A questo turno ho voluto tentare un esperimento: ho provato a guardare il film senza leggere il fumetto prima. È stata una sensazione insolita, ma a suo modo interessante.
The Losers ha un titolo programmatico e paraculo. Direi quasi “indie”, se non fosse che stiamo parlando di un film pieno di epslosioni. Il succo è che i produttori si sono accorti che quest’anno uscivano in sala A-Team e The Expendables (Empire è uscito il mese scorso con doppia copertina dedicata, come se fossero paragonabili), hanno detto “PURE NOI” e hanno puntato tutto sul fattore simpatia affidandosi ad attori economici, auto-assegnandosi il ruolo acchiappatelevoti da sconfitti annunciati, facendo gli occhi da cucciolo abbandonato in autostrada e infine mandando tutta la strategia a puttane nel momento in cui Chris Evans veniva scelto per interpretare Capitan America.
In realtà, grazie a un clamoroso equivoco, il vero harakiri veniva commesso nel momento in cui il ruolo fondamentale dell’Hannibal Smith / Barney Ross della situazione veniva affidato al più bravo a fingere carisma in Watchmen, la dimostrazione vivente che una maschera e un soggetto di Alan Moore possono miracoli: Jeffrey Dean Morgan. Il problema non è indifferente. Ho questa teoria totalmente ingiustificata da fatti che non conosco secondo la quale nel ruolo del cattivo era stato inizialmente scelto un attore normale, tipo un Andy Garcia, un David Morse, un Michael Wincott. Poi, dopo i primi giornalieri di JDM, non potendolo cacciare per questioni di budget, hanno capito che per non farlo sfigurare era il caso di contrastarlo con qualcuno dal carisma altrettanto invisibile. Qualcuno aveva suggerito Billy Crudup, ma si è preferito non correre nemmeno il rischio piu piccolo. E a quel punto soltanto un uomo poteva abbinare un nome inspiegabilmente credibile al magnetismo di un attaccapanni semovente. Colui che in Ragazzi perduti risultava meno intrigante del sassofono di Tim Cappello, in Sleepers meno espressivo del bastone da passeggio di Vittorio Gassman, e in Speed 2 meno coinvolgente della banchina di Philipsburg: Jason “ehi, sono qui!” Patric.
Da qui in poi, trattandosi comunque di film di esplosioni, mi appresto a spoilerare senza ritegno, per cui ai più inutilmente talebani di voi concedo in anticipo la DVD-quote:
“Buono per il dopopranzo della domenica di Italia1, prima che inizi Bologna – Cagliari”
Nanni Cobretti, i400calci.com
Via con l’approfondimento.

Sì, questa sequenza è al rallentatore
Innanzitutto vi ricordo che, diversamente dal solito, a questo turno non ho letto il fumetto.
Il fatto è che le regole di pseudo-camuffata supremazia ariana hollywoodiana prevedono solitamente che ogni gruppo di tre o più persone abbia dalla sua almeno un rappresentante di una minoranza etnica (dal 2006 la UEFA ha portato l’obbligo a due, o in alternativa un giovane cresciuto nel vivaio), per cui mi sono onestamente stupito quando mi sono accorto che insieme a un negro e a un ispanico c’era pure un secondo negro. Per l’ispanico nessun problema, rimedia alla sua ispanicità con una mira balistica che neanche Terence Hill, ma due negri? Come possono dividersi gli stereotipi tra di loro senza risultare ridondanti? In più, mentre Columbus Short si impegna a interpretare diligentemente la macchietta comica senza spessore, Idris Elba per quasi metà film sovrasta JDM anche in sonnambula, per cui per qualche minuto ho temuto seriamente che questo film non fosse razzista. Checcazzo, pensavo fosse The Losers, mica Glory. Poi per fortuna si scopre che Idris era uno sporco vigliacco infingardo Giuda traditore anti-americano senza palle, e tutto combacia di nuovo con una di quelle poche dinamiche socio-narrative che il mio cervello è in grado di assimilare senza traumi. Voglio dire, tecnicamente c’è addirittura un terzo negro, Zoe Saldana, ma è donna e pertanto lavora con stereotipi diversi: in pratica fa la bravissima zulù stile versione moderna della Grace Jones di Conan il distruttore, fino a quando non si scopre ovviamente che pure lei era una vigliacca traditrice infiltrata, ma nel momento in cui ce la mostrano assaggiare il cazzo bianco – anche quello di un flaccido sottodotato come JDM – era palese che non avrebbe più saputo farne a meno e sarebbe passata dalla parte giusta.
Tutto rego, insomma.
Chiarito questo, il film non è da buttare, ma tenendo fede al titolo rimane davvero un prodotto modesto, che ogni tanto si eccita e crede di aver trovato la scena del secolo (una noiosa scazzottata tra Zoe e JDM, Chris Evans che si toglie i pantaloni in ascensore e poi spara con le dita, il finalone) per poi ripiombare subito nella solita medietà senza vita, come del resto si merita qualunque film in cui il migliore in campo è il futuro Capitan America nel ruolo del Ryan Reynolds del discount – diciamocelo, un film che non può permettersi nemmeno il Ryan Reynolds vero non può pretendere di essere preso sul serio. Tecnicamente sul finale viene azzeccata una di quelle scene di morte pirotecniche e iper-coreografate che in un qualsiasi film anni ‘80 avrebbero fatto gridare al capolavoro, una cosa inverosimile con una motocicletta che vola e sbalza il pilota dritto nella turbina di un aereo, ma messa così, spogliata di ogni ingenua sincerità in favore di una mega-strizzata d’occhio post-ironica lunga un minuto e mezzo… non dà fastidio, merita un plauso per l’impegno, ma si auto-smorza.
In breve: la cosa migliore è andarci con aspettative pari a zero, tipo quando vai da Blockbuster con una lista di tre titoli da noleggiare ma sono tutti fuori, e piuttosto che rincasare a mani vuote fai su quello. Messa così, rischia quasi di sorprendervi piacevolmente.

Zoe Saldana in mutande: check
Prima di chiudere, un compito per voi: voglio un elenco in quattro e quattr’otto di tutti i film e telefilm e cover band degli ultimi cinque anni che hanno usato Don’t Stop Believin’ dei Journey a scopo ironico prima che il nostro bravo regista Sylvain White arrivasse bello impettito e ce la sbattesse di nuovo in faccia per ben due volte come se gli avessero regalato il suo primo internet appena ieri. Scatenatevi.
P.S.: per rimediare vi linko la versione di Don’t Stop Believin’ rifatta dai Northern Kings, che non fa ridere manco per sbaglio.
Nell’introdurre la sua rece su 







