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Cinque motivi per spararsi Lost Boys: The Thirst

02/06/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

1) Cry Little Sister potrebbe coverizzarla anche Fiorella Mannoia che io una chance gliela darei

2) Corey Feldman, con quello che ha passato, ha il diritto di sognare di diventare di colpo il nuovo Jason Statham quanto gli pare. L’idea dev’essergli venuta guardando l’altro compianto ex-socio Corey Haim in Crank 2. E poi deve aver pensato “ehi, dopotutto ho la voce quasi uguale!”.

3) Per questo terzo capitolo hanno scongelato dalla lastra di granito nientemeno che Jamison Newlander, l’altro fratello Frog, che si era ritirato dal mondo del cinema nel 1988 dopo appena due film (il primo Lost Boys e il remake di The Blob) per fare… boh? Il commesso al ferramenta?

4) Alla regia l’orgoglio nostrano Dario Piana, il cui Le morti di Ian Stone non era affatto da buttare. O almeno non tutto. Qui indugia ancora nella sua deleteria fissa per Matrix, ma con effetti che dopotutto si adeguano al contesto e che a questo turno ammetto che di primo impatto non mi indispongono affatto.

5) It’s fuckin’ LOST BOYS!!! LOOOST BOYYYS!!! Eh.

Via col trailer:

P.S.: il secondo era ovviamente una minchiata stupra-infanzia, ma onestamente temevo peggio. Chi altri di voi ha avuto il coraggio di sorbirselo?

R.I.P. Corey Haim

10/03/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

corey haim23 Dicembre 1971 – 10 Marzo 2010

Fuck You Chelios! O del fare le Corna Metal da soli a casa.

26/05/2009 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

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Questo blog esiste – lo dico senza timore di smentita – anche perché nel 2006 Mark Nevaldine e Brian Taylor hanno estratto dal cilindro magico un film come Crank. Una summa di tutto quello che noi amiamo vedere su grande schermo: azione, innovazione, corpi. Poco, pochisismo, altro. Cosa si può chiedere di più al Cinema? Cosa c’è di meglio di un film del genere? Crank: High Voltage, ça va sans dire. Tanto è stata spasmodica l’attesa per questa visione, che per lunghi giorni, la cartellina contente un entusiasmante rip da dvd russo con audio sincronizzato preso live da un cinema inglese (ma con i titoli di coda letti da una voce russa… giuro…), oggetto di altissime speranze per tre lunghi anni, è rimasta lì… sul desktop, a fissarmi. Ce l’avevo lì a disposizione, ma aspettavo il momento giusto. Certo, già l’idea del dvd russo mi riempiva di giubilo: mi sembrava di essere in possesso di un segreto internazionale, che prima di arrivare nel mio salotto, era passato per oscuri sottoscala sovietici, in clandestinità, nelle mani di gente brutta, in canotta, che fuma Stop senza filtro ascoltando Techno bulgara. Ero lì, con la fotta di un bambino il giorno prima di Natale e aspettavo.
Ma poi è venuto il tempo. Ho visto e signori, possiamo dirci felici.

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Il primo Crank aveva l’aria spensierata di una boccata d’aria, violenta e estemporanea, inserita a tradimento in un ambiente che – anche se più libero e felice di altri – ha delle regole. Meglio: dei limiti. Limiti coi quali quasi tutti scendono a compromessi. Si fa così e cosà. Certo, voi due siete giovani e irruenti, avete fatto il vostro filmino tutto matto, vi siete guadagnati un biglietto omaggio per arrivare forse a giocare coi grandi… vediamo cosa fate adesso. E cosa fanno Nevaldine & Taylor? Ti vengono sotto con fare minaccioso, ti guardano ridendo, vanno a fuoco, e ti mandano a fare in culo. Come quando Lebron James ti urla “In Your Face”. Come Dr. Dre in The Chronic… anche se lì il significato era diverso… L’arroganza di chi arriva e, tempo cinque minuti, ti dimostra che “qui si fa quello che voglio io…”

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È esaltante vedere che c’è chi è in grado di cogliere l’occasione per fare qualcosa di nuovo, di portare tutto vicinissimo – se non oltre – il punto di rottura. Qualcuno che conosce i limiti e decide scientemente di andare oltre. Il primo nome che viene in mente è quello di Tsukamoto. Non solo perché l’idea del corpo macchina, e del cinema che ne riproduce la meccanica, è la stessa, ma soprattutto perché – scusate il termine tecnico – la “pacca” è la stessa. Come il pugno in faccia che ricevemmo quella notte che Ghezzi trasmise Tetsuo. Sdeng!

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Al posto dell’adrenalina questa volta a far correre Chev Chelios c’è l’elettrictà, e direi che per quanto riguarda la trama possiamo fermarci qui. Il resto è ancora una volta la summa di tutto quello che noi amiamo vedere su grande schermo. Ma all’ennesima potenza. Come dice il mio Amico Miquele: come se non ci fosse un domani. Stupisce come in questo macello, si sia riusciti anche a trovare un equilibrio tale da rendere il tutto ovviamente parossistico, ma estremamente funzionante. Parte del merito è dovuto al trattamento riservato al set più bello del mondo: la città di Los Angeles in tutta la sua piattezza. Quella dell’inizio di Distretto 13: Le Brigate della Morte. Una città in piano, disegnata per line rette e grosse che portano diritti al prossimo obbiettivo che si deve raggiungere. G.T.A. in celluloide. Un posto in cui si procede in continuazione, senza la possibilità di fermarsi, fino a quando non si interseca un altra linea. O fino al collasso, allo scoppio, all’ebollizione. E quindi chi si trova in questo schema – come quei dischetti che viaggiano sul ghiaccio e che se non ci fosse l’attrito andrebbero avanti per sempre – finiscono per andare progressivamente oltre le noiosissime leggi fisiche che subiamo noi comuni mortali. Quelle che non ci permettono – per dire – di strisciare con la pancia e la faccia sull’asfalto per metri e metri e metri, per poi rialzarsi e andare ancora avanti… Gente che corre, motorini, macchine, cavalli, cani… Se ti fermi è perché sei caduto dall’alto (e quindi ti raccolgono letteralmente con il cucchiaione),per un’incidente stradale o per scopare. Al massimo – sempre pensando al Giappone – per ingigantirti, diventare Godzilla Vs Gamera e spaccare dei piloni elettrici. Veramente: ogni fotogramma (e sono tanti), un’invenzione, uno scarto rispetto a quello che è stato prima, un’esagerazione.

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Incredibile poi Jason Statham che è semplicmente perfetto sotto ogni punto di vista. Anche un particolare sulle sue scarpe che corrono è più espressivo e bello da vedere che… che ne so, tutta la filmografia di Terence Howard. Al suo fianco c’è spazio per icone pop che non hanno bisogno di nient’altro se non di apparire: Ron Jeremy e Jenna Haze, David Carrdine che fa “Lo Pan Me So Horny“, Ginger Spice che fa la mamma da Jerry Springer, Corey Haim (!!!) col mullett, Bai Ling magrissima, Amy Smart coi capezzoli di Chloe in Gummo, Maynard James Keenan munito di giochini erotici presi in prestito alla zoofilia, Lloyd Kaufman, ecc…

>> IMDb | Trailer

Crank: High Voltage. Recensione patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

16/04/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

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Eccoci.
Sono appena di ritorno da una proiezione in anteprima di Crank: High Voltage riservata ai capo-redattori di cineblog italiani dedicati al genere action/horror, a due amiche arrapate e a un ciccione con una maxicoca.
Io vi voglio bene, per cui in realtà non ve lo voglio raccontare.
Ve lo dovete godere appieno.
Sappiate solo che subito dopo io, le due amiche e il ciccione siamo andati dal notaio a farlo registrare sulla Costituzione come Miglior Film di Tutti i Tempi.
Si è parlato anche di fare una cerimonia pubblica, con Gordon Brown o Barack Obama a consegnare il premio Nobel e/o le chiavi di Fort Knox (quelle vere) a Jason Statham, ma l’unica cosa quasi certa finora è che Mike Patton eseguirà la colonna sonora del film dal vivo a Palazzo Madama per il tradizionale concerto natalizio.
Successivamente ho contattato la Lionsgate per farmi spedire una copia personale del film in pellicola, una in microdisc placcato oro, e una in vinile autografata da Corey Haim.
Ora invece torno fuori che ho combinato una cosa a quattro col ciccione e le due amiche (probabilmente andremo a sparare ai topi in una discarica).
Alla prossima.

>> IMDb | Trailer

…ok, una cosa ve la dico, se no non ci credete che l’ho visto: c’è Maynard James Keenan che fa il gay proprietario di cane. Oscar scontato come “Miglior Gay Proprietario di Cane 2010″ (premio consegnato da Philip Seymour Hoffman).
Ah, e Amy Smart non fa vedere le tette, ma la sua controfigura per le scene pericolose sì.
A Jason invece gli hanno pixelato il birillino.

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