Ci sono alcune discipline sportive, atletiche, che ogni tot anni vengono scippate dal cinema ed inserite a forza in qualche film con lo scopo di:
A) far diventare tale disciplina, poco tempo prima fieramente legata all’underground, una moda overground.
B) sfruttare tale disciplina per realizzare delle sequenze action spettacolari e mai viste prima.
C) far diventare tale disciplina un escamotage narrativo con cui i pubblicitari possono esprimere dinamicità und giovinezza.
La prima che mi vine in mente è lo skateboarding. Erano gli anni Ottanta e, dopo aver tentato la strada del pattinaggio e della Breakdance, ci siamo visti film come Trashin’ Corsa al Massacro (un vero e proprio capolavoro dell’amarcord, con un Josh Brolin pre intelligenza, con un nipote scemo dei fratelli Marx, un feat dei Red Hot Chili Peppers prima che si bollissero il cervello e una sequenza di presentazione del villain come questa… lacrime), una porcata senza senso come California Skate (con quel giovane di Christian Slater) e una straordinaria sequenza tratta da Scuola di Polizia 4, con la Bones Brigade al gran completo. Vi agevolo il video perché merita e c’è anche un gran pezzato in colonna sonora.
Oggi quelli che vanno in skateboard sono tutti nella pubblicità dei Pavesini. Gli anni Novanta, che io mi ricordi, non hanno un corrispettivo… Se vi viene in mente qualcosa del genere, fatecelo sapere nei commenti.
Ma arriviamo al nuovo secolo. La riprova del rincoglionimento totale di quella promessa che era Luc Besson arriva sotto forma di film da lui scritto: Yamakasi -- I nuovi samurai. La storia: dei giovani della banlieue devono trovare i soldi necessari per far operare un piccolo e tenero bambino malato di cuore. Questa straordinaria idea leggerissimamente ricattatoria, si sviluppa attorno a una nuova disciplina nata proprio nei bassifondi parigini. I protagonisti del film esistono veramente e si sono inventati questa sorta di atletica che sfrutta gli elementi urbani per -- fondamentalmente -- volare da un palazzo all’altro nel modo più spettacolare possibile. La disciplina si chiama Yamakasi, anche se con questo termine solitamente si indica il gruppo di protagonisti del film. Meglio parkour. Il film non lo guardo nemmeno se mi date voi dei soldi, ma sono pronto a scommettere che è una cagata. Ma i nostri cugini transalpini non solo si puppano orrendi film dove solitamente ci sono delle donne nervose alle prese con montagne di piatti da lavare e “dolorose” situazioni familiari, ma anche ogni cazzata che rechi il marchio Luc Besson. Per cui l’anno successivo esce The Great Challenge -- I Figli del Vento che poco centra con Yamakasi ma viene spacciato erroneamente come sequel. E comunque non è che ci si possa lamentare, oh: gente che salta da un tetto all’altro. Non è che serva una vera e propria storia.
Luc Besson che con quest’ultimo film non c’entra niente, si vendica (a nostre spese) con Banlieue 13 e successivamente con il suo seguito, datato 2009, Banlieue 13: Ultimatum. Andiamo con ordine. Banlieue 13 non è male. Il grandissimo David Belle, fondatore del parkour, è Leito, un abitante de la banlieue che assomiglia a Ted Mosby di How I Met Your Mother, ma in canottiera e con dei tatuaggi brutti che tanta di essere buono quando tutto attorno a lui sembra andare verso il peggio senza possibilità di redenzione, gli rapiscono la sorella e ce la drogano forte. Cyril Raffaelli, uno sbirro incredibilmente forte nelle arti marziali viene spedito dai suoi superiori cattivi e senza scrupoli nel quartiere del titolo con lo scopo di fermare un razzo (ah, oh.. chevvedevodì?). Dopo una iniziale diffidenza, i due formeranno un tag team niente male fatto di zompi da un tetto all’altro e di mazzate ben coreografate. La storia non sta in piedi neanche per isbaglio, ma il film scorre via piacevole. E le sequenze di parkour fanno veramente impressione. Il seguito del film è piuttosto deludente. Ancora una volta la eco carpenteriana -- già evidente nel titolo -- serve per (tentare di) costruire una blanda fotocopia in bianco e nero di un film che sfrutti l’idea di dead line in maniera decente. Ancora una volta si mettono vicini due stili di lotta differenti ma tutti e due estremamente spettacolari. Ancora una volta la storia è un pretesto per sequenze action ben realizzate. E chi chiede di più? Peccato però che in realtà la messa in scena non sia all’altezza del primo, e che il tutto venga immerso in una sorta di populismo che ti dovrebbe far provare simpatia per dei figuranti di un video dei gemelli Diversi. farteli vedere come degli eroi metropolitani dalla morale più alta di quello che si potrebbe immaginare dato che vengono da una zona di poveracci straccioni. Machissenefrega.
DVD-quote suggerita:
“Tolto qualche buon momento uno sbadiglio dietro l’altro…”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

"Quella bestia non è mio papà!"
Ma il problema è proprio quello dell’invecchimento prematuro del parkour. Dopo un po’ ti accorgi che più di tanto non ci puoi fare e alla fine le sequenze di quel tipo tendono tutte ad assomigliarsi un bel po’. Torniamo indietro di qualche anno. Due anni dopo l’uscita di Banlieue 13, il parkour si prepara ad attraversare l’oceano e gli viene affidato addirittura la sequenza d’aperura di Casino Royale, pellicola che segna il rilancio di James Bond. Ed eccolo qui il momento d’oro del parkour, quello dopo il quale possiamo serenamente dire “Tutto il resto è noia!” (da 1,10′ in avanti anche se le cose più fighe le fa da 4,40)
Il tutto grazie a Sebastian Foucan che è un mostro ma che -- e qui c’è la beffa -- parkour non fa! Ebbene sì perché quest’ultimo, discepolo proprio di David Belle, è il fondatore del 3Run o Free Running, conosciuto anche come il parkour di seconda generazione. L’alunno che supera il maestro. E che comunque dopo questa apparizione cinematografica veramente incredibile, ha esaurito la sua carica spettacolare ed è finita, come lo skateboard prima di lui, in qualche spot televisivo o in qualche video musicale che segna il passaggio mainstream di qualche artista poco prima fieramente underground. Che cosa giovane e dinamica! Ma la spallate definitiva, kids, l’ha data il nostro Punitore preferito nella sequenza più bella degli ultimi 57 anni di Cinema.
Badabum (cha cha)!



