Il film voluto dalla gente: Zack Snyder’s Justice League – Snyder Cut (2021, di Zack Snyder)

[interno, sede dell’HBO]
– Altolà, chi è!
– Signor portinaio sono un Rappresentante della Gente, ho qua un pacco importante da consegnare da parte di Zack Snyder!!!
– Ce l’ha un appuntamento?
– Ma quale appuntamento!!! Si facci da parte misero leccapiedi dei Poteri Forti, non ho bisogno di un appuntamento! Sono in missione per la libertà artistica nei film dei supereroi e ho migliaia di hashtags dalla mia parte!!!
[primo piano sul portinaio dell’HBO con la fazza basita; il Dustin Hoffman del ’74 – oppure Favino – entra indisturbato]

Sto scrivendo un film sulla campagna per lo Snyder Cut, questo qua sopra è solo un assaggino (vagamente romanzato rispetto ai fatti reali) ma se volete vi giro le prime quattro pagine.
Per il titolo sono indeciso tra “Snyderheart” e “Tutti gli uomini del rallentante”.
Che storia incredibile, amici.
Abbiamo fatto bene a raccontarvela prima, così adesso passiamo dritti al dunque.

#Proud (ma anche #MaiPiùSenza)

Ha vinto la gente.
Bravissima, gente.
Con tutte le cause per cui vale la pena mobilitare gli hashtag virali delle grandi occasioni per forzare la mano ai Poteri Forti, questa sta decisamente sotto la Ice Bucket Challenge ma probabilmente sopra il far suonare i Foo Fighters a Cesena (che però c’è da dire che l’avevano fatto senza bullizzare nessuno).
Abbiamo una versione della Justice League che è precisa precisa come Zack Snyder ce l’aveva in testa il 10 aprile 2016, un giorno prima di iniziare le riprese.
Anzi, mi correggo: abbiamo una versione della Justice League che è precisa precisa come Zack Snyder ce l’aveva forse in testa un paio di settimane prima, quando ancora sognava che Batman c Superman stracciasse ogni record al botteghino e vincesse più Oscar di Il ritorno del Re facendolo diventare il nuovo James Cameron, e prima che arrivassero report che descrivevano una situazione al box office un po’ meno gloriosa di così. Perché la bolla della Hall H del San Diego Comic Con non era rappresentativa del mondo intero??? Perché quando Batman ha detto “Pure tua madre si chiama Martha??? Giurah!!!” le platee del pianeta non sono state spazzate via dall’esaltazione come quando Zack aveva fatto leggere un dialogo di Frank Miller e mostrato il logo di un film che in quel momento si poteva soltanto immaginare?
La vita è ingiusta.
Batman c Superman piaceva a qualcuno.
Ok, 800 milioni non erano abbastanza da rendere giustizia al suo pieno potenziale commerciale in un mondo in cui Iron Man 3 supera in scioltezza il miliardo di dollari, ma piaceva a qualcuno.
E quel qualcuno avrebbe iniziato a fare casino.
E il fottuto #karma gliel’avrebbe fatta pagare a tutti.
SIGLA:

La Warner cede e approva il costoso progetto “Nome in codice: Snyder Cut”, e poi all’ovvia domanda se questo debba rappresentare in una qualsiasi forma una nuova ripartenza dell’Universo DC rispondono secchi “no”.
Per cui ve lo dico subito: non lo apro un paragrafo sul futuro del DCU. Non lo so il futuro del DCU. Hanno passato gli ultimi cinque anni a sbagliare i film che pensavano di azzeccare e ad azzeccare i film che pensavano di sbagliare, per poi dover spiegare che non c’entravano niente col resto. Non lo sanno nemmeno loro il futuro del DCU, specie dopo una mossa disordinata del genere.
Ma insomma, come avevamo spiegato si è creato questo cortocircuito spaziotemporale per cui di colpo Zack Snyder ha avuto carta bianca e 70 milioni per fare quello che voleva, incluse le idee che normalmente la Warner gli avrebbe bocciato.
Carta bianca, niente da perdere e nessuna responsabilità.
Se prima avrebbe dovuto cercare un compromesso fra le sue idee e la sterzata di direzione che aveva annunciato lo showrunner Geoff Johns, ora al contrario poteva fare letteralmente quello che voleva come manco viene concesso a Nolan e Tarantino.
E più diverso era dalla versione di Joss Whedon uscita a suo tempo al cinema, meglio era.
Che se ti chiedono “ma quindi poi fate altri film con Henry Cavill e Ben Affleck?” tu gli puoi anche dire “boh”, ma se ti chiedono “ma quindi questa versione che mi vuoi far vedere è molto diversa da quell’altra versione che mi aveva fatto schifo?” è un po’ come quando Gozer ti chiede se sei un Dio: tu gli devi dire SÌ.
E allora Zack si tira su le maniche, fa un respirone, spalanca i rubinetti e ci mette tutto: monta, colora, ritocca, aggiunge e, senza più il fiato di Geoff Johns sul collo, al netto del girato si comporta da autore totale e fa il piffero che gli pare.
Quattro ore di durata. Personaggi nuovi. Il formato dell’immagine in 4:3, una roba da hipster extreme, che a meno che non hai ancora un Mivar del ’91 ti fa le bande nere ai lati.
Una volta conoscevo un tizio che lavorava alla Coca Cola: mi raccontò che la Coca Cola aveva una formula concentrata, che poi veniva annacquata e colorata per raggiungere la versione commercializzabile che conosciamo tutti.
Mi raccontò che apparentemente una volta un collega volle assaggiare il concentrato di Coca Cola, e finì all’ospedale in stato comatoso per diversi giorni.
Al suo risveglio pare che gli dissero “e per fortuna che non hai bevuto il concentrato della Fanta”, ma questa è un’altra storia.
Il punto è: Zack Snyder’s Justice League – Snyder Cut, di Zack Snyder, è puro concentrato di Zack Snyder.
È Justice League – Ultimate Edition.
Non vi fa finire all’ospedale, ma io non lo prenderei sottogamba.

Il momento che ha commosso il web.

L’incipit consiste in una slow motion lentissima su Superman, talmente lenta che pensavo fosse il logo della DC.
Ho pensato “grazie al cazzo che il film dura quattro ore se il logo della DC dura da solo otto minuti”.
In realtà non era il logo della DC ma un flashback iper-rallentato sulla morte di Superman che, lo ricordiamo, fu ucciso da un mostro di pongo voluto e approvato da Zack Snyder per il finale di Zack Snyder’s Batman v Superman (2016, di Zack Snyder).
Da lì in poi i primi minuti sono abbastanza una bomba.
Epici. Serissimi.
Batman incontra Aquaman, nelle scene che abbiamo già visto anche in quell’altra versione.
Ma stavolta l’atmosfera è tutt’altro che leggera.
Aquaman è il vichingo dei mari, e i suoi compaesani di terra non hanno nulla a che vedere coi buffi buzzurri del film di James Wan che vogliono farsi un selfy con lui: sono dei pescatori che porcocazzo sembra che ognuno di loro possa raccontarti una personale storia pesissima che nel migliore dei casi è Moby Dick.
Quando Aquaman entra in mare non si sentono più i White Stripes, come Snyder stesso aveva fatto approvare per il primo trailer di Justice League proiettato al Comic Con prima che Whedon entrasse come consulente.
No! Stavolta non c’è Geoff Johns a dirgli di farla un po’ più buffa, di buttarla via.
Snyder stavolta sta facendo il film serissimo in piena libertà, per cui invece che i White Stripes ci mette il coro delle voci bulgare. Che voi credete sia una cosa semplice, ma non sapete quanto gli è costato: ha dovuto offrire in cambio il meglio dei Tavares, qualcosa di Cerrone, Boney M, Disco Duck, Cuba dei Gibson Brothers… Alla fine per fortuna hanno ceduto.
Poi passiamo al mondo di Wonder Woman.
Themyscira non è più quella bella isola solare e colorata che ci ha mostrato Patty Jenkins nei suoi due film, piena di donne guerriere e al contempo sagge e umane.
Macché: Themyscira per Zack Snyder è la cazzo di Sparta. È 300 con le donne.
La differenza è che non urlano in coro “AHÙ!” ma urlano “UHÀ!” (vorrei dire che sto scherzando, ma non sto scherzando).

Battaglie in 4:3

Senza se e senza ma: questo inizio è una bomba.
È una tamarrata galattica, ma è una bomba.
Inoltre, è dove più che in ogni altro momento spicca la differenza con la Marvel.
Le regole di casa Marvel sono chiare: ogni film è appiattito sullo stesso stile perché i personaggi devono essere interscambiabili, devono poter viaggiare da un film all’altro senza snaturarsi e senza far sentire alcuno stacco. Deve sembrare tutto scritto dalla stessa mano.
Non è probabilmente questo il contesto giusto per giudicare, ma non è quello che succede qua.
Questa è chiaramente l’interpretazione di Zack Snyder di Aquaman e Wonder Woman, ed è nettamente diversa, come tono e pure fotografia, da quelle rispettivamente di James Wan e Patty Jenkins. Togliete il riff immediatamente riconoscibile (e invadente/esilarante) di Wonder Woman, e dire che è lo stesso personaggio dei suoi film solisti è come dire che i Batman di Burton e di Schumacher sono la stessa cosa.
Da una parte: fu effettivamente Snyder a scegliere Jason Momoa e Gal Gadot, e a introdurre quest’ultima brevemente in Batman v Superman, quindi come minimo diede il primo timbro e ha un diritto di imprinting.
Dall’altra che è successo? Gli furono tolti di mano subito e date istruzioni di distanziarsi? O era già nei piani della DC il non preoccuparsi di questi sbalzi, lasciando che ogni personaggio mutasse a seconda dell’autore che lo maneggia? La differenza tra i film solisti e la Justice League in versione Whedon è meno calcata: Whedon aveva forse influito, anche implicitamente per mano di Geoff Johns, negli altri film? O coincidenza? In generale: aveva dei piani la DC?
Su quest’ultima domanda si stronca un po’ tutto, ma è indubbiamente uno degli aspetti più interessanti dello strano multiverso che apre questo Snyder Cut.
Ci sono cose molto ovvie: la stessa scena d’azione, montata e post-prodotta prima da Whedon e poi da Snyder sullo stesso girato, è diversissima.
Non è (solo) questione di recuperare momenti extra o inquadrature alternative: è proprio lo stile, e lo si vede a occhio nudo anche solo nei movimenti dei personaggi, nella slow motion ovviamente insistita ma anche più nel dettaglio l’ipervelocità a strappi di Wonder Woman.
Sembra effettivamente un film completamente diverso anche quando si tratta della stessa scena.
È una cosa positiva! E non solo perché le scene action dirette da Snyder ci si puliscono il culo con quelle supervisionate da Whedon, che è ovvio quanto notare che Whedon ha una mano più raffinata di Snyder per struttura, dialoghi e umorismo: è positiva perché siete a scuola di cinema e state vedendo la magia del montaggio e della post-produzione in tutta la sua furiosa potenza. Non avete idea di quanto mi sto sfregando le mani al pensiero di tutte quelle discussioni che da oggi in poi potrò stroncare rapidamente dicendo soltanto “ad esempio guarda la differenza tra lo scontro fra Batman e i suoi amici contro il cattivissimo Steppenwolf nella versione di Joss Whedon e in quella di Zack Snyder”. Questo da solo è un motivo più che valido per guardarsi il film.
Ci sono comunque molte cose che riacquistano un senso in questa nuova versione della storia, e fra queste c’è persino l’incazzatura pubblica di Ray Fisher, il cui Cyborg è qui un personaggio centrale di cui scopriamo origini e dramma, mentre Whedon in tutta la sua #CasualCruelty l’aveva ridotto a buffo accessorio dall’utilità dubbia.
Cyborg è un personaggio completo, non più solo “l’uomo con l’internet nelle mani”.
E ci fa tutt’altra figura qua, Ray Fisher: non è il nuovo Denzel Washington e forse nemmeno Chadwick Boseman ma, nonostante quel costume ingombrante e ridicolo che si ritrova, è più che dignitoso e all’altezza della difficile situazione, e giustifica i piani di un film solista.
Citiamo anche il design di Steppenwolf se vogliamo: sembra un po’ meno di pongo (quasi un anno di extra-sforzi dedicati…), in compenso sembra un dinosauro piumato e va detto che se non altro è una trovata visiva abbastanza distintiva.

Born to be wild

Detto questo: il concentrato di Zack Snyder significa anche altre cose.
Significa slow motion a quantità industriali: fin qui ok, la battuta “leva tutte le slo-mo e il film dura un’ora in meno” è scientificamente corretta ma funzionalmente sleale. Non puoi scindere Snyder dalle sue slo-mo, è il modo in cui costruisce il respiro stesso dei suoi film.
Ma significa anche che con l’autoindulgenza a livelli record gli scappa la mano più di una volta.
Ad esempio, in quella che da oggi in poi diventerà ufficialmente la scena-barzelletta con cui lo sfotterò fino alla fine dei tempi, Flash si innamora a prima vista di una gnocca che gli fa gli occhi dolci, e la salva da un incidente stradale durante una sequenza al rallentatore lunga quanto un’intera cover eterea di Song to the Siren di Tim Buckley. C’è tutto: la pacchianeria di una situazione presa di peso da Twilight, la slo-mo esasperata e stirata alla morte, una canzone già super-sdolcinata ed eterea in partenza di cui viene commissionata una cover ancora più eterea, e come bonus un hot dog volante. Appena posso butto su Youtube un video con solo il pezzo in cui Flash fissa l’hot dog volante in slo-mo in loop mentre sotto c’è la cover extra-eterea di Song to the Siren.
Flash, tra l’altro, con qualche battuta in meno e qualche battuta in più, rimane esattamente identico alla versione di Whedon e spicca come se fosse capitato nel multiverso sbagliato. Imparassi che Ezra Miller si è scritto/diretto da solo, partendo da qualche punto di riferimento e da “tu sei la linea comica”, non mi stupirei. Whedon aveva aggiunto la battuta sul brunch, qualche riferimento pop culture in più e quell’idea che Flash non avesse esperienza di battaglia che aveva portato a uno dei momenti più ispirati della sua versione, quello in cui Batman gli dice “Salvane uno”; Snyder arriva a tanto così dal fargli prendere le botte in testa.
È un film disseminato di momenti terribili.
Ad esempio: l’aspetto “empowering” di Wonder Woman è letteralmente legato a due vignette completamente avulse dal contesto, come se fossero momenti che Zack si è ricordato di girare solo all’ultimo istante appiccicando uno slogan al volo (“non sono di nessuno!!!” in risposta a Steppenwolf che dice “la donna è mia”, e “puoi essere quello che vuoi” in risposta alla bambina che si stacca da un gruppo di ostaggi per dirle “da grande voglio essere come te”). È roba al cui confronto il controverso momento girl power di Avengers: Endgame pare tranquillamente sincero, guadagnato e organico.
Vogliamo citare anche la scena in cui Cyborg guarda l’astronave di Batman e dice “She wants to fly, I can fix it!!!” per poi soffermarsi a spiegare che ha detto volutamente “she”? Qui probabilmente è Zack che è avanti e sono io che sto facendo una figuraccia da arretrato insensibile, ma la gender identity applicata a un’astronave – in un contesto in cui l’argomento non viene affrontato in nessunissimo altro modo – mi è sembrata una di quelle mosse che farebbe Alan Partridge, il conservatore goffo che dice una cazzata istintiva nel tentativo di non sfigurare coi progressisti e continuare a lavorare alla BBC.

L’ultima cosa che voglio fare sotto a una foto del genere è lanciare una gara di caption.

Ma alla fine la cosa che prevedibilmente mi ha dato maggior fastidio sono le quattro ore.
Non per se stesse, ma per come sono usate: sono una forzatura e sono una paraculata.
Il primo atto del film dura due ore.
Ripeto: il primo atto del film dura due ore.
Quando Whedon nel suo cut ha già mandato tutti gli spettatori a casa a calci in culo scena post-credit inclusa, Snyder ti ha appena fatto vedere per la prima volta la Justice League riunita tutta insieme.
In parte lo capisco: la Justice League, nel 2017, arrivò troppo in fretta.
Conoscevamo bene Superman, conoscevamo un pochino Batman, e tecnicamente avevamo visto un film su Wonder Woman – ma Snyder, che aveva iniziato a girare questo prima che uscisse, ancora no e si vede.
Per arrivare a dare il giusto respiro epico al finalone, tocca quindi prenderla larghissima, mostrare singolarmente in azione tutti i personaggi (tranne Batman!), dare loro una motivazione per unirsi alla squadra, e in più spiegare con calma da zero le origini di Cyborg che è di gran lunga colui per cui è facile che lo spettatore medio non conosca nemmeno i fumetti.
Quindi sì:  Justice League soffriva di problemi congeniti prima ancora che si iniziasse a scriverla. Idealmente avrebbero dovuto girare un altro paio di film in mezzo in modo che si arrivasse a questo con meno esigenze.
Ma anche così, due ore che procedono a passo di deambulatore sono veramente troppe.
Sarà stata anche colpa del formato in 4:3, ma a un certo punto il film ha preso un tale ritmo rarefatto che mi aspettavo da un momento all’altro di vedere Lois seduta in terra a mangiare una torta per cinque minuti dritti come in A Ghost Story.
Del resto, la trama alla base è sempre la stessa: Superman è morto, Steppenwolf vuole collezionare scatole magiche, Batman raduna un gruppo di supereroi per impedirglielo e usa una di queste scatole magiche – la cui mitologia ci spiega che posseggono il misterioso potere di fare quello che serve alla sceneggiatura – per resuscitare Superman, e tutti insieme sconfiggono il male.
Non ci sono chissà quali complessità da spiegare.
Superman ha lo stesso arco non-sense della versione di Whedon, in cui inizialmente è matto perché così possono mostrarci uno scontro spettacolare tra lui e i suoi superamici, ma poi ci dorme sopra e gli passa.

Superman e il suo nuovo pigiama di Gucci

Il feeling è quello della workprint di lusso: la bozza che si mette insieme con dentro tutto prima di decidere dove limare e stagliuzzare e magari rigirare. La workprint in genere non è il director’s cut: è letteralmente solo la prima bozza. È pratica comune, che da quando sul web va coperta qualsiasi vaga micronews su ogni blockbuster ha generato svariati equivoci, facendo credere ai fans che esista una versione di Star Wars di tre ore o cose simili. Non è una “versione”: è una prima stesura fatta per vedere dove intervenire per dargli la forma finale. Le workprint non hanno per forza la post-produzione finita, e quello che viene tolto da lì ha senso e interesse unicamente come scena tagliata da mettere sul dvd.
Ma Snyder – uno che ha fatto distribuire tre versioni diverse di Watchmen una più confusa dell’altra, e poi due di Batman v Superman – non ha niente da perdere, non ha responsabilità e ha già dimostrato di non avere una gran cognizione per queste sottigliezze.
E in più la sua esigenza è un’altra: mostrare il dito medio a tutti, e far vedere dove sarebbe andato il DCU se fosse rimasto nelle sue mani.
Nella prima mega-battaglia in flashback tra l’esercito di Steppenwolf e varie fazioni di supereroi, succede di tutto: Green Lantern, che nella versione di Whedon era rimasto giustamente come easter egg, qua ha un intero momento su di lui. Compare anche altra gente che non sto a citare, vi lascio la sorpresa se non ve l’hanno già rovinata. Compare persino Leonida di 300 (era lui? Immagino non fosse davvero lui, immagino che i fans dei fumetti sappiano benissimo chi fosse in realtà e in questo momento mi stiano dando del poverino disinformato, ma sembrava lui).
Non parliamo poi del lunghissimo epilogo: una prova di arroganza spettacolare, una vera e propria power move gratuita che più di ogni altra cosa lascia il sospetto che questo Snyder Cut esista anche come parziale compensazione da parte della Warner per evitare problemi legali da Snyder e magari pure da Fisher (per storie separate). Tutte le scene nuove scritte e girate appositamente da Snyder per questa versione, quelle con il Joker di Jared Leto ma non solo, stanno nell’epilogo, e non hanno niente a che fare con la trama del resto del film ma soltanto con una preview stronza di cosa avrebbe fatto nel sequel. La pura malvagità di estorcere milioni che servono unicamente a confondere le acque e a consolidare la propria personale fanbase totalmente a scapito della direzione di un franchise che non gli appartiene più, è geniale. La Warner comunque ottiene una specie di stress test, un sondaggio in cui misurare quanta passione c’è realmente per lo SnyderVerse e poi… E poi boh. Non ce l’hanno un piano.
Forse che questo Snyder Cut avrebbe funzionato meglio a serial tv? Forse. Prendete WandaVision, se l’avete visto: dura cinque ore e mezzo totali, non troppo di più, ma a botte di episodi di mezzora può permettersi una prima ora e mezzo di sola premessa che se vista tutta assieme al cinema sarebbe risultata inutilmente dilatata e parecchio ripetitiva. Forse rimescolando qua e là anche lo Snyder Cut avrebbe avuto più senso a episodi come avevano inizialmente annunciato, e la divisione in capitoli è probabilmente anche retaggio di quello.
Per quello che a conti fatti viene raccontato in Zack Snyder’s Justice League, 2 ore e 40 di film tagliate bene avrebbero mandato tutti a casa più o meno contenti.
Ma a quel punto sarebbe stato scontro diretto con la versione di Whedon, e lo scontro diretto non interessava a nessuno.
Meglio far vedere una bozza allungata gestita in extra-libertà.
Meglio far vedere lampi di personalità, sprazzi di coerenza, momenti di spettacolo, squarci di un futuro alternativo, e di nuovo immaginare qualcosa che in realtà non abbiamo.

Incredibile.

Non sorprenderò nessuno nel dire che come gusti personali sono molto più vicino a Zack Snyder e alla sua grezzissima rule of cool che a Joss Whedon.
Batman che con tutti i mezzi che ha va a trovare Aquaman a cavallo e scalando una montagna a mano; Wonder Woman che distrugge mezzo Old Bailey per far fuori una persona sola; Cyborg e i suoi puntuali ologrammi epici nel momento clou in cui gli archi di Zimmer pre-annunciano di chi si sta parlando.
Fottesega.
Ho già rivisto sia L’uomo d’acciaio che Batman c Superman tre volte, e ancora non mi è venuta voglia di riguardare gli Avengers.
Il puro senso del dinamismo di Snyder vale da solo il prezzo di qualsiasi biglietto.
Il suo approccio ai supereroi è precisamente ciò di cui Alan Moore si lamentava nell’86 nella sua opera originale intitolata Watchmen, ma hey, sappiamo com’è andata. L’ironia.
E mi lancio anche oltre: Snyder sembra molto più a suo agio a raccontare queste gesta epiche di magnifici supereroi tormentati che in quella storiellina pasticciata e arrapata che si era scritto da solo in Sucker Punch. Questa è la notizia migliore. Questa è stata la cosa più bella da vedere in Zack Snyder’s Justice League – Snyder Cut di Zack Snyder (ZSJLSCdZS).
Zack ha già dimostrato di non valere magari le esigenze straordinarie di incassi di personaggi come Batman e Superman: dategli qualcuno di meno impegnativo, ditegli da subito che non può sforare l’ora e 50, tenete d’occhio questa sua improvvisa esilarante convinzione di essere la nuova venuta di Sergei M. Eisenstein e vi porterà a casa una probabile chicca.
Sono molto contento che ZSJLSCdZS esista e sono contento di averlo visto, mi ha regalato molti spunti interessanti e per via di questi, come già spiegato, ne consiglio tendenzialmente la visione.
E normalmente non me ne curo, però in giro leggo cose che uff… Gente che si gasa perché “sembra un film”, “ha una visione coerente”, “ha la netta impronta di Zack Snyder”… E mi chiedo: è davvero così bassa l’asticella? Stiamo davvero dicendo che è di questo che ci dobbiamo accontentare per decretare che ZSJLSCdZS è bello? “Sembra un film”? “Sembra diretto da una persona sola”? È questo il contesto di aspettative che si è creato attorno a quest’opera? “È meglio di quell’altra versione che era stata messa insieme in fretta e furia unendo a Frankenstein cose girate da due autori dallo stile opposto e che si apriva col primo piano in IMAX di un tizio con la bocca resa deforme dalla computer-grafica”, pertanto in un impeto di entusiasmo magari buttiamo lì anche quella parola che inizia con la “c” e finisce con “apolavoro”?
Se insistete, ok.
Sì, è vero, posso fugare anch’io ufficialmente questi timori (che in parte nutrivo): ZSJLSCdZS, tutto sommato, non fa vomitare sangue dagli occhi.
Se per voi è sufficiente per stappare lo champagne, accomodatevi.

Non ho controllato se Kevin Smith abbia davvero pianto dopo aver visto lo Snyder Cut, ma dò per scontato che sì. O stavolta era sangue?

Streaming-quote:

“Non fa vomitare sangue dagli occhi”
Nanni Cobretti, i400calci.com

IMAX-quote:

“Benvenuti all’IMAX, dove il formato 4:3 acquista finalmente uno straccio di senso”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: ora appoggio anche la tesi che l’uso di Everybody Knows di Leonard Cohen all’inizio della Justice League di Whedon fosse un messaggio da parte di Whedon che aveva capito di essere stato intrappolato in una missione impossibile.

P.S. 2: il movimento #ReleaseTheSnyderCut, in mezzo a tutte le sue idee ingenue e le sue derive di bullismo, si è anche fin dalle prime fasi legato all’AFSP (American Foundation for Suicide Prevention) e nel corso di diverse iniziative ha raccolto un totale di circa $200.000 che ha donato in beneficenza. E questo è bene e gli va concesso.

P.S. 3: no, la rece della versione in bianco e nero non la facciamo

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131 Commenti

  1. Manente

    Meglio della prima, ma comunque sempre nel reame del terribile!
    Mi sono riguardato subito dopo batman vs. Superman e ok, la scena di Martha fa sbellicare ma per il resto è un film credibile. Quando guardo Justice league ho invece la sensazione che sia tutto falso , tipo di vedere attori con costumini e non personaggi del film. Bella rece

  2. Vecchio Galles

    Recensione positiva gente…
    All’inizio sembra lo stesso film versione estesa, compresi alcuni spunti stonati ( i terroristi nostalgici dei secoli bui… Mettevi quattro mussulmani e avrebbero garantito pathos più credibile con analogo dialogo buonista con note di analogo femminismo).
    Lentamente però la trama acquista una certa caratura (meglio spiegata la storia delle scatole, traduzione ahimè infelicissima) raggiungendo le vette con il personaggio di Viktor/Cyborg.
    Flash è sì comico ma meno macchietta (il brunch speriamo di dimenticarlo tutti).
    Decisamente migliori i combattimenti, ad esempio nei sotterranei Batman è meno imbranato e Flash non sembrava un minchietta spaventato.
    Ottima la scelta di una battaglia finale in un luogo spopolato… gli abitanti stereotipati erano di un anticlimax terrificante.
    L’epilogo mi è sembrato l’ultimo guanto di sfida lanciato da Snyder, alla “tanto non mi costa nulla” per tenere in vita il suo DC Universe.
    Promosso il Joker di Leto perchè fa veramente il matto… E solo io ho notato le sue mega trollate “razziste” a Mera come una bella presa per il qlo al buonismo?

    Momenti no?

    Steppenwolf perde parecchio rivelandosi tirapiedi di Darkseid, qua siamo ai livelli di Le Tont con Gaston…
    Il wurstel, santo Cielo…
    Troppe scene inutili… Steppenwolf che tortura gli atlantidei o il tizio che sbotta in francese al museo dove lavora Diana.

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