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It’s all over now, Baby Blues.

16/03/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

baby bluesI Laghetto. Prima o poi la Storia della musica darà loro ragione. Sarà sempre troppo tardi, ma prima o poi il mondo – tutto il mondo – si fermerà, capirà di essere sempre stato in torto e darà loro quello che gli spetta. Erano troppo, troppo avanti… Avete presente quando nella graphic novel Una Donna Per Cui Uccidere di Sin City, a firma di un Frank Miller pre rimbambimento, viene presentato il personaggio di Marv? “Non c’è niente di sbagliato in Marv, niente di niente… salvo il fatto che ha avuto la sfortuna cane di nascere nel periodo storico sbagliato. Si sarebbe trovato bene a nascere un paio di migliaia di anni fa. Si sarebbe sentito a casa su un antico campo di battaglia. A piantare un’ascia in faccia a qualcuno. O in un’arena romana, a battersi con la spada con gli altri gladiatori come lui. Gli avrebbero dato delle ragazze come Nancy a quei tempi“. Se non avete letto il fumetto in questione e se non avete nemmeno visto il film, vi posso dire che Nancy è una megagnocca. Quanto detto per Marv, lo si può dire anche per i Laghetto. Se fossero arrivati qualche anno dopo, il mondo non li avrebbe premiati solo con l’affetto e l’adorazione di un manipolo di poveri pirla di cui mi pregio di far parte. Gli avrebbe riservato ben altri onori. Che ne so… tipo il premio Laghetto. Il laghetto Laghetto. L’aghetto Laghetto. L.A. Ghetto. Ecc…  La loro unica sfortuna è stata quella di essere troppo avantgarde. Perchè loro, per esempio, in tempi non sospetti, quando ancora i fratelli Wachowsky erano lì a discettare sulle nuove tecnologie, il reale, il virtuale, gli eletti ecc… loro, dicevo, erano già sul recupero della figura del Ninja. Con sei anni d’anticipo sull’uscita di Ninja Assassin e di Ninja, loro davano alle stampe il capolavoro Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti, disco manifesto contenente la canzone Ninja Core. No, per dire… Sempre nello stesso disco era compresa la canzone Gioele Stai Attento, fulminante istant song strumentale sul caso Anna Maria Franzoni. Brano che, senza l’aiuto di plastici o di esperti criminologi o di Bruni Vespa, si faceva beffe di uno dei casi di cronaca nera più franzosi di sempre. Con altri sei anni di ritardo arriva Hollywood, sotto forma di due registi di nome Lars Jacobson e Amardeep Kaleka, e ci regala un film come Baby Blues.

Leggere la Bibbia nel patio della mia fattoria, mi permette di avere un'ottima visuale degli spaventapasseri della zona...

Leggere la Bibbia nel patio della mia fattoria, mi permette di avere un'ottima visuale degli spaventapasseri della zona...

Se i Laghetto non fossero stati così avanti, o se i due Lars Jacobson e Amardeep Kaleka non fossero stati così indietro, oggi potrebbero accadere cose incredibili. Pensate a una cose del genere: Bruno Vespa, plastico munito, a Porta a Porta che parla della Franzoni. A un certo punto suonano alla porta. Chi è? Chi sarà mai? È Mario Luzzato Fegiz! Il quale arriva e parla di un giovane gruppo italiano che riflette nelle proprie canzoni ciò che li circonda: Ninja, scimmiette urlanti e Gioele. A questo punto irrompe in studio Anselma Dell’Olio, che informa il popolo incline al terrorismo che c’è un film che inneggia al terrorsimo e che parla di Baby Blues. Anzi, si intitola propria Baby Blues. Di cosa parliamo di quando parliamo di Baby Blues? Scheda preparata dalla regia. Continua a leggere »