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Arnie & Jackie e il mistero delle sopracciglia del drago: Viy 2 – The Iron Mask

È successo.

Andiamo in ordine: che titolo ha questo film?
Non lo so.
In Russia è Viy 2, perché giustamente è il sequel di Viy (ci torniamo dopo).
In Cina è “The mystery of the Dragon Seal”.
In USA è “Journey to China: The mystery of the Iron Mask”.
Quindi fin qui impariamo che diversi mercati si interessano a misteri diversi, e che questo film ne ha uno per tutti.
Qui in UK invece si chiama semplicemente “The Iron Mask”, perché non gliene frega un cazzo a nessuno né dei viaggi in Cina né dei misteri, vogliono solo che la gente compri il film, possibilmente scambiandolo per quella vecchia cafonata con Leonardo Di Caprio. O per Iron Man.
In Italia non mi risulta ancora uscito, e funziona così: ora io vi spiego com’è, e voi potete a) decidere che non vi interessa e passare ad altro, oppure b) decidere che vi interessa e alzare la voce, condividere in giro questo bellissimo articolo (lo dico sulla fiducia prima ancora di averlo finito di scrivere), fare una campagna sui social con un hashtag intrigante (che ne so, il primo che mi viene in mente: #viytoo), aprire una petizione su change.org finché la HBO non va in confusione e cancella la messa in onda di Justice League – Snyder Cut senza motivo. Fate voi.

(qua sono andati in palla e li hanno mischiati)

Che cos’è Viy, a parte il violentissimo progetto techno di Cicciolina Wertmüller?
È innanzitutto un noto racconto horror dello scrittore russo di origini ucraine Nikolai Gogol, pubblicato per la prima volta nel 1853 in una raccolta intitolata “Mirgorod” (ho controllato, non esiste una band metal che si chiama Mirgorod, il nome è libero, pigliatevelo prima di disperarvi e chiamarvi qualcosa tipo Viagra Boys).
Da Viy è stato tratto un primo film russo nel 1909 ora andato perduto, poi un altro nel ’67, poi diverse opere vagamente ispirate fra cui La maschera del demonio di Bava, e infine una nuova trasposizione fantasy nel 2014 diretta da Oleg Stepchenko.
Ci interessa soprattutto quest’ultima, perché l’ho vista e mi son divertito: il protagonista è Jason Flemyng, che è il tipo di attore che prendi quando vuoi uno che si capisca inequivocabilmente già dalla fazza che è inglese, e lo vuoi possibilmente bravo, e non hai un cazzo da spendere. E per carità, se lo tratti bene il Jason fa quello che vuoi.
Io non so quanto questa versione sia fedele all’originale – si narra di un cartografo inglese mandato a mappare la Transilvania, a me è parso di vedere una specie di Animali fantastici coi contadini rumeni al posto dei maghetti di Harry Potter – ma è il classico film europeo che accumula il budget delle grandi occasioni, i “nomi internazionali” (oltre al Jason c’è Charles Dance) e uno showcase di CGI che non è eccezionale ma ha i suoi momenti. Non fatemi piangere pensando alla situazione italiana: quella russa non è per forza la cinematografia più esaltante del circondario, ma ha esportato virtuosismi e tamarraggine in quantità imponenti (Bekmambetov, Naishuller) e dimostrato di avere una scuola tecnica di tutto rispetto.

Ve li ricordate gli Avengers russi?

Viy 2 arriva cinque anni dopo ed è un’altra cosa: dirige sempre Stepchenko, ma è una co-produzione tra Russia e Cina.
“E come mai è stata fatta una co-produzione tra Russia e Cina?” mi chiederete, e per una volta vi rispondo NON LO SO. È tutto il pomeriggio che ci penso.
Cinematograficamente parlando è chiaro come il sole che la Cina ha solo da perderci, e aldilà di questo aspetto lascio le riflessioni a voi.
L’unica cosa che potrei dire è che una fissa abbastanza recente di Jackie Chan è quella di girare un film in cui sancisce ogni volta una specie di gemellaggio con altre culture, vuoi i Romani in Dragon Blade, vuoi gli Indiani in Kung Fu Yoga, vuoi i Marziani (o gli Australiani?) in Bleeding Steel.
Però questo non è un film di Jackie Chan.
È un film che Jackie Chan co-produce e in cui compare – non penso di spoilerare nulla che non abbiate già intuito da soli se vi dico che non è il protagonista e che ha tre scene in croce – ma che è per gran parte del tempo in mano ad altri.
È un film corale, a dirla tutta.
Il lungo spiegone iniziale ha a che fare con un drago dalle sopracciglia talmente lunghe e potenti che scendono dalle nuvole fino alla terra per poi risalire e ricrescere come piante da tè (geniale il collegamento con gli inglesi, gli inglesi amano il tè): leggenda vuole che maghi buoni curassero le sopracciglia del drago e approfittassero del suo tè magico per curare acciacchi vari (e digerire), mentre maghi cattivi volessero usarle per fare del Capitalismo, da qui un grande litigio, la ricerca di un sigillo magico che simboleggia il segreto del drago, ecc…
È un gran casino, raga.
Non si capisce nemmeno chi è il protagonista.
È Jackie Chan, saggio e misterioso anziano prigioniero alle Torri di Londra? Abbiamo detto di no.
È il tizio altrettanto misterioso con la maschera di ferro (Iron Mask) che è prigioniero insieme a lui, interpretato da Yuri Kolokolnikov, orgoglio locale che avete già visto in Six Underground e Tenet e quindi probabilmente è il Favino russo?
È Jason Flemyng, mandato questa volta in viaggio verso la Cina (Journey to China)?
Sono le due giovani principesse orientali che si litigano il sigillo del drago (Dragon Seal)?
È la morosa del Flemyng che a un certo punto parte a cercarlo?
E ve l’ho detto che c’è anche Rutger Hauer? Ve l’ho detto che questo film è stato girato almeno tre anni fa ma esce solo ora?

Vaya con Dios Rutger

Il succo è: ognuno di questi personaggi ha una sua sottotrama, sparisce a lunghi tratti, ritorna in modo invadente, sparisce di nuovo, si riunisce agli altri nel gran finale e si ritaglia lo spazio che può. Jason Flemyng particolarmente inspiegabile, non si capisce se era lui a non avere voglia o se è stata la produzione a fomentarsi perché di colpo avevano Jackie Chan e Schwarzenegger e il Favino russo.
Uh giusto dimenticavo: Arnold Schwarzenegger.
C’è anche Schwarzenegger, che è sostanzialmente il motivo per cui il film ha uno straccio di interesse che fa la differenza tra il recensirlo e il far finta che non esista. Perché c’è Schwarzenegger? Di nuovo: NON LO SO, immagino avesse un cazzo da fare e volesse cogliere un’occasione qualsiasi per lavorare con Jackie Chan.
Schwarzenegger son sicuro che non è protagonista perché esaurisce la sua storyline al minuto 20 e non torna più.
Schwarzenegger interpreta – tenetevi stretti – il comandante delle guardie delle Torri di Londra James Hook.
JAMES. HOOK.
C’è per caso qualche riga di dialogo che spiega come mai il comandante delle guardie delle Torri di Londra dal nome che più inglese non si può ha un gigantesco accento austriaco? Ovvio che no.
In compenso c’è una scena in cui invita i prigionieri a esercitarsi e dice “mens sana in corpore sano!” (anche lui figura come co-produttore).

Trovare foto di Jason Flemyng in questo film è un’impresa

È uno strano film, Viy 2 (lo chiamo col suo titolo più corto).
Il Jackie Chan di oggi non è il tipo che si infila per forza a fare comparsate in cose a caso di cui non ha controllo, e si vede: si ha spesso l’impressione che la co-produzione russo-cinese si sia letteralmente divisa il compito di girare metà film a testa, Stepchenko le parti europee e il Jackie Team quelle orientali.
È una tamarrata continuamente affogata di CGI (a volte decorosa, a volte inguardabile) che solo quando affronta le parti mitologiche o marziali acquista di colpo un improvviso impeto di eleganza e complessità.
L’highlight molto ovvio è l’obbligatoria scazzottata fra Jackie e Arnold: è creativa e divertente, come se Jackie avesse di colpo preso le redini per assicurarsi di non vergognarsi almeno delle scene in cui compare lui.
Ma aldilà della fattura, l’intesa tra i due è spettacolare: Arnie ormai si muove come André the Giant, ma ha ancora visibilmente una gran voglia di divertirsi, il suo senso dell’umorismo è perfettamente complementare con quello di Jackie, e vien da pensare come sarebbe stato un buddy cop ai tempi d’oro (magari una versione più action di I gemelli?).
Probabilmente valgono il biglietto da soli: il resto è giusto per ammirare lo sforzo produttivo di un paese decisamente lontano da Hollywood, ma che in confronto a noi pare un Warner Bros pieno.
Più avanti Jackie riappare per combattere un drago della Playstation 3, ma non è fondamentale.
Fate voi.

Meglio tardi che mai.

DVD-quote:
“#viytoo”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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13 Commenti

  1. Al Panino

    Alle fantastiche tamarrate dalla Russia aggiungerei il film di Guerra T-34 (carri armati e bullet time delle cannonate), e il film di fantascienza Prospect, con degli effetti speciali spettacolari.
    Comunque io non dimentico gli Avengers russi (Guardians), l’orso mannaro è qualcosa di memorabile.

    • tommaso

      Uhm, di T-34 godibile la prima mezz’ora in cui sembrava il “Fury” russo, ma poi diventa praticamente “Orgoglio della nazione” senza ironia. Mi ha fatto du’ palle cosi’, finito con fatica e solo con la velocita’ x2.

      Se mai consiglierei gli orrorini di Svyatoslav Podgayevskiy, un piccolo James Wan russo, che fa dei godibili b-movie artigianali e competenti, dove per altro si nota che vuol bene anche ai nostri Fulci e Bava.

    • Raimondo Vinello

      Al momento di Russo salvo , con piacere ,il film Sputnik.
      Ci sarebbero film da recensire ma ultimamente vi infilate in un turbinio di cazzate da far salire la rabbia.
      P.s. the beach house non era affatto male , però.
      Date un’occhiata a Spree e al coreano The Fable,
      Il primo fuori di testa e il secondo divertente e con le migliori coreografie di combattimento degli ultimi tempi …lo scrivo più per i lettori che per i redattori.
      Salut.

    • Consiglio 22 Minutes (2014) se vi manca.

    • Raimondo Vinello

      O 90 minutter , occhio però che mena forte alla stomaco
      Refuso The Fable è giapponese

    • tommaso

      La bombazza russa degli ultimi anni per me e’ “Muori, papa’, muori”, giustamente quattrocentocalcizzato.

    • Raimondo Vinello

      Vero , grave dimenticanza.
      Stasera c’ho da vedere The Fool , sempre film russo …..ne parlano come di una figata.

  2. avdf

    a me era piaciuto anche Hardcore… lo so che un intero film in prima persona fatto interamente di stunt può fulminare la vista o creare epilessia ma era uno spasso, e per fortuna durava poco.

  3. Elpipes

    E gli orinali messi sotto i letti per la notte un film di Oleg Stepchenko sui draghi cinesi

  4. Garude

    Comunque il mio film preferito di Jackie Chan rimane lego ninjake

  5. Killing Joke

    Sei un grandissimo, ahahah :D

  6. Juggern@uT

    Guarderò anche questo film di Jackie, perchè è il mio attore preferito. Ma per favore, fai meno film ma un pò più belli, ormai Jackie è diventato l’uomo immagine della Cina!

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