La prima introduzione è per informarvi che questo film me lo sono sparato in sala nel Regno Unito di Gran Bretagna ormai ad agosto scorso (in glorioso double feature con Orphan, nientemeno), e che mi sono tenuto qualche appunto da parte dicendo “lo recensirò poi quando esce in Italia” non avendo la minima idea che avrei dovuto aspettare ben 9 mesi. Ma è successo anche di peggio, quindi non infierisco.
La seconda introduzione è per dire che 9 mesi fa, con Fast & Furious ancora negli occhi, mi ero segnato “questa moda dei titoli dei sequel confusionari deve finire prima di subito” e in effetti pare sia finita prima di subito (definendo tecnicamente il “subito” come i 9 mesi di ritardo italiani).
La terza era per dire che sì, sono un fan della serie di Final Destination e ho sempre fatto il tifo affinché ne facessero molteplici seguiti, per il motivo che… no aspetta, negli appunti mi ero segnato che sia questa cosa che quella precedente le avevo già dette nel vecchio post di presentazione. Sorry. Un attimo che controllo… sì, avevo già scritto anche che mi faceva ridere che James Wong e David R. Ellis girassero a turno un film per uno. Leggetelo là.
A questo tocca a David R. Ellis: regista di Snakes on a Plane (l’unico film platealmente più brutto del suo corrispettivo rip-off della Asylum) e avversario di Rocky nel montaggio iniziale di Rocky III (sticazzi).
La formula “omicidi fantasiosi + contorno molesto” rimane invariata, e il fattore importante è il primo. Il fatto è che ogni capitolo ha sempre introdotto nuovi personaggi, risultando ogni volta più un remake che un sequel, e il problema di questa idea è che ogni volta ci devono ammorbare con la scena in cui i personaggi devono scoprire le cosiddette, sempre uguali, regole del gioco. Noi spettatori le sappiamo già, e gli sceneggiatori sanno che noi sappiamo, per cui fa ridere quanto progressivamente piu’ sbrigativa diventa la faccenda e quanto poco ci mettono i protagonisti a convincersi e iniziare a farsi tutti i calcoli e le pare del caso. A questo turno in particolare li vediamo mentre fanno una rapida ricerca su Google, trovano la trama degli altri tre film (su IMDb suppongo) e imparano comodamente tutto in un colpo solo.
Detto questo:
1) gli omicidi sono ispirati, fantasiosi e più violenti di quello che mi aspettavo. Bravi.
2) Il ritmo è veloce e l’atmosfera senza pretese, e gli 85 minuti volano come se fossero 30.
3) Il 3D è ampiamente pre-Avatar, per cui è povero, genuino, e si manifesta attraverso mille cose che volano in faccia. Insomma, fa il suo porco dovere. E in più c’è lo sboronissimo tocco di “metatridimensionalità” grazie al finale ambientato appunto in un cinema (spoiler) 3D. Orgogliosi pompini a vicenda fra tutta la crew mentre giravano questa.

E' successo anche a uno dei primi test screening di Avatar
Dopodiché già 9 mesi fa pensavo di allungare il brodo scopiazzando una riflessione da AV Club, per cui why not? Lo faccio, per puro spirito di discussione.
La trama dei quattro film finora è sempre stata identica: ragazzino viene improvvisamente fulminato da chiaroveggenza, inganna la morte, la morte s’incazza e recupera il lavoro perso. In ognuno dei film ci si concentra su come ragiona la morte, ma mai su come funziona il criterio con cui questa improvvisa chiaroveggenza si distribuisce. Considerando che ognuno dei quattro film finisce invariabilmente che muoiono tutti (questo era uno spoiler pesante, occhio), i casi sono due:
1) qualunque sia la forza positiva che contrasta la morte donando ai giovani chiaroveggenza come se fossero caramelle, è la più debole e inutile forza positiva della storia perché ogni volta puntualmente fallisce;
2) non esiste alcuna forza positiva, ma è la morte stessa che si annoia per cui inizia a regalare superpoteri a gratis per rendere la settimana un po’ più movimentata.
Voi che ne pensate?
DVD quote suggerita:
“Più 3Doso di S.Valentino di sangue!”
Nanni Cobretti, i400calci.com


L’ho guardato principalmente perché sono un fan delle 





