Post Taggati ‘cagnacci’

Shutter Island – Contrappunti di violino is the way.

09/03/2010 | recensioni | di Wim Diesel
EH????

EH????

Il cinema classico americano è il genere che più di ogni altro al giorno d’oggi si trova i franchi tiratori in casa. E su questo non ci son cazzi. D’altra parte è quasi sempre uno sport al quale è bellissimo partecipare, ma ti ritrovi accanto a questi loschi figuri consumati dal mestiere del pensatore che si emozionano ad ogni movimento di macchina del loro regista classico preferito, a prescindere. Per esempio io divento molto violento quando mi dice che Invictus tutto sommato è un film noioso e/o che il cinema di Clint Eastwood ha conosciuto momenti migliori. Ho scritto SPIKE JONZE sulla portiera di quattro Mini Cooper solo questa settimana, giusto per ribadire un concetto. La Mini Cooper è la nuova carrozza-zucca, e la tipa che ci viaggia dentro ha tempo fino a mezzanotte per fare cock-teasing sui tuoi amichetti. Detto questo, io detesto A PRESCINDERE i seguenti generi cinematografici:

1) i film sul rap
2) i film dove alla fine si scopre che è tutto un parto della sua mente
3) i film girati con una videocamera digitale con una storia dietro che giustifica il budget inesistente, eccezion fatta per Diary Of The Dead
4) i film incentrati su una ragazza scomparsa
5) i film nei quali le sparatorie sono girate come dei balletti, esclusi quelli usciti prima del ‘96
6) i film dove uno dei protagonisti è un malato terminale
7) i film con un bambino-genio tra i protagonisti.

EH????

EH????

Il principale pregio di Shutter Island, da questo punto di vista, è che non ci sono ragazzini negri che ballano nè cinesi che fanno capriole a caso con due .45 in mano. Per sottolineare questa scelta di campo, Scorsese inizia a bomba. Continua a leggere »

“The Box”: dieci cose che nessuno ha ancora avuto cuore di dirvi.

07/02/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Spoiler: non ci provano.

Fermo restando che l’esimio dottor Casanova Wong Kar-Wai ha ragione comunque, e che quanto da lui scritto qui corrisponde a verità, è ora di inaugurare il primo temporary store dei 400 Calci, uno spazio che potremmo chiamare NON AVRAI UNA SECONDA CHANCE. Mentre ci cantiamo sopra. Come il coro di incappucciati di Oxford University.

Prendete una torcia e seguitemi.

Prima, però, guardate questo contributo multimediale, che un benemerito lettore ci ha lasciato nello spazio commenti (grazie):

1. Il film The Box è TUTTO FOTOGRAFATO COSI’.

2.Il film è anche interamente SUSSURRATO. A parte Frank Langella che fa l’uomo con solo mezza faccia e perciò quando sussurra ENUNCIA, tutti gli altri bisbigliano anche quando sono in casa loro chiusi a chiave e il figlio sta giocando a Monopoli in un bunker a tre chilometri di distanza. Risultato: ho passato metà del film a spippolare col rewind e dire EH? EH?.

2/a. Non fate commenti tipo “infermiera!”. Io ho 29 anni e ci sento BENISSIMO.

3. Cameron Diaz interpreta una donna senza le dita di un piede. Dopo circa 40′ il marito scienziato le regala una specie di protesi da infilare dentro la scarpa, però fino a quel punto Cameron Diaz cammina come L’amico di famiglia.

4. La faccenda delle dita del piede, essendo che siamo nel 1978 e Cameron Diaz ha i suoi anni, non può essere stata causata dal Thalidomide, e viene infatti spiegato come il tristo effetto collaterale delle RADIAZIONI. Però mi sembrava il classico “dettaglio” messo lì per caratterizzare un personaggio a ufo. Un po’ mi incazzavo, poi mi ricordavo che -- ehi! -- a me i dettagli che NON SERVONO in un film PIACCIONO, e pure tanto, e quindi mi ci rimettevo in pace. Anche se continuavo a temere il METAFORONE.

5. Se in un tuo film la gente per fare dei misteriosi segnali segreti ammicco ammicco alza delle dita nel vuoto, e il risultato sono le immagini nel post di Casanova, io dovrei avere in automatico il diritto di venirti a rubare in casa. Mazel tov, bitch.

6. E sto volutamente tralasciando l’Amico Spiegazione che A DIECI MINUTI DAL FINALE salta fuori e riassume il film a James Marsden. Subito prima che un SUV degli anni ‘70 lo riduca in polpette.

7. Richard Kelly ha, con questo, girato tre film imperniati su una figura Christi che si sacrifica anche se non gliel’ha chiesto nessuno. Hai. Rotto. Il. Cazzo.

8. Noto con piacere che alcuni colleghi americani si sono arrazzati per le citazioni di Jean-Paul Sartre contenute nei dialoghi. Ok. Le citazioni sono inserite nei dialoghi con le seguenti modalità: “questo è davvero un brutto momento per la sua famiglia, mi risulta che lei abbia familiarità con l’opera di Jean-Paul Sartre, ripensi allora a quando egli disse”.

9. Se di simbologia catto-apocalittica si deve morire, io mi tengo tutta la vita il vituperatissimo Segnali dal futuro, un altro film che secondo gli internets avrebbe dovuto essere scritto e diretto da Richard Kelly, e che ti porta sì in zona Left Behind ma almeno prima ha la grazia di far scoppiare roba costruire set pieces non ESCLUSIVAMENTE finalizzati a far sentire chi guarda un coglione.

10. Vi ricordate le dita del piede? Beh. Alla fine ERA UN METAFORONE. E Cameron Diaz ha pure un monologo schiantacuore in cui lo spiega a Frank Langella. E considerando di COSA è un metaforone, e QUALI effetti ha avuto, il personaggio di Cameron Diaz si porta a casa la prima candidatura ufficiale dei Sylvester 2011 per la categoria “personaggio più stupido in un thriller/horror”. Battetela se ne avete il coraggio.

Ho finito, grazie.

In principio c’erano… I Nuovi Eroi

27/01/2010 | media, recensioni | di Nanni Cobretti

La settimana scorsa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, in attesa del terzo capitolo che -- poste permettendo -- gli verrà recapitato intorno al 2 febbraio, il Cobretti ha ritenuto potesse essere una cosa carina ripassare i primi due. Nel senso di quelli originali (quelli apocrifi con Matt Battaglia, per il momento, li lasciamo da parte).

universal soldierI nuovi eroi, titolo originale Universal Soldier (1992), è il classico film comunemente definito “seminale”.
“Seminale”, per chi non conoscesse il latino, significa che è molto importante per la Storia del Cinema.
E I nuovi eroi lo è per i seguenti motivi:
1) è il primo film con Van Damme ad ottenere distribuzione nelle sale USA, là dove i classici precedenti erano stati testati su grande schermo soltanto in Europa;
2) è il primo film americano di Roland Emmerich;
3) è l’attesissimo scontro epico tra Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren, due delle più grandi star d’azione dell’epoca, roba scottante che non si vedeva dai tempi di Chuck Norris vs. David Carradine in Una Magnum per McQuade.

Trama: un belga e uno svedese si ritrovano per motivi oscuri a combattere la guerra in Vietnam dalla parte dell’esercito statunitense. Prevedibilmente confusi, vanno in paranoia e si ammazzano tra di loro. Circa 30 anni dopo, un programma segretissimo del governo resuscita i loro cadaveri per trasformarli in supersoldati zombi chiamati Universal Soldiers (UniSol). Tutto va bene, finché il belga non ricorda di colpo di non aver niente a che fare con tutto ciò e scappa alla ricerca del senso della vita, mentre lo svedese trova una scusa non troppo robusta per corrergli dietro. Nel finale risolveranno i rispettivi dubbi a pizze in faccia.
Ma c’è poco da fare: Roland Emmerich, qui in fase pre-catastrofica di belle speranze, si mangia il film. Ci sono scene che chiunque con un briciolo di cervello se avesse visto i giornalieri l’avrebbe portato via di corsa per mettergli in mano un kolossal SUBITO e far finire I nuovi eroi a qualcun altro, anche uno Sheldon Lettich qualunque, che viste le premesse non c’era strettamente bisogno che ci venisse un film così figo. Roland invece prende un budget medio-basso e va a caccia di location-convenienza, quei luoghi enormi e completamente deserti in cui nessuno ti chiede un centesimo per girare ma in compenso puoi far svolazzare la cinepresa dove ti pare e piace, fare campi larghissimi dalla bellezza naturale, aggiungere musica epica e montaggio incalzante e far sembrare il tutto molto più ricco di quello che è. Vale per l’assalto degli UniSol alla diga, e vale soprattutto per l’inseguimento in camion, girato come se si trattasse di un blockbuster alla James Cameron. Di lì a poco in ogni caso Roland riuscirà a piazzare il copione di Stargate, e il resto è Storia.

Danza con me

"Se mi fai cadere mentre faccio la piroetta ti ammazzo"

Passando ai due divi: Van Damme è in uno di quei rarissimi momenti in cui gli viene concesso un taglio di capelli che non lo fa sembrare un completo cretino. Tra l’antiquato senso dell’umorismo che Emmerich confermerà in chicche come 2012 e l’ammirazione per il cinema muto che Van Damme omaggerà a modo suo in La Prova, i due vanno d’accordissimo, anche se ciò che ne esce non è esattamente roba per gli annali. In più viene rispettata l’obbligatoria inquadratura sulle chiappe nude, meno gratuita ma più lunga del solito. Dall’altra parte Dolph è alle prese con il ruolo più complesso della carriera è dà il meglio di sè, istrioneggiando più che può e parlando più in quell’ora e mezzo che nei suoi otto film precedenti, e forse pure negli ultimi sei mesi a casa sua. Nessuno dei due si può definire inespressivo, anzi, ma rimangono entrambi dei cagnacci da recita scolastica tutta parole scandite e ampi gesti plateali, e la cosa riempie di tenerezza.
Lo scontro finale non è nulla di trascendentale, rovinato nella premessa dalla patina ridondante di superforza e nella realizzazione dal classico schema Van Damme “prima ne prendo tantissime io, poi prendi cinque calci tu e vai al tappeto”. Sarebbe potuto anche essere una bella metafora sugli steroidi, se non fosse che Jean-Claude vince non appena riesce a mettere le mani su una siringa più grossa di quella che ha usato Dolph. Ma tutto sommato rimane un epilogo più che adeguato.
Sui titoli di coda, Body Count’s In The House, motherfuckers:

DVD-quote suggerita (per un’eventuale ristampa):

“Un film seminale (= ‘molto importante’)”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

“Sorority Row”: punire l’adultero e dare sangue alla Patria.

12/01/2010 | media, recensioni | di Dolores Point Five
The company you keep... is BITCHES.

The company you keep? BITCHES.

Dolores introduce.
Difficile dire che ti sia piaciuto un film che potrebbe fare il doppio lavoro come video di reclutamento per Al Qaida. Però ho riso diverse volte e alla fine ne conserverò un ricordo molto più positivo rispetto alla realtà.

Inquadrature che stordiscono di felicità, parte prima.

Inquadrature che stordiscono di felicità, parte prima.

Dolores narra fuori campo.

Ci sono queste STRONZE di una confraternita femminile forse anche non ignobili se prese una a una e messe in una camera iperbarica a purificarsi, ma DETESTABILI IN GRUPPO, a parte Briana e quella con i capelli rossi e gli occhiali. C’è anche una sempre ubriaca che viene respinta da un ragazzo atterrito che le dice “sai di vomito”. Risposta: “è perché ho vomitato cinque minuti fa”. Dopo di che lei va a farsi sodomizzare dallo psicologo in cambio dell’Oxicontina. Giurella.

Vi faccio vedere i primi tre minuti, dai:

Queste STRONZE tirano su un piano machiavellico onde punire quello che ha messo le corna alla loro amica. Un piano machiavellico e ASSOLUTAMENTE fallimentare dal minuto 1. E ciò dovrebbe evitare di farci parteggiare per delle cretine.
Ma qui sta la sottile bellezza del setup.
Là dove esistevano piani più efficaci (tagliargli il cazzo e darlo in pasto ai cani) o socialmente meno inaccettabili (scrivergli un profilo su dontdatehimgirl) per castigare il bieco maschio, CHIUNQUE abbia mai visto pochi minuti di uno show come “Pranked” sa BENISSIMO che i giovani americani a una soluzione ragionevole preferiscono di gran lunga un itinerario futile e stupido in cui si corrono inutili rischi. E questo è un fatto. Inchinatevi alla scienza.

Inoltre se gli avessero tagliato il cazzo questo film sarebbe stato una versione molto meno brutta di Hard Candy.

Così invece dopo minuti 18 l’amica è stata spaccata in due da un cric e le STRONZE hanno gettato il cadavere in un pozzo. Tot mesi dopo scatta la Fase Sfoltimento.

C'erano modi per evitare questa inquadratura? E se sì, quali?

C'erano modi per evitare questa inquadratura? E se sì, quali?

La Fase Sfoltimento parte male, alternando tra minuti di approfondimento non richiesto e tentativi di dare al pubblico quello per cui CREDE di aver pagato (personaggi a caso buttati in scena per farli morire subito, come nei finti snuff; tette nude ma mai delle protagoniste, che comunque vanno SEMPRE in giro in mutande anche quando smaltiscono cadaveri in località isolate; enorme numero di intensi primi piani di Briana), però TUTTO il secondo tempo si svolge in tempo quasi reale durante una festa di laurea, con interruzioni solo per mostrare comportamenti maschili E femminili tipo le scene più sozze di Le regole dell’attrazione.

E quindi, se l’idea “l’assassino ha ragione” s’era piantata nella vostra testa, solo per morire in un sussulto di umanità, il secondo tempo è PASQUA.

Subito prima di questa scena lei si è guardata allo specchio del bagno e ha detto "cheers, slut". Non sto inventando niente.

Subito prima di questa scena lei si è guardata allo specchio del bagno e ha detto "cheers, slut". Non sto inventando niente.

Poi l’ultima mezz’oretta prende in pieno la pista del LOAL, toccando il suo apice nel monologo dell’assassino – che vorrei riportare in toto, ma non posso, e quindi vi basti sapere che quando spiega PERCHE’ L’HA FATTO dice “allora, X l’ho ucciso per questo motivo, Y l’ho ucciso per questo motivo, Z l’ho ucciso perché era stronzo”, e conclude con “reputation comes with the company you keep… and the company you keep? BITCHES”.

Spoiler: l'assassino non getta bicchieri in terra.

Spoiler: l'assassino non getta bicchieri in terra.

Dolores moralizza.
Il personaggio con cui si simpatizza di più è l’adultero, seguito a pari merito dall’assassino, Briana (che NON va dalla polizia ma prende MOLTO BENE le distanze da queste STRONZE, anche perché il momento in cui è stata messa la lozione nel cesto lei s’era allontanata a vedere se prendeva il cellulare e comunque aveva votato NO) e quella con i capelli rossi quando inizia a dare fuori di matto (ho scoperto solo dopo trattarsi di Rumer Willis).

Internet dice che questa persona è nata nel 1988.

Internet dice che questa persona è nata nel 1988.

Dolores argomenta.

Io penso che almeno uno dei due sceneggiatori volesse spingere in direzione Starship Troopers. Però ha commesso un piccolo errore.

Starship Troopers ti può venire soltanto se tutti quelli davanti alla macchina da presa sono convinti di stare facendo una roba SERIA.

Là dove uno dei punti alti di ST erano i monologhi messi in bocca a gente che li scandiva con ardore e immedesimazione, qui ho avuto l’impressione che alcuni fossero a parte dello SCHERZONE e cercassero di migliorare le cose aggiungendoci di tasca loro dei gomitini gomitini ammicchi ammicchi.

Hey, whatever gets you through the night. Bitches.

Briana, ti amiamo ancora. Non è abbastanza?

Briana, ti amiamo ancora. Non è abbastanza?

Dolores conclude, in quattro punti.

1. Se volete aprire una discussione sulla moralità di vedere un film solo perché è la cosa più vicina a una morte lenta e sessualmente umiliante per l’intero cast di “The Hills“, ne avete facoltà.
2. Il mio nuovo ragazzo dice che io ci leggo dentro “un secondo livello non intenzionale” e che l’America è un paese di merda a parte New York e certi punti dove non prende il cellulare.
3. Nulla cementa di più un’intesa tremante tra uomo e donna come guardare altra gente trucidata nel riparo della propria casa.
4. Ci sono più “bitch” nei dialoghi di questo film che nella discografia integrale di Jay-Z.

Ho finito, grazie.


Dolores introduce il FINALE A SORPRESA.

- Ti è piaciuto di più Sorority Row o Donkey Punch?
- Mi è piaciuto di più Donkey Punch.

“Pandorum”: la tomba solitaria di Norman Reedus.

22/12/2009 | recensioni | di Dolores Point Five
America (sx), Accento Tedesco (dx)

America (sx), Accento Tedesco (dx)

Premesse felici.

1. Pandorum è un film con gente che si sveglia nello spazio e non si ricorda niente.
Ottima cosa. Se dipendesse da me OGNI film di QUALSIASI genere si aprirebbe con un uomo che si sveglia, ha la bocca secca, non trova le chiavi, gli suona il telefono, sbatte uno sconosciuto al muro urlando IO CHI SONO? IO CHI SONO?, tutto così per almeno mezz’ora. Infatti AMO Memento, dove le parti con lui che si sveglia e non si ricorda niente corrispondono al 90% secco del film.

2. Pandorum è un film con Norman Reedus.
I caratteristi americani di serie B a me piacciono in due momenti: il punto alto della loro carriera, e il punto dove capiscono che non c’è nessun nuovo Tarantino nel loro futuro.
Nel 2002 io ero grassa e Norman Reedus era Scud di Blade II.
Ora lui è il John Morghen degli anni Zero, va in giro con dietro un bersaglio e davanti un cartello che dice ODIO I NEGRI e se mette piede su un set è solo per morire nel modo più umiliante e nel minor tempo possibile, però io sono abbastanza magra. E’ proprio vero che le rette parallele si incontrano quando non gliene frega più un cazzo.

Ci sono anche molti corridoi.

Ci sono anche molti corridoi.

Svolgimento.
Pandorum è The Descent nello spazio.
Dato che il primo essere umano con le budella di fuori si vede al minuto 20, e il primo mostro incredibilmente somigliante a quelli di The Descent si vede al minuto 21, non sento il bisogno di dire SPOILER.
Là dove però Neil Pucci Marshall gestiva i tempi a meraviglia, tanto che noi ce lo ricordiamo per il triple threat “paura” + “mostri” + “la prossima volta che devi calarti in un buco insieme a delle donne magari sceglitele con meno cazzi personali irrisolti”, qui è tutto più faticoso. Ma siccome non voglio fare la nichilista a gratis con un regista tedesco, e siccome il film me lo sono guardato anche dopo che Scud di Blade II si era fuso con l’infinito, voi seguitemi mentre ARGOMENTO. Di qua, prego.

Umanità (sx), mostri di stazza media (dx).

Umanità (sx), mostri di stazza media (dx).

Lati positivi.
1. C’è molto muco.
2. Ben Foster > paracarro.
3. I mostri figliano.
4. Verso la fine un mostro grosso si trova davanti un umano cazzuto ma disarmato. Anziché mangiarselo GLI OFFRE UNA LANCIA. Respect.

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Harry Popper me la puppa.

11/12/2009 | media, news | di Wim Diesel

Questo è un pezzo sul prossimo film con Nicolas Cage, che si chiama L’apprendista stregone (a meno che i titolisti italiani non esagerino con il Ritalin). Mi dice: è uscito il trailer. Wow. Vediamo come sta Nick Cage con le orecchie da Mickey Mouse invece del parrucchino. Vediamolo.

Sorry, niente orecche da Topolino. Si tratta -a vederla così- di un bruckheimermovie baraccoso ad effetto (speciale) il cui trailer favorisce l’eiaculatio precox per far dimenticare l’orgasmo ritardato della visione in sala. In altre parole, è un film concepito e realizzato dallo stesso team de Il Mistero dei Templari e relativo ignobile sequel: John Turtletaub, Jerry Bruckheimer, Nicolas Cage. SFIGA. Eppure, il programma di questo giro pare davvero piuttosto ricco. Andiamo ad elencare, aiutandoci con qualche screenshot preso all’uopo.

le blatte

le blatte

Primo punto: le blatte. Da qualche parte nel film c’è una scena nel quale seicentomila bigattini girano furiosi l’uno sopra l’altro fino a formare, come in un incantesimo, un essere umano. In una sorta di continuità con gli scarabei delLa Mummia, cioè la cosa meno soporifera dell’intera saga, il bigattino sancisce la palingenesi del seme della discordia, il male puro che si rigenera e si ripete uguale a se stesso. Bigattino eri e bigattino ritornerai. Poverini.

lo scemo

lo scemo

Secondo punto: l’Apprendista. L’Apprendista Stregone del titolo non è Nick Cage, bensì lo scemo del riquadro poco sopra, l’unico essere umano che puzza di SFIGA più di Nick Cage. Jay Baruchel il nome, e suppongo potreste ricordarlo nel ruolo del pugile ragazzino ritardato con la calzamaglia in Million Dollar Baby.

la monica

la monica

Terzo punto: Monica Bellucci. Al secondo posto nei credits di IMDB, ma nel trailer non c’è traccia. YO!

Quarto punto: il culo di Dave Gahan. Al posto della musichetta stronza di Topolino Apprendista Stregone (MA CERTO che è un superclassico, scommetto che non sapreste dirmi l’autore senza cercarlo su google) nel trailer han piazzato A Pain That I’m Used To dei Depeche Mode. Son cose che gasano di brutto.

il metro

il metro

Quinto punto, ovviamente il più importante: il parrucchino di Nicolas Cage. Guardando la foto sopra, nella quale la mimica del personaggio suggerisce indicazioni sul valore artistico della pellicola, sembra piuttosto evidente che la costumista omosessuale abbia voluto fare le cose in grandissimo, cercando di plasmare il nostro Coppola preferito in una versione dark-metrosessuale di Pepper Keenan. Unendo il tutto ad un senso pratico che ha dell’invidiabile: come potete vedere poco sotto, il parrucchino non ha alcun problema ad affrontare gravità e forza d’inerzia.

il parrucchino antigravitazionale

il parrucchino antigravitazionale

Sarà spettacolare.

“Gamer”: niente Jason Statham, niente ampio parcheggio all’ingresso.

22/10/2009 | recensioni | di Dolores Point Five

Premessa felice numero uno: a differenza di tutta la redazione dei 400 Calci, e credo anche di tutti i lettori dei 400 Calci, davanti a Crank: High Voltage ho rimpianto il numero uno, mi sono sentita appicciata al minimo comune denominatore e ho voluto meno bene a Neveldine/Taylor. Gliene voglio lo stesso ma meno di prima.

Premessa felice numero due: questo film è un po’ una cazzata, ma non per i motivi immediatamente deducibili.

Premessa felice numero tre: quando piove sangue si dividono gli uomini dai fanciulli.

And now, our feature presentation.

Filmate anche voi la vostra reazione alla scena dell'ascensore di "Gamer".

Filmate anche voi la vostra reazione alla scena dell'ascensore di "Gamer".

Ai tempi di “La fabbrica di plastica” Gianluca Grignani si era convinto che meritava un pubblico fine e di classe. Tipo quello dei Blur. Per questo motivo ci restava malissimo nello scoprire che ai suoi concerti ci andavano ancora le regazzine, e non i witty urban professionals da lui sognati. Per questo motivo aveva il vezzo di uscire a vedere il pubblico, correre dietro le quinte e dare di matto urlando C’E TROPPA FIGA.

Dileggiato in via pregiudiziale da molti al grido di oh noes, Neveldine/Taylor fanno il cinema serio adesso, non potrò più roccheggiare con loro, piagato da veri o presunti “ritardi in post-produzione” e vistosi slittare l’uscita di un anno andante, Gamer soffre di un altro problema: c’è TROPPA TRAMA.

Abbiamo infatti una mitologia di partenza suggestiva (nel futuro il mondo va sempre peggio; due giochi di simulazione permettono al pubblico da casa di tele-guidare avatar in carne e ossa dentro scenari assurdo/degradanti), su cui si innestano le seguenti trame:

Trama action: Gerard Butler sta in galera, è la star di un gioco in cui dà un sacco di botte a tutti e se esce vivo da trenta partite lo lasciano uscire. Ma le mosse che lui fa nel gioco gli sono dettate dal gamer che lo manovra (e lo possiede) nel mondo reale. E se poi comunicano?

Trama con satira sociale: i gamer sono tutti O dei pischelli asociali impaccati di soldi che vivono in case con Google Wave a piena parete O degli obesi sfondati destinati a ruzzolare e rompersi il collo nelle loro stesse secrezioni. (Un approccio al gaming che, manco a dirlo, ha aizzato contro Neveldine/Taylor un pacco di gente. Oh, io la capisco. Un po’.)

Trama ZOMG cospirazione: a tirare i fili del malloppo c’è un Mark Zuckerberg più telegenico ma con uguali brame di controllo completo. Interpretato da Dexter Morgan.

Trama anarco-rivoluzionaria: per fortuna la Resistenza francese società segreta di gente con i dread veglia su di noi e organizza incursioni virali nel sistema marcio (ci sarebbe anche una trama interna ai mass media, ma qui si fa notte).

Trama zozza: dopo quello iperviolento, l’altro gioco che fa impazzire il mondo è una versione luridissima dei SIMs dove le avatar stanno sempre a tette di fuori e gli unici dialoghi sono cose tipo “use your tongue!” pronunciate con il trillo di Barbie quando ha scoperto le prime tracce mestruali nel costume da bagno di Skipper. Continua a leggere »

(nuk, nuk, nuk) It’s a kind of magic (nuk, nuk, nuk)

24/09/2009 | news | di Wim Diesel
cl

i posticci di Nick Cage son roba da dilettanti

Diciamo che se ci si mettono degli studios seri e motivati ingaggiando gli sceneggiatori di Iron Man e il regista degli ultimi due Fast&Furious, ehm, probabilmente non sarà un film su Lorenzo Lamas che cazzeggia con la spada di Alessandro Magno in cerca di immortalità. Pare essere certo, comunque, che il prossimo baraccone multimilionario a firma Justin Lin sarà un remake di Highlander, antico splendore di un’epoca passata che produsse quattro inguardabili seguiti e una inguardabile serie televisiva pre-cool. Ne rimarrà soltanto uno e tutte quelle cose: spolverini di nappa che nascondono spadoni medievali con cui gli immortali cercano di mortalizzarsi a vicenda tagliandosi la testa, e sotto le musichette dei Queen a sottolineare il grado di autoironia del tutto, roba che persino se vivevi gli anni ottanta da protagonista ti faceva sentire sporco, classe Il Teatro degli Obbrobri -il tutto, ricordiamocelo, con Christopher Lambert al centro della scena e qualche landscape scozzese con uomini che si agitano vestiti della pelliccia di animali molto più simpatici di loro. The Fast and the Furry.

Ad immaginarsela oggi, per far salire la fotta ci vuole come minimo la promessa di una Kate Beckinsale a caso che stacchi una pompa a un immortale maschio con le tette posticce e i capelli lunghi, tipo l’ultimo video dei Rammstein. Oppure decidiamo di fare le cose sul serio, facendo scattare un toto-immortali di primo livello, gente che vesta lo spolverino come se non ci fosse un domani -James Franco, Christian Bale, Dolph Lundgren, Edoardo Costa nel ruolo della prima testa tagliata, James Woods a muover pedine da dietro e qualche comprimario di Lost nel ruolo di uno dei comprimari di Lost. In un caso o nell’altro, si farà. Siete avvertiti.

PS: NON VE LO METTO, il video dei Queen.

Il Cattivo Tenente 2: state zitti quando parlano gli UOMINI.

12/09/2009 | recensioni | di Dolores Point Five

Il lato positivo dell’essere una ragazza madre minorenne è che tutti quanti sono talmente preoccupati che tu infili il bambino nella centrifuga della lavatrice e poi premi il clic, ma talmente preoccupati  che una volta scongiurato quel rischio nessuno può venirti a dire molto sul resto. Questo è il motivo per cui io mio figlio l’ho chiamato Nicolas.

Ottima scelta.

Ottima scelta.

Avevo visto Face/Off al settimo mese di gravidanza e avevo già un po’ capito che il dorato frutto dei miei lombi non avrebbe potuto contare su un modello maschile granché stabile negli anni a seguire. Quindi ho afferrato il destino a due mani e ho detto, qui se è femmina me la cavo da sola, ma se viene fuori maschio c’è bisogno di metterlo subito sotto la protezione di gente seria. Gente che gli faccia da padre immaginario e gli spieghi come va il mondo. Cosa fa di un uomo un uomo.

Nei dodici anni passati da allora, Nicolas Cage ci ha fatto sospirare, sghignazzare, lacrimare e urlare MA CHE CAZZO più volte di quante ne possa contare.

Questo era un MA CHE CAZZO.

Questo era un MA CHE CAZZO.

E ora che Nicolino Point Five si avvia baldanzoso verso la seconda media, io e il mio fidanzato abbiamo deciso di premiarlo accompagnandolo a vedere Il Cattivo Tenente: Ultima Chiamata New Orleans. (”Film per tutti” mica per niente. I ragazzi di oggi a tirare coca e schiaffeggiare papponi dovranno pure impararlo da qualche parte.)

La cosa del figlio in effetti qualche handicap sociale me l’ha creato. Di base nel rapporto con i miei coetanei. Anche quelli che vanno a vedere film considerati “pesissimi”. Anzi, soprattutto con loro. Che quando LORO si facevano malinconiche pugnette su Zoe Tamerlis (r.i.p.) IO cambiavo pannolini con Showgirls in sottofondo. Giorno e notte. E questo mi ha salvato dalla depressione post-parto. Credo. Sta di fatto che LORO adesso fanno dei lavori un po’ del cazzo, e anch’io, ma la differenza è che IO risolvo ogni conflitto in ufficio citando le battute di Cristal Connors. E quindi quando è arrivato l’annuncio che NICOLAS CAGE rifaceva Il Cattivo Tenente insieme a Herzog a LORO sono partiti i cori di sacrilegio! bestemmia! fine del mondo!, mentre in casa Point Five la notizia è stata accolta con un “bona lé, staremo a vedere” (Dolores) e un “ficatona” (Nicolino).

Nicolino, data la giovane età, è ancora di manica larga. Confido che i primi calci in bocca della Vita lo renderanno cinico come il lettore medio dei “400 Calci”, ma non sarò certo io a tirarglieli. Né, se è per questo, il mio fidanzato.

(Fidanzato che, pur non avendo mai parlato di matrimonio, da qualche mese a questa parte Nicolino ha preso a chiamare “il patrigno”. E ha pure iniziato a farsi spedire delle gran bustone gialle da Quantico. Non voglio entrarci.)

E ora, il film.

WE WANT PRENUP.

WE WANT PRENUP.

Precisazione necessaria: è arrivato in sala ieri e il doppiaggio italiano era stato palesemente fatto ieri l’altro (tratti interi fuori sinc, zero rumori di fondo, voci tutte frontali etc.). E’ stato un po’ come vedere uno straight to video proiettato su grande schermo. Il cast ha aiutato in quel senso.

Ma Nicolas, Nicolas è il NUMERO UNO. E questo è il suo Petroliere.

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