Colpi al Cuore: The Punisher (2004)

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra rubrica #EroiDiCarta.

The Punisher per un periodo è stato il mio fumetto preferito. Parlo di quei favolosi primi 12 numeri pubblicati tra il luglio del 1989 e il giugno del 1990 dalla Star Comics, quelli in bianco e nero e in quel formato leggermente differente rispetto alle altre pubblicazioni supereroistiche, un po’ più piccolino. Le storie di Carl Potts e Mike Baron insieme ai disegni di Klaus Janson, di Mark Texeira (ma anche solo i suoi inchiostri, cristoiddio), Jim Lee e Whilce Portacio mi hanno cambiato la vita. Suona un po’ forte, ma vi giuro che quei 12 numeri li ho letti tipo un miliardo di volte. Amavo le storie del Punitore. Ci rimanevo male quando poi lo ritrovavo in avventure crossover in altre testate, perché era quasi sempre snaturato. Per me il Punitore è e rimane quello lì. Un antieroe, un uomo disperato, matto fracico, un figlio di puttana con tendenze autodistruttive, incapace di provare alcun sentimento se non il dolore per la morte della sua famiglia. Fino all’estrema conseguenza di utilizzarlo come scusa per fare quello che sa fare meglio: uccidere i cattivi. Mentre l’Uomo Ragno faceva le battutine tra una scazzottata e l’altra con l’Avvoltoio, il Punitore se ne andava muto, dando le spalle al suo unico amico, Microchip, dopo avergli messo tra le braccia il figlio morto. Così è la vita, vecchio mio. La vita è una guerra continua dove non c’è spazio per nulla. Se non per il dolore.

Quando uscì questo secondo tentativo di portare su grande schermo il Punitore (del primo, quello con Dolph, ve ne ha già parlato dettagliatamente il bel George Rohmer), ricordo che andai al cinema a vederlo nutrendo qualche piccola speranza. Ricordo anche che mi pentii del mio entusiasmo ingiustificato, visto che trovai il film brutto. Non ricordavo però fosse così brutto. Raga, l’ho appena rivisto e, boh, io veramente non capisco come cazzo sia possibile fare un film così di merda, così sbagliato sotto ogni punto di vista. Se anche per voi il Punitore è quello di Sconfiggere Kingpin, Rifiuti Tossici o Il Bastardo, quello messo in scena da Thomas Jane è l’esatto contrario. Il problema è tutto nello script di Jonathan Hensleigh e Michael France che riesce a non beccare nulla di nulla della fonte originale per dare spazio a un pasticcio senza nessun senso logico. Prendete la prima sequenza: siamo a Tampa, Florida (location che già mi fa cadere le braccia) e Frank Castle ci viene presentato come una specie di Martin Riggs, un poliziotto infiltrato che si diverte a fare il matto, andare in giro facendo finta di essere tedesco e indossando ironicamente dei sandali. Insomma, seguendo un po’ le direttive degli sceneggiatori di Boris, Frank “ci risulta da subito molto simpatico”. Anche se nell’operazione che ha appena condotto è morto il figlio del più importante boss della malavita di Tampa, nessuno sembra preoccuparsi più di tanto, anzi: “Oh, grazie di tutto Frank, sei troppo un giusto! Peccato fosse il tuo ultimo giorno di lavoro… vabbè, dai, goditi la tua famiglia!”

Quindi scegli che la prima apparizione del tuo eroe, il Punitore, è questa roba qui… ok.

Qui scopriamo che nel film compare per 5 minuti Roy Scheider nella parte del babbo del Punitore e che Frank Castle ha una famiglia numerosissima manco fosse un calabrese a Natale: nonni, zie, cugini… Tutti insieme in una casa al mare. Tra questi spunta la moglie bionda di nome Maria e un figlio che sembra totalmente scemo e che ce ne da la conferma quando regala al padre una maglietta col simbolo del teschio perché il tizio che gliel’ha venduta, presumibilmente un drogato, gli ha detto che quel teschio può scacciare le cose brutte. Talmente c’ha visto lungo il tizio, che due secondi dopo si presentano a casa gli scagnozzi di Howard Saint (un John Travolta evidentemente sedato per tutta la durata del film) che per vendicare la morte del figlio decide di uccidere tutta la famiglia Castle in una lunga sparatoria di rara noia. Tra gli scagnozzi compaiono il povero Will Patton, l’unico che sembra impegnarsi, e l’altro figlio di John Travolta, uno che sembra uscito da un crossover tra l’X Factor cubano e Campioni, il reality sui wannabe calciatori. Quest’ultimo, dopo aver arrotato in macchina la moglie e il figlio, sparerà nel cuore a Frank Castle a distanza di tipo 2 centimetri per poi dare fuoco a tutto, ma riuscirà nella difficilissima impresa di non ucciderlo. Già, perché Frank Castle viene messo in salvo da un Magical Negro. Castle adesso ha i capelli neri, la barba lunga, trova la maglietta che gli aveva regalato il figlio, la indossa e giura vendetta tremenda vendetta. Insomma, in soli 40 minuti abbiamo raccontato MALISSIMO una origin story che poteva tranquillamente essere fatta bene in 2 minuti. Ma il peggio deve ancora venire. 

Oggi, fortunatamente, se fai una cosa del genere ti chiudono la produzione del film e ti screziano a vita.

Frank Castle è diventato Il Punitore e vuole uccidere i responsabili della morte della sua famiglia. Per fare questo decide di comprare una muscle car, pimparla come un pazzo, ma soprattutto andare a vivere in un condominio credibile come quello in cui abitavano i ragazzi di Via Zanardi 33, la risposta italiana a Friends. I vicini di casa del Punitore, che beve whisky e ha la visioni flash brutte, sono infatti: 1) Rebecca Romijn-Stamos nella difficile parte della cameriera di un diner che ascolta roba tipo gli Evanescence mentre si fidanza sempre con l’uomo sbagliato. Difficile nel senso che se hai la faccia e il corpo di Rebecca Romijn-Stamos nel 2009, cioè sei una patata senza precedenti, è difficile che tu riesca a essere credibile come ragazza dalla vita travagliata e mezza depressa. Sembri più una coniglietta in una pausa di lavorazione del video Playmate of the Year degli Zebrahead.  2) Ben Foster nella, per lui facile, parte del mezzo tossico con i capelli sporchi e i piercing in fazza. Il mezzo tossico ovviamente è di rara bontà, pronto a sacrificarsi per chiunque ed è il migliore amico di 3) il ciccione kinky e timido, il povero John Pinette, che cucina tutto il giorno ascoltando il Rigoletto. I tre dovrebbero essere i classici outcast, i reietti della società, gli ultimi. In realtà risultano una cazzo di parodia mezza comic relief senza alcun senso logico, se non quello di far scattare una mezza attrazione tra Thomas Jane senza maglia e Rebecca, far sacrificare Ben Foster per il Punitore senza un vero perché (“no, ma sai, tu per me sei FAMIGLIA!” Maccosa, porco cazzo, che lo conosci da 3 sequenze), far fare al ciccione delle cose da ciccione che fanno ridere. Quando ogni tanto qualcuno si ricorda di mettere in sceneggiatura delle cose più o meno sensate, tipo far dire a Il Punitore: “Non ho niente da perdere”, c’è subito il trio dei reietti qui a ricordarci che in meno di un quarto d’ora il protagonista è riuscito a fare quello che il suo personaggio non doveva fare e non ha MAI fatto nei fumetti. 

Io non capisco. Davvero.

Ma questo è niente a confronto della serie di killer che John Travolta ingaggia per uccidere il Punitore o il piano escogitato da quest’ultimo per vendicarsi della famiglia Saint. Per uccidere Frank Castle viene mandato un musicista fallito di una sessantina d’anni che va in giro con una chitarra per cantare dei pezzi folk alle proprie vittime e che, giustamente, viene ucciso in 35 secondi.

Un imbarazzo che non ti dico…

Successivamente si decide di ingaggiare un russo enorme appena uscito da una serata gay a tema marinaretti in una disco di Tampa. Qui, e siamo a un’ora e quindici dall’inizio del film, si decide di mandare in vacca la prima sequenza di action vera costruendo tutta la sequenza sulla gag per cui il trio di simpatici vicini di casa del Punitore non si accorgono che lui le sta prendendo. La cosa dovrebbe far ridere, come sottolinea La Donna è Mobile, ma non si capisce bene il perché. Comunque alla fine il Punitore ha la meglio sul russo utilizzando la sua vera arma segreta che è… il cibo. Sì, perché in queste due ore di sofferenza il Punitore userà: un ghiacciolo per torturare un’altra macchietta comica che non ho cuore di spiegarvi, una ciotola di sugo che lancerà addosso a della gente che conta i soldi in una banca, del brodo caldo per sciogliere la faccia del russo cattivo. Mi fa però notare sempre il nostro George Rohmer, che evidentemente non ha droppato come me con la lettura dei giornalini, che sia i vicini, sia il chitarraio che il russo con la maglia a righe sono presenti nella serie di 12 numeri editi dalla Marvel Knights curata da Joe Quesada Il Punitore: Bentornato Frank, scritti da Garth Ennis e disegnati da Steve Dillon. Questa saga uscì nel 2000, quindi subito dopo la conclusione di The Preacher, per cui è chiaro che il film di Hensleigh tenti di recuperare quel tono pazzo, ultra violento e sboccato. Ma non ce la fa veramente mai. Ma mai mai mai.

Boh, raga, ma io cosa vi devo dire?

Ma veniamo al piano de Il Punitore. Invece di armarsi fino ai denti, entrare a casa del cattivo e uccidere tutti (cosa che farà alla fine, nell’unica sequenza mezza salvabile del film ma che, essendo la prima prova registica di Hensleigh, è girata coi piedi) decide di, ve lo giuro, andare in giro con un idrante nella borsa, seguire la moglie di Travolta (quella bella ciaciona di Laura Harring, la Rita di Mulholland Drive) che il giovedì va sempre al cinema, mettere il finto idrante dove lei ha parcheggiato la macchina, rubarle la macchina, farsi fare una multa davanti a un hotel dove però, contemporaneamente, Il Punitore ha fatto andare Will Patton per ritirare delle foto che provano la sua omosessualità e che lui ha scattato di nascosto durante un pedinamento. A quel punto poi riprende la macchina, la riparcheggia dov’era prima (il posto non  è stato occupato da nessuno perché c’è il finto idrante), e istruisce l’altro personaggio comico, quello torturato col ghiacciolo, ad andare da Travolta a dire: “Uè, sai che ho visto Will Patton in quell’Hotel? Ah, tua moglie ha preso una multa proprio davanti a quell’hotel di giovedì sera… strano, no? Il giorno in cui lei va al cinema…”. A quel punto John Travolta, matto di gelosia, uccide Will Patton e Laura Harring per poi pronunciare due delle catchphrases più imbarazzanti mai sentite in un film.

NON ME LA RACCONTI GIUSTA!!”!1!”

Questo è quanto, amici. Non penso di dover aggiungere altro. Tutto sbagliato. Tutto. A partire da Thomas Jane fino al tono scelto per il film che è sempre quello sbagliato. L’ho già detto? Sbagliato. Tutto, intendo. Tutto sbagliato.

Ti alzo le mani, ti alzo

DVD-quote:

“Uno dei più brutti film mai realizzati”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

IMDb |Trailer

TWIST FINALE (offerto dal boss Nanni Cobretti in persona) Nel 2012,  grazie al produttore Adi Shankar, Thomas Jane è tornato a vestire i panni del punitore – e a portarli in lavanderia – in questo corto diretto da Phil Joanou che non solo ha una piccola parte per Ron Perlman ma che in soli 10 minuti circa polverizza il film di Hensleigh e ci offre un Punisher molto più simile a quello che io e sono sicuro molti di voi hanno ancora nel cuore.

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33 Commenti

  1. Zen My Ass

    Il periodo 2003-2007 ci ha regalato picchi di inarrivabile incompetenza e obbrobrio per quanto riguarda i cinecomix Marvel: veramente sembrava gareggiassero a chi sbagliava nel modo peggiore.

    Il Punisher di Dolph Lundgren continua ancora a essere il migliore in circolazione (la serie Netflix ha azzeccato l’attore, ma tutto il resto e’ da buttare.

    • Shu-Shá

      E’ una bella serie su quello che capita a un killer da crimini di guerra se metti assieme PTSD e famiglia che gli viene morta ingiustamente.
      Girata bene, fomenta bene, le botte bene.
      E’ solo che non è il Punitore. E non è nemmeno il Punitore di Daredevil, che era quasi perfetto invece (solo troppo psicopatico, per il resto c’erano).

      D’altronde una seria con quel tipo di punitore, non riesci a farla. A uno schizofrenico, perché questo è in Daredevil, non puoi costruire intorno una serie, perché devi dargli dei momenti morti, di riposo, degli amici, una strategia un minimo intelligente.
      E’ praticamente lo stesso problema di fare un film sull’Hulk verde stuopido che sia guardabile e che non sia in realtà un film su Bruce Banner.
      Sono compromessi brutti, ma necessari.

    • Bradlice Cooper

      Non so, trovo che la serie di The Punisher fosse molto noiosa… Lui straordinario, e le botte sempre di buon livello, ma il resto molto meh, molto piangersi addosso. Concordo in toto su quanto dici su Daredevil.

    • Quello che Ascolta

      La serie Netflix di punisher mi ha dato 10 minuti di punisher puro in 2 stagioni.
      Il resto talmente pesante e noioso che coi regaz con cui la guardavamo in collettività dal mio Netflix l’abbiamo rinominata “Frank Castle Piange”

      Al 20simo “muh wife mah kids” le mie palle han fatto la fine di quelle del russo in punisher noir

    • RavenNantes

      Se il primo episodio della seconda stagione Netflix fosse stato un film sarebbe stato perfetto, ritmo serrato, botte e sangue, un non esagerato approfondimento psicologico di un Punisher che ha già trucidato tutti quelli vagamente implicati nell’omicidio della sua famiglia e quindi è molto più rilassato e sano di mente.
      Abbiamo pure il bonus Alexa Davalos che è sempre un piacere per gli occhi tra un Man in the High (Frank) Castle e l’altro.

  2. L'ozio è il padre di Virzì

    Lo vidi al cinema e tutto sommato non ne avevo un ricordo così pessimo. Peccato che solo ora, leggendo il pezzo, mi accorgo che trequarti di film lo avevo rimosso dalla testa. Le cose che ancora ricordavo erano la Romijn-Stamos che all’epoca era qualcosa di illegale (vogliamo parlare di quando fece lo strip per quel pesce lesso di Banderas in “FEMME FATALE”?!?! Madò, ancora me la sogno di notte…), il punk che veniva torturato levandogli i piercing e l’esplosione al parcheggio che usciva il simbolo del Punitore. Stop.

    Ma sai Casanova che paradossalmente mi è venuta voglia di rivederlo…

  3. Shu-Shá

    E’ talmente tanto sbagliato il film, che sono convinto abbia fatto stracacare anche chi non conosceva il personaggio.

    La cosa che salvo di più è la battuta di Travolta al figlio dopo che ha buttato la moglie sotto un treno.
    “Ma la mamma?”
    “Non c’è… E’ partita.”
    “Partita?”
    “Ha perso il treno.”

    La battuta finale di Jane a Travolta è invece l’emblema dell’errore.
    “Mi hai ammazzato un figlio!”
    “Adesso due”
    Totalmente anticlimatica e controtono a tutto il resto del film.
    Madonna che ciofeca rara.

  4. Giorgio Scalici

    L’unico film del Punitore buono è War Zone. Il più fedele.

  5. Redferne

    Si diceva l’altra volta, in occasione di “Daredevil”, che ci sarebbe stato di ben peggio.
    Questo é uno di quegli esempi.
    Sbaglia praticamente tutto, e lo fa nel peggior modo possibile.
    Persino nell’antefatto.
    Non ci piove che il figlio del boss sia un criminale come il padre.
    Ma di fatto, facendolo ammazzare…si può dire che é Castle, a dare il via alla faida.
    A un certo punto si giocano pure la carta Garth Ennis, alla brutta. E se la giocano malissimo.
    Quando ho sentito fare il nome del Russo mi erano brillati gli occhi. Ma a vederlo poi in azione…lasciamo perdere.

  6. Fortebraccio

    Tutto giusto ma… Rebecca Romijn-Stamos! SANTISSIMO CIELO!

  7. Non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo film, ma me ne terrò alla larga. Grazie!

  8. Past

    E dire che propio in quegli anni usciva il Punisher di un certo garth ennis, Marvel knight prima e Marvel max poi…questo tolte un paio di scopaizzature tipo il russo non prendeva niente da quel materiale…di sto caso ricordo solo le canzoni che partivano a cazzo, eh inizi 2000 si vendono ancora i cd delle colonne sonore e la scena del ghiacciolo…dove muore una qualsiasi speranza di decenza…

    Punisher war zone invece aveva un ray stevenson in stato di grazia ma fa una cazzata di fondo, mischia le run di ennis: esagerata e grottesca la Knight con la cupa e violenta max e ne viene fuori quel godibilissimo pastrocchio.

    La serie…mi piace il de niro pippato di bernthal, figa la parte nella serie di devil, ma poi nella sua serie si ammoscia decisamente, pochi momenti veramente buoni, la seconda stagione abbastanza inguardabile…

    Sul film di dolph poco da dire, action onesto, bello violento ma col Punisher c’entra un cavolo.

  9. Killing Joke

    Però Jane nel corto è praticamente perfetto, il che fa capire che il problema di questo film alla fine non era lui.
    P.S.: pur non leggendo più fumetti sono andato a spulciare riassunti su Wikipedia e fonti varie e mi pare che abbiano piuttosto rovinato il personaggio negli ultimi anni mettendolo alle prese con avventure spaziali che non c’entrano una mazza col vecchio Frank

  10. Takeshi KojaK

    Film che ricordavo esistesse ma di cui non ricordavo neanche mezza sequenza, una monnezza assoluta!
    L’unica cosa che salvo è Jane che almeno aveva il physique du role e la faccia giusti.

  11. Thepuniscer

    Ho pochi ricordi di questo film.
    Ho sempre visto il punitore come una specie di Batman senza i fuochi d’artificio e non mi spiaceva ma non ho mai approfondito.
    Il film lo ricordo noioso.
    Forse dico una boiata ma mi pare matrix (e poi the bourn identity) sia stata la lapide sui fight movie da menare (salvo pochi casi).
    Prima c’era gente brava a menare che però recitava da cani poi questi due film hanno fatto vedere che c’è gente che sa recitare che sa anche menare le mani ma per un buon decennio, per far fare agli attori le scazzottate i risultati erano penosi. E la corsa a chi li esagera rovinava tutto.
    Il corto funziona meglio perché non c’è una vera e propria coreografia di lotta, che si risolve in pochi istanti (non che questo sia un male).
    War zone mi ricordo che mi piacque ma poteva tranquillamente non essere un film su the punisher. Penso che esista più di un film su cui un ex poliziotto/soldato/killer si vuol vendicare di chi gli ha ammazzato la famiglia con la polizia che gli da la caccia.
    La serie televisiva…meh… l’ho vista guarda caso la settimana scorsa e mi sono fermato alla fine della prima stagione e non ho molta voglia di continuare.
    Ci sta tutto ma o calcano la mano nel ripetere le motivazioni un po’ di tutti oppure prendono lo spettatore per un bimbominchia a cui, se non ripeti gli stessi concetti ogni dieci minuti non capisce.
    Non scritto male ma tutti i colpi di scena erano telefonati.
    Poi, non so se sono io, ma mi pare che in quasi tutte le serie e film degli ultimi anni le donne siano diventate le “magical negro”: non sono mai cattive e se sbagliano sono giustificate. Nella serie sta cosa è ancora più palese. I personaggi maschili, a parte poche eccezioni, sono tutti grigi, con aspetti positivi e negativi che, giustamente, fanno anche cazzate. Le donne sono tutte coraggiose (e sottovalutate dall’uomo cattivo che le vuol tenere al loro posto) e se sbagliano qualcosa, comunque non è mai colpa loro. Non ne faccio una questione politica ma diventa incredibilmente noioso guardare una serie o un film in cui tutti i personaggi femminili diventano scontati

    • Pacino! At The Disco

      Occhio però che “magical negro” non sta per “personaggio perfetto che non sbaglia nulla”; Spike Lee coniò l’espressione per indicare un personaggio di colore la cui unica funzione era quella di aiutare il protagonista (bianco) e che di solito è di estrazione sociale bassa ma saggio, se non proprio dotato di poteri (Lee stava pensando al Miglio Verde).

  12. anacleto

    eh. io nel cuadrittico dei film di supereroi che non avrei mai dovuto affittare ci metto:
    devilman
    catwoman
    punisher
    ghostrider (si Nicolas, mi dispiace)

    noto ora che sono tutti marvel.

  13. Pitch f. H.

    Oh il film è una merda. E la recensione (“Uno dei più brutti film mai realizzati” – cit.) è fin troppo benevola.

    Però… è uno dei pochissimi film che se becco a random su Italia 1 o Rai 4, anche alle 3 del mattino, mi fermo a vederlo. Fino alla fine.

    p.s.:

    Ciccione” –> Yeeeh, che ridere! Dillo ancora!
    Ne(g)ro” —> Noooo, sei un razzista, muori all’inferno!

    p.p.s.:

    prima che mi facciate la morale

  14. Killing Joke

    Il maggior problema di questo film è Travolta, diciamolo chiaramente.
    Lo rovina lui per l’80%

  15. ste

    sono abbastanza sicuro di averlo visto più di una volta eppure penso che il mio cervello abbia cancellato autonomamente tutta la parte che precede il teschincendio..meno male

  16. CREPASCOLO

    Non era nulla di che nemmeno la riduzione a fumetti del film di Peter Milligan ( autore lisergico della Vertigo/DC Comics ) e di Pat Oliffe ( disegnatore non testosteronico di rivisitazioni del passato come Untold Stories of Spider-man). Se nemmeno il papà fuori dagli schemi di Enigma, The Extremist e del remake psichedelico dello Shade di Steve Ditko è riuscito a cavare una storia disturbante dalla sceneggiatura, significa che quest’ultima non aveva una direzione ed un verso. Difficile scrivere qualcosa che vada oltre Frank Castle entra e spara e uccide tutti. Degli anni ottanta salvo lo humour nero di Mike Baron. Qualcosina di Chuck Dixon. Non tanto la saga disegnata parzialmente da Romita jr quanto un paio di episodi di Texeira come quello di Punisher War Journal n.37 con il mastino che nel finale Microchip chiamerà Max o la storia nel n.46 del Punitore Star Comics con Castle che ferma un trio di terroristi a bordo di un jet. I miei guilty pleasures. Non Watchmen, non Sin City. Due robine da pre serale di Raidue in tempi di lira e Tarantino come promessa. Se qualcuno a Cinelandia USA mi garantisse libertà assoluta ed un budget adeguato per dirigere una combo dello Ulisse di Joyce e del Processo di Kafka come lo vedrebbe un Lynch depalmizzato o Frank Castle goes to Hollywood non avrei un attimo di esitazione e comincerei a scritturare Joachim Phoenix nel ruolo di Leopold Bloom e Scarlet Johansson in quello di Molly. Poi butterei giù il discorso per la notte degli Oscar. The Punisher al cinema? Perché andare in cerca di guai?

  17. D. D. Steele

    Questo film è uno dei miei “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Nel senso che già all’epoca percepivo quanto fosse fatto totalmente alla cazzo, quanto qualsiasi cosa a cominciare da John Travolta fosse penosa però boh, ci sono affezionata. Tutta questa bruttezza deve avere qualche strano effetto psicotropo sul mio sistema nervoso.

  18. don camillo

    Ciao !
    il Punitore su carta mi ha sempre preso un bel po’, anch’io comprai e lessi i volumetti Star Comics e ho un vago ricordo di un numero forse dell’ uomo ragno ed. Corno dove il nostro Frank voleva far fuori uno, a piedi, che aveva osato attraversare il semaforo col rosso ! I film erano veramente inguardabili….. il corto qui postato invece è da infarto !
    Tenchiu’

  19. jax

    Questo film l’ho visto al cinema. Mi ha fatto schifo allora. Mi rifà schifo a leggerne adesso. Che spreco.
    P.s. elektra mi pare peggio però

  20. Arcibaldo

    Una delle recensioni più belle mai lette per un film di merda. E la gente si lamentò di Dolph… Ahahahah!!!
    I primi 12 numeri in bianco e nero sono il top del top, il vero punitore, lì tengo come le cose sante.

  21. Marcello Uallace

    Meno male che War zone l’avete già recensito, perche non ce la faccio piu’ a leggere cavolate sul personaggio del punitore. Giudicate il film (siete i numeri uno) ma lasciate perdere con attinenze, spirito, personaggio etcccc. anche i commenti… Dio mio…

  22. Gigi Proiettile

    Tre cose da ricordare di sto film:
    – il design del teschio;
    – la canzone che suona il Cash dei poveri;
    – la figaggine della Rebecca;

    Il resto possa sparire dalla memoria collettiva nei secoli dei secoli.

  23. McDonald Trump

    e allora aspettiamo la recensione di punisher: warzone, dai che è l’unico che manca

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