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Scontro tra titani: un uomo in minigonna

16/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

scontro tra titaniVogliamo spendere due righe sul titolo? Lo facciamo? Da quale tipo di sondaggio è risultato che è più furbo sgambettare la memoria con una controintuitiva sostituzione da “di” a “tra” soltanto per uscire con un 10 e lode dall’Accademia della Crusca (ammesso che così sia), e al prezzo di falciarsi ogni volta la lingua? Come lo vorranno chiamare il sequel? Scontro tra trentatre trentini?
Ok, basta così.
Comunque, è ufficiale: da oggi Louis Leterrier può vantarsi del “Bollino di Fiducia Cobretti”.
I suoi pregi ormai si conoscono bene quanto i suoi difetti: con L’incredibile Hulk aveva dimostrato di saper gestire i grossi budget girando scene d’azione baracconesche ma efficaci e – al contrario di parecchi colleghi – mai confusionarie; dall’altra parte, le scene di raccordo davano sull’imbarazzante peso. Scontro tra titani è quindi per lui il progetto ideale: la struttura è facilissima, a videogame, con Perseo e i suoi amici all’avventura tra livelli di difficoltà crescenti e il più classico dei mostri finali, mentre l’ambientazione nell’antica Grecia gli permette di mettere in bocca dialoghi orribili ad attori da recita scolastica senza che ciò comprometta eccessivamente l’atmosfera. Quello su cui il piccolo Louis mi ha stupito è la gestione del ritmo: pensavo sbragasse e invece, pur viaggiando a velocità non indifferente e facendo tirare pizze pure alle Parche pur di aumentare l’adrenalina, non si fa prendere dalla foga di mettere per forza una scena d’azione dopo l’altra e si cura di mettere tutta la punteggiatura minima del caso. Che a dirlo sembra poco, e in un certo senso lo dovrebbe essere, ma poi uno si guarda la roba di Sommers o Michael Bay, o l’autoindulgenza sfrenata di Peter Jackson in King Kong, oppure al contrario le botte di sonno che vengono tra una catastrofe e l’altra nei film di Emmerich… a Leterrier non manca la mano spettacolare (da intendersi qui nel senso più tamarro del termine), e in compenso dirige ancora da “essere umano”. E per ciò lo rispetto.

"No non ce li ho 20 centesimi per una telefonata"

"Ricordati che devi morire!"

Ovviamente a tutto questo c’è un prezzo.
Il prezzo è una sceneggiatura orribile, in cui il Perseo di Sam Worthington (che è meglio di Harry Hamlin ma bastava poco, bastava sembrare vivi) ne esce fuori come un’involontaria, stronzissima metaforona del figlio di papà che si bulla a ripetizione di voler fare l’indipendente parlando come un ultrà della Lazio, poi Papi gli regala la Playstation (la spada), la paghetta settimanale (la moneta per Caronte), il motorino (Pegasus) e perfino il troione (Gemma Arterton, che si vede che le piacciono i tortellini e i carboidrati in genere). E Perseo si vanta, e si vanta, e si vanta, ma alla fine cazzo se usa puntualmente tutto quanto, come quei punkabbestia che pretendono di campare di elemosina e poi appena ti giri vanno a fare bancomat. E alla fine sai già che, nonostante Persy si ostini a fare l’orgoglioso fino in fondo, prima o poi accetterà di entrare anche nell’azienda di famiglia. Ma tanto ogni sforzo era comunque vano. Non riuscivo a prenderlo sul serio. Gira tutto il tempo in minigonna, cazzo. Pare una cheerleader steroidata che non si lava da un mese.
A tutto ciò comunque il Louis rimedia alla grande infilando una serie impressionante di schizzi WTF che sono impossibili da citare tutti, per cui vado in ordine crescente coi più clamorosi:
1) la comparsata totalmente gratuita del gufo meccanico Bubo, un insulto per chi lo conosce, una scena assolutamente priva di senso per chi non lo conosce;
2) lo scorpionone che batte la coda a ritmo di musica ufficialmente senza motivo se non quello di rendere il trailer più figo – davvero, a un certo punto lo fa e basta, tipo impulso improvviso;
3) una vertiginosa panoramica sulle montagne in cui si intravede di sfuggita un pazzo non identificato in kilt e spada che sembra un fotogramma rubato di straforo da Highlander;
4) Agyness Deyn nel ruolo di Afrodite!!!
5) il matto del villaggio che nel finale si confonde, va nel pallone più totale e – lo giuro su Zeus – sbaglia mitologia e urla “Ribelliamoci a Satana!” (e spero per voi che il doppiaggio italiano l’abbia mantenuto).

"YAWN."

"YAWN."

Aggiungeteci poi: un Liam Neeson a disagio come non lo si vedeva da tanto, come se Leterrier gli urlasse di continuo “Fai il vocione più grosso!” e lui obbedisse mandandolo silenziosamente a cagare; un Ralph Fiennes che suscita più imbarazzo e compassione che terrore; una serie di attori che li vedi nei titoli di coda e ti chiedi “cosa? c’erano pure loro?” (Danny Huston, Mads Mikkelsen, Jason Flemyng…); uno splendido, morbido, cremoso Kraken, decisamente più bello di come sembrava nel poster/trailer.
Sommando tutto quanto: sette e mezzo, e me lo riguarderei adesso.

DVD-quote suggerita:

“Pazzia? Questo! È! Leterrier!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

P.S.: se serviva uno spot al fatto che non puoi mettere il 3D a ufo in post-produzione dappertutto ma, affinché abbia senso, ci devi pianificare un ben determinato stile di regia attorno, questo funziona benissimo. In più è la seconda volta che al cinema mi rifilano occhialini sporchi, checcazzo, con tutti i soldi di biglietto che ci aggiungo quanto ci vorrà mai ad allegare almeno una salvietta?

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