negli anni ’90 e poco altro, del film di Sam Raimi mi ricordo solo che ero sorpreso o forse no, che lo facesse Sam Raimi di cui ero un grande fans per via della “La Casa”, tra l’altro questo film lo solo intravisto in tv negli ultimi anni e effettivamente mi ricordo solo la noia.
    Per quel poco che ho visto anche tramite youtube, forse il meno peggio come interprete di Spiderman è stato Andrew Russell Garfield, che non mi sembra neanche scarso come attore.
    Alla fine l’unica cosa che ricordo veramente di questo film, furono i video su mtv per il lancio della colonna sonora,sopratutto il video dei Sum 41 e dei Nickelback, che all’epoca erano lanciatissimi.

  22. Matthew

    Voglio troppo bene a questo film per poterlo criticare in qualche modo.
    Troppo gli sono legato, avevo 12 anni, Spiderman era il personaggio più famoso in assoluto tra tutti i supereroi. Troppo bello il cartone animato, troppo belle le animazione, troppo forte l’immedesimazione nel personaggio, troppo epico lo scontro finale e poco importa se Tobey non era forse perfetto per il ruolo, è stato grande così come Dafoe, Dust e tutto il cast.
    Troppo belli i miei 13 anni, troppo epico l’evento.
    Ad oggi per me: L’UNICO VERO SPIDERMAN
    UN FUMETTO E COME TALE AL CINEMA!

  23. ste

    che poi il fatto che il miglior film del 2018 o 19 quel che è sia stato lo spiderman animato multiverso rende l’idea di come si potesse rifare uno Spiderman originale e non letteralmente buttando nel cesso paccate di milioni di dollari in merda cinematografica

  24. Tutte le scene che grondano retorica (tipo i newyorkesi che attaccano Goblin, ma anche certe inquadrature con la bandiera USA) oggi appaiono stonate ma hanno una precisa ragione storica: era il post-11 Settembre e Spider-Man è un personaggio che fa parte di New York da sempre.
    In generale, a me manca la libertà creativa che autori come Raimi avevano affrontando personaggi che non facevano parte di universi condivisi. Cioè: il film era al centro di tutto, non era un episodio di una telenovela come sarebbe capitato in seguito con l’MCU

  25. Zen My Ass

    Visto al cinema al momento della sua uscita: non ero più un ragazzino (avevo già’ 27 anni), ma non ricordo nessun altro film di supereroi entusiasmarmi cosi’ tanto. Per la prima volta, sentivo che un film avesse saputo rendere omaggio al materiale originale, e per me era già’ una grandissima vittoria. Poi, molte cose non funzionano piu’: Tobey Maguire e’ insopportabile, la trama in se’ e’ parecchio blanda… ma vedere volteggiare Spider-Man tra i palazzi di New York mi ha fatto ricordare quanto fosse bello leggere fumetti da ragazzino. Meno male che ci ha pensato il secondo capitolo ad accelerare tutto.

  26. Killing Joke

    Il dialogo allo specchio di Dafoe tra le sue due personalità è sufficiente per ergerlo a una delle prove attoriali migliori nella storia dei cinecomic.
    E anche la sequenza del pranzo a casa di zia May in cui Osborne realizza l’identità segreta di Parker resta memorabile

  27. mki

    i film di spiderman hanno fatto sempre cagare.
    Un personaggio ed una personalità complessa (sui fumetti) banalizzato nel peggiore dei modi rendendolo insipido e stupidotto

  28. Giancarlo

    A me anche a rivederlo dopo tanto tempo sembra un piccolo capolavoro di Sam Raimi.

  29. Giancarlo

    Personalmente mi è proprio dispiaciuto che non sia continuata la serie iniziata con questo film, dopo le prime tre pellicole, tutte e tre perfette (e non era cosa facile).

  30. Jared Peto

    Secondo me il film funziona ancor oggi (e lo dico da uno che non è mai stato divoratore di comics di supertizi) perché Raimi è uno di quei pochi registi che fanno film che potrebbero essere fumetti o cartoon dal vivo: basti vedere La Casa 2, Darkman o Pronti a morire. Poi cazzate ne avrà fatte anche lui, ma per me funziona più un approccio così che uno tutto serioso e realistico.

  31. Walter Hell

    Avevo 20 anni e non leggevo i fumetti del mio super-eroe preferito ormai da anni, ma lo amavo davvero. Vederlo volteggiare tra i grattacieli con quella cazzo di regia della madonna mi ha regalato la pelle d’oca. L’uomo ragno è un personaggio molto complesso da rendere al cinema, ma Raimi ha fatto letteralmente un miracolo, nonostante tutti i difetti e gli errori che avete menzionato. Non è un caso che da allora, non c’è stato un vero uomo ragno al cinema, ma qualcosa di completamente diverso.

  32. ryomare nagare

    Spiderman e Spiderman 2 sono per me i migliori in assoluto, sopratutto il 2.

    I 2 Amazing NON mi hanno lasciato praticamente nulla.

    Il 2° con Holland mi innervosisce quasi se non quanto ep.7, 8 e 9.

    Però l’idea dello Spiderverse potrebbe riservare qualche bella sorpresa.

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