The Great Ridley Scott Swindle: The Last Duel

Tipo Sergio Toppi

Permettete una nota personale, che è un periodo emotivo. The Last Duel l’ho visto al cinema con mio padre, Obi-Wan Kar-wai. L’ultima volta che gli astri si erano allineati era il 1990, toh, primi mesi del ’91. All’Odeon, quello dietro il Duomo, per Total Recall. Sì, sì, quello lì: il film di Verhoeven con Arnie. Quello a cui diamo del tu. Quello che ha definito un 7% della nostra personalità. Insomma, un bel momento calcistico.

Bei momenti.

Certo, formidabili quegli anni. Invece, data astrale 2021, la collaudata formula: “padre/figlio al cinema insieme intenti a costruire una scala di valori umani ed estetici tacitamente condivisa dai primi mesi del 1991 ad oggi and counting” è stata un po’ mortificata da un film, come dire… non particolarmente calciabile. Non brutto, eh? Un bel film. Un filmone dal respiro epico, d’altri tempi. Un film un po’ anni ’90, se vuoi: con tanti soldi, set bellissimi, una fotografia che fra qualche anno verrà ricordata in qualche seminario moderatamente colto dal titolo: “Film tutto sommato dimenticabili ma dal grande compartimento tecnico”. Il vincitore annunciato del Premio Nic Cage alla Peggior Pettinatura 2021 (Veramente, ma chi ha deciso di pettinare Matt Damon come il Theo Von più retrivo? Chi è il responsabile del pizzetto biondo tinto male del povero Ben Affleck? Quanto dolore volete ancora infliggere a questo pover’uomo?). Insomma, non una bomba clamorosa come Total Recall, questo è poco ma sicuro. Vabbè, dai, che ci vogliamo fare? Aspetta che metto la sigla.

The Last Duel è “l’adattamento cinematografico del romanzo storico del 2004 L’Ultimo Duello. La Storia Vera di un Crimine, Uno Scandalo e una Prova per Combattimento nella Francia Medievale (The Last Duel: A True Story of Trial by Combat in Medieval France) scritto da Eric Jager“. Sì, ho copiato e incollato da wikipedia. Che volete? Son cose che comunque vi avrei dovuto dire. D’altra parte questo è un blog di cinema serio, abbiamo vinto anche dei premi, che ti credi? Ma in realtà questa roba non mi interessa davvero. Per noi l’importante è altro. The Last Duel è un film di un regista che qui da noi ha una sua importanza particolare. Uno dei nostri mantra più azzeccati è il kekkoziano: “Tony > Ridley”. In questa apparentemente semplice formula, secondo me, c’è sintetizzato molto del nostro pensiero. Come ignorare dunque un film dello Scott drammaticamente sbagliato? Pure fosse un’eccezione non particolarmente meritevole…

Ma ti giuro! Ho pescato un persico grande così!

Oh, ci credevo anche io. Però The Last Duel, 1) nonostante il titolo, 2) nonostante ci sia effettivamente un ultimo duello ben girato, senza musica (come solo i duri sanno fare), soddisfacente dal punto di vista dei pugni in faccia, delle pugnalate all’inguine, con una Morte per “ginocchiata nel coppino che si risolve con una spada che ti trafigge la trachea male”, nonostante tutto questo, è un film che ci lascia piuttosto freddi. Un tentativo di riattualizzare il modello Rashomon (stessa storia, ma raccontata con piccole ma sostanziali differenze da più punti di vista, in questo caso tre: Damon, Driver, Comer), con dei richiami ad alcuni dei titoli più forti del Ridley. The Last Duel richiama già dal titolo un po’ I Duellanti, quel magnifico esordio. E un po’ ti viene da pensare al periodo “in costume” di Scott: Il Gladiatore, Le Crociate. Che, sia messo agli atti, mi trovano anche lì piuttosto freddo.

I’m in.

Una sceneggiatura ben confezionata, scritta da una coppia come Damon/Affleck che, ti dico fermati, sto per mettere la gif Troppi Ricordi con Giovanni di Aldo, Giovanni Giacomo. Loro due, ma insieme a Nicole Holofcener, regista e sceneggiatrice americana da queste parti nota per il delizioso Enough Said, titolo arricchito dalla coppia James Gandolfioni e  Julia Louis-Dreyfus. Una brava, che però qui è chiamata un po’ a fare il lavoro sporco. Tento di spiegarmi, che la cosa è complessa.

The Last Duel, il film quello di cui stavamo parlando, sempre “l’adattamento cinematografico del romanzo storico del 2004 L’ultimo duello: La storia vera di un crimine, uno scandalo e una prova per combattimento nella Francia medievale (The Last Duel: A True Story of Trial by Combat in Medieval France) scritto da Eric Jager“, racconta di un vero fatto di cronaca piuttosto noto e discusso. Siamo nella Francia del XIV secolo. Jean de Carrouges (Damon col mullet) è un cavaliere rozzo ma bravo a fare quello che fa. Quello che fa, lo fa per il Re. Ma al Re, e soprattutto al suo reggente, Ben Affleck tinto di biondo, non gliene frega nulla, anzi, meno: un po’ screzia Matt Damon. Ma lui, un uomo all’antica, tutto onore e dedizione, se ne frega e passa.

“ma và, figurati se me la prendo!”

Il suo unico amico è Jacques Le Gris (Adam Driver, sul quale sospendo il giudizio, perché è vero che è sempre bravo e bello da vedere, ma qui mi è sembrato col pilota automatico). Jaques però è un furbetto e, da sottoposto di Damon, fa carriera e arriva ad essere l’amichetto speciale del reggente, di Ben Aflleck. Orge insieme, sempre mezzi sbronzi: una roba torbida, insomma. Matt Damon però fa il colpaccio e si sposa con l’assassina pazza di Killing Eve, la bravissima Jodie Comer. Driver perde la testa per lei e – matto di potere – la stupra. Lei però contro ogni convenzione dell’epoca, quelle ricordategli ad ogni piè sospinto dalla suocera arcigna, denuncia il fatto.

Una gioia per gli occhi

Ne nasce un processo che si conclude con la decisione del Re di dire: “Oh, non so che dirvi. Per me la cosa non è chiara, ma d’altra parte viviamo letteralmente nel Medioevo. Sono strano e bizzarro, e infatti ho la faccia del protagonista di The End of the F***ing World, Alex Lawther:  faccciamo che la risolvete a pacche e chi vince ha ragione!”. Il The Last Duel del titolo. Quello che apre il film e che lo chiude. Il racconto circolare. I bei filmoni di una volta. Ripeto: non un film calciabile, ma un buon film hollywoodiano (contemporaneamente nella sua accezione positiva e negativa) che parla di violenza sulle donne, di patriarcato, di victim blaming. Fossi un redattore di un quotidiano, parlerei di film post #MeToo. Poi mi vergognerei e non lo farei davvero, ma avrei la tentazione di fare un titolo un po’ engaging.

Sempre bello. Anche se tumefatto.

Lì ci sono delle cose interessanti. Lì c’è roba su cui discutere. Possiamo concentrarci su come le tre diverse versioni del racconto si vadano a incastrare. Su come Nicole Holofcener sia l’unica donna chiamata a scrivere la parte dell’unica donna protagonista. In un film che parla di violenza sulle donne. Scritto, diretto e interpretato da soli uomini. Del conseguente lavoro fatto da Damon e Affleck per adeguarsi al quadro generale, a far venire fuori in maniera intelligente i lati “discutibili” dei protagonisti maschili. Penso non tanto alle due versioni della sequenza della violenza – con quella vista attraverso gli occhi di Driver, terribile ma ammantata da quell’idea di amore tossico troppo spesso derubricata da vecchie penne virili – quanto al momento in cui la Comer dice a Damon dello stupro: Damon ci racconta che il suo de Carrouges, anche se frustrato e castrato, crede a sua moglie. Secondo la Holofcener invece è tutta più una questione di orgoglio maschile. Una gara di cazzi, per dirla alla francese. De Carrouges ha i dubbi: forse sua moglie fa la vittima, ma sotto sotto l’è piaciuto. È un bravo marito, ma ‘ste donne non gliela raccontano giusta, mi sa che aveva ragione mammà.

Uomini che parlano di donne.

A Scott evidentemente interessava più questo. Poi, incidentalmente, in un film troppo lungo, fatto principalmente di dialoghi in interni magnificamente illuminati da un direttore della fotografia in stato di grazia (Dariusz Wolski, già più volte a servizio di Scott) ha inserito delle belle scene d’azione di massa a inizio film e una bellissima sequenza finale in cui scorrono sangue e botte a profusione (e i riferimenti a Sergio Toppi di cui sopra). Ma il film rimane un’eccezione che a stento definirei meritevole. Però è stato bello tornare al cinema con Obi:Wan Kar-wai.

DVD-quote:

“Per il ciclo Cinema e Attualità”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

“Ottimi costumi e ricostruzione fedele dei siti dell’epoca storica”
Obi-Wan Kar-Wai, padre del Casanova

IMDb |Trailer

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17 Commenti

  1. Incredulo

    Ma quindi Kekkoz e Wim Diesel sono la stessa persona???

    • John Who?

      Stavo per scriverlo. Mi chiedevo che fine avesse fatto

    • Casanova

      Kekko e non Kekkoz. As in @disappunto o Bastonate. Solo che se aggettivizzi ti viene per forza da mettere la Z. Che, capisco, crei ulteriore confusione.

  2. Gigos

    1) “…il delizioso Enough Said, titolo arricchito dalla coppia James Gandolfioni e Julia Louis-Dreyfus.”
    Sono pure d’accordo eh, ma questa è l’ultimissima frase che mi aspettavo di leggere su i400calci.

    2) Ma tuo padre non si chiamava Ben Kar-wai?

  3. David Kronenbourg

    @Casanova: quanti ricordi, a vedere Total Recall all’Odeon a fine ’90 c’ero pure io, cinque altissimi!

  4. Matthew

    Film Storico a cadenza decennale di Scott: dove’è Russell Crowe?
    Anche quelle poche certezze mi togliete.

  5. R.c.

    Trial va tradotto con processo, o causa e non prova. Sennò il titolo non ha senso. Nel medioevo in effetti tante volte la giustizia la amministravano così (Ved alla simpatica voce ordalia).
    Bacioni

  6. Phon Connery

    Filmone. Ad avercene di registi che a 80 e rotti anni se ne escono con film così.
    Peccato stia floppando, mentre quelle merde truci di Venom e Halloween spopolano.

  7. Cioè scusate…
    mi parlate bene di certa merda colata tipo Hallowheen kills o di altre schifezze colossali e una recensione del genere per un film di Ridley Scott ? cioè un FILM VERO-che-esce-al-cinema e non è la solita monnezza ?
    FATTO DA UNO CHE HA 83 ANNI, UN MAESTRO
    ma stiamo scherzando ?
    ma quanto siete peggiorati ?

  8. 1977

    Casanova, la che effetto nostalgia canaglia che mi scarichi addosso; anche io vidi Atto di forza all’Odeon, che cinema, che film… stesso periodo Robocop 2 all’Ariston, Caccia a Ottobre Rosso al Gambrinus… e di questi non n’è rimasto nemmeno uno

  9. Dio Porsche

    guardando la locandina del film viene in mente quel ragionamento iniziato con matrix dove, almeno per me, è stato il primo a invertire la tendenza: non piú tomb rider che vorrebbe un po essere Indiana Jones ma Matrix che vorrebbe un po esser Tekken. Ecco la locandina non è che si inventi granchè dal punto di vista della composizione ma non sfigurerebbe come cover di un dvd per playstation.

  10. Dave

    Nella locandina in alto Ben Affleck sembra Jason Newsted.

  11. Manente

    Dai ma come a me sono garbate sia le botte che il resto. Non mi sento molto in sintonia con la rece di Casanova e in fatti vorrei chiedere:

    1 – come mai eccezione meritevole? ci sono un sacco di botte da orbi no?
    2 – come mai non ti e’ piaciuto? non mi sembra di aver letto difetti nella rece, giusto il fatto che potesse essere troppo lungo

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