Fare le cose abbastanza giuste: I Fantastici 4 e Silver Surfer (2007)

In occasione del suo 40esimo anniversario, vi abbiamo raccontato del seminale Superman di Richard Donner e dei suoi tre sequel, incluso lo spin-off Supergirl. Ma com’è proseguito il rapporto tra il cinema e i fumetti dopo quel rivoluzionario successo? Scopritelo con la nostra rubrica #EroiDiCarta.

Si vede che è un film del 2007 perché c’è “Rise” nel titolo.

Sì, a me I Fantastici 4 e Silver Surfer piace. No, non lo ritengo un film perfetto, neanche per sogno. Non sono pazzo. Però è uno di quei casi in cui il buono, o forse meglio dire il decente, supera il brutto abbastanza da spostare l’ago della bilancia nella direzione giusta. È anche uno di quei casi in cui le aspettative, dopo il primo, erano talmente basse che non potevano che essere superate.

L’ho già detto ma lo ripeto: il primo I Fantastici 4 azzeccava decisamente il tono naif dei fumetti Marvel anni ’60 – chissà se intenzionalmente o per sbaglio – ma Tim Story e compagnia sembravano crederci talmente poco, nonostante il film venisse dallo stesso studio che, pochi anni prima, aveva creduto fortemente in un film con dentro un uomo-rospo con la lingua prensile e Tyler Mane con il parruccone e i denti finti, che tutta la fantasia bizzarra delle storie di Stan Lee e Jack Kirby si perdeva in un mare di drammi da cameretta noiosi e siparietti poco divertenti. Quando hai un budget di 100 milioni di dollari e il tuo film, iniziato su una stazione spaziale, finisce con uno scontro per strada come una puntata qualsiasi di Arrow, vuol dire che qualcosa è andato storto.

Quello che non va storto, però, è l’incasso. I Fantastici 4 raccoglie tre volte il budget e dunque un sequel s’ha da fare. A quel punto, verrebbe da pensare, Fox ci crede, giusto? Adesso che abbiamo capito che, anche affidandola a un regista mediocre e mettendo di mezzo un cast non propriamente di serie A, la saga acchiappa, è tempo di aprire i cancelli e lasciare entrare la locura, no? Mostri, piani malefici, alieni spaziali, atlantidei, gente che vive nel sottosuolo. Di materiale ce n’è a bizzeffe ed è arrivato il momento di farlo brillare a uso e consumo del pubblico pagante. Vero?

Beh, sì. E no. Sigla!

Partiamo dalle dolenti note. Prima di tutto, ma questo era inevitabile, la squadra resta pressoché la stessa, secondo quel vecchio adagio che dice che quando una squadra riesce a ottenere un buon risultato tendenzialmente non va modificata. Non so se fa esattamente così, l’adagio, ma mi pare che più o meno siamo lì. Nella fattispecie, significa Tim Story alla regia e Mark Frost alla sceneggiatura, con giusto Don Payne al posto di Michael France come co-sceneggiatore. Don Payne, se volete saperlo, è un produttore de I Simpson che ne ha scritto anche svariati episodi (e ha scritto Thor). Mark Frost è il co-creatore di Twin Peaks, e uno potrebbe dire “Grazie al cazzo che non lo cambi! È il creatore di Twin Peaks!”. Al che gli risponderei: vero, ma considerando il suo apporto al primo film, direi che forse questa roba non era il suo pane.

Ma comunque. Tutti tornano – e per tutti intendo TUTTI, anche Kerry Washington nei panni di Alicia Masters e, sì, ahinoi, anche lui, pure se per mezzora sta con un cappuccio che gli copre la faccia e fa una voce roca che per un po’ ho sperato, perché non mi ricordavo bene se facesse vedere o meno la faccia, e invece no poi la fa vedere eccome e insomma sì è Julian McMahon. E con McMahon torna quella pallida copia del Dottor Destino, che qui se possibile è ancora più pallida e sbiadita. Tanto per cominciare, NESSUNO lo chiama MAI Doom o Doctor Doom, ma Victor o tutt’al più Mr. Von Doom (credo, forse, non me lo ricordo). Dopo un’entrata in scena tutto sommato accettabile – finalmente è a Latveria e si risveglia dalla stasi quando Silver Surfer entra nell’atmosfera col suo bel bagaglio di raggi cosmici – passa il primo atto del film col suddetto cappuccio in testa perché, probabilmente, McMahon doveva girare Nip/Tuck e allora toccava inventarsi un modo per usare la controfigura senza che si vedesse. E METTERGLI QUELLA CAZZO DI MASCHERA NON ERA CONTEMPLATO. Poi fa la cosa più da Doom di tutti i Doom della storia del cinema (a parte quello del film di Corman) e insegue Silver Surfer per proporgli un’alleanza, ma Surfie urla “Fottesega” e lo blasta attraverso una parete di ghiaccio. Colpito dai razzi cosmizi, “Victor” torna umano McUmano e permette così alla produzione di risparmiare in trucco prostetico.

Io che credevo, io che speravo…

A quel punto che io sia dannato se non succede la cosa più demenziale dei due film messi insieme: Victor riemerge dopo aver portato il caos a New York, e l’esercito meregano, nella persona del capitano Holt di Brooklyn Nine-Nine alias Andre “dove lo metti sta” Braugher, pensa bene di affidargli la missione di studiare e fermare Silver Surfer (che sta creando delle gigantesche buche in diverse parti del mondo e mandando il clima a puttane. I know). Dovrà affiancare Reed Richards perché, attenzione, il generale Braugher non si fida di lui. E invece di un pazzo megalomane psicopatico e instabile sì. Mi chiedo chi abbia votato il generale una decina di anni dopo.

Tutto questo non fa che allontanare ancora di più la speranza che Destino possa essere trattato in una maniera quantomeno rispettosa. Il film sembra molto indeciso su come approcciarlo: da un lato, appunto, riporta in scena McMahon senza un graffio tradendo definitivamente il personaggio. Persino la promessa fatta alla fine del precedente, quando Von Doom viene rispedito a Latveria, è completamente tradita: Latveria appare in un establishing shot e finisce lì, non viene mai più menzionata e Destino non ne diventa certo il sovrano di punto in bianco. Dall’altro, però, c’è se non altro un minimo sforzo di farlo aderire di più alla psicologia del personaggio a fumetti, che come si diceva è sempre stato un individuo relativamente normale, che nel cosmo Marvel significa “senza o con pochi poteri”, alla ricerca del Potere Vero. Qui fa tutto un bel doppio gioco per fottersi la tavola da surf di Silver Surfer e assumerne i poteri per… boh, non viene detto, ma azzardo un “CONQUISTARE IL MONDO”, e non mi lamento.

“Ma non dovresti scio-” “Ti ho detto che non sono l’Uomo Ghiaccio!”

In generale, però, non possiamo dire che Destino, qui, sia usato “meglio” rispetto al primo film. È abbastanza buttato via comunque. Anche se si nota di meno perché c’è un problema ben più grosso nel film. Grosso grosso. Grosso quanto un gigantesco omone vestito di viola che di professione divora i mondi.

Ora, io mi rendo conto che proporre Galactus al pubblico generalista non ancora avvezzo a grossi tizi viola in mo-cap era un azzardo. Ma non mi vorrà mica dire, caro signor Fox, che non c’era altra soluzione, una via di mezzo tra un omone alto come una montagna e una generica nube galattica fatta con il software svenduto da Roland Emmerich dopo The Day After Tomorrow! Perché bastava guardare ai fumetti Ultimate, da dove l’idea di un Galactus incorporeo è presa, tra l’altro, per trovare una soluzione fattibile e un filino più interessante: lo stormo di tecno-insettoni galattici con intelligenza collettiva. Visivamente sarebbe stata una roba un po’ più figa e avrebbe dato un senso di urgenza maggiore a tutto il film. I puristi avrebbero storto il naso comunque, ma almeno non si sarebbero sentiti offesi da quelle ridicole silhouette demmerda che ogni tanto fanno capolino e dovrebbero evocare la forma dell’elmo di Galactus a mo’ di strizzata d’occhio. In questo senso il film, pur essendo stato fatto all’apice della prima fase dei supereroi al cinema, rivela una mentalità vecchia, anni ’90. Quell’idea per cui puoi tradire un fumetto quanto ti pare, basta che qua e là ci piazzi qualche citazione per sviare l’attenzione dei fan, che notoriamente sono stupidi.

Dalla concept art del film. Cosa è andato storto?

“Ehi, aspetta un attimo George, ma non avevi detto all’inizio che il film ti piace?”. Bravi, vedo che siete attenti. Sì, nonostante tutti questi evidenti limiti, I Fantastici 4 e Silver Surfer lo trovo carino. E ve lo spiego comodamente in due parole: Silver Surfer.

In un film che riesce a buttare al cesso due tra i più leggendari villain della storia dei fumetti, il surfista di Kirby e Lee è invece reso alla perfezione. È un matrimonio felice di cose andate per il verso giusto: da un lato c’è una tecnologia che, per quanto oggi sia indubbiamente invecchiata, all’epoca era allo stato dell’arte. Ero convinto che Surfer fosse tutto motion capture, e invece salta fuori che, per lo meno nelle scene in cui è “sbiadito” perché senza tavola, il personaggio è stato realizzato con un mix di CGI (marca Weta) e una tuta argentata pratica. Comunque l’abbiano ottenuto, l’effetto è davvero bello. Dall’altra parte c’è l’uomo che sta sotto a quel trucco (digitale o meno) e a cui dovremmo fare una statua. Doug Jones, storico collaboratore di Guillermo del Toro (lo abbiamo già incontrato in Hellboy), performer sopraffino e attore che probabilmente ha mostrato meno la faccia nella storia del cinema. Attualmente, per dire, è il capitano Saru in Star Trek: Discovery e anche lì gli fanno fare un alieno col trucco in da la fazza. Un uomo dalla pazienza infinita al servizio del cinema. Jones, qui, è solo una parte dell’equazione: l’altra è Laurence Fishburne, che col suo bel vocione infonde al personaggio quella solennità shakespeariana tipica delle storie di Stan Lee*.

Date una medaglia a quest’uomo.

Il risultato di questa somma è di gran lunga la cosa migliore del film, anzi dei due film. È un personaggio ambiguo e carismatico, allo stesso tempo villain ed eroe, una figura tragica che eleva il tono e il tiro del film ogni volta che entra in scena. Mi verrebbe da dire che un personaggio del genere non lo puoi sbagliare, ma Tim Story ci ha tristemente e ripetutamente messi di fronte all’evidenza del contrario. In questo caso, per fortuna, le cose sono andate per il verso giusto. Ed era fondamentale, dato che Galactus appunto non lo vediamo, è trattato puramente come un MacGuffin che fa procedere la trama verso l’inevitabile finale apocalittico, ma non è un personaggio come nei fumetti.

Bisogna comunque dare a Cesare quel che è di Cesare: anche i Fab Four stavolta meritano di guadagnarsi la pagnotta. Aver già lavorato insieme nel primo film ha evidentemente aiutato gli attori a calarsi meglio nei ruoli e nelle dinamiche famigliari dei Fantastici Quattro. Ioan Gruffudd è sempre un totano, Jessica Alba ha un tono di lenti a contatto ancora più smaccatamente fasullo, ma tutti insieme i protagonisti funzionano meglio, e Chrisevans e Bruce Willis tozzo sopperiscono a ogni mancanza con un affiatamento da spogliatoio. Tutte le scene migliori sono riservate alla Torcia Umana: l’inseguimento tra Johnny e Silver Surfer dentro il tunnel per il New Jersey grida MARVEL con enorme gioia, e lo scontro tra la Torcia, con i poteri degli altri F4, e Destino abbraccia quella weirdness che dicevamo, e che per il resto manca.

“Perché i capelli di Johnny non diventano roccia e altre 101 domande senza risposta dal mondo dei cinefumetti”

Il finale è scemissimo: Silver Surfer, ricattato a vita da Galactus (risparmio il tuo pianeta e la tua sfitinzia, tu in cambio mi fai da chauffeur) improvvisamente si accorge che gli bastava farsi saltare in aria dentro Galactus per risolvere il problema. E nella scena dopo i titoli di coda (sì: un anno prima di Iron Man, beccati questo Kevin Feige) scopriamo pure che non si è fatto un graffio. Cioè era più potente di Galactus all along, e l’unica ragione per cui non aveva già risolto la cosa era perché non voleva rischiare di uccidersi? Norrin Radd omo de fango.

Ma almeno, dai, c’è un finale con gli effetti speciali e un po’ di voglia di usarli, sti soldi. Almeno ci si ricorda che questi qui sono dei cazzo di supereroi coi superpoteri e non i protagonisti di un reality show ambientato in un grattacielo di Manhattan. Almeno c’è la Fantasticar!

C’è un’ultima cosa che mi preme dire riguardo I Fantastici 4 e Silver Surfer: credo sia l’unico film in cui Stan Lee fa la parte di Stan Lee. Quindi Stan Lee esiste ufficialmente nel mondo dei Fantastici Quattro e ci resta anche male quando scopre di non essere in lista per il matrimonio di Reed e Sue, perché, diamine, lui su quella lista dovrebbe esserci. Boh, forse fa i fumetti ufficiali del quartetto. D’altra parte le bollette del Baxter Building non si pagano mica da sole.

“Se era ancora vivo, dovevamo invitare anche Jack.” “Chi?”

P.S. Se finalmente i Marvel Studios riusciranno a rendere giustizia ai Fantastici Quattro e la saga proseguirà, c’è una sola cosa che io voglio vedere e che non mi dovete assolutamente scazzare: il matrimonio di Reed e Sue con tutti i supereroi tra gli invitati. Make it happen.

Disney+ quote:

“Avrebbero dovuto intitolarlo Silver Surfer e i Fantastici 4”
George Rohmer, i400Calci.com

IMDb | Trailer

*Piccola nota, tanto per capire quanto la produzione avesse le idee chiare: a marzo 2007, tre mesi prima dell’uscita, il design di Galactus non era ancora pronto. Fino ad aprile, e all’ingaggio di Laurence Fishburne, Tim Story e company non erano nemmeno sicuri che Silver Surfer avrebbe parlato.

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26 Commenti

  1. BOB

    voto 7 ma a me è piaciuto più il primo

    bob

  2. Mel Riggs

    Anche da parte mia gradimento per questo film: fedeltà alla fonte per lo più non pervenuta, però può contare molto, come film a sé, su un buon ritmo e gradevolissima spettacolarità. Ben e Johnny rubano la scena e conquistano: Johnny in particolare è il personaggio più riuscito e ricordo che rimasi abbastanza sorpreso per l’inaspettata profondità che mostrava come caratterizzazione.
    Note di merito per gli effetti speciali, all’avanguardia per il 2007: si vedeva che stavolta volevano impegnarsi. Giustappunto Silver Surfer è una delle cose migliori del film: per quanto sapessi già di Doug Jones e del lettore di fumetti Fishburne, devo dire di apprendere solo adesso con interesse e sorpresa dei travagliati retroscena che lo riguardano.

    Su Stan Lee al matrimonio: segnalo che comunque quella gag stava anche nel matrimonio nei fumetti: Stan e Jack si presentano al matrimonio ma Fury non li fa entrare senza invito.
    Bella l’idea di poter vedere un matrimonio simile nei film con tutti i supereroi.

    Ultima cosa: mi spiace vedere che in questa rassegna non verranno coperti né “Sin City” né “V Per Vendetta”, peccato, sarebbe stato interessante

  3. CREPASCOLO

    Galactus, dal punto di vista di uno sceneggiatore, è una faccenda scivolosa come un maiale ricoperto di strutto ( cit . Henry Merrivale nei romanzi di JD Carr). Nelle intenzioni è Dio. E’ l’entropia. Le sue origini lo apparentano con lo Ulisse di Dante. Il gigante viola con lo stemma e la G sul petto che fronteggia l’Osservatore simil senatore romano è roba potente nel 1966 e nei seventies per noi bimbi italiani. King Kirby fa dell’angelo caduto un surfer e qualche anno dopo per la concorrenza disegna la Morte come uno sciatore cosmico chiamato Black Racer. Erano anni così. La versione Ultimate di Galactus è farina del sacco di Warren Ellis che ogni tanto ( Excalibur, Authority ) piazza le sue idee di dei morti alla deriva da qualche parte. In Ruins è proprio Galactus. Ha ascoltato troppo o troppo poco Guccini. La relaz Galan – Norrin Radd ha qualcosa di quella di Thanos con lady Morte ( parlo sempre di fumetti, non di film MCU e corollari). Galactus è quello che esce x ultimo dalla stanza e spegne la luce prima di chiudere la porta, Silverado ha un conveniente alibi – salvare il mondo della sua bella – per fare il cane da punta del divoratore di mondi e poi piangersi addosso. E nonostante qualche passo falso- la prima serie di SS durò poco + di un anno – il ragazzo dalla coccia lustra è ancora in giro a dirci quanto è bella la vita, anche se è il + famoso araldo di Mazinga-in-trattoria. Anyway, FF – forse con l’eccezione di Spidey – ha il bel parco cattivi della Marvel.

  4. Johnny FortKnoxville

    Lo ricordo in generale meglio del primo, ma non lo vedo letteralmente da quando uscì al cinema.
    Era in questo o nel primo che facevano andare Jessica Alba in intimo tra le macerie di un ponte, salvo la “disattivazione” dei poteri nel mezzo?

    E per le post credit scenes: X-Men 3 arriva prima ancora di questo (lasciando di fatto la porta aperta a Giorni di un Futuro Passato venuto otto anni dopo), e addirittura Daredevil ne aveva una (anche se mid credit).

  5. Johnny Cloaca

    Io, da rEgazzino folgorato dalla potenza di Kirby, ci rimasi malissimo per la mancanza di Big G. Anche perché la sua improbabile figura aveva la miglior spiegazione possibile già negli “ingenui” anni ’60: Galactus non è un omone gigante, Galactus è il cazzo che vuole e quello che vediamo è solo quello che il nostro cervello riesce a comprendere di lui. Del resto la leggenda vuole che il soggetto proposto da Stan al buon Jack fosse composto da una sola frase:
    “I F4 combattono contro Dio.”

    Poi sì, il film azzeccava meglio il tono e Silver Surfer non era male, ma in un film del genere se non hai un villain come si deve stai solo facendo perdere tempo.

  6. Stan Lee Donen

    “Se era ancora vivo, dovevamo invitare anche Jack.” “Chi?”

    Il premio Nobel per le Caption è già in viaggio.

    • Gigos

      Ho riso, ma poi mi sono chiesto chi parla per primo.

      CASO A: Stan parla per primo e si pone l’accento sull’ignoranza di Tim.

      CASO B: Tim parla per primo e si pone l’accento sull’infamia del ladro di meriti Stan.

    • A libera interpretazione :D

    • CREPASCOLO

      Silverado è comunque tutta farina del sacco di King Kirby che riteneva un essere così potente dovesse farsi annunciare. Colla Marvel Manner – soggetto di base, poi le matite, poi i testi nei balloons – ai disegnatori di Classe Omega ( Kirby, Ditko ) era demandato tanto e di + davano. Lee si è ritrovato quello strano cromino sulla tavola nelle tavole di Kirby, ha chiesto chi fosse e poi ha abbozzato. Gli riconosco almeno il talento di capire quando era davanti al talento.

    • Vabbè, a parte le battute, non sto a sminuire il talento di Stan Lee. Quello che è discutibile è il modo in cui Kirby è stato trattato dalla Marvel, ma Stan Lee è stato un grandissimo.

    • CREPASCOLO

      Concordo. Le capacità del Sorridente – detto senza alcuna ironia – erano le stesse di uno Steve Jobs: 1) vedere oggi il domani 2) capire cosa piace al pubblico + ampio possibile 3) cavare il mille per cento da chi aveva il talento di raccontare. Nella Ciinelandia che fu, sarebbe stato uno di quei produttori illuminati che scoprono e valorizzano Wilder o Simon o Welles.

  7. Zeta

    Un suggerimento alla redazione:
    Per la rubrica “eroidicarta” recensirete mai il film “Arsene Lupin” (2004) di J. P. Salomé, tratto dal romanzo “La contessa di Cagliostro” di Maurice LeBlanc?
    È un film calciabile per le seguenti ragioni:
    – metà degli oggetti nel film esplodono
    – il protagonista pratica la boxe francese

    Ah, c è Eva Green da giovanissima.

  8. L'ozio è il padre di Virzì

    Non me lo ricordo per nulla. Ma zero proprio! Il post e i commenti sopra mi hanno risvegliato qualcosa ma se il mio cervello si è rifiutato di immagazzinarlo chiaramente un motivo ci sarà. C’ho un frullatone nella capa che comprende questi due FF e Lanterna Verde (e mi sa pure qualche scena dei film solisti di Wolverine…).

    Non ci tengo a fare chiarezza e passo volentieri la mano, grazie lo stesso George.

  9. Past

    Un altro pregio rispetto al primo e’ la durata…un ora e mezza scarsa e tutto finisce senza lungaggini inutili, al contrario del primo dove tant’è situazioni erano inutilmente dilatate, addirittura sempre del primo film ci dovrebbe essere un extended con aggiunta solo di gag e momenti leggeri, giustamente prima pareva il cavaliere oscuro…

    P.S.

    Galactus e surfer me li aspetto già negli eterni.

  10. Redferne

    Mi era piaciuto.
    Molto meglio del primo, ma piu’ che altro per la pochezza del precedente che per suo merito vero e proprio.
    E poi, gente…di punto in bianco Galactus!!
    Cosi’!!
    Ammetto che mi aveva spiazzato.
    Se non altro e’ in linea con lo spirito del fantastico quartetto, che avendo ricevuto dei poteri di origine cosmica piu’ che da fattori mutanti o chimici o radioattivi, si e’ sempre occupato di minacce provenienti dallo spazio o da altre dimensioni (Galactus, Annihilus, ecc…).
    Resta il fatto che qualcosa almeno lo dovevi mostrare, specie con un villain di tale calibro.
    Invece, cosi’…resta una cosa a meta’.
    Forse mancava il budget. O forse la voglia di provarci per davvero.
    Poi Doom cerca di impossessarsi dei poteri del cattivo, come da tradizione. E Johnny diventa una sorta di Super – Skrull.
    Quella parte e’ a mio giudizio la migliore, anche se un po’ pasticciata.
    Ma si. Passabile.

  11. Andrea

    Il vero protagonista e’ la torcia umana, di cui il film e’ un classico percorso di formazione da ragazzo immaturo e spericolato a superuomo responsabile (al contrario del serioso Reed, la cui felicita’ matrimoniale e’ perennemente ostacolata dalle troppe responsabilita’). Da questo punto di vista e’ una storia costruita bene, ma anche abbastanza banale.

  12. Danko 2 la vendetta

    Da bravo nerd (o marvel zombie) dirò la mia: nei fumetti dei fq la marvel esiste e fa i fumetti dei fq. La cosa spesso ci ha interagito, quindi Stan Lee ci sta eccome. Per quanto riguarda il finale, siamo ad un Silver Doom (o doctor Surfer) contro Superskrull. Ci sta eccome 2. Ps bella rece

    • Giakimo

      Non solo, ma Capitan America per un periodo lavorava come disegnatore ai fumetti di Capitan America.

    • CREPASCOLO

      E la Marvel nel 1991 – per festeggiare i 50 anni dalla creazione del personaggio – stampò una miniserie ( Facian Nicieza/Kevin Maguire/Steve Carr ) che rileggeva le origini del personaggio, mostrando la passione di Steve Rogers per il disegno. Più recentemente ho letto un team up tra Cap e Spidey in cui gli autori notavano le somiglianze – due nerd magrolini prima di essere potenziati – che terminava con Steve Rogers che realizzava un fumetto co-sceneggiato da Peter Parker.
      Mi pare che anche l’alter ego di Hyperion della Controterra ( versione Marvel di Superman ) sia un cartoonist. Fuori dalla Marvel, lo è anche la identità segreta di Supreme ( altra versione di Superman ).

    • Kylo Pontecorvo

      Non solo esiste, ma la comparsata di Stan che fa Stan è la citazione più fedele ai fumetti di ambedue i film: Stan (e Jack) vengono cacciati dal matrimonio di Reed e Sue, perché senza invito, nell’ultima pagina dell’annual.

  13. Killing Joke

    Ma non può essere lo stesso Mark Frost di Twin Peaks, dai

  14. Akira Knigtley

    “E invece di un pazzo megalomane psicopatico e instabile sì”
    Non ricordavo il dettaglio, potrebbe (quasi) strappare il premio Facciapalmo all’esilarante inizio di Suicide Squad: ‘Aspè, Superman è morto, liberiamo tutti i nemici DI BATMAN’ che secondo me rientra nel puro troll…

  15. Kylo Pontecorvo

    Grazie George per aver apprezzato tutto l’apprezzabile di questi due film che io non mi sono mai sentito di condannare quanto in teoria si vorrebbe.
    Inoltre, pur con tutti i difetti, lo stile di questi film è quanto di più vicino ai Marvel Studios si sia visto fino a quel momento. Acerbo e non riuscito quanto Iron Man e altri, ma nella chiave giusta. Quindi, nella mia testa, se non ci fosse il problemino del doppio Chris Evans, questi sarebbero i FF del MCU.

  16. RaveNantes

    Nella terza stagione Star Trek Discovery

    Spoiler

    Fanno recitare Doug Jones senza trucco con la scusa del ponte ologrammi e niente, mi sono commosso, quell’uomo merita qualche premio importante.

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