La scienza ci guida per uscire dalla foresta: In The Earth

Allora, la prima cosa da sapere è che In The Earth culmina con una sequenza di trip allucinogeno realizzata da Cyriak Harris, cioè lui:

E ciò non devo stupirci più di tanto, perché a Wheatley i funghetti piacciono e ce lo ha sempre spiegato bene (vedasi A Field In England).

La seconda cosa da sapere è un’apparente contraddizione con quanto sopra, ovvero il fatto che In The Earth ha un messaggio di laicismo, ateismo, fiducia nella scienza e di disinganno totale verso l’irrazionalità che pretende di saperla lunga su “che cosa ci vuole dire la natura”. Non a caso il film ha due poster ufficiali: quello tutto folk-horror pagano, finto idilliaco, un po’ Wicker Man e un po’ Midsommar di Sin Eater (che ha anche disegnato l’iconografia di Parnag Fegg, lo spirito dei boschi che aleggia sui personaggi, e del libro antico che appare verso la fine) e quello cupo, tenebroso con la frase “La natura è una forza maligna”. Sono due modi diversi di leggere il film, ma anche i due modi delle due protagoniste, Alma e Olivia, di leggere il mondo.

Paiura

Alma (Ellora Torchia, anche in Midsommar) è una guardia forestale che deve accompagnare lo scienziato Martin (Joel Fry) all’accampamento sperduto nei boschi della misteriosa dottoressa Wendle, che sta conducendo studi sperimentali sulla comunicazione inter-vegetale. Intanto, il mondo sta attraversando la terza ondata di pandemia (il Covid non è mai nominato ma è chiaramente sullo sfondo), le conseguenze psicologiche dell’isolamento sociale si fanno sentire, molta gente cerca di “tornare alla natura” e sbaglia a fare i conti. Martin ovviamente non è ciò che sembra, e Alma lo capisce subito: soprattutto, Martin è debole nel fisico e nell’anima, non proprio sveglio, infatti non porta la mascherina in un laboratorio scientifico, e ne paga tutte le conseguenze; Alma è pratica, razionale e risolve i problemi a suon di conoscenza e pensiero logico (non a caso il suo nome in latino significa “nutrice”, e uno degli assunti del film è che la scienza nutre, protegge e salva). I due cadono preda di un matto (Reece Shearsmith) che li tortura e che pensa di parlare con Parnag Fegg attraverso quella che lui chiama arte; ma quando finalmente incontrano Olivia Wendle (Hayley Squires) scoprono che c’è anche di peggio: un monolito misterioso stile 2001 e vari altoparlanti appesi agli alberi.

Il matto

Secondo Olivia e Zach (il matto), i miceli che si propagano sotto i funghi sono il segno che tutti gli alberi e l’intero regno vegetale del mondo è interconnesso come un grande cervello; entrambi compiono l’errore di “umanizzare” questo concetto per mettersi in comunicazione con esso, per sentirsi dire quello che loro hanno già deciso di sentirsi dire – che è un po’ ciò che succede in ogni tipo di preghiera: Dio, qualunque dio esso sia, dice sempre ai fedeli le parole rassicuranti, consolatorie o intimidatorie di cui hanno bisogno. Olivia è dichiaratamente atea, ma evidentemente durante la pandemia ha sentito il bisogno di crearsi un dio su misura e che coincidesse coi suoi interessi di ricerca e col suo approccio scientifico: lo ha trovato nel mito di Parnag Fegg, che lei traduce con “luce e suono”. Praticamente il cinema!

Ma quando Olivia pensa di decifrare la frequenza delle vibrazioni degli alberi, in realtà si sta limitando a sparare luci strobo e frequenze elettroniche altissime in un bosco qualsiasi (anziché, come sarebbe logico, in uno squat o in un centro culturale che organizza concerti di musica d’avanguardia), probabilmente danneggiando l’ecosistema che crede di adorare; non a caso Alma, che conosce la natura molto meglio e sa come rispettarla davvero, nota che nell’area dell’accampamento non cantano uccelli e non c’è nessun rumore di animali. Per forza, poveretti, saranno tutti fuggiti spaventati! A me invece quei suoni lì piacciono e trovo che la colonna sonora di Clint Mansell sia perfetta.

Otite acuta

Naturalmente Alma e Martin non vedono l’ora di scappare a gambe levate, ma Martin in particolare non può, a causa di un morbo chiamato “dobbiamo sacrificare questo pirla al monolito del bosco” e che dà a Wheatley l’occasione di sfoderare alcune belle scene cruente di body horror; menzione speciale alla tigna, un fungo (occhiolino occhiolino) che ho avuto anch’io una volta che ho condiviso una piscina con un gruppo di punkabbestia e i loro cani. I nostri eroi oltretutto imparano a loro spese che il suono può anche essere un’ottima arma di tortura sia quando si sente (come ben sanno a Guantanamo) sia quando non si sente (come i Throbbing Gristle, che usavano frequenze al di sopra dello spettro udibile per sbarazzarsi di certi vicini di squat indesiderati). Fra Alma e Olivia non può esserci dialogo perché partono da formae mentis opposte, fra Martin e Olivia nemmeno, perché Martin, pur essendo “il prescelto”, è un pacioccone che ha solo voglia di rivedere i genitori. Le loro reazioni nei confronti della droga sono emblematiche: Alma ha un trip bruttissimo e terrificante, Olivia soccombe al deliquio dopo aver visto ciò che voleva vedere lei, e Martin semplicemente non vede niente perché è un povero di spirito – non sarebbe stato un gran martire, diciamolo.

In definitiva, l’ entità superiore ctonia non esiste: Olivia e Zach sono semplicemente usciti di testa durante il lockdown e sono “tornati alla natura” in modo sbagliato (seppur con gradi di follia diversi); la natura con cui cercano di comunicare in realtà peggiora la loro situazione mentale attraverso la nebbia di spore tossiche che loro identificano con Parnag Fegg – un po’ come succedeva in The Witch, dove le allucinazioni date dalla segale cornuta facevano attribuire avvenimenti normali ad una matrice soprannaturale. Non a caso Olivia basa le sue ricerche sul Malleus Maleficarum. Ma quando la nebbia di spore si dissolve, il buco al centro del monolito adorato da Olivia e Zach è quello che è: il nulla. E dietro di esso di sono solo gli alberi, alberi infiniti che se ne fregano altamente dei miceli, delle vibrazioni, della cimatica e del grande cervello del mondo.

Tutto qui? Tutto qui.

Wheatley ha perciò utilizzato una gigantesca red herring per raccontare una storia di follia, senza paura di scartare di tono quando gli fa comodo e quando tu meno te lo aspetti, aiutato da continui jump cuts che disorientano e da mini sequenze di allucinazioni che preannunciano il TRIPudio (scusate il pessimo gioco di parole) finale. Filmato in due settimane con un cast che si impegna tantissimo, il film è ovviamente inquietante ma riesce a trovare posto per un paio di momenti da commedia tipo l’amputazione e il lateral flow test, e per un messaggio ottimista: fidiamoci della scienza, non cediamo alle lusinghe dell’irrazionalità (per quello ci sono i funghi), lavoriamo insieme per salvarci tutti.

DVD quote:

“Come superare la pandemia: scienza e funghi”
Cicciolina Wertmüller, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

 

 

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20 Commenti

  1. Bradlice Cooper

    Grazie Cicciolina, ormai non speravo più in una vostra recensione di questo film. Per me è un filmone. Come in altri lavori di Wheatley, adoro il fatto che il film si trasforma man mano in due o tre film diversi, che scartano sempre dalle tue aspettative, e ti disorientano. Musiche eccezionali, e una parte psichedelica che per me costituisce una versione di Annihilation molto più bella e a fuoco di quella di Garland.
    Forse il mio preferito di Wheatley finora. Bravoni.

    • Hugo Drodemberg

      I fiori sulle corna dei cervi e i cerbiatti raddoppiati, gli uomini ridotti in vimini, la tipa inglobata nel cinghiale che grida, se c’è una cosa che non rimprovero ad Annihilation è la sua cifra horror-psichedelica. Poi ha difettoni della madonna, personaggi che sembrano fare scelte completamente a caso, militari che entrano in una zona evidentemente contaminata col mitra piuttosto che con le adeguate protezioni eccetera, roba che nella hard-s/f ti rovina in tempo zero il senso di incredulità. Però sul versante psichedelico Annihilation spaccava, dai…

    • Bradlice Cooper

      Sono d’accordissimo. Infatti la mia fustrazione è dovuta al fatto che Annihilation aveva un potenziale enorme (il libro + la regia di Garland) e un approccio perfetto (le cose che dici tu) ma poi per qualche motivo è risultato fiacco, depotenziato. Qui invece mi sembra che quella cosa lì (la natura che altera la tua percezione e il tuo stato psico-fisico) sia molto più dritta e solida. Mi sono piaciuti molto entrambi, ma quello di Garland era più sfuocato di questo, secondo me.

  2. Science, fuck yeah!

    “fidiamoci della scienza, non cediamo alle lusinghe dell’irrazionalità (per quello ci sono i funghi), lavoriamo insieme per salvarci tutti.” AMEN sorella!

  3. Ultimamente ho visto parecchi film simili, e questo m’é parso il più debole e noioso…peccato perché partiva bene

  4. coraado

    SPOILERONE

    ma quindi cicciolina, tu dici che alla fine alma e’ solo diventata fuori di cotenna, e non e’ stata posseduta da PARMAFEGG o come si chiama?

  5. Killing Joke

    Tutte queste riflessioni su Natura, Uomo e Universo che stanno uscendo negli ultimi anni sono senza dubbio interessanti.
    Va dato atto però che a farle anni fa quando non ancora non erano di moda è stato quel simpatico matto di Lars Von Trier che di suo ci mise anche un bel carico di misoginia

    • Hugo Drodemberg

      Sono riflessioni che esistono dall’alba dei tempi. Per me Antichrist è un piccolo capolavoro, ma gli stessi temi puoi trovarli, chessò, in Bergman. Mo’ che mi ci hai fatto pensare pare un tema molto scandinavo.

  6. samuel paidinfuller

    visto mesi fa, mi ricordo poco ma ricordo che non mi aveva convinto…

    Weathley mi aveva conquistato con Kill list, come l’80% di quello dove c’è dentro quel califfo di Smiley, poi ho provato a Field of England ma l’ho cannato tipo dopo 20 minuti, inserendolo nel 20% di cui sopra, e mi pare per gli stessi motivi per cui non mi ha convinto questo (i.e. metaforones/viaggiones/allucinationes).

    della restante filmografia di Weathley c’è qualcosa che consigliate?

    • Giacomo Figliodinico

      Oltre a Free Fire di cui trovi la recensione qui, ho apprezzato moltissimo l’inedito in Italia, “Happy New Year, Colin Burstead”.
      E’ molto simile a Free Fire ma al posto dei proiettili ci sono le parole e al posto dei gangster, amici e parenti che si riuniscono per festeggiare l’anno nuovo.
      La cosa divertente è che il personaggio che fa scoppiare tutto il casino in entrambi i film è sempre interpretato da Sam Riley.
      E nel finale c’è anche un’inedita e azzeccata atmosfera di malinconica tenerezza :)

  7. GGJJ

    Scusate, ma o ho visto un film diverso dagli altri, o in “The Witch” alla fine il Demonio c’era eccome, non erano allucinazioni da segale cornuta, o almeno non solo, anche se per tutto il tempo il gioco della narrazione era proprio quello di non far capire se il sovrannaturale esistesse veramente o fosse tutto un delirio..

    • Sol

      Ricordo anch’io che fosse una teoria di Cicciolina nella sua recensione di The Witch, non che fosse dato per assodato.

    • GGJJ

      Si, però se vedi il film (o almeno cosi a me è parso..) il finale ecco non lasciava molto adito a dubbi..

      Cioè anche nello stesso svolgimento della storia eventi che possono essere spiegati nell’uno o nell’altro modo sono decisamente mostrati in forma “enigmatica”, il finale no.

    • Bradlice Cooper

      Ma può anche essere un caso di “narratore inaffidabile”: dopo tutto quello che le è successo davanti agli occhi, lei esce completamente di testa e inizia il suo delirio. Le hanno ripetuto talmente tante volte “sei una strega al servizio del diavolo” che il suo cervello alla fine le ha detto “sapete che c’è, faccio prima a immaginare che sia vero e andatevene affanculo”.
      La pressione sociale violentissima di tutto il film giustificherebbe perfettamente quel finale. È un’interpretazione fantasiosa ma che sta in piedi.

    • Hugo Drodemberg

      @Brandlice Cooper è l’interpretazione che avevo dato anch’io. The VVitch è un film troppo intelligente e serioso per finire in una svaccata, che è la prima cosa che ho pensato vedendo il finale (ma come…? Svacchi?). Chiaro che voglia essere volutamente fraintendibile, ma rimettendo insieme tutti i pezzi direi che l’interpretazione più seria (ed Eggers è regista oltremodo serio) sia quella lì. In The Earth a The VVitch gli lecca le scarpe, ma nel suo puntare molto più in basso a me è piaciuto

  8. Magari

    Alma, Martin, Olivia, Zach.
    Direi che la Natura sta proprio nel mezzo

  9. Videosbronz

    Weathley mi piace, è uno che fa delle figate assurde (kill list, free fire) altre un po’ meno (high rise) ma tutte strane. Tra l’altro gira un botto di roba, urge recuperone anche di questo film qui.

    • mereghettitumifaimpazzire

      bravo ..Kill List uno dei primi film ‘calciabili’ alternativi pre400 calci che abbia mai visto…da rivedere

  10. Gino Rattuso

    Madonna Cyriak, sarà quasi 10 anni che conosco le sue opere e ancor oggi mi stupisce (e in certi casi mi inquieta pure), può essere un buon motivo per vedere questo film di cui non sapevo nulla. Un altro è il tema principale ovvero “madre natura è una puttana e dobbiamo fare fronte comune per salvarci” (non lo diceva anche il Leopardi?) su cui sono sempre stato d’accordo. Oltre all’imbecillità di quelli che rifiutano le cure perché “non sono naturali”, qualunque cosa voglia dire.

  11. io cugino con una tenda e un prato ha detto che riesce a farlo più meglio, poi non è che montare fotogrammi a caso per far le scene piscichedeliche sia tutta questa difficoltà, salvo forse la musica perchè fa le mie note preferite (Do, Fa, La) ma per il resto il letame che spala zio Michele in campagna ha un aspetto migliore

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