La citazione sui titoli di testa.
“Ci sono poi film come E venne il giorno, film che non mi sono piaciuti e che sono contento che non mi siano piaciuti, perché se mi fossero piaciuti, mi sarebbe piaciuto un film che fa cacare.”
(OhDaeSu, giugno 2008)

Divertirsi senza alzarsi dal proprio divano non costa molto.
Il prologo che spiega chi è chi.
Contravvenendo alle più elementari regole di buon senso che scandiscono la visione di un film al cinema tra gli umani, dopo circa 40′ di A-Team ho acceso il cellulare e ho scritto a Nanni Cobretti “Non riesco a immaginare che The Losers sia peggio.”
Lui mi ha risposto “impossibile, The Losers è moscio, A-Team non sarà mai moscio”.
A-Team è moscio.
Allo spettacolo delle 20 della prima sera di programmazione c’erano solo blogger e figli di blogger, e in totale eravamo nove. Il fatto di far uscire il film in pieni Mondiali non promette bene riguardo alle aspettative della Fox Italia, che però potrebbe anche iniziare a doppiare meglio gli INASCOLTABILI prodotti che porta abbandona in sala, dato che qui una battuta su tre veniva accolta dagli EH? dello sparuto pubblico pagante (già cult “io lavoro da solo, la lealtà non entra in una cappelliera” sparato da un militare cattivo sotto interrogatorio, ma anche i continui riferimenti ai DRONI durante una delle lunghissime scene d’azione appoggiateci sul dorso). Delle due, l’una: o si è sottovalutato lo staying power del marchio, oppure hanno visto il film.
Il film.
Esso vuole essere cazzone e allegro ma ANCHE essere preso sul serio ma ANCHE offrire spettacolarità a pacchi ma ANCHE iniettare motivazioni inténze ai personaggi nei momenti di stanca ma ANCHE piacere agli iniziati ma ANCHE piacere ai non iniziati. Ecco, siccome non si può tirare fuori Miami Vice dalla Melevisione, non si può pensare di cavare un film decente da uno sviluppo durato QUINDICI ANNI.
Se il plot si deve a un manipolo di arditi i cui particular skills vanno individuati nell’aver estratto a tempo dal tritarifiuti il copione di Mission Impossible 4 e nel conoscere l’uso del ctrl + alt + canc, e se l’unica cosa che fa sorridere è un cameo di Jon Hamm alla fine (WTF e quasi sempre girato di spalle), il concetto alla base del tutto è una specie di storia delle origini tirata via, montata in modo confusissimo (e fatta APPOSTA COSI’, ed è per quello che mi arrabbio), per giunta raccontata tutta con variazioni minime sulla stessa ideina-ina-ina: uno seduto che spiega il piano del giorno, di solito Hannibal, gli altri attorno che fanno domande o dicono roba a caso, il tutto illustrato tramite un incastro tra flashback e flashforward. Non nel senso di Triangle, nel senso che E’ BRUTTO.

Provare imbarazzo e confusione senza alzarsi dal proprio divano non costa molto.
Il discorso morale.
Tempo addietro, parlando di Wolfman, lo stimabile Kekkoz suggeriva “… nel caso decideste di affrontare questa sostanziale perdita di tempo giusto per il gusto di vedere un po’ di inglesi sgozzati da una creatura pelosa, che è comunque sempre un piacere, vi do uno spunto di riflessione, una piccola madeleine che renderà molto più allegra e spensierata la visione della seconda parte del film: IL BABBO DI VOGLIA DI VINCERE.”
Io non avevo mai capito fino in fondo la cosa del buttarla sul LOAL mentre si vede un brutto film perché ci si è pentiti di aver pagato il biglietto. Mi è sempre sembrato più decoroso stringere i denti e autoconvincersi a provare trasporto, oppure prendere e andarsene ammettendo di aver fatto una cazzata. E mi ha fatto piacere leggere su questo sito una discussione seria e motivata sul perché nasce un finto culto attorno ai film brutti, e non ai brutti libri o dischi o fumetti.
Stavolta s’è tirata la fine sussurrando PRESTO, POTREBBE ESSERE ANCORA VIVO a ogni macchina scoppiata. Salvo quando loro vanno alla dogana di….BOH e sembrava per un attimo che il terzo atto sarebbe stato un remake non dichiarato del viaggio in treno di Una poltrona per due, lì allora s’è fatto l’upgrade a BUELE BUELE BUELE HA.
Forse altri sapranno giustificare meglio l’esistenza di questo prodotto al di là di un futuro franchise (il che comunque è tutto da vedere): io ci ho trovato un’idea di fan service mediamente malinteso (”pity” e “fool” come se piovesse, la fobia dell’aereo di P.E., Sberla che ottiene un lettino abbronzante in prigione) e un fracco di domande senza risposta. “Che senso ha ingaggiare un campione di MMA per non fargli tirare manco un calcio”, ad esempio, oppure “il tipo di District 9 posso arrivare a capirlo ma gli altri che scusa hanno”, oppure “sarebbe buffo conoscere quello che ha montato il trailer e chiedere se dopo avermi inculato gli serve anche un rene”, oppure “cos’è un DRONE”.
La porta rimasta furbescamente apertissima sul finale.
Il coté psico-fisico lo lascio volentieri a Violetta (anche se: meno male che alla fine Sberla bacia la tipona per quella ragione là, perché noi lì per lì si disse zio caro certo che si vede tanto che gli fa schifo baciare una femmina): a giudicare dalle reazioni di Nicolas – anni 12 quasi 13, per chi se lo fosse chiesto – non credo che spaccherà sul mercato dei pre-adolescenti avvezzi a definire i film “gay” se solo si intravede una situation.
Insomma: nessun tristo macinamento d’infanzie, però che palle.

Compatisco lo sciocco che getta via la propria migliore abitudine.
DVD-quote suggerite:
“Che palle.”
(Dolores Point Five, i400calci.com)
“ENTRI IL DRONE.”
(Nicolas Point Five, i400calci.com)
“Secondo me sarà più bello MacGruber“
(un blogger)





migliori- che il cinema di Ridley Scott è la versione ipertrofica e hollywoodiana dell’arrangiarsi con ciò di cui si dispone. A volte hai Dan o’Bannon e i mostri di HR Giger che escono dalle fottute pareti (ok, volevo dirla; in realtà in Alien escono dal fottuto intestino crasso), altre volte hai una sceneggiatura che rilegge Philip Dick, altre volte hai qualche pezzo grosso che ti chiede di fare un film di due ore su Demi Moore che si rasa a zero e urla succhiami il cazzo. Se c’è qualcosa che ho imparato in quindici anni di cinema assiduo e scriteriato (oltre a quali proiezioni evitare come la peste) è che pubblico e critica sono più ingrati il giorno prima e il giorno dopo di quanto non lo siano durante la proiezione. Adesso come adesso quindi è ora di BASTA con questo astio e con l’assurda minaccia di declassare Ridley al livello di 



















