F9 = basito: la recensione di Fast & Furious 9

Veloce, furioso e coloratissimo

Nel resto del mondo non se ne accorgono perché giustamente normalizzano tutto, ma in USA i titoli della saga di Fast & Furious a un certo punto hanno iniziato a essere decisi col metodo poco convenzionale di prendere Tyrese Gibson, legarlo a una sedia, riempirlo di tequila con un imbuto finché non la sputa fuori, suonargli delle pentolacce fortissimo di fianco alle orecchie, e poi chiedergli la prima cosa che gli viene in mente.
Avevano iniziato dal primo sequel in cui era comparso: “2 Fast 2 Furious”. Poi hanno ricominciato quando è tornato: “Fast Five” (proprio “five” in lettere). Poi nel sesto hanno provato a usare lo stesso trucco con Shea Whigham, ma Shea Whigham mica è cresciuto a Corona e patatine, è rimasto lucidissimo e impassibile e ha risposto “Fast & Furious 6”. Allora hanno ricominciato con Tyrese che per il settimo film ha ingranato di nuovo e annunciato “Furious 7”: un successone. Poi ha iniziato a sbroccare: l’ottavo capitolo si chiama “The Fate of the Furious” perché “Fate” suona come “F8”. A questo turno – tenetevi stretti – il nono film negli USA si chiama “F9: The Fast Saga”. Così, debbotto, senza senso. È tutto su Wiki se volete controllare. Tyrese è un genio sottovalutato.
Ma questo non è importante.
La cosa importante è: è tornato zio Justin.
Sigla:

Bentornato, zio Justin.
Oh, intendiamoci: a me l’ottavo capitolo non era affatto dispiaciuto. F. Gary Gray si era dato un ruolo di equilibratore, che mantenesse la follia necessaria ma che adattasse il tono e procedesse più ordinato (nei limiti).
Però poi arriva Justin Lin.
Justin Lin era stato messo al timone di quella missione suicida che era il terzo capitolo con metà budget e tutti i personaggi diversi, ma poi aveva contattato Vin Diesel ed era stato lui a convincerlo a riprendere in mano la saga di Toretto, portando il franchise dal suo punto più basso a picchi dall’altezza inimmaginabile nei capitoli 4, 5 e 6.
Torna Justin Lin, quindi, e la differenza si sente.
Verso la fine mi sono reso conto di cosa veramente mancasse nei due capitoli in cui aveva abbandonato.
Mancava l’amore.

Li fanno oggi i meme sulla Famiglia. OGGI. Noi è dal sesto film che vi facciamo notare che è un tormentone.

Che cos’è l’amore?
Metto subito le mani avanti: non lo so.
Nessuno a Val Verde lo sa, per noi l’amore è come gli orsi polari: l’abbiamo visto solo in tv o allo zoo.
Però una mia idea me la sono fatta, e se mi seguite provo a spiegarvela.
F9 parte da un concetto semplice ma che di nuovo trova il modo di alzare la sfida narrativa su un livello interessante: e se Dwayne Johnson avesse davvero litigato con Vin Diesel e toccasse di fare il film senza di lui?
No scusate, non è questo.
Tra parentesi: io purtroppo ormai al litigio ci credo, perché Vin poco tempo fa ha fatto un’uscita abbastanza patetica (“maltrattavo Dwayne per stimolare in lui l’interpretazione giusta“) e Dwayne l’ha puntualmente umiliato con diplomazia e fermezza (“questa ha fatto ridere tutti, gli auguro il meglio per tutti i prossimi film di Fast & Furious che farà senza di me“).
Comunque stavo dicendo, il concetto forte alla base di questo capitolo è: e se Dom Toretto avesse un fratello di cui non sapevamo ancora nulla? O più precisamente: e se Dom, che ha passato tutta la vita a menarsela sull’importanza della Famiglia e a cercare di formarsene una nuova tutta sua fatta di amicizie fidate, avesse maltrattato il vero fratello di sangue (John Cena)?
F9 parte con un flashback in cui, per la prima volta, scopriamo cose sulla vita di Dom accadute prima del primo Fast & Furious.
Vediamo Dom Toretto giovane, e qui accade il primo miracolo: è interpretato da un giovane attore che 1) gli assomiglia abbastanza e 2) ha carisma da vendere.
Sul serio, è bravo. Segnatevelo. Si chiama Vinnie Bennett.
Son buoni tutti a farsi interpretare da River Phoenix che ai tempi di Indiana Jones e l’ultima crociata aveva già una nomination agli Oscar, ma è qui che si vede un vero direttore del casting coi controcoglioni.
È forse questo l’amore? Forse.
Oppure boh… Vin/Vinnie… Magari il trucco è semplicemente prenderlo che si chiama uguale.
Comunque tutta questo consumo di energia va a scapito del ruolo del giovane John Cena, interpretato da uno scricciolo rileccato che secondo il direttore del casting è plausibile che cresca di 30cm in altezza tra i 20 e i 40 anni (Finn Cole. Non hanno trovato uno che si chiamasse Johnnie?).

Dom Toretto non ha ancora perso la sua diffidenza verso i wrestlers

La trama, la continuity.
La saga di Fast & Furious è giustamente nota per la tamarraggine e le scene d’azione incredibili, ma questo capitolo più di ogni altro ci tiene a farti sapere che gli stunt non sono nulla senza la Famiglia. Nel senso: storia e personaggi.
Dom è passato da street racer clandestino dei sobborghi ad agente segreto per le missioni internazionali impossibili, ma non muove un dito se non è una questione personale. È il suo bello, ed è così che si tira dietro l’empatia del pubblico.
In questo nono capitolo poi la premessa è esilarante: Dom vive da eremita con Letty e il piccolo Brian Toretto in un casolare isolato dal mondo, in uno stato di tale paranoia (non approfondita) che quando arriva una normalissima auto solitaria da lontano lui va immediatamente in assetto anti-home invasion nascondendo il figlio nel bunker sotterraneo ed estraendo il fucile a pompa da un arsenale degno della SWAT – e poi salta fuori che ovviamente erano solo Ludacris, Tyrese e Nathalie Emmanuel. Ok, magari per Tyrese il fucile va tirato fuori lo stesso che non si sa mai, però uff…
Comunque: Ludacris spinge il naso di Tyrese che di conseguenza inizia a proiettare da un occhio un ologramma di Mr. Nobody (Kurt Russell) che è stato rapito e dice “Aiutami Dom, sei la mia unica speranza”.
Dom se ne fotte.
Completamente. Ma proprio tirando un “ESTICAZZI” gigantesco.
Poi però si accorge di un dettaglio.
Un dettaglio che gli ricorda il fratello Jakob (Taylor Lautner John Cena).
Jakob è Famiglia.
Ok, ora è il momento di appioppare il figlio a un babysitter ed entrare in modalità “sfido un plotone di guerriglieri a mitragliate e mi butto con l’auto da un burrone tentando di aggrapparmi a una liana che slanci l’auto dall’altra parte del burrone, cazzocivuole”.
La scusa è perfetta tra l’altro per tirare dentro Jordana Brewster in quanto sorella Toretto: anche per lei è una questione personale, mentre non lo è per Brian (Paul Walker, soltanto menzionato – ciao Pablo) che quindi diventa il babysitter designato. Se vi viene da pensare a Psycho vi capisco.

Nuovi cattivi: Thue Ersted Rasmussen e il nostro piccolo amico Martyn Ford

Si possono dire tante cose della saga di Fast & Furious, ma non che basti una scusa qualsiasi per scatenare l’azione.
C’hanno ragione.
La trama è scema, se volete. È una soap opera. È un cartone animato. È Gli occhi del cuore applicato a James Bond. È roba che i film Marvel a confronto sembrano Chekhov.
Ma c’è, è la base di tutto ed è una base da cui non si può prescindere.
Trama e personaggi sono il giro di chiave che accende il motore, e il risultato è che non ti senti mai preso per il culo, che hai sempre l’impressione che vogliano che lo spettatore non si senta solo il passeggero di una giostra ma che sia parte della Famiglia.
Lo è sempre stato fin dall’inizio della gestione Justin Lin: da quando nel terzo film ha insistito affinché Vin Diesel facesse presenza; da quando nel quarto oltre a lui e Pablo ha voluto Michelle Rodriguez e Jordana Brewster; da quando nel quinto ha ripescato Ludacris e Tyrese e temporaneamente anche Matt Schulze, sfidando la gente a ricordarsi chi fosse. Ecc…
Oggi grazie alla Marvel questa procedura è normale, ma i primi a metterla in pratica furono quelli della saga di Saw, e poi Justin Lin in Fast & Furious. C’è poco da fare, è una gran mossa: trasmette un senso di rispetto nei confronti dello spettatore che manca in tantissime saghe.
È forse questo l’amore? Secondo me sì.
So cosa state pensando e vi intercetto subito: il caso #JusticeForHan.
La sapete la storia di Han, giusto? Interpretato dal mitico Sung Kang? Justice Lin si inventa il personaggio di Han per il suo primo film, Better Luck Tomorrow, e poi se lo tira dietro senza motivo in Fast & Furious 3, lo ammazza per esigenze di sceneggiatura ma poi lo “resuscita” in Fast & Furious 4 e lo infila da subito a formare l’ossatura base della Famiglia, costringendo di conseguenza l’intera saga a una serie di acrobazie di continuity largamente più complesse del necessario. È forse questo l’amore? Io qui azzardo azzardo un sì deciso, non so cos’altro possa esserlo. Justin riannoda tutti i fili narrativi con calma completando l’opera un attimo prima di andarsene, quando alla fine del sesto film manda Han a struggersi da solo a Tokyo per la morte di Gisele e qui ci svela che ad ammazzarlo fu Jason Statham. Han è il primo amore, il più forte di tutti.
James Wan è il regista di Saw per cui il settimo capitolo vede al timone qualcuno che sa perfettamente cosa deve fare, e tutto fila liscio.
F. Gary Gray, in un film che sembrava aver aggiustato il tono ma in realtà stava mediando eccessivamente tra le richieste dei litiganti Vin Diesel e Dwayne Johnson facendo venire a entrambi la voglia di chiudere la lavorazione il prima possibile, è quello che combina il pasticcio: porta Jason Statham dalla parte dei buoni e lo perdona troppo presto.
Jason Statham ha ucciso uno della Famiglia: è un fatto su cui non si può sorvolare con leggerezza. La campagna #JusticeForHan – ampia ma piuttosto blanda e innocua, niente a che vedere con i social warriors di Zack Snyder – per una volta è giusta, e conferma che 1) la gente è affezionata ai personaggi e 2) sì, ci tiene a non essere presa in giro.
Lo avete visto dal trailer: in F9, Han ritorna.
Justin Lin è l’uomo che più di ogni altro sa quant’è importante che la questione venga affrontata e risolta.

Alzare la coolness di una tacca

Ora: esiste il troppo amore?
Se esiste, il difetto maggiore di F9 è quello.
Justin Lin è tornato per accontentare tutti, risolvere tutti i problemi, dare a ognuno lo spazio che merita.
Per farlo usa la tecnica che aveva già utilizzato nel suo Star Trek: li divide in squadre, manda ognuno a risolvere una sottotrama diversa, e così facendo regala a tutti lo spazio per risplendere e sentirsi utile.
Dom segue le tracce di Jakob e va a Londra, dove incontra Helen Mirren che finalmente può guidare un’auto durante un inseguimento come aveva espressamente richiesto in fase di contratto.
Letty e Mia vanno a Tokyo a recuperare Han e, in risposta alle lamentele di Michelle Rodriguez, per la prima volta un film della saga di Fast & Furious passa il Bechdel Test.
Roman e Tej vanno a Colonia in Germania, incontrano il team di Fast & Furious 3 (Sean Boswell insieme a Twinkie e Earl) e restituiscono rilevanza e dignità al capitolo più bistrattato della saga. Poi si riuniscono con Ramsey a Edimburgo.
Se ci aggiungete che in tutto questo devono entrarci anche i flashback sui giovani Torettos, il piano dei cattivi, un personaggio nuovo appioppato a Michael Rooker, un’intera backstory per Han e persino una comparsata senza senso di Cardi B, iniziate a intuire che c’è un po’ troppo materiale per un film di due ore – specie in un mondo in cui Zack Snyder ne pretende quattro per raccontare la metà delle cose.
F9 è densissimo e invariabilmente frettoloso, se è il tipo di cosa che vi dà fastidio. Lo è più del solito.
Deve condensare un sacco di informazioni e scavallamenti emozionali in poco tempo per dare a ognuno lo spazio che si merita.
E se ne rende conto, specie quando deve spiegare come Han sia sopravvissuto al suo incidente mortale: “Ma come hai fatto? Magia?” “Bah, ho fatto di meglio”.

Ordinaria amministrazione

Vogliamo parlare delle scene d’azione?
Diciamo questo: io ero convintissimo che una saga come Fast & Furious non avesse scalettato a grandi linee soltanto le grandi svolte narrative, ma anche gli stunt.
Nel senso: io ero convinto che si tenessero riunioni preventive in cui si pensava alle scene d’azione, si faceva brainstorming, poi ogni tanto qualcuno diceva “no dai questa è troppo grossa, poi come la superi? Teniamocela per ultima”, e via dicendo, per un crescendo un minimo controllato.
Questo pensavo.
Justin Lin nega, e io dopo aver visto il film gli credo.
Non esiste che abbiano già in testa scene capaci di superare quelle che si vedono qua.
Non sono per forza le migliori di sempre, ma ammirare il livello di creatività in gioco, la spacconaggine, la follia, è semplicemente commovente.
Se lo scopo alla base del marchio Fast & Furious è alzare ancora il livello, farti vedere cose che non pensavi si vedere, uscire senza la minima idea di cosa si inventeranno per il prossimo capitolo, F9 è un successo pieno.
Superarsi ogni volta fa parte della sfida.
Certo, per superarsi si finisce per stirare sempre di più le leggi della fisica – a questo turno ad esempio atterrare sul cofano di un’auto in corsa è considerato un “salvarsi” piuttosto che uno sfasciarsi tutte le ossa – ma chissene? È il cinema, miei cari bambini: Rule of cool.
La saga di Fast & Furious non è normalmente territorio per strizzatine d’occhio meta-ironiche, ma qua probabilmente iniziano a sentire pure loro che stanno esagerando, e se ne concedono una quando Tyrese di colpo si rende conto di tutte le avventure incredibili da cui è uscito indenne. Tutto sommato è un bel tocco, specie in preparazione al momento in cui lui e Ludacris diventano protagonisti della scena più attesa in assoluto – quella in cui vanno dove nessun street racer è mai stato prima.

Il duo meraviglia

Troppo amore, dicevamo.
Ma è davvero troppo?
È amore: è imperfetto, ma è sincero.
E non esiste film migliore di F9 per spiegare la differenza tra Vin Diesel e Dwayne Johnson, farti intuire dove e perché abbiano litigato.
Non esiste film migliore di F9 per farti capire dove ha clamorosamente toppato Hobbs & Shaw e perché, se Vin e Dwayne dovessero davvero separarsi, noi tiferemo Vin tutta la vita.
Vin, con l’aiuto di Justin, ha costruito un mondo che rappresentasse se stesso e i propri valori – la multiculturalità, la famiglia non biologica, la tamarraggine incontrollabile, i cazzotti e le cose grosse che si sfasciano – prima che diventassero armi di marketing e/o i luoghi comuni su cui si fondano tutti i blockbuster di oggi; Dwayne ha fatto scrivere Hobbs & Shaw da un algoritmo ironico post-moderno che ha frullato i sondaggi, la sua immagine pubblica e i valori suggeriti da un team di analisti per la sua imminente campagna presidenziale in modo freddo e calcolato.
Per Vin, tu sei parte della Famiglia: vuole condividere con te i suoi pensieri e le sue avventure e invitarti a tavola con lui.
Per Dwayne, tu sei un futuro elettore: vuole arruffianarti, distrati raccontandoti barzellette e usarti per dominare il pianeta.
Io non lo so cos’è l’amore, e forse non lo capirò mai in pieno, ma il solo abbraccio finale tra due personaggi minori come Sean e Han vale da solo mezza filmografia di The Rock messa insieme.
Al netto di tutti i problemi e i momenti magari non riusciti esattamente secondo le intenzioni, Fast & Furious 9 è il film che fa la cosa giusta.

La Famiglia, Justin Lin incluso.

Quote scritta nel cielo:

“Ciao Pablo”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: avete presente quel momento nel trailer in cui Tyrese dice “e quindi ora giochiamo coi magneti”? Ecco, quella battuta nel film non c’è. Nel film i nostri eroi si impossessano di magneti da battaglia in modo organico e deliberato, e Tyrese non è affatto sorpreso. Quella frase è stata registrata apposta per il trailer, perché volevano far vedere le scene coi magneti e serviva che qualcuno spiegasse che erano magneti e non un crossover con gli X-Men (per ora).

P.S. 2: chi vorreste che tornasse per gli ultimi capitoli?
Gisele/Gal Gadot è ovviamente la più richiesta e forse la più scontata. Eva Mendes dal secondo film non sarebbe male, specie dopo quella promessa non mantenuta alla fine del quinto, ma non recita dal 2014. Ja Rule dopo Fast & Furious si è fatto notare principalmente per essere stato il promotore principale della truffa Fyre Festival per cui è improponibile. Per cui insomma, se chiedete a me, ho un unico vero sogno: Devon Aoki.

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131 Commenti

  1. Giancarlo

    Comunque per i critici https://www.today.it/media/cinema/fast-furious-9-incassi-record-in-tempi-di-pandemia.html e lo dico da team Statham (che ha preferito tenersi fuori dal litigio fra Vin Diesel e The Rock)

  2. Giancarlo

    FF9, folle e divertente, è il perfetto blockbuster estivo e gli incassi lo dimostrano…

  3. GimmoLimmo

    Amisci ma nessuno si è accorto che una parte importante del film è un omaggio a Giorni di Tuono (colori delle auto, inquadrature, colori).. fino al punto che c’è ROWDY BURNS, IN PERSONA?????
    L’ho notato solo io??

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