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Speciale Far East Film Festival: Gallants

06/05/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Beatles: '62 - '66

Beatles: '62 - '66

L’altra sera ero impegnato in un torneo di birre indoor con il mio amico di vecchia data Ricky Arroganza. Oltre a bere tantissime birre, per vincere il torneo di birre indoor, devi anche dire un numero x di cazzate piuttosto plausibili. Non basta sparare una roba incredibilmente esagerata, del tipo: “Io una volta mi sono imbucato a una festa a Los Angeles e ho limonato duro Megan Fox“. Bisogna riuscire nel difficile intento di dire una cazzata con un alto grado di plausibilità. Ricky ha stravinto nel momento in cui, dopo aver bevuto la 57° pinta, mi ha guardato serio negli occhi e ha buttato lì disinvolto: “Comunque, secondo me, tra meno di vent’anni, uscirà un film poliziesco in Italia con Nicolas Vaporidis come protagonista. Farà un commissario incazzoso, ma sotto sotto tenerone, con sigaretta all’angolo della bocca e impermeabile molto cool. Tutti apprezzeranno tantissimo e saremo pronti a rivalutare in blocco la carriera del Vaporidis. Iago di Volfango de Biasi compreso “. E lì non ho potuto fare altro che decretare l’imbattibilità del mio amico Ricky e pagare da bere. Lo so io, lo sa Ricky e lo sapete anche voi. Una cosa del genere NON è possibile. Ovviamente non è augurabile, ma è anche francamente impossibile. Anche se, va detto, è plausibile. È plausibile in un paese in cui sia vivo e vivace un cinema di genere. E, inutile ripeterlo per la millemiliardesima volta, non è ovviamente questo il caso dell’Italia. É una cosa che invece funziona alla grande a Hong Kong, dove quest’anno è uscito un film come Gallants.

gallantsUn povero sfigato, abituato a farsi mettere i piedi in testa da chiunque, viene spedito dalla propria azienda in un piccolo paesino. Qui, dopo cinque secondi, riesce a farsi aggredire da dei balordi. In suo soccorso arriva un vecchio contadino: Leung Siu-lung. Leung Siu-lung, classe 1948, fa film di mazzate dal 1971. È stato uno dei tanti finti Bruce Lee (è stato spesso accreditato come Bruce Leung, Liang o Leong) e ha contribuito a rendere forte e longevo il genere. Per dire, Stephen Chow l’ha chiamato nel 2004 per fargli fare la parte del cattivo in Kung Fu Hustle. Avete presente? Quello che si gonfia come un rospo. Se sei cresciuto in Cina, Leung Siu-lung lo hai visto almeno in 500 film. Vai al cinema nel 2010, compare sullo schermo e ti viene da piangere. Comunque… Leung Siu-lung salva il povero sfigato e lo porta in una locanda gestita da Chen Kuan-tai. Chen Kuan-tai, nato nel 1945, ha preso parte a 112 film. È stato tra i protagonisti più riconoscibili delle produzioni degli Shaw Brothers, ha prodotto e diretto molti film di genere. Vale lo stesso discortso fatto prima: lo vedi sullo schermo nel 2010 e ti viene da piangere. I due attori in question in Gallants, strano a dirsi, fanno la parte dei vecchi. Un tempo erano fortissimi e tutti li veneravano. Oggi sono dei vecchi che gestiscono una locanda in campagna e accudiscono il loro vecchio Maestro, in coma da 30 anni. Il Maestro è interpretato da Teddy Robin Kwan, regista, attore nato nel lontano 1945. Non solo: era anche il leader dei Teddy Robin & The Playboys, famoso gruppo pop dei ‘60. No, per dire… lo vedi sullo schermo nel 2010 e, indovina?, ti viene da piangere. I tre vecchi aiuteranno il povero sfigato a crescere e a diventare un uomo e riusciranno ancora una volta a dire la loro, tornando i vecchi ghepardi de ‘na volta. Ah, ovviamente c’è anche un antagonista: Michael Chan Wai-man, 64 anni, ha fatto un numero assurdo di film. Patito di arti marziali conosce il Kung fu, il Muay Thai, il Taekwondo. È stato campione di Kickboxe ed era uno stretto amico di Bruce Lee. Lo vedi sullo schermo nel 2010… e ti viene da piangere.

Certo, per chi non è crescuto a pane e film di Kung Fu, Gallants non ha moltissimo senso. È un film con un umorismo spesso basso e triviale, girato in economia e con una sceneggiatura che definire banale è riduttivo. Per chi invece conosce e vuole bene a quei volti, Gallants è il massimo della vita. Ti senti come uno di otto anni il giorno del suo compleanno. Ma non è solo questo: Gallants non si limita a mettere insieme il Dream Team dei vecchi film di mazzate (cosa che comunque è giù sufficiente). È un film – perdonate il sentimentalismo – mosso da vero amore e da una profonda conoscenza del genere. Il primo zoomone su Leung Siu-lung, vale tutto Black Dynamite. Una cosa che per noi risulta difficile, se non impossibile, anche solo da immaginare…

Beatles: '67 - '70

Beatles: '67 - '70

DVD-quote suggerita:

98 incredibili minuti di anziani che si picchiano
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Black Dynamite: e ora la città è pulita

09/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

black dynamite

Vi sono bastati due giorni di pausa per recuperare Dolemite e Johnny Lo Svelto e arrivare preparati? No perché io vado avanti lo stesso.
La prima cosa che voglio fare è rivolgere un pensiero a Steve James, che se fosse ancora tra noi un ruolo così se lo sarebbe divorato in un boccone con gli occhi bendati, le mani dietro la schiena, una gamba alzata, l’ovatta in bocca e l’accento svedese. Un giorno scriverò un post tutto per lui, ma adesso non ho tempo.
Ci ritroviamo invece con Michael Jai White che non era necessariamente la scelta più scontata: di lui si sa che è uno dei migliori picchiatori attualmente in circolazione, e che occasionalmente (Il cavaliere oscuro ma anche ahimè i film di Tyler Perry) fa l’attore tutto tondo, ma onestamente ci sfuggiva il suo senso dell’humour. E qui la vera sorpresona: la sceneggiatura l’ha scritta lui. Insieme al regista Scott Sanders. Ma pure lui. No shit. Per cui ok, si è meritato anche il ruolo di protagonista.
Black Dynamite è un omaggio alla blaxploitation, là dove “omaggio” si distingue da “parodia” innanzitutto per la dose di rispetto e affetto verso la fonte, e secondo di tutto perché per grazia di Dio non assomiglia un cazzo nè ad Austin Powers (a quello ci aveva già pensato Undercover Brother) nè alla roba dei fratelli Wayans.
E per darvi un’idea di cosa intendo, vi piazzo il finto trailer girato velocemente per andare a caccia di finanziamenti quando non era ancora nemmeno finito lo script:

L’avessero infilato in mezzo ai finti trailer di Grindhouse, nessuno si ricorderebbe di Machete.
E sapete qual è la differenza? C’è che Black Dynamite è esattamente quello che io e quasi tutti voi vi aspettavate appunto che fosse Grindhouse, nonché tutti gli pseudo-omaggi pseudo-trash usciti in seguito.
Questo per due semplici motivi:
1) MJW e Scott Sanders conoscono il genere, non hanno solo visto due film in croce di cui uno era Jackie Brown e l’altro lo Shaft con Samuel L. Jackson;
2) MJW e Scott Sanders amano il genere, non hanno solo visto il trailer di Dolemite la sera prima su Youtube a casa di Anthony Anderson mettendosi a ridere forte e urlando “PURE NOI”.
Dolemite fornisce comunque indubbiamente almeno il 50% dello stampo di Black Dynamite: a lui si deve l’atmosfera low budget e i finti errori come i microfoni che entrano ripetutamente in scena, i tagli di montaggio grezzi e alcuni attori secondari volutamente legnosi, oltre che ovviamente i caratteristici slogan in rima. Il tutto è però agilmente cucito sulle spalle larghissime di MJW, decisamente più un Jim Kelly (ma grosso il doppio) che un Rudy Ray Moore: si calca quindi sul suo fascino da donnaiolo e soprattutto sulla reputazione da baddest motherfucker in town, cosa che il nostro riesce a rendere con un semplice sguardo. Sul resto, la preoccupazione più grande di Sanders è quella di replicare accuratamente  l’atmosfera dei più classici blaxploitation di quel periodo, trovando coinvolgimento nel puro rispetto dei cliché noti e meno noti senza per forza dover premere sull’accelleratore, e scadendo solo occasionalmente nella parodia aperta, in momenti spettacolari quali l’assurdo ragionamento deduttivo di gruppo e ovviamente lo svelamento dell’identità del capo dei cattivoni. C’è perfino posto per perle di regia quali la rissa al dojo in cui per un minuto viene inquadrato fisso uno scagnozzo a terra che tenta inutilmente di rialzarsi mentre i compagni gli volano addosso da ogni parte e Black Dynamite sembra essere ubiquo.
Insomma: roba grossa, e roba che dovrebbe essere di esempio per tutti.
Ora però quello che mi preme di più è che Michael Jai White diventi quella superstar che da oltre 10 anni merita di essere.

black dynamite

DVD-quote suggerita

“Michael Jai White 1 – Quentin Tarantino 0″
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer (stavolta quello ufficiale)

Blaxploitation heroes: Dolemite

05/04/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti
"Dolemite is my name, and fuckin' up motherfuckers is my game"

"Dolemite is my name, and fuckin' up motherfuckers is my game"

speciale black dynamiteNon si può parlare di Black Dynamite senza conoscere Rudy Ray Moore, brutti impazienti che non siete altro, per cui concedetemi prima di stabilire le basi.
Rudy nasce nel 1927 a Fort Smith, Arkansas, tenta di sfondare come cantante R&B e, dopo il servizio militare, trova lavoro in un negozio di dischi. Tra i frequentatori affezionati c’è un senzatetto che passa spesso a chiedere elemosina e intrattiene la clientela raccontando “toast”, storielle in rima, veri e propri poemi moderni con protagonista il personaggio di Dolemite, un “bad motherfucker” tutto sesso e violenza. Rudy gli sgancia spiccioli ogni volta anche solo per risentire la storia.
A furia di ascoltarla prende coraggio, si butta nella carriera di comico, e propone una sua elaborazione della leggenda di Dolemite come cavallo di battaglia. Ad esso affianca altri toast di sua composizione. Il successo è tale che il suo primo disco di sketch arriva al 25o posto nella classifica di Billboard: il suo stile è decisamente volgare e poco televisivo, per cui Rudy diventa principalmente un fenomeno di culto. Sua l’invenzione dei cosiddetti “party records”, spettacoli comici registrati a casa sua con amici tra il pubblico per creare appunto un’atmosfera da festa.
Nel 1975, sempre con l’aiuto di amici, con budget ridicolo e professionalità semi-improvvisata, Rudy scrive, produce e interpreta un lungometraggio dedicato a Dolemite.
Questo è il leggendario trailer:

Pessima recitazione, scene di kung fu ridicole, storia elementare, e il microfono che invade così spesso la scena da meritarsi quasi una voce nel cast: c’è tutto quello che serve per farne un capolavoro, di quelli che si guardano e riguardano sempre volentieri. Le rime e l’attitudine di Moore fanno il resto: Dolemite incarna quasi tutti gli stereotipi della blaxploitation nella loro forma più pura, dall’eroe pappone col suo harem di bitches esperte in karate alla discomusic, i vestiti sgargianti, l’atteggiamento da duro donnaiolo e la parlata sboccata. Più di Shaft e Super Fly, che lo avevano anticipato al cinema ma non nell’immaginario collettivo, è Dolemite il vero simbolo del genere: se non è l’inventore del gangsta rap – cosa di cui comunque si vanta – poco ci manca.
Anche qui il successo è decisamente incoraggiante e Rudy, con budget pressoché identico, sforna un sequel intitolato The Human Tornado e altri film sullo stesso filone come Petey Wheatstraw e Disco Godfather.
A voi il meraviglioso trailer di Human Tornado:

Come i film seguenti, The Human Tornado è più consapevole e meno ispirato dell’originale, ma l’inimitabile carisma dell’improbabile Moore, fisico goffo e lingua svelta, è immacolato.
Nel corso degli ultimi anni non solo Dolemite è stato citato dagli artisti più svariati da Snoop Dogg a David Lee Roth (!), ma diversi personaggi più o meno famosi (tra i quali LL Cool J) hanno provato, invano, a organizzarne un remake.
Lo stesso Moore infine, riuscì comunque a girare Shaolin Dolemite nel 1999, The Return of Dolemite nel 2002, e The Dolemite Explosion nel 2007, per poi perdere la battaglia col diabete nell’ottobre 2008.
The Dolemite Explosion non venne mai distribuito, ma ci è rimasto in eredità il trailer:

Blood and Bone: ben tornato, film di botte made in USA

18/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

blood and boneCerto, sforare dritto nell’A-Team forse è esagerato, ma il successo del Mixed Martial Arts (MMA) è decisamente la cosa più bella che potesse capitare al cinema d’azione americano di oggi, ancora frastornato da un uso improprio e massiccio di CGI (imperdonabile colpa di Matrix). È una cosa che lo riporta ai gloriosi tempi dei primi anni ‘90: quelli targati kickboxing, in cui trovavano spazio e gloria stelle minori ma indimenticabili come Don “The Dragon” Wilson, Jeff Speakman, Loren Avedon, Jeff Wincott, Daniel Bernhardt… sono troppe per citarle tutte, ma aggiungiamo almeno anche Lorenzo Lamas che forse è il più ricordato in Italia. In ogni caso non è assurdo pensare che (anche) grazie ai film di quell’epoca, Senza esclusione di colpi in testa, si sviluppò il seme dell’Ultimate Fighting poi evolutosi in MMA, giunto oggi al successo giusto in tempo per chiudere il cerchio con quel meraviglioso periodo.
Ed è bello soprattutto che a prendere il treno in piena corsa sia una delle stelle più promettenti tra quelle che allora arrivarono troppo tardi: Michael Jai White. Il suo curriculum fa già impressione: ha preso a calci sia Van Damme che Steven Seagal nei loro ultimi singhiozzi cinematografici, ha interpretato sia Mohammed Ali che Mike Tyson, è stato tagliato all’ultimo da Kill Bill ed è comparso nel Cavaliere oscuro, dove il Joker veniva salvato solo dalla sceneggiatura che impediva al nostro di mettergli le mani in faccia come sa fare lui, che altrimenti il film finiva subito. E non dimentico Spawn, ma vorrei tanto.
Oggi Michael Jai White ha 42 anni, ma fisicamente ne dimostra ancora 23, e Blood and Bone ne è la prova.
La trama è quanto di più standard si possa pensare: tizio esce di galera, si fa coinvolgere in tornei di scazzottate clandestine, salta fuori che ne sa a pacchi, guadagna cifre inverosimili, fa incazzare un gangster ricco e cattivo… ma i film di tornei sono come il blues, non importa che il giro di accordi sia sempre quello, contano esecuzione e sentimento. L’unico tocco semi-inedito carino è che ci mettono tre quarti di film prima di spiegarci perché MJW è andato a infrattarsi nei tornei illegali quando nel 99% degli altri film i buoni fanno sempre gli schifati moralisti che se la tirano e partecipano solo “perché non hanno scelta”. Sticazzi, MJW li va proprio a cercare e a offrirsi volontario, ed è rinfrescante. Scopriamo le sue vere e ovviamente nobili mire solo strada facendo.
Ma dicevamo l’esecuzione: MJW è in forma strepitosa. Stre-pi-to-sa. Formato Seagal, nel senso che vince senza mai sudare gran ché, ma in compenso fa numeri che in confronto Undisputed 2 era una session di allenamento. Potenza, agilità, eleganza, sguardo di ghiaccio, carisma da vendere. In un mondo perfetto, una prestazione del genere sarebbe un biglietto di sola andata per la Serie A (che probabilmente gli verrà regalata dall’ancora più incredibile Black Dynamite, di cui vi parlerò più avanti, e se non è così spacco tutto).
Al suo fianco c’è Dante Basco, che qualcuno ricorderà come Rufio in Hook – Capitano Uncino, e che oggi è uno splendido 32enne con la voce da 12enne. E poi mi si recupera Julian Sands nella parte del ricco razzista snob, che fa sempre la sua porca figura senza grossi sforzi. E tra le comparse, la furia umana Gina Carano.
E il film in sè fa esattamente quello che deve fare: parte col botto, tiene un gran ritmo, limita le chiacchere moleste e inquadra i combattimenti alla giusta distanza per lasciarci godere delle spettacolari coreografie.
Uno dei picchi dell’anno, e già un classico del nuovo corso made in USA.
Dai che ci siamo.

"I'm here to chew bubblegum and kick ass... and Roddy Piper's not around"

"I'm here to chew bubblegum and kick ass"

DVD-Quote suggerita:

“Il miglior picchiaduro dai tempi di Lionheart
Nanni Cobretti, i400calci.com

(avrò esagerato? forse… ma chissenefrega, è una dvd-quote, esagerare è il suo mestiere)

>> IMDb | Trailer

P.S.: Michael Jai White ha esordito in Toxic Avenger 2 e 3

P.S. 2: Jeff Wincott ha un ruolo nel prossimo di Tony Scott!!! OMFG *_*

Anno 2009: il cineblog della morte

20/01/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Oplà!

Benvenuti in un nuovo, ennesimo, emozionante blog di cinema.
Il mio nome è Nanni Cobretti (è il mio nome vero, lo giuro), e conosco un solo modo per darvi un’idea dell’aria che tirerà da queste parti passando allo stesso tempo immediatamente al sodo.
Via con la lista dei 10 film più attesi del 2009:

10) Fast and Furious
Vin Diesel e Paul Walker si pentono e si dolgono e dopo uno o due turni di riposo tornano umilmente nel quarto capitolo della serie più tamarra dell’Universo. Li attende Justin Lin, regista appunto del terzo, che era sì pataccato a livelli fantascientifici, ma tutto sommato piacevole e girato con competenza. E dopo aver visto quella chicca dopolavoristica che è Finishing the Game (ne riparlerò), da lui mi aspetto cose. Non cose tipo rendere giustizia a un eventuale remake di Oldboy, che per fortuna gli hanno levato dalle manine, ma cose.

9) Terminator Salvation
Non ci avrei scommesso una lira su un seguito di Terminator senza Arnold, ma Christian Bale non fa mai male, e il trailer è più figo di quanto si potesse onestamente sperare. Chissà.

8) Fighting
Dopo l’interessante e autobiografico Guida per riconoscere i tuoi santi, piu’ o meno una specie di La febbre del sabato sera senza discoteche, Dito Montiel ci propone un po’ a sorpresa il remake di Lionheart. Nel ruolo di Van Damme troviamo Channing Tatum, mentre il suo schiavo negro (quello che lo introduce nel giro di combattimenti clandestini, quello che urla “Lionheart! Il leone forte e coraggioso!” ma che poi nel finale scommette contro di lui) è Terrence Howard. Staremo a vedere. Mi basta sia un po’ meglio di Never Back Down.

7) Transformers: Revenge of the Fallen
Robot enormi che fanno a botte distruggendo la città. Stavolta senza perdere tempo in noiose presentazioni. In mezzo, Megan Fox che finge di avere più di un neurone, un po’ come quella volta che Tara Reid interpretò una stimata antropologista in Alone in the Dark. Sono già in prima fila.

6) Watchmen
Dopo quel wagneriano inno all’omosessualità che fu 300, Zack Snyder ci riprova con qualcosa di più grosso di lui, ovvero la miglior graphic novel di tutti i tempi. Dalle preview c’è chi giura che ha fatto un buon lavoro. Visivamente sono abbastanza sicuro, sul resto sono piuttosto scettico. Speriamo.

5) Inglorious Bastards
Non fanno ridere anche a voi tutti quei siti anglofoni costretti a chiamarlo “BastErds” per chissà quali problemi di volgarità? A me tantissimo. Comunque: è di Tarantino, c’è Brad Pitt coi baffi e c’è un personaggio che si chiama Ed Fenech. Se grazie a questo ristampano tutti i film di Castellari io sono già contento.

4) Ninja Assassin
Finora il miglior Wachowski è stato quello che hanno fatto dirigere a un altro, ovvero V per Vendetta. E qua la situazione è identica. Ma con molti più ninja. Compreso l’obbligatorio Sho Kosugi. Se è brutto giuro che li picchio.

3) Black Dynamite
Le voci che girano sono che sia tre volte meglio di Grindhouse, e che più che un omaggio sembri davvero un gioiello perduto della vecchia blaxploitation. Aldilà che il trailer fa ridere tantissimo, gli occhi sono puntati su Michael Jai White, che in Universal Soldier 2 faceva il culo a strisce a Van Damme e pareva avviato a diventare il nuovo Wesley Snipes.

2) Ong Bak 2
C’è mancato poco che non diventasse per Tony Jaa ciò che Game of Death fu per Bruce Lee. Ma il nostro si è asciugato lacrime e lacrime di frustrazione, ed è riuscito a completarlo. Ad ogni modo: nel primo film gli rubavano un elefante e lui si incazzava a morte. In questo pseudo-prequel, ambientato un numero imprecisato di decenni fa (l’era pre-blog), va molto più semplicemente in cerca di Dio e del senso della vita, spezzando ossa a tutti quelli che gli porgono la mano.

1) Crank 2: High Voltage
Dopo aver visto trailer e poster, e sapendo che la colonna sonora è in mano a Mike Patton, se salta fuori che questo non è il film più figo di tutti i tempi giuro che mi taglio un mignolo come i mafiosi giapponesi e ve lo consegno avvolto in un fazzoletto bianco.

BONUS: The Expendables
È datato 2010, per cui ci vorrà una gran pazienza. Ma state tranquilli che vi terremo aggiornati.

Domande?
Come mi è venuta l’idea di aprire I 400 calci?
Guardando il trailer di 500 Days of Summer.
Altro?