La casa con le prese della corrente che gocciolano: La ragazza del terzo piano

Lo so cosa state pensando: la situazione è fuori controllo. Sembra di essere tornati indietro di 20 anni, quando leggevi su Ciak di un film di vendetta interessantissimo uscito in Corea e ti domandavi esattamente dove fosse la Corea e se saresti mai riuscito a vederlo su degli schermi italiani. Poi è arrivato internet, poi è arrivata la globalizzazione, poi è arrivato l’internet super veloce, poi sono arrivati i servizi di streaming legale e poi è arrivata una fottutissima pandemia che ha resettato tutto, bloccato il cinema e mandato in tilt la distribuzione italiana, che si è convinta tutto d’un tratto di poter fare di nuovo le cose a caso.
Insomma, qui sui Calci è diventato un bordello trovare film abbastanza recenti e reperibili sul suolo italico da recensire, l’ho già graficato una volta e non ho paura di rifarlo. La situazione si complica ulteriormente quando becchi un film interessante, dici “aspettiamo che esca da noi”, passa un anno e mezzo, te ne dimentichi, esce da noi, non te ne accorgi, passano altri sei mesi, ti distrai perché finalmente hanno fatto uscire Promising Young Woman — e intanto quel film è lì a prendere polvere, perché la sua uscita se mai l’hanno comunicata l’hanno comunicata di cazzo e il risultato è questo: siamo a metà luglio del 2021 e nessuno ha ancora parlato di Girl on the Third Floor, uscito a marzo del 2019. Vediamo di rimediare.

Girl on the Third Floor è un film, fin qui ci siamo, del 2019, e questo si era capito, ed è anche carinoWAAAAHHHHH COSA STA SUCCEDENDOOO L’APOCALISSE IL SOPRA È IL SOTTOOOO00o°oOOoòçvbkufòo.p-èpiòoish4silo8yòp97. Sì amici, sono sopreso quanto voi ma a volte parliamo anche di film guardabili.

Non si sa molto del suo autore, un prolifico produttore di nome Travis Stevens che con questo film passa dietro la macchina da presa, a parte il fatto che evidentemente non dormiva quando a scuola di cinema, indirizzo “film belli”, il professore di “horror guardabili” ha detto «Ragazzi, quando fate un film non siate voi stessi. Mai. Siate Sam Raimi.»
Stevens ha fatto tesoro di quelle parole e, per il suo esordio come regista, ha scelto di essere Sam Raimi. Non fraintendetemi: non è che uno schiocca le dita e zippity-zap, è Sam Raimi, altrimenti gli unici a non essere Sam Raimi sarebbero quelli veramente ma veramente scemi. Essere Sam Raimi è un viaggio attraverso i meccanismi che rendono cinema il cinema. Non tutti ci riescono e anche quelli che ci riescono non è detto che imbrocchino il Sam Raimi giusto: possono essere il Sam Raimi di La casa come il Sam Raimi di Spider-Man 3. O una bizzarra via di mezzo.

La prima cosa Sam Raimi che fa Travis Stevens è prendere un attore e dirgli «tu sei Bruce Campbell». L’attore risponde «posso metterci un po’ di mio?» per cui Travis Stevens lo licenzia e al suo posto assume non un altro attore ma un wrestler. Phillip Brooks, aka CM Punk. Travis Stevens prende CM Punk e gli dice «tu sei Bruce Campbell», CM Punk risponde «ok ma come facciamo coi tatuaggi?». Travis Stevens ci pensa un attimo e poi decide «li lasciamo, ma non faremo niente per spiegare perché un ex lupo di Wall Street sia coperto di tatuaggi dal collo in giù compreso il logo della Pepsi sulla spalla, è così e basta». CM Punk è contento, non solo perché non deve rimuovere i tatuaggi col laser, ma perché si era presentato sul set già vestito da Bruce Campbell.

Gemelli!

Quella di Girl on the Third Floor, va detto, non è una storia particolarmente Sam Raimi. Almeno non una volta che tutti i nodi vengono al pettine e si capisce di cosa voleva parlare veramente Stevens (ci arriviamo), ma sul subito, se guardiamo almeno gli aspetti più superficiali, non è difficilissimo capire da dove vengano certe idee. C’è il protagonista che è un everyman con la faccia di gomma, che ama il suo cane e una birra ghiacciata, c’è una casa infestata, un maligno che si manifesta nei modi più fantasiosi e soprattutto un gran gusto per gli effetti speciali pratici, quelli fatti col lattice la colla e la salsa di pomodoro, quelli che sarò un romantico ma sono più belli della CGI perché li puoi toccare.
CM Punk interpreta Bruce Campbell che interpreta un certo Don che interpreta Ash: un tizio che ha comprato una casa e deve rimetterla a nuovo prima che lui e la moglie incinta vi si trasferiscano per formare il quadretto perfetto dell’equivalente americano del Mulino Bianco (Mulino più Bianco?). Questa casa però è un bel casino (questa cosa farà ridere tra un paragrafo): la luce salta di continuo, la carta da parati è orrenda e, uh, come dire, c’è sborra dappertutto.

Come se questo da solo non fosse sufficiente per chiedere i soldi indietro, abbiamo tutto il repertorio di figure sfocate che si muovono veloci veloci alle nostre spalle, rumorini sospetti, muri che respirano, l’immacabile vecchio che ti mette in guardia e la cheerleader della porta accanto che è troppo porno per essere vera.

“Oh no, non ho i soldi per la pizza! Come possiamo fareee”

La storia si fa interessante e si arricchisce di ulteriore significato quando scopriamo che la casa era effettivamente un casino, cioè un bordello (ve l’avevo detto che avrebbe fatto ridere), che a infestarla sono dunque i poltergeist di centinaia, migliaia di rapporti sessuali consumati non proprio per amore e, soprattutto, che Don è una persona un po’ meno eccellente di quanto la sua imitazione di Ash voglia farci credere: va sui siti di donne nude, è un po’ troppo disinvolto con l’alcol, tradisce la moglie, è stato un ladro e un truffatore che ha sfiorato la galera per un soffio e alla fine della giornata non disdegna la violenza come soluzione ai suoi problemi.

Ma non può essere una cattiva persona, ama il suo cane!

Stevens fa un ottimo lavoro nello svelare poco a poco un protagonista alquanto sgradevole, per il quale ci troviamo a un certo punto a tifare quasi controvoglia, e in generale dimostra un’eccellente capacità di sintesi — mai troppo apprezzata di questi tempi — riuscendo a dire tutto quello che c’è da dire senza tirarla tanto per le lunghe in 90 minuti spaccati. Mette in campo una serie di soluzioni visive assolutamente squisite, per lo più giocate sul contrasto tra l’estetica retrò/decadente/hipster/chic della casa vittoriana (non un set ma una casa vera) e il discreto schifo di carne, membrane e fluidi corporei assortiti (menzione d’obbligo al responsabile degli effetti speciali Daniel Martin, che ha prodotto personalmente la maggior parte dei fluidi corporei). Non ricorre al mio nemico numero 1, il cancro degli horror, i jump scare, ma si affida al caro vecchio gore e body horror, lavora sulla violenza, più che gli spaventi, e ovviamente si concede almeno un paio di carrelli alla Evil Dead, che francamente mi sarei offeso se non avesse usato. Lo teniamo d’occhio questo Travis Stevens? Lo teniamo d’occhio. Qualche mese fa è uscito il suo secondo film, Jakob’s Wife, di cui non so ancora nulla ma a questo punto credo vedrò a scatola chiusa alla prima occasione.
Sarebbe bellissimo se la recensione si fermasse qui, ma ci sono anche un paio di cose che proprio non mi sono andate giù. E vorrei tantissimo parlarvene, ma per entrare nel merito è inevitabile fare qualche spoiler su, tipo, tutto quello che succede e come finisce il film, per cui, se siete quel genere di persone, magari preferite tornare dopo averlo visto.

La vagina dello spoiler

Per tutti gli altri (o per voi che stavate leggendo, vi siete fermati, avete visto il film e siete tornati), dunque:

A un certo punto diventa chiaro che quella che è in corso all’interno della casa infestata è, neanche tanto metaforicamente, una battaglia per l’anima di Don. E ho apprezzato come, nel momento in cui diventa chiaro che per Don quella battaglia è persa, la sua storia finisca. La trama che lo riguarda viene chiusa senza tante cerimonie e, a mezz’ora dalla fine e con un twist alla Psycho, la protagonista del film diventa Liz, la moglie di Don. Ho amato un po’ meno l’intento moraleggiante che c’era dietro, sempliciotto e scritto con un pennarello con la punta molto molto grossa.
Innanzitutto la contrapposizione casa=male/chiesa=bene era onestamente evitabile. La formuletta medievale in cui Dio e il diavolo ti mettono alla prova per vedere da che parte caschi mi è sempre stata abbastanza antipatica, come del resto la figura del prete che dice agli altri come vivere — che qui dovrebbe risultare meno retrogrado perché è una donna e beve bourbon, ma: vaffanculo, è comunque un prete che ti dice come vivere e nel 2021 scusate ma credevo che questa cosa dei preti che ti dicono come vivere l’avessimo superata (il film è del 2019, dev’essere per quello). Ma questi sono problemi miei.

Cattolicesimo WOW

Oggettivamente sgangherato è invece il discorso che il film cerca di fare sul corpo delle donne. Un passo più lungo della gamba in direzione di quell’horror di impegno sociale che quando funziona siamo molto contenti, ma quando non funziona lascia un po’ tutti in imbarazzo.
La rivelazione che Don sia il vero cattivo, mentre gli spiriti delle donne abusate che infestano la casa sono le vere vittime, arriva telefonatissima e tirata per i capelli. Che queste donne siano state uccise è liquidato in due battute ed è solo un pretesto per dire “…e per questo i loro spiriti sono rimasti intrappolati nella casa”: quello che vuole condannare Stevens sembra essere non tanto la violenza sulle donne, ma ciò da cui la violenza nasce, cioè l’oggettificazione. Solo che poi butta nello stesso calderone kink, rapporti a pagamento, sfruttamento della prostituzione e abuso di minori con un po’ troppa facilità, finendo per far passare un messaggio che suona quasi come “il sesso è sempre una violenza”. Che chiaramente non è quello che cercava di dire.

Prima che lo dica qualcun altro: not all men!

Don è il totem della mascolinità tossica “ripulita”, il tizio che ha imparato a comportarsi bene in mezzo agli altri ma che sotto sotto resta un cavernicolo. È il tizio che non dà la minima importanza ai sentimenti (o al nome, se è per questo) delle proprie partner, che considera il rapporto sessuale qualcosa che “si è guadagnato”, confermando che per lui le donne sono intercambiabili e sono un premio, quindi un oggetto. Stevens passa un’ora a raccontarci di che razza di douchebag sia Don con le donne, ma queste donne… chi sono? Sarah, la ninfetta satanica che lo tenta e poi lo condanna, è in tutto e per tutto un device narrativo con le gambe, una fantasia porno nella prima metà e un angelo vendicatore nella seconda, e in entrambi i casi niente di più di questo. Liz è un personaggio positivo solo perché in contrapposizione a Don: è coraggiosa e risoluta per far risaltare quanto invece lui fosse un ipocrita e un vigliacco, ma di lei non sappiamo assolutamente nulla.
Non è necessario leggere così tanto tra le righe, pretendere, specie in un film di genere, che ogni personaggio sia ben scritto e ogni scena abbia un significato più profondo. Ma nel momento in cui scegli di fare un film con la morale, credo sia legittimo aspettarsi qualcosa di più di un generico e didascalico “abbasso i maschi viva le donne”. Girl on the Third Floor è un buon horror, ma come horror femminista lascia molto a desiderare: è un film “contro la misoginia” che paradossalmente mette da parte le donne e le spoglia di qualsiasi funzione narrativa eccetto quella di vittime. Un film che si erge, forse anche in buona fede, a paladino delle donne senza però prendersi il disturbo di conoscerle o farcele conoscere.

Streaming quote:

“Se Sam Raimi avesse Instagram e avesse appena scoperto l’impegno sociale probabilmente avrebbe fatto una cosa del genere”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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16 Commenti

  1. Thompson Gunner

    “va sui siti di donne nude, è un po’ troppo disinvolto con l’alcol, tradisce la moglie, è stato un ladro e un truffatore che ha sfiorato la galera per un soffio e alla fine della giornata non disdegna la violenza come soluzione ai suoi problemi.”
    Che è una cosa che fa tipo riderissimo visto che ad interpretarlo è CM Punk.

    • Lucas Leivatiotispacco

      Ma infatti a un certo punto della rece mi sono chiesto: ma è un film autobiografico?

    • Pitch f. H.

      Strano però… la gimmick di CM Punk era quella di essere straight edge (no alcool, no droghe, no sesso promiscuo ecc.. due palle insomma..)

    • ma infatti io non so niente di wrestling ma sapevo che cm punk interpreta il ruolo dello straight edge, per cui pensavo dovesse far ridere che qui invece interpreta un personaggio dissoluto

  2. Lo vidi e mi piacque, ho letto con molto piacere la recensione perché c’erano cosette che non ricordavo ma ricordavo che qualcosa mi avesse lasciato un po’ di amaro in bocca, ma ricordavo benissimo che non fosse la sborra, ora ho scoperto cos’era.

  3. Rocco Alano

    Per carità, lungi da me sottovalutare il dramma della violenza sulle donne, però siamo veramente arrivati al punto (soprattutto in America) che se un uomo si fa una scopata e, nella scena dopo, non si è, quantomeno, seriamente fidanzato con tipa che si è portato a letto, è un maschio tossico, stronzo e violento (se fa lo stesso una donna, invece, è perchè è un personaggio libero ed indipendente).
    Il che mi pare moralista e borghesuccio.
    E’ non giustifica il fatto che, in passato, i ruoli erano invertiti (uomo conquistatore e donna puttana).

    • se stai parlando del film, considera prima di tutto che è un horror, dove per tradizione tutto è sproporzionato, a partire dalle “punizioni” che subiscono i personaggi: pensa agli anni 80, in cui negli slasher i teenager venivano ammazzati perché facevano sesso e la final girl era la vergine del gruppo. non era moralista quello? poi nello specifico di questo film non è che lui venga punito perché gli piace la figa, viene punito perché tradisce la moglie incinta e poi sfonda il cranio alla tipella con un martello perché ha paura che lo sputtani.
      se invece stai facendo un discorso più generale delle norme comportamentali che regolano la società, vabbè, lascia stare gli americani che non conoscono vie di mezzo

  4. Bandini

    Belli i tempi in cui nella doccia al massimo ti accoltellavano….

  5. iNiorante

    ot: mi son fatto netflix, avete qualche serie o film calciabile da consigliare? mi son perso.

  6. fred flinstone

    Ciao !
    Beh …. potevete dirlo che c’è Trieste Kelly Dunn, una delle migliori attrici in quel capolavoro che è Banshee….
    Corro a vedere !

  7. pasquale buongiovanni

    Quanto mi hanno fatto ridere gli zoom!

  8. Nel frattempo vidi pure Jackob’s Wife. Pur non essendo una bomba c’ha tantissimo da dire soprattutto Larry Fessenden a cui voglio benissimo e qua regge il film dove le travi cigolano. Vedetelo prima che finisca.

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