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You and Woo’s army

03/11/2009 | recensioni | di Luotto Preminger

In un grigio palazzone di cemento nel bel mezzo della grande Cina, tra vaste sale tappezzate di ritratti di Mao, vive la Commissione del Cinema Cinese. Essa si compone di cinque o sei alti dirigenti del partito ai quali, ogni giorno, vengono recapitati CONTAINER pieni di DANARO. Tonnellate di danaro, cassettate su cassettate di banconote guadagnate dal popolo e stanziate per il divertimento del popolo. Questo è il danaro destinato a produrre i film cinesi più enormi.
Non appena hanno accatastato una somma di danaro sufficientemente inverosimile, i cinque o sei alti dirigenti della Commissione del Cinema Cinese chiamano uno dei loro registi famosissimi, gli chioccano in braccio gli euri, e gli dicono “Ora facci un film enorme. Ti diamo tutte le comparse che vuoi, basta che sia un filmacchione in costume. Vogliamo masnade di gente in sala. Vogliamo gli euri”. È così che sono stati realizzati i tre polpettoni arcobaleno di Zhang Yimou, quella roba di Chen Kaige che non ha visto nessuno con la tipa che volava, e Seven “sparaflesciato” Swords di Tsui Hark (l’ho soprannominato “sparaflesciato” perché me ne sono dimenticato subito dopo averlo visto). Comunque. Tutti ’sti film si sono superati a vicenda in termini di budget: ognuno era di svariati miliardi di euri più costoso del precedente, ognuno ha celebrato l’antica Cina in maniera più fastosa e pacchiana del precedente, ognuno ha incassato gli euri, e gli alti dirigenti sono stati soddisfatti.
Ma non abbastanza.

Alzi la mano chi ha la riga in mezzo

Alzi la mano chi ha la riga in mezzo

Tutti i film che ho citato poc’anzi, in confronto a La Battaglia dei Tre Regni, sono Cresceranno i Carciofi a Mimongo. La Battaglia dei Tre Regni è il più enorme dei film enormi. È il colpo di grazia che la Cina ha voluto dare al resto del mondo: non gli bastavano le olimpiadi, no, volevano dimostrare di essere capaci di fare i film più grossi di tutti, con più navi di tutti… e soprattutto volevano dimostrare che è l’aria corrotta del capitalismo a rovinare i registi bravi. Per cui hanno ripescato l’hongkonghese John Woo dalla catapecchia americana della sua reputazione fatiscente, gli hanno fatto respirare a pieni polmoni l’ossigeno dell’est, gli hanno messo in mano i CONTAINER di euri, e gli hanno detto: “Bentornato, John Woo. Sei a casa, ora. Fai quello che sai fare meglio. Ma con un budget che Baarìa a noi ci pulisce il vetro al semaforo”. E lui non se l’è fatto ripetere. Ci ha preso talmente gusto che invece di un film ne ha fatti due, di due ore e mezzo l’uno. Non un euro è andato sprecato.

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Purtroppo a noi capitalisti corrotti è toccato uno sberleffo finale: in occidente i due filmoni sono stati tagliuzzati, su supervisione dello stesso Woo, e accorpati in un unico filmone da due ore e quaranta. Un bignamone. Ed è questa la versione qui recensita.
La trama de La Battaglia dei Tre Regni è che ci sono tre regni. Che entrano in battaglia. Da una parte c’è un tale cattivo che si chiama Xao Xao. Egli manovra un esercito stimato intorno ai SEI MILIARDI di uomini e una flotta di SETTE MILIARDI di navi, per cui ci sono almeno mille milioni di navi che vanno da sole. Xao Xao è fortissimo, ma è interpretato da un cinese qualunque. Dall’altro lato invece ci sono, alleati, il regno con Takeshi Kaneshiro, stratega tutto occhioni e pizzetto ribaldo, e il regno con Tony Leung, viceré bellissimo, illuminatissimo, sensibilissimo, atleticissimo e che è una bestia contro il calcare. Ogni tanto Takeshi e Tony si guardano intensamente stando vicini vicini ed è tutto un OMG ci scrivo subito una fanfiction.

Il resto sono due epiche ore e quaranta di botte di tutti i tipi a budget spropositato.

Facciamola breve: pur in questo formato ridotto, il film è una goduria. Si vede bene che John Woo non aspettava altro: vuoi mettere passare da avere a disposizione BEN AFFLECK ad avere a disposizione SETTE MILIARDI DI NAVI intorno alle quali piroettare a piacimento con SETTE MILIARDI di cineprese? Woo è contentissimo, si autocita, saltella, vola, rende plastica la brutalità con uno stile che così pirotecnico e fiammeggiante non si vedeva dai tempi di Hard Boiled, dispone eserciti come fossero carrarmatini e li fa ballare, segue i piccioni in volo con infiniti piani sequenza in CG, e poi, grazie al cielo, va sempre sopra le righe di tanto così, quel fanfarone.

Awwwwww

Awwwwww

Guardate il rallentissimo di Tony Leung che salta tre metri in aria, piroetta e pianta la freccia nel collo di uno a cavallo, sancendo così la fine della battaglia e atterrando perfetto col mantellone che svolazza, e ridefinite subito il concetto di enfatico. E battete le mani, felici.

Poi certo, la durata dimezzata si nota eccome. L’inizio e la fine, per nominare due punti non proprio secondari, sono vistosamente rabberciati alla meglio. Il personaggio di Zhao Wei è in palese debito di ossigeno. Ma non viene mai da gridare allo snaturamento: sarà che sono rimaste solo le scene di colpi, strategie belliche, spallate ai cavalli e masse isteriche, sarà che è tutto così corposo e sborone, ma non ho sentito la mancanza di due ulteriori ore e mezzo che mi immagino piene di sguardi languidi, femmine in pena, attese snervanti e altre cose che sì, belle, quando iniziano a darsi le spadate?

Morale: La Battaglia dei Tre Regni versione orientale, che spero di vedere al più presto, è probabilmente una saga (bilogia?) di ampio respiro, articolata, composita e completa. La Battaglia dei Tre Regni versione occidentale invece è una specie di condensato per musi bianchi con poco tempo e poca pazienza. Il fatto che quest’ultima, pur non riuscendo a mascherare la sua natura di condensato, riesca comunque a essere così riuscita da farti spuntare i punti esclamativi in testa e ad avere un’impronta autoriale tanto marcata, è il segno più evidente che sì, abbiamo ritrovato un Fuoriclasse.
Grazie, euri.

DVD quote suggerita:

“Woo non era così in forma dai tempi in cui correva ogni giorno per scappare da chi aveva visto Paycheck!”
Luotto Preminger, i400calci.com

>> IMDb 1,2 | Trailer