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24 – that old Jack Bauer magic put me in its spell (day 8 + film)

16/06/2010 | divagazioni | di Wim Diesel
qualcuno di questi muore.

qualcuno di questi muore.

Nel corso degli ultimi otto anni è capitato un sacco di volte. Jack Bauer ha seguito una pista, si è imbattuto in un cattivo, ha scoperto il suo piano e sta andando ad arrestarlo in tempo utile. Qualcuno al CTU sta mettendo in piedi un diversivo che copra la manovra sporca di qualche alto funzionario della Casa Bianca, e magari dirama l’ordine di arrestare Jack e/o sparare a vista. Il cattivo ha il campo libero. Jack deve cercare di fermarlo prima che faccia esplodere una bomba nucleare, senza che qualcuno arresti lui. A un certo punto la puntata finisce e bisogna aspettare un’altra settimana.

qui il cameraman sta per rivelare ogni segreto in suo possesso.

qui il cameraman sta per rivelare ogni segreto in suo possesso.

Qualcuno di voialtri potrebbe non avere mai visto una serie di 24. Nel caso, parliamo di una spy story MOLTO macabra ambientata durante l’arco di un giorno solare. Ogni episodio copre un’ora di avvenimenti, narrati in tempo reale e scanditi da un cronometro. Il protagonista, sempre e solo suo malgrado, è un agente dell’antiterrorismo interpretato da Kiefer Sutherland. Jack è un violento pezzo di merda con la tendenza al martirio. È piuttosto difficile da battere in astuzia, e non c’è niente che non farebbe a sé o agli altri per portare a casa un risultato -uccidere suoi amici/fidanzate, dirottare aerei, minacciare di morte capi di governo, torturare le famiglie dei terroristi, radere al suolo un quartiere. Per otto stagioni 24 ripete gli stessi schemi, mettendo in scena una serie di plot piuttosto simili -una minaccia terroristica di larga scala, che si rivela spesso l’antipasto di un problema ben più serio. Intrighi di potere sullo sfondo, la difficoltà di capire chi è buono o chi è cattivo (anche perché il cattivo è scientifico e scrupoloso nell’infiltrare quante più spie tra i buoni). La cosa più figa di 24 è stare a guardare mentre gli sceneggiatori s’inventano cose trucide e sporchissime da far fare a Jack Bauer nella prossima serie. La seconda cosa più figa di 24 è che le bombe atomiche possono esplodere, che spesso i protagonisti non arrivano a fine serie -neanche se sono molto simpatici, che fai uno sgarro e puoi finire in galera per il resto della vita o (una vale l’altra) deportato in Cina, tossicodipendente, alcolizzato, depresso, catatonico, paralizzato, ricercato. Sulla pagina Wiki ci sono puntuali resoconti di chi ha partecipato alle serie uscendone vivo o morto, il che è quanto basta per non farcela linkare.

New York circa 1978

New York circa 1978

24 interrompe la programmazione con la stagione 8, bruciandosi in un lampo di gloria mentre il calo dell’audience ne annuncia la prematura scomparsa. Come nella miglior tradizione del noir, Jack Bauer esce di scena in punta di piedi. L’ottava serie si è chiusa il 24 maggio, mentre i primi fanti passano il Piave ed il mondo dei TV-geeks è davvero troppo impegnato a sviscerare il finale di Lost (che si chiude la sera prima, dando il via a una disperata rincorsa tra chi l’ha capito e chi no, che ancor oggi non si esaurisce). Cinque giorni dopo morirà Dennis Hopper, a cui il fato volle assegnare il ruolo di supercattivo della prima serie. Ai tempi della prima serie sembrava tutto bello e giovane e pulito, e da allora abbiamo avuto più o meno una serie all’anno, scioperi degli sceneggiatori e mattate di Kiefer Sutherland permettendo. è stata una corsa. è durata quanto doveva e ci ha lasciato col fiato sospeso fino all’ultimo giorno. Chi è rimasto fino alla fine si sente orfano di qualcosa di immenso.

Il mio giorno preferito è il quinto. Seguono il terzo, il primo, il settimo, il quarto e il sesto. forse in quest’ordine, forse no. Adoro il sesto episodio, e forse è il più debole. Vengo a contatto con 24 mentre trasmettono la prima serie su Mediaset (Rete4, mi pare), sei o sette episodi dopo l’inizio, con Jack che si sta già arrabattando come un pazzo cercando di salvare la vita di sua moglie e sua figlia in ostaggio a dei rapitori che vogliono fargli uccidere un candidato alla presidenza. Inizio la seconda serie in TV, ma seguirla è impossibile per l’orario. Qualche tempo dopo iniziano ad uscire i DVD in edicola: due da quattro puntate ogni settimana, in genere li faccio tutti fuori entro 24 ore dall’acquisto. Li compro fino alla fine della quarta serie. La quinta e la sesta le compro in cofanetti unici che mi impongono un paio di giornate massacranti l’una. La settima e l’ottava le seguo in tempo reale mentre escono negli USA. Un massacro.

Per l’ultimo episodio decido di non prendere un giorno di ferie. Insomma, è una serie, non è la vita -dice. La sera prima punto la sveglia alle 3 di notte per far partire il torrent. La puntata 23 e la 24 dell’ottava serie, l’ultima giornata insonne di Jack Bauer. Il progetto è di scaricarle, svegliarmi alle sei del mattino, guardarle entrambe, elaborare il lutto e andare al lavoro.

Alle tre suona la sveglia. Mi connetto a un sito che mi ha consigliato chi traffica in queste cose, ma per ora c’è solo il rip della 23. Lo metto a scaricare, punto la sveglia alle quattro e mi rimetto a dormire. tic tac tic tac tic.
Alle quattro suona la sveglia. Il rip della 24 c’è. Lo metto a scaricare e punto la sveglia alle sei. tic tac tic tac tic.
Alle sei mi sveglio in uno stato di agitazione davvero indecoroso per un ultratrentenne. La 23 è stata scaricata. La 24 sta andando lenta, è al trenta per cento. Marca male. Mi pulisco un attimo e inizio con la 23. La 24 è pronta alle sette e cinquanta, troppo tardi per vederla tutta, e non voglio troncare una puntata a mezzo -non che ora sia proprio tranquillo, ecco. Faccio la mia onesta mattina di lavoro, torno a casa e metto su la puntata mentre l’acqua bolle. Mi ritrovo in lacrime. Non pranzo.

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Questa è perchè Jack ha un gran cuoricione peloso

Ora si sta parlando di un film. Con i lavori siamo indietro, dalle parti della fine del primo draft/inizio del secondo. Kiefer Sutherland sta leggendo lo script. Pare sarà una trama insidiosa e/o più personale. Qualcuno parla di un prequel, slegato dagli episodi della serie -o forse no, o forse sì. L’unica notizia che abbiamo è sul timing: rispetterà l’orizzonte degli eventi, un giorno solare, ma spalmerà l’azione in due ore. Un’ultima corsa contro il tempo, nella speranza che qualcuno -in futuro, ad altro titolo- mi faccia battere il cuore come ha fatto Jack per otto anni.

Unthinkable: sai H, anch’io ho sguazzato nel pacifismo un tempo.

01/06/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Volevo riportare alla vostra memoria quel bel momento in cui il ministro Calderoli s’è fatto vedere in televisione con una maglia della salute con delle vignette “satiriche” sull’Islam. Vi ricordate? Che simpatia. A Bengasi nei giorni successivi si son sbellicati dalle risate. Undici morti e una cinquantina di feriti. Calderoli quando ha fatto vedere la maglietta in televisione aveva questa faccia qui.

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

L’altro giorno ho viusto Unthinkable. Siccome sono una personcina a modo a cui piace informarsi ho cercato delle notizie sull’internet sul film in questione. Ho trovato una marea di gente tutta preoccupata. Addirittura sulla pagina wiki si legge: “It’s an offensive effort to make a movies that can have big amplifications on the stability of the international peace based on nothing but an imaginative fictional source“. Insomma, si parla di un film che potrebbe addirittura minare la stabilità e la pace mondiale… Ci si preoccupa che Unthinkable possa portare qualcuno a pianficare attentati terroristici. Esagerato? Plausibile? Non è ho la più pallida idea. Certo che è uno dei più grossi pugni nello stomaco che io abbia mai visto.

It's supereffective!

It's supereffective!

Unthinkable inizia come uno di quei film di spionaggio in cui si vede della gente vestita in modo molto elegante che parla al telefono con i vertici di qualche intelligence. Carrie Anne Moss è a capo di una squadra antiterrorismo che non ha quasi un cazzo da fare. Indagano un po’ qui e un po’ lì, hanno un po’ di sospettati, ma nulla di grosso. Ed è un bene. Non solo perché vuol dire che non ci sono tante minacce in giro per il mondo, ma anche perché uno della squadra è Brandon Routh. Non so voi, ma a me a pensare che Brandon lavora per la mia salvaguardia… non mi fa stare tanto tranquillo.

Cavolo, una macchina blu!

Cavolo, una macchina blu!

Sfortunatamente però le cose si mettono subito male. Michael Sheen è un cittadino americano convertito all’Islam. Ex militare USA, l’uomo ha nascosto tre ordigni nucleari in tre città. Ha girato un video in cui dichiara l’intenzione di far esplodere le bombe a meno che le sue richieste non vengano esaudite e l’ha spedito a tutte le testate giornalistiche in giro per il Paese. Qui comincia una breve parte che è un po’ la mia prefe nei thriller spionistici. Gente che parla con fare risoluto al telefono con alti dirigenti di qualche agenzia di Intelligence supersegreta. Tutti al telefono per dieci minuti. Oppure, e qui è proprio il massimo della vita, gente che cammina spedita, entra negli uffici del capo senza bussare e lo trova al telefono. Sguardi preoccupati. “Scusa, ti devo richiamare…”. E poi tutti si parlano bisbigliando e senza muovere un muscolo facciale. “Quest’uomo ha avuto contatti con separatisti russi che gli hanno fornito il plutonio con cui ha fabbricato gli ordigni, agente Brody. Abbiamo quattro giorni per trovare una soluzione”. Frasi del genere recitate come se si stesse leggendo l’elenco del telefono. Bellissimo. Sfortunatamente questa parte dura poco. Poi Unthinkable diventa un fottutissimo film dell’orrore.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Mentre tutti pensano che il terrorista sia a piede libero, l’uomo è già stato arrestato ed è in mano ai militari. Nessuno lo sa, ma Michael Sheen è legato ad una sedia in un edificio abbandonato. A questo punto basta farsi dire dove ha nascosto le bombe e il gioco è fatto. Domanda: secondo voi i militari come fanno a farsi dare delle informazioni da un terrorista che ha piazzato tre bombe nucleari? Risposta: prima glielo chiedono. Poi chiamano H. E lì sono cazzi. H è Samuel L. Jackson. H è un esperto in torture. Si mette un camice verde e, con il beneplacito di militari, capi di stato, gente che conta, taglia le dita con un’accetta alla gente. E qui, tutti sconvolti. Oddio, ma non è possibile che noi civilissimi cittadini dalla parte del bene permettiamo a un uomo di torturarne un altro! Ma l’indignazione dura poco e, tra un’esame di coscienza e l’altro, alla fine ci si lascia convincere che attaccare degli elettrodi alle orecchie di qualcuno per friggergli la fazza può essere una buona idea. Certo, non è una bella cosa. Ma funziona?

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Una volta finita la parte in cui tutti parlano al telefono, Unthinkable diventa un estenuante torture porn girato quasi esclusivamente in una stanza. Stavo per scrivere che è un film violentissimo dal punto di vista psicologico, ma anche a livello fisico non scherziamo. Sangue ce n’è, e in più c’è Samuel L. Jackson. Che fa veramente paura. Lui fa il suo lavoro, non gliene frega un cazzo dei motivi, delle cause, delle implicazioni politiche o morali. Il suo compito è spezzare chi ha di fronte ed è molto bravo a farlo. E non è uno bello spettacolo anche per noi che guardiamo. Lo script di Peter Woodward è una bomba: non solo il tutto nasconde un ragionato meccanismo ad orologeria che soddisfa la parte thriller del film, ma ha anche risvolti – mi si perdoni – filosofici di una certa importanza. Non solo, ovviamente, “chi è adesso il mostro?”, ma anche una serie di domande più spinose. Domande che hanno a che fare con l’accettazione della violenza, l’idea di sacrificio e la salvaguardia della propria moralità. E la cosa bella è che in Unthinkable le domande rimangono domande. Per una volta, deo gratias, ci vengono risparmiate le risposte (SPOILER: se escludiamo la parte in cui la moglie di Samuel L. Jackson racconta la sua storia).

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Samuel L. Jackson sfrutta la sua immane coolness per dare vita a un personaggio che all’inizio è figo come Mr. Wolf, ma che verso la fine ti fa venire voglia di vomitare. Una prova d’attore veramente coraggiosa. Dall’altra parte c’è Michael Sheen che è bravo anche con un cappuccio in testa. In mezzo Carrie Anne Moss che ti va venire voglia di uralre MILF e che sembra la versione mora di Juliet di Lost. Se lo vede Anselma dell’Olio succede un macello.

DVD-quote suggerita:

Un fottutissimo horror. Filmone.  ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer