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La più bella storia d’amore dell’anno: la rece di Bloody Hell

«Andate via»

Voi non sapete quanto sono stato tentato di aprire questo pezzo dicendo “andate via, vedetevi il film e poi tornate”, per liberarmi da ogni responsabilità e pastoia anti-spoiler e poter scrivere a ruota libera di Bloody Hell, questo assurdo film anglo-australiano che parla di un americano che va in Finlandia e ci trova la morte. Ma no, sono una persona giudiziosa e apprezzo le sfide, e parlarvi della storia del simpatico Rex e della sua doppia personalità incuriosendovi senza rovinarvi alcuna sorpresa è una bella sfida, che accetto perché me l’ha consigliato Kanlio Stubrick, la voce della mia coscienza.

Sapete chi è il regista di Bloody Hell? Alister Grierson, quello di Sanctum, ve lo ricordate Sanctum? Quel film di abissi marini senza personalità alcuna ma con delle riprese subbaqque bellissime e sponsorizzate da James Cameron? Da allora Grierson ha lavorato pochissimo e per il cinema ha diretto solo due film: Tiger, sul quale non ho nulla da dire, e appunto questo Bloody Hell, scritto da tal Robert Benjamin alla sua prima sceneggiatura per un lungometraggio e interpretato da Ben O’Toole, uno che sulla pagina Wiki del film ha un link al suo nome che rimanda non a una pagina dedicata ma a quella di Detroit di Bigelow, e da Meg Fraser, all’esordio assoluto in un lungometraggio.

Esordi

Il dettaglio più carino è che niente di quello che ho scritto finora c’entra assolutamente nulla con le cose a cui Bloody Hell guarda e da cui prende a piene mani spunti, ispirazioni, idee e soprattutto garra: Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi, La casa, ma anche un po’ di uberpop postmoderno ultraviolento megacolorato citazionista tarantiniano, tanto umorismo nerissimo, forse persino un po’ del Guy Ritchie degli esordi. C’è un contrasto delizioso tra Sanctum, che voleva essere meditativo e solenne e finiva per diventare un documentario del National Geographic con meno ritmo, e Bloody Hell, che è talmente demente e sbalestrato che ho il dubbio che a dirigerlo non sia stato Alister Grierson, ma il suo gemello cattivo Grilister Aerson. Per cui ora dopo la SIGLA! ve ne parlo così finalmente vi spiego bene questa storia del doppio.

Certo che c’è Ievan polkka in questo film australiano ambientato in Finlandia. Sapete come ci finisce in Finlandia il protagonista Rex? Lo scopriamo presto grazie a una delle due intro assolutamente scollegate tra loro finché non smettono di esserlo con cui si apre Bloody Hell.

La prima sembra una roba ai confini di quel folk horror che ci piace tanto; c’è una foresta buia e finlandese, una biondissima bambina terrorizzata che scappa piangendo, due tizi mascherati da animali che la inseguono e una biondissima adulta dallo sguardo crudele che le dice “non puoi sfuggire dalla famiglia”.

La sentite l’importanza della famiglia?

Nella seconda incontriamo Rex mentre è in fila alla banca che flirta con la cassiera non-Mary Elizabeth Winstead; purtroppo l’idillio è interrotto, proprio quando è il suo turno, da una banda di rapinatori armati di fucili a pompa e mascherati da mostri Universal. È qui che scopriamo che Rex è un ex soldato che per superare i traumi dell’Afghanistan e il PTSD ha sviluppato una seconda personalità che gli si manifesta sotto forma di lui stesso ma figo e un po’ tutto pazzo, tipo quell’episodio di Buffy ma virato Fight Club. E che, su istigazione di questa seconda personalità che chiameremo Rex 2, la rapina è finita con qualche rapinatore morto e Rex in galera per otto anni per omicidio – i dettagli li scopriremo nel corso dei successivi ottantacinque minuti.

È proprio durante la sua permanenza al gabbio che Rex decide che appena uscirà cambierà vita e se ne andrà in qualche posto remoto dove la gente non lo riconosce per strada – perché Rex è anche una riluttante celebrità da tabloid, visto che le sue azioni hanno sì causato morte e omicidi, ma anche salvato un’intera banca da una rapina. Volendo già in questi primi cinque minuti ci sarebbe da fare tutta una riflessione interessantissima su Rex e sulla domanda che ci perseguiterà per tutto Bloody Hell, e cioè “è davvero un eroe incompreso?”, il problema è che non c’è tempo, perché il nostro, in cerca di ispirazione per il suo futuro, spara una pallina di carta inumidita con lo sputo contro una mappa che sta sulla parete della sua cella e la vede appiccicarsi sulla Finlandia, che diventa così la sua meta post-carcere, un’utopia a cui aspirare che diventa realtà quando finalmente Rex esce di prigione e sale su un aereo in partenza da Boise, Idaho, e diretto a Helsinki – BOI TO HEL, e mi fa impazzire perché sono sicuro che la scelta proprio di Boise come luogo natale di Rex sia legata esclusivamente a questa gag scemissima.

A proposito di gag scemissime.

Ovviamente Rex arriva in Finlandia e la sua strada incrocia quella della famiglia dell’intro, che lo rapisce, lo lega in cantina e comincia a farlo a pezzi arto dopo arto per darlo in pasto a una creatura della quale vi ho già detto troppo.

Per un buon 666% della sua durata, Bloody Hell è la storia di un tizio senza un pezzo di gamba, legato al soffitto di una cantina buia, che cerca di fuggire e intanto discute con la sua seconda personalità. Uno dopo l’altro tutti i membri della famiglia scendono in qualche modo a visitarlo, e ogni volta succede qualcosa di diverso; il momento chiave è ovviamente quando a scendere è Alia, la biondina dell’intro che ora è diventata una donna ed è tutta enormi occhioni azzurri, labbra rossissime, aria tra lo svagato e il terrorizzato e fintissimo forzatissimo accento finlandese che probabilmente farà arrabbiare l’ambasciata finlandese in Australia (… ve la immaginate?), ma che è perfettamente in linea con un film sempre costantemente sopra le righe e senza alcuna paura di sfociare nel demenziale quando serve.

Fight Club ma meglio.

Ben O’Toole è la star assoluta, il Bruce Campbell del film, soprattutto quando diventa Rex 2, è il centro di tutto ed è lui a dettare il ritmo del film, a decidere quando accelerare e quando tirare il freno, persino a determinare il tono e il registro di ogni scena; c’è un po’ di tutto dentro Bloody Hell quando serve, c’è pure della tenera commedia romantica qui e là, c’è una scena eccezionale nella sua idiozia nella quale lui e Fraser riescono a far sembrare curiosamente sensuale e contemporaneamente ridicolo l’atto di ripulire una ferita e massaggiare una gamba per riattivare la circolazione. A Benjamin lo Sceneggiatore riesce pure l’equilibrismo definitivo: disseminare il film di riferimenti pop senza scadere nel meta- o nel citazionismo fine a se stesso ma anzi integrandoli nella narrazione nel modo più naturale possibile.

Da parte sua Meg Fraser fa circa lo stesso effetto che mi ha fatto Maria Bakalova nel sequel di Borat, solo che intorno ha un bel film: la guardi e pensi “e questa da dove cazzo viene fuori e dov’era fino a ieri?”. Il suo fratellino pare uscito da un remake di The Omen; il resto della famiglia da un qualche dramma teatral-verista di qualche rinomato ma pallosissimo regista nordico.

Finnish VO subs eng

C’è un mostro, ovviamente, ve l’ho detto, no?, che questa famiglia cannibale deve nutrire, ed è saggiamente tenuto nascosto fino a quando non si può proprio più evitare di (scusate) mostrarlo; e quando succede succede anche una delle dieci cose che mi hanno fatto ridere più di gusto in questo ultimo disgraziatissimo anno.

Non questa.

Ho riso di gusto più volte, in realtà, e spesso per le one-liner, Bloody Hell ne azzecca almeno l’85% e un paio di queste cascano talmente bene che valgono anche per quelle venute peggio. C’è violenza? Raga io questa ve la nascondo perché a me sembra uno spoiler fastidioso, ma sappiate che si intuisce già dal trailer quindi se volete leggete pure che c’è un bambino di otto anni a cui viene sfasciato il naso a calci con il tacco di ferro di uno stivale militare. Rex è mutilato per gran parte del film, ma a differenza di Ash Williams non si pianta una motosega nel braccio, ma deve cavarsela con una mazza da golf usata a mo’ di gamba artificiale (e usata bene, anche).

E poi Bloody Hell non sta fermo un attimo e spara una sorpresa dietro l’altra; non si capisce mai davvero dove stia andando a parare o che cosa possa succedere, e questo vale anche per le ultime scene, quelle decisive, il climax, l’apoteosi, il momento in cui farete anche voi pace con le parole “commedia horror”. C’è una parola che non posso usare ma che se volete vi scrivo in privato, dopo che avrete visto il film ovviamente, per farvi tornare all’istante il buonumore.

«E questa è quella parola lì»

Andatevelo a vedere, recuperatelo in qualche modo, in svariate nazioni del mondo sta su Prime Video e Google Play, da noi ancora no ma abbiamo fiducia, abbiamo speranza, abbiamo voglia di segare gambe e sparare nel cazzo alla gente. Poi magari vi starà antipatico perché la vostra violenza la preferite più sobria e rigorosa, ma a Bloody Hell non gliene frega un cazzo di quello che pensate, lui ha una famiglia di cannibali finlandesi di cui occuparsi. Sapete che tra questi ci sono anche due gemelli, uno dei due strabico, e li interpreta lo stesso attore che passa quindi il 50% del suo tempo in scena a incrociare gli occhi? Non sono i gemelli Weasley che ci meritiamo ma sono quelli di cui abbiamo bisogno.

Quasi quasi ora me lo riguardo.

Dovunque lo troviate quote suggerita

«Quasi quasi me lo riguardo»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

«A waaaay better love story than Twilight»
(Catherine Hardwicke)

IMDb | Trailer

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22 Commenti

  1. La recensione che aspettavo scodinzolando dietro la porta.

  2. Raimondo Vinello

    Mi ha divertito una ciaifra , non so perché ma lo paragonerei all’effetto che mi fece ” The Xottage del 2008.
    Meraviglia.

  3. Zaku

    Domanda idiota da uno che non ha visto il film: sventa una rapina in banca e gli danno 8 anni!?!

    • “Rex in galera per otto anni per omicidio – i dettagli li scopriremo nel corso dei successivi ottantacinque minuti”

    • Pitch f. H.

      … sventa una rapina in banca e gli danno 8 anni!?!

      Si. E ha un senso. Se guardi il film, ovvio.

      (In Italia se ne sarebbe beccati tipo il triplo)

  4. AN

    Ma a un certo punto della recensione Meg Fraser diventa Meg Foster per una qualche ragione?

    Comunque questa recensione mi ha fatto venire molta voglia di vederlo.

  5. tommaso

    Bombazza di film, si’.
    Il particolare di un tipo che si sveglia senza una gamba attaccato al soffitto, ma comunque si eccita per la “sexi psicopatica” e’ da antologia.
    L’unica cosa che aggiungerei rispetto alla rece e’ il nome di Edward Wright, che mi pare un po’ il modello di base del film.

  6. Noobi Wan Kenoobi

    Ehm…scusate, sono un noob.
    Dove lo vedo sto film che ho sentito dire che i cinemi son chiusi per raffreddore?

  7. Francesco

    Grande capo, a parte che lo vedo sicuramente, ma quindi mi state dicendo che è un remake pulp del “gorilla” con Bisio? si scherza, eh!

  8. Pitch f. H.

    Bomba.
    Il protagonista somiglia a Robert Downey Jr. (ed è evidente che lo sappia anche lui…)
    Lei stupenda.
    Flashback apparentemente messi a cazzo durante il film (ma hanno un senso).

    Uno sceneggiatore che alla prima sceneggiatura si cimenta nel genere in assoluto più difficile al mondo, il comedy horror, complimenti ci vogliono le palle.

    p.s.: per gli impazienti: dalle parti di CampoBasso si recupera facile…
    p.p.s: sempre per gli impazienti: c’è una scena post credits. Inutile e prevedibile, ma c’è.

  9. Ubik

    Filmone. Mi sono divertito un sacco, grazie Stanlio !
    Il protagonista gioca bene a fare un po’ Edward Norton, soprattutto nel suo ‘doppio”, il paragone con fight club è azzeccato.
    Lei mi ricorda tanto Samara Weaving (brava e bona, che si vuole di più? ).

    Solo una cosa Stanlio: mi sono perso lo spoiler che hai scritto in bianco… Oppure

    SPOILER

    il naso glielo rompe a piedi (beh… “piedE”) nudi quando è ancora appeso, lo stivale lo mette dopo perché lo trova nelle valigie. Ti riferivi a quella scena?

  10. Al Panino

    @Stanlio Non ho visto Borat 2 e non ho intenzione di vederlo, ne parlano bene, come mai non hai apprezzato? (Fai pure spoiler se vuoi)

    • Perché prova a rifare il primo senza un briciolo di verve, e soprattutto dice le stesse identiche cose del primo sull’America solo che nel frattempo a) sono un po’ cambiate e b) grazie a Trump e al suo effetto mediatico ormai le sanno anche i sassi e i comodini quindi risulta tutto banale invece che sorprendente come il primo.
      E poi gli yankee conoscono Borat quindi anche il giochino delle candid è depotenziatissimo.

  11. Divertentissimo, con dei momenti oserei dire quasi cult. Da rivedere sicuramente!

  12. manente

    Tipo è quasi diventato il mio film preferito

  13. Bradlice Cooper

    Adesso sono curioso, qual è la “parola che non puoi usare ma che ci fa tornare il buonumore”?

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