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Unthinkable: sai H, anch’io ho sguazzato nel pacifismo un tempo.

01/06/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Volevo riportare alla vostra memoria quel bel momento in cui il ministro Calderoli s’è fatto vedere in televisione con una maglia della salute con delle vignette “satiriche” sull’Islam. Vi ricordate? Che simpatia. A Bengasi nei giorni successivi si son sbellicati dalle risate. Undici morti e una cinquantina di feriti. Calderoli quando ha fatto vedere la maglietta in televisione aveva questa faccia qui.

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

L’altro giorno ho viusto Unthinkable. Siccome sono una personcina a modo a cui piace informarsi ho cercato delle notizie sull’internet sul film in questione. Ho trovato una marea di gente tutta preoccupata. Addirittura sulla pagina wiki si legge: “It’s an offensive effort to make a movies that can have big amplifications on the stability of the international peace based on nothing but an imaginative fictional source“. Insomma, si parla di un film che potrebbe addirittura minare la stabilità e la pace mondiale… Ci si preoccupa che Unthinkable possa portare qualcuno a pianficare attentati terroristici. Esagerato? Plausibile? Non è ho la più pallida idea. Certo che è uno dei più grossi pugni nello stomaco che io abbia mai visto.

It's supereffective!

It's supereffective!

Unthinkable inizia come uno di quei film di spionaggio in cui si vede della gente vestita in modo molto elegante che parla al telefono con i vertici di qualche intelligence. Carrie Anne Moss è a capo di una squadra antiterrorismo che non ha quasi un cazzo da fare. Indagano un po’ qui e un po’ lì, hanno un po’ di sospettati, ma nulla di grosso. Ed è un bene. Non solo perché vuol dire che non ci sono tante minacce in giro per il mondo, ma anche perché uno della squadra è Brandon Routh. Non so voi, ma a me a pensare che Brandon lavora per la mia salvaguardia… non mi fa stare tanto tranquillo.

Cavolo, una macchina blu!

Cavolo, una macchina blu!

Sfortunatamente però le cose si mettono subito male. Michael Sheen è un cittadino americano convertito all’Islam. Ex militare USA, l’uomo ha nascosto tre ordigni nucleari in tre città. Ha girato un video in cui dichiara l’intenzione di far esplodere le bombe a meno che le sue richieste non vengano esaudite e l’ha spedito a tutte le testate giornalistiche in giro per il Paese. Qui comincia una breve parte che è un po’ la mia prefe nei thriller spionistici. Gente che parla con fare risoluto al telefono con alti dirigenti di qualche agenzia di Intelligence supersegreta. Tutti al telefono per dieci minuti. Oppure, e qui è proprio il massimo della vita, gente che cammina spedita, entra negli uffici del capo senza bussare e lo trova al telefono. Sguardi preoccupati. “Scusa, ti devo richiamare…”. E poi tutti si parlano bisbigliando e senza muovere un muscolo facciale. “Quest’uomo ha avuto contatti con separatisti russi che gli hanno fornito il plutonio con cui ha fabbricato gli ordigni, agente Brody. Abbiamo quattro giorni per trovare una soluzione”. Frasi del genere recitate come se si stesse leggendo l’elenco del telefono. Bellissimo. Sfortunatamente questa parte dura poco. Poi Unthinkable diventa un fottutissimo film dell’orrore.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Mentre tutti pensano che il terrorista sia a piede libero, l’uomo è già stato arrestato ed è in mano ai militari. Nessuno lo sa, ma Michael Sheen è legato ad una sedia in un edificio abbandonato. A questo punto basta farsi dire dove ha nascosto le bombe e il gioco è fatto. Domanda: secondo voi i militari come fanno a farsi dare delle informazioni da un terrorista che ha piazzato tre bombe nucleari? Risposta: prima glielo chiedono. Poi chiamano H. E lì sono cazzi. H è Samuel L. Jackson. H è un esperto in torture. Si mette un camice verde e, con il beneplacito di militari, capi di stato, gente che conta, taglia le dita con un’accetta alla gente. E qui, tutti sconvolti. Oddio, ma non è possibile che noi civilissimi cittadini dalla parte del bene permettiamo a un uomo di torturarne un altro! Ma l’indignazione dura poco e, tra un’esame di coscienza e l’altro, alla fine ci si lascia convincere che attaccare degli elettrodi alle orecchie di qualcuno per friggergli la fazza può essere una buona idea. Certo, non è una bella cosa. Ma funziona?

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Una volta finita la parte in cui tutti parlano al telefono, Unthinkable diventa un estenuante torture porn girato quasi esclusivamente in una stanza. Stavo per scrivere che è un film violentissimo dal punto di vista psicologico, ma anche a livello fisico non scherziamo. Sangue ce n’è, e in più c’è Samuel L. Jackson. Che fa veramente paura. Lui fa il suo lavoro, non gliene frega un cazzo dei motivi, delle cause, delle implicazioni politiche o morali. Il suo compito è spezzare chi ha di fronte ed è molto bravo a farlo. E non è uno bello spettacolo anche per noi che guardiamo. Lo script di Peter Woodward è una bomba: non solo il tutto nasconde un ragionato meccanismo ad orologeria che soddisfa la parte thriller del film, ma ha anche risvolti – mi si perdoni – filosofici di una certa importanza. Non solo, ovviamente, “chi è adesso il mostro?”, ma anche una serie di domande più spinose. Domande che hanno a che fare con l’accettazione della violenza, l’idea di sacrificio e la salvaguardia della propria moralità. E la cosa bella è che in Unthinkable le domande rimangono domande. Per una volta, deo gratias, ci vengono risparmiate le risposte (SPOILER: se escludiamo la parte in cui la moglie di Samuel L. Jackson racconta la sua storia).

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Samuel L. Jackson sfrutta la sua immane coolness per dare vita a un personaggio che all’inizio è figo come Mr. Wolf, ma che verso la fine ti fa venire voglia di vomitare. Una prova d’attore veramente coraggiosa. Dall’altra parte c’è Michael Sheen che è bravo anche con un cappuccio in testa. In mezzo Carrie Anne Moss che ti va venire voglia di uralre MILF e che sembra la versione mora di Juliet di Lost. Se lo vede Anselma dell’Olio succede un macello.

DVD-quote suggerita:

Un fottutissimo horror. Filmone.  ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

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