Cronache dal FSFF21, part 2: Kung Fu Warrior + intervista a Andy Long

Ecco, dopo l’atipica scoperta di Bao Tran e The Paper Tigers nella prima parte del nostro report, questo è esattamente il classico tipo di talento che uno spera di imparare a conoscere grazie al Fighting Spirit Film Festival: uno che quando inizia a menare ti si spalancano gli occhi e metti immediatamente mano al taccuino per prendere nota.
A voi la seconda e ultima parte:

Luc Van Tien: Kung Fu Warrior (2017, di Hoang Phuc Nguyen)

SÌ, 2017, non freschissimo, ma gli organizzatori hanno pescato bene e giusto.
Lục Vân Tiên è un poema classico vietnamita, scritto nel 19esimo secolo dal poeta cieco Nguyễn Đình Chiểu, sulla storia d’amore tra un guerriero e una donna che ha salvato dai banditi (non fatemi troppe domande, non l’ho letto). La storia del film viene trasportata al giorno d’oggi, dopo che scherzi magici trasportano il protagonista e la sua amata nella moderna Ho Chi Minh, e lui parte in missione per cercarla.
Si tratta, in sostanza, di una gran favolona, pensata principalmente per un pubblico locale (ma più che comprensibile), che ci tiene fortissimo a superare le difficoltà di un budget contenuto e raccontare le sue cose per bene e intrattenere tutta la famiglia, ma che contemporaneamente mette in mostra un talento marziale di quelli che fanno drizzare immediatamente le antenne: Andy Long è la cosa più simile a Jackie Chan che io abbia visto da parecchio tempo, specialmente visto che fisicamente assomiglia più al cantante di una boyband che a Jackie Chan, e specialmente perché non si tratta solo di abilità acrobatiche ma anche di talento coreografico e spirito spericolato.
Andy (vero nome Andreas Nguyen, vietnamita cresciuto in Germania) è effettivamente parte del Jackie Chan Stunt Team, ma ha anche un team tutto suo con il quale tra le altre cose ha iniziato a coreografare i film di Vidyut Jammwal.
L’ho intervistato via email per voi:

Qual è il tuo background marziale, e cosa ti ha ispirato a provare il cinema?
Ho iniziato studiando Judo in una palestra sportiva in Germania, e ho continuato con Taekwondo e Hapkido. Più tardi ho scoperto il Martial Arts Tricking su Internet e ho imparato studiando i video online. La spinta a studiare arti marziali ed entrare nel mondo del cinema è sempre stata l’influenza dei film di Jackie Chan: era il mio modello quando ero piccolo e mi ha sempre ispirato a provare, filmare e montare i miei stunt e i miei combattimenti. Ho sempre voluto diventare come lui, ed è ancora la persona che ammiro di più. Entrare nel Jackie Chan Stunt Team nel 2011 è stato uno dei miei più grandi sogni diventato realtà, e ancora oggi stento a crederci…

In questo film sei sia protagonista che action director e responsabile del montaggio, quindi immagino tu sia stato parecchio coinvolto nell’intero processo creativo. Ho molto apprezzato l’attenzione data alla storia, si nota come voglia essere prima di tutto una favola, una divertente storia d’avventura, e non solo una scusa per mostrare incredibili sequenze d’azione. Cosa ti ha attratto del progetto, e cosa vi ha spinto a prendere un poema classico e trasportarlo al giorno d’oggi?
Sono stato invitato dal regista Hoang Phuc a interpretare il personaggio di Luc Van Tien: era il suo primo film da regista, ma anche il mio primo film come attore e action director. La sua intenzione era di attirare il pubblico locale con una storia che conoscessero e in cui potessero identificarsi, qualcosa che fosse ideale per l’uscita prevista a gennaio 2017. La sceneggiatura è del direttore della fotografia Phi Son, ed è basata su un poema vietnamita molto famoso. Ha fatto un gran lavoro nell’adattare i veri versi del poema in alcuni pezzi di dialogo, e alcune scene ricordano anche visivamente alcune rime del poema, ma tutto questo sfortunatamente si perde agli occhi di un pubblico che non conosce la fonte e non parla vietnamita. È un film molto locale. Ma mi fa piacere che nonostante tutto sappia intrattenere a suo modo anche un pubblico internazionale. Io sono stato coinvolto dopo, quando era il momento di preparare le scene d’azione: non erano tutte nella sceneggiatura, e ho dovuto convincere regista e produttore a cambiare alcune cose, e ad aggiungere i due sgherri in completo elegante che combatto nel pre-finale, interpretati dai miei amici Lorenz Hideyoshi e Felix Fukuyoshi. Nello script c’era solo il culturista (il boss finale).

Sono rimasto sinceramente impressionato dal tuo talento, sia acrobatico che coreografico. Il combattimento nel circo è a livelli che vedo raramente anche in film molto più grossi. Si notano le influenze di Jackie Chan. Cosa ti ha ispirato?
Come studente e ovviamente grande fan di Jackie Chan, voglio mantenere viva la sua legacy e fare del mio meglio nel creare quel tipo di scene che lui avrebbe realizzato da giovane – ovviamente nei limiti miei e del budget a disposizione. Il combattimento al circo aveva il potenziale per essere il classico combattimento alla Jackie Chan, per cui io e il mio team abbiamo fatto del nostro meglio per inventarci nuove idee e mosse e ottenere quel tipo di sensazione. Essere riusciti a farti pensare a lui è la miglior reazione che potessimo ottenere.

So che la produzione non è stata esattamente una passeggiata… Qual è stata la scena più difficile da girare?
Penso che proprio il combattimento al circo sia stato il più difficile, perché era il primo di tre giorni di riprese quando la crew aveva ancora bisogno di ambientarsi e adattarsi al nostro stile di girare le scene d’azione. È la scena con le coreografie più complesse e per una ripresa sono serviti 125 tentativi prima di essere in grado di proseguire. Ma ne è valsa la pena. Era ancora la stagione della pioggia in Vietnam, il che ci ha messo in difficoltà anche per quanto riguarda il tempo a disposizione. Abbiamo deciso di rimanere sul set 24 ore al giorno per essere sicuri di riuscire a finirla, con l’aiuto di quei pochi membri della crew disposti a seguirci in questa follia. La mia parrucca non era fissata correttamente durante i primi giorni e cascava quasi ad ogni ripresa, il ché ha causato grossi ritardi. Io mi sono fratturato una caviglia durante una mossa di combattimento per colpa del pavimento bagnato, ma visti i tempi ristretti ho dovuto tirarmi dietro l’infortunio per tutto il resto delle riprese. Abbiamo un detto: “Il dolore è temporaneo, ma i film sono per sempre”. Noi andiamo avanti e facciamo del nostro meglio, non importa quanto sia doloroso, perché hai solo questa possibilità per fare in modo che sia tutto bello da vedere. Anche se il il meteo non è dalla nostra parte, fai del tuo meglio, rimani concentrato, non sprecare neanche un secondo, aiuta gli altri dipartimenti se ti è permesso, ripeti le riprese tutte le volte necessarie per ottenere la miglior performance che le circostanze permettono: qualsiasi cosa farai verrà catturata per sempre e ci dovrai convivere per il resto della tua vita.

Hai lavorato con nomi leggendari come Jackie Chan e Scott Adkins, ma anche con un talento oggi meno conosciuto che però ci tengo a promuovere: Vidyut Jammwal. Hai lavorato alle scene più spettacolari di Commando 3, ma eri action director anche per Khuda Haafiz, in cui Vidyut si ritrovava nell’insolito ruolo drammatico di un uomo comune che deve salvare la moglie da un rapimento e non sa combattere. Com’è lavorare con Vidyut, e come hai affrontato la sfida di creare coreografie plausibili ma comunque spettacolari e piuttosto memorabili?
Ho lavorato con Vidyut tre volte ed è una star molto abile fisicamente, nei suoi film soliti sembra sempre un supereroe. Farlo assomigliare a una persona qualunque è stata una sfida perché ha un fisico molto allenato ed è più grosso di tutti gli scagnozzi con cui doveva combattere, per cui abbiamo dovuto lavorare molto sulla una performance ordinaria e su espressioni vulnerabili. È stato divertente sia per lui che per me. Continuavo a ricordargli che questo non era Commando e che doveva muoversi come uno che non aveva mai fatto queste cose prima d’ora, e lui ha apprezzato il nuovo modo di ragionare, e invece che concentrarsi sul ripetere le riprese per ottenere mosse più pulite abbiamo mantenuto tutto più sporco e speso più tempo per trasmettere le emozioni del personaggio durante le scene d’azione. Quelle scene non vivono di mosse o coreografie spettacolari ma di momenti drammatici e intensità, e mi sono molto divertito a crearle.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Stanno per uscire due grossi film d’azione di Bollywood girati dall’Andy Long Stunt Team: Sanak [sempre con Vidyut Jammwal, ndr] e Liger. Per quanto riguarda nuovi progetti, niente di cui possa ancora parlare… ma stiamo lavorando.

Andy Long Stunt Team: segnatevelo fortissimo.
Buon weekend: e se il prossimo anno riuscite a organizzarvi per passare al Fighting Spirit Film Festival, fatelo.

>> IMDb | Trailer

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3 Commenti

  1. tommaso

    Bellissime queste interviste.
    Purtroppo trattadosi di film di gente (almeno da noi) sconosciuta su film che chissa’se mai vederemo, e’ un po’ difficile trovare da commentare.

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