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Kick-Ass (non ho mai detto Batman)

12/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

kick-assGiuro che per una volta volevo documentarmi e leggere il fumetto prima di vedere il film, ma chiedendo opinioni in giro ho ricevuto risposte che attraversavano una gamma piuttosto ristretta di sfumature di “cazzata”, e ho lasciato perdere. Diciamolo, ho sempre trovato lo spunto di Mark Millar una roba da mentecatti: un normale realistico teenager si chiede come mai nel mondo reale le persone normali non hanno mai provato a fare i supereroi e decide quindi di diventare lui stesso un eroe normale e realistico, senza superpoteri, contro normale criminalità reale, salvo poi incontrare un’undicenne capace di sterminare 40 mafiosi armata soltanto di coltello e sorrisone? Mi sa che ho frequentato le palestre sbagliate.
Salta fortunatamente fuori che il punto forte di Kick-Ass non sta nel cosa racconta, ma nel come. Perché Matthew Vaughn, in cabina di regia, non sbaglia una scelta una. Ve lo giuro, era una vita che non vedevo qualcuno prendere un soggetto così stronzo e dirigerlo con una naturalezza così abbagliante, azzeccando il ritmo (altissimo), azzeccando il tono da divertita birichinata, azzeccando tutti gli attori, azzeccando la colonna sonora pop-punk con contorno di Elvis, facendoti bere tutte le esagerazioni semi-inutili di Millar (l’onanismo sfrenato, le parolacce in bocca a una pre-teen) e regalandoci una sequenza da rinchiudere in una cassaforte in adamantio e tramandare ai posteri per l’eternità (marziani inclusi) quale quella in cui Nicolas Cage si veste da eroe appiccicandosi le extension ai baffi per farseli a manubrio. Così tanti livelli di significato da far esplodere l’internet. Io ho pianto.

"Non sono Michael Cera! Ficcatevelo bene in testa! Poi tornerò."

"Non sono Michael Cera! Ficcatevelo bene in testa! Poi tornerò."

Ma se indovinare un commovente Nicolas Cage vi sembra facile, che ne dite di Aaron Johnson? Il ruolo del protagonista non è mai facile, soprattutto se sembra chiamare a gran voce l’ennesimo clone sfigato di Michael Cera: il Johnson evita il pericolo evidenziando alla grande le sottili ma sostanziali differenze, soprattutto nella descrizione della sua cotta per la bella della scuola, in cui gli ingenui slanci romantici non nascondono ciò che sotto sotto rimane felicemente gestito come semplice arrapamento. Insomma: a differenza di Cera, Johnson il cazzo ce l’ha – tra l’altro l’ha appena usato per mettere incinta la sua fidanzata di 43 anni.
L’avreste detto poi che Christopher Mintz-Plasse in carriera avrebbe interpretato più di un ruolo e corso effettivamente il rischio di non essere ricordato solo per McLovin? E ovviamente c’è anche Chloe Moretz, 12 anni e già un’irresistibile bocca storta quasi stallonesca, ma qui chiunque ha già avuto modo di vederla in azione si è segnato il suo nome al minuto 1 e ora le scommesse pagano poco. Infine, per chiudere in bellezza, un sempre più lanciato Mark Strong qui tre spanne meglio che in Sherlock Holmes, roba che in qualsiasi altro film avrebbe rubato la scena mentre qua è soltanto in felice compagnia.
Personalmente consiglio di fare come me e andarlo a vedere a mente vergine, senza rischiare di farsi distrarre da paragoni con la fonte: qualsiasi cosa ci fosse stata su quelle pagine, Vaughn l’ha fatta sua e risputata fuori nel miglior modo possibile. E il finale l’ho guardato (metaforicamente) in piedi. Che già, ve l’ho detto che in quanto a violenza non scherza un cazzo?

"Do ya feel lucky, punk?"

"Do ya feel lucky, punk?"

P.S.: comparsata di 12 secondi netti senza una sola riga di dialogo per Yancy Butler <3

DVD-quote suggerita:

“Ritmo, divertimento e schiaffi all’orba per tutta la famiglia!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Daybreakers: perché no e perché no

18/02/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Intro di Nanni Cobretti: e poi ci sono film che irritano a tal punto che non uno ma ben DUE redattori (Casanova e Dolores) sentono di dover dire la loro a quattro mani sulla questione. Fine dell’intro.

Il pezzo di Casanova Wong Kar-Wai:

Last Night A Regaz Saved My Life: come il roghenrò ebbe la mejo sulla Morte.

Elvis1

Vi riveliamo questa cosa: i vampiri sono una gran palla. Uno guarda True Blood e pensa che la vita del vampiro sia divertentissima: sesso, violenza, droga, serate al Merlotte’s… E invece no. I vampiri di Daybreakers sono dei matusa. Tipo quelli che non ci vogliono far divertire a noi ggiovani. Della gran palle. Una volta eliminati gli umani, i vampiri hanno decretato che lo stile di vita vincente dell’uomo moderno, dev’essere simile a quello seguito da mio nonno Palmiro. Si vestono in stile vintage anni ‘50, fumano ostentatamente delle sigarette, non hanno praticamente vita sociale e hanno un pessimo gusto nell’arredare le loro case. Non se ne vedono tante, a dire il vero, ma le due che vengono mostrate nel film sono di una tristezza abissale. Immaginate uno costretto a vivere da Flos, il negozio di lampade cool. Ambienti cupi, tavoli in vetro, mobilia scarna e minimale. Anche le loro macchine sono tristi e squallide. Per non parlare poi dei loro uffici o dei loro luoghi di lavoro: neon. Neon come se non ci fosse un domani. Sembra di essere sempre in un ospedale o in uno di quei ristoranti cinesi dove hai la certezza matematica che la carne che stai mangiando NON è anatra.

"mah... l'ultima volta che mi son divertito... sarà stato il 1982... '81..."

"mah... l'ultima volta che mi son divertito... sarà stato il 1982... '81..."

Va da sé quindi che, per combattere un tale grigiore, c’è bisogno di una personalità forte, qualcuno di diverso, agile e scattante e dinamico: il nemico numero uno dei vampiri infatti, è un regaz. Ed è qui che entra in gioco Willem Dafoe. Continua a leggere »

Aspettando la rece di Command Performance

07/02/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Signore e Signori: Dolphis Presley.
I sottotitoli non servono.

(ripensandoci, non sono sicurissimo di avervi fatto un favore a mostrarvelo…)