Colorado Love Boat: la recensione di Jungle Cruise

Mi chiedo come facessero una volta. Voglio dire: sono almeno due o tre anni che si parla sempre più spesso di film o serie creati “con l’algoritmo”, conseguenza del fatto che, a quanto pare, le piattaforme streaming possono monitorare fino al decimo di nanosecondo i nostri comportamenti di visione, e a partire da quelli confezionare poi altre robe minuziosamente ingegnerizzate per piacerci (spoiler: però non ci riescono davvero quasi mai. Dai, ditemi un titolo che non sia Stranger Things che abbia davvero sfondato: alla fine i grandi successi di Netflix sono quasi sempre cose su cui all’inizio a Los Gatos non puntano un paperdollaro ma poi gli esplodono tra le mani inaspettatamente, da La casa di carta a La regina degli scacchi al soft porno polacco). Comunque, com’è come non è, le nostre piattaforme sono sempre più piene di “contenuti” fatti con “l’algoritmo”, cioè prodotti che a guardarli con uno sguardo appena appena sgamato rivelano platealmente le proprie ispirazioni (scopiazzature?) da altri successi già esistenti.

Il punto – quello da cui nasce la mia domanda, intendo – è che Hollywood però ha sempre fatto così. Non aveva l’algoritmo informatico, ovviamente, ma soprattutto negli anni d’oro del cinema classico, quand’era un industria a catena di montaggio fordista in cui ogni regista o sceneggiatore era sostituibile e i divi venivano scambiati tra gli studios come le figurine, la fabbrica dei sogni non aveva alcun vero interesse nell’originalità. Se si incappava per caso in qualcosa di nuovo che funzionava, lo si rifaceva fino a quando non smetteva di funzionare, oppure per sempre. I divi non solo facevano, ma erano (almeno nella loro persona pubblica) più o meno sempre lo stesso personaggio. Il sistema collaudato dei generi, collegato anche alle singole major che si specializzavano in uno o due di essi, era pensato proprio per poter ripetere ad libitum le stesse formule in infinite variazioni, e perché lo spettatore sapesse bene cosa aspettarsi, in quale cornice si sarebbe mosso il racconto che stava andando a vedere.

Certo, oggi la maggior parte di noi neanche l’ha mai vista la maggioranza dei prodotti “d’algoritmo” di allora: la storicizzazione funziona così, il tempo seleziona, lascia emergere oltre ai grandi successi commerciali i titoli destinati a plasmare la memoria, e consegna tutto il resto all’oblio. Quindi non lo so, magari avessi visto l’ennesimo mediocre musical RKO o il centesimo horror Universal qualsiasi, all’epoca, anche io avrei avuto la sensazione di formulaico e posticcio che ho provato davanti a (dai che ci sto arrivando al film di cui teoricamente dovrei parlare) Jungle Cruise. Chi può dirlo. Però non so, i vecchi film, anche quelli più commerciali, mi sembravano comunque diversi, e mi chiedo perché. Era merito dell’elemento umano? Dell’odore della carta? Del fruscio del vinile? Mah.

uh?

Comunque. Sento di essermela un po’ cercata. Quando abbiamo omaggiato i 40 anni di I predatori dell’arca perduta dicevo come il film di LucaSpielberg si presenti fin da subito come “giostra da luna park”, così anticipando (fondando?) una caratteristica oggi pressoché ineludibile per qualsiasi blockbuster. Lo dicevo in senso buono, vostro onore! Dovete credermi! Intendevo che sa portarti subito dentro l’avventura, che ti regala un’esperienza quasi sensoriale, che ti fa sentire l’adrenalina, e chi se ne frega del realismo, della logica, della verosimiglianza, siamo qui for the ride ed è una ride bellissima! Però poi la storia del mondo ha questa abitudine di avvoltolarsi su se stessa, ed ecco qui Jungle Cruise, un film che è tratto da una giostra di Disneyland ed è impegnatissimo a rifare I predatori dell’arca perduta (anche se il risultato è molto più dalle parti del regno del teschio di cristallo). Non solo: anche a rifare i Pirati dei Caraibi, che a sua volta era l’adattamento di una giostra di Disneyland che recuperava, tra le altre cose, i vecchi film cappa & spada coevi dei serial avventurosi cui si ispirava Indiana Jones. Jungle Cruise ha anche ispirazioni evidenti a cose tipo All’inseguimento della pietra verde, che a sua volta guardava a classici come La regina d’Africa ma cercando di cogliere, aggiornandoli, lo spirito di Indiana Jones. E certo Jungle Cruise non dimentica La mummia degli anni 90, quella che pure lei s’ispirava un po’ al buon vecchio Indiana Jones e a quei soliti pluricitati serial avventurosi degli anni 40, oltre ovviamente agli horror Universal…

Insomma, a che punto può arrivare un incesto prima di superare i limiti? A che punto il serpente che si morde la coda può autofagocitarsi fino ad arrivare alla testa, o ritrovarsi infiocchettato in un mega nodo insolubile? Ma poi, lo so, non è neanche questo il punto: possiamo trovarci davanti al film più derivativo del mondo, ma se è fatto bene ce ne battiamo allegramente il cazzo senza pensarci due volte. Jungle Cruise è fatto bene? Ecco, il punto è che non lo so più. A me sembra di no, comunque. Però se poi uno spettatore va a vedersi il filmone-giostra, si gode le montagne russe degli effettoni speciali, ride sinceramente ai battibecchi amorosi tra The Rock e Mary Poppins, prova del genuino affetto davanti a quel tesoro UNESCO di Jesse Plemons, non ha alcun problema con la tigre in CGI o con l’inspiegabile accento “italiano” di Paul Giamatti, non si rompe il cazzo quando si accorge che è passata solo un’ora e alla fine manca ancora un’ora e un quarto, e tutto sommato passa una bella serata sul film-giostra che gli è stato letteralmente promesso fin dal titolo, chi sono io per rovinargli la festa? Non voglio rovinare la festa a nessuno, e di certo non voglio farlo dopo l’ultimo anno e mezzo che ci è toccato in sorte.

di sicuro non voglio rovinare la festa a lui

Tra l’altro Jungle Cruise è diretto da un nostro caro amico, Jaume Collet-Serra, il regista che ha visto Taken e ha pensato “okay, ma io lo faccio meglio”, e poi ha proceduto a farlo meglio cinque-sei volte, per la gioia nostra e del conto in banca di Liam Neeson. Ficarra & Requa non so se li definirei nostri amici, non credo sinceramente, ma il terzo co-sceneggiatore, Michael Green, ha scritto Logan, quindi un po’ di affetto se lo merita. Sulla carta Jungle Cruise ha, se non delle ambizioni, delle potenzialità, soprattutto considerando che l’omonima giostra cui si ispira lascia praticamente carta bianca alla creatività narrativa: è una delle più antiche del più antico parco Disney, tenuta a battesimo da zio Walt medesimo nella grande apertura di Disneyland nel 1955; e di base – un po’ come quella da cui è tratto Pirati dei Caraibi – non è altro che un tranquillo giretto in barca tra animali-animatronics e piante lussureggianti che con sicumera colonialista vi trasporta in meno di dieci minuti dalla Cambogia al Congo all’Amazzonia senza neanche bisogno di cambiare fiume. La caratteristica principale dell’attrazione è lo “skipper” (umano, per quanto può essere umano un impiegato-intrattenitore che deve ripetere duemila volte al giorno la stessa pappardella a bambini urlanti e adulti annoiati) che illustra l’ambiente circostante sparando a raffica battutacce volutamente cringe.

Nel film chi lo ricopre questo ruolo sfigato? Dwayne “The Rock & our future president” Johnson, con il berretto di Humphrey Bogart in La regina d’Africa calcato un po’ a fatica sull’immenso testone. Il film si svolge “solo” in Amazzonia, dove The Rock detto Frank fa appunto la guida turistica su un malmesso battello, e dove approda una volenterosa Emily Blunt nella sua migliore imitazione di Katharine Hepburn: un’avventurosa signorina di buona famiglia che ha definitivamente sconvolto la società inglese studiando botanica e indossando i pantaloni. Emily Blunt è in possesso del MacGuffin n. 1, indispensabile per trovare l’introvabile MacGuffin n. 2, nelle profondità della giungla, col modesto obiettivo di salvare l’umanità. A inseguirli un ufficiale nazista principe tedesco forse figlio del Kaiser che vuole appropriarsi dei MacGuffin n. 1 e 2 per vincere la Prima guerra mondiale e opprimere per sempre l’umanità. Lo interpreta l’overacting di Jesse Plemons, che chiaramente si diverte un mondo. A un certo punto ci sono anche degli antichi conquistadores zombie.

ah!

All’inizio di Jungle Cruise c’è una scena – che ha molto più senso se avete fatto almeno una volta nella vita la jungle cruise di Disneyland – in cui The Rock fa da guida a un gruppetto di turisti boccaloni stordendoli tra un dad joke, una balla e una messinscena: a pensare bene sembrerebbe un’autoironica critica alla semplificata artificiosità dei parchi a tema, che in fondo non sono che l’evoluzione degli spettacoli itineranti dei ciarlatani d’un tempo. Peccato che poi il film soffra della stessa esibita artificiosità, in un tripudio di digitale plasticoso e di color correction calcata – per non dire del giaguaro in CGI, com’è che ultimamente tutti sembrano volere un grande felino in CGI? Intendiamoci, io non ho niente contro il digitale, giro con un Kindle straripante e ho messo in cantina tutti i miei cd tanto c’è Spotify, però davanti a un film come Jungle Cruise questo tipo di abuso di green screen mi sembra smorzare, contemporaneamente, ogni senso di pericolo e ogni sense of wonder. Unito alla riconoscibilità millimetrica delle influenze pregresse – Indiana Jones su tutti, a partire da una colonna sonora assordante che sfiorerebbe il plagio se non fosse così brutta, e poi Pirati dei Caraibi con l’introduzione di una sottotrama soprannaturale che è praticamente la stessa di quei film – il risultato mi sembra meccanico e cigolante, un po’ come il motore ammaccato della barca di The Rock. Capisco che il target di riferimento – i regazzini, soprattutto – non ha in larghissima parte visto nessuno dei titoli sopra citati (i Pirati, forse? Mi fa male al cuore pensarlo, ma non sono così sicura che un undicenne d’oggi conosca automaticamente Indy), e che pure i genitori difficilmente collegheranno i forzatissimi battibecchi amorosi tra Emily Blunt e Dwayne Johnson a quelli di Katharine Hepburn/Kathleen Turner e Humphrey Bogart/Michael Douglas in La regina d’Africa/All’inseguimento della pietra verde, e quindi m’immagino che l’executive Disney si sia detto “perché non riciclarli? Non se ne accorgeranno mai! Del maiale non si butta via niente!”. Ma anche senza riconoscere da dove provengono i mattoni dell’impalcatura, la sua artificiosità “gommosa” mi sembra lavorare contro l’elementare coinvolgimento emotivo ed emozionante indispensabile a un buon film d’avventura, anche perché la regia del nostro amico Collet-Serra, a parte un paio di brevi momenti, è più di servizio che altro. E l’interpretazione più in tono con questo sfondo alla fine è quella di Jesse Plemons, del suo ridicolo accento tedesco e del suo sottomarino, cioè quella di un cattivo da cartone animato.

what can i say except: you’re welcome!

The Rock, invece, è già di suo quanto di più vicino a un cartone animato vivente possa esistere, per quel che mi riguarda (immaginate il cortocircuito quando l’hanno fatto diventare un cartone animato vero), e quindi per certi versi dovrebbe essere perfetto, ma l’idea di insistere su un’impossibile chimica sentimentale con Emily Blunt mi sembra, come dire, una speranza malriposta. Non penso sia un pessimo attore, ed Emily Blunt è come sempre “praticamente perfetta sotto ogni aspetto” (metacit.), ma rendere palpabile l’attrazione sentimentale sullo schermo è un procedimento alchemico più complesso di quel che si crede, e qua l’elisir non si distilla. Ora che ci penso, tutto Jungle Cruise mi sembra un preparato che non si coagula mai, un po’ perché gli ingredienti sono riciclati e, soprattutto, sono troppi, un po’ perché il procedimento non segue i modi e i tempi giusti. E qui la smetto con la metafora perché con le metafore non sono mai stata brava e ho usato dei termini e delle equivalenze un po’ a caso.

Però, ecco, se siete andati a vedere Jungle Cruise e vi siete divertiti, buon per voi, e buon per il nostro amico Jaume Collet-Serra: alla fine è vero che il film non è (né vuole essere) niente di più che un innocuo blockbusterone estivo, dal sapore iper generico e dal retrogusto sintetico. Che a farlo siano stati degli algoritmi o dei produttori vecchio stile non fa una grande differenza: il punto è che l’hanno fabbricato proprio così.

è stata proprio bella quella vacanza a disneyland…

L’ANGOLINO DELLO SPOILER

In fondo ho apprezzato la consapevolezza che The Rock non possa davvero interpretare più un autentico e normale umano, o anche – volendo guardarla da un altro lato – che quando un’antica maledizione ti rende immortale ti trasforma anche automaticamente in The Rock. Mi sembra un’importante nota di realismo. In ogni caso il mio momento WTF preferito è l’irruzione random dei Metallica in colonna sonora. Mi sono immaginata Collet-Serra che non ne può più e cerca di contrastare le onnipresenti note orchestrali alzando la radio a palla, sapete, tipo la gara dei ghettoblaster in Fa’ la cosa giusta (Radio Raheem RIP).

Disney+ quote suggerita:
“Il film che ha definitivamente rotto Martin Scorsese”,
Xena Rowlands,
www.i400calci.com

Trailer | IMDb

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

60 Commenti

  1. Nathan

    Il trailer mi ha interessato abbastanza da voler vedere il film, ma non a sufficienza per volerlo vedere prima che arrivi “in chiaro” su disney+…
    Insomma stessa storia del live action di mulan, il quale però è ancora lì nella lista delle cose da vedere, ma che prima o poi vedrò (forse).

    Nathan

  2. ste

    Film con The Rock (eccetto Pain and Gain) = film demmerda..lo guarderò solo per Emily…
    Sul copia incolla non saprei..li fa tutti The Rock..spero che finito lui (finito che si ritira dalla scena..), non trovando corpi analoghi, cambino tipologia di essere umano e si torni a corpi ed attori credibili (sui film vabbè potranno fare comunque schifo)

    • Finto Brass

      eddai, iscriviti in palestra.
      io non lo voglio un altro ventennio di mosci dove il più “grosso” era brad pitt.

    • ste

      ma io apprezzo molto i Grossi…però al plurale..se fa tutto lui e in più fa cagare come attore insomma…

    • Capitan Ovvio

      Ci sarebbe anche Bautista, che per di più è anche un ottimo attore

  3. Dave

    Voglio solo dire che il video linkato da Xena di The Rock/Maui che canta You’re Welcome è sempre strepitoso.

  4. Non avevo dubbi, ma se li avessi avuti mi hai confermato che non lo guraderò e se lo guarderò mi strapperò gli occhi usando un amo da pesca arrugginito e metterò delle braci ardenti nelle orbite vuote e sanguinanti.

    • Francesco

      Comunque rece favolosa ed ispirata, bisogna dirlo. Anche perché sintetizza perfettamente certe dinamiche degli studios e ne evidenzia gli esiti, “giudicando” ma senza supponenza. Grazie!

  5. tommaso

    Bellissima quanto purtroppo preventivabile recensione.
    L’avventura esotica sarebbe una delle mie passioni, quindi un “giro di giostra” come questo dovrebbe darmi soddisfazioni praticamente automatiche, invece mi sono rotto le palle anche solo vedendo i due minuti del trailer.

    Piuttosto che sorbirmi la faccia di plastica da giocattolone di The Rock in alta definizione mi guardo un film di Tarzan della RKO del 1948 su youtube a 144p.

  6. Johnny Pneumonic

    Ho fatto gli incubi ripensando agli zigomi gonfi di Emily Blunt. Per il resto polpetta riciclata di tanti classici come hai sottolineato in questa ottima recensione.
    J. Plemons fenomenale. Anche i suoi aiutanti tedeschi con le api mi hanno fatto ridere parecchio.

  7. Mamoru Osho

    Film ancora da vedere, ma sono interessato, ci andrò malgrado le recensioni tiepide.
    Sono qui invece per dire che, prima di Maui, The Rock era già stato trasformato in un cartone animato, ma in voi ha agito la rimozione del trauma. Provo a farvi tremare un attimo, ricollegandomi al discorso sulla computer graphic fatto da Xena (che condivido in tutto), e anche alla Mummia:

    https://www.youtube.com/watch?v=RYHaarxQTFk

  8. Jaeger

    Non ho visto il film e sicuramente non lo vedrò ma credo comunque che la recensione colga in pieno il punto: è un film prodotto su misura per un certo tipo di pubblico che molto probabilmente se lo goderà. Non faccio parte di quel pubblico e francamente mi chiedo cosa li spinga a vedere una roba del genere (ignoranza? non hanno una watchlist? pochi neuroni? no sul serio cosa?)

  9. Akira Knightley

    “possiamo trovarci davanti al film più derivativo del mondo, ma se è fatto bene ce ne battiamo allegramente il cazzo senza pensarci due volte.”
    Quoto fortissimamente: non credo che un Jurassic Park – per dire – non sia in buona parte studiato a tavolino e derivativo: ha solo sceneggiatori / registi (molto) migliori… Aggiungo che anche a me l’abuso di CGI ammazza pesantemente la sospensione dell’incredulità, in particolar modo quando si tratta di rappresentare la Natura avversa (per dire, Togo l’ho schifato per quello…). Recensione cmq come sempre bellissima, complimenti!

    • Cicciput

      JP secondo me poi funzionava, e funziona ancora, anche perché il sense of wonder è seminato sapientemente (se non sbaglio il tempo sullo schermo dei dinosauri in totale non arriva a 20 minuti) in mezzo a un’atmosfera comunque “coi piedi per terra”, per così dire. Cosa che c’è sempre meno ad ogni nuovo sequel. E’ un film d’avventura con i dinosauri, non un film di dinosauri in cui incidentalmente ci sono anche degli umani che fanno cose, come in Jurassic World, per esempio.
      Magari dipende dal fatto che una volta ci si doveva arrangiare con gli effetti, mentre ora puoi fare gli effetti e far arrangiare gli attori davanti a un green screen.

    • ste

      beh insomma io i dinosauri su schermo prima di jurassic park li avevo visti solo mentre Piero Angela girava con la mongolfiera…non che ci volesse un grande studio di marketing per capire che i ragazzini sarebbero impazziti..il problema è farlo e saperlo fare bene. Altro esempio..dopo lo Squalo quanti film su squali sono stati fatti? Il primo doveva usare un robot avveneristico che non ha mai funzionato..ma nelle mani giuste è bastato. Ora se l’avventura è The Rock e una bionda su sfondo verde che fanno cose giù viste ma meglio recitate, sceneggiate, più credibili…si capisce abbastanza presto perchè il derivativo netflixiano è sempre merda fumante…è un cestone che ti viene rovesciato addosso al prezzo di mezzo dvd..magari qualcosa salvi ma è molto dura.
      Se escludiamo Pain and Gain io l’unico film con The rock che ho apprezzato il giusto è il Tesoro dell’amazzonia, mi pare si chiamasse così, con Stiffler. Era un the rock quasi agli esordi mi pare e, sebbene assolutamente improbabile come essere umano spendibile in qualsiasi contesto (20 cm e 40 kg in più di qualsiasi altro attore..bah), il film si lasciava guardare..adesso è al 20 film da protagonista o quasi e recita ancora come un cane..solo che è sempre più grosso e improbabile

    • Michele Gardini

      Beh insomma, Jurassic Park esce da un ottimo romanzo di Crichton, che prima di finire come sceneggiatore di ciofeche (porbabilmente perché già consapevole della malatti, pace all’anima sua, gli perdoniamo pure Twister) scriveva signori libri. Certo l’idea del parco di divertimenti che si trasforma in incubo non era una novità assoluta, ma se vogliamo essere così fiscali si potrebbe anche dire che dopo Iliade e Odissea di nuovo è uscito pochetto.

    • ste

      parlo di vedere dinosauri che sembrano veri su grande schermo…se poi si ragiona andando indietro a Omero allora non è mai finita…a.meno.che ragioni come quelli che ehi ma Avatar è Pochaontas! brrr

    • Giancarlo

      Effettivamente se vogliamo essere così fiscali si potrebbe anche dire che dopo Iliade e Odissea di nuovo è uscito pochetto…

    • Cicciput

      Io in realtà parlavo proprio di come si racconta una storia… cioè in JP (prendiamo sempre quello come metro di paragone) ovvio che l’attrattiva è il dinosauro, ma non per questo ogni 30 secondi devono spiattellarti davanti il dinosauro fatto al computer. Nella prima scena del film lo si intuisce da una gabbia che muove, poi passano qualcosa come altri 20 minuti/mezz’ora prima di vederne un altro, poi un’altra mezz’oretta prima che si veda il T-Rex, in mezzo c’è un pupazzone steso a terra che ansima. Se lo rifacessero oggi (e l’hanno rifatto) sarebbe un tripudio di bellissimi dinosauri in CGI che al quindicesimo minuto hanno già frantumato le palle. Non so come spiegarlo, una volta dicevano “voglio fare questo, come possiamo farlo?” oggi dicono “possiamo fare questo, come ci costruiamo intorno una storia?”. E’ una differenza sottile, ma secondo me è il motivo per cui certe cose funzionano meno che in passato. Prima deve esserci la storia, poi il contorno, invece sempre più spesso mi capita di vedere film fatti solo in funzione del contorno (o dell’obiettivo, $). Poi per carità magari se sei George Miller riesci pure a fare un film solo per il gusto di far dondolare degli stuntmen da una parte all’altra aggrappati a dei pali su delle macchine che esplodono in mezzo al deserto e tirarne fuori un capolavoro… ma mica tutti sono George Miller o Steven Spielberg.

    • ste

      su quello sono d’accordo al 100 per cento

    • Michele Gardini

      @ ste
      La mia risposta era rivolta ad Akira, che parlava di JP derivativo, ma capisco il fraintendimento, errore mio, non avrei dovuto iniziare il post copiando il tuo attacco, ed il bello è che non l’ho fatto intenzionalmente. Scherzi dei miei neuroni specchio.
      Aggiungo che sono d’accordo praticamente con tutto quello che avete scritto.
      Tranne che Avatar per me rimane Balla coi lupi nello spazio. Questo probabilmente perché non ho mai visto Pocahontas. Ma, proprio perché ritengo del tuto secondaria la questione del derivativo, il problema è che era Balla coi lupi assai scemo nello spazio.

    • ste

      capisco lo scetticismo verso Avatar ..ma io a Cameron gli voglio molto bene

    • Michele Gardini

      E ci mancherebbe, chi ha diretto i 2 Terminator e Aliens merita onore e gloria imperitura, e avendo un debole per i film ad ambientazione subacqua condivido assolutamente i tuoi sentimenti, visto che a mio parere The Abyss rimane ad oggi il picco insuperato del genere, un gioiello di cui si parla troppo poco. Ma questo non toglie che da allora il nostro James ha pensato più che altro a monetizzare, e sapere che nel suo futuro ci sono altri 4 Avatar mette parecchia depressione addosso.

    • ste

      The Abyss rivisto di recente..dura come qualsiasi filmaccio di oggi ma 10 volte fatto meglio e credo sia stato uno sbatti incredibile girarlo…sui 4 Avatar.. sinceramente un seguito ci starebbe..una saga intera anche no concordo.

    • Akira Knigtley

      Non so com’era l’ordine dei commenti :) ma il senso del mio era quello che avete sottolineato voi: per fare un film con i dinosauri Spielberg si prende la briga di dargli una base scientifica almeno apparentemente plausibile (e questo è indubbiamente merito di Crichton), di costruire dei personaggi, dargli dei dialoghi che levati, farci appassionare alla loro sorte, costruire tensione… Non è un caso se il primo T-rex compare dopo – tipo – 40 minuti di film… Poi non è che i singoli elementi non potessero essere di per sé costruiti a tavolino (i 2 ragazzini sono palesemente una funzione emotiva ambulante)… È solo che si son presi la fatica di sceneggiare un bel film anziché mescolare (non shekerare) 2/3 ingrendienti con pigrizia…

  10. L'ozio è il padre di Virzì

    L’ho visto solo perché sono riuscito a scroccarlo online sennò avrei aspettato un bel po’. Non so cosa pensare… Da un lato non sono il target cui sto film dovrebbe fare breccia, dall’altro la confezione è perfetta, bilanciata al millimetro tra avventura, azione, sentimenti, battibecchi amorosi, magia, commedia,… C’è tutto quello che deve starci in un film del genere. Tolta la CGI che spesso rende tutto palesemente troppo finto (perché incistarsi coi felini farlocchi? Non escono bene fatevene una ragione! O prendete uno stuntman e un giaguaro vero o lasciate perdere! Rimetteteci i topi, le bisce e gli insetti schifosi!), al film non gli si può dire niente. E’ indubbiamente ben fatto.

    Ma o abbiamo già visto tutto noi (da Indy, il TOP assoluto del genere, in giù) e quindi questi prodotti li guardiamo malamente e partiamo già prevenuti, oppure c’è qualcosa che questi lavori non riescono a regalarci. Se guardassimo ora Indiana Jones per la prima volta ci piacerebbe lo stesso oppure il nostro cuore è diventato così corazzato che nemmeno le avventure dell’archeologo con la frusta ci piacerebbero più? La massa di film, cartoni, videogiochi,… Che ci è arrivata negli ultimi anni ha reso sterile il nostro senso del gusto e solo prodotti di estrema rottura (“Mad Max Fury Road” ad esempio) sanno saziarci appieno? Boh… Ammetto che non ho risposta.

    Comunque sta cagatina con The Rock e Mary Poppins ti fa passare due orette. Per me, il suo dovere l’ha fatto appieno.

    • Giancarlo

      Scontata la recensione, ma perfetta l’analisi di “L’ozio è il padre di Virzì”…

    • ste

      Ci sta il ragionamento ..io ad esempio ho pescato Indiana Jones ben dopo l’uscita (classe 85..) e dopo averlo visto mi son sempre detto.. ah ecco perchè tutti parlano di Indian Jones (il primo film adulto di avventura/fantascienza visto al cinema credo sia stato Stargate)…
      al netto dello stupore ingenuo che ti fa apprezzare di più le cose fino a una certa, c’è una differenza che anche un over 30 indurito da pigiamate e serie tv può riconoscere: il briciolo di cuore che ci devi mettere nel fare un’opera di intrattenimento, a prescindere dal budget, dagli attori, dalla storia…e in questi film di cuore ce n’è un gran poco dai..
      Aggungo, ma potrei sbagliarmi, che il pupazzone The Rock, a differenza di Indiana Jones, Tom Cruise, Mel Gibson, per citare attori “wild” dei tempi andati, non so se possa piacere al genere femminile, se non a una nicchia giustamente attratta da una fisicità straripante (mai quanto quella di Arnold, ma ad esempio superiore a quella di Sly).

    • Ubik

      Anch’io in pieno accordo con L’ozio è il Padre di Virzì. Mi sono divertito guardando il film, anche se fuori target come spettatore.
      Ma, essendo io classe ’77, sono in pieno target per la giostra di Gardaland scopiazzata da quella di Disneyland (mio papà viaggiava tanto x lavoro, quindi sono tra gli eletti che da regazzino era già stato sia a Disneyland che a Disney World), quindi lancio una idea che m’ è venuta : CGI schifosa, vero, ma in fondo la tecnologia animatronic della giostra non era in fondo scandalosa e richiedeva una sospensione di incredulità che nemmeno un bambino di 5 anni?

    • Steven Spoiler

      Quante verità in quello che hai scritto.

      Giusto ieri mi è venuta in mente la famigerata scena di Indy che si salva in un frigorifero da un’esplosione nucleare. Ovviamente non posso esserne sicuro al 100%, ma vedendo la stessa scena vent’anni fa (facciamo pure venticinque, va), probabilmente molti di noi avrebbero pensato “caro, vecchio Spielberg” con gli occhi a cuoricino.
      Nel senso, sicuramente Spielberg sarà invecchiato meno bene di quanto speravamo (avercene, comunque, rispetto ad altri), ma forse pure a noi splendidi (quasi) quarantenni un po’ di tristezza hipsterica ci ha colto.

  11. Dévid Sfinrer

    Bel pezzone. Peró questo film dovrebbe essere un’eccezzione (non) meritevole. Sebbene il macro genere rientro nei canoni dei 400 non avrei mai pensato a una vostra rece. Ps the rock, giustamente per lui, da più di 10 anni fa sempre lo stesso personaggio (se stesso) ed ormai sputtana ogni film, anche quando in generale il film funziona.

  12. Dario Foxx

    L’aspetto più strepitoso è il dettaglio totalmente inutile ai fini della trama che vuole il fratello di Emily Blunt gay, in ottemperanza con i dettami della narrazione audiovisiva di oggi secondo cui un personaggio maschio bianco etero e cis non può non essere una merda.

    • DutchBondFan

      Aggiungiamo pure tedesco, per via del bonus “film pseudostorico novecentesco”. Veramente, questa cosa che i tedeschi son nazisti anche senza nazismo fa ridere i polli ormai, che a Hollywood rinnovino lo stantio manualetto dei popoli villain (il popolo buono di solito sono gli inglesi, che ci piace tanto dargli dei retrogradi e sessisti ma dobbiamo illuderli che siano amici e non una nostra colonia).
      Il giorno in cui vedrò “film pseudostorico WW1” con anche solo un ungherese, un austriaco o un turco come villain, stappo lo champagne.

    • Dario Foxx

      Non credo che gli americani siano a conoscenza di realtà nazionali come l’Austria o l’Ungheria.
      Posso ancora ancora concedere la Turchia, ma solo perché sapere che esiste gli permette di fare le battute sul tacchino da servire al Ringraziamento.

    • DutchBondFan

      Anche se non le conoscono intimamente probabilmente sanno delle realtà nazionali partecipanti nella Grande Guerra, basta una scorsa su Wikipedia. Non le usano solo perché non saprebbero spiegare perché dovrebbero essere popoli malvagi. Col tedesco sì, tratteggi il solito nazista stereotipato e hai già la (pessima) storia pronta, Wonder Woman docet.

    • Capitan Ovvio

      Infatti i nazisti della prima guerra mondiale di WW sono una tra le più grosse cagate viste al cinema

  13. Fiorello Mannaia

    Concordo con la recensione, anche se io mi sono divertito molto in realtà. Non la migliore giostra del mondo, ma non mi sono annoiato né pentito di esserci salito. All’interno di un’operazione senza pretese come questa mi va bene tutto, l’unica cosa forzatissima imo è la storia d’amore, ma pazienza.

    • Giancarlo

      La recensione in generale mi ispira a vedere il film, anche se non sono un fan di The Rock (ma lo sono di Sly e Schwarzenegger, quindi accetto anche film di puro intrattenimento, senza grosse pretese…). Poi in termini di ripetitività dopo tanti anni è difficile aspettarsi qualcosa di nuovo e io mi godo anche tutte le serie action e fantasy che ci propinano purchè ci si diverta (e vedrò tutti i prossimi Fast & Furious anche se sempre più Disneyani/Bondiani e aspetto Expendables 4 anche dopo la delusione del 3). Chi si contenta gode :-)

    • Fiorello Mannaia

      Sono d’accordo con te. The Rock l’ho adorato come wrestler, è un bravo attore ma alla lunga mi stufa (interpreta sempre lo stesso ruolo), ma Emily Blunt vale tutto il film, secondo me si è divertita molto e si vede.

  14. Juggern@uT

    Non ho ancora letto la recensione. Ma a me come film avventuroso da vedere al cinema dopo tanto tempo, tutto sommato è piaciuto!

  15. Bella Tarr

    Non si arriva alla fine. Non interessa sapere se ce la faranno e in che modo. Tutto è già monotono ai frennammani sulle rapide.

    The Rock basta, pietà.

  16. Gigos

    Jesse Plemons miglior faccia da nazista di Hollywood (e complimenti per la Dunst) però un po’ ce l’ho ancora con lui per quei 30 kg di troppo in El Camino.

    (Ma quando arriva Suicide Squad, quando? Domani vero?)

    • Dévid Sfinter

      E fast!??

    • Gigos

      Eh pure, ma preferibilmente prima Suicide perché è una bomba. Fast è divertente ma il solito Fast.

    • Dévid Sfinter

      Visto Fast, abbastanza brutto se devo essere sincero, per parecchi motivi. Peró aspettiamo la famiglia che spesso mi fa cambiare idea

    • Gigos

      Boh, secondo me ancora ci sta, gli stunt tamarri esagerati come al solito valgono il biglietto.
      C’è da dire che tra personaggi ispanici, fratelli perduti, morti apparenti, amnesie e carrambate varie ormai è a tutti gli effetti una telenovela.
      Non lo so, finora hanno evitato il rischio di cadere nel ridicolo a colpi di faccia tosta e scene action superpompate ma è difficile dire se potranno continuare così indefinitamente o se prima o poi il giocattolo si romperà.

    • Dévid Sfinter

      Guarda per me potrebbe già essere questo il punto, al di là della telenovela che qui effettivamente ha raggiunto quasi il livello “Beautiful”, pur provando a prendersi in giro da solo con le reazioni giustamente sbigottite di Roman (che ormai è al limite con lo sfondare la quarta parete, tra quello e il discorso sul super eroe), è la parte action che sembra un po’ stanca col solo alzare l’asticella del wtf ogni volta che in me crea solo più distacco con la realtà che altro.

  17. Jesus strikes back

    D’altra parte è da “c’era una volta il west” che ci hanno insegnato che non bisogna fidarsi di uno che porta cintura e bretelle insieme

  18. Mel Riggs

    La redattrice dell’articolo può restare tranquilla perchè ha usato le metafore bene e con cognizione di causa: è tutto ben spiegato, bene esposto e queste equivalenze sono state ben chiare e un ottimo ausilio per meglio spiegare il film e quello che c’è dietro. Un ottimo lavoro!

    Sono ragionevolmente certo che effettivamente la maggioranza dei genitori dei ragazzini d’oggi non coglie i riferimanti ai vari Regina D’Africa e Bogart/Douglas/Hepburn/Turner nè gli altri riferimenti coevi anche perchè credo che la grandissima parte non li abbia visti e neppure ne abbia sentito parlare, e, a mio avviso, estenderei tale considerazione anche ai più maturi zii di tali ragazzini. I quali, questi ultimi, sono sicurissimo che effettivamente qualche “Pirati” lo abbiano visto e sarei anche ottimista, ma già qui ho qualche dubbio in più, su Indiana Jones, che effettivamente danno spesso su Paramount Network: anche se non lo hanno visto, ne avranno sentito parlare.
    Sono percezioni mie queste, se poi le cose stanno effettivamente meglio di così tanto di guadagnato.

  19. Robert de nicchia

    Ottimo film per ripartire con la sala cinematografica dopo 2 anni. Ma solo perché ci sono andato con mio figlio 8enne . Mostri, colori, giungla e puttanata, ma di dai. L”esclamazione di mio figlio : “ma che volume alto!” (La mamma ci rompe il cazzo che netflix è a troppo alto volume) sarà l’esempio che porterò in futuro per spiegare quanto il covid ci abbia spezzato le tradizioni. Per fortuna non ha chiesto di premere “stop” per pisciare.

  20. defra

    Carissimi, gli ultimi due film dei pirati dei caraibi sono del 2011 e del 2017, siete sicuri che un bambino di 10 anni li abbia visti? Non ci metterei la mano sul fuoco.

    • Rage Against The Coffee Machine

      Domenica 21 marzo (2021) su (Tagliauno) alle 21.15 andrà in onda ‘Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma’

  21. Juggern@uT

    Ma mi stavo domandando:
    1) Personaggi afroamericani, che fanno i ricconi e vanno a fare una crociera in amazzonia.
    2) Personaggio che è gay perchè si!
    3)Un pò di femminismo alla fine del film che non guasta mai!
    Tutto questo nel 1916!! Ho capito che è un film di finzione! Ma insomma!!

  22. Ubik

    Anch’io in pieno accordo con L’ozio è il Padre di Virzì. Mi sono divertito guardando il film, anche se fuori target come spettatore.
    Ma, essendo io classe ’77, sono in pieno target per la giostra di Gardaland scopiazzata da quella di Disneyland (mio papà viaggiava tanto x lavoro, quindi sono tra gli eletti che da regazzino era già stato sia a Disneyland che a Disney World), quindi lancio una idea che m’ è venuta : CGI schifosa, vero, ma in fondo la tecnologia animatronic della giostra non era in fondo scandalosa e richiedeva una sospensione di incredulità che nemmeno un bambino di 5 anni?

  23. pigro

    “Jungle Cruise” è il primo film d’avventura in cui viene meno il mistero e quindi ogni interesse riguardo la scoperta. Ne “I Predatori dell’Arca Perduto” il mistero c’era e la voglia di scoprire cosa ci fosse al di là di questo bastava come collante per tutto il film.

  24. Past

    basta cartoni con attori in live action, tornate a fare film.

  25. Lestofante

    The Rock che dovea essere una sorta di nuovo Schwarzenegger con tanto di passaggio di testimone visibile ne Il tesoro dell’amazzonia, quando si incrociano in un locale, se non ricordo male. Risultato: un bluff. Gli unici due film decenti sono il Re scorpione e Faster. La scena in cui Thor prende a schiaffi i ragazzini in Tyler Rake vale praticamente tutta la filmografia di Dwayne Johnson.

  26. dirty harryhausen

    Xena sei sempre la migliore di tutti e ti leggo con piacere enorme. Però non trattenerti e stronca pure: dopo aver letto questa recensione (che conferma tutti i miei pregiudizi al 100%) non toccherò questo film nemmeno con un bastone. Però mi sono ricordato che devo assicurarmi che mio nipote undicenne abbia visto I predatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *