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I Mercenari – The Expendables: la recensione
13/08/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti
Intro 1
“Io e te siamo uguali. Siamo mercenari.”
Puristi delle traduzioni: sappiate che, durante il drammatico faccia a faccia finale con l’autore, benefattore e protagonista Sylvester Stallone, Eric Roberts dice “mercenaries” e non “expendables”. E, per essere precisi, nessuno nel film dice mai “expendables”. Ma la parola “expendable” appare scritta sulle motociclette. Per un po’ ho iniziato a pensare quindi che in realtà fosse un film sulle motociclette, ma non le inquadrano poi così spesso.
Intro 2
Storia vera: qualche ora prima della proiezione stavo attraversando la strada per incontrarmi con un amico alla stazione di Holborn, quando nella distrazione ho preso male un gradino e sono inciampato vergognosamente sfondandomi il ginocchio sul marciapiede. Col sangue! Una bella crosta. Non mi capitava da quando avevo 9 anni. Vi sfido a prepararvi a I Mercenari con un revival anni ‘80 più hardcore di questo.

Il film.
SANGUE IN CGI.
Scusate ma non sapevo come prepararvi. Meglio levarsi il dente subito, no? Per fortuna non faccio il dentista… Ma facciamo finta di niente. Lasciate che questa informazione si sedimenti nel vostro inconscio come una corazza invisibile che non vi ripara necessariamente dai danni, ma si spera che almeno attutisca il colpo quel tanto che basta da evitare conseguenze mortali. Tiriamo avanti.
Dicevamo, il film.
Sappiamo come funziona: lo abbiamo sempre sognato da bambini, quando facevamo il cast del kolossal d’azione impossibile e bla bla bla… Crescendo, con un po’ di malizia, l’abbiamo capito come mai un’operazione del genere fosse virtualmente impossibile: un film non può avere dodici protagonisti. Ci vuole qualcuno che si ciucci un ruolo secondario/inutile. E non serve a nulla farsi le seghe su chi c’è e chi non c’è: Stallone è riuscito a raggruppare le uniche leggende disposte ad avere un non-personaggio e mettere da parte il proprio ego per accontentarsi di un più o meno rapido showcase.
Ben più che un Ocean’s 11 del cazzo, questo è una specie di We Are The World cinematografico. Ci sono quasi tutte le tue star preferite, ma non è facile comprimerle tutte quante in quattro (o cento) minuti. È importante che tutti si mettano d’accordo: chi canta il ritornello, chi canta le strofe, quanti versi, chi duetta, chi fa solo i cori, chi le prende da Steve Austin e chi si tromba Giselle Itié (spoiler: il capo). Con una sola differenza: The Expendables non l’hanno scritto Lionel Richie e Michael Jackson, due dei più grandi autori pop della loro epoca al picco della fama e della creatività (fate voi le relative proporzioni col risultato), ma l’ha scritto “Lionel Richie” da solo, con un suo amico a caso, 25 anni dopo il suddetto picco.

Questo Lionel Richie non lo sa fare
Ora: l’opinione del critico che non interessa a nessuno è che la prima parte soffre di una pericolosa dose di autoindulgenza in cui un montaggio fatto con i guanti da neve mette in evidenza più le carenze recitative che i pregi carismatici dei protagonisti (incluso Statham, che pure diretto da altri la sua porca figura l’ha sempre fatta), penalizzando una non-storia che, aldilà di uno stunt tanto incredibile quanto forzatogli dentro a cazzotti, non procede a rotta di collo come dovrebbe. Ma il fatto è che quel critico non solo non interessa a nessuno, ma si deve infilare la sua opinione non richiesta su per il culo e sparire prima che gli faccia uscire l’intestino dagli occhi a forza di calci negli stinchi.
Quello che conta è che, seppur immancabilmente per troppo poco, a ognuno è concesso dare il meglio di sè: Stallone è l’eroe, Rambo coi sentimenti di Rocky; Statham è il suo co-pilota, uno a cui è meglio non rompere il cazzo; Li è basso e misterioso; Lundgren, per la gioia di grandi e piccini, ruba la scena rifacendo l’Andrew Scott di I nuovi eroi; Austin, in un ruolo finalmente su misura per lui (zitto e schiaffi all’orba), è un fottuto rinoceronte; Rourke si esibisce nella sua nuova specialità, il monologo da Oscar in primissimo piano con luce atmosferica; Crews è il nero che fa le battute e ce l’ha più grosso di tutti (il fucile); Couture è un rullo compressore e merita altre chance; Daniels fa l’accento inglese, e viene da pensare che – opportunamente ingrandito – fosse questo il ruolo inizialmente previsto per Van Damme, giusto con la sostituzione ad accento francese (e se così fosse appoggio la sua rinuncia); la Itié fa la gnocca con personalità; la Carpenter fa la gnocca senza personalità; Zayas fa il dittatore sudamericano, ovvero un tizio vestito da militare con l’accento spagnolo; Roberts fa lo scaltro magnate senza scrupoli; Willis fa le battutine e gli occhi da matto; Schwarzenegger ormai ha altro per la testa, causa impegni più altisonanti è invecchiato peggio di tutti, ma gli si vuole un mondo di bene lo stesso.
La sceneggiatura infondo non importa: tutti insieme, potrebbero dire qualsiasi cosa e noi saremmo comunque con gli occhi sbarrati, increduli davanti a [uno del cast a caso] nella stessa inquadratura con [uno del cast a caso]. E a volte è letteralmente così visto che Sly e Mickey si smangiano le parole, Jason parla a bassa voce come al solito e Jet, Dolph e Arnold hanno accenti buffi e semi-incomprensibili. Avranno scelto voci orribili ma fidatevi: con il doppiaggio ci si guadagna.

The boys are back in town
E poi arriva il finalone.
E Sly ogni tanto zoppica, ma non ha mai sbagliato un finalone. MAI.
Preparate i fazzoletti.
Portatevi un amico che vi raccolga la mascella.
Preparatevi a mezzora di assalto mozzafiato in cui ad ogni inquadratura c’è un vostro eroe a caso che sta picchiando qualcuno, sparando a qualcun altro, o facendo esplodere qualcosa.
Pizzicatevi. È tutto vero. È successo. È davanti a voi.
È la Storia del Cinema come l’avete sempre immaginata.
È la scena che chiude ogni sogno ed ogni discussione in modo definitivo, inattaccabile, incontrovertibile.
Ed è bellissima: epica, veloce, potente, enorme, implacabile.
È girata da qualcuno che sa perfettamente cosa volete, lo sa da trent’anni, è quello che gli viene meglio e a nessuno viene meglio che a lui.
Perché lui è uno di voi. Anzi, uno di noi.
E alla fine non importa di che sesso eravate quando siete entrati: quando uscirete, sarete UOMINI.
Ci sono domande?

Sylvester Stallone, Autore
DVD-quote
“Un inestimabile patrimonio dell’umanità”
Nanni Cobretti, i400calci.com
I Mercenari: Arnold Schwarzenegger in “Codice Magnum”
09/08/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti
Lo sapevate che Arnold Schwarzenegger ha in bacheca un Golden Globe? Esatto. L’ha proprio vinto, non l’ha comprato. C’è stato un periodo in cui ne assegnavano uno anche al Miglior Esordio, e se lo aggiudicò per Il gigante della strada, battendo il bimbo di The Omen e (gulp) Truman Capote. Schwarzie in realtà aveva già girato il mitico Ercole a New York, ma siccome in esso si era firmato “Arnold Strong” gli venne comodo negare tutto e starsene muto. L’altra cosa che forse non sapete è che venne candidato di nuovo ai Golden Globe nel 1995 come Miglior Protagonista per Junior. In quell’occasione invece fu inculato da Hugh Grant, che vinse per Quattro Matrimoni e un Funerale. Non sto inventando nulla, giuro.
Ma torniamo alle cose serie.
Codice Magnum, oltre ad essere una spettacolosa traduzione italiana dell’originale Raw Deal, fu un passo molto importante per la carriera di Schwarzenegger il quale, come egli stesso fece notare, per la prima volta aveva a disposizione un budget per il guardaroba superiore ai $10. Dopodiché non si hanno notizie precise al riguardo, ma non mi convincerete mai che questo film fosse stato pensato con in mente Arnie piuttosto che l’idea di un produttore che – magari per scommessa, ma anche no, sappiate solo che si tratta di De Laurentiis – deve aver pensato che per fare un film adatto a lui bastasse far sorteggiare un copione a caso da un bambino cieco e appiccicarci sopra il finale di Commando.
Ma sapete che vi dico? Ci voglio provare.

Un lampante esempio di versatilità
TRE FILM A CASO RIADATTATI PER SCHWARZENEGGER GRAZIE ALLA SEMPLICE APPOSIZIONE DEL FINALE DI COMMANDO:
Notting Hill: il timido libraio inglese John Matrix incontra per caso la famosissima star di Hollywood Anna Scott (Brigitte Nielsen) la quale, inaspettatamente, rimane attratta da lui facendo scoppiare un tenero amore clandestino. Ma i loro mondi sono troppo diversi: frequentarsi non è facile, e la gente intorno a loro non capisce. Quando l’altrettanto famoso ex-amante di lei (Jesse Ventura) inizia a dare segni di prepotente gelosia, John decide che è arrivato il momento di dare la svolta decisiva alla situazione. In un montaggio rapido lo vediamo armarsi di tutto punto dopodiché, al ritmo di Run to You di Bryan Adams, si presenta sul set dell’ultimo film di Anna e ammazza tutti.
Clerks – Commessi: Dante “Dutch” Schaefer è un commesso nevrotico in un minimarket costretto a fare doppio turno controvoglia. Assistiamo a quella che pare una stralunata giornata tipo tra clienti assurdi, litigi con la fidanzata, e vivaci scambi di opinioni con l’irriverente impiegato dell’adiacente videonoleggio (James Belushi). Ma quando la tensione emotiva raggiunge il picco, ecco che lo spacciatore locale Silent Bob (Sonny Landham) rompe il suo caratteristico mutismo e lo ispira con un paio di aforismi ben piazzati. In un montaggio rapido vediamo Dutch armarsi di tutto punto dopodiché, al ritmo di Hash Pipe dei Weezer, rientra in negozio e ammazza tutti.
Little Miss Sunshine: una simpatica bambina (Alyssa Milano) è stata iscritta a un concorso di bellezza e parte per la California in compagnia della sua famiglia disfunzionale: il padre ossessionato dal successo (Bill Paxton), la madre nevrotica (Maria Conchita Alonso), il fratello ribelle rinchiuso in volontario mutismo (Edward Furlong), lo zio gay fresco di tentato suicidio (Tom Arnold), il nonno sessodipendente (Charlton Heston)… irrompe Schwarzenegger, fa saltare il loro fottuto furgone Volkswagen con un bazooka ammazzandoli tutti, chiede che ore sono e se ne va. Seguono 80 minuti di carrellata sui cadaveri con in sottofondo una compilation dei Guns’N'Roses.
BONUS: Amleto
Che dire, effettivamente funziona. È pure piuttosto facile.
Ripassiamo quindi la trama di questo Codice Magnum: lo sceriffo di città Mark Kaminsky, dal passato cazzuto e la moglie ubriaca (alla faccia di quel detto popolare che dice che non puoi avere entrambi) viene ingaggiato per infiltrarsi ai piani alti di una gang di mafiosi. Tutto sembrerebbe ancora sufficientemente Arnoldiano fino a che non ci si accorge che il piano consiste nel vestirsi elegante, avere la parlata sciolta e sedurre una donna di alta borghesia. Ce lo vedo De Laurentiis ad esclamare “mi venga un colpo se questo non pare cucito su misura per un culturista austriaco con la faccia da uomo di Neanderthal”. Se nell’86 fosse esistita l’internet, credo che sui forum avremmo letto commenti sarcastici tipo “certo, come no, e poi cosa vogliamo fargli interpretare? Il Governatore della California? LOL”. Esagerando come al solito, visto che Schwarzenegger ovviamente non ha mai interpretato il ruolo del politico in un film.

Non ci credono neanche le due comparse dietro
Insomma, per un’ora si assiste a un goffo e imbarazzante film di fantascienza in cui Schwarzy si pavoneggia in giro come uno Sean Connery di sticazzi, senza combinare gran ché. Poi gli viene l’illuminazione di chiamare l’amico che l’ha ingaggiato: “Oi, perdonami, mi rispiegheresti perché devo infiltrarmi in questo covo di mangiaspaghetti?” “Beh, è per guadagnarti la loro fiducia e poi, quando meno se l’aspettano, coglierli di sorpresa e sterminarli tutti…” “Aaaaah ma è tutto qui??? Non potevi dirmelo prima? Che è sta pagliacciata di farmi vestire come un manichino e fare il frocetto con una delle loro troie? Ci penso io come ho sempre fatto, non ti preoccupare… ma pensa te…” In un montaggio rapido lo vediamo armarsi di tutto punto dopodiché, al ritmo di Satisfaction dei Rolling Stones, si reca in sede e li ammazza tutti. Voi scherzate, ma c’è gente che ha scoperto gli Stones grazie a questa scena.
DVD-quote:
“Attenzione: nessuno dice mai ‘Magnum’ in tutto il film”
Nanni Cobretti, i400calci.com
E ora, se volete, giocate anche voi al Commandizer (ho visto gente aprire blog di successo per molto meno).
Anteprima FF10: Alien vs. Ninja
23/07/2010 | divagazioni | di Nanni CobrettiSì, il titolo pare il regalo di Natale dei miei sogni.
No, lo stato attuale della cinematografia low-budget-demenzial-splatter giapponese non mi tranquillizza affatto. Se la rece di Robogeisha tarda ad arrivare – e Robogeisha era in teoria il titolo di punta del filone di inizio annata – vi consiglio di non perdere troppo tempo a chiedervi perché.
Tant’è che le prime immagini di questo Alien vs. Ninja le avevo viste qualche mese fa, ma avevo pensato di risparmiarvele per evitare l’ennesima cocente delusione.
Intendiamoci: la trama è una meraviglia. Alieni incazzosi arrivano sulla Terra e, invece di incontrare Schwarzenegger e Jesse Ventura nella giungla del Guatemala, incontrano veri ninja genuini nel Giappone feudale del XVII secolo. Altro che… dai, come si chiama, quel tizio che una volta ha vinto l’America’s Cup nuotando a dorso.
Pero’ il tutto era davvero tanto, tanto cheap, e non me la sono sentita. Avevo gradito giusto il tono un pelino più serioso del solito, un po’ più dalle parti di Versus che di Machine Girl. Tra i due, sarebbe il male minore.
Giudicate pure anche voi:
Non negando che già la partecipazione al FrightFest era incoraggiante di suo, giungono comunque ottime notizie da chi ha avuto modo di visionarlo al Fantasia 2010 di Montreal. Motivo per cui, pur tenendomi aggrappato con una mano, mi faccio coraggio e azzardo la tanto temuta parolaccia: hype. Forse. Speriamo.
Predators: 5′o clock, bitch-rapin’ time
14/07/2010 | recensioni | di Nanni CobrettiInizio fulminante.
Adrien Brody si sveglia e si ritrova in piena caduta libera a una manciata di secondi dall’impatto col suolo: pochi attimi di panico poi, invece che fare una telefonata come Chev Chelios, gonfia le narici e si salva.
Titoli di testa.

Oi, questa scena non c'era!
Predators è fondamentalmente un remake del classico di Schwarzy a location invertite e – in un dialogo che cita gli avvenimenti del primo film ignorando bellamente quelli del secondo – spacciato per pseudo-sequel.
Se vogliamo partire dai difetti va citata soprattutto un’eccessiva reverenza nei confronti dell’originale: c’è un gruppo di protagonisti metà dei quali ricalcano la tipologia dei loro predecessori, ci sono almeno un paio di scene che si presentano come la versione 2.0 di cose già viste nell’87, e c’è persino la colonna sonora lasciata intatta, Long Tall Sally compresa. Che sì, stiamo parlando di un film Fondamentale nella Storia del Cinema, ma non necessariamente uno di quelli che mi ispirano tale pignoleria considerando quanto territorio inesplorato esista ancora. Poi ovviamente c’è Adrien Brody platealmente fuori ruolo. Inutile che venga dichiarato al mondo che non si voleva usare un clone di Arnie per evitare il paragone se poi il personaggio invece lo lasciano invariato e ci tocca di vedere un grissino col naso che pretende di interpretare un veterano dei Commando Black Tigers semplicemente facendo la voce bassa e disegnandosi i muscoli col fango (forse la scena più patetica dell’Universo).
La cosa buona è che Nimród Antal ha capito perfettamente perché Predator era figo, e si attiene alle stesse priorità: ignora qualsiasi sia l’attuale trend in materia di action/horror e gioca piuttosto a fare il John McTiernan Jr, mantenendo tutto old school, rinunciando ad ogni vezzo e concentrandosi piuttosto nel costruire un gruppo cazzuto di personaggi. Quindi sì: Armored era davvero la prova generale, mentre questo Predators si presenta più compatto e più maturo. E la parte più difficile è che riesce nell’impresa di cancellare ogni traccia della presenza di Robert Rodriguez in cabina di produzione, non fosse per il mega-logo esplosivo della Troublemaker a inizio film e, ovviamente, per la presenza di Danny Trejo.
E inoltre: infila i cani-predator, che io ho ancora gli incubi se ripenso ai cani-Hulk di Ang Lee, ma gli viene il miracolo di renderli accettabili/decorosi. E soprattutto regala al vecchio Larry Fishburne quello che è forse il ruolo migliore della sua carriera. Morpheus sticazzi. Persino meglio di Ike Turner. Il suo Noland, cazzutissimo e allucinatissimo pluri-sopravvissuto, ingoia in un sol boccone i 15 minuti in cui compare e voglio uno spin-off/prequel ieri.
Voto totale in pagella: se lo confrontiamo con le premesse, e con i risultati del crossover con Alien, è un 10 secco, forse 11; preso a sè… via, 7 +. E Nimród diventa ufficialmente qualcuno da tenere d’occhio.
Raffica di DVD-quote suggerite:
“Dopo l’originale, il migliore della serie”
“Un sano e cazzuto divertimento old school”
“Un enorme (naso di) Adrien Brody”
Nanni Cobretti, i400calci.com“Un’iniezione pura al 100% di adrenalina cinematica”
(questa invece l’ho copiata pari pari dal dvd di The Condemned… così, senza motivo)
P.S.: pare che Adrien Brody abbia già firmato per il sequel, mentre il suo naso ahimé non potra esserci perché contemporaneamente impegnato col nuovo di Wes Anderson
Consigli per l’arredamento: Terminator
27/04/2010 | consigli per l'arredamento | di Jean-Claude Van GoghTerminator (Alta qualità – Compra)
Le locandine polacche, cinematografiche e non, si distinguono da sempre per il particolare design (disegni a mano o grafiche minimali) in grado di renderle delle piccole opere d’arte. Questa versione di Terminator (Elektroniczny morderca, che come mi dice un traduttore a caso significa Assassino elettronico) è, secondo me, una delle più belle in circolazione.
E festa sia! Per voi: il meglio di Schwarzenegger
01/04/2010 | divagazioni | di Nanni CobrettiLa bellezza di 160 battute nei migliori 10 minuti della vostra vita: praticamente un bignami di Storia del Cinema.
Sono in lingua originale, ma tanto le sapete tutte a memoria.
E dalla sua vera voce rendono di più.
Predators: il primo trailer. Spazio discussioni qui.
20/03/2010 | news | di Nanni Cobretti
Adrien Brody si imbatte nella redazione dei 400 Calci.
Si cita lo score bongarolo del film originale, e questo dispone bene.
La trama vede dei prigionieri cazzuti spediti sul pianeta dei Predators a fare da esche/cavie/sacrifici umani: mi piace.
Alla fine capisco anche la scelta di Adrien Brody: Schwarzy è inimitabile, tanto vale evitare il confronto e puntare a qualcosa di completamente diverso. Pure Predator 2 a suo tempo fece lo stesso ingaggiando l’ancora più improbabile (ma molto più simpatico) Danny Glover. Concettualmente sono d’accordo.
Per il resto mi pare che si stia fin troppo vicini all’originale: ci sono Larry Fishburne e Danny Trejo che, oltre a dare tutta la street credibility di cui c’è fortemente bisogno, mi sembra facciano rispettivamente Carl Weathers e Jesse Ventura. Poi c’è un giappo che fa palesemente Sonny “Batshit Crazy” Landham, mentre Topher Grace – anche se nel trailer lo si vede pochissimo – mi pare a occhio un appropriato Shane Black. Si vede pure un pazzo che smitraglia a vuoto in puro stile Bill Duke, e persino il pianeta dei Predators ricorda parecchio una giungla colombiana. Dopodiché siamo nel 2010 per cui le regole impongono di aggiungere un donnuomo: glielo concedo.
Aldilà di questo, si vede onestamente poco.
Ma è un teaser. È il suo mestiere. Fa vedere poco.
Vedetelo, e opinionate nell’apposita sezione commenti:













