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Ciao ciao Jackie Chan, è stato bello finché è durato: la recensione di Vanguard

C’è da dire che, almeno, questo film è sobrio…

In questi giorni ho letto da qualche parte una cosa che secondo me c’azzecca bene con la china (ohohoh) presa dal cinema di Jackie Chan negli ultimi, boh, 150 anni mese più mese meno. Mi piacerebbe riportare la genitorialità uno o due di quel concetto qui che adesso vi dico, ma non ricordo proprio dove l’ho trovato. Probabilmente l’interweb, chiaro. Ma nel mio cuore, le uniche opzioni valide sono due: o l’ho trovata scritta sul muro di un cesso*, o l’ha detta Stone Cold Steve Austin ruttando in un podcast. In ogni caso, il succo è: viviamo in una realtà sempre più complessa, ma siamo sempre più refrattari alla complessità. Che pare proprio una descrizione azzeccata degli ultimi, boh, 402 film di Jackie Chan titolo più titolo meno. La questione non è che si sia improvvisamente passati dal cinema di Bergman ma con le botte a quello di Neri Parenti ma con le botte (e le scurenge): i film di Jackie Chan sono (sempre stati) quelli lì e di base non sono mai cambiati, restano super riconoscibili e forti di un’autorialità popolare – che è la stessa di Bud Spencer e Terence Hill, gente notoriamente molto apprezzata dal Chan – anche in questa fase mefitica della sua carriera. La questione, secondo me, è che per restare sulla cresta dell’onda per più di 40 anni ci vuole bravura unica e talento, ma anche (se non soprattutto) un naso abbastanza buono da tracciare le fluttuazioni di gusto del tuo pubblico come fossero scurenge nei film di Neri Parenti. Jackie Chan lo sa che siamo tutti un po’ più stupidi (che è un po’ il vero senso di “refrattari alla complessità”) rispetto a qualche anno fa. Perdindirindina, lui stesso probabilmente è più stupido rispetto a qualche anno fa – val la pena lasciare qui la sua famigerata pestata di merda del 2009: “Non sono sicuro se avere libertà sia una cosa buona o meno. Sto gradualmente cominciando a convincermi che noi cinesi abbiamo bisogno di essere controllati. Se non siamo controllati, facciamo solo quello che ci pare”. Ecco, al netto di un certo livello di bollitura fisiologica e di stanchezza sistemica del Chan (67 anni ad aprile e quasi 130 film solo da attore sul groppone), io dico che il suo cinema è diventato quello che è – un’accozzaglia ammiccante, sciocchina e ricattatoria di peana sciovinisti con appiccicate tot scene d’azione fra il “pensavo peggio, dai” e il “che cazzo è quello, un leone in CGI?” – anche perché il nostro ha subodorato come il gusto del suo pubblico si sia fatto via via più grossolano e refrattario alla complessità. Mi sa che sto cercando di dire una roba abbastanza spaventosa, di cui mi sono accorto solo ora: ovvero che Jackie Chan un po’ lo fa apposta a fare così schifo. Quanta voglia v’è venuta di guardare Vanguard, eh? Sigla!

C’è pure il Vin Diesel del discount

Siamo metodici. Davvero Vanguard è un degno rappresentante della filmografia recente di Jackie Chan? La parte dell’accozzaglia è abbastanza rispettata. La storia, ridotta all’osso, è quella di un terrorista figlio di terrorista in cerca di rivalsa nei confronti dell’intermediatore cinese che ha denunciato il padre ai servizi segreti; a mettersi di traverso sulla strada della tremenda vendetta c’è Jackie Chan, boss delle guardie del corpo del cinese. Fine. Eppure il film dura un’ora e cinquanta, si muove da una location esotica all’altra ogni sedici minuti, introduce personaggi superflui a ogni cambio scena e fondamentalmente procede spedito in un accumulo insensato di missioni secondarie inutili e roba accessoria il cui scopo, io credo, sia quello di farti dimenticare la pochezza della sostanza. Proseguiamo con il metodo: va bene che Vanguard è un’accozzaglia, ma è pure ammiccante, sciocchina e ricattatoria? Sull’ammiccante ci siamo, e non c’è niente di male: è un film di Jackie Chan, che da anni interpreta solamente se stesso (l’ideale di se stesso) con qualche dettaglio modificato qua e là. Ormai quando appare LVI non c’è più nemmeno bisogno di dare una caratterizzazione esplicita al personaggio. Semplicemente è Jackie. Qua nemmeno si presenta: entra in scena dal nulla, resta sullo sfondo per tutta la prima sequenza e poi si butta un po’ a caso nella mischia. Avanti tutta: è sciocchina quest’accozzaglia? Sì, molto. A parte il fatto che ogni sequenza si unisce alla successiva tramite dissolvenze a nero, il corrispettivo cinematografico del comic sans; ma poi il film ha un cattivo da cartone animato della domenica mattina, uno che ha chiamato il suo gruppo terroristico Fratellanza della Vendetta, che si serve di una squadra di sgherri ribattezzati Lupi Artici e che pianta tutto quest’infinito casino di vendetta e rapimenti intercontinentali giusto per comprare un drone un po’ più grande del normale e fargli sparare alcuni razzetti sull’ammiraglio merigano che gli ha ammazzato il babbo. Che poi l’essere sciocchini è alla base dello slapstick, il linguaggio preferito di Jackie Chan; ma c’è un limite a tutto, e senza lo stupore di stunt mortali o di combattimenti belli belli – qua è quasi tutta CGI imbarazzante, con l’inseguimento in limousine che vince il premio disagio – è anche più difficile accettare certi toni infantili nella narrazione o nella confezione. Sul ricattatorio ce la caviamo ancora più in fretta, alla fine si tratta di un film cinese di nuovo millennio: nel remoto caso in cui “il regista” Stanley Tong si scordasse di fare la morale educativa al popolo in ascolto, l’ufficio censura del partito se lo inculerebbe con la sabbia. Il risultato è che Jackie interpreta il CEO di una multinazionale della sicurezza e ha il coraggio di mettersi in bocca la seguente battuta: “Difendere gli innocenti è la nostra prerogativa, l’avidità è la radice di tutti i mali”.

Come il meme, più del meme

Quello detto finora era il brutto del film, e in generale il brutto di tutta questa fase della carriera di Jackie Chan. Adesso, invece, arriva il paragrafo in cui si parla del male. C’avete tutti più o meno presente questa cosa antipatica che i cinesi stanno facendo alla popolazione uigura nello Xinjiang? Si chiama genocidio. E nel caso in cui non foste famigliari, vi ammollo la pagina di Wikipedia – se siete in Cina spiace, ma non riuscirete a raggiungerla. Beh, dopo essere stato usato dal governo per lisciare le penne ai suoi maggiori partner commerciali (Stati Uniti, Australia, Gran Bretagna e India) il nuovo cinema di Jackie Chan ha fatto, con Vanguard, un buon passo in avanti ed è stato ulteriormente promosso a strumento di propaganda neanche tanto subdola per ricordare al popolo cinese quanto intrinsecamente cattive siano le persone marroni che dicono di volere bene ad Allah – a meno che non stiano a Dubai e non abbiano i soldi degli Emiri, in quel caso si tratta di musulmani buoni. Ispirandosi a certe pratiche IUESEI – con la fondamentale differenza che là si cavalcava un sentimento allo scopo di incassare, qua c’è bisogno di manipolare e indottrinare – i cattivi di questo film sono generici terroristi mediorientali che non hanno neanche uno scopo politico, ma sono malefici per il gusto di esserlo (la storia della vendetta per il padre è credibile quanto una dissolvenza a nero). Assomigliano sinistramente allo stereotipo dell’islamico nella cinematografia americana post 11 settembre, con il malus di stare dentro a un film per famiglie che a rigor di logica non dovrebbe essere né incazzato, né politicizzato. Ecco. Non per fare il virtuoso, ci mancherebbe, ma al netto di tutte le giustificazioni e delle contestualizzazioni di cui sopra, per quanto mi riguarda Jackie Chan ha definitivamente rotto i coglioni. Con Vanguard ha smesso di essere l’innocuo e adorabile buffone (spompato) che è stato fino di recente, evolvendosi definitivamente in un guitto di corte che non può più non essere consapevole del male che sta facendo sotto commissione. Toh, alla fine si è trovato un buon motivo per perdere tempo con questo film. Esattamente come è stato possibile isolare il fotogramma in cui il cuore di Ralph Winchester viene frantumato da Lisa, allo stesso modo è possibile assistere al momento esatto in cui i film di Jackie Chan smettono di essere accettabili: basta guardare Vanguard.

Campo e controcampo di un grosso MACCOSA

Dvd quote:

«A questo bollito manca solo la salsa verde»
Toshiro Gifuni, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

* per lasciarci su toni leggermente più spensierati, diamo il via al contest per la migliore scritta sul muro di un cesso. La mia è: “Fuori i daltonici dal Colorado”.

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45 Commenti

  1. Federico Fellone

    Un Classico d’annata:
    Meno terroni più alberi

  2. Bradlice Cooper

    Non era sul cesso, ma sul muro di un garage:
    “No alle chiavate metal”.

  3. michele mann

    bagno con tazza.c e un asterisco e una linea che va in alto e ad un certo punto la scritta:se leggi questo stai pisciando fuori

  4. Rema999

    “Piero Pelu (sic) coglione by tua madre”

  5. Nonnino

    Sul muro di una scuola occupata:

    DIAMO LAVORO
    AI COMPAGNI
    imbianchini

  6. GGJJ

    E però “The Foreigner” era bello ed alla fine era del 2017, non di trent’anni fa. Forse sono stati quelli gli ultimi fuochi di Jackie Chan?

    Per il contest: “si si, la guerra c’è. E i Verdi stanno sull’arca di Noè”. Sono tipo vent’anni che mi chiedo che cazzo significasse

    • Toshiro Sloggato

      Verissimo, The Foreigner è proprio bello e proprio recente. Solo che l’ha fatto Martin Campbell, che è un maestro, e c’erano coinvolte (immagino in maggioranza, ma non ne sono sicuro) anche produzioni non cinesi.

    • GGJJ

      Beh, potrebbe essere una congiunzione astrale destinata a ripetersi, chi lo sa. Qualche speranza ancora c’è

    • Charlie Chan Spenser

      Beh la fortuna è che almeno questo film qui ha fatto cagare al botteghino anche in Asia. Altre volte purtroppo, tipo in Kung Fu Yoga andati benino da qualche parte.. nella fattispecie non so se in Cina o in India.
      Se dovesse continuare a fare qualche flop di sto tipo al botteghino o si deve ritirare dalle scene o ci deve pensare un pò prima di rifilare sta merda al pubblico.. perchè sarà pur vero che il pubblico si saràrincretinito, ma i suoi film si sono rincretiniti più velocemente del pubblico.

    • Charlie Chan Spenser

      Inoltre se dovessimo analizzare i film a mio parere più riusciti degli ultimi 15 anni o giù di li notiamo che sono tutti film molto diversi dalla solita riproposizione del solito Jackie. Perchè alla sua età non può fare ancora il ragazzino buffoncello…
      E poi non capisco perchè quando era giovane era circondato da attori caratteristi buffi o sempicemente brutti e al massimo ragazze e ragazzi normalissimi ed ora è circondato da ragazzine strafregne.. Poi gli effetti speciali imbarazzanti lasciamo stare.. lasciamo perdere anche il fatto che neanche riesce a camminare e vorrebbe far credere di poter combattere o buttarsi da altezze vertiginose e altre robe per cui non può essere molto credibile..

      Comunque dicevo dei suoi film migliori degli ultimi 15 anni.. “La vendetta del Dragone”, “Little big Soldier” e “The Foreigner”. Tutti film dove non combatte quasi per niente, non fa grossi stunt, la trama è un pelino più elaborata e la comicità se c’è è molto meno presente…
      In the Foreigner non c’è ne traccia di comicità, nella “Vendetta del Dragone” direi che è assente o al massimo è molto mal riuscita in alcuni punti ma è decisamente un noir, in “Little big Soldier” ci sono degli spunti comici ma direi che per lo più non è comicità stupida stupida.

    • Lanzetta

      Anche Police Story Lockdown era meritevole

  7. skogkatt

    Il blackface (anzi brownface) cinese mi mancava.

  8. anacleto

    all’inzio ero sicuro che si parlasse di Jackie Lang e ci ho messo il mio per capire che era l’altro… :P

  9. David Kronenbourg

    Cristo ma non potevate recensirlo qualche settimana fa, che ho fatto in tempo a scaricarlo e purtroppo a guardarlo, fino alla fine, perché non volevo credere a quello che stavo vedendo.

  10. Killing Joke

    OT: in questi giorni è passato su Rai 4 “Bushwick” con Bautista e non l’ho trovato malaccio per nulla (soprattutto il concetto e la prima parte, nella seconda metà un po’ di colpi li perde), non l’avete recensito? Vabbè che leggevo che ha avuto una distribuzione inesistente, siete perdonati! :D1

  11. El mariachi de Porto

    ” braccia rubate all’ aperitivo”

  12. Regular uiseppe

    Su un muro del mio paese: – Gesù, + Maria.

  13. Pancera Nera

    “Più case meno calabresi.”

    Vicino S. Lorenzo a Roma

  14. Werzan Herzpetek

    IERI ERO SOLO
    OGGI SOLO ERO

    Sul muro di una casa abbandonata in Liguria

  15. Takeshi Diocaro

    Dalle mie parti c’è un bellissimo “+sborra -sbirri”

  16. Gigos

    “DIGOS. Nemmeno il fascino della divisa.”

    Scritta o forse adesivo, non ricordo, su un muro vicino alla stazione centrale di Bologna (sulle scritte sui muri di Bologna ci sono interi account Instagram).

  17. Robert Micciu

    “Viva il vescovo, viva i Carabinieri”. Da qualche parte che non ricordo a Genova

  18. MarcoHolland

    “Fare l’amore con te è stato come lanciare un salame in un corridoio”

  19. Gianpietro Miolato

    Sarò nostalgico, ma in un autogrill, prima di uscire a Bergamo, ho trovato un nobilissimo: “ti amo quando sono sbronzo”.

  20. Easter Leeno Banphy

    Il film non l’ho visto e farà pure un pò cacare, ma scandalizzarsi che il cinema sia uno strumento di propaganda magari anche no. Non dopo 80 anni di cinema bellico e action americano. Su Ciak di questo mese Palomi del Fatto si lamenta che nella produzione cinematografica yankee l’autocritica sia proibita e il massimo a cui possiamo ambire siano robe tipo “The Post” che trattano storie come il Vietnam o i Sumeri che ormai non interessano nemmeno più ai nipoti di Nixon, mentre di Assange, Manning o Snowden (che che qualche spunto potrebbero offrirlo) nessuno si occupa. Cosa peraltro non vera, dal momento che si era dimenticato di quella merda fumante che era “Il quinto potere” in cui il documetarismo democratico occidentale assolve il suo dovere civico dipingendo Assange come uno psicopatico schizofrenico e complessato. Se Benedict Cumberbatch (mica Alvaro Vitali) può prestare la fazza per una simile troiata non vedo perché il buon Jackie Chan dovrebbe pisciare sulla carrettata di Yuan che gli ha certamente offerto il partito comunista. O dici che doveva leggere prima Wikipedia?

    • Takeshi Diocaro

      Il ragionamento non fa una piega, quello che forse si può contestare è che comunque il cinema di propaganda USA un minimo cerca di non essere troppo sfacciato nel suo essere di parte (lo è nella sostanza, ma almeno in superficie cerca di darsi una patina di obiettività)

      Ed alcuni prodotti, per quanto insopportabili come messaggio, almeno sono fatti con cura, a livello di regia, sceneggiatura, scelta degli attori: vedi Black Hawke Down, The Sniper, etc

    • Easter Leeno Banphy

      La forma è direttamente proporzionale al livello culturale dell’utente e quello cinese non è certo un pubblico abituato al contraddittorio: diciamo che quello odierno cinese è un cinema simile a quello USA degli anni ’60-’70, con John Wayne eroe puro e perfetto e gli indiani il male assoluto, senza dubbi o sfumature etiche ma con molta più CGI.

    • Takeshi Diocaro

      Il cinema USA anni 60 e soprattutto 70 è stato però anche un cinema revisionista ed anti-sistema (ok, almeno a parole), basta pensare a Little Big Man, Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, la Conversazione, Tutti e gli Uomini del Presidente, e tantissimi altri titoli decisamente poco campanilisti

      In Cina, anche oggi nel 2021, i gradi di libertà sono molto minori

    • Easter Leeno Banphy

      Parli di eccezioni, ma forse hai ragione, forse c’era più possibilità di andare fuori dalle righe allora che adesso, anche perchè allora si poteva anche lavorare senza i soldi grossi. Trovarne oggi di film così. Moore e Stone sono stati messi all’indice da tempo. Oggi la critica è sempre verso la guerra in senso ampio, mai apertamente contro l’operato del proprio governo.

      Della Cina nessuno dice che sia più democratica e equa: semplicemente per loro il cinema (almeno per come lo intendiamo noi) è uno strumento giovane e un pò acerbo e devono imparare a gestirlo: e a differenza della Russia (anche loro si stanno affacciando a questo panorama con film action e di guerra con forte connotazione patriotica) hanno talmente tanti soldi da poter maturare presto prodotti più bilanciati adatti anche al mercato internazionale, non solo a quello interno come evidentemente è questa roba qui.

  21. Brusco

    C’ho talmente tanto la figa in testa che mi sanguina il naso ogni 28 giorni

  22. Vespasiano

    ok questa è la prima in assoluto che ricordi (e che evidentemente mi ha dato l’imprinting).

    lato interno della porta dei bagni dell’elementari:

    “nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in culo una matita,
    era un bic 12 colori che procurava forti dolori”

  23. Idris Capraia

    “Faccio un buco in terra e m’inculo tutto il mondo.
    Faccio un buco in aria e m’inculo tutto l’universo”

  24. Landis Buzzanca

    “cazzi vostri, io domani vado in Svizzera”

  25. Gino Rattuso

    Ma quindi, adesso che i cinesi saranno i nuovi padroni del mondo, dovremo sorbirci ‘sta merda tutto il tempo quando (se) riapriranno le sale?

    p.s. il regista Stanley Tong, se non è un omonimo, aveva diretto il film di Mr. Magoo con Leslie Nielsen, giusto per dire il livello.
    p.p.s. come frase sul muro ne ricordo una che faceva tipo così: “Non c’è lavoro, la figa manca, sul cazzo scivola la mano stanca”

    • Lanzetta

      Stanely Tong ha diretto Supercop, first strike, terremoto nel bronx…. da qua a farlo passare per una pippa di regista solo perchè questo film fa schifo ce ne passa

  26. Quello che Ascolta

    Sul film glisso, non credo recupererò.
    Per il contest questa, presa dai cessi di un università

    “il lasciato è perso: sfrutta sempre l’erezione mattutina”

  27. Rocco Alano

    “Contro lo stato capitale / Valentina Nappi e sesso anale”

  28. Cesso emiliano

    “L’abuso dell’uso del buso è il pazzo sollazzo del cazzo”

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