Nuovi nuovi barbari: la recensione di Mondocane

In Mondocane, “Mondocane” è il nome del protagonista, battezzato così (uhm… spoiler?) dal nome del negozio di animali che viene incaricato di dare alle fiamme. Che se si fosse chiamato Mondogatto, o Amici animali, o Amicici a quattro zampe, il film di Alessandro Celli si sarebbe intitolato “Amicici a quatto zampe”. Che culo che invece il negozio di animali da cui prende il nome il protagonista di Mondocane si chiamasse esattamente come la tematica centrale del film, altrimenti sai che ridere? Sigla!

E va bene, sono stato un po’ cattivello in questa intro, ma in realtà non gli ho voluto male al film di Celli (suo esordio nel lungometraggio dopo una gavetta che include I cavalieri di Castelcorvo e Lola & Virginia Live Action, whatever the fuck that is, tanto per dire che c’aveva proprio voglia di esordire con un action distopico ambientato a Taranto). Mondocane è una specie di aggiornamento di quel sottogenere di film distopici copiati da Mad Max e Fuga da New York che si facevano in Italia a inizio anni ’80, nella fase crepuscolare della nostra produzione di genere. Roba tipo la trilogia 1990: I guerrieri del Bronx / I nuovi barbari / Fuga dal Bronx di Enzo G. Castellari, ma anche quella roba inspiegabile e a tratti esilarante che è I predatori dell’anno omega. Il titolo, ovviamente, a parte essere il nome di un negozio di animali con un proprietario particolarmente cinico, rimanda a tutta la stagione dei Mondo Movies e a Mondo cane di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi. Il Celli ha studiato, o per lo meno vuole far vedere che lui ha consumato tutto, cinema alto e cinema basso, e l’ha frullato per “dire qualcosa”.

Ecco, forse il problema principale di Mondocane è che vuole “dire qualcosa”, vuole parlare di temi importanti: il declino della società italiana, l’illegalità che si espande come un cancro e corrode le fondamenta del paese trascinandoci lentamente in un’era di barbarie. Mondocane è un film politico, prima di tutto, e un film d’azione solo in secondo luogo. E tutto questo si riflette nella messa in scena che, al netto di un buon inseguimento in auto nella prima metà, diventa timidona proprio quando invece dovrebbe dargliene a nastro nelle scene action, che sono girate in maniera generica con la Parkinson Cam di zio Greengrass.

Quella lì è proprio l’impalcatura de I predatori dell’anno omega.

Torniamo un attimo indietro. Mondocane è ambientato in un vicino futuro molto brutto. Taranto è diventata una wasteland su cui dominano i fumi dell’acciaieria, la gente vive in una violenta favela e bande criminali la fanno da padrone. Tra queste c’è quella delle Formiche, guidate da Testacalda (Alessandro Borghi in modalità “Stanis La Rochelle non sei nessuno”). Mondocane e il suo miglior amico Christian (Dennis Protopapa e Giuliano Soprano, davvero bravi) aspirano a farne parte, Testacalda vuole solo Mondocane perché Christian è epilettico, Mondocane insiste finché non vengono presi tutti e due. Potete immaginare come prosegue: uno dei due (indovinate quale) si rivelerà un criminale nato, l’altro attraverserà un arco di redenzione.

Niente di nuovo, insomma, compresa la banda di regazzini che detta legge in un mondo in cui gli adulti sono una manica di egoisti irresponsabili, che hanno preferito mollare Taranto per creare una Taranto Nuova dove la gente beve gli spritz in spiaggia come se niente fosse. Sì, non è esattamente un film che la tocca piano, ma questo lo potevate intuire già dal titolo, non prendetevela con me.

Chissà come va a finire!

Sapete invece che c’è di nuovo? Che Mondocane non è imbarazzante. Ci pensate? Solo dieci anni fa, ma che dico dieci, anche cinque, da una premessa del genere sarebbe potuta uscire una roba da cavarsi gli occhi per il disagio, e invece il film di Alessandro Celli, per quanto sia un prodotto di seconda fascia rispetto ad altri film di genere che stanno finalmente cominciando a uscire nel nostro paese, è… decente. Si fa guardare. Ha dei dialoghi banalissimi che però vengono recitati in maniera tutto sommato credibile da praticamente tutti, non ci sono le classiche sparate o battute che ricalcano maldestramente il doppiaggio di un film americano. Borghi ha quel suo modo di fare strafottente che a volte scade nella maniera, ma qui, pur conciato come una comparsa di Rats – Notte di terrore, funziona e ha carisma. I due regazzini (anzi tre, c’è anche Ludovica Nasti) sono ben diretti e ci stanno dentro.

Ma soprattutto sono ottimi gli scenari in cui il film è ambientato. Luoghi degradati che evocano certe periferie già esistenti oggi, senza andare tanto a scandagliare futuri possibili. C’è dietro un’ottima ricerca di location, augmentate da qualche matte digitale qua e là. Il finale, poi, ha un colpo di scena da film merigano ben costruito, anche qui niente di trascendentale ma fatto come si deve fare e non in quella maniera approssimativa che era tipica nostra fino a qualche anno fa.

“Mettiamoci pure un crocifisso, a significare quanto i valori di un tempo siano ora solamente carta straccia.” “Sottile, mi piace.”

Mondocane è prodotto dalla Groenlandia di Matteo Rovere, a cui prima o poi dovremmo costruire una statua per come sta rivitalizzando il cinema di genere italiano praticamente da solo (lo so che c’è anche Gabriele Mainetti, ma Rovere è un produttore, è il nostro Jason Blum se vogliamo, e sta cercando di costruire qualcosa che vada oltre la sua filmografia personale). Per questo dicevo che è un prodotto di seconda fascia, perché rispetto ad altre cose della Groenlandia è meno riuscito, più “vecchio” per certi versi, più “italiano” nel senso borisiano e non in quello giusto. Ma è sempre grazie alla Groenlandia se Mondocane non è imbarazzante. Ed è importante: buoni tutti ad avere due o tre titoli grossi molto riusciti (tra un mese arriva Freaks Out, ne riparliamo), ma è nella fascia media che si misura quanto bene sappia lavorare un’industria.

DVD quote:

“Dai.”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

23 Commenti

  1. avdf

    Per un attimo quando ho visto il titolo e la prima schermata ho pensato che fosse una recensione postuma degli agghiaccianti documentari “mondo cane” che mostravano scene vere da varie parti del mondo..decapitazioni, pestaggi, evirazioni, squartamenti, esplosioni, usanze strane e assurde, ecc…

  2. jax

    “Mondocane è un film politico, prima di tutto, e un film d’azione solo in secondo luogo” mi sembra uno dei primi problemi del cinema di genere in Italia. L’azione è sempre messa in secondo piano, sempre vista (mi pare) con un poco di “vergogna” come se fosse una parte di serie B dei film mentre il succo deve essere altro.
    Comunque, come ad altri prodotti italiani gli darò ovviamente una chance

  3. Raimondo Vinello

    Mondocano ! Vivo ce lo faccio mangiare !

  4. Killing Joke

    “Mondocane è un film politico, prima di tutto, e un film d’azione solo in secondo luogo”.

    OK, cassato

    • Ingram Bergman

      Allora rincaro la dose :-).
      Dalla recensione: ” Luoghi degradati che evocano certe periferie già esistenti oggi, senza andare tanto a scandagliare futuri possibili. ”
      Da Mark Fisher “Realismo Capitalista”: “Un tempo, i film e i romanzi distopici erano esercizi di immaginazione in cui i disastri agivano come pretesto narrativo per l’emersione di modi di vivere nuovi e differenti”.
      Ora invece il mondo che si prefigura “sembra un’estrapolazione o un’esacerbazione del nostro, più che una realtà alternativa vera e propria”.

    • Ubik

      Probabilmente è anche una scelta economica: in questo modo creare un modo futuro costa molto meno. Black Mirror ha fatto scuola in questo.

    • Lucandian

      “Un tempo, i film e i romanzi distopici erano esercizi di immaginazione in cui i disastri agivano come pretesto narrativo per l’emersione di modi di vivere nuovi e differenti”. Ora invece il mondo che si prefigura “sembra un’estrapolazione o un’esacerbazione del nostro, più che una realtà alternativa vera e propria”. Forse ho un po’ di confusione sul concetto di “distopia”, ma non fa parte delle sue premesse proprio l’esacerbazione di elementi del presente come ‘cautionary tale’? Forse che “Soylent Green” è meno distopia di 1984? Davvero, mi interesserebbe chiarire la cosa.

  5. Videosbronz

    Sono contento che Groenlandia stia producendo abbestia, daje Rovere!
    Anche se sarebbe bello, un giorno, non dover più specificare che un film di genere è valido “per essere un film italiano”

  6. Gigos

    1) Insomma un film tarantiniano.

    2) Borghi mi era piaciuto in suburra ma ormai per me sarà per sempre quello che muove la testa a tempo di “Splash (Fritto Misto)” suonata col kazoo. That’s not something you can unsee, come dicono alle reclute nei polizieschi americani.

    3) Dennis Protopapa, Giuliano Soprano e Ludovica Nasti ai bei tempi potevano tutti non dico vincere, ma di sicuro concorrere a un Jimmy Bobo del mese.

  7. Ubik

    OT. Per questo lunedì settembrino mi aspettavo una cosa tipo “recensione doppia” di Free Guy e Hitman’s Wife’s Bodyguard… Mi avrebbe aiutato ad esorcizzare. Li ho visti entrambi nel weekend ed ora vedo Ryan Reynolds ovunque. Aiuto.

    P. S. Mi sono divertito con entrambi comunque.

    • Ubik

      E per tornare in topic, a questo darò una chance perché di voi mi fido sempre e comunque.

      Jeeg Robot l’ho amato e rivisto volentieri, così come i due film sul Canaro. Ho persino scoperto la trilogia di Smetto Quando Voglio grazie ai 400 calci… Ma onestamente con La Belva, Il Mio Corpo Vi Seppellirà e A Classic Horror Story mi sono annoiato parecchio, così come con altri due horror italiani che dalla rece ne erano usciti bene ma che mi hanno fatto calare la palpebra (purtroppo vivendo all’estero i film italiani le vedo sul laptop… Quindi già partono penalizzati).

      Vediamolo ‘sto Mondocane, in attesa trepidante per Freaks Out (e anche un po’ per Comedians che Salvatores ci piace…). Dai cinema italiano che ce la puoi fare!

  8. John Who?

    Domanda molto meno polemica di quanto possa sembrare: quanti anni ci vorranno, prima di giudicare i film di genere italiani per quello che sono, anziché recensire tutto con “beh sarebbe una merdina, ma regaz ve lo ricordate Stefano Calvagna?”
    Molto semplicemente, negli ultimi 15 anni si sono alzati i valori di produzione in tutto il mondo, per cui anche la più sfigata serie crime danese ha adesso la fotografia e il sonoro di un film di Hollywood. Rovere e Co. hanno portato in Italia questo approccio professionale e vanno ringraziati, ma parliamoci chiaro, Jeeg Robot è del 2015. La Trilogia del dollaro è stata girata in due anni, ha generato tre capolavori assoluti e un genere iconico venduto in tutto il mondo, non è che sei anni dopo si gasavano ancora per, boh, i film di Sartana perché superiori a Totó contro Maciste.
    Ripeto, la mia non vuole essere una critica né al vostro benemerito lavoro né a chi prova a cambiare il linguaggio cinematografico in Italia, ma giudicare un film di genere dal paese di produzione è una cosa molto… (non dico italiana perché oggi sono in modalità iconoclasta e lo voglio dire: Boris ha rotto i coglioni)

    • Il discorso non è così bianco/nero, però, secondo me, e lo dico anche in risposta a quello che ha scritto Videosbronz.

      Qualche anno fa, sì, l’unico argomento che si poteva usare era “beh, per essere un film italiano…”. Che non è esattamente la stessa cosa che volevo dire io, e se non mi sono spiegato bene mi spiace. Quello che volevo dire è che, per essere un prodotto non di prima fascia italiano, è comunque dignitoso. Il panorama è totalmente cambiato da Jeeg (vero, è uscito nel 2015, ma nel frattempo è uscita altra roba e comunque Freaks Out arriva tra un mese ed è una bomba atomica), e ora SAPPIAMO che si possono fare film italiani di livello europeo, ma non è ancora così scontato che i film di serie B, quelli che non sono propriamente le teste di ponte, siano decenti. Perché abbiamo un passato che è quello che è, il rischio è sempre dietro l’angolo e Mondocane è un buon segnale, perché indica che anche se non c’è stato dietro lo stesso investimento e impegno che si dedica ai film “importanti”, c’è comunque un mestiere in crescita e un “minimo garantito” che fino a pochi anni fa non c’era.

      Però se mi dite che devo smettere di parlare del contesto nelle recensioni dei film italiani… non pensate che sia un po’ troppo presto? Come si fa a parlare del fatto che stiamo finalmente crescendo senza tirare in ballo cosa è stato fatto prima? Non per dire “beh, dai, potrebbe andare peggio”, quanto piuttosto “guarda quanto bene sta andando e non l’avremmo mai pensato”. Sono molto ottimista a riguardo, lo sono più ora che nel 2016, perché allora sì che non sapevamo se quei primi, ottimi risultati avrebbero portato a qualcosa di buono. Mentre ora, tra Groenlandia e Mainetti, c’è di che essere molto felici.

      Ciò detto, l’esempio della trilogia del Dollaro non calza perché all’epoca l’industria andava a gonfie vele, non avrebbe avuto senso essere ancora esaltati dalla stessa cosa cinque anni dopo, vero. Oggi è diverso: veniamo da trent’anni di sonno criogenico, i tempi per la ripresa devono per forza essere lunghetti, ma le cose si stanno velocizzando.

      In conclusione, quello che volevo dire l’ho detto nella frase finale della rece: un’industria va benone quando è la fascia medio/bassa che funziona, e Mondocane è un esempio di questo. Un prodotto mica tanto riuscito artisticamente parlando, ma fatto col mestiere e anche tutto il comparto produttivo/attoriale/tecnico ben diretto.

    • John Who?

      Adesso ho capito e mi hai quasi convinto.
      (chiudete l’internet, abbiamo un vincitore).
      Dico quasi perché secondo me il tuo discorso filerebbe del tutto se, a seguito del ciclone “Rovere” (semplificazione voluta), il prodotto medio italiano, di genere o no, partisse da questi valori.
      Mi pare invece che il grosso del cinema italiano continua a sbattersene di “velleità” come una presa diretta decente o una fotografia che non sembra sviluppata in un sottoscala. La commedia “per farsi due risate in famiglia” o il drammone del tinello sono ancora all’età della pietra come standard qualitativi (al di là del valore molto relativo delle opere in sé). Solo il cinema di genere risponde a certi standard produttivi perché – immagino – il vero successo per questi film è un engagement elevato su piattaforme tipo Netflix, Prime, etc., in cui i concorrenti (spagnoli, francesi, etc) sono cazzutissimi.
      In conclusione, è vero che il cinema medio-basso mostra un’evoluzione in termini di recitazione/montaggio/fotografia ecc., ma per poter parlare di una vera ripresa dopo gli anni bui secondo me il resto del settore dovrebbe adeguarsi.
      (a margine: un giorno vorrei che qualche storico del cinema mi spiegasse che cosa è successo alle maestranze italiane, dagli anni 80 in poi. Il montaggio del Caso Mattei dà ancora oggi le piste a qualsiasi serial americano).

    • Killing Joke

      @George Rohmer: beh, però dire “abbiamo un passato che è quello che è” mi pare piuttosto ingeneroso… o meglio, inesatto.
      Perché il nostro passato è anche avere inventato un genere come il Giallo, avere fatto western migliori degli americani ed avere sfornato horror di gran classe.
      Direi piuttosto che abbiamo perso due decenni, gli anni ’90 ed i Duemila

    • jax

      Il mio corpo vi seppellirà ed i primi due lavori dei fratelli d’innocenzo (su cui io spero sempre che virino sull’horror spinto) mi pare vadano in quella direzione “nuova”.
      Comunque ci vogliono soldi, soldi, soldi.

      p.s. mi spingo ad aggiungere a questi anche il film La Stanza di Stefano Lodovichi con Guido Caprino in modalità De Niro/Taxi Driver che mi pare una bella promessa

    • @Killing Joke, intendevo quello, mica l’epoca d’oro del genere ovviamente.

      @John Who, mi pare invece che le cose siano migliorate, a livello di standard qualitativi, anche in prodotti non di genere. La presa diretta registrata nella stanza accanto è da un po’ che non la sento, per dire (ma devo dire che non vedo molte commedie italiane). Il comparto tecnico di grossi prodotti commerciali è molto più apprezzabile ora di una decina di anni fa.

    • Aggiungo che i problemi del sonoro che ci siamo portati dietro per un sacco di tempo sono anche “colpa” dell’epoca d’oro del cinema italiano, quando tutto si faceva in post e dunque nessuno ha mai imparato a registrare i dialoghi sul posto.

  9. Takeshi Diocaro

    Un po’ mi dispiace che non sia stato citato Mike Patton a proposito di Mondo Cane

    Comunque sarò stronzo io, e lo sono di certo, ma Lo Chiamavano Jeeg Robot, citato anche nei commenti, l’ho trovato niente più di un film decente, salutato come una specie di Quarto Potere

    • Jesus strikes back

      Ma no che non sei stronzo, però capisci che quando arrivi da 30 km di piattezza totale 300 metri di salita sembrano il gran premio della montagna

  10. ste

    il giudizio sul cinema.italiano.recente sconta il problema della capacità critica dell’utente medio…è tutto o una bomba o una merda fumante….come se tutto il.resto della cinematografia internazionale fosse ugualmente inseribile in queste due categorie.. Con prime e netflix invece si è vista tanta mediocrità francese, spagnola, coreana, cinese e chi più ne ha ne metta ..la differenza con la produzione italiana è essenzialmente il.volume ..se per ogni 10 tinellate o film con Deluigi o con la Cortellesi o 10 cinepanettoni si avesse un Non Essere Cattivo o un Jeeg Robot o qualcosa di analogo saremmo qua a parlare d’altro.

    • Pacino! At the Disco

      Io sinceramente ho l’impressione che con le nuove produzioni italiane che si rifanno al cinema di genere si pecchi di eccessiva severità visto che si portano dietro l’ingombrante eredità di decenni in cui l’Italia primeggiava in certi generi, mentre con le produzioni estere si è ben più generosi (e l’essere generoso non è una cosa brutta di per se, puoi dare opinioni equilibrate anche se non fai il pignolo che urla BUCODITRAMA ogni due secondi).

      A tutto questo poi si aggiunge appunto la “sindrome di polarizzazione da Internet” secondo la quale ci sono soltanto capolavori e spazzatura senza alcuna via di mezzo ed è purtroppo una cosa che va oltre al cinema: anche quando si parla di musica, videogiochi, fumetti ecc. l’andazzo è quello.

      Ps. anch’io continuo a pensare che con Boris si sia arrivati al punto di saturazione, pur rimanendo una serie eccezionale.

    • ste

      tutto vero…basta leggere i commenti ad alcuni film recensiti anche qua di recente..su Boris ..è l’unica serie italiana di successo prima di Gomorra , che però ha avuto una sponsorizzazione decisamente superiore…ci sta che sia citata anche se alla lunga la cosa può annoiare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *