Wild Woke West: la rece di The Harder They Fall

Sigla!

Metto immediatamente le mani avanti a scanso di equivoci su quanto andrò a dire circa The Harder They Fall, un film che non mi è piaciuto molto ma per ragioni strettamente legate al film in sé, e non certo al più ampio movimento dentro al quale si inserisce. Negli ultimi anni, il cinema americano sta spingendo sempre più verso l’inclusività e la rappresentazione, la cultura woke ha preso il sopravvento e sempre più registi afroamericani stanno usando i loro film per parlare apertamente di questioni come razzismo, discriminazione e come questi problemi siano profondamente radicati nella società americana, che non ha mai veramente superato la Guerra Civile (nella quale in Nord ha vinto ma non lo ha fatto davvero) e in cui l’integrazione non è mai realmente avvenuta.

Sono argomenti che fanno esplodere la vena sulle tempie di molti leoni da tastiera, pronti a pigiare sui bottoni dei loro PC e prendersela con questa tendenza al “politicamente corretto” che, signora mia, ha un po’ rotto le palle, eh? Siamo arrivati al punto in cui un film come Eternals viene contestato perché è “troppo” inclusivo. E, al di là che bisogna avere dei seri problemi per fare un discorso del genere (leggi: essere dei razzisti di merda), basta davvero farsi un giro in una qualunque città americana e poi confrontare quello che si vede con i film per capire che non c’è assolutamente un problema di politicamente corretto qui. C’è solo il palese, drammatico controsenso di una società da sempre multietnica i cui film e le cui serie TV, per quasi cento anni, hanno avuto praticamente solo protagonisti bianchi (e tendenzialmente uomini).

“Se cerchi i bianchi sono da quella parte.”

Anni fa sono stato a New York in vacanza, e risiedevo con gli amici in un appartamento a Brooklyn. Eravamo letteralmente gli unici bianchi in giro. In America, ancora oggi, i neri vivono nei quartieri dei neri e sposano neri, e i bianchi vivono nei quartieri dei bianchi e sposano bianchi. Il fatto stesso che, per descrivere il cast di The Harder They Fall, si possa dire che è composto dai migliori attori neri sulla piazza implica che dietro c’è un problema. Non mi verrebbe mai da dire che il cast di un film è composto dai “migliori attori bianchi sulla piazza”, perché ce ne sono talmente tanti che sarebbe ridicolo. Ma, forse, dire che il cast di The Harder They Fall è composto dai migliori attori neri sulla piazza ha anche un aspetto positivo: significa che c’è una nuova generazione di attori afroamericani che sta emergendo prepotentemente sulla scena, e che questi hanno più possibilità di un tempo di farsi notare. Che non deve esserci più il Will Smith della situazione e poi una pletora di ottimi professionisti che non saranno mai al suo livello. Che magari, con questa tendenza a una maggiore inclusività (le cui ragioni possono anche essere puramente paracule, lo so, non entriamo in questo vespaio perché, qualsiasi siano le ragioni, l’importante è il risultato), i produttori si accorgeranno meglio dei talenti non bianchi, non etero, non necessariamente maschi.

Ma sto divagando, come al solito. Il punto è che The Harder They Fall è un western woke (un wokestern?) che racconta, con un tono sopra le righe tra la fiaba e il bignami Spaghetti Western, una storia di vendetta abbastanza dritta e semplice, ma che lo fa mettendo in luce un aspetto molto interessante della storia americana post-secessione di cui non ero al corrente: le freedmen’s town. Si trattava di cittadine fondate e abitate esclusivamente da neri, che ovviavano in maniera creativa al problema del razzismo: semplicemente saltandolo a pie’ pari. Partendo dal concetto “separate but equal” definito dalle leggi Jim Crow, le freedmen’s town miravano a essere luoghi sicuri, indipendenti (potevano avere le loro scuole, i loro negozi), nei quali vivere entrando il meno possibile a contatto con i bianchi. Naturalmente la loro esistenza era sempre in bilico, si veda quanto successo a Tulsa nel 1921, quando il ricco e prospero distretto di Greenwood fu messo a ferro e fuoco dai bianchi per futili motivi. Eppure sono state un pezzo di storia d’America e se ne parla davvero poco, anche perché la storia americana è stata raccontata dai bianchi, che avevano poco interesse a preservare la memoria di queste città.

“She got a smile that it seems to me…”

Jeymes Samuel, alias The Bullitts, cantautore inglese che esordisce qui al lungometraggio come regista, è partito proprio da questa scheggia di Storia per inventarsi una storia di finzione, incentrata su personaggi realmente esistiti ma ampiamente rielaborati, così come il contesto storico in cui si muovevano, in funzione del film. Come ho detto, The Harder They Fall è una sorta di fiaba sopra le righe, con scenografie ricche e colorate, persino espressioniste (c’è una città di bianchi che è tutta pittata di bianco, ad esempio), il cui scopo non è certo il realismo. È una grossa metafora di 2 ore e 19 minuti sull’America, su come i neri stessi si siano dati i bastoni tra le ruote facendosi violenza tra di loro per pura avidità (una caratteristica che non ha colore della pelle). Racconta un’America parallela, popolata di soli neri, ed è questo secondo me l’aspetto più interessante di tutta l’operazione. Di bianchi, nel film, se ne vedono pochissimi, ed è evidente come Samuel voglia puntare il dito, per contrasto, proprio su quanto normalmente siano invece preponderanti. È chiaro che la sua intenzione era quella di mostrare come l’America fosse, e sia, una società multietnica solo sulla carta, dato che in realtà è a compartimenti stagni. E questo gli riesce.

Peccato che il film sia diretto con uno stile che, alla lunga, diventa stucchevole. Samuel ha fatto sua la lezione di Tarantino e Django Unchained – ed è ironico che un film diretto da un bianco abbia finito per influenzare questo tipo di operazioni – fatta di ammiccamenti anni ’70, anacronismi a buttare (a partire dai brani soul e hip hop profusi nella colonna sonora, curata e in parte scritta dallo stesso regista) e coolness al di sopra di ogni altra cosa. Ce ne ha parlato molto bene il Capo Nanni nel suo pezzo sulla rule of cool. La rule of cool è fondamentale al cinema, ma perché sia riuscita deve essere, appunto, cool. Deve venire in maniera naturale, non essere forzata, altrimenti fai solo la figura dell’amico che vuole essere cool a tutti i costi e risulta ridicolo.

E certe robe sono anche cool.

Il problema di The Harder They Fall è che tenta così tanto di essere sempre ganzo, dai movimenti di macchina ai costumi, dalle battute ai “messaggi” e fino alla colonna sonora juke box che ci ha ormai franto i maroni su Netflix, da finire per sembrare patocco. E lo dico con tutto l’amore del mondo verso un cast della stramadonna che mette in fila, ed ecco il foreshadowing, “i migliori attori neri sulla piazza”. Ma proprio che Jeymes Samuel si è guardato tutta la roba più importante uscita negli ultimi anni, da Atlanta a Watchmen, da Lovecraft Country a Da 5 Bloods, e ha preso appunti per il fan-casting perfetto di un western interpretato da neri. Ci sono letteralmente t-u-t-t-i: Idris Elba, Regina King, Jonathan Majors, Zazie Beetz (oh mio dio Zazie Beetz), LaKeith Stanfield e persino l’uomo che avrebbe meritato di vincere qualunque Oscar l’anno scorso e che più di tutti meriterebbe una seconda carriera, Delroy Fuckin’ Lindo, ladies and gentlemen. Lui e Idris Elba condividono pochissimo la scena, e sospetto che Samuel lo abbia fatto apposta per evitare che i televisori di tutto il mondo esplodessero per l’eccesso di swagger.

The Harder They Fall è comunque una gioia per gli occhi, anche se troppo spesso si affida a trucchetti di montaggio e soluzioni visive che andrebbero centellinati – come sa fare Tarantino – e non elevati a sistema. Indubbiamente però Samuel è promettente e, magari, imparando a controllarsi, potrebbe regalarci qualcosa di buono in futuro.

“Ce sto io, ce stai te, ce sta er bistecca.”

Mi rendo conto che non ho assolutamente parlato della trama, manon serve: ci sono i cavalli, le rapine, le vendette, la polvere. C’è Idris Elba being Idris Elba, le bande di pistoleri, i duelli, i saloon. Ci sono tante pistole che fanno pum pum pum ziing bang bang bang. C’è Zazie Beetz. Cos’altro vi occorre?

Netflix quote:

“Urge il motherfucker cut”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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55 Commenti

  1. Raimondo Vinello

    Una nominata la avrebbe meritata anche Edi Gathegi. Si è il due palle iperquadrate di Start Up.

    • IlFra

      Comunque, dato che la storia non si impara dalla serie di Watchmen, i “futili motivi” dell’assalto al quartiere nero di Tusla fu l’assalto di un ragazzo nero ad un ragazza bianca, da cui poi scaturì un confronto a fuoco tra due gruppi in cui morirono 10 bianchi e 2 neri.

  2. Bradlice Cooper

    Non c’è niente da fare: possiamo essere razzisti o anti-razzisti, ma il razzismo in USA è qualcosa che noi europei non possiamo capire, se non a costo di grande studio. La globalizzazione ci ha convinti che con twitter conosciamo tutto di tutti e siamo tutti uguali, ma quello che succede laggiù e come lo si sente, per noi è alieno. Ho letto il bellissimo “Tra me e il mondo” di Ta-Nehisi Coates, e mi è sembrato di leggere la storia di un marziano tanto era lontano da me quel mondo.

    Per questo l’effetto che a me fa vedere dei neri su schermo non è lo stesso per uno di Hollywood. Quando guardo Collateral non penso “ci sono un bianco e un nero”, penso ci sono due fighi della madonna. A meno che la storia non parla di contesti socio-culturali precisi (The Wire, o Django) l’aspetto fisico di un attore mi tange pochissimo (salvo quando è palesemente anacronistico).

    • Djenco Unchained

      Splendido “Tra me e il mondo”, dovrebbe essere una lettura obbligatoria nelle scuole per provare almeno a cominciare a capire la questione afroamericana. Kudos a George per il necessario paragrafo introduttivo, si spera non debba essere così necessario, ma tant’è.

  3. tommaso

    Mah, con tutta la buona volonta’ e’ filmetto un po’ del cazzo.

    Voler fare i Tarantino senza aver capito un tubo di Tarantino, o peggio ancora giocare a rifare gli spaghetti western e sembrare chi degli spaghetti western al massimo ha visto qualche sequenza di Leone isolata su youtube, e pensare di essere comunque a posto cosi’.

    Che senso ha un film che vuole essere expolitation arrabbiata ma a cui poi manca totalmente sia la rabbia che la cattiveria di fondo? Quando fanno la strage di soldati sul treno, ma un secondo prima ci hanno tenuto a farci sapere che quei soldati sono dei brutti e cattivi e hanno fatto delle cose brutte e cattive per cui va bene cosi’, mi sono cadute sinceramente le palle. Ma alla fine e’ tutto censurato, dalla violenza (tanta, ma sempre tenuta appena sotto il livello per fare davvero male) al sesso (che naturalmente non c’e’ proprio).

    Poi, boh, so di infilarmi in un discorso spinoso, ma a me tutta questa retorica all-black fa ridere nel momento in cui sembra glorificare tutti i peggiori luoghi comuni da ghetto americano, in cui tutti gli uomini sono dei galletti in posa e dei bulletti narcisisti, dove tutte le donne sono delle cazzute “mamie” o delle comparse sexi, dove tutti cantano, tutti rappano, tutti sono in venerazione delle loro armi. Il tutto senza il senso politico e dileggiante del Django tarantiniano che swagga davanti alla “casa bianca” che brucia, ma buttato li’ come ci starebbero i mandolini e le arie d’opera se i personaggi fossero italiani.
    Insomma a me film cosi’ sembrano fatti apposta per confermare un certo tipo di stereotipi, ma forse (e sono serio nel dirlo) non colgo la provocazione culturale.

    Il personaggio storico di Nat Love ha ispirato quel maledetto viso pallido di Joe Lansdale che ne ha tratto una serie di racconti che e’ confluita in un romanzo (e in Italia in una splendida miniserie Bonelli che ha li ha trasposti). Se chiedete a me, al fottuto boomer bianco texano riesce di dare un senso di tragedia (del razzismo, ma non solo) e di dolente umanita’, anche attraverso l’ironia, che gli autori di questo film manco si sognano.

    E restando nell’audiovisivo infinitamente meglio, e anche molto piu’ divertente, su temi “black”, la miniserie The Good Lord Bird.

    • maranza

      Probabilmente quelli che a te sembrano stereotipi sono semplicemente la quotidianità e la normalità di chi gira il film.
      Se in un film italiano c’è una scena in cui della gente mangia la pasta e beve il vino ascoltando Eros Ramazzotti e discutendo di calcio, a te non sembra che sia “una provocazione culturale”, mentre per un americano è una cosa sconvolgente e stranissima. Per te sarebbe invece strano se mangiassero sushi e bevessero birra ascoltando musica country (o se suonassero il mandolino cantando l’opera).
      Pensa ai film di Nino D’Angelo con Nino D’Angelo che canta le canzoni di Nino D’Angelo: sono stereotipi antimeridionali, sono provocazioni culturali, oppure sono semplicemente i film che piacevano a Nino D’Angelo e ai suoi numerosissimi fan?

    • tommaso

      Beh, ma nel momento in cui si fa un cinema che vorrebbe (anche) essere una provocazione culturale dovrebbe proprio entrare in gioco la consapevolezza con cui mostri e ti giochi gli stereotipi. Spike Lee, a cui sicuramente gli autori di questo fim guardano, lo fa costantemente (e anche lui quando si e’ dimenticato di farlo, proprio con gli italiani, se n’e’ uscito con roba loffissima come “Il miracolo di Sant’Anna”).

      Da un film di Nino D’Angelo non mi aspetto nulla piu’ che stereotipi a tutti i livelli, non solo culturali. Ecco, ‘sto film per me non sa decidersi se vuole esere “Uno scugnizzo a New York” o, chesso’, “Suburra”, e finisce per non avere la vena ruspante e genuina del primo ne’ le ambizioni del secondo.

  4. jax

    Jimmy Cliff <3

  5. Zaku

    Io penso che ogni italiano che si lamente della dittuatura del Politicamente Corretto dovrebbe essere immerso nella pece bollente e ricoperto di piume, visto che l’Italia è probabilmente uno dei paesi meno politicamenti corretti che esistano.

    • Mistral

      Grazie a dio non viviamo in america dove tutto diventa maccartismo e caccia alle streghe, dove il pensiero unico ciclicamente torna di moda. Ci stanno provando anche da noi, ma siamo velleitari in tutto… anche in questo.

      Artisticamente è un declino senza fine, ogni bavaglio o tentativo di ostracizzare chi non si allinea porta a risultati velleitari, noiosi, castrati e pericolosi.

      Imbavagliare l’arte è pericoloso.

  6. Skalda

    Una volta si chiamava blaxploitation, il meccanismo mi sembra lo stesso.

  7. Killing Joke

    Ecco, secondo me tutto questo si ricollega magnificamente al discorso di americanata.
    Ovvero: certo, il razzismo non esiste mica solo in America, (anzi), ma ha caratteristiche storiche e sociali del tutto diverse da quello degli USA.
    Ergo l’attuale wokeness yankee è qualcosa che personalmente non mi attrae per il semplice fatto che (sorpresa sorpresa) l’America non è il mondo.
    Mi fa piacere per loro che abbiano trasformato il cinema e l’industria dell’intrattenimento in un’enorme seduta di psicanalisi in cui fare i conti con le colpe proprio passato (e presente), ma sono appunto il LORO passato ed il LORO presente

  8. Stizza

    Senza pormi tanti pensieri per me sono state due ore e venti di divertimento e gioia visiva.
    Miglior film Netflix 2021 e nella mia lista prefe insieme a triple Frontier, Polar e hell or High water. Ma forse quest’ultimo è solo distribuito dalla N rossa

  9. Killing Joke

    Che poi c’è un non-detto enorme in tutta questa operazione: che già 50 anni fa all’inizio degli anni ’70 è esistita una cosa chiamata “blaxplotation” che ha fatto tutto questo.
    Con una differenza sostanziale: la blaxploitation di allora era tremendamente più divertente, libera e liberatoria della wokeness attuale.
    Ma ridatemi “Blacula” e “Shaft” tutta la vita.
    Ma volendo ridatemi anche “Willy il Principe di Bel Air” degli anni ’90, con una famiglia nera che aveva fatto i soldi e non se ne vergognava (mi ricordo un paio di puntate dove si parlava proprio di questo: “mica siamo meno neri di voi perché noi siamo ricchi e voi no”)

    • mereghettitumifaimpazzire

      vero…ma basterebbe ogni tanto uscire dal campetto netflix o big cinema per vedere come South Park, che ha una certa ormai, ha sempre trattato il tema…poi è un cartone e chiaramente i 400 calci ci azzeccano poco però lo cito solo per il discorso woke più o meno forzato e per ricordare che la cosa non nasce con netflix e simili. Willie in Italia era una cosa per ragazzini che erano cresciuti con serie superwhite o superblack..beverly hills, bayside school , willie, otto sotto un tetto….la cosa che colpisce, e che viene detta nella rece, è che di base i due mondi erano incomunicabili…ma di qua dall’oceano a un under 16 europeo credo fregasse poco giustamente.

    • Killing Joke

      Per esempio anche Shaft oggi non so mica se la passerebbe liscia.
      Perché sì, è vero che il protagonista era nero, ma credo che qualcuno lo accuserebbe di sessismo

    • Di Shaft è uscito proprio su Netflix un nuovo film della serie con Samuel L. Jackson protagonista letteralmente due anni fa, eh?

    • Killing Joke

      Sì, mi riferivo ovviamente alla versione originale anni ‘in cui lui era decisamente disinvolto, soprattutto in termini di rapporto col gentil sesso :)

  10. giovanni

    ma Posse di Marietto Van?

  11. mereghettitumifaimpazzire

    credo che tutto quello che è stato fatto tra 80 e 90 non abbia alcuna chance di passare indenne sotto il filtro dei social e del pc …poi che sia un bene o un male ….La realtà è che così come le battute politicamente scorrette hanno ragione di esistere se funzionano (ma non puoi saperlo prima e quindi vanno dette) allo stesso modo film con un chiaro intento lo hanno se funzionano…esempio: lo spider man nero latino del film animato è un piccolo capolavoro, black panther per quanto orribile come film in sè funziona, hateful height (scena della coperta) funziona…però pure qua bisogna farne e farne un po’…gli indignados di ogni campo se ne faranno una ragione.

  12. VandalSavage

    Premesso che sono l’italiano bianco settentrionale più nero di sempre, finalmente un bel film in cui i neri sono tutti cool e fighissimi, i pochi bianchi selezionati delle merdine insignificanti. Ah sì: c’è già stato Black panther che però bello non era.
    Grande cast, un po’ sprecato per una storia tanto lineare, ma intrattenimento fra i migliori visti di recente.
    Adesso aspettiamo ne esca uno a ruoli invertiti in quanto a etnie e vediamo che succede.

  13. Giorgio Clone

    Quoto, interessante rece di George, in particolare ho apprezzato sul finale la velata citazione pregna di ricordi rimandante al miglior Jimmy Bobo di sempre!

  14. Jabba the Hulk

    Non l’ho visto ancora ma OH MIO DIO ZAZIE BEETZ per principio.

  15. Manente

    Boia che film orribile, non ho retto 20 minuti. Ingiustificabile

  16. coraado

    vabbò comunque è tempo perso addentrarsi sulla questione wokeness, perché il film è stato pressoché massacrato da tutta l’area attivista black americana, in quanto prende dei nomi storici giusto per darsi credibilità a li stravolge a livello di casting per renderli palatabili al pubblico mainstream. it’s black capitalism, baby.

    un esempio: stagecoach mary, donna di mezza età, sovrappeso, si mormora lesbica, dalla pelle scura.
    anche io avrei urlato ZAZIE BEETZ e facciamole fare il love interest :)

    per il resto filmetto divertente.

  17. Gigos

    Non ho capito Rohmer, alla riga 2 scrivi “un film che non mi è piaciuto molto” ma poi mi pare che ne parli sostanzialmente molto bene.

  18. Anonimo

    Vabbè, dai, non sembra malaccio per essere un film di negri.

    • Samuel paidinfuller

      Mi aggancio a questo commento perché sì, mi ritengo tra quelli che hanno dei problemi con la deriva politically correct nel momento che se uso la parola negro (che poi manco è nigga) allora rischio di passare per razzista.

      E lo sto scrivendo in un posto che fino a (pochi) anni fa non si faceva problemi a parlare di negri nei suoi articoli, e mai ho avuto il dubbio che chi la stesse usando fosse razzista.

    • Manente

      Scusa ma cosa ci sarebbe di difficile da capire nel fatto che ‘negro’ sia una parola usata in senso dispregiativo, quindi se la usi e’ ovvio che la gente pensi che sei razzista?

      Poi possiamo parlare del fatto che mi pare anche a me che ultimamente su questo sito a volte vengano recensiti positivamente dei film orribili solo per il fatto di parlare di certe tematiche.

    • Kevin Figa

      Io nei confronti di Anonimo preparerei un bel processo per direttissima, gogna sulla pubblica piazza, sputtanamento mediatico, spoliazione dei beni e interdizione da qualsiasi carica pubblica.
      Certe cose sono intollerabili e bene fanno i redattori dei Calci e i loro seguaci asterischini a esaltare film della minchiə che però sono inclusivi e quindi belli a prescindere.

    • BLACULO

      tutto cio perché voi ribbelli supponete che nessun lettore dei 400 calci sia nero, o meglio ancora non ve ne frega un cazzo di come ci si possa sentire a leggere dei coglioni che abusano di termini offensivi. l’importante è che possiate fare filosofia col culo degli altri.
      un saluto :)

    • straciarit

      ah ah ma ci sono dei disagiati che dicono ancora negro convinti di essere mel giusto? cos’è han liberato la gabbie del disagio ovgi6?

  19. Jack Omino

    Esiste un’altro western sulle freedom towns: Posse (1993), di Mario Van Pebbles, pellicola abbastanza caduta nel dimenticatoio, ma il cui protagonosta sembra esser stato immerso nella fonte della rule of cool da sua madre, che lo tebeva per il tallone. Uno stile ancora piu leoniano del film sopracitato ed uno stile ultra anni ’90 (nella cui fonte, a sua volta, la madre lo immerse, tenendolo per il tallone) ne meriterebbero la riscoperta.

  20. Er Frappa

    Un plauso all’ultima didascalia, che credo abbiano colto solo quelli cresciuti a Roma nei ’90 😅

  21. Bella recensione. Considerato Delroy Lindo, considerato il tema della wokeness e dei “circoli” di soli afroamericani (che siano città o studi legali), posso suggerire la stagione più recente della serie tv “The Good Fight”? Ha tutto., e in più ha l’autoconsapevolezza..

  22. mereghettitumifaimpazzire

    Che film strano..al netto di tutto … quando appare Elba in scena il film ha una sua dignità … gli altri sono proprio cani.Sembra un film ambizioso ma.girato in poco tempo e con poche lire, oppure semplicemente non avevano le.idee chiare boh…

  23. IlFra

    Comunque, dato che la storia non si impara dalla serie di Watchmen, i “futili motivi” dell’assalto al quartiere nero di Tusla fu l’assalto di un ragazzo nero ad un ragazza bianca, da cui poi scaturì un confronto a fuoco tra due gruppi in cui morirono 10 bianchi e 2 neri.

    • ancheno

      non si studia neanchensu wikipedia..o almeno se proprio devi fare la punta al cazzo copiaincolla tutta la pagina…

    • Anonimo

      Quindi secondo te uno stupro, o un tentato stupro, o un presunto stupro, si risolve con uno scontro a fuoco e una battaglia campale che rade al suolo un quartiere?
      Sono perfettamante d’accordo.

    • Anonimo

      Dovrebbero proprio fare un bel film sulla storia di Tulsa. In Lovecraft country, bellissima serie, è sullo sfondo.
      Verrebbe un bel film di negri, magari diretto da qualche ottimo regista negro tipo Spike Tispaccoilculo Lee.

    • Killing Joke

      Dalla serie TV di Watchmen a dirla tutta non si impara nemmeno Watchmen, dal momento che Lindelof dimostra in vari punti di non averci capito un fico secco dei personaggi di Moore (no, non me ne frega niente che abbiano fatto nero il Dr. Manhattan, i problemi sono altri).
      Un po’ come per il film di V per Vendetta, ha ragione Moore a disconoscere tutti gli adattamenti delle sue opere

    • IlFra

      Ancheno: “la punta al cazzo” un tentativo di stupro e un massacro, complimenti.
      Anonimo: ne ero sicuro che qualcuno avrebbe scritto un commento simile, è ovvio che in quanto è successo il razzismo e l’odio sono stati dominanti, ma la storia va sempre conosciuta e raccontata tutta, non solo la parte che ti fa “comodo” per spingere un ideale o una politica.
      King Joke: totalmente d’accordo!!

    • ultraciarit

      stai semplicemente delirando…il fatto che parli di “fare comodo” lo dimostra.. comunque c’è sempre il revisionista di turno ogni volta che c’è una recensione con qualche riga scomoda..qua addirittura come pretesto hai preso una parola vedi tu…

    • IlFra

      Interessante, dai del revisionista a chi prova ad approfondire un argomento storico liquidato con poche battute. Più che questa recensione, mi riferivo alla serie Watchmen in cui viene preso un fatto vero (Tulsa) spiegato come “l’invidia dei bianchi nel confronto del successo dei neri”.
      Per la precisione: NO, non giustifico quanto accaduto e SI, il razzismo verso i neri c’entra sicuramente, ma come ho già detto la storia va conosciuta TUTTA, mentre già da un po’ si tende a semplificarla terribilmente, magari proprio a causa della rule of cool, peccato che quando questo si applica alla Storia crea degli abomini, sia nella rappresenzatione sia nella percezione del pubblico.

    • IlFra

      Per esempio, nell’800 alcune migliaia di schiavi neri furono liberati e rimandati in africa dove fu fondata la Liberia (d cui prende il nome). Sai cosa hanno fatto questi neri liberati? Hanno impedito agli africani autoctoni il diritto di voto e hanno reclutato schiavi. Non credo che su questo episodio ci vedremo mai un film o una serie. Cosa voglio dire? Forse conoscere la Sotria nella sua interezza e capire che, in sostanza, in passato abbiamo fatto tutti schifo, potrebbe stemperare almeno un pochino le tensioni razziali che ci sono in occidente, almeno quel tanto da impedire alle università di cancellare lo studio dei classici perchè troppo bianchi e razzisti (sì, in America sta succedendo questo).

    • ultramegaciarit

      spiegami la relazione fra la recensione, il film, la rule of cool e gli abomini creati dalla semplificazione della storia…se nn avesse scritto “futili” a cosa ti saresti attaccato? così per sapere visto che è un fatto che viene citato all’interno di un discorso molto più ampio e non mi risulta abbia ispirato questo film..film che non avrai manco visto immagino

    • IlFra

      Concludo sperando che nessuno si stranisca troppo a leggere questi argomenti in un sito di cinema (di menare!) perchè sono già anni che il cinema tratta argomoneti sociali e storici in maniera davvero semplicistica, basta vedere anche qua le recensioni dei film degli utlimi 2/3 anni rispetto ai film calcistici di prima.

    • iperciarit

      premesso che spero che tu la storia la legga (studiare sarebbe un verbo improbabile) solamente per hobby (cioè che tu non sia un insegnante di qualsiasi tipo)… fatti una domanda e datti una risposta sul perché un film sulla storia della Liberia non sia mai stato fatto (che poi lo dici tu, magari sì, tanto non ne sia nulla), sul perché ne sono stati fatti altri al posto di quello e, per finire, in che modo invece fare un ipotetico film di quel tipo, oggi, potrebbe stemperare le tensioni razziali.
      Non si stranisce nessuno a leggere i tuoi commenti (perché? sarebbero un’appendice culturale troppo elevata rispetto al solito contorno?), mi stupisce al massimo il livello infimo di pensiero a cui si può arrivare per giustificare la propria incapacità razionale.

    • IlFra

      Online è molto importante sapere quando è il momento di finire una discussione, e quel momento è quando una delle due parti passa agli insulti (e nelle discussioni online arrivano sempre gli insulti, siamo così forti dietro uno schermo..). D’altra parte anche senza insulti continuare una discussione in cui uno dice dove vai e l’altro gli risponde son cipolle non è edificante per nessuno, né per chi scrive né per chi legge. Ti saluto.

    • semperpociarit

      quali insulti ? eppure hai esordito con tanta spocchia … se scrivi cose senza senso o al massimo da terza elementare direi che non dovevi proprio iniziarla la discussione…altro che cipolle…(oppure se il tema ti sta caro scrivi la sceneggiatura per il film della Liberia… suggerimento per il titolo “Anche i neri sono cattivi, forse pure peggio”).

  24. Mattia Scali

    A me questo film mi è piaciuto, anche se con qualche riserva. Ho trovato la fotografia e la scenografia troppo pulita per il genere. Per questo ho percepito un sentimento di “finto” per la quasi totalità del film. Mi sono piaciuti molto gli scontri “alla Tarantino” anche se, su quel fronte, il film sembra essere molto indeciso sullo stile da prendere: alcuni scontri sono tarantiniani alla follia (sangue ovunque e in eccessiva quantità per capirci) altre volte invece le morti sono fuori scena o con il sangue eccessivamente censurato, come se in quel momento il film volesse diventare un film western per famiglie. Lo so che è una piccolezza ma questa cosa mi ha un po’ confuso durante la visione. In poche parole ho avuto la sensazione che il film, a livello stilistico intendo, non sapesse che direzione prendere.
    A livello attoriale ci siamo, più di così non si può pretendere visto che gli attori sono al top (specialmente Idris Elba).
    Mi è piaciuto il fatto che non ci sia una vera distinzione tra buoni e cattivi ma che il film ti spinga a patteggiare per il protagonista.
    A livello di trama ci siamo: una storia semplice ma ben sviluppata (se si esclude un colpo di scena finale non molto originale).
    Per me quindi è un SI.
    Mattia Scali

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