Il fomento, quello bello: la recensione di Malignant

Dichiarazioni d’intenti

James Wan è uno che di cose ne dice. Non troppe, ma ne dice. Tipo qualche anno fa, ai tempi in cui aveva appena ottenuto il badge “Regista esclusivamente di horror che costano 2 e incassano 100”, quando se ne andava in giro tutto agitato a dire no ma per chi mi avete preso, io non faccio solo queste cose qui, mi piace tutto il cinema e voglio fare anche l’action e pure le commedie romantiche – alla fine ha preso due piccioni con la fava di Vin Diesel dirigendo Fast & Furious 7. O tipo quando diceva agli amici del parchetto australiano che la società del futuro avrebbe finalmente approvato il suo sogno di sposare una donna di dieci anni più giovane e di dieci centimetri più alta di lui. E ha avuto ragione. Ecco, quando James Wan dice le cose, poi di solito mantiene. E James Wan l’aveva detto di Malignant, che sarebbe stato un Giallo. Il Giallo quello con la maiuscola. Non quello generico partorito illo tempore da Mondadori, ma proprio quello nostro. Quello di Bava, Argento, Fulci, Dallamano e Lado, che gli americani ai tempi chiamavano (con leggero sfregio) Spaghetti Thriller. Poi è passato Tarantino a decretarne coolness e rilevanza cinematografica, costringendo tutti i giovani che volevano restare sul pezzo (James Wan incluso) a cominciare a riferirsi a esso, il genere, con l”appellativo onorifico di Giallo. Ebbene, James Wan aveva detto che Malignant sarebbe stato un Giallo. E beccami gallina infestata dal demonio se non ha mantenuto fin dalla locandina, facendo un Giallo filologicamente corretto e fondamentalmente ben educato sulle regole grammaticali e grafiche del genere. E che poi, a mezz’ora dalla fine, esplode in una delle locure cinematografiche più divertenti del 2021. Spoiler annacquati innanzi a voi, ché altrimenti sarebbe abbastanza impossibile rendere giustizia al fomento. Per l’intanto, sigla!

Horror e piedini: questo scafato di Wan sa bene quello che il popolo del web pretende

La partenza è giusta, con un cold open prima dei titoli di testa ambientato in un ospedale psichiatrico arroccato su di una scogliera al termine di una strada tutta curve. E oltretutto siamo nel 1993! Scarica di brividini subito fortissima, anche se non viene da un’idea di Stefano Accorsi. In questo ospedale psichiatrico ci sono luci bianche molto sature, luci sfarfallanti, luci rosse rosse. La gente che sta dentro all’ospedale è tutta in overacting, compresa una dottoressa capo il cui compito è fornisci blande didascalie con la stessa dizione di David Attenborough che parla del gurzo del Borneo Meridionale, e stanno badando a un’emergenza mica male: un paziente di nome Gabriel, estremamente fuori controllo ed estremamente non umano, che la dottoressa documentarista seda abbastanza prontamente al grido di “Eliminiamo una volta per tutte questo cancro”. Stacco ai giorni nostri. C’è Annabelle Wallis non bionda che recita consapevolmente come un dingo nei panni di una giovane donna A) tantissimo incinta B) altrettanto sposata con un balordo violento alcolista e presumibilmente disoccupato. Ovviamente i due vivono in una casa coloniale in legno a tre piani con il giardino e presumibilmente dei fantasmi, se questo fosse il solito film horror di James Wan. Ma esso, Malignant, è un Giallo. Quindi la casa è tranquilla, probabilmente. Rimane solo il problema di come Annabelle Wallis se la possa permettere. E la questione si fa all’improvviso ancora più pressante: la ragazza molto incinta infatti rimane altrettanto vedova, dato che la testa del marito degenere viene fracassata sul pavimento da un’oscura presenza notturna. E tutto questo poco dopo un furibondo litigio fra coniugi in cui lo sposo dell’anno aveva spatasciato la nuca di lei sul muro. Interviene della polizia stupida, un bel faccia da branzino e la versione del discount di Wanda Sykes, la quale si trova fra le mani un valido mistero, reso ancora più mistero dal fatto che quello del marito sarà solo il primo di una serie di omicidi cruenti, sovrumani e irrisolvibili, il cui unico filo rosso sembra la faccia basita di Annabelle Wallis. Ci pensa la sorella di quest’ultima, come da regola del Giallo, a dare una mano agli sbirri per svelare l’arcano che noi spettatori furbetti e sgamati sappiamo già essere quella cosa che unisce il prologo al resto del film. E può essere che qualcuno (Fabrizio! Ti vedo) cominci a lamentarsi: eh ma il colpo di scena l’avevo già capito io, eh ma era già stato fatto, eh ma come vi accontentate di poco. E va bene Fabrizio. Prenditi questa vittoria: avevi già capito tutto sin dal prologo. Bravo. Ma non provare a dirci che avevi anche previsto la totale follia dell’ultimo atto del film, perché non solo non ci crediamo, ma veniamo anche a trovarti stanotte con le saponette nella federa per raddrizzare la tua tracotanza.

Tu queste cose a Zoë Bell, per di più in una cella, non ce le dici mica eh

Insomma, io non è che mi aspettassi più di tanto di vedere James Wan fare cose discrete alla guida di quella 124 d’epoca tappata che è il Giallo, e di farle pure riuscendo a integrare nel genere il suo birignao di CGI tamarra seppur godibile. Più che altro è come riflettere sul perché l’India alle Olimpiadi abbia vinto meno medaglie d’oro del Kosovo: non ci pensavo molto, ecco. Ma una volta scoperto che ci stava provando, non è che mi aspettassi più di tanto. E allora bravone James Wan, che non hai fatto danni. Ma soprattutto, ed è questa la faccenda importante, non avevo la minima idea che James Wan avesse in canna quei trenta minuti finali lì, in cui Malignant diventa tutto quello che abbiamo sempre desiderato nella vita. Ovvero un film di arti marziali gore thriller psicologico in cui i fratelli Shaw si fanno prendere a braccetto da una parte da De Palma (Le due sorelle) e dall’altra da Miike (Imprint) e tutti insieme vanno a calarsi una pasta gigante in un rave in cui Asia Argento limona con un molossoide. È un ultimo atto che ti riempie veramente di fomento, una locura caricata a molla con un cinque minuti buoni di spiegone via VHS – più film in cui la nostalgia per gli anni ’90 è screziata di orrori indicibili please, funziona molto bene con i ricordi che ho dell’epoca – e che si risolve in un finale che sono sicuro di aver visto, in questa salsa o in un’altra, in un qualsiasi manga shonen in cui il quid è l’eterna lotta (interiorizzata) tra il bene e il male. Una risoluzione che non fa altro che aggiungere un ulteriore strato alla millefoglie piena di droga che James Wan ha impilato. Una roba così folle che non dovrebbe esistere, né tantomeno funzionare quando un James Wan qualsiasi decide di metterla in pratica. E invece collima tutto, con il piedistallo Giallo costruito dal regista australiano che regge all’urto del twist soprannaturale, e fin qui niente di strano, per poi scagliarsi nella rarefatta stratosfera del MACCOSA fatto come si deve. Un maccosa di quelli memorabili.

Invito al rave con Asia Argento che limona il cane quote:
“Noi dell’horror quando ci divertiamo, ci divertiamo duro”
Toshiro Gifuni, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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18 Commenti

  1. Nathan

    Io che non sono Fabrizio e che non sono molto portato per gli horror posso chiedervi – con i dovuti tag spoiler – quale sia il twist sgamato subito appunto dal “caro” Fabrizio?
    Ora sono curioso XD
    Nathan

    • tommaso

      SPOILERONE-CHE-TUTTI-QUELLI-CHE-HANNO-VISTO-O-LETTO-DIECI-THRILLER-PARAPSICOLOGICI-IN-VITA-LORO-COMUNQUE-SI-AUTOSPOILERIZZANO-DALLA-PRIMA-SCENA-(MA-CHE-FUNZIONA-LO-STESSO)…
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      il mostro e’ il gemello “parassita” di lei che vive nella sua testa (e non in senso figurato o pissicologico) e che prende il controllo del suo corpo.
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    • Nathan

      Ma tipo quella vaccata che qualche anno (decina?) fa si erano inventati in uno dei cicli più brutti degli x-men, secondo la quale xavier aveva ucciso e poi assorbito la sua gemella prima di nascere, ma poi questa comunque sopravvissuta ogni tanto gli faceva fare le cose matte a sua insaputa? O_o”

      In ogni caso, grazie per la risposta!
      Nathan

  2. tommaso

    James Wan e’ un piccolo mistero.

    E’ un solido regista, non certo un genio della macchina da presa. Non ha un’idea originale che sia una, ma un certo talento da rivenditore dell’usato per rispolverare quelle non sfruttate da un po’. Scrive in modo diligente ma anonimo, e se i suoi dialoghi non brillano lui ci mette il carico di non essere esattamente un Elia Kazan nella diregere gli attori (quelli di questo film mi sono sembrati tutti dei gran cagnacci, ma sospendo il giudizio causa doppiaggio da hard discount). Aggiungiamoci colonne sonore ultra-anonime e che i suoi film in genere sono ben fotografati, ma con tavolozze molto classiche, tipo che anche quando ordina al direttore delle luci di “bavargentare” sai gia’ dove va a parare.

    Eppure, misteriosamente, i suoi film, in cui tutto e’ apparetemente mediosissimo, sempre sul filo del banalissimo, dello stravistissimo, del prevedibilissimo, funzionano sempre da dio. Quest’ultimo in questo senso e’ una specie di capolavoro: dalla prima all’ultima scena sembra continuamente doversi sfracellare nel ridicolo involontario e invece regge. La mezz’ora finale e’ un tale gigantesco cumulo di stronzate che sembra impossibile non crolli tutto, e invece no, come dice la rece non solo e’ figa, ma rilancia tutto il film, e ne vorresti pure di piu’.

    La sua non e’ solo buona vecchia artiginalita’ hollywoodiana capace di portare a casa dignitosamente quasi ogni genere di film, soprattutto contando il materiale con cui in genere lavora non andrebbe sempre cosi’ liscia (almeno negli horror), c’e’ ameno un po’ di laborioso genio nascosto sotto tutta quella apparente ovvieta’.

    • Samuel paidinfuller

      A me quando vedo i film di wan, soprattutto il ciclo insidious e conjuring, torna spessoin mente questa frase “in psyco del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche: tutto quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico”

    • Lucio Leoni

      Esiste una qualità misteriosa nel settore della narrativa e dell’intrattenimento in generale, una piccola e spesso dimenticata regola di base che se ne stà lì come una radiazione di fondo: nessuno la vede chiaramente, nessuno ci fa caso, ma alla fine è la chiave per la comprensione dell’origine dell’Universo. E questa cosetta piccola piccola , tanto invisibile da venir spesso e volentieri dimenticata dai più si chiama: equilibrio. L’equilibrio è TUTTO. Il giusto dosaggio, nè troppo né poco, degli elementi è quela cosa che quando metti insieme come si deve un po’ di salsa di pomodoro, mozzarella, acqua e farina, come per magia tiri fuori un piatto che conquista chiunque sul pianeta. Potevi metterci la salsa di peperoni, che son più saporiti del pomodoro. Potevi metterci il Camemebert, che è più raffinato della mozzarella. Potevi metterci quello che volevi, ma non ci sarebbe stato l’equilibrio. E avresti fatto una torta salata qualunque, ma non la Pizza. Nei film, nei fumetti o nei libri vale lo stesso principio. Non conta cosa ci metti, contano le giuste dosi, i giusti tempi. Conta l’equilibrio.

  3. Dave

    Giuro che prima della mezzora finale pensavo che palle sto film, gli ospedali psichiatrici, le vhs, il mistero nel passato della protagonista, tutto un immaginario visto e stravisto con tra l’altro zero scene di paura.
    Poi arriva l’ultimo atto e niente…voglia di alzarmi sulla sedia in sala ad applaudire.

  4. Cecil Bidet Mille

    Boh, sarà pure come dite voi…ma a me questo film pare il punto più basso di Wan. Si parla tanto del finale, ma per me è un film che non ha un finale.

    ++++SPOILER++++

    Mi può star bene la carneficina fatta in modalità ninja rovesciato e tutti i poteri sovranaturali…..ma come si può accettare di vedere finire tutto a tarallucci e vino con un abbraccio alla sorella e la protagonista impunita dopo che ha fatto fuori un intero distretto di polizia? Come dire “scusate eh, ma non ero in me, è stato il mio gemello malvagio, ora tutto è come prima, grazie e arrivederci”.
    Io una bella pallottola in fronte gliela avrei piazzata.

  5. Per dire qualcosa su Malignant dovrei gettarmi inesorabilmente in zona spoiler ma siccome non ne ho voglia non lo faccio. Niente spoiler. Quindi nulla, adesso sto pensando. Sto pensando che io in genere non mi fido delle coppie. Una coppia tende spesso ad autorincoglionirsi. Sono belle le coppie, fanno anche tenerezza ma si auto-assorbono fino a ricreare una sorta di bastione dalla propria individualità. Una creatura simpatica e simbiotica come la Cosa di Carpenter. Io sarei più per il flâneur. Alla Benjamin per capirci. Far parte del mondo, accoglierlo ma ugualmente rifiutarlo. Il poeta della prostituzione. Non appiccicarsi troppo al mondo appiccicandosi a qualcuno. Ma per dirla alla Derrida (anche se lui parlava di democrazia) vi sono impossibilità che necessariamente devono essere possibili. Mi devo quindi rassegnare all’esistenza delle coppie. Che cazzo c’entra questo con Malignant? Sì, l’ho presa un po’ larga. Be’, il film nasce da un soggetto di James Wan scritto con la sua bella moglie Ingrid Bisu. Una coppia. Coppia, ripeto: coppia! Cosa ne è uscito? Sorprendentemente per me ne è uscito qualcosa di molto bello. James Wan l’ha sempre detto, è un fan dell’horror italiano. Se si avevano dubbi basta solo la locandina del film. I rimandi vengono poi palesati in Malignant. Per dire, io ho avuto una polluzione quando è sbucata l’inquadratura alla mano guantata con la mortale arma in mano. Quella singola inquadratura mi ha fatto godere. “Eh, ti accontenti di poco tu”, che cazzo vuoi? Son gusti. Ho goduto ancora moltissimo in quella inquadratura che segue la protagonista dall’alto mentre va di stanza in stanza. E Wan non ha mai nascosto di essere un fan di De Palma. La faccio breve perché se no sarebbe tutto spoiler: Malignant mi è piaciuto e non poco. Ha tante cose fighe al suo interno. Le situazioni, le location, le emozioni e la morte quella brutta. La cover di Where is my mind non credo sia stata messa lì a caso. E aggiungo che neanche Stephen King è a caso. Ma niente spoiler. Sì il nuovo horror di James Wan è un giallo, ed è altro. Hey, è anche divertente giacché non si prende sul serio. Questo non va sottovalutato. Grazie James per questo bel film ciao… Aspe’, ma gli ultimi 30 minuti? Ah, già. Io in più punti mi sono alzato per applaudire. C’è un mix di generi che mi ha benedetto l’immaginazione. Gli ultimi trenta minuti di Malignant sono la gioia. Per me almeno. La coppia. La dannatissima coppia. A volte non genera il nulla.

    • Ubik

      Vero! Grande dettaglio che hai citato.
      La mano dell’assassino che calza il guanto di pelle e brandisce l’arma. Uno dei feticci di Dario Argento. Come le inquadrature strettissime degli occhi.

  6. Marilyn Banfi

    Mah… io mi sono annoiato anche nell’ ultima mezz’ora. Porca puttena! Ho solo pensato ad un (spoiler) doppio BJ alternato, ma forse sono io malato… Sweet dreams

  7. Ubik

    “Diramiamo un avviso di cattura per Sloth dei Goonies?”

    Battuta dell’anno.

  8. Past

    kuato lives!

    carino, l’unica cosa gestita male è l’aspetto cinecomics con poteri e abilità buttate lì perchè sì.

  9. ste

    che film assurdo… suoni improbabili e ancora più stranianti delle immagini…e che bello il costume… il pugnale… la voce distorta… tutta roba che davvero ormai non si vede quasi più

  10. Harry Saputo

    Si, credo proprio che la genialità artigianale di Wan stia tutta nel ripescare idee un po’ meno abusate o che rischiavano di finire nel dimenticatroio. Ma scusate, qui nessuno cita l’elefante nella stanza… Henenlotter ! Brain damage è il sistema operativo su cui gira il film intero, quelli di Argento sono dettagli estetici!

  11. Cpt. Impallo

    No no no, per me è un no convinto. Una puttanata così gargantuesca non la vedevo da un pezzo, e ierisera ho visto Tammy e il dinosauro, per dire

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